Il fiume Senio, noto in romagnolo come Sènio, rappresenta un elemento vitale e storico del paesaggio tra la Toscana e la Romagna. Con una lunghezza di circa 88 chilometri, questo torrente è l'ultimo affluente di destra del Reno. La sua importanza non risiede solo nel ruolo idrografico, ma nel profondo legame che intrattiene con le vicende umane, dagli insediamenti medievali ai drammatici eventi bellici che ne hanno segnato le sponde.

Le origini nelle vette dell'Appennino
Il Senio nasce nell'Appennino tosco-romagnolo dal poggio dell'Altello, presso il monte Carzolano, in provincia di Firenze. È un ambiente dominato da vette maestose e da un ecosistema che vive in equilibrio tra la Toscana e la Romagna. Per comprendere il territorio in cui il fiume muove i suoi primi passi, è essenziale osservare l'esperienza di chi esplora queste terre.
Un suggestivo esempio di tale esplorazione è il percorso che conduce verso le zone sorgentizie, partendo da Palazzuolo sul Senio. Il ritrovo avviene in Piazza Alpi, dove si espletano le pratiche di iscrizione, per poi muoversi in auto verso Quadalto. Il viaggio prosegue a piedi, superando ponticelli sulla sinistra orografica del Rio Aghezzola e inoltrandosi in strade sterrate circondate dalla vegetazione. In questi luoghi si incontra spesso la casa di Green Energy, struttura che ospita gruppi di giovani impegnati a sperimentare la vita tra i boschi, seguiti da animatori e guide esperte.
Il paesaggio è un mosaico di elementi naturali: si transita nei pressi di Cà Aghezzola, una vecchia costruzione con il tetto rifatto e in parte in ristrutturazione, adibita a punto di ristoro per i camminatori. Proseguendo verso monte, il letto del rio mostra cascate e guadi che richiedono spirito d'avventura. Un punto chiave è Cà Buraccia, dove si trova l'ultima polla d'acqua perenne che alimenta il torrente, un luogo ideale per sostare e immergersi nella quiete della natura incontaminata.
Palazzuolo sul Senio: borgo medievale e paradiso fluviale
Palazzuolo sul Senio (m 437) è un frequentato luogo di villeggiatura, dominato da un colle su cui svettano i resti del Castellaccio, con la sua caratteristica torre cilindrica. Il borgo, un gioiello incastonato tra le maestose vette dell'Appennino, è stato definito uno dei borghi più belli d'Italia. È un centro del cosiddetto «podere Ubaldino» - gli Ubaldini signoreggiarono per molti secoli nelle alte valli del Senio, del Lamone e del Santerno - conquistato nel 1373 dai Fiorentini.
Particolarmente caratteristico è l'insieme della chiesetta di S. Antonio, preceduta da portico, e del palazzo dei Capitani. Quest'ultimo, eretto nel 1387, conserva ancora la torre, la scala esterna e vari stemmi sulla facciata; nel 1506 ospitò Giulio II accompagnato da Machiavelli. Presso la parrocchiale di S. Stefano è in deposito, tra altri dipinti, un cinquecentesco Matrimonio di S. Caterina.
Il Pozzo della Presia
A pochi passi dal centro storico si trova il paradiso fluviale del Pozzo della Presia. Quando si pensa a un pozzo s'immagina qualcosa di oscuro e profondo e invece qui è la luce a farla da padrona. Dalla cima della cascata ci si può tuffare, ma occhio alle rocce: solo il centro della pozza è profondo. Dopo un bagno rigenerante - che ti rimette al mondo e ti fa ringiovanire di un paio d'anni a ogni immersione - in questo paradiso naturale c'è anche la possibilità di fare un picnic nei tavolini poco sopra alla cascata e di usare le griglie a disposizione.
È una destinazione molto conosciuta, quindi d'estate e soprattutto nel weekend troverete giovani, famiglie e bambini. La regola è semplice: lasciamo sempre il posto ancor più bello di come l'abbiamo trovato, poiché chi ama il fiume lo protegge.

Verso valle: Riolo Terme e Casola Valsenio
Scendendo verso la pianura, il Senio attraversa centri di antica memoria. Riolo Terme (m 98) è un centro agricolo e frequentata stazione termale, sviluppatosi a est del nucleo medievale raccolto intorno alla rocca. Ricordato come Castrum Aureliacum, fu conteso a lungo da Faentini, Imolesi e Bolognesi. La Rocca, di struttura quadrilatera con mastio quadrato e torri cilindriche, venne ampliata nel 1388 dal Comune di Bologna e successivamente restaurata da Caterina Sforza, che le diede l'aspetto attuale.
L'interno della Rocca ospita il Museo del Paesaggio dell'Appennino faentino, con plastici che mostrano le peculiarità territoriali, come i calanchi e gli affioramenti di gesso osservabili dai binocoli. Nella sala del pozzo, l'allestimento multimediale "I misteri di Caterina" trasporta il visitatore in una realtà interattiva dedicata alla Leonessa delle Romagne.
Proseguendo, incontriamo Casola Valsenio (m 195), un centro agricolo alla sinistra del Senio che qui scorre incassato tra belle stratificazioni di arenarie e marne. La zona ha restituito numerose tracce di frequentazione dall'Eneolitico all'età del Ferro. Sulla sommità di un colle sorge la chiesa vecchia, risalente all'XI secolo, con campanile a vela.
L'idronimo e le trasformazioni del tracciato
Il nome "Senio" deriva probabilmente da radici pre-romane, forse celtiche: l'idronimo senna indica una conca, oppure un seno, una tortuosità. Presso i Romani era noto come Simnius o Sinnus. La storia del suo letto è segnata da radicali mutamenti. Nel corso dell'Alto Medioevo, il Senio era ancora unito al Santerno; il tracciato attuale si consolidò presumibilmente nel tardo IX secolo.
Dopo il Mille, i due rami si divisero definitivamente. Il tratto di collegamento tra il ramo principale e quello secondario si prosciugò, o fu prosciugato dall'azione umana, forse a causa della sistemazione del Canale dei Molini. Sul letto del ramo orientale si convogliarono le acque del solo Senio. Ancora nel XV secolo, il Senio "spagliava" in palude, causando lo spopolamento dell'abitato di Masiera a causa di ripetute alluvioni. Nella seconda metà del secolo, gli Estensi deviarono il percorso a est a partire da Lugo. Nel 1534 il fiume fu convogliato nel Po di Primaro, scegliendo come punto di immissione la località Rossetta.
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Eventi storici e conflitti bellici lungo le sponde
Uno dei maggiori eventi storici cui è associato il fiume Senio fu la battaglia di San Procolo nel 1275, tra la guelfa Bologna e la ghibellina Forlì. I bolognesi furono sconfitti al ponte di San Procolo, dove la via Emilia attraversa il fiume. Più recentemente, il fiume è stato protagonista di una pagina drammatica durante la seconda guerra mondiale.
Nell'inverno 1944-45, lungo il Senio si svolsero aspri combattimenti fra i tedeschi e gli Alleati. L'avanzata in Romagna si bloccò presso la linea difensiva che i tedeschi avevano costruito lungo il fiume, rendendolo la loro ultima roccaforte, nota come "Battaglia del Senio". In questo contesto, le truppe degli Stati Uniti effettuarono una delle prime sperimentazioni sul campo delle bombe incendiarie al napalm. Il ricordo di questi eventi è oggi custodito presso il Museo della Battaglia del Senio, situato nel Comune di Alfonsine.
Aspetti geologici e tesori naturali
Le terre bagnate dal Senio offrono tesori nascosti tra la natura e la storia. Vicino a Riolo Terme, dove la valle carsica percorsa dal rio Basino si restringe a ridosso della Vena del Gesso, hanno inizio gli orridi, con grotte che si intersecano seguendo le fratture nel terreno gessoso e siliceo. La grotta o tana del re Tiberio è situata sulla riva destra del Senio, circa 80 metri sopra il fondovalle, con molte concrezioni e reperti archeologici.
Nel fondovalle si trova la chiesa di S. Giovanni Battista, affiancata dall'ex abbazia benedettina. All'interno si possono ammirare elementi originali del X secolo e una Pietà in terracotta del XV secolo. Nelle vicinanze, si può visitare la casa di campagna in cui visse e lavorò Alfredo Oriani, edificio di origine molto antica, già foresteria dell'Abbazia di Valsenio. L'interno è un raro esempio di abitazione signorile romagnola fra Otto e Novecento, mantenuto integro nel tempo.

Per chi desidera esplorare ulteriormente le zone circostanti, esistono mete naturalistiche di grande fascino. La Cascata dell'Abbraccio, sul Rio Rovigo, offre uno spettacolo unico: d'estate spesso è senza acqua, ma in primavera e in autunno sprigiona tutta la sua magia, mentre in inverno l'acqua si congela creando suggestive stalattiti di ghiaccio. È raggiungibile con un trekking a piedi dal rifugio "i Diacci" oppure dalla capanna Marconi di Prato all'Albero.
La portata media del fiume è di circa 10 m³/s alla foce, con minimi di 0,3 m³/s e massimi di oltre 500 m³/s. Questa variabilità, unita alle caratteristiche idrogeologiche del territorio romagnolo, ha reso il fiume un sorvegliato speciale e una risorsa preziosa per l'agricoltura e per la vita dei centri che sorgono lungo il suo bacino, da Castel Bolognese verso la pianura ravennate, dove sbocca dopo un lungo cammino iniziato tra le alture dell'Appennino tosco-romagnolo.