Il dibattito sull'alimentazione durante la gestazione è costantemente arricchito da nuove evidenze scientifiche, in particolare riguardo all'uso di alternative allo zucchero comune. Per comprendere la complessità della tematica, è necessario analizzare innanzitutto la natura delle sostanze dolcificanti, le loro proprietà metaboliche e i rischi potenzialmente associati al loro consumo in una fase delicata come la gravidanza.
Zucchero e dolcificanti: definizioni e proprietà
Lo zucchero, o saccarosio, è una sostanza priva di valore nutrizionale ma dal notevole apporto calorico (4 kcal/g). Un suo consumo eccessivo può contribuire all’insorgenza di alcuni quadri patologici come l’obesità e il diabete mellito. Zucchero di barbabietola e zucchero di canna sono entrambi costituiti da saccarosio quasi al 100% e forniscono la stessa quota calorica.
In linea generale, gli edulcoranti naturali hanno potere dolcificante sovrapponibile a quello del saccarosio, con potere calorico uguale o di poco inferiore a questo: sono perciò detti "dolcificanti calorici o di massa" (bulk sweeteners). La DGA (mg di sostanza/kg di peso corporeo/die) corrisponde alla quantità massima di dolcificante che può essere assunta con sicurezza nelle 24 ore ed è stabilita in base a criteri restrittivi, essendo di gran lunga inferiore rispetto al massimo dosaggio privo di effetti tossici nell'uomo.

I dolcificanti calorici e i polialcoli
Il fruttosio (o levulosio) è un monosaccaride contenuto normalmente nella frutta. Presenta basso potere cariogeno, fornisce 4 kcal/g, e il suo potere edulcorante, circa 1,5 volte superiore a quello del saccarosio, consente un risparmio calorico minimo. Sebbene il fruttosio per il suo metabolismo sia indipendente dall’insulina, quando si supera la quantità di 40 g/die anche questo zucchero viene trasformato in glucosio. In quantità elevate il fruttosio può causare diarrea, dolori addominali e flatulenza.
Fanno parte dei polialcoli sia i monosaccaridi (mannitolo, sorbitolo e xilitolo) che i disaccaridi (maltitolo, lattitolo). Hanno un potere dolcificante uguale o di poco superiore al saccarosio, ma in genere non sono cariogeni e sono pertanto utilizzati in prodotti quali caramelle o chewing-gum "senza zucchero". Il mannitolo, a causa dello scarso potere edulcorante, è utilizzato per lo più per i suoi effetti lassativi. Il sorbitolo ha un potere edulcorante inferiore al saccarosio e generalmente non viene utilizzato da solo, ma in associazione alla saccarina per mascherarne il retrogusto metallico.
Dolcificanti artificiali e di sintesi
L’aspartame è l’edulcorante attualmente più noto ed utilizzato, per il suo elevato potere dolcificante (circa 200 volte superiore a quello del saccarosio) e per l’assenza di returogusto amaro. È formato da due aminoacidi, l’acido L-aspartico e la L-fenilalanina, ed è presente naturalmente in molti cibi. Per la presenza di L-fenilalanina, l'aspartame è controindicato nelle persone affette da fenilchetonuria.
La saccarina ha un elevatissimo potere edulcorante (circa 500 volte superiore al saccarosio), non viene metabolizzata dall’organismo e quindi non fornisce calorie. L’acesulfame potassico dolcifica circa 200 volte più dello zucchero e non possiede retrogusto amaro. Inoltre è stabile in soluzioni acide e ad elevate temperature. I ciclamati, come il ciclamato di sodio e il ciclamato di calcio, sono generalmente impiegati in associazione ad altri edulcoranti in particolare nei prodotti "light". Il ciclamato di sodio è da evitare se si sta seguendo una dieta a basso tenore di sodio e durante l’assunzione di antibiotici come la lincomicina, perché ne riduce l’assorbimento.
I dolcificanti artificiali
Considerazioni dell’OMS e salute pubblica
Se sono noti i benefici di una minore assunzione di zuccheri sul controllo del peso e quindi sulla salute in generale, meno nota forse è l’assenza di benefici, se non addirittura la possibilità di rischi, dei dolcificanti diversi dallo zucchero (non-sugar sweeteners o NSS) su peso e salute. Sotto la lente di ingrandimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci sono i NSS comuni che includono acesulfame K, aspartame, advantame, ciclamati, neotame, saccarina, sucralosio, stevia e derivati della stevia.
Infatti, secondo una revisione dell’organismo internazionale i NSS non funzionerebbero per controllare il peso corporeo o ridurre il rischio di malattie non trasmissibili e, anzi, potrebbero portare effetti indesiderati quali aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità negli adulti. La nuova linea guida pubblicata dall’OMS sui NSS raccoglie la raccomandazione basata sui risultati di una revisione sistematica delle prove disponibili. “Sostituire gli zuccheri liberi con l’NSS non aiuta a controllare il peso a lungo termine” afferma Francesco Branca, Direttore dell’OMS per la nutrizione e la sicurezza alimentare.
Rischi specifici durante la gestazione
Durante la gravidanza, il tema dell’aumento di peso è particolarmente sentito dalle donne. Alcune future mamme potrebbero essere portate a fare scelte alimentari poco adeguate, utilizzando dolcificanti ipocalorici ritenendoli un'alternativa più salutare. Tuttavia, è importante precisare che, sebbene non siano controindicati in assoluto (a esclusione della saccarina, che è meglio non usare), è bene non eccedere.
Relativamente alle donne incinte, la metanalisi di tre studi osservazionali prospettici ha rilevato un aumento del rischio di parto pretermine con un uso più elevato di NSS durante la gravidanza, anche se le associazioni tra peso alla nascita o peso della prole più tardi nella vita e uso di NSS durante la gravidanza risultano incoerenti. Altri studi hanno riportato associazioni tra l’uso di NSS durante la gravidanza ed esiti nella prole, incluso un aumento del rischio di asma e allergie e una funzione cognitiva ridotta, sebbene con evidenze di certezza molto bassa. Non sono state osservate associazioni tra l’uso di NSS e il rischio di diabete gestazionale.

Impatto sul microbiota e metabolismo fetale
L'uso di dolcificanti quali stevia o aspartame, sebbene utili nel ridurre l’apporto calorico nell’immediato, comporta con il tempo un’alterazione del metabolismo dei carboidrati mediata dal microbiota intestinale. Studi condotti su modelli animali hanno evidenziato che l’utilizzo di dolcificanti da parte delle madri può comportare l’aumento del grasso corporeo nel nascituro.
Il “consorzio” batterico associato alla produzione di propionato e butirrato ha mostrato un arricchimento nella prole dei gruppi esposti ai dolcificanti, con una correlazione positiva con l’aumento di peso corporeo e del fegato, e una correlazione negativa con la densità ossea. Stando ai risultati di questo tipo di studi, i dolcificanti potrebbero quindi avere un impatto anche sulla prole, con alterazioni del profilo batterico intestinale e predisponendo allo sviluppo di obesità futura.
Consigli pratici per le future mamme
Durante la gravidanza, le modificazioni metaboliche determinano una condizione para-fisiologica di insulino-resistenza. È opportuno, quindi, limitare il consumo dei dolci e, dovendo consumare cereali, privilegiare quelli integrali. Per quanto riguarda gli edulcoranti naturali, è doveroso rimarcare che si tratta sempre e comunque di zuccheri e in quanto tali, se consumati in eccesso, hanno l’impatto negativo di aumentare la glicemia.
Per la stevia, è fortemente sconsigliato l’utilizzo della foglia cruda, infusi o estratti della foglia intera, perché potrebbero contenere sostanze tossiche per il feto, come anche affermato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). È fondamentale ricordare che in gravidanza deve essere assolutamente evitato il consumo di saccarina e di ciclamato. Ad altri edulcoranti è possibile ricorrere, ma la parola d’ordine rimane “moderazione” e assoluto rispetto dei livelli di assunzione giornaliera raccomandati.
In definitiva, non ci sono evidenze scientifiche univoche per le quali il consumo moderato di specifici dolcificanti in gravidanza debba essere sospeso, ma è essenziale non considerarli un sostituto salutare e acritico dello zucchero, preferendo sempre, dove possibile, il consumo di zuccheri naturali presenti nella frutta o cibi e bevande non zuccherati. Il parere di uno specialista è sempre necessario per valutare le esigenze individuali e prevenire rischi legati a carenze o eccessi dietetici.
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