Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha evidenziato in modo significativo che il microbioma umano gioca un ruolo essenziale in aree critiche della salute, inclusa la fertilità. Questo complesso ecosistema di microrganismi, in particolare il microbioma vaginale nelle donne e il microbioma intestinale in entrambi i generi, può influenzare profondamente il successo del concepimento e, in generale, la salute riproduttiva. Comprendere l'importanza di prendersi cura di questo delicato equilibrio e le strategie per raggiungerlo è fondamentale per ottimizzare le probabilità di gravidanza. L'infertilità rappresenta una sfida significativa per molte coppie che desiderano concepire, e in questo contesto, la scienza sta sempre più approfondendo il ruolo cruciale del microbiota nella salute riproduttiva maschile e femminile, aprendo nuove prospettive nella gestione di questa condizione.
Il Microbioma Umano: Un Ecosistema Essenziale per la Fertilità
Il microbioma è l’insieme di microrganismi, principalmente batteri, che abitano in diverse parti del corpo, come l’intestino e gli organi riproduttivi. Accanto al termine microbiota, che definisce l’insieme di microrganismi che colonizzano un determinato distretto corporeo, sentiamo spesso citare il termine “microbioma” che, in maniera più specifica, indica il loro patrimonio genetico. Questi batteri, spesso definiti "buoni", sono coinvolti in processi fondamentali per il benessere dell'organismo, che vanno dalla digestione e l’assorbimento di nutrienti alla regolazione dell’immunità e dell’infiammazione. Tutti questi aspetti sono considerati chiavi per una riproduzione sana. Un microbioma equilibrato sia nell’intestino sia nel sistema riproduttivo è intrinsecamente associato a una migliore salute riproduttiva. Questo equilibrio può infatti influenzare direttamente la qualità degli ovociti, la mobilità degli spermatozoi e la ricettività dell’utero, tutti fattori critici non solo per concepire naturalmente ma anche per il successo delle tecniche di riproduzione assistita (PMA). Una modifica del microbioma potrebbe, pertanto, avere delle ripercussioni anche sui processi di fertilizzazione ovocitaria e impianto embrionario. Il microbiota umano è oggi definito come un insieme di microrganismi che vivono e interagiscono con il corpo umano. Poiché i microrganismi colonizzano vari distretti, come la pelle, le mucose, il tratto gastrointestinale, il tratto respiratorio e il tratto urogenitale, formando un ecosistema complesso che si adatta alle condizioni ambientali di ciascun sito, si parla oggi in maniera più specifica di microbioti e non di microbiota.

Il Microbiota Vaginale: Sentinella della Fertilità Femminile
Il microbiota vaginale, una delle aree più sensibili del microbioma umano, svolge un ruolo protettivo fondamentale nella salute riproduttiva femminile. Questo ecosistema complesso e dinamico è composto da miliardi di microrganismi che svolgono un ruolo essenziale nel mantenimento della salute. In una donna sana, la flora vaginale è dominata da batteri del genere Lactobacillus, evidenziati per la prima volta nel 1892 dallo scienziato tedesco Doderlein. Oggi si conoscono almeno 9 specie diverse di lattobacilli, tra cui le più rappresentative sono Lactobacillus crispatus, Lactobacillus jensenii, Lactobacillus gasseri e Lactobacillus rhamnosus LbV96.
Questi microrganismi benefici hanno la capacità di produrre acido lattico, mantenendo un ambiente acido con un pH vaginale generalmente inferiore a 4,5. Tale acidità è cruciale poiché crea una difesa naturale contro la proliferazione di germi, funghi e batteri patogeni, contribuendo così a prevenire infezioni come cistite, micosi e vaginosi batterica. Un microbiota vaginale in equilibrio rappresenta quindi una preziosa barriera naturale. Questo equilibrio non è solo fondamentale per prevenire le infezioni, ma crea anche un ambiente adeguato per la fecondazione e l’impianto dell’embrione, aspetti critici per il successo riproduttivo. Il microbiota vaginale, infatti, è la prima barriera naturale poiché protegge l’apparato riproduttivo femminile dai microrganismi patogeni.
L'equilibrio del microbiota vaginale non è statico, ma subisce continue modificazioni influenzate da diversi fattori, tra cui le variazioni ormonali durante il ciclo mestruale, l’attività sessuale, l’uso di antibiotici e le abitudini igieniche. Ad esempio, nella fase prepuberale, i bassi livelli di estrogeni determinano uno strato sottile della mucosa e bassi livelli di glicogeno, con conseguente riduzione dei lattobacilli e un aumento del pH. Con il menarca e poi durante la vita fertile, i livelli di estrogeni crescono, favorendo la dominanza lattobacillare. Infine, con la menopausa, e quindi con la riduzione degli estrogeni, il microbiota si modifica nuovamente. Questa dinamicità sottolinea la delicatezza dell'ecosistema vaginale e la sua sensibilità a fattori interni ed esterni.
La Disbiosi Vaginale: Quando l'Equilibrio si Rompe
Quando il microbiota vaginale perde il suo equilibrio, si verifica una condizione chiamata disbiosi. Questo squilibrio microbico è caratterizzato da una riduzione dei lattobacilli e da una conseguente proliferazione di germi anaerobi o di batteri patogeni, che aumenta il rischio di infezioni come la vaginosi batterica. La vaginosi batterica interessa il 20-50% delle donne in età fertile ed è correlata a un aumento del rischio di infertilità, aborti spontanei e fallimenti nei trattamenti di fecondazione assistita.
Le ricerche più recenti hanno evidenziato come un microbiota vaginale alterato possa influenzare negativamente la fertilità attraverso diversi meccanismi. L’aumento del pH vaginale, tipico della disbiosi, può compromettere significativamente la sopravvivenza e la mobilità degli spermatozoi, rendendo più difficile il concepimento. Inoltre, la presenza di batteri patogeni può causare un’infiammazione cronica dell’endometrio e alterare la ricettività uterina, compromettendo l’impianto dell’embrione. Queste infezioni, oltre a causare fastidi, possono ridurre la fertilità provocando una risposta immunitaria nel corpo che risulta ostile agli spermatozoi. Ciò può complicare il concepimento sia in modo naturale che nei trattamenti di fertilità.

Un microbioma vaginale sbilanciato può anche influire negativamente sul successo dell’impianto embrionale e aumentare il rischio di complicanze durante la gravidanza, sottolineando l’importanza di mantenere una microbiota sana se si cerca di concepire. Studi scientifici evidenziano che un’alterazione della flora vaginale, nota anche come disbiosi vaginale, possa essere uno dei fattori chiave nei casi di infertilità inspiegata. Le ricerche mostrano infatti differenze significative nella composizione e nella stabilità del microbiota vaginale tra donne che riescono a concepire e donne che non ci riescono. Questi dati suggeriscono inoltre che l’equilibrio del microbiota vaginale possa influenzare anche il buon andamento della gravidanza e del parto.
Tra i microrganismi patogeni che possono proliferare in caso di disbiosi, specie come Atopobium vaginae sembrerebbero essere uno dei principali responsabili dell’insuccesso della fecondazione in vitro e in vivo in donne con infezioni batteriche asintomatiche. Seguono poi Gardnerella (G. vaginalis) e Ureaplasma (U. parvum). In particolare, la presenza di microrganismi come l’Ureaplasma parvum è stata associata a problemi di concepimento e a un aumento del rischio di complicanze perinatali. Al contrario, in donne con infertilità idiopatica, le specie L. iners e L. crispatus, di norma abbondanti e associate a un buon decorso di gravidanza, sono invece risultate poco presenti. Studi condotti da Wee BA, Thomas M, Sweeney EL, et al. e Haahr T, Zacho J, Bräuner M, et al. hanno esplorato queste differenze. Un ulteriore aspetto da considerare, come evidenziato in alcuni lavori, è che l’eccesso di Lactobacillus crispatus in vagina (oltre il 60% della componente microbica vaginale) potrebbe essere addirittura associato a sfavorevoli outcomes della PMA (tassi di impianto embrionale, abortività, tassi di gravidanza) per una potenziale eccessiva acidità pro-infiammatoria, anche se i dati a riguardo sono ancora oggetto di studio e talora non uniformi.
Lo squilibrio del microbiota vaginale costituirebbe dunque un fattore di rischio per l’insorgenza di sfavorevoli outcomes della gravidanza come parto prematuro, infezioni materne, aborto spontaneo e una maggiore incidenza di rottura prematura della membrana amnio-coriale.
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Il Microbiota Endometriale e il Successo della Procreazione Assistita
Per lungo tempo si è creduto che solo la vagina fosse abitata da microrganismi, mentre l'utero e le tube di Falloppio fossero sterili. Tuttavia, studi metagenomici hanno dimostrato che l'intero tratto riproduttivo femminile ospita specifiche comunità microbiche. La cavità uterina, infatti, è colonizzata da un microbiota unico, con quattro generi particolarmente abbondanti: Lactobacillus, Bacteroides, Gardnerella e Prevotella. La scoperta di un microbiota endometriale ha aperto nuove prospettive nella comprensione dell'impianto embrionario e della fertilità femminile.
Studi recenti suggeriscono che un microbioma endometriale equilibrato è fondamentale per un corretto impianto embrionale. Al contrario, in caso di disbiosi dell’endometrio, alcuni batteri patogeni possono proliferare, causando infertilità. Gli studi hanno anche dimostrato che le donne con una flora lattobacillare dominante nella cavità uterina hanno tassi di impianto, gestazione e parto vivo migliori rispetto alle donne con una bassa popolazione di lattobacilli. Questo è stato evidenziato da studi come quello di Moreno et al., che hanno mostrato come la predominanza di Lactobacillus nell'endometrio sia associata a un tasso di impianto del 60% e a una maggiore probabilità di gravidanza a termine, mentre una maggiore diversità batterica si correla con tassi di successo notevolmente ridotti.
Uno studio scientifico ha dimostrato che, nella maggior parte delle donne analizzate, il microbiota vaginale era composto per il 90% da lattobacilli. Questa predominanza si è rivelata favorevole all’annidamento degli embrioni ottenuti tramite fecondazione assistita, con un tasso di successo del 60,7%. Al contrario, nelle donne con un microbiota povero di lattobacilli, il tasso di annidamento scendeva drasticamente al 23,1%. Lo stesso studio ha evidenziato che la carenza di lattobacilli nel microbiota vaginale incide negativamente anche sul buon esito della gravidanza. Nelle donne con una flora vaginale ricca di lattobacilli, il 70,6% ha portato a termine la gravidanza con successo, mentre questa percentuale scende al 33,3% nelle donne con una carenza significativa di questi batteri. Anche il numero di nascite senza complicazioni è risultato notevolmente inferiore: passando dal 58,8% nelle donne con microbiota equilibrato, ad appena il 6,7% in quelle con flora vaginale alterata. Ulteriori studi riportano che l’alterazione della flora microbica nell’ambiente genitale maschile può compromettere la spermatogenesi, alterare i parametri del liquido seminale, influenzare la motilità, la morfologia, la concentrazione e la vitalità degli spermatozoi, compromettendo così la fertilità.

Il Microbiota Intestinale: Un Centro di Controllo per la Riproduzione
Il microbioma intestinale, la comunità di microrganismi viventi (principalmente batteri, ma anche virus, funghi e altri microbi) che popolano il tratto digestivo, soprattutto l’intestino crasso, influisce sulla salute riproduttiva sia negli uomini che nelle donne. Questo complesso ecosistema, che può pesare fino a 2 kg in un adulto, contiene più di 100 trilioni di microrganismi appartenenti a centinaia di specie diverse. La sua concentrazione più elevata di microrganismi si trova nell’intestino. Il microbiota intestinale, ad oggi il più studiato tra i microbioti, svolge un ruolo fondamentale nei processi digestivi, nella sintesi di vitamine e nell’assorbimento dei nutrienti essenziali per la riproduzione, come zinco, ferro, folati e vitamine del gruppo B. Inoltre, contribuisce alla protezione contro gli agenti patogeni, migliorando la risposta del sistema immunitario, e partecipa alla regolazione ormonale, comprese le principali ormoni per la fertilità come gli estrogeni e il cortisolo. È evidente come abbia un impatto anche su organi e distretti distanti dall’intestino, tra cui l’apparato riproduttivo.
La relazione tra microbiota e fertilità non si riscontra solo nelle donne. Negli uomini, il microbiota riproduttivo è stato individuato principalmente nel liquido seminale. Nel liquido seminale è presente un complesso e diversificato insieme di microrganismi, noto come microbiota seminale. I Lattobacilli sono i batteri predominanti e preservano la motilità e la vitalità degli spermatozoi. Al contrario, la presenza di alcuni batteri come Proteobatteri, Anaerococcus e Bacteroides ureolyticus è stata associata a una qualità degli spermatozoi ridotta e a risultati riproduttivi negativi. Per quanto riguarda l’apparato riproduttivo maschile, il microbiota potrebbe influenzare la qualità dello sperma e la salute generale dell’apparato riproduttivo.
Esiste una complessa rete di comunicazione tra i diversi microbioti del corpo, spesso definita "assi". L’asse intestino-vagina è uno dei principali assi dell’apparato riproduttivo femminile. Questo asse è stato ampiamente studiato e discusso da anni, con particolare attenzione al ruolo cruciale dell’interazione tra il tratto gastrointestinale e la vagina, nella riduzione del rischio di condizioni disbiotiche del microbiota vaginale, come ad esempio la vaginosi batterica. Negli ultimi anni diversi studi, infatti, hanno evidenziato questa potenziale relazione dimostrando che specifici ceppi probiotici o dei simbiotici, se assunti oralmente, potrebbero aiutare a mantenere la corretta eubiosi vaginale. Altri studi dimostrano la crescente attenzione sul ruolo chiave dell’asse intestino-testicolo nella salute riproduttiva maschile e nell’infertilità. Questa connessione sottolineerebbe l’importanza di mantenere un equilibrio ottimale del microbiota per sostenere la salute riproduttiva sia maschile che femminile.
Disbiosi Intestinale: Impatto sulla Fertilità Maschile e Femminile
Quando il microbioma intestinale è sbilanciato, si verifica uno stato di infiammazione cronica che può avere effetti negativi sulla fertilità. L’infiammazione costante influenza la qualità degli ovociti e degli spermatozoi, oltre ad alterare i livelli ormonali. Nelle donne, la disbiosi intestinale è associata a condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico (SOP), una delle principali cause di infertilità. Negli uomini, la disbiosi può ridurre la concentrazione e mobilità degli spermatozoi, influenzando direttamente la capacità di fecondazione.
Un esempio di come un singolo batterio possa influenzare la fertilità è il batterio Helicobacter pylori, che risiede nello stomaco ed è associato a problemi digestivi come gastrite e ulcera. Studi recenti suggeriscono che le infezioni da questo batterio possono influenzare l’equilibrio ormonale e alterare la salute generale del sistema riproduttivo, aumentando il rischio di infertilità. In particolare, la qualità dello sperma negli uomini infettati da ceppi di H. pylori è stata riscontrata ridotta. Inoltre, uno squilibrio del microbiota intestinale può contribuire alla disbiosi anche nel sistema riproduttivo attraverso meccanismi indiretti.

In condizioni di disbiosi intestinale, si verifica un aumento della concentrazione di LPS (lipopolisaccaride), parte della membrana esterna dei batteri Gram-negativi, quali ad esempio Escherichia, Shigella, Neisseria, Salmonella, il cui lipide A rappresenta l’endotossina. A livello della mucosa intestinale, tra gli enterociti vi sono alcune cellule, chiamate cellule M, che fanno parte del MALT (tessuto linfoide associato alle mucose). Esse hanno la funzione di campionare gli antigeni, ovvero sono addette a discriminare ciò che è self (originario dell’organismo) dal non self, e mantengono la tolleranza immunitaria. In caso di disbiosi, si ha un aumento della zonulina, una proteina in grado di disgregare le connessioni che tengono unite le cellule superficiali (enterociti). Ne consegue la formazione di canali attraverso i quali antigeni self o non self possono penetrare stimolando direttamente i linfociti. Questi ultimi, in tal modo, li ritengono sempre estranei, con conseguente attivazione della risposta immunitaria anticorpale e cellulo-mediata (rilascio di citochine e linfochine).
In condizioni di disbiosi del microbiota intestinale, si verifica anche un aumento dei marcatori infiammatori insieme a una compromissione dell’integrità dell’epitelio intestinale, con conseguente traslocazione di batteri e citochine infiammatorie dalla cavità intestinale nella circolazione sistemica. Ciò espone i testicoli e l’intero organismo a un’infiammazione moderata che, nel lungo periodo, può portare anche alla perdita dell’integrità della barriera emato-testicolare, causando una compromissione della spermatogenesi e dei parametri del liquido seminale. Inoltre, la presenza di microrganismi patogeni può provocare risposte infiammatorie locali, ulteriormente dannose per la salute riproduttiva maschile.
Sempre un maggior numero di evidenze supporta il concetto che il microbiota dell’apparato riproduttivo potrebbe contribuire a vari aspetti della riproduzione e una disbiosi potrebbe alterare la gametogenesi, la steroidogenesi, la fecondazione, il mantenimento della gravidanza e il microbiota neonatale. Nella donna, la disbiosi del microbiota vaginale è legata a una diminuzione di Lattobacilli che rappresentano il 95% dei batteri che compongono questo peculiare microbiota. Una carenza di Lattobacilli e un incremento di batteri anaerobi (come Gardnerella ad esempio), può portare a una infezione detta vaginosi batterica che rappresenta una condizione di estrema importanza nelle donne che cercano una gravidanza. Questo squilibrio del microbiota vaginale può infatti incidere negativamente sulla fertilità attraverso diversi meccanismi e può rappresentare un elemento facilitatore nell’acquisizione di infezioni sessualmente trasmesse batteriche e/o virali. Si suppone che la disbiosi del microbiota vaginale potrebbe avere un impatto sugli esiti del trasferimento di embrioni, nell’ambito di un processo di fecondazione assistita.
Approcci Diagnostici e Terapeutici per il Microbiota Riproduttivo
La valutazione del microbiota vaginale rappresenta un elemento sempre più importante nell’iter diagnostico dell’infertilità femminile. Il test del microbiota vaginale può essere effettuato attraverso diverse metodiche, tra cui il sequenziamento del DNA batterico, che permette di identificare e quantificare le diverse specie presenti. Questa analisi fornisce un quadro completo della biodiversità microbica, evidenziando eventuali squilibri nella composizione batterica e la presenza di microrganismi potenzialmente patogeni. La diagnosi completa deve includere anche la valutazione di altri parametri che possono influenzare la salute del microbiota vaginale, come lo stato ormonale, la presenza di infezioni concomitanti e la valutazione della risposta immunitaria locale.
Il trattamento dell’infertilità correlata agli squilibri del microbiota vaginale richiede un approccio integrato che combini diverse strategie terapeutiche. Il ripristino di un microbiota vaginale sano rappresenta il primo obiettivo del trattamento, attraverso l’utilizzo di probiotici specifici contenenti ceppi selezionati di lattobacilli. La terapia probiotica deve essere personalizzata in base ai risultati dei test diagnostici e alle caratteristiche individuali della paziente. La durata del trattamento può variare da alcune settimane a diversi mesi, con la necessità di monitorare periodicamente la risposta attraverso il controllo del pH vaginale e, quando indicato, la ripetizione del test del microbiota.
Strategie per Promuovere un Microbioma Sano e Ottimizzare la Fertilità
Promuovere un microbioma equilibrato può contribuire significativamente a migliorare le probabilità di concepimento, sia in modo naturale che tramite tecniche di riproduzione assistita. L’infertilità è un problema che interessa molte coppie in tutto il mondo e che dipende non solo dall’età, dalla genetica e dallo stile di vita, ma anche da infezioni acute e croniche. La comprensione del legame tra alimentazione, microbiota vaginale e fertilità ha aperto nuove prospettive nella gestione dell’infertilità femminile. Ecco alcuni consigli pratici e strategie fondamentali:
Dieta Ricca di Fibre e Alimenti Fermentati
L'alimentazione gioca uno dei ruoli più importanti nella modulazione del microbiota intestinale e vaginale e, di conseguenza, nella salute riproduttiva femminile e maschile. Consumare alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, cereali integrali e legumi, favorisce la crescita di batteri benefici nell’intestino. Le proteine di alta qualità, provenienti da fonti sia animali che vegetali, forniscono gli aminoacidi essenziali necessari per la produzione di anticorpi e altre molecole immunologiche che proteggono l’ambiente vaginale. Inoltre, alimenti fermentati naturalmente come yogurt, kefir e crauti apportano probiotici naturali che arricchiscono la diversità del microbioma, rappresentando una fonte preziosa di questi organismi benefici. Una dieta bilanciata, ricca di nutrienti essenziali, può favorire un ambiente ottimale per il concepimento e una gravidanza sana. Gli stili alimentari “moderni”, spesso caratterizzati da eccessi di cibo processato e carenti di nutrienti essenziali, possono compromettere la salute dei microbioti della sfera riproduttiva.
Evitare l'Uso Eccessivo di Antibiotici
Sebbene a volte siano necessari, gli antibiotici possono danneggiare in modo significativo i batteri sani presenti nel microbioma intestinale e vaginale. Se si è dovuto ricorrere all'uso di antibiotici, è consigliabile consultare un professionista su come ripristinare il proprio microbioma attraverso strategie mirate.
Probiotici e Prebiotici
I probiotici sono batteri vivi che, se assunti in quantità adeguate, aiutano a ristabilire l’equilibrio del microbioma, mentre i prebiotici sono fibre alimentari specifiche che nutrono questi batteri benefici. È fondamentale chiedere al proprio specialista quali integratori siano più adatti alla propria situazione individuale.
Buona Igiene e Prodotti Naturali
Nel caso del microbioma vaginale, l'attenzione all’igiene intima è cruciale. Evitare prodotti aggressivi, che possono alterare il pH vaginale, e scegliere opzioni di igiene naturali aiuta a mantenere l’equilibrio batterico. L’adozione di abitudini salutari, come l’uso di biancheria intima in fibre naturali e l’astensione dal fumo, contribuiscono a mantenere un ambiente vaginale favorevole alla fertilità.
Ridurre lo Stress
Lo stress cronico influenza negativamente il microbioma, sia nell’intestino sia nei sistemi riproduttivi, a causa della connessione dell’asse intestino-cervello. Il cortisolo cronico, rilasciato in risposta allo stress, altera il microbiota intestinale. Pratiche come yoga, meditazione o semplicemente passeggiate all’aria aperta possono migliorare la salute generale e la fertilità.
Esercizio Moderato
L’attività fisica regolare a livelli moderati è benefica sia per il microbioma intestinale sia per la salute riproduttiva in generale, contribuendo al benessere complessivo dell'organismo.
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Il Ruolo dei Probiotici nella Modulazione della Fertilità: Evidenze e Prospettive
Negli ultimi anni, l’inclusione di probiotici nei trattamenti terapeutici, così come a scopo preventivo, ha assunto un’importanza crescente, soprattutto nei casi di alterazioni dell’equilibrio della flora vaginale o in presenza di infezioni urogenitali ricorrenti. Molti studi hanno dimostrato che l’integrazione alimentare e l’uso di specifici ceppi probiotici potrebbero migliorare le disfunzioni riproduttive. In modo particolare, alcuni probiotici potrebbero potenzialmente migliorare la funzione riproduttiva regolando il metabolismo, poiché la salute metabolica è correlata alla funzione riproduttiva. Diversi studi associano l’effetto immunomodulante di alcuni ceppi probiotici, suggerendone un loro utilizzo per ottenere funzioni benefiche nei processi riproduttivi e nelle patologie correlate, interferendo con la cascata infiammatoria. In generale, l’uso dei probiotici viene dunque proposto come nuova potenziale strategia per migliorare la fertilità e ridurre l’incidenza delle malattie associate sia nelle donne che negli uomini, oltre a migliorare la salute della prole.
L’utilizzo di specifici probiotici per migliorare la salute riproduttiva è un tema di crescente interesse che suggerisce benefici significativi sia per le donne che per gli uomini. I probiotici avrebbero un’importante attività antimicrobica nell’apparato riproduttivo, contribuendo a mantenere l’eubiosi e riducendo il rischio di infezioni che potrebbero compromettere la fertilità.
Fertilità Femminile e Probiotici
Nella donna, si ritiene che l’assunzione di probiotici potrebbe determinare un aumento della follicologenesi e della steroidogenesi, indicando pertanto un potenziale impatto positivo sulla maturazione e sulla qualità degli ovociti, e sulla produzione di ormoni riproduttivi. Tuttavia, sino ad oggi i dati sono ancora oggetto di studio e talora non uniformi. Alcuni dati dimostrano che la predominanza lattobacillare vaginale aumenterebbe il tasso di successo dei trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) di coppia di circa 2,1 volte. Uno studio condotto su donne sottoposte a trattamenti di procreazione medicalmente assistita, mostra che un microbiota endometriale dominato da Lattobacilli è associato a significativi aumenti dei tassi di impianto (circa 2,6 volte), gravidanza (circa 2,1 volte), gravidanza a termine (circa 4,4 volte) e nati vivi (circa 8,8 volte).
Un tipico esempio è quello del Lactobacillus crispatus. La presenza di batteri appartenenti alla specie Lactobacillus crispatus in vagina è stata associata in alcuni lavori a un successo delle tecniche di PMA. La sua presenza nel microbiota dell’apparato riproduttivo femminile ha dimostrato un aumento significativo del tasso di gravidanza di 1,85 volte. Contrariamente a questi dati, autori olandesi hanno mostrato invece come l’eccesso di Lactobacillus crispatus in vagina (oltre il 60% della componente microbica vaginale) potrebbe essere addirittura associato a sfavorevoli outcomes della PMA (tassi di impianto embrionale, abortività, tassi di gravidanza) per una potenziale eccessiva acidità pro-infiammatoria. Un ulteriore aspetto meritorio di studi è quello relativo all’importanza dell’equilibrio infiammatorio a livello uterino. Alcuni ceppi probiotici appartenenti alla specie Lactobacillus plantarum spp. potrebbero giocare un ruolo chiave nella modulazione della produzione di citochine pro- e antinfiammatorie a favore delle seconde.
Studi recenti sul microbioma hanno evidenziato come l’assunzione orale di probiotici multispecie, appositamente formulati e scientificamente testati, rappresenti una soluzione efficace. Questi probiotici favoriscono infatti una colonizzazione naturale, efficace e duratura del microbiota vaginale, contribuendo al suo equilibrio in modo delicato e non invasivo. I lattobacilli originano principalmente nel colon. La vicinanza anatomica tra ano e vagina, rappresentata dal perineo, facilita il passaggio di questi batteri benefici, favorito anche dalla presenza di secrezioni mucose. Questo processo fisiologico è fondamentale per proteggere l’ambiente vaginale da infezioni e squilibri e contribuire a rafforzare le difese naturali dell’organismo. Uno studio ha evidenziato che l’assunzione di probiotici multispecie può influenzare la colonizzazione vaginale del germe patogeno Ureaplasma parvum. Nel gruppo che ha ricevuto un placebo si è osservato un suo aumento, mentre nel gruppo che ha assunto probiotici multispecie la sua presenza è risultata quasi assente. Per questi motivi, l’uso di probiotici multispecie rappresenta una valida strategia per favorire l’equilibrio e la salute del microbiota vaginale. Può inoltre essere considerato un supporto utile anche per le donne che, avendo difficoltà a concepire, affrontano percorsi di fecondazione assistita.
Fertilità Maschile e Probiotici
La letteratura scientifica inizia a riportare che l’assunzione di specifici ceppi probiotici potrebbe essere associata a miglioramenti della spermatogenesi, della conta degli spermatozoi, della percentuale di spermatozoi normali e riduzione della percentuale di anomalie morfologiche degli spermatozoi. Uno studio condotto su uomini affetti da astenospermia ha dimostrato che la somministrazione di probiotici e antiossidanti proteggerebbe i mitocondri presenti negli spermatozoi dai radicali liberi dell’ossigeno, migliorando di conseguenza la motilità degli spermatozoi e riducendo l’indice di frammentazione del DNA.
