Guida completa al calcolo dell’indennità di maternità obbligatoria INPS

Il congedo di maternità rappresenta un pilastro fondamentale della tutela sociale nel nostro ordinamento, volto a garantire la salute della lavoratrice e del nascituro. Comprendere il funzionamento del trattamento economico erogato dall’INPS è essenziale per affrontare con consapevolezza il periodo di astensione obbligatoria. Questa guida analizza nel dettaglio le modalità di calcolo dell'indennità e le relative implicazioni contrattuali e contributive.

rappresentazione grafica del congedo di maternità e fasi di calcolo

Il quadro normativo e i diritti fondamentali

Il trattamento economico durante l’astensione obbligatoria si configura come un diritto universale, che interessa tutte le lavoratrici, siano esse dipendenti del settore pubblico o privato, con contratti a tempo pieno o parziale. Un aspetto di fondamentale importanza è la tutela dell’anzianità di servizio: durante il congedo di maternità non vi è variazione alcuna in relazione all’anzianità di servizio. Questo significa che tale periodo è considerato utile a tutti gli effetti, inclusi il computo dell'anzianità stessa e la maturazione della tredicesima e quattordicesima mensilità, nonché delle ferie e degli scatti di anzianità.

La normativa di riferimento è piuttosto vasta, spaziando dal D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità) ai successivi aggiornamenti normativi, tra cui il D.Lgs. 80/2015 e il D.Lgs. 105/2022, oltre alle numerose circolari esplicative emesse dall’INPS (come la n. 78/2015 e la n. 139/2015). È fondamentale non confondere il congedo di maternità con il congedo obbligatorio di paternità, noto come congedo papà, che segue discipline e finalità differenti.

Determinazione della retribuzione media globale giornaliera

Per individuare l'importo dell'indennità, la regola generale prevede l'utilizzo della retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio l’evento sospensivo. A formare la retribuzione concorrono gli stessi elementi considerati per il calcolo dell'indennità di malattia.

Per retribuzione si intende la retribuzione media globale giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternità. A tale importo è da aggiungersi il rateo giornaliero relativo alla gratifica natalizia o alla tredicesima mensilità e agli altri premi o mensilità o trattamenti accessori eventualmente erogati alla lavoratrice.

diagramma di flusso che mostra il calcolo della retribuzione media giornaliera

Facciamo un esempio pratico per un'impiegata: se la retribuzione mensile globale di fatto è pari a 1.500 Euro lordi, si procede dividendo per 30 giorni. Si aggiunge poi il rateo di tredicesima e/o quattordicesima. Se il rateo è 8,33 euro, la retribuzione media giornaliera risulterà di 58,33 euro. Le lavoratrici madri hanno diritto ad un'indennità giornaliera pari all'80% della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità, corrispondente all'astensione obbligatoria di 5 mesi.

Il ruolo del datore di lavoro e l'integrazione contrattuale

L’indennità di maternità obbligatoria viene generalmente anticipata dal datore di lavoro per conto dell’INPS. Ciò significa che la lavoratrice riceverà la retribuzione direttamente in busta paga dal proprio datore, il quale, trattandosi di un anticipo, porterà a conguaglio sui contributi dovuti all’INPS la somma esatta.

Tuttavia, il calcolo dell'80% non rappresenta l'intero trattamento economico. La maggior parte dei CCNL prevede un’integrazione a carico del datore di lavoro, volta a coprire fino al 100% (o percentuali inferiori a seconda del contratto) della retribuzione netta che la lavoratrice avrebbe percepito se avesse lavorato. Quando il contratto prevede che la "retribuzione garantita" debba essere quella netta, occorre tener conto dei contributi che al dipendente non vengono trattenuti sull’indennità di maternità a carico dell’INPS. A tal fine, il datore di lavoro applica spesso la "lordizzazione", utilizzando un coefficiente specifico per evitare di erogare una retribuzione superiore a quella dovuta.

Particolarità: lavoratrici autonome e gestione separata

La gestione del sussidio cambia per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS, per le artigiane e per le commercianti. Per le lavoratrici autonome in gestione artigiani e commercianti, il sussidio di maternità è una quota fissa. A differenza delle dipendenti, queste lavoratrici possono spesso continuare a fatturare durante il periodo di congedo. Il sussidio di maternità in gestione separata INPS è invece calcolato come l’80% del reddito medio giornaliero degli ultimi 12 mesi. In 5 mesi si contano circa 151 giorni indennizzabili, e il calcolo si basa sulla media dei redditi percepiti.

Tutela del lavoro e casistiche particolari

Il Legislatore ha ampliato il campo di applicazione dell'indennità anche in situazioni critiche. Ad esempio, il D.Lgs. 80/2015 prevede la corresponsione dell’indennità di maternità anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro per colpa grave della lavoratrice avvenuta durante il periodo di congedo. Tale misura recepisce i principi di legittimità costituzionale stabiliti dalla Corte Costituzionale.

Inoltre, il diritto all'indennità si estende anche alle lavoratrici disoccupate, sospese o assenti dal lavoro senza retribuzione all'inizio del congedo, a patto di rispettare i requisiti previsti dalle circolari INPS. Per quanto riguarda la mobilità, i periodi di congedo sono computati ai fini del raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente prestato e sono considerati come attività lavorativa.

Come richiedere la maternità INPS online: guida passo passo 2024 PART2

Flessibilità e permessi aggiuntivi

La normativa permette una certa flessibilità nella gestione del periodo di astensione. La lavoratrice dipendente può optare per astenersi dal lavoro un mese prima e i 4 mesi successivi al parto, oppure beneficiare dell'intero periodo di 5 mesi dopo la nascita, previa presentazione dei certificati medici che attestino l'assenza di rischi per la salute.

Oltre al congedo obbligatorio, esiste la facoltà di richiedere il congedo parentale (ex astensione facoltativa), che si affianca ai permessi giornalieri per allattamento (durante il primo anno di vita del bambino). È importante notare che, mentre il congedo di maternità obbligatorio permette la maturazione di ferie e mensilità aggiuntive, durante il congedo facoltativo decorre l’anzianità di servizio ma non maturano ferie e tredicesima.

Procedure di domanda e gestione del congedo

Per richiedere l'indennità, la lavoratrice deve presentare domanda online tramite il portale INPS, utilizzando SPID, CIE o CNS, o tramite contact center e patronati. La documentazione richiesta include generalmente un certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto. Nel caso di maternità anticipata per gravi complicanze, è necessario produrre uno specifico documento rilasciato dall'ASL.

L’INPS, per la definizione dei provvedimenti, segue termini procedimentali precisi, fissati in 55 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi. La consapevolezza di questi passaggi, unita alla conoscenza dei propri diritti contrattuali e delle integrazioni previste dal proprio CCNL, permette alla lavoratrice di gestire al meglio questo importante momento della vita professionale e familiare, garantendo la corretta ricezione del trattamento economico spettante.

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