La figura di Diego Abatantuono rappresenta una delle icone più riconoscibili e versatili del panorama cinematografico e televisivo italiano. La sua lunga e poliedrica carriera, che spazia dalla comicità più irriverente a ruoli drammatici di profonda intensità, lo ha consacrato come un attore capace di toccare le corde più disparate dell'animo umano, lasciando un'impronta indelebile nella cultura popolare. Nato e cresciuto in una Milano vivace e ricca di stimoli artistici, Abatantuono ha saputo forgiare un percorso unico, partendo dai quartieri popolari della periferia per arrivare ai palcoscenici internazionali, culminato con il prestigioso Premio Oscar.

Nascita e Origini Milanesi: L'Infanzia nel Giambellino e il Derby Club
Diego Abatantuono nasce il 20 maggio 1955 a Milano, in via Carlo Dolci, nel quartiere popolare del Giambellino, situato nella periferia sud-ovest della città. Sebbene la sua nascita sia avvenuta in viale Aretusa, nella periferia occidentale di Milano, la sua crescita e la sua formazione giovanile sono profondamente radicate nel quartiere delle Case Minime, adiacente al Giambellino, dove risiedevano i nonni paterni. Questo contesto popolare e vibrante ha plasmato la sua personalità e la sua visione del mondo fin dai primi anni di vita, offrendogli uno sguardo privilegiato sulla realtà milanese.
I suoi genitori erano Matteo, un calzolaio originario di Vieste, un piccolo comune in provincia di Foggia, e Rosa, una costumista proveniente da Lomazzo, un paese in provincia di Como. La madre, Rosa, divenne presto guardarobiera presso il celebre Derby Club, uno dei più iconici e influenti locali notturni milanesi, attivo tra gli anni sessanta e settanta. Questo locale non era solo un luogo di lavoro per la madre, ma divenne un vero e proprio epicentro culturale e formativo per il giovane Diego. La storia di Diego Abatantuono è infatti così strettamente legata a questo locale perché fin da piccolo ha avuto l'opportunità di frequentarlo assiduamente, immergendosi in un ambiente effervescente e creativo.
La presenza costante al Derby Club, un tempio del cabaret italiano, permise a Diego di entrare in contatto con il mondo dello spettacolo in una fase precoce della sua vita. Durante l'adolescenza, pur frequentando l'Istituto Leopardi, un istituto tecnico al mattino, le serate erano dedicate al Derby. Qui, iniziò a svolgere la mansione di tecnico delle luci, acquisendo una conoscenza pratica e diretta del funzionamento di uno spettacolo dal vivo. Questa esperienza non solo gli fornì le prime competenze tecniche, ma lo mise in relazione con numerosi artisti e personaggi di spicco della scena comica e musicale milanese dell'epoca, gettando le basi per la sua futura carriera artistica. Tuttavia, i suoi scarsi risultati scolastici lo spinsero a cercare presto un lavoro stabile, consolidando ulteriormente il suo legame con il mondo dello spettacolo. Il suo rapporto con il locale ebbe una battuta d'arresto nel 1972 quando, per divergenze di opinioni con lo zio Gianni Bongiovanni, marito della zia materna Angela e proprietario del Derby Club, Diego decise di lasciare il locale. Nonostante questa separazione, l'imprinting ricevuto al Derby rimase fondamentale per la sua crescita artistica e umana.
I Primi Passi nel Mondo dello Spettacolo: Dal Cabaret al "Terrunciello"
Il suo percorso nel mondo dello spettacolo, avviato nelle vibranti serate del Derby Club, lo portò a sviluppare un talento unico per la comicità. È proprio in questo ambiente che inizia a muovere i primi passi come cabarettista. La sua carriera artistica, infatti, prende avvio con il Gruppo Repellente, un ensemble di cabarettisti ideato da figure di spicco come Enzo Jannacci e Beppe Viola. Queste collaborazioni iniziali furono cruciali per affinare le sue abilità e per la creazione di un personaggio che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica.
Con l'amico Giorgio Porcaro, Diego definisce un personaggio comico destinato a entrare nell'immaginario collettivo italiano: quello dell'immigrato meridionale trapiantato a Milano. Questo personaggio, affettuosamente soprannominato "terrunciello", si esprimeva in un dialetto completamente inventato, un'originale e spassosa miscela di accenti pugliesi e lombardi. La sua goffa e deformante parlata pugliese, combinata con l'atteggiamento spaesato ma arguto del "forestiero" al Nord, conquistò immediatamente il pubblico italiano, che ne apprezzò l'ironia e la capacità di riflettere, seppur in chiave comica, dinamiche sociali reali.
Il successo di questo personaggio fu immediato e lo portò a partecipare a diversi spettacoli. Tra questi, "La tappezzeria", uno spettacolo comico che lo vide sul palco insieme a Massimo Boldi, Mauro Di Francesco e Giorgio Faletti. Il successo di "La tappezzeria" fu tale da essere ripreso in televisione, all'interno del programma "Saltimbanchi si muore" su Rai 2, rendendo il personaggio del "terrunciello" e lo stile comico di Abatantuono accessibile a un pubblico più vasto. In questi anni, Abatantuono entra anche in contatto con altri importanti comici e artisti, tra cui Teo Teocoli ed Ernst Thole, consolidando una rete di collaborazioni che avrebbe caratterizzato buona parte della sua carriera.
Il primo approccio con il mondo del cinema avviene grazie ai "Gatti di Vicolo Miracoli", il gruppo comico con cui sbarca al cinema con il film "Arrivano i Gatti" (1980). Furono proprio loro a portarlo con sé a un provino, un'occasione che si rivelò decisiva per la sua entrata sul grande schermo. In quel contesto, Diego Abatantuono venne notato dal regista Romolo Guerrieri, che gli offrì una parte nel film "Liberi armati pericolosi" (1976), al fianco di Eleonora Giorgi, un'altra stella nascente di quegli anni. Successivamente, grazie all'amicizia con Massimo Boldi, entra nel cast della commedia "Saxofone" (1978), iniziando così a muovere i primi passi nel cinema con ruoli minori ma significativi.Dopo una serie di piccole apparizioni televisive e il rinnovato impegno negli spettacoli di cabaret, Diego si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con la prestigiosa famiglia Vanzina. Questo trasferimento e le nuove connessioni si rivelarono fondamentali per la sua ascesa cinematografica.
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Il Successo Cinematografico e il Personaggio Che Gli Ha Dato la Fama
La sua carriera cinematografica ha avuto un'accelerazione significativa con l'affermazione del personaggio del "terrunciello", che ha saputo conquistare il pubblico italiano. Dopo diverse partecipazioni a film commedia come "Saxofone", "Prestami tua moglie", "Fantozzi contro tutti" (dove interpretò un volgare panettiere, probabile amante della moglie Pina, ennesima caricatura del suo personaggio "terrone") e "Il pap'occhio" (dove fu inserito nel cast da Renzo Arbore), la prima vera parte da protagonista arriva su insistenza di Monica Vitti. Fu proprio al suo fianco ne "Il tango della gelosia" (1981) di Steno che Abatantuono ottenne un ruolo centrale, decretando così il successo del personaggio del "terrunciello" in ambito cinematografico.
Questo successo lo portò a firmare contratti per pellicole che sarebbero diventate cult della commedia italiana. Tra queste, "I fichissimi" (1981) e soprattutto "Eccezzziunale… veramente" (1982), entrambi diretti da Carlo Vanzina, figlio di Steno. Con Carlo Vanzina, con cui aveva già collaborato in "Arrivano i gatti" e "Una vacanza bestiale" (1980), si instaura una pluriennale collaborazione che lo consacra definitivamente nel ruolo dell'immigrato meridionale. Il film "Eccezzziunale… veramente" ebbe un impatto così forte che Abatantuono registrò anche la colonna sonora, cantando la canzone omonima, contribuendo a fissare ulteriormente il personaggio nell'immaginario collettivo. La sua goffa e deformante parlata pugliese, sebbene inventata, piaceva così tanto al pubblico italiano che il "terrunciello" divenne sinonimo della sua comicità.
La collaborazione con i fratelli Vanzina, e in particolare con Carlo, dietro la scrittura del fratello Enrico, ha prodotto una serie di pellicole di grande successo. Oltre a quelle già menzionate, Diego Abatantuono ha lavorato ancora con Vanzina in "Viuuulentemente mia" (1982), film che lo vedeva accanto alla compianta Laura Antonelli, e "Il ras del quartiere" (1983), al fianco di Isabella Ferrari. Questi film, insieme a successivi come "Eccezzziunale… veramente - Capitolo secondo… me" (2006), "2061 Un anno eccezionale" e "Buona giornata", hanno continuato a esplorare e capitalizzare la popolarità del personaggio che lo aveva reso celebre, sebbene con evoluzioni e contesti diversi. Il successo teatrale del 'Don Giovanni' di Franco Morini, così come quello cinematografico con i Vanzina, attestava senza ombra di dubbio la popolarità del suo stile comico. Il suo linguaggio, che ha fatto scuola, è ancora oggi imitatissimo dai comici nascenti, a dimostrazione del suo impatto duraturo.

La Svolta Artistica: Dall'Ironia al Dramma con Pupi Avati e Gabriele Salvatores
Nonostante il clamoroso successo e la popolarità derivante dal personaggio del "terrunciello", Diego Abatantuono avvertiva l'esigenza di evolvere artisticamente. La maschera che indossava, per quanto fortunata, iniziava a stargli stretta. Il desiderio di Abatantuono era quello di ottenere ruoli più impegnativi, capaci di fargli fare il classico salto di qualità e di esplorare nuove sfaccettature della sua recitazione. Decise così di abbandonare per un po' il personaggio che gli aveva dato la fama, dedicandosi a spettacoli teatrali e programmi televisivi, cercando nuove direzioni per la sua carriera.
La svolta decisiva arrivò grazie a Pupi Avati, un regista che ebbe l'intuizione di vedere in Abatantuono ben più di un comico. Avati, infatti, ne intuì le potenzialità di attore drammatico, capace di trasmettere malinconia e profondità. Fu lui a condurlo fuori dai territori della comicità pura e della risata facile, facendogli indossare panni più malinconici e complessi. Nel 1986, Abatantuono tornò al cinema, diretto da Pupi Avati in "Regalo di Natale", un film che segnò un punto di svolta significativo. In questa pellicola, interpretò una tipologia di personaggio per lui completamente nuova: un esercente cinematografico credulone, già pieno di debiti, che perde al gioco, beffato dagli amici di un tempo. Recitò il ruolo in modo convincente ed efficace, dimostrando una sorprendente capacità drammatica. Questo ruolo, in cui era uno dei cinque amici che partecipavano a una partita di poker-regolamento di conti, gli valse un meritato Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista, sancendo il suo "sdoganamento" dalla comicità e la sua consacrazione come attore a tutto tondo.
Il sodalizio con Pupi Avati continuò con altre importanti collaborazioni, come "Ultimo minuto" (1987) con Ugo Tognazzi, "Il testimone dello sposo" (1998) e il sequel di "Regalo di Natale", "La rivincita di Natale" (2004), a diciassette anni dall'originale. In seguito, Avati lo dirigerà anche ne "La cena per farli conoscere" (2007) e gli diede un ruolo drammatico ne "Gli amici del bar Margherita" (2009), un film corale che offriva uno sguardo autobiografico sui favolosi anni '50.
Parallelamente, molta influenza e importanza per il suo cambio di registro ebbe l'incontro con Gabriele Salvatores. L'incontro con Salvatores fu, da questo punto di vista, quanto mai prolifico. Salvatores lo inserì prima in "Kamikazen - Ultima notte a Milano" (1987), poi in "Marrakech Express" (1989) e "Turné" (1990), film che esploravano tematiche di viaggio, amicizia e ricerca interiore, permettendo ad Abatantuono di esprimere una gamma più ampia di emozioni e interpretazioni. Questo sodalizio artistico non solo produsse straordinari risultati in termini di qualità cinematografica, ma aprì anche la strada a un successo internazionale senza precedenti.
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Il Trionfo Internazionale: L'Oscar con "Mediterraneo" e la Colorado Film
Il sodalizio tra Diego Abatantuono e Gabriele Salvatores si rivelò una delle collaborazioni più fruttuose e significative del cinema italiano contemporaneo, culminata con un trionfo internazionale di inestimabile valore. Insieme, i due fondarono la casa di produzione cinematografica "Colorado Records", successivamente evoluta in "Colorado Film", che si sarebbe affermata come una delle realtà più importanti per il cinema italiano per oltre vent'anni. Questa iniziativa non fu solo un'avventura imprenditoriale, ma il consolidamento di un sodalizio artistico che avrebbe prodotto opere di grande risonanza.
Il culmine di questa collaborazione, e probabilmente il più noto dei loro straordinari risultati, è rappresentato dal film "Mediterraneo" (1991). Questa pellicola, in cui Abatantuono ricoprì un ruolo centrale, quello di uno degli otto soldati del Regio Esercito Italiano inviati nel 1941 a presidiare un'isoletta greca dell'Egeo, ricevette il Premio Oscar nel 1992 nella categoria Miglior film straniero. Fu un riconoscimento di portata mondiale che portò la recitazione di Abatantuono e la visione di Salvatores all'attenzione del pubblico internazionale, consacrandoli definitivamente nel panorama cinematografico globale. "Mediterraneo" rappresentò forse gli anni più alti per la recitazione di Abatantuono, che dimostrò una maturità artistica e una capacità di interpretazione che andavano ben oltre la comicità iniziale.
Dopo il successo di "Mediterraneo", la collaborazione con Salvatores proseguì con altre pellicole di rilievo che continuarono a esplorare la complessità dei personaggi e delle storie, spesso con sfumature drammatiche e psicologiche. Tra queste figurano "Puerto Escondido", "Nirvana" (1997), un film di fantascienza che permise ad Abatantuono di cimentarsi in un genere diverso, "Amnesia" (2002) e "Io non ho paura" (2003). Quest'ultimo, un intenso thriller psicologico, ribadì la sua abilità nel destreggiarsi tra generi e ruoli diversi. Più recentemente, Abatantuono ha preso parte ad altri film di Salvatores come "Happy family" (2010) e "Tutto il mio folle amore", consolidando un rapporto professionale e di amicizia che ha segnato profondamente la sua carriera.
Oltre a Salvatores, Abatantuono ha saputo collaborare con altri importanti registi, esplorando una vasta gamma di generi e personaggi. È stato protagonista di film come "I cammelli" (1988) di Giuseppe Bertolucci, dimostrando la sua versatilità. Nel genere giallo, è stato molto apprezzato nel ruolo del commissario Corso nella serie omonima di Alberto Sironi. Nonostante la sua presenza in film d'essai e drammatici, ha compiuto un perfetto gioco d'equilibrio, continuando a partecipare anche a commedie. È stato difficile non sorridere di lui nel film TV "La moglie ingenua e il marito malato" (1989) di Mario Monicelli o nel cinepanettone "Vacanze di Natale '90" (1990) di Enrico Oldoini. Questa capacità di passare da un registro all'altro, dal cinema d'autore alle produzioni più popolari, è una delle caratteristiche distintive della sua lunga e variegata carriera, che gli ha permesso di rimanere sempre un protagonista della scena italiana.

L'Attore Versatile tra Cinema, Televisione e Nuove Sfide
La carriera di Diego Abatantuono non si è limitata al grande schermo, ma si è estesa con altrettanto successo al mondo della televisione e a nuove forme di intrattenimento, dimostrando una costante ricerca di stimoli e una notevole versatilità. La sua presenza è stata un pilastro in numerosi progetti televisivi, sia come attore che come ideatore e conduttore.
Nel 2003, Abatantuono ha ideato il programma comico "Colorado Cafè", in onda su Italia 1. Non solo ne è stato l'ideatore, ma ne ha anche condotto le prime due edizioni, inizialmente insieme all'amico Ugo Conti, e poi affiancato da Andrea Appi e Rossella Brescia. Le edizioni in seconda serata del programma hanno ottenuto un grande successo di pubblico, tanto che a partire dal 2005 il programma è stato promosso in prima serata, dove ha riscosso un ulteriore e più ampio consenso, spingendo la rete a realizzarne negli anni successivi diverse altre edizioni. Nel 2006, Abatantuono è tornato nel cast del programma anche come comico, partecipando a uno sketch molto apprezzato in cui gestiva un bar insieme a Marco Milano, intrattenendo conversazioni strambe con i vari comici della trasmissione che lo frequentavano, in particolare con Nino Frassica, allora conduttore del programma insieme a Rossella Brescia, con cui si dilettava a fare le parole crociate. L'anno seguente, Abatantuono ha lasciato il programma, salvo poi farvi ritorno in alcune puntate come ospite e per la decima edizione celebrativa.
La sua presenza sul piccolo schermo si è consolidata anche attraverso ruoli da protagonista in fiction televisive. Tra il 2005 e il 2007, è stato il volto principale de "Il giudice Mastrangelo", una serie trasmessa da Canale 5, che lo ha visto al fianco di Amanda Sandrelli e Alessia Marcuzzi. Questa esperienza ha confermato la sua capacità di calarsi in personaggi complessi anche in un formato televisivo seriale, riscuotendo grande apprezzamento da parte del pubblico.
Oltre a questi impegni, Abatantuono ha continuato a lavorare con nuove generazioni di registi, che lo hanno scelto sia per commedie che per film drammatici. Ha interpretato ruoli variegati, dal marito al padre, arrivando persino a vestire i panni del padre più santo del mondo: San Giuseppe, il padre putativo di Gesù Cristo. Dopo un ruolo così intenso, ha saputo ritornare a pellicole più leggere come "Paparazzi" (1998), "Tifosi" (1999) e "Matrimoni" (1998) di Cristina Comencini. È stato diretto dal grande Ettore Scola in "Concorrenza sleale" (2001) e ha preso parte a "Figli di Annibale" (1998) di Davide Ferrario.
Il suo percorso artistico ha incluso anche il doppiaggio, prestando la voce all'Orso Bruno, la mascotte della pubblicità della Vodafone, dal 2012. Questa incursione nel mondo della pubblicità ha dimostrato ancora una volta la sua versatilità e la sua capacità di raggiungere pubblici diversi attraverso mezzi differenti.
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Negli anni più recenti, Diego Abatantuono ha continuato a mantenere una presenza attiva e significativa nel mondo dell'intrattenimento. Ha partecipato a "Balalaika - Dalla Russia col pallone" in occasione dei Mondiali 2018 e nel 2020 ha condotto, insieme a Diana Del Bufalo, il programma di Italia 1 "Enjoy - Ridere fa bene". Dal 2016 al 2017 è stato a capo della giuria del programma televisivo "Eccezionale veramente" in onda su LA7, dove ha potuto mettere a frutto la sua esperienza e il suo occhio critico nel valutare nuovi talenti comici.
Il suo impegno cinematografico è proseguito con una vasta filmografia che include titoli come "Amnesia" (2002), "La rivincita di Natale" (2003) di Pupi Avati, "Io non ho paura" (2003) di Gabriele Salvatores e "Romanzo criminale" (2005) diretto da Michele Placido. Ha interpretato ruoli comici in film di Francesco Patierno ("Cose dell'altro mondo", "La gente che sta bene"), Fausto Brizzi ("Indovina chi viene a Natale?"), Alessandro Genovesi ("Il peggior Natale della mia vita", "Soap Opera") e Guido Chiesa ("Belli di papà"). Successivamente, ha partecipato alle commedie "I babysitter" e "Mister Felicità" (2016). Sembra veramente un percorso ciclico quello di Abatantuono, che lo vede tornare ad Avati con "La cena per farli conoscere" (2007) e riprendere lo stereotipo "eccezionale" degli esordi, plasmato dai fratelli Vanzina, per la pellicola "2061 - Un anno eccezionale". Ha anche partecipato a "I mostri oggi", che si propone come il terzo capitolo di una saga battezzata da Dino Risi nel 1963. Questa costante presenza e la capacità di rinnovarsi lo hanno reso un attore imprescindibile nel panorama italiano, amato da diverse generazioni di spettatori.

Vita Privata e Altri Interessi: Imprenditoria e Passioni
Al di là della sua prolifica carriera artistica, Diego Abatantuono ha saputo coltivare anche una vita privata ricca di affetti e dedicarsi a interessi che vanno oltre il palcoscenico e il set cinematografico, dimostrando una personalità poliedrica e dinamica.
Nel 1984, Diego Abatantuono ha sposato Rita Rabassini, una scenografa, dalla quale ha avuto una figlia di nome Marta, nata nel 1985. La sua famiglia rappresenta un punto fermo nella sua vita, sebbene sia noto per mantenere la propria sfera personale lontana dai riflettori, concedendo solo rari scorci sulla sua vita privata. Questo approccio discreto gli ha permesso di bilanciare la visibilità pubblica della sua professione con la serenità della vita familiare.
Uno degli aspetti più noti della sua personalità, spesso riproposto anche nei suoi personaggi cinematografici, è la sua grande passione per il calcio e, in particolare, per la squadra del Milan. È un tifoso accanito e questa sua fede calcistica è stata più volte riportata nei suoi film, diventando un elemento distintivo e apprezzato dal pubblico, che ha saputo riconoscere in lui una figura autentica e legata alle tradizioni milanesi. Il suo personaggio di Donato, ex capo tifoso milanista, ripreso in "Eccezzziunale… veramente - Capitolo secondo… me" (2006), è un chiaro esempio di come questa passione si sia intrecciata con la sua arte.
Diego Abatantuono ha anche dimostrato uno spirito imprenditoriale, lanciandosi in nuove avventure nel settore della ristorazione. Nell'ottobre 2013, ha inaugurato a Milano il locale "The Meatball Family", un ristorante che ha proposto una reinvenzione della tradizionale polpetta. Questo progetto, nato dalla collaborazione con soci, ha rappresentato un'ulteriore espressione della sua creatività e del suo desiderio di esplorare ambiti diversi, dimostrando la sua capacità di innovare anche al di fuori del mondo dello spettacolo. Il successo del ristorante è testimoniato dalla celebrazione dei 10 anni di attività nel 2023, con la vendita di milioni di polpette, consolidando la sua figura anche come imprenditore di successo.

Un Percorso Costante di Evoluzione Artistica
L'intera carriera di Diego Abatantuono può essere letta come un percorso ciclico e in continua evoluzione, un viaggio che lo ha visto partire da caratterista per diventare un attore capace di spaziare con eguale maestria tra la comicità più spontanea e i registri drammatici più intensi. All'inizio della sua carriera, era un caratterista cui venivano spesso affidati, con grande successo, i ruoli dell'immigrato meridionale che viveva e lavorava al Nord. Un personaggio, il "terrunciello", che potrebbe benissimo essere il perfetto "marito della Sconsolata" interpretata da Anna Maria Barbera, tanto era radicato nell'immaginario collettivo italiano. Questa sua macchietta, così amata e apprezzata, ha saputo conquistare il pubblico, promuovendo il suo interprete nella "serie A" del cinema e della televisione italiana, immergendo tutti noi in quelle storie ambientate nel "colorato mondo" di Milano, con un linguaggio che ha fatto scuola e che ancora oggi è imitatissimo.
Tuttavia, come spesso accade con i personaggi molto forti, c'era il rischio che la "macchietta" si estendesse "a macchia d'olio" e facesse annegare persino chi la incarnava. Abatantuono, con grande intelligenza artistica, ha saputo evitare questa trappola, desiderando di più dalla sua carriera e cercando costantemente nuove sfide. La sua volontà di esplorare ruoli diversi, come quelli drammatici offerti da Pupi Avati, ha rappresentato un punto di svolta cruciale, dimostrando al pubblico e alla critica le sue profonde capacità interpretative. Da Avati, ha ottenuto panni più malinconici, come nel drammatico "Regalo di Natale", un ruolo che gli ha fatto vincere un Nastro d'Argento.
Il sodalizio con Gabriele Salvatores, culminato con l'Oscar per "Mediterraneo", ha ulteriormente consolidato la sua reputazione di attore versatile e di grande spessore. La sua capacità di recitare in film d'essai e in produzioni più impegnative, come "Romanzo criminale" di Michele Placido o "Io non ho paura" di Salvatores, pur mantenendo un piede saldo nel mondo della commedia popolare, è una testimonianza della sua eccezionale duttilità artistica.
Oggi, messe via le avventure del "terrunciello" più famoso d'Italia, di Diego Abatantuono si riscopre la sua essenza più vera, quella che, attraversando dinamiche di commedia e dramma, si denota di malinconie, sofferenze, sfaccettature solari e autoironiche. Il suo percorso è un esempio lampante di come un artista possa evolvere e rinnovarsi costantemente, senza mai perdere la propria autenticità. Ha lavorato con registi di diverse generazioni, da Steno a Neri Parenti, dai fratelli Vanzina a Pupi Avati e Gabriele Salvatores, fino a Marco Risi, Daniele Luchetti, Giovanni Veronesi, Carlo Mazzacurati e Simona Izzo, dimostrando una straordinaria capacità di adattarsi a stili e visioni differenti. La sua carriera, iniziata con la forza di un personaggio popolare, si è trasformata in un cammino di ricerca artistica continua, che lo ha reso uno dei volti più amati e rispettati del cinema e della televisione italiana, un vero e proprio simbolo di un'epoca e un interprete sempre attuale.
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