Un'Eredità Cinematografica Complessa: Nico Giraldi, Er Monnezza e il Destino del Figlio Rocky

Il cinema italiano degli anni '70 e '80 è stato indissolubilmente legato a figure iconiche che, con la loro presenza scenica e un carisma inconfondibile, hanno plasmato l'immaginario popolare. Tra queste, Tomas Milian spicca per la sua capacità di dare vita a personaggi complessi e profondamente radicati nella realtà romana, spesso caratterizzati da un linguaggio schietto e un'attitudine ribelle. Due di queste figure, in particolare, hanno segnato la sua carriera e l'immaginario collettivo: Nico Giraldi e il cosiddetto "Er Monnezza". La loro popolarità è stata amplificata non solo dall'interpretazione magistrale di Milian, ma anche dall'inconfondibile voce prestatagli da Ferruccio Amendola, un sodalizio artistico che ha creato un'alchimia unica. La percezione comune, tuttavia, ha spesso confuso questi due personaggi, attribuendo loro la stessa identità, nonostante le profonde differenze narrative e di ruolo. Questa confusione è stata talvolta alimentata anche da operazioni cinematografiche successive, che hanno tentato di rievocare il mito, introducendo personaggi legati, come il "figlio" di Giraldi, Rocky, interpretato da Paco Fabrini. Esplorare l'universo di Nico Giraldi, "Er Monnezza" e il giovane attore che ha condiviso un pezzo della loro storia, significa addentrarsi in un capitolo significativo del cinema di genere italiano, fatto di contraddizioni, successi e un'eredità che continua a far discutere.

Tomas Milian: Un Volto, Due Miti e una Voce Indimenticabile

Tomas Milian è diventato un nome noto in Italia principalmente grazie a due personaggi che hanno lasciato un segno indelebile: Nico Giraldi e Er Monnezza. L'attore cubano, con il suo carisma grezzo e la sua capacità di passare da ruoli drammatici a quelli comici con disinvoltura, ha trovato in queste interpretazioni il culmine della sua popolarità nel panorama italiano. Ma il successo di questi personaggi non sarebbe stato lo stesso senza il contributo essenziale di Ferruccio Amendola, la cui voce unica e graffiante ha fornito il timbro perfetto per esprimere la romanità verace e il turpiloquio che li contraddistingueva. Questa combinazione, l'interpretazione fisica di Milian e la caratterizzazione vocale di Amendola, ha creato un fenomeno culturale che ha trasceso il semplice intrattenimento cinematografico, radicandosi nel tessuto sociale e linguistico dell'epoca. Il pubblico italiano ha imparato ad amare e riconoscere subito queste figure, che si muovevano tra le strade di una Roma popolare e complessa, fatta di criminalità, onestà e un forte senso di appartenenza. L'impatto di Milian non si è limitato ai confini italiani; il suo stile e la sua presenza scenica lo hanno reso un attore di culto anche a livello internazionale, sebbene in Italia sia principalmente ricordato per queste sue maschere romane, capaci di esprimere un'intera cultura e un modo di vivere.

Tomas Milian nei panni di Nico Giraldi

Nico Giraldi: Dal Marciapiede alla Divisa, un Ispettore Anticonformista

La Nascita di un'Icona

Nico Giraldi è un personaggio cinematografico ideato dallo sceneggiatore Mario Amendola e dal regista Bruno Corbucci, figure chiave del cinema di genere italiano. Questo carismatico protagonista ha animato ben undici film, una serie di "poliziotteschi" comici usciti tra il 1976 e il 1984, che lo hanno reso uno dei volti più riconoscibili e amati del grande schermo.

Le Origini di "Nico er Pirata"

La storia di Nico Giraldi affonda le radici in un passato turbolento. Figlio del ladro e truffatore "Er Gratta" e di una prostituta, anche Nico inizia la carriera delinquenziale e si guadagna il soprannome di "Nico er Pirata". Un'infanzia e un'adolescenza segnate da un contatto precoce con il mondo della criminalità lo portano a vari arresti e detenzioni, sia in riformatorio minorile che in carcere. Tuttavia, dopo queste esperienze, Nico si ravvede, intraprende un percorso di redenzione e decide di entrare nella polizia, diventando maresciallo. La sua celebre frase "Permette che me presento?" è diventata un'iconica introduzione al suo personaggio, sintesi del suo carisma e della sua particolare educazione.

Evoluzione Professionale e Metodi Inconsueti

La carriera di Giraldi all'interno delle forze dell'ordine è stata dinamica. Nel 1981, per via della smilitarizzazione del corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, il grado di maresciallo si trasforma in ispettore. Grazie alle sue conoscenze nell'ambito criminale romano e alla sua astuzia, Nico riesce a risolvere molti casi intricati, spesso avvalendosi di un approccio non convenzionale. Non esita a utilizzare spesso metodi poco ortodossi, fino a ricorrere talvolta alle vie di fatto e anche a operare al di fuori della legge pur di giungere alla soluzione dei casi. Questo suo modus operandi lo porta persino a simulare, in più occasioni, un suo ritorno nel mondo della criminalità, con tanto di arresto, incarcerazione ed evasione, come parte di un piano concertato per infiltrarsi nelle organizzazioni criminali oggetto di indagini. Questa flessibilità e audacia lo rendono un poliziotto unico, capace di muoversi agilmente tra le maglie della legge e il sottobosco criminale.

Abilità e Caratteristiche Distintive

Oltre alla sua perspicacia investigativa, Giraldi è un asso dei motori. Si dimostra un pilota provetto di auto e moto, come visto in "Squadra antiscippo", e persino di camion, come dimostrato in "Delitto sull'autostrada", dove riesce a intercettare in extremis il capo di una banda dedita ai furti di TIR, che stava scappando in elicottero. Mostra notevole verve atletica, producendosi, oltre che in risse a mani nude, in spettacolari inseguimenti a piedi e perfino in pattini a rotelle, come accade in "Delitto a Porta Romana". La sua versatilità si estende anche al ballo, con diverse scene in cui lo si vede esibirsi in vari generi musicali. Non mancano le imprese straordinarie al volante: in "Delitto in Formula Uno" impone alla moglie di fargli mangiare pasta solo nei giorni che contengono la lettera "r", salvo poi aggirare il divieto autoimposto con astuzia di linguaggio, e in una circostanza lo si vede pilotare un'auto da corsa, mentre in un'altra si produce in un inseguimento guidando con una gamba ingessata in "Delitto al ristorante cinese".

Lo Stile Inconfondibile

Il look di Nico Giraldi è parte integrante della sua identità. Il suo abbigliamento anticonformista, che diverrà sempre più vistoso nel corso della serie, lo distingue dai poliziotti più tradizionali. Sebbene nel film di debutto si presenti con un abbigliamento relativamente sobrio, con giubbotto e jeans scuri, scarpe da ginnastica chiare nonché calzini e un cappello di lana variopinti, è in "Squadra antitruffa" che arriva l'indumento più iconico del personaggio, ovvero una tuta blu da meccanico. Sono ricorrenti anche gli occhiali Ray-Ban Aviator, scarpe da ginnastica, guanti, sciarpe variopinte e svariati copricapo tra cui bandana, basco, cappelli di lana multicolore o chullo, a seconda della stagione e della situazione. Giraldi ha spesso una sigaretta accesa, barba e capelli lunghi, inizialmente abbastanza lisci, poi ricci.

Il Linguaggio Romanesco e le Relazioni Umane

Nico Giraldi si distingue soprattutto per il linguaggio vernacolare romanesco pieno di turpiloquio, elemento fondamentale per la sua caratterizzazione autentica e popolare. Abita al centro di Roma, sebbene non vi sia consistenza sul luogo preciso a causa delle location multiple utilizzate dai vari film. Giraldi è tratteggiato come un donnaiolo impenitente; non disdegna avventure anche con donne non particolarmente avvenenti, e ricorre talvolta alla seduzione come arma investigativa. In "Squadra antifurto", ancora scapolo, si propone di sposare Vanessa (Lilli Carati), un'attraente assistente di volo conosciuta perché vittima di un furto d'auto. In "Assassinio sul Tevere", Giraldi si imbatte di nuovo in Angelina Proietti, persa di vista da tempo e figlia di Er Pinna, un ladruncolo amico di Nico fin dalla gioventù (interpretato da Enzo Liberti, che compare solo in questo episodio). La sposerà alla fine del film, dopo averle scagionato il padre da un'accusa di omicidio. Angelina, interpretata da Roberta Manfredi in questo film e poi nei successivi cinque da Olimpia Di Nardo, ha un fratello, Fabrizio (Sergio Di Pinto), che vive rubando auto e commettendo altri piccoli crimini. Perderà la moglie Angelina prematuramente, e di lui non si saprà più molto, a parte che lascerà la polizia (non è dato sapere se anticipatamente, per sua volontà, o per pensionamento). Nico conosce molto bene l'ambiente della mala romana, avendone fatto parte in precedenza. Sfrutta spesso la sua amicizia con i personaggi interpretati da Bombolo, legati ancora agli ambienti malavitosi, per scovare i criminali a cui sta dando la caccia. In altre circostanze, invece, sarà proprio l'amicizia con Giraldi a salvarlo da vari guai giudiziari. Bombolo, infatti, è la spalla principale di Tomas Milian nei film di Nico Giraldi, presente in tutti i film della serie, eccetto "Squadra antiscippo" e "Squadra antigangsters". Esordisce in "Squadra antifurto" (1976) con il personaggio del Trippa, che compare solo nei primi minuti del film come svaligiatore di un appartamento assieme a due "colleghi". Nel film successivo, "Squadra antitruffa" (1977), interpreta Franco Bertarelli, detto Venticello, così soprannominato per i frequenti peti. Quest'ultimo personaggio compare anche in "Squadra antimafia" (1978) e in "Delitto a Porta Romana". I superiori di Nico sono, tra gli altri: il commissario Tozzi (Roberto Messina), che in passato lo aveva arrestato durante i suoi trascorsi come ladro, attorno al 1956, il commissario Trentini (Marcello Martana) e il commissario Galbiati (Renato Mori). Giraldi si dimostrerà spesso insofferente verso l'autorità e insubordinato nei confronti dei suoi superiori, pur dimostrando integrità e gran senso del dovere. Un personaggio minore del filone è Maria Sole Giarra (interpretata da Margherita Fumero), che compare in "Squadra antimafia" e "Squadra antigangsters".

Nico Giraldi in azione

Er Monnezza: Il "Re" della Strada e delle Periferie Romane

La Genesi del Personaggio

Il personaggio di "Er Monnezza", soprannome di Sergio Marazzi (o Sergio Maraschi ne "La banda del trucido"), è una creazione di fantasia dello sceneggiatore Dardano Sacchetti e del regista Umberto Lenzi. Nasce nel 1976 con il film "Il trucido e lo sbirro", inaugurando una serie di lungometraggi, "poliziotteschi" ma con sfumature drammatiche, che includono anche "La banda del trucido" e "La banda del gobbo". Assieme a Nico Giraldi, è uno dei due personaggi che hanno reso noto in Italia Tomas Milian, consolidando la sua fama e il suo legame con il cinema popolare.

Una Vita ai Margini

La figura di Er Monnezza è profondamente radicata in un contesto di disagio e marginalità. Nel film "La banda del gobbo", impersona un meccanico ladruncolo, figlio di un ladro e di una prostituta. In questa pellicola, emerge anche il suo rapporto con un fratello, Vincenzo, più pericoloso e spietato di lui, soprannominato "il Gobbo", personaggio sempre interpretato da Tomas Milian, che però appare senza barba e con una gobba sulla schiena. Qui, Er Monnezza è messo un po' da parte, a favore del fratello "il Gobbo", che lo maltratta. Nel film "La banda del trucido", che fa emergere di più le caratteristiche distintive del personaggio, Er Monnezza gestisce un ristorante, affettuosamente chiamato "La pernacchia", assieme alla moglie, e tiene una sorta di scuola per aspiranti ladri, ironicamente intitolata F.I.G.A. Una caratteristica che lo lega profondamente alla sua città è il suo essere tifoso della Roma, un dettaglio che ne rafforza l'identificazione con la cultura popolare capitolina.

Estetica e Linguaggio

L'aspetto di Er Monnezza è diventato iconico: tuta blu da meccanico, scarpe bianche Adidas, capelli ricci e lunghi, una barba "hypster ante litteram" e un tocco di matita sugli occhi, a conferirgli un'aura da "macho" di strada. Ma più ancora del suo look, è il suo linguaggio a distinguerlo. Er Monnezza si distingue soprattutto per il linguaggio vernacolare romanesco pieno di turpiloquio, un tratto distintivo che, insieme al doppiaggio di Ferruccio Amendola, lo ha reso indimenticabile e autentico agli occhi del pubblico.

Il "Vero Monnezza"

La creazione di questo personaggio non fu frutto di pura fantasia. La vita da film del vero Monnezza ha le sue radici nella realtà. Addio "al pesciarolo" di Tor Marancia che trasformò Tomas Milian nel "Monnezza". Infatti, l'ispirazione per il personaggio di Er Monnezza viene da figure reali del sottobosco romano. Roma, addio a Quinto Gambi, "er Patata". Era il vero Monnezza. Quinto Gambi, conosciuto anche come "er Patata" o il "pesciarolo" di Tor Marancia, è stato identificato come uno dei principali ispiratori di questo personaggio, apportando un tocco di autenticità alla sua rappresentazione sullo schermo. Da Shangai a Cinecittà, la sua storia ha contribuito a forgiare il mito di Er Monnezza. L'importanza culturale di questa figura è tale da essere stata oggetto di studi e pubblicazioni, come il libro "Monnezza e i suoi fratelli" di Manlio Gomarasca e "Tomas Milian. The tough bandit, the rough cop and the filthy rat in italian cinema" di Pierpaolo Duranti e Erminio Mucciacito, testi che ne hanno approfondito il contesto e l'eredità.

Locandina del film Il trucido e lo sbirro

La Sottile Linea tra Confusione e Distinzione: Giraldi e Monnezza

L'Equivoco Cinematografico

La somiglianza tra Nico Giraldi e "Er Monnezza" è stata una fonte costante di confusione per il pubblico, un fenomeno alimentato da diversi fattori. In primis, entrambi i personaggi sono stati interpretati dal medesimo attore, Tomas Milian, che ha saputo infondere in entrambi una presenza scenica simile. In secondo luogo, la voce: il doppiaggio di Ferruccio Amendola, sempre presente per entrambi i ruoli, ha fornito una continuità uditiva che ha ulteriormente contribuito all'equivoco. Non meno importante è l'aspetto esteriore: i due personaggi hanno tratti pressoché identici, stesso aspetto e stessi abiti di scena, senza considerare il turpiloquio, sempre con il doppiaggio di Ferruccio Amendola, impensabile oggi all'insegna del "politically correct". Questa sovrapposizione di elementi ha reso quasi naturale che lo spettatore li percepisse come la stessa persona o, al limite, come due facce della stessa medaglia.

Le Differenze Fondamentali

Nonostante le notevoli similitudini che hanno confuso il pubblico per decenni, è fondamentale sottolineare che Nico Giraldi e Er Monnezza sono personaggi distinti. Sebbene abbiano lo stesso look, siano entrambi interpretati da Tomas Milian e doppiati da Ferruccio Amendola, non sono lo stesso personaggio. La differenza sostanziale risiede nel loro ruolo nella società e nella legalità. Infatti il Monnezza è un ladro, spesso raffigurato come un collaboratore di giustizia o un antieroe che opera ai margini della legalità, mentre Nico Giraldi è un ex ladro che si è ravveduto ed è diventato poliziotso, prima maresciallo e poi ispettore. Questa distinzione è cruciale per comprendere le rispettive narrative e le morali che ciascun personaggio rappresenta.

Tentativi di Chiarimento Cinematografico

La stessa cinematografia ha tentato, a volte con risultati ambigui, di affrontare o addirittura di giocare con questa confusione. Nel film "Uno contro l'altro, praticamente amici" (1981), lo stesso Milian interpreta un personaggio simile nel look a quello interpretato nei film del Monnezza, chiamato anch'esso "Er Monnezza", alimentando sincretismi e sovrapposizioni. In questo contesto, la confusione tra i due personaggi fu alimentata anche dal ruolo di Quinto Cecioni, anch'egli soprannominato "Er Monnezza" nel film del 1981 "Uno contro l'altro, praticamente amici", sempre di Bruno Corbucci. In una scena emblematica, è lo stesso Cecioni a distinguere i due personaggi sottolineando come a Regina Coeli, noto carcere romano, ci sia finito per colpa del maresciallo Giraldi. Questo dettaglio serve a rafforzare l'idea che, nell'immaginario dei personaggi stessi e del pubblico, Giraldi e Monnezza fossero entità separate, anche se spesso viste attraverso lo stesso volto di Tomas Milian. L'evoluzione di questi personaggi e la loro costante sovrapposizione hanno contribuito a creare un dibattito duraturo sulla loro identità, rendendoli figure ancora oggi oggetto di culto e discussione.

RomanescaMente : Alberto Sordi ne Nell'anno del Signore : Popolo sei 'na monnezza

Rocky Giraldi: Il Figlio del Maresciallo e la Breve Carriera di Paco Fabrini

L'Apparizione del Figlio

Nella saga del maresciallo, poi ispettore, Nico Giraldi, un ruolo di particolare tenerezza e significato è stato quello di suo figlio, Rocky Giraldi. Il personaggio di Rocky Giraldi - battezzato così in onore del celebre Rocky di Sylvester Stallone - apparve per la prima volta in "Delitto a Porta Romana", dove era ancora un bebè, segnando l'inizio di una presenza che sarebbe diventata ricorrente in diversi film della serie.

Paco Fabrini: L'Attore Bambino

Il volto che diede vita a Rocky Giraldi fu quello di Paco Fabrini, figlio dell'attrice e costumista Alessandra Cardini e nipote di Anna Cardini. La sua carriera artistica iniziò prestissimo: iniziò a recitare a soli sei anni, in alcuni film con Tomas Milian, interpretando Rocky Giraldi, figlio di Nico Giraldi. Il primo film in cui apparve risale al 1979, con un ruolo in "Squadra antigangsters" di Bruno Corbucci, sempre con Tomas Milian, nei panni del piccolo Jimmy. Nel 1981 recitò per la seconda volta accanto a Milian in "Manolesta" di Pasquale Festa Campanile. Successivamente, con l'attore cubano, avrebbe poi lavorato in tre film della saga del maresciallo Nico Giraldi, il simil-Monnezza creato dallo sceneggiatore Mario Amendola e dal regista Bruno Corbucci.

Il Ruolo di Rocky nei Film di Giraldi

Paco Fabrini è diventato Rocky, il figlio dell'ispettore Giraldi, e ha ricoperto questo ruolo in diversi capitoli della serie. Nello specifico, era Rocky nel cast di "Delitto sull'autostrada" (1982), "Delitto in Formula Uno" (1984) e "Delitto al Blue Gay" (1984), tutti diretti da Bruno Corbucci. Pur avendo lasciato quasi da subito, poco più che adolescente, il mondo del cinema, Paco Fabrini era rimasto molto affezionato al personaggio interpretato e soprattutto a Tomas Milian, con il quale lavorò fino al 1984. Sua madre, Alessandra Cardini, che lo aveva portato presto sui set, fu la prima ad avviare il suo percorso nel mondo dello spettacolo.

Un Legame Speciale con Tomas Milian

Il rapporto tra Paco Fabrini e Tomas Milian trascendeva il semplice legame professionale. Strinse immediatamente un rapporto speciale con Tomas Milian, rapporto che proseguì anche negli anni successivi, fino alla scomparsa dell'attore, che considerava Paco quasi un secondo figlio. Questa profonda sintonia non era solo personale, ma aveva anche risvolti professionali: era proprio grazie alla speciale sintonia tra i due, che Fabrini era stato riconfermato nel ruolo di Rocky Giraldi anche per le successive avventure (e indagini) del Monnezza. Questo legame affettivo e artistico rende la figura di Paco Fabrini ancora più significativa nell'eredità cinematografica di Tomas Milian. Dopo aver interpretato "Delitto al Blue Gay", "Delitto in Formula Uno" e "Delitto sull'Autostrada", Fabrini aveva recitato un'ultima volta accanto a Tomas Milian anche in "Squadra Antigangsters".

Una Vita Lontana dai Riflettori e una Tragica Fine

Abbandonata presto l'attività di attore, Paco Fabrini scelse un percorso di vita lontano dai riflettori. Negli ultimi anni si era trasferito a Ronciglione, in provincia di Viterbo, dove lavorava come cuoco e pizzaiolo. Purtroppo, la sua vita è stata spezzata prematuramente. È morto in un incidente stradale a quarantasei anni, il 13 ottobre 2019, mentre era a bordo del suo scooter a Ronciglione. Era rimasto coinvolto in un grave incidente di moto. I soccorsi del 118, intervenuti sul posto, non hanno potuto nulla; le lesioni riportate nell'impatto con l'asfalto erano troppo gravi e Paco Fabrini è morto sul colpo. Il motorino su cui viaggiava Fabrini è stato travolto in località Casalino, all'incrocio tra viale della Resistenza e viale San Francesco d'Assisi, da un'auto che si è allontanata senza fermarsi. Il conducente della vettura si è poi costituito presso la caserma dei carabinieri di Ronciglione. I fan dei film di Tomas Milian lo ricordano, bambino, nel ruolo del figlio di Monnezza, ovvero il commissario Nico Giraldi. Dopo la sua scomparsa, sul profilo ufficiale di Tomas Milian è apparso un post dedicato proprio a Rocky Giraldi, a testimonianza del profondo affetto e del legame indissolubile che li univa.

Paco Fabrini (Rocky Giraldi)

"Il ritorno del Monnezza" (2005): Un Sequel Controverso

L'Omaggio Fallito

Anni dopo il successo dei film originali, nel 2005 uscì "Il ritorno del Monnezza", un tentativo di far rivivere l'icona cinematografica. Il film, diretto da Carlo Vanzina, vedeva Claudio Amendola, figlio di Ferruccio Amendola (lo storico doppiatore di Nico Giraldi/Tomas Milian), nei panni di un nuovo Rocky Giraldi, presentato come il figlio di Nico. L'operazione intendeva essere un sequel-remake, intriso di numerosi richiami e riferimenti alla serie interpretata da Tomas Milian, ma si distingueva per l'assenza del Milian originale sullo schermo.

Accoglienza Critica e di Pubblico

Nonostante le buone intenzioni, il film non incontrò il favore del pubblico e collezionò scarsissimi giudizi critici. La sua ricezione fu ampiamente negativa, come attestato anche da fonti come Mo-Net s.r.l. Milano-Firenze, che evidenziarono il fallimento dell'operazione. Il tentativo di riproporre il mito in una chiave più moderna e con un nuovo protagonista non riuscì a catturare l'essenza o il consenso che avevano caratterizzato le pellicole originali.

Il Titolo Fuorviante e la Reazione di Milian

Uno degli aspetti più criticati del film fu il suo stesso titolo. Addirittura il titolo riporta erroneamente il soprannome Monnezza per indicare Nico Giraldi, avvalorando la tesi sbagliata che Nico Giraldi e il Monnezza siano la stessa persona, un errore che ha contribuito ulteriormente alla confusione tra i due personaggi distinti. Questa imprecisione non solo sminuiva la specificità dei ruoli, ma generò anche una forte reazione da parte di Tomas Milian. In un'intervista del 2009, Milian manifestò apertamente la volontà di girare un nuovo film con lui protagonista per "chiudere un ciclo" e riparare ai danni di immagine che il film di Vanzina aveva arrecato al personaggio. Espressioni come "Un colpo al cuore" e "Amendola ha rovinato il mio personaggio" riassumono il suo profondo disappunto per come la sua eredità fosse stata gestita.

La Contro-narrazione dei Vanzina

In risposta alle critiche di Milian, Enrico Vanzina, sceneggiatore e fratello del regista Carlo, fornì una contro-narrazione. Egli affermò: "Lo abbiamo chiamato, come no! È stato lui a rifiutare. Noi gli avevamo chiesto di apparire nell’ultima scena e lui ci ha fatto sapere che lo spaventava molto l’idea, a distanza di tanti anni, di ripresentarsi". Questa versione dei fatti suggerisce che la scelta di non includere Milian nel film non fu una decisione unilaterale della produzione, ma piuttosto una sua reticenza a tornare sul set dopo tanto tempo, per paura di non essere all'altezza delle aspettative o di non riuscire a rendere giustizia al suo personaggio iconico. La discussione su "Il ritorno del Monnezza" rimane un episodio significativo nella storia dei personaggi di Milian, evidenziando le difficoltà nel riproporre miti cinematografici senza l'ingrediente originale che li ha resi immortali.

Confronto tra Claudio Amendola e Tomas Milian nei panni di Giraldi/Monnezza

tags: #nico #giraldi #che #culla #il #figlio