San Giuseppe, padre adottivo di Gesù e sposo di Maria, è una figura centrale nella tradizione cristiana, per il ruolo nell’economia della salvezza e come modello di virtù. Originario di Betlemme, Giuseppe era un falegname che viveva e lavorava a Nazareth. Viene descritto nel Vangelo di Matteo come “il Giusto”, un uomo che discendeva dalla famiglia di re Davide. Quando Maria, sua sposa, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo, Giuseppe, uomo giusto, decise inizialmente di lasciarla in segreto per non esporla al disonore. Tuttavia, un angelo gli apparve in sogno, esortandolo a prendere Maria come sua moglie e ad accogliere il Bambino che sarebbe nato da lei, poiché il figlio era frutto dello Spirito Santo.
Dopo la nascita di Gesù, Giuseppe agì come padre adottivo, proteggendo la Sacra Famiglia dalla furia di re Erode, che cercava di uccidere il neonato. Giuseppe fuggì con Maria e Gesù in Egitto, dove rimasero fino alla morte di Erode. Giuseppe è noto anche per la sua umiltà, la sua laboriosità e la sua dolcezza. La tradizione lo considera un lavoratore instancabile e devoto, capace di una profonda fede e obbedienza a Dio.

Le origini e la figura del "Giusto"
San Giuseppe (in ebraico יוֹסֵף?, Yosef; in greco antico Ιωσηφ?, Iōsēph; in latino Iosephus; I secolo a.C.) è un uomo di stirpe reale, ma decaduta. La sua vita sublime rimase nascosta e sconosciuta: nessuno storico scrisse le sue memorie, ma della santità di lui abbiamo le più belle testimonianze nella Sacra Scrittura. Iddio nei suoi arcani disegni aveva destinato Giuseppe ad essere il nutrizio del Salvatore Gesù Cristo, e sposo e custode della Vergine Madre. Maria trovò in Giuseppe il compagno fedele che l'assistette, la consolò, la difese.
Il Vangelo ci fa vedere come da S. Giuseppe fosse ignorato il grande prodigio che lo Spirito S. aveva operato in Maria. Di fronte a questo fatto si trovò fortemente angustiato. E poiché tanta era la carità e la venerazione che egli nutriva per la sua santa sposa, aveva divisato in cuor suo di rimandarla occultamente. E già stava per eseguire il suo proposito, quando al Signore piacque rivelare per mezzo di un Angelo al suo servo fedele il grande mistero della Incarnazione.
Il mestiere di Giuseppe: téktōn
In Matteo 13,55 la professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un téktōn. Il termine greco téktōn è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico, che non si limitava a indicare i semplici lavori di un falegname, ma veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all'edilizia, in cui si esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Accanto alla traduzione - accettata dalla maggior parte dagli studiosi - di téktōn come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino. Tra gli ebrei dell'epoca, i bambini a cinque anni incominciavano l'istruzione religiosa e l'apprendimento del mestiere del padre; quindi è ipotizzabile che Gesù a propria volta praticò in gioventù il mestiere di falegname.

La Sacra Famiglia e il ruolo protettivo
Dopo otto giorni dalla nascita, secondo la legge di Mosè, avvenne la circoncisione del bambino, cui Giuseppe impose il nome Gesù. Quaranta giorni dopo, lui e Maria portarono il neonato a Gerusalemme per la presentazione al tempio, lì assistettero alla profetica esaltazione del vecchio Simeone, che predisse un futuro glorioso per il bambino, segno di contraddizione e gloria del suo popolo Israele. La Sacra Famiglia rimase a Betlemme per un periodo non ben determinato, sembra da un minimo di 40 giorni a un massimo di due anni, dopo di che, secondo Matteo, avvertito in sogno da un angelo, Giuseppe con la sposa e il figlio fuggì in Egitto a causa della persecuzione del re Erode.
Dopo un periodo di esilio non ben determinato, ricevuto in sogno l'ordine di partire, poiché Erode era morto, tornò con la famiglia a Nazareth, non sostando però a Betlemme a causa della monarchia di Archelao, non meno pericolosa di quella del padre. Si ritirò a Nazareth, dove ricco di meriti, si spense fra le braccia di Gesù e di Maria. Per questo S. Giuseppe è il grande protettore dei moribondi e dei padri.
Iconografia e simboli
L'iconografia di San Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, è ricca di simboli e rappresentazioni che ne evidenziano il ruolo, le virtù e la devozione.
- Bastone fiorito: Secondo la tradizione apocrifa, il bastone di San Giuseppe fiorì miracolosamente per indicare che egli era il prescelto come sposo di Maria.
- Giglio bianco: Simbolo di purezza e castità, il giglio è spesso associato a San Giuseppe, specialmente nelle rappresentazioni che lo vedono accanto a Maria.
- Strumenti da falegname: Essendo un carpentiere, San Giuseppe è spesso raffigurato con strumenti come la sega, il martello, la squadra o il compasso, simboli del lavoro manuale e della dignità del lavoro.
- Bambino Gesù: San Giuseppe è spesso rappresentato mentre tiene in braccio Gesù Bambino o lo accompagna, sottolineando il suo ruolo di padre terreno e protettore.
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Esempi nell'arte
- "Lo Sposalizio della Vergine" di Raffaello (1504): Questo dipinto, conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano, rappresenta il momento in cui San Giuseppe riceve il giglio fiorito, simbolo della scelta divina come sposo di Maria.
- "La Natività" di Giotto (1303-1305): Parte degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, questa opera mostra San Giuseppe accanto alla mangiatoia, in atteggiamento di contemplazione.
- "San Giuseppe falegname" di Georges de La Tour (1642): Questo dipinto, conservato al Louvre di Parigi, mostra San Giuseppe al lavoro nel suo laboratorio, mentre Gesù Bambino gli illumina il volto con una candela.
Il culto e la liturgia
San Giuseppe viene celebrato il 19 marzo, una festa istituita da Gregorio XV nel 1621, anche se le prime celebrazioni di marzo in suo onore risalgono all’anno 800. Il mese di marzo è dedicato a San Giuseppe, e i fedeli sono invitati a riflettere sulle sue virtù. Nel 1870, Pio IX lo proclamò Patrono della Chiesa universale. Il 1° maggio 2013, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in virtù delle facoltà concesse da Papa Francesco ha decretato che il nome di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, sia d’ora in avanti aggiunto nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV della terza edizione tipica del Messale Romano, apposto dopo il nome della Beata Vergine Maria.
Gli apocrifi e la visione della morte
Mentre i Vangeli canonici non dicono nulla sulla morte di Giuseppe, qualche notizia si trova nei Vangeli apocrifi. Secondo l'apocrifo "Storia di Giuseppe il falegname", che descrive dettagliatamente il trapasso del santo, Giuseppe aveva ben 111 anni quando morì, godendo sempre di un'ottima salute e lavorando fino al suo ultimo giorno. Avvertito da un angelo della prossima morte, si recò a Gerusalemme e al suo ritorno venne colpito dalla malattia che l'avrebbe ucciso. Stremato nel suo letto, sconvolto dai tormenti e travagliato nella mente, solo la consolazione di Gesù riuscì a calmarlo.
Ancora oggi non sappiamo dove si trovi la tomba del santo; nelle cronache dei pellegrini che visitarono la Palestina si trovano alcune indicazioni circa il sepolcro di san Giuseppe. Due riguardano Nazareth e altre due Gerusalemme, nella valle del Cedron. Grandi santi e teologi si sono mostrati convinti che Giuseppe sia stato assunto in Cielo al tempo della Risurrezione di Cristo.
San Giuseppe come modello per le famiglie e i lavoratori
Il grande Leone XIII, devotissimo di San Giuseppe, nella sua enciclica "Quamquam pluries" scrisse: «Tutti i cristiani, di qualunque condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all'amorosa tutela di San Giuseppe. In lui i padri di famiglia hanno il più alto modello di vigilanza e provvidenza paterna; i coniugi un perfetto esemplare di amore, di concordia e di fedeltà coniugale; i vergini il tipo e, nello stesso tempo il difensore dell'integrità verginale. I nobili, ponendosi innanzi agli occhi l'immagine di San Giuseppe, imparino a conservare la loro dignità anche nell'avversa fortuna; i ricchi comprendano quali sono i beni che occorre desiderare con ardente brama e radunare con impegno».
Giuseppe non strabiliava, non era dotato di carismi particolari, non appariva speciale agli occhi di chi lo incontrava. Non era famoso e nemmeno si faceva notare: i Vangeli non riportano nemmeno una sua parola. Eppure, attraverso la sua vita ordinaria, ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio. Dio vede il cuore e in Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità.

La devozione moderna
Le fonti parlano poco della vita di Giuseppe, tanto da guadagnarsi la definizione di “Dottore del silenzio”. Egli si lasciò guidare dai sogni senza esitare. Perché? Perché il suo cuore era orientato a Dio, era già disposto verso di Lui. Al suo vigile orecchio interiore bastava un piccolo cenno per riconoscerne la voce. Ciò vale anche per le nostre chiamate: Dio non ama rivelarsi in modo spettacolare, forzando la nostra libertà. Egli ci trasmette i suoi progetti con mitezza; non ci folgora con visioni splendenti, ma si rivolge con delicatezza alla nostra interiorità, facendosi intimo a noi e parlandoci attraverso i nostri pensieri e i nostri sentimenti.
In quest'ottica, San Giuseppe resta un punto di riferimento non solo per la spiritualità, ma per la vita quotidiana, intesa come un servizio costante verso il divino, vissuto con la semplicità di un artigiano e la sollecitudine di un padre. Ogni gesto, dalla protezione della famiglia alla cura del sostentamento, diventa per Giuseppe un atto di adorazione, un modo per onorare il compito immenso che la Provvidenza gli ha affidato.