Lucio Battisti, nato il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, in provincia di Rieti, rappresenta per molti il più grande artista in assoluto della musica leggera italiana, un riferimento imprescindibile per ogni generazione di artisti. Il 5 marzo 1943, infatti, nel comune reatino di Poggio Bustone nasceva Battisti, destinato a diventare una delle personalità più influenti del cantautorato italiano. Oggi, 5 marzo 2023, Lucio Battisti avrebbe compiuto 80 anni. Il suo compleanno cade dunque esattamente un giorno dopo quello di un altro indimenticabile Lucio della musica italiana, Dalla, che oggi avrebbe a sua volta compiuto 80 anni.

Le Origini e la Formazione: Dai Sogni alla Chitarra
Nacque a Poggio Bustone, nel Reatino, il 5 marzo 1943, da Dea Battisti e Alfiero Battisti, impiegato amministrativo in una ditta che gestiva la riscossione delle imposte comunali. Era il primogenito della famiglia, la sorella Albarita venne al mondo nel 1946, poco prima del trasferimento nella frazione di Vasche di Castel Sant’Angelo a partire dall’anno successivo. La famiglia si stabilì infine a Roma, nel 1950, prima a Tor Sapienza, e in seguito in diversi appartamenti nella zona di piazza Lodi, sulla via Casilina.
Lo stesso Battisti raccontò di aver iniziato a interessarsi per la prima volta alla musica nel periodo delle scuole medie, intorno alla metà degli anni Cinquanta, quando si fece regalare una chitarra. Anni dopo, da autodidatta, scoprì le infinite possibilità dello strumento, contaminando il pop nazionale con la musica nera e il rock d'oltreoceano. Il suo primo insegnante di strumento fu il nonno Giovambattista, che poi lo affidò alle cure di Silvio Di Carlo, un elettricista di Poggio Bustone considerato da tutti un eccentrico. Dalla fine del decennio iniziò le prime esperienze come chitarrista in complessi amatoriali e semi-professionistici; i suoi ascolti si concentravano soprattutto sulla produzione angloamericana, in particolare Everly Brothers, Diamonds, Platters.
L'Ascesa Professionale e l'Incontro con Mogol
Dopo aver assolto i propri obblighi scolastici, grazie a un accordo con il genitore che consentì a Lucio di beneficiare dell’esenzione dagli obblighi militari per provare a costruirsi un futuro nel mondo della canzone, iniziò la vera gavetta. Risalgono all’estate 1962 la collaborazione con il gruppo napoletano I Mattatori e con l’orchestra di Enrico Pianori dal 1963. L’incontro decisivo per l’inizio della carriera di Battisti fu con Roberto (Roby) Matano, leader dei Campioni, da cui si era appena staccato il chitarrista Bruno De Filippi. Con loro debuttò a Rupe Tarpea nel novembre 1963 e poté allargare i propri orizzonti con le prime esperienze all’estero in Germania e Olanda.
Il trasferimento a Milano rappresentò per Battisti il contatto con la realtà più dinamica dell’epoca. Il 14 febbraio 1965 ottenne un appuntamento con il discografico Franco Crepax: durante il provino, fu notato da Christine Leroux, un'editrice musicale di origine francese giunta a Milano negli anni sessanta. Leroux rimase colpita dalle vocalità di Battisti e fu lei a procurargli un appuntamento con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol, dando vita a uno tra i sodalizi artistici più fortunati nella storia della musica italiana.

L'Era dei Grandi Successi e la Numero Uno
Il 1967 è l'anno di "29 settembre", uno degli hit più noti dell'Equipe 84; ma il primo, vero successo di Lucio può esser considerato "Balla Linda", eseguita al Cantagiro del '68. Il '69 è fondamentale nella carriera del cantante reatino: in questo arco di tempo, infatti, partecipa al Festival di Sanremo con "Un'avventura", trionfa al Festivalbar con "Acqua azzurra, acqua chiara" e fa uscire uno dei suoi pezzi destinati a vendere di più, "Mi ritorni in mente".
"Balla Linda" del 1968 fu seguita da tanti altri successi, da "Non è Francesca" a "Emozioni", da "Acqua azzurra acqua chiara" a "La canzone del sole", che per oltre un decennio lo proiettarono ai vertici delle classifiche. Durante l'estate 1969, fondò insieme a Mogol, a Mariano Rapetti, al produttore discografico Alessandro Colombini e Franco Daldello la casa discografica Numero Uno. Di qui in avanti, gli exploit della ditta Mogol-Battisti non si contano più: si va da "I giardini di marzo" a "E penso a te", da "Il mio canto libero" a "Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…", da "Il nostro caro angelo" ad "Ancora tu", da "Amarsi un po'" ad "Una donna per amico".
Innovazione e Sperimentazione: Il Metodo di Lavoro
Durante la collaborazione con Mogol, Battisti componeva la musica dei brani sempre prima della stesura dei testi, premurandosi successivamente di accomodare nella frase musicale anche le eventuali sillabe in eccesso. Come asserì lui stesso: «I testi Mogol li scrive sempre dopo, quando c'è già la parte musicale. Mi fa suonare il pezzo alla chitarra, lo ascolta un paio di volte e comincia a buttar giù idee». Questo approccio artigianale portò a una metrica innovativa per la musica italiana.
Il lavoro in studio con figure come il tecnico Walter Patergnani fu fondamentale. Dalle invenzioni tecniche per ottenere effetti come il phasing o la manipolazione in stereo dell'effetto eco fino alle sovraincisioni e al missaggio, il lavoro di Battisti si concentrava sulla ricerca della massima coerenza possibile tra soluzione sonora ed espressione. L'album "Amore e non amore" (1971), realizzato con i membri della PFM, rompe con la tradizione indigena attraverso una serie di strumentali e alcune cose assai innovative per l'epoca.
Lucio Battisti La storia
Gli Anni di Pasquale Panella e il Ritiro
L'ultima fase artistica, dopo la separazione da Mogol, fu segnata dalla collaborazione con il poeta Pasquale Panella. La poetica ermetica di Panella influenzò album come "Don Giovanni" (1986) e "Hegel" (1994), segnando una rottura definitiva con il passato. Di contro, il suo essere in anticipo sui tempi e alla continua ricerca di innovazioni, unito alla personalità schiva e libera da appartenenze politiche, lo rese oggetto di critiche e illazioni ingenerose, spingendolo a disertare le apparizioni in pubblico e sui media.
Già agli albori degli anni settanta cominciò a delinearsi il suo carattere, manifestando il desiderio di privacy, di non essere costantemente sotto i riflettori e rimarcando la convinzione di dover essere giudicato solo per la sua musica e non per il gossip attorno al personaggio. In seguito, Battisti smetterà di lavorare per ritirarsi nella sua casa di campagna a Molteno.
L'Eredità di un Mistero
La morte di Battisti, il 9 settembre del 1998, a 55 anni, è ancora oggi avvolta da un alone di mistero, perché la famiglia del cantautore non ha voluto che venisse reso noto il bollettino medico. Il comunicato ufficiale, infatti, aveva parlato soltanto di "complicanze in un quadro clinico severo sin dall'esordio". La sua scomparsa, avvenuta per una rara malattia del sistema linfatico, segnò la fine di un'epoca. Il suo funerale si era svolto in forma estremamente privata, con sole venti persone a rendergli l'ultimo saluto. Le sue canzoni, reinterpretate da illustri colleghi di ieri e di oggi, continuano a regalare sempre le stesse "emozioni", confermando Battisti come un riferimento imprescindibile per ogni generazione di artisti.