Crisi di rabbia nei bambini di 10 anni: Comprendere le cause e gestire la disregolazione emotiva

La rabbia è uno stato affettivo intenso con cui ci confrontiamo fin dall’inizio della nostra vita, che si attiva in risposta a stimoli interni o esterni. È una delle emozioni primarie, innata e universale. Ha una funzione adattiva. Normalmente possiamo osservare la sua espressione di solito verso la fine del primo anno di età, ma i medici concordano nell’identificare il suo picco dai 2 anni ai 4 anni… i terribili due. Tra le cause principali la frustrazione, la stanchezza e la fame. Proprio per questo possiamo definirla un’emozione “scomoda” ma è fondamentale per il loro sviluppo emotivo e sociale.

bambino che esprime rabbia in modo naturale

Quando arriviamo all'età di 10 anni, il panorama emotivo cambia drasticamente. Un bambino o una bambina manifesta una crisi di rabbia perché vive le emozioni, soprattutto paura e rabbia, in modo totalizzante. Il bambino che ha spesso crisi di rabbia soffre molto in tutti quei momenti di disregolazione. Se riuscisse a regolarsi lo farebbe. Sicuramente, quindi, non lo fa apposta. Provare a sintonizzarsi sulla sua sofferenza può aiutare a mantenere l’autocontrollo necessario ad affrontare la situazione in classe o in casa.

Le radici della rabbia: Oltre il capriccio

È importante comprendere che la rabbia nei bambini è una risposta naturale a situazioni che percepiscono come frustranti o ingiuste. Quando un bambino si arrabbia, non sta facendo un capriccio: sta cercando di comunicare un bisogno o un disagio che non riesce a esprimere diversamente. Un errore comune è interpretare queste reazioni come capricci. In realtà, dietro ogni scatto d’ira c’è una richiesta di aiuto, una forma di comunicazione che merita di essere ascoltata.

Considerare la rabbia come un bisogno permette di cambiare prospettiva: non si tratta di un comportamento da reprimere, ma di un’emozione da accogliere e gestire insieme al bambino. A 10 anni, i cambiamenti sono profondi: l'età dello sviluppo è l’età delle scoperte, del mettersi alla prova e dello sperimentare. Il bambino può arrabbiarsi perché prova e riprova ma non riesce subito in una attività in cui sta mettendo impegno e concentrazione, si percepisce incapace o insicuro, o non è preparato.

schematico del cervello in crescita durante l'infanzia

Da un punto di vista fisico, questo sentimento produce un aumento della pressione sanguigna, aumentano i neurotrasmettitori legati allo stress e si abbassano quelli legati al piacere. Quando un bambino è molto arrabbiato non riesce a mettersi nei panni dell’altro e, tipicamente, si sfoga fisicamente. È importante riuscire a manifestare la propria rabbia in quanto crea una forte tensione nei muscoli, soprattutto quelli del viso, i mandibolari, quelli di mani e braccia e di piedi e gambe; il corpo ha bisogno di smaltire questo eccesso.

L'analisi del contesto: Perché proprio ora?

Prima di tutto valutiamo se si tratta di un comportamento nuovo o se, invece, è una caratteristica che la bambina o il bambino ha sempre avuto. Se il bambino ha sempre reagito in modo eccessivo, anche in contesti differenti e con persone diverse dai familiari, si può ipotizzare che abbia una scarsa tolleranza alle frustrazioni. Ci sono bambini che tollerano male anche la più piccola contrarietà e manifestano il loro disappunto andando in escandescenze. Spesso questa modalità è alimentata dall’ambiente stesso quando gli adulti faticano a dare regole chiare, coerenti e ferme.

Se invece è un comportamento nuovo, dobbiamo indagare cosa è cambiato nel contesto del bambino: casa, scuola, amici, attività pomeridiane. Le emozioni dei bambini sono il frutto, spesso, di quello che accade nell'ambiente circostante. È utile tenere un diario in cui registra in quale stanza si trova quando avvengono, a che ora, cosa succedeva prima dello scatto, durante e dopo.

La Rabbia 😡 | Le Emozioni: Episodio 2 – Impara a gestire la rabbia con Luca - storie per bambini

È necessario indagare che cosa le suscita. Spesso l’ira è utilizzata come mezzo estremo per farsi comprendere o per vedere dove sta il limite. Il compito di un genitore è quello di offrire sostegno, amore ma anche limiti e confini amorevoli. La struttura ed i confini servono, rassicurano. I bambini ne hanno bisogno.

Strategie di gestione: Dalla disregolazione all'autoregolazione

Se il bambino è troppo «su di giri» dal punto di vista emotivo sarà inutile cercare di attivare in lui meccanismi di autoregolazione basati su strategie cognitive e dialogo. Sarà utile, piuttosto, lasciare che sfoghi in parte questa energia e, quando sarà più calmo, parlarci e capire le motivazioni della crisi e/o fornire strumenti e indicazioni più «cognitive». Inoltre, ricordate che le emozioni, per quanto intense o prolungate, sono temporanee: non possono durare per sempre.

Di fronte ad un bambino arrabbiato le reazioni emotive e comportamentali dei genitori possono fare la differenza. È bene essere modelli positivi. Se il bambino assiste ad un episodio di rabbia tra i genitori oppure nota che un genitore è più nervoso del solito, potrebbe essere utile spiegare al bambino che cosa l’adulto sta provando e perché, e non minimizzare l’episodio vissuto con un semplice “non è niente, non preoccuparti!”.

genitore che ascolta con empatia il proprio figlio

Il bambino a volte non è in grado di capire che è arrabbiato poiché annebbiato da questa sensazione di disagio e di malessere. Può essere spaventato da questa emozione, che ogni volta può avere una forza pervasiva diversa in lui. La figura educativa, presente durante l’episodio di rabbia, può, per prima cosa, aiutarlo ad individuare il suo malessere ed spiegare al bambino che quello che sta provando si chiama rabbia e che il modo in cui la sta manifestando è adeguato o meno alla situazione.

Quando cercare un aiuto specialistico

È consigliabile chiedere un supporto professionale se: i comportamenti aggressivi sono frequenti e molto indensi, persistono oltre i 5-6 anni senza segnali di miglioramento; causano danni agli altri o agli oggetti; sono associati a ritiro sociale, difficoltà scolastiche o comportamenti di autolesione. Inoltre, se ci sono condizioni di base, come difficoltà di linguaggio, diagnosi neurologica o un contesto familiare instabile, è bene intervenire precocemente.

L'aggressività non significa automaticamente “bambino violento”: la vera violenza presuppone intenzionalità, cosa molto rara nei più piccoli. Tuttavia, nel caso in cui un bambino, ad esempio in età scolare, metta in atto più volte comportamenti classificabili come violenti, è di centrale importanza che gli adulti coinvolti compiano un’analisi accurata della situazione.

Per capire meglio l'origine dei comportamenti aggressivi e degli stati emotivi di vostro figlio e per poterli contenere in maniera funzionale, è consigliato rivolgersi ad uno psicologo che possa aiutarvi a leggere il significato anche comunicativo che questi episodi hanno. In questo ambito, la consulenza di sostegno alla genitorialità è un prezioso passaggio di crescita per la famiglia. Permette di ricevere ascolto nei momenti di fatica e frustrazione familiare, aiuta ad osservare quello che nella routine della vita quotidiana resta in ombra e offre utili indicazioni specifiche.

La transizione verso l'adolescenza

Tra gli 11 e i 15 anni ogni genitore dovrebbe smettere di considerare suo figlio “piccolo”. In questa fascia d’età il figlio diventa ragazzino, ovvero preadolescente. I problemi preadolescenziali prevalentemente dipendono dalla taratura dell’Io, per come si sta caratterizzando, con il mondo esterno e col suo complesso di regole adulte. La rabbia nasce come conseguenza della difficoltà a equilibrare le emozioni con la ragione, il comportamento con le regole, le aspettative con la realtà.

ragazzo di 10-11 anni che riflette o scrive un diario

Il consiglio migliore da dare a un genitore è quello di prendere le distanze dal proprio coinvolgimento emotivo e, senza uscire dal proprio ruolo, aiutare il ragazzo con un intervento educativo che gli consenta di restare nello spazio positivo della sua stessa mente. È proficuo compenetrarsi nella mente del preadolescente e accogliere il fanciullo che ancora cerca l’amore avvolgente della mamma e del papà senza, però, opprimere il ragazzo che cerca la sua via nel mondo. La prima regola di sopravvivenza per qualunque genitore è l’accettazione: accettate che vostro figlio sta crescendo e che per farlo deve scontrarsi con il mondo e con le sue regole adulte. Se l’Io è in sedimentazione, i sentimenti, invece, sono magmatici, mentre il cuore è magnetico ma di cristallo. Non c’è adolescente che non sia stato attratto dalla trasgressione, rispetto a questo pericolo il ruolo dell’adulto è fondamentale ed è determinante che genitore e figlio abbiano instaurato un rapporto dialogante: mettete i vostri figli in condizione di raccontarvi i loro vissuti, le loro amicizie, i loro incontri.

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