Le origini e l'ascesa di Sparta: dalla fondazione all'egemonia nel mondo greco

L'ascesa di Sparta, una delle poleis più influenti e discusse dell'antichità classica, affonda le sue radici in un processo migratorio complesso che ha ridefinito l'assetto del Peloponneso tra il XIII e il X secolo a.C. La nascita di questo organismo politico non fu un evento isolato, ma il risultato di una progressiva strutturazione sociale e territoriale avvenuta in un'area precedentemente abitata da popolazioni autoctone, poi sottomesse dai nuovi arrivati.

Mappa del Peloponneso antico con la posizione della Laconia e di Sparta

La formazione della città-stato e il processo di sinecismo

Le origini di Sparta risalgono a un periodo che va dal XIII al X secolo a.C. Durante questi anni, la popolazione indoeuropea dei Dori invase la regione della Laconia, situata nella parte meridionale del Peloponneso. I Dori, provenienti verosimilmente dalla zona illirica, giunsero nella penisola greca in una delle ultime ondate migratorie di stirpe indoeuropea. Qui fondarono, per sinecismo (ovvero unificando quattro villaggi: Cinosura, Limne, Mesoa e Pitane), la capitale Sparta.

Inizialmente, alla città fu assegnato il nome di Lacedemone. Il nome di Sparta le fu dato solo successivamente, in onore della moglie di Lacedemone. La regione della Laconia era precedentemente abitata dagli Iloti, che divennero poi schiavi. Oltre agli iloti, anche i messeni furono invasi; nei secoli successivi alla fondazione di Sparta, i Dori s’interessarono da subito alla confinante regione della Messenia, che riuscirono a conquistare dopo decenni di guerre. Questa vittoria portò agli spartani, discendenti dei Dori, una grande quantità di terre coltivabili, oltre che schiavi per lavorarle.

Il sistema politico e la figura di Licurgo

Secondo la tradizione, fu il legislatore Licurgo a fondare la costituzione di Sparta, ma questa sembra essere piuttosto il risultato di un processo evolutivo molto lungo. Il sistema era governato da due re, che coprivano anche il ruolo di generali dell’esercito e sommi sacerdoti. La carica di re era ereditaria e durava a vita.

Un altro organo fondamentale della vita politica era l’Apella, ovvero l’assemblea degli spartiati. Essa respingeva o approvava le proposte della Gherusìa, un organo formato dai due re e da 28 spartiati di età superiore ai 60 anni. A questo si aggiungevano i 5 Efori, magistrati eletti annualmente dall'assemblea. L'apella era distinta da quella di altre poleis greche poiché configurava la riunione di un corpo militare disciplinato.

La Grande Storia Grecia Classica 2 - Il conflitto con sparta e il declino della civiltà greca.

Stratificazione sociale: Spartiati, Perieci e Iloti

La società spartana era rigidamente piramidale. Sul gradino più alto troviamo gli Spartiati: uomini liberi, titolari di tutti i diritti, discendenti dalle famiglie doriche più nobili. Essi erano considerati uguali tra loro e avevano un obbligo militare che durava fino alla vecchiaia. A loro era rigorosamente proibito compiere qualsiasi tipo di lavoro che non fosse l'addestramento militare, la guerra o il governo; la loro agiatezza derivava dal klèros, un appezzamento di terreno trasmesso dal padre al figlio primogenito.

Al gradino intermedio vi erano i perieci, uomini liberi ma esclusi dalla vita politica. Discendenti anche loro dai Dori, probabilmente appartenevano a famiglie meno nobili o a rami della popolazione stanziati ai confini del territorio per scopi militari. Si occupavano di agricoltura, commercio e industria, attività indispensabili alla sopravvivenza dello Stato.

Infine, gli iloti rappresentavano la classe più bassa, veri e propri schiavi di proprietà statale. Discendenti dai popoli conquistati, non avevano alcun diritto. A Sparta, il numero degli spartiati era in minoranza rispetto alla popolazione sottomessa, il che rendeva costante la preoccupazione di evitare rivolte.

L'Agoghè: l'educazione spartana

L'educazione di Sparta, nota come Agoghè, era finalizzata a trasformare i ragazzi in futuri guerrieri. All’età di sette anni i bambini venivano sottratti alle loro madri per iniziare l’avviamento militare, venendo affidati alle cure della polis. La vita nelle caserme era durissima e rozza: i giovani erano spinti a indossare gli stessi abiti, mangiare sobriamente e, in periodi di carestia, a rubare per sopravvivere. Furti e bugie erano considerate virtù se poste al servizio dello Stato.

Chi appariva gracile o inadatto a diventare un robusto soldato veniva gettato in un burrone del monte Taigeto. All’età di vent’anni i giovani diventavano ireni, soldati che potevano addestrare i più piccoli. In questa fase potevano iniziare la “caccia agli iloti”, detta Crypteia, un rito di passaggio che consisteva nel togliere la vita a un ilota per abituarsi all'orrore della morte. Solo a trent’anni il guerriero poteva prendere parte all’Apella, sposarsi ed essere ammesso ai Sissizi, le mense comuni.

Il ruolo della donna e la vita urbana

A differenza delle altre città greche, la donna spartana godeva di una libertà inusuale. Aveva il compito di partorire i futuri guerrieri ed educarli fino ai sette anni. Disponendo di molto tempo, si dedicava ad attività sportive per mantenere una forma fisica adeguata al parto: lancio del disco, del giavellotto e la corsa erano esercizi molto diffusi.

La suddivisione urbana rifletteva la gerarchia sociale: l’acropoli era dedicata ai templi, l’asty era la parte abitata dagli spartiati, mentre la chora era il contado in cui risiedevano i perieci e lavoravano gli iloti.

Ricostruzione architettonica dell'Acropoli di Sparta

L’esercito e la strategia bellica

Sparta è passata alla storia come una città-Stato che viveva costantemente in armi. L’esercito spartano era famoso per la sua forza e compattezza, basata non sulla superiorità del singolo combattente, ma sull'unione. La falange greca era il fulcro della loro tattica, una formazione che permetteva di annientare nemici anche numericamente superiori, come dimostrato contro gli "Immortali" persiani.

Il rifiuto della moneta tradizionale, sostituita da pesantissime barre di ferro, fu una scelta deliberata per scoraggiare il commercio e la corruzione, mantenendo la coesione del corpo civico.

Le guerre messeniche e il conflitto con Atene

Il bisogno di terre fertili spinse Sparta verso la conquista della Messenia, che portò alle due guerre messeniche (VIII e VII secolo a.C.). Nel V secolo a.C., la contrapposizione con Atene segnò profondamente la storia greca. La prima guerra del Peloponneso (460-446 a.C.) vide scontri cruenti per l'egemonia, culminati nella battaglia di Tanagra.

La seconda guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) fu il conflitto decisivo. Causato dalle tensioni tra la Lega peloponnesiaca e la Lega delioattica, il conflitto durò trent’anni e vide Sparta trionfare dopo la distruzione della flotta ateniese a Egospotami, imponendo il governo dei "Trenta Tiranni".

Il collasso del sistema spartano

Il declino di Sparta fu causato da una combinazione di fattori economici e demografici. Il principio di trasmissione del klèros portò alla nascita degli ypomèiones (gli inferiori), riducendo drasticamente il numero di spartiati atti a combattere. La congiura di Cinadone e la Guerra di Corinto (395-387 a.C.) furono sintomi di una crisi interna profonda. La sconfitta definitiva contro l'Impero Macedone nel 222 a.C. pose fine all'autonomia politica della città, che nel 146 a.C. sarebbe infine entrata a far parte dell'Impero romano.

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