La Crioconservazione degli Ovociti in Campania: Tecniche, Percorsi Oncofertili e Social Freezing

La gestione della fertilità rappresenta una delle frontiere più avanzate della medicina moderna, intrecciando biologia, tecnologia e diritti sociali. In Campania, il panorama della crioconservazione si è evoluto in modo significativo, integrando l’eccellenza clinica con l’attenzione ai bisogni dei pazienti. La crioconservazione degli ovociti è una procedura medica che prevede la maturazione, la raccolta e il congelamento degli ovociti femminili per un loro utilizzo futuro. Gli ovociti raccolti vengono sottoposti a un processo di vitrificazione, una tecnica di congelamento ultrarapido che impedisce la formazione di cristalli di ghiaccio dannosi per la cellula.

Il Social Freezing: Preservare la Fertilità per Scelte Personali

Il Social Freezing è un tipo specifico di crioconservazione degli ovuli, motivato da una condizione non medica, ma da ragioni sociali o personali. Negli ultimi anni sempre più donne decidono di congelare i propri ovociti per posticipare la maternità in attesa di una stabilità professionale, economica o affettiva.

Il primo passo è una valutazione medica approfondita, durante la quale vengono analizzati gli obiettivi riproduttivi, la storia clinica e lo stato di salute generale della paziente. Successivamente la donna viene sottoposta a una stimolazione ormonale controllata mediante la somministrazione di farmaci ormonali, che inducono le ovaie a produrre un numero maggiore di ovociti rispetto al normale ciclo mestruale e a favorirne la maturazione. La stimolazione ovarica è necessaria per favorire la maturazione simultanea di più ovociti, così da aumentarne il numero e le probabilità di successo future. Senza stimolazione, in un ciclo naturale si maturerebbe un solo ovocita.

Quando i follicoli raggiungono la dimensione adeguata, si procede alla raccolta degli ovociti tramite una procedura chiamata “aspirazione follicolare” o pick up ovocitario. Quando la donna decide di utilizzare gli ovociti crioconservati, questi vengono scongelati e fecondati in laboratorio con il seme del partner o di un donatore, mediante tecniche di fecondazione assistita come l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI).

rappresentazione schematica del processo di vitrificazione e scongelamento degli ovociti in laboratorio

Il costo del Social Freezing può variare dai 2.500 ai 4.000 euro e dipende da diversi fattori come il protocollo terapeutico adottato, il numero di stimolazioni necessarie e la durata della conservazione. La crioconservazione degli ovociti è considerata una procedura sicura ed efficace. Studi scientifici hanno dimostrato che non vi è un aumento del rischio di anomalie congenite nei bambini nati da ovociti crioconservati. L’età ideale per congelare gli ovuli è tra i 25 e i 35 anni, quando la riserva ovarica è ancora buona e la qualità ovocitaria elevata. È possibile procedere anche dopo i 35 anni, ma la probabilità di successo (in termini di fecondazione e gravidanza futura) diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età.

Il congelamento in sé non causa effetti collaterali, ma il percorso medico che lo precede, in particolare la stimolazione ovarica, può comportare alcuni effetti transitori: gonfiore addominale, tensione mammaria, sbalzi ormonali, irritabilità o lievi dolori pelvici. Gli ovociti possono rimanere congelati per molti anni senza perdere qualità, grazie alla tecnica di vitrificazione, che garantisce un’elevata sopravvivenza al momento dello scongelamento. In Italia non esiste un limite massimo di legge sulla durata della conservazione, ma ogni centro può prevedere un termine tecnico o contrattuale.

L’Oncofertilità: Una Rete Regionale per la Tutela del Paziente

In Campania è attiva un’organizzazione interdisciplinare per attuare percorsi diagnostico-terapeutici finalizzati alla preservazione della fertilità in giovani affetti da neoplasia e per il supporto alla procreazione dei soggetti guariti dal cancro. I due centri Hub sono al Policlinico Federico II e al Moscati di Avellino. A partire da gennaio 2016, in Campania, sono state avviate le prime procedure di crioconservazione, in azoto liquido, di tessuto ovarico, prelevato a donne in età fertile, ammalate di tumore, che intendano preservare la capacità riproduttiva ed evitare che le terapie anticancro (soprattutto chemio e radioterapia) le rendano sterili.

La procedura affianca il congelamento e la conservazione di gameti maschili e femminili e il trattamento farmacologico gonadoprotettivo, che sinora rappresentavano le uniche armi per prevenire la sterilità in persone giovani malate di tumore. Il progetto è stato presentato a Napoli nel corso di una conferenza alla quale hanno partecipato rappresentanti della Regione Campania, che finanzia il progetto, l’Istituto Superiore di Sanità, che sostiene dal punto di vista scientifico e sul fronte della formazione l’iniziativa, e il Centro nazionale trapianti, che affianca la Campania per la costituzione della prima Biobanca di tessuto ovarico del Sud.

19.04.2021 - La preservazione della fertilità in oncologia

Ad essere coinvolti sono anche il Dipartimento di medicina clinica e chirurgia, Unità complessa di Oncologia medica, dell’Università Federico II di Napoli, il Dipartimento di Senologia, unità complessa di Oncologia medica senologica del Pascale di Napoli e la sezione di Endocrinologia dell’Università Federico II di Napoli. Il progetto, illustrato dal professor Cristoforo De Stefano, prevede lo sviluppo di Pdta (Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali) per l’oncofertilità.

Il Counseling e la Gestione del Paziente nella Rete Campana

Cruciale in questo processo è il counseling psicologico. Accogliere e guidare le coppie investite dalla malattia verso l’opportunità di un prelievo e il congelamento dei gameti o del tessuto ovarico è una parte essenziale del progetto, nella consapevolezza che sono comunque procedure stressanti che si innestano in un tessuto umano e psicologico già devastato e sovvertito dalla malattia.

Ad ogni paziente viene offerto un counseling multidisciplinare da parte di équipe dedicate, da effettuarsi nell’ospedale spoke e/o in quello sede dell’hub. Il prelievo, i trasporti e le modalità di conservazione vengono validati e dettagliati in procedure condivise tra le strutture. Se i centri di procreazione medicalmente assistita (Pma) hanno autonomia di stimolazione e stoccaggio di gameti, procedono in modo autonomo; in caso contrario, i pazienti vengono inviati presso i centri Hub per le procedure.

È fondamentale ricordare che esistono diverse strategie per la preservazione della fertilità in persone sottoposte a terapie anticancro, che dal 20 al 60 per cento esitano in sterilità. Tra le tecniche validate vi sono il congelamento di ovociti e di tessuto ovarico. È inoltre descritta una metodica, ad oggi ancora sperimentale, che consiste nel prelievo di follicoli immaturi e la successiva maturazione in vitro degli ovociti. Tale metodica, al pari del congelamento del tessuto ovarico, consentirebbe di evitare la stimolazione ovarica controllata che potrebbe avere un impatto negativo sulla prognosi nei tumori ormono-sensibili.

Strategie Avanzate e Prospettive di Successo

Le tecniche di protezione includono la trasposizione dell’ovaio, l’impiego di analoghi del gene Rh, la riduzione del reclutamento follicolare su base ormonale (abbassamento dell’Fsh) e le tecniche di Pma. Per valutare la fertilità residua della donna, il dosaggio dell’ormone antimulleriano si correla molto bene con la riserva ovarica e va effettuato in tutti i programmi, prima e dopo il trattamento. Utilizzato in quasi tutte le patologie gonadiche, esso consiste in una conta dei follicoli antrali e, associato all’ultrasonografia, dà quasi una precisione matematica.

Il Presidente della Regione Campania ha ribadito che la regione è in condizioni di offrire un servizio eccellente, da Marcianise nel Casertano al Ruggi d'Aragona di Salerno, dalla Federico II a Napoli al Moscati di Avellino. Nei centri per la procreazione medicalmente assistita, i risultati sono positivi, con gravidanze realizzate quasi nel 50% dei casi. Inoltre, è stata introdotta l'offerta gratuita dell'indagine genetica preimpianto per quelle coppie che hanno avuto già nati con problemi di malattie rare.

grafico che illustra le percentuali di successo della fecondazione assistita in base all'età della paziente

Il centro di riferimento a Napoli per la conservazione della fertilità, spesso indicato con realtà come Megaride, offre un percorso personalizzato basato su tecnologie all'avanguardia. Tuttavia, il sistema campano continua a confrontarsi con sfide importanti: le richieste delle pazienti lungosopravviventi, l'accesso alle procedure dopo cure anticancro effettuate anni addietro e i rischi di reintrodurre le cellule tumorali conservate nel tessuto ovarico prelevato in fase di innesto.

La Complessità della Rete e il Ruolo dei Centri Hub

La rete campana per l’oncofertilità si inserisce nel piano nazionale per la fertilità definito dal ministero, disciplinando la conservazione dei gameti. Il modello da perseguire è l’interazione e la cooperazione tra le Oncoematologia pediatriche e le Oncologia pediatriche, con la previsione di un centro di oncofertilità all'interno di un numero limitato di centri per la sterilità, realizzando un gradiente a complessità crescente tra periferia e centro.

Gli standard internazionali suggeriscono la presenza di una struttura di medicina e chirurgia della riproduzione ogni 2-4 milioni di abitanti. L'Istituto Superiore di Sanità aggiorna periodicamente le informazioni in questa sezione direttamente dai centri. È importante notare che esiste una differenza di circa due anni tra lo stato attuale del centro e la diffusione dei dati di attività, il che può comportare incongruenze tra il livello autorizzato e i dati pubblicati.

In questo contesto di "zona grigia", si pongono interrogativi sul codice da attribuire a un malato di tumore che, prima di sottoporsi alle cure, non è ancora sterile ma probabilmente lo diventerà. Una persona che, a dispetto del suo stato di salute, dovrebbe poter accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita senza ostacoli. La sfida futura per la sanità regionale rimane dunque quella di eliminare le incertezze, garantendo una consultazione tempestiva e un accesso equo e universale alle cure, per ridurre la percentuale di mancata assistenza oncologica-riproduttiva.

La ricerca e l'assistenza, come sottolineato dai vertici dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, non sono solo una mission aziendale, ma una necessità per una sanità che punta all'eccellenza, agendo come punto di riferimento interregionale per migliaia di giovani che vivono il dramma della malattia e la speranza di un progetto di vita futuro. Il successo di queste iniziative, in definitiva, dipende dalla capacità dei professionisti di agire con prontezza, superando le difficoltà burocratiche e psicologiche insite in un percorso così delicato.

tags: #conservazione #ovociti #campania