
Il dibattito sull'aborto, in particolare sulle diverse metodologie e sulle implicazioni etiche e sociali, è un tema ricorrente e complesso. In questo contesto, la figura del dott. Bruno Mozzanega, ginecologo presso la clinica ostetrica universitaria di Padova, emerge come voce autorevole e talvolta controcorrente, anche in virtù della sua posizione di obiettore di coscienza e cattolico. Le sue riflessioni spaziano dall'aborto farmacologico (RU486) a quello chirurgico, toccando le questioni relative alle pillole dei "giorni dopo" e alla necessità di una corretta informazione sulla riproduzione umana.
La RU486 e l'aborto chimico: prospettive e controversie
Il dott. Bruno Mozzanega disapprova il "polverone sollevato attorno alla RU486", nonostante sia un cattolico e obiettore di coscienza. Egli sottolinea come "questa crociata è una cavolata infinita" e che "è un modo di ammazzare il bambino come un altro, del resto all'interno della 194 sono previste le diverse modalità".
Aborto farmacologico: cos'è la pillola RU-486
Alla domanda se consiglierebbe alle sue pazienti la pillola abortiva o l'aborto chirurgico, il dott. Mozzanega offre una prospettiva articolata: "Per il bambino è preferibile il metodo chimico. Per la donna, invece, usare la Ru credo sia un'esperienza terribile. È un'angoscia che dura tre giorni". Un aspetto cruciale evidenziato è che "se dopo l'assunzione della pillola, a bambino vivo, lei dovesse cambiare idea, non può più fermare la mano del medico". Questo perché "il farmaco glielo fa morire, lei deve solo aspettare. E assistere alla morte in progressione del proprio figlio è terrificante".
Nonostante queste considerazioni, il dott. Mozzanega non crede che la RU486 sia più pericolosa dell'aborto chirurgico, pur menzionando che "sono segnalati 29 decessi che però sembrano essere legati non all'utilizzo della Ru ma al misoprostol". Il misoprostol, il farmaco "che serve per l'espulsione del feto", se "dato per via vaginale, deprime le difese immunitarie e può favorire un'infezione. Con grossi impegni per il servizio sanitario". Questo porta a considerare che l'aborto chimico "può diventare antieconomico nonostante il costo dei farmaci non superi i 100 euro", a causa della "degenza di tre giorni, poi va verificato che l'utero sia vuoto, ci sono i controlli successivi per evitare infiammazione". Pertanto, per il dottore, "l'aborto chirurgico è più definitivo e sicuro per la donna".

In merito all'aumento degli aborti con la RU486, il dott. Mozzanega non crede che questo avverrà significativamente. Egli afferma: "Non credo. Se viene applicata secondo i canoni della 194 non c'è il turn over, sono letti occupati e dunque non possono aumentare più di tanto". Tuttavia, paventa il rischio di una "banalizzazione". Si potrebbe avere "la sensazione che l'aborto diventi più facile, anche se non credo sarà così: la morte in diretta del proprio figlio è una cosa drammatica". Un'altra preoccupazione è che "in compenso gli aborti clandestini continueranno a crescere indisturbati". Il farmaco utilizzato in questo contesto, il misoprostol, "funziona bene come abortivo se usato entro la nona settimana di gravidanza". Dunque, la RU486 "fa morire il bambino. Ma se si usa solo il misoprostol non cambia niente".
L'obiezione di coscienza e l'applicazione della legge 194
La questione dell'obiezione di coscienza è un altro punto focale. La Chiesa invita all'obiezione, e il dott. Mozzanega conferma la sua adesione a questo principio. Egli riporta che "nel mio reparto clinica ostetrica universitaria di Padova, su 15 medici solo uno pratica aborti. E per noi obiettori non cambia nulla".

La legge 194/78 è il quadro normativo di riferimento in Italia per l'interruzione volontaria di gravidanza. La relazione più recente sull'abortività, presentata dal Ministero della Salute a luglio 2020, ha mostrato che il rapporto di interruzioni volontarie di gravidanza rispetto a mille nati vivi è stato pari a 173,8 nel 2018, con un decremento del 1,9% rispetto al 2017 e del 54,3% rispetto al 1982.
Il rispetto delle leggi italiane è sottolineato anche nel contesto della prescrizione di farmaci post-concezionali. Il medico che non li prescrive "rispetta alla lettera le leggi italiane: la 405/75 in primis, istitutiva dei Consultori, che finalizza la procreazione responsabile alla 'tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento'". Secondo questa interpretazione, "essendo il concepimento il risultato immediato dell'incontro di uovo e spermatozoo, il prodotto che ne deriva e che è tutelato esplicitamente è il concepito, la nostra prima cellula. Lo stesso si ricava dagli art. 1 della 194/78 e della 40/2004".
Le "pillole dei giorni dopo": tra contraccezione d'emergenza e farmaco abortivo
Un tema di grande attualità è quello delle "pillole dei giorni dopo", in particolare ellaOne. Patrizia Benvenuti, presidente del Centro Aiuto alla Vita di Prato, in occasione di un incontro intitolato "La fecondazione, l'aborto chimico e le pillole dei 'giorni dopo'", ha dichiarato che "vogliamo informare correttamente su questi mezzi, soprattutto perché si sappia che le cosiddette 'pillole del giorno dopo' non sono strumenti preventivi, ma farmaci abortivi". L'intento degli organizzatori, CAV e MPV, è "fare chiarezza per responsabilizzare i cittadini affinché possano prendere le loro decisioni in modo consapevole ed informato".

Il dott. Mozzanega, in qualità di Presidente della Società Italiana per la Procreazione Responsabile (Sipre), ha contribuito a sollevare dubbi sulla classificazione di ellaOne. L'interrogazione parlamentare presentata dai senatori Maurizio Gasparri e Ignazio Zullo al ministro della Salute Orazio Schillaci si basa sulle ricerche della Sipre. Essi ricordano che "dal 2009 è venduta in Italia la pillola 'ellaOne' (ulipristal acetato, Upa, 30 milligrammi), proposta come contraccettivo di emergenza e presentata come farmaco che ritarda o inibisce l'ovulazione" e che "dal 2015 tale farmaco è dispensato senza necessità di prescrizione medica e liberamente venduto nelle farmacie, parafarmacie e nei supermercati".
Citando un articolo pubblicato sulla rivista scientifica "New England Journal of Medicine" (Nejm), gli interroganti affermano che "la somministrazione orale di due sole compresse di ellaOne è stata in grado di determinare l'aborto fino alla nona settimana di gravidanza in 127 donne su 131, con efficacia pari al 97 per cento, del tutto sovrapponibile a quella del mifepristone (Ru486), la pillola usata per l'aborto farmacologico". La Sipre "ha ripetutamente segnalato ad Aifa (l'agenzia italiana che regolamenta i farmaci in commercio, ndr) che il farmaco non è anti ovulatorio ma prevalentemente antinidatorio e potenzialmente abortivo".
Se quanto documentato dall'articolo del Nejm è vero, "la distribuzione al pubblico, senza prescrizione, del farmaco ellaOne pare porsi in contrasto con la disciplina nazionale vigente in materia di modalità di accesso all'aborto". Sebbene la decisione di autorizzare la vendita senza prescrizione sia stata presa dall'Ema, l'agenzia europea, i senatori Gasparri e Zullo fanno notare che la direttiva 2001/83/CE prevede che "la disciplina sovranazionale non osta all'applicazione delle disposizioni nazionali che vietano o limitano la vendita, la fornitura o l'uso di medicinali a fini contraccettivi o abortivi".
Aborto farmacologico: cos'è la pillola RU-486
L'interrogazione parlamentare solleva "la sussistenza di pericoli per la salute delle minori, e della donna in generale, derivanti da una possibilità di abortire autogestita e clandestina e dal possibile abuso di un principio attivo (Upa) potenzialmente epatotossico". La Sipre, infatti, "in data 17 febbraio 2025 ha presentato un'istanza all'Aifa affinché ne sospenda la distribuzione sul territorio nazionale, ne modifichi la normativa di accesso assimilandola a quella del mifepristone, e affinché ridefinisca il 'place in therapy' (il ruolo del medicinale nello specifico contesto terapeutico, ndr), trattandosi di un farmaco antinidatorio e abortivo, incompatibile con una libera distribuzione".
Il dott. Mozzanega sottolinea che "in un anno 600 mila teenagers usano la cosiddetta pillola del giorno dopo per lo più nella convinzione che il farmaco blocchi l'ovulazione. La Ru486, invece, inficia l'annidamento ed è una cosa ben diversa perché elimina la vita dopo che ha già iniziato a formarsi". Egli riporta che "i dati dichiarano che ogni cento rapporti sessuali a rischio ci sono sei gravidanze che iniziano; di queste sei la pillola del giorno dopo ne elimina cinque. Dunque, in un anno sono 30 mila gli embrioni perduti… ovvio che le richieste di aborto sono in netta diminuzione".
La corretta informazione e la "procreazione responsabile"
La carenza di informazioni sulla fisiologia riproduttiva è un problema significativo evidenziato dal dott. Mozzanega. Egli afferma che "solo il 20 per cento delle ragazze a vent'anni conoscono la fisiologia dell'apparato riproduttivo - a 45 anni la percentuale continua a essere risicata: solo il 35 per cento". Questo "pesante deficit di conoscenza" non permette di "scegliere la vita in libertà".

Il dott. Mozzanega è autore della monografia scientifica divulgativa "Da Vita a Vita - Viaggio alla scoperta della riproduzione umana". La prima edizione è stata distribuita nel 2003 a 2500 docenti delle Scuole Superiori di Padova, mentre la terza edizione è stata edita nel novembre 2010 e la quarta edizione è uscita di recente. Questo manuale si propone di colmare le lacune informative, fornendo una conoscenza approfondita sull'organismo femminile e sulla procreazione.
La monografia affronta anche la contraccezione d'emergenza. Il dott. Mozzanega precisa che "la legge obbliga i medici a prescrivere i contraccettivi anche alle minorenni senza informare i genitori, ma in quel preciso momento in cui un ginecologo sta per staccare la prescrizione sono fermamente convinto che abbia un obbligo morale ancora più grande: deve informare correttamente la ragazza, la deve mettere di fronte a ogni tipo di conoscenza sul metodo e sui suoi possibili effetti collaterali che spesso vengono banalmente tralasciati". Un esempio citato è che "le ricerche scientifiche hanno riscontrato un numero più alto di depressione e tentativi di suicidio tra le ragazze che fanno uso di pillole contraccettive, perché la quantità di progesterone rilasciato influisce notevolmente sull'umore".
La "procreazione responsabile" è il nodo centrale, e "ci si può arrivare soltanto attraverso una corretta e onesta informazione che, purtroppo, spesso neppure i genitori possiedono". Il dott. Mozzanega conclude che "i ragazzi hanno un'incredibile capacità di sorprendersi di fronte alla descrizione del viaggio della vita che inizia dentro la donna e sanno assaporare tutta la bellezza della loro storia personale iniziata nell'utero. Acquisiscono così un forte senso di continuità che ha la procreazione umana… e non servono lezioni mirate di etica perché l'etica, con la formazione, nasce da sé attraverso la consapevolezza di ciò che siamo e da dove veniamo". Egli ammonisce i ragazzi: "avete capito perché una ragazza non può essere un semplice parco divertimenti? La sessualità non va svilita, banalizzata, perché è da lì che abbiamo avuto origine e tutti pretendiamo rispetto e dignità".
Il ruolo del ginecologo e la ricerca scientifica

Il dott. Bruno Mozzanega, quale Ginecologo, è "normalmente coinvolto nelle attività assistenziali tipiche di una Clinica Ostetrica e Ginecologica, con particolare riguardo alla isteroscopia diagnostica e interventistica". Oltre all'attività clinica, il dott. Mozzanega ha un'ampia produzione scientifica, essendo autore di "170 pubblicazioni scientifiche, comprendenti i testi di presentazioni a Congressi e gli abstracts".
Dal punto di vista della Ricerca, "si è occupato di climaterio e postmenopausa sin dal 1980, approfondendo le tematiche del rischio oncogeno legato alle alterazioni endocrine del climaterio, del rischio cardiovascolare, osteoporotico e coagulativo". Negli anni '80 "si è occupato del dosaggio dei recettori ormonali per estradiolo e progesterone, approfondendone le relazioni con la patologia oncologica ormono dipendente e con patologie benigne legate al ciclo mestruale". Ha inoltre "approfondito lo studio del tessuto endometriale nelle pazienti trattate con tamoxifene per neoplasia mammaria, verificando anche, mediante isteroscopia, gli aspetti morfologici normali e patologici dell'endometrio". Si è occupato delle "variazioni nei livelli circolanti dei fattori di crescita insulino-simili in corso di differenti schemi di terapia ormonale sostitutiva". È responsabile del "Centro per lo studio del climaterio e della postmenopausa della Clinica Ginecologica e Ostetrica".
Attualmente, "in collaborazione con gruppi di ricerca di biologia molecolare del policlinico, partecipa anche allo studio degli effetti di alcune patologie disendocrine (PCOS e altre) sul metabolismo delle cellule endometriali, al fine di capire attraverso quali meccanismi la cellula normale devii verso la iperplasia e la neoplasia".
Negli ultimi anni, ha pubblicato articoli di review "sul meccanismo d'azione dei contraccettivi di emergenza, evidenziando come il loro prevalente meccanismo d'azione sia post-concezionale e non ante-concezionale". Questo aspetto è cruciale per la comprensione del dibattito sulle pillole dei giorni dopo.
Il "pre-embrione" e la dignità della vita
Un altro punto sollevato dal dott. Mozzanega e dai suoi colleghi riguarda l'uso improprio di termini come "pre-embrione". In una lettera al direttore, si afferma che "pre-embrione' usato dalla dott.ssa Pompili è un termine improprio, anche in termini giuridici. Non esiste il pre-embrione e lo riconosce la Corte Europea di Giustizia nella Sentenza C-34/10 (caso Oliver Brüstle vs Greenpeace e V) del 18 ottobre 2011, quando dichiara che 'fin dalla fase della sua fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano'". Si conviene che anche il termine "bimbo" è inappropriato per descrivere il concepito nelle prime fasi di sviluppo.
Il dott. Mozzanega ne fa una "questione di libertà personale in cui la cultura ormai è deragliata". Egli sostiene che "si confonde il diritto con la libertà perché si sta facendo di tutto per scardinare la morale naturale. L'obiettivo è chiaro: se tolgo dignità alla vita posso fare qualsiasi cosa con essa, qualsiasi sperimentazione genetica, qualsiasi usurpazione". Per questo, la "formazione resta fondamentale perché se non esiste piena consapevolezza non si possono operare scelte libere".
Aborto farmacologico: cos'è la pillola RU-486
Queste considerazioni mettono in luce la complessità del pensiero del dott. Mozzanega, che intreccia la sua professionalità di ginecologo con profonde riflessioni etiche e morali sulla vita e sulla sua tutela, promuovendo una maggiore consapevolezza e informazione in un campo così delicato.
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