È noto come la figura femminile abbia sempre ispirato gli artisti nelle loro opere, sia in ambito sacro che profano. Essa, nel corso del tempo, ha però rivestito ruoli e soprattutto caratteristiche differenti che l’hanno inserita in contesti culturali ed estetici ben precisi. Per poter comprendere questo interessante percorso, è possibile osservare alcune donne raffigurate in opere d’arte conservate a Roma e ricostruirne le peculiarità. Questi canoni di bellezza hanno attraversato millenni di storia umana, trasformandosi in modo significativo in risposta a cambiamenti culturali, sociali e politici. Questi standard estetici hanno influenzato le società antiche tanto quanto le moderne, plasmando le percezioni della bellezza e contribuendo a definire l'identità culturale di diverse epoche. La storia ed evoluzione dei canoni di bellezza riflette dunque il costante cambiamento delle società umane e delle loro percezioni estetiche.
Il Ruolo della Donna e la Sua Rappresentazione Artistica: Dall'Antichità al Medioevo
Nel mondo romano, ad esempio, la donna, soprattutto in Età Imperiale, era da considerarsi generosa nelle forme, elegante nel vestire, truccata e riccamente ingioiellata. A caratterizzare l’estetica femminile dell’epoca, erano anche complicate e ricercate acconciature, come quelle che oggi sono visibili in alcuni busti o immagini giunti sino a noi. Con l'avvento dell'Impero Romano, i canoni di bellezza si ampliarono per includere anche la ricchezza e il potere. La pelle chiara e la rotondità erano considerate segni di status sociale, poiché indicavano una vita agiata e lontana dal lavoro manuale. Le donne romane, in particolare, adottavano pratiche come l'uso di cosmetici per sbiancare la pelle e il consumo di sostanze tossiche per restringere i vasi sanguigni, conferendo loro un aspetto pallido e delicato.

Nell’Antica Grecia, la donna era rotonda e formosa, con fianchi e seni abbondanti. L'antica Grecia rappresenta un punto di partenza fondamentale per la comprensione dei canoni di bellezza occidentali. Qui, il concetto di bellezza era strettamente legato all'equilibrio e alla proporzione. L'arte greca, con le sue sculture di uomini e dei dei, come il celebre "Discobolo" di Mirone, esprimeva un ideale di perfezione fisica basato su muscoli sviluppati e forme armoniose. Questo concetto di bellezza atletica e simmetrica avrebbe avuto un'influenza duratura sulla cultura occidentale. Anche nell’Antico Egitto, dove le donne erano potenti a livello sociale, l’ideale estetico era quello della figura magra e longilinea, con lunghissimi capelli neri e lisci e uno sguardo profondo messo in risalto con un trucco marcato.
Durante il Medioevo europeo, i canoni di bellezza subirono un drastico cambiamento. La bellezza fisica fu spesso messa in secondo piano a favore di virtù spirituali e moralità. La donna medievale è caratterizzata da una carnagione pallidissima, spesso ottenuta anche con l’uso della cosmesi, così come anche le mani, collo sottile e forme non troppo generose. I capelli erano raccolti in lunghe trecce e ricchi di ornamenti, soprattutto nei ceti più importanti. La pelle pallida e le mani delicate erano considerate segni di purezza e castità, mentre l'abbondanza era associata alla buona salute e alla prosperità. L'arte medievale rifletteva questa visione del mondo, con opere che ritraevano figure sacre e nobili con tratti ideali ma pur sempre umani. Con il Feudalesimo, si persero definitivamente le tendenze che avevano affinato i Romani nella cura del corpo e nel concetto di bellezza e ci si avvicinò ai canoni estetici normanni con carnagione chiara, capelli biondi e occhi azzurri, uniti a portamento elegante, abiti di prestigio, acconciature laboriose, trucco sofisticato e gioielli di manifattura eccezionale.
Dal Rinascimento al Barocco: L'Esaltazione delle Forme e lo Sfarzo
Alcune di queste caratteristiche vengono conservate dai canoni estetici del Rinascimento che, oltre alla pelle candidissima, portavano capigliature folte e curatissime. Il Rinascimento italiano segnò una rinascita dell'interesse per l'antichità classica e i suoi canoni di bellezza. Artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo esaltarono la figura umana, cercando di catturarne la perfezione attraverso l'uso di proporzioni matematiche e anatomia dettagliata. Le donne rinascimentali erano spesso ritratte con curve morbide e carnose, simbolo di fertilità e abbondanza. Durante il Rinascimento italiano la donna ideale era in carne, dotata di un fisico florido, con fianchi e seni grandi, che erano uno status symbol di benessere economico e ottima salute. Come sottolinea Agnolo da Firenzuola, autore di un trattato sulla bellezza femminile, le donne dovevano avere anche capelli di un biondo caldo, occhi grandi, bocca piccola e carnosa, seno delicato. Nel Seicento l’immagine femminile riconferma l’ideale rinascimentale e la generosità del corpo femminile è posta in evidenza dal naturalismo caravaggesco e dalla esagerazione decorativa tipica del periodo.
In quale EPOCA saresti stata BELLISSIMA? La bellezza femminile dalla preistoria ai giorni nostri.
Con l'avvento del Barocco e del Rococò, i canoni di bellezza si fecero ancora più sfarzosi e ornati. La bellezza veniva spesso associata all'eccesso e alla pomposità, con abiti sontuosi e trucco elaborato che accentuavano la ricchezza e il prestigio sociale. Le corti europee diventarono dei veri e propri teatri della bellezza, dove nobili e aristocratici competevano per attirare l'attenzione e il favore del sovrano. Si ritorna all’edonismo estetico più classico nel Settecento con l’avvento del Neoclassicismo e del Rococò, in cui le donne sono raffigurate nella loro fulgida bellezza e nello sfarzo, anche perché la ritrattistica ha un ruolo molto importante in questo periodo.
Ottocento e Novecento: Eleganza, Delicatezza e la Nuova Estetica della Magrezza
È nell’Ottocento che la bellezza femminile diventa raffinata ed elegante, delicata e dolce. Nel XIX secolo, con l'avvento della Rivoluzione Industriale, i canoni di bellezza subirono un'ulteriore trasformazione. L'ideale della bellezza borghese rifletteva la prosperità e la stabilità della classe media emergente. Le donne dell'epoca, influenzate dai romanzi e dai racconti dell'epoca vittoriana, cercavano di emulare un aspetto angelico e delicato, con corsetti che modellavano la figura e abiti che esaltavano la vita sottile e le spalle piene. Questa immagine tratta dal film Via col Vento (1939), ha fatto la storia. E non solo del cinema. La scena in cui la protagonista Rossella O'Hara (alias Vivien Leigh) si prepara per il Ballo delle Dodici Querce indossando un corsetto che le toglie il fiato, testimonia come il punto vita stretto fosse una fissazione nell’Ottocento.

Il XX secolo ha visto una proliferazione di diversi canoni di bellezza, spinti in avanti dalle rivoluzioni culturali e sociali dell'epoca. Dagli anni '20 con le donne "flapper" che sfidavano le convenzioni sociali con i loro capelli corti e abiti scollati, agli anni '60 con l'avvento della cultura pop e la diffusione dei modelli di bellezza alternativi, come la figura longilinea di Twiggy. Le modelle sono sempre più magre, è un dato di fatto. La silhouette sempre più sottile di Bella Hadid, eletta modella dell'anno, racconta una nuova e pericolosa estetica, che rischiamo di veder imperversare su social e passerelle: l'Heroin Chic. In principio, si trattò soprattutto di una questione sociale. A partire dal Rinascimento, infatti, i corpi femminili vennero dipinti come giunonici, morbidi e - per dirla secondo la visione dell'epoca - ricchi. La magrezza, infatti, era vista come un simbolo di povertà, dipinta come mancanza di cibo.
Canoni Contemporanei e l'Impatto delle Generazioni: Tra Autenticità e Filtri
Oggi, nel XXI secolo, i canoni di bellezza sono più diversificati che mai. Grazie alla globalizzazione e alla diffusione dei media digitali, l'idea di bellezza è diventata sempre più inclusiva e diversificata, celebrando la diversità di forme, colori e culture. Tuttavia, nonostante questa maggiore consapevolezza e apertura, i canoni di bellezza continuano ad essere soggetti a pressioni e influenze esterne, sia culturali che commerciali.
Cresciuta nell’era dei selfie, la fascia d'età più giovane si muove tra desiderio di autenticità e culto dell’immagine. I riferimenti estetici per questa generazione incarnano questo contrasto tra naturalezza e filtri. Zendaya è il volto della naturalezza contemporanea, capace di alternare look glamour e autenticità senza mai perdere la propria identità: la sua pelle radiosa rappresenta l’ideale della “pelle viva”, non artefatta. L’attrice Florence Pugh, al contrario, affascina per i tratti fuori dagli schemi - mascella marcata, corpo reale, espressività diretta - e dimostra che anche l’imperfezione può diventare iconica. Vivono una “doppia spinta” tra realtà e rappresentazione. Le rughe d’espressione (83%) e l’aging cutaneo (72%) restano motivazioni centrali, ma un 38% dichiara di ispirarsi a un “look Instagram”: un’estetica calibrata, uniforme, quasi algoritmica. È la generazione del “meglio di sé”, sospesa tra autenticità e omologazione, tra il bisogno di essere se stessi e la pressione di piacere agli altri. Le loro icone riflettono questa ambivalenza: Emma Stone rappresenta la naturalezza consapevole, un viso espressivo, con rughe sottili che diventano parte della sua personalità. La modella Hailey Bieber incarna la perfezione estetica da social media, la “glass skin” che ha trasformato la cura della pelle in un rituale aspirazionale.

A un'età più matura si raggiunge una maturità consapevole: meno ansia da giovinezza, più desiderio di leggerezza dello sguardo. Con un’attenzione crescente per la zona perioculare (42%), si cercano interventi che tolgano stanchezza più che anni. L’attrice Jessica Chastain ne è l’archetipo: incarnato chiaro, sguardo intenso, naturale eleganza: il suo volto parla di equilibrio. Con la sua bellezza raffinata e sobria, la bravissima attrice Naomi Watts rappresenta la forza della misura, l’idea che la maturità possa essere una forma di luminosità.
Per le donne più anziane, la medicina estetica si trasforma in un alleato della vitalità. Le loro icone raccontano una bellezza che non si arrende ma si rinnova: la potenza carismatica di Marina Abramović, con il suo volto espressivo e segnato che trasmette forza e presenza. Il fascino morbido e misurato di Ornella Muti, simbolo di una sensualità naturale che attraversa il tempo senza forzature. E l’eleganza magnetica di Helen Mirren, che rappresenta la libertà di invecchiare con stile, trasformando la maturità in una nuova forma di splendore.
La Società Digitale e la Pressione Estetica: Conseguenze e Riflessioni
La nostra società è totalmente influenzata dai social network, ma soprattutto dal giudizio di coloro che ci circondano. La paura di non piacere agli altri può essere ritrovata ogni giorno, nella maggior parte delle persone. Questo argomento viene spesso sottovalutato, dimenticando il valore delle parole e le conseguenze che comportano se dette in modo sbagliato. Il grandissimo difetto dei nostri tempi è il fatto che ci basiamo sulla superficialità, sull’apparire e sull’aspetto esteriore delle persone. Ciò riguarda specialmente il genere femminile; le donne ne sono la vittima più colpita, ma anche gli uomini sono targettizzati. Questa società ci porta a non amarci, ad odiarci, a non valorizzarci, a farci sentire come se fossimo sbagliati. Produce degli standard di bellezza impossibili da raggiungere, che creano insicurezze, che condizionano negativamente il nostro giudizio e a volte anche il nostro stile di vita. Le immagini sono uno strumento potentissimo, e se usate nel modo sbagliato possono avere conseguenze devastanti, come il farci pensare che la bellezza esteriore sia più importante rispetto a quella interiore.
Ma qual è lo standard di bellezza? Il concetto di bello è cambiato da epoca a epoca e da cultura a cultura. Dai fianchi rotondi dell’Antica Grecia, alla vita strettissima dell’epoca vittoriana, dal fisico a clessidra e curvy delle donne degli anni ’50 ai corpi androgini dei ’60 e dei ’90. L’evoluzione della bellezza nel tempo è legata alla percezione della donna nella società: così come cambia il suo ruolo nel tempo, così cambiano i canoni della bellezza e le icone di stile. Al giorno d’oggi lo standard consiste nella donna magra, alta, con pelle liscia e uniforme, giovane e bianca. Ma come queste "bellezze ideali" influiscono sulla vita delle persone?
Nel nostro paese le donne sono molto soggette al giudizio: le italiane adulte sono quelle con meno autostima del mondo. I sondaggi indicano che 4 donne su 10 non si sentono belle, 5 su 10 pensano di non poter mostrare le loro debolezze e sentono la competizione con familiari e amici, e 7 su 10 tendono a saltare i pasti e hanno difficoltà a sostenere le proprie opinioni. Insicurezze che nel 70% dei casi portano anche alla sensazione di disagio nel sottoporsi a controlli medici. L'autostima è un elemento fondamentale del benessere psico-sociale della persona, come valore alla base di relazioni positive con la propria immagine. Tra le cause più rilevanti della scarsa autostima troviamo una pressione sociale sempre maggiore verso ideali di perfezione irrealizzabili: in Italia il 49% delle ragazze sostiene di avvertire la pressione di dover essere sempre bella. Gli standard irraggiungibili possono causare gravi problemi all'individuo, quali disturbi alimentari, depressione, e scarsa considerazione della propria persona.
In quale EPOCA saresti stata BELLISSIMA? La bellezza femminile dalla preistoria ai giorni nostri.
Sono soprattutto i social network ad avere una grande responsabilità sotto questo punto di vista, in quanto in molti tendono a modificare le proprio foto per risultare più appaganti nei confronti di coloro che le guarderanno. Gli adolescenti non riescono ad amarsi perché sono influenzati da immagini ritoccate e falsi canoni di perfezione che percepiscono utilizzando i social network. Inoltre i più giovani sono molto vulnerabili, in quanto non sanno ancora come affrontare il proprio corpo e uno dei loro obiettivi è spesso quello di piacere ed essere amati dagli altri.
Questi standard sono stati creati per un motivo: il marketing. Il consumo ha certamente avuto da guadagnare nel convincere le persone del fatto che il modello di bellezza da seguire sia quello tramandato attraverso pubblicità e società. Gli standard costringono le persone a comprare prodotti per la bellezza, cosmetici, vestiti, gioielli e così via. A volte le persone non si piacciono a tal punto da rivolgersi alla chirurgia plastica, che richiede tanto denaro ed il cui ricorso è principalmente causato dall'insicurezza. A causa di queste convinzioni, il modo di fare pubblicità è cambiato. Si è passati da un modello informativo, che pubblicizzava prodotti di cui la gente aveva effettivamente bisogno descrivendone l’utilità, a un modello consumistico che induce il cittadino a consumare sempre di più, soprattutto beni di cui non ha bisogno ma che migliorerebbero l’estetica, sfruttando paure, desideri e insicurezze. Tutti questi standard sono stati imposti dalla società per sminuirci e per delle strategie di commercio, ma l’amore che proviamo verso noi stessi non deve cambiare, indipendentemente da essi. Le parole sono solo parole, ciò che conta è come ci si sente col proprio corpo e con il proprio aspetto, e nessuno ha e avrà mai il diritto di giudicare seguendo dei canoni superficiali e futili.
La Storia del Make-up: Oltre la Superficie e le Funzioni
Dipingersi il viso e il corpo è una pratica esercitata fin dal tempo dei tempi, in luoghi e culture diverse e lontane tra loro. Guerra, religione, società e bellezza: le motivazioni che spingono l’uomo a dipingersi il viso sono molte e variano a seconda del periodo cronologico e del luogo di origine.
La storia del trucco prende il via presso gli Egizi, per i quali il make up aveva innanzitutto una funzione religiosa. Il loro desiderio per la bellezza non era fine a se stesso: si credeva che la bellezza fosse gradita agli dei e che il trucco potesse proteggere dal male. Il popolo di Cleopatra è stato tra i primi a sviluppare un ampio assortimento di prodotti cosmetici e a documentarne l’importanza nella sua cultura. Le loro conoscenze delle sostanze naturali erano precise e dettagliate. La cura e l’abbellimento del proprio corpo, intesa come esaltazione della bellezza, era una delle maggiori preoccupazioni per gli Egizi, soprattutto per gli individui di classe più elevata. La cosmesi egizia, così come ci è pervenuta, risulta praticata da esperti conoscitori di materie prime, che venivano scelte in modo appropriato alla funzione. Il corpo era considerato un luogo sacro, la “casa dell’anima immortale”: credevano che la vita e la bellezza potessero continuare nell’aldilà. Lo sguardo aveva un valore prettamente spirituale ed andava sottolineato con prodotti specifici. Per porre enfasi agli occhi, la pelle del viso andava preparata in modo impeccabile per risultare una base neutra ed uniforme. Si schiariva quindi l’epidermide con un composto cremoso derivato dalla biacca, disponibile in diversi colori. Il fondotinta venne sempre più considerato un cosmetico e, allo stesso tempo, un repellente per insetti e mosche. Furono sviluppate in seguito due tipologie di prodotto: l’Udju, diffuso nel Basso Egitto e preparato con malachite verde, e il Mesdemet, creato con la galena di Assuan nell’Alto Egitto.
Nel mondo classico, i Greci esaltavano molto la bellezza, tanto che esistevano delle multe per le donne che osavano presentarsi in pubblico con un aspetto trascurato. Nella Grecia pre-classica la percezione della bellezza era molto vaga poiché non esisteva ancora una comprensione consapevole di questo concetto. Nella Grecia classica il concetto di bellezza assunse toni più delineati: attraverso gli inni la bellezza si rivela nell’armonia del cosmo, attraverso la scultura viene raffigurata nelle appropriate misure e nella simmetria delle parti che la compongono. A partire dal III secolo, importato dall’Egitto e dall’Asia Minore, il maquillage trova posto nella cultura greca. Se in un primo tempo le donne truccavano molto poco la pelle, in seguito consacravano parte delle loro mattine ad abbellirsi. Il cosmetico più diffuso nell’antica Grecia era indubbiamente la biacca (carbonato basico di piombo) e gesso, che dava alla pelle un colore bianco. L’obiettivo era mantenere l’incarnato pallido a qualsiasi costo; il colore bianco era simbolo di purezza e virtù per le donne al punto da dover sembrare quasi trasparenti; a causa dell’uso costante e prolungato della biacca, si avvelenavano fino a morire. Vennero addirittura pubblicati dei manuali di bellezza, come il De medicamine faciei feminae di Ovidio, in cui si consiglia l’uso della biacca di Rodi per nascondere le imperfezioni della pelle; di Ficus o Purpurissum per dare colore a viso e labbra; di Fuligo per scurire ciglia e sopracciglia e dar risalto agli occhi. La saggia Metrodora, autrice di un trattato di medicina, elargiva consigli naturali per rendere il volto luminoso: “amido, vecce nere, fior di farina di frumento col bianco di un uovo, sciroppo di orzo insieme al miele”.
Con l’avvento del Medioevo si perse l’uso della cura del corpo e del make up. In questo periodo fu scritto il Primo Trattato di Cosmetica della Storia, De Ornatu Mulierum (“Sui Cosmetici delle Donne”, Opera di Trotula de Ruggiero), nel quale si insegnava alle donne come preservare e migliorare la propria bellezza e come curare le malattie della pelle mediante una serie di precetti, consigli e rimedi naturali. Veniva anche suggerito come nascondere le rughe, rimuovere i gonfiori da occhi e viso, schiarire la pelle e nascondere le macchie. La pelle del viso e i capelli erano considerati i punti di forza femminili ed erano quindi le parti del corpo alle quali ci si dedicava di più.
Dopo l’oscuro Medioevo arriva una luce nel mondo del make up, grazie all’epoca della grandezza e delle arti: il Rinascimento. A seguito della scoperta dell’America si generò una maggiore apertura verso il trucco e l’abbigliamento che sfocerà nel periodo storico successivo in cui la parola chiave sarà “esagerazione”. Ritornò il gusto per il classico e per la bellezza intesa come perfezione ed armonia, tramite la ricerca di un incarnato perfetto e dell’esaltazione delle forme, seguendo il radicale cambiamento dei canoni di bellezza femminile. Da donna sobria, magra, con seno piccolo e fianchi stretti, si passerà ad ammirare una donna in carne con forme prosperose, seni abbondanti e fianchi larghi. Andò perduta anche la concezione di donna acqua e sapone tanto che, per rimarcare la propria nobiltà, la nuova immagine della donna rinascimentale esaltava persino le vene blu del corpo con una matita di lapislazzulo. Le guance e le labbra erano rosse in contrasto con la bianca carnagione uniforme, grazie all’utilizzo di biacca e polvere di gesso. Il trucco aveva anche uno scopo “pratico”: nascondere la propria sporcizia. Un’epoca di contrasti tra l’essere e l’apparire, o meglio il voler apparire. È con il Rinascimento che ritornano in auge i canoni estetici classici. Le donne ricorrevano a misure estreme per apparire con una pelle diafana utilizzando, ancora una volta, ingredienti come il piombo e l’arsenico. La pelle abbronzata era prerogativa di chi lavorava tutto il giorno all’aria aperta, quindi di umile estrazione sociale. Ingredienti naturali come fiocchi d’avena, miele, tuorli d’uovo, e rose costituivano i prodotti di bellezza.
L’epoca vittoriana fu un periodo dominato da un rigido codice morale, da valori religiosi, da modestia e sobrietà sessuale. “Ridete e non piangete, altrimenti la bellezza vi abbandonerà presto”.
Il Make-up nell'Era Moderna: Dalla Funzione Correttiva all'Espressione Personale
Il make up, come lo conosciamo oggi, nacque in concomitanza con lo svolgersi della prima guerra mondiale. In questo periodo grazie alla ricerca di personaggi come Helena Rubinstein (1903), Coty (1904), Harriet Hubbard (1907), Max Factor (1909), L’Oréal (1909) ed Elizabeth Arden (1910), il trucco viene finalmente utilizzato non solo per correggere eventuali difetti, ma per puro piacere personale.

Nei primi anni ’20 si assiste ad una svolta epocale per le donne: mademoiselle Chanel lancia la moda dell’abbronzatura, vincendo per prima il tabù ormai millenario della carnagione diafana per le signore aristocratiche o alto-borghesi. Si inizia a diffondere l’idea che un colorito naturale, forse perché socialmente opposto a quello cadaverico dato dalla tisi, il male del secolo, fosse simbolo di salute, vivacità e sensualità. Così sono nati i fondotinta colorati come li conosciamo oggi. Il primo passo verso il fondotinta moderno lo ha compiuto il marchio Shiseido, che nel 1906 ha lanciato l’innovativa polvere per viso color carne. Fino a quel momento, infatti, esistevano solo polveri bianche. La formula Shiseido, a base di oli, permetteva di aderire meglio alla pelle e di mantenere così il suo effetto uniformante e levigante più a lungo.
Negli anni trenta il trucco era utilizzato dalle donne di tutte le classi sociali. Si svilupparono ulteriormente le grandi case cosmetiche come Max Factor, Elizabeth Arden, Revlon, Lancôme. È di questo decennio l’invenzione che cambiò il mondo cosmetico del trucco viso: nacque il primo fondotinta inizialmente formulato solo per l’industria del cinema e che avrebbe sostituito nel tempo le polveri viso. Fu un vero successo. Nel 1932 la grande svolta: con l’avvento del colore in ambito cinematografico, il make up si dovette adeguare: dalla texture in crema si passò alla forma solida da applicare con una spugna umida. Il finish è matt e trasparente, ma riesce a coprire in maniera naturale le imperfezioni della pelle. È nato il famoso Pan-Cake così chiamato per la sua somiglianza ad una piccola torta contenuta in una scatoletta metallica.
La donna è tornata tra le mura di casa anche nella comunicazione di massa, diventando l’apologia della moglie e della madre perfetta. Perfezione, appunto: non solo della condotta, ma anche della pelle. L’imperativo categorico è l’uniformità dell’incarnato, bianco d’inverno e dorato d’estate. Nella moda, giovanissime modelle diventarono simbolo di quest’era, Jane Shrimpton (detta Shrimp, gamberetto) e Lesley Hornby, alias Twiggy (legnetto). Nel frattempo le esigenze delle donne mutarono in conseguenza dei cambiamenti del loro stile di vita e, quando la forza lavoro iniziò a essere composta anche dall’universo femminile, queste manifestarono la necessità di prodotti veloci da stendere e semplici da applicare. Si usavano fondotinta leggeri, per uniformare e dorare la pelle, e fard in gel per non ostruire i pori. L’epidermide non doveva essere coperta e le lentiggini diventarono un simbolo di libertà che rispecchiava il momento storico: il ritrovo pacifista di Woodstock e la Factory di Andy Warhol.
Arriva quindi il decennio dell’emancipazione. Le donne rifiutano definitivamente il rossetto e si avvicinano ad un aspetto naturale: il trucco degli occhi ed il mascara scompaiono quasi completamente, l’eyeliner bianco o blu pallido diviene popolare, come i colori perlescenti; compaiono le prime ciglia finte e le labbra sono colorate con tinte perlescenti e pallide. Negli anni ’70 una nuova esigenza fa capolino: non più solo un prodotto pratico e veloce, al fondotinta si richiede anche una lunga tenuta in quanto il tempo che le donne passano fuori casa, per lavoro e svago, aumenta sempre più e il loro make up deve reggere questi nuovi ritmi. Si diffonde la moda dei cosmetici orientali composti con sostanze naturali, in virtù di un ritorno alla terra di derivazione hippy; ma di notte ci si copre di glitter per andare allo Studio 54 di New York frequentato tra gli altri da Warhol e Bianca Jagger.
In quale EPOCA saresti stata BELLISSIMA? La bellezza femminile dalla preistoria ai giorni nostri.
Sono stati gli anni in cui i nuovi must erano la qualità del prodotto e la capacità di assicurare un risultato impeccabile a lungo nel tempo. Individuando nel sebo la principale causa per cui il fondotinta “non tiene”, dal Giappone arrivarono nuovi prodotti progettati con attività sebo-assorbente, in grado di liberare una volta per tutte le donne da problemi di lucidità, di fondotinta che vira sulla pelle e non tiene. Diventò di moda il colorito abbronzato, che ricorda le vacanze e quindi il benessere economico, così si sviluppò l’uso di terre e blush. La crisi economica, l’incertezza per il futuro e lo spettro dell’AIDS fecero crollare l’idea di prosperità che ha contraddistinto il decennio precedente. Anche il potere di una bellezza prorompente venne messo in discussione (l’icona del periodo fu la modella Kate Moss che ostentava un look quasi emaciato grazie anche alla sua magrezza esasperata); vi fu un ritorno del natural look: viso non più truccato con fondotinta coprenti, fard dai colori accesi e metallizzati. La pelle appariva più pulita e vestita con fondotinta leggeri, quasi evanescenti, ed opachi che incarnavano perfettamente il concetto di “trucco che cura la pelle”. In parallelo si sviluppava il filone del trucco no transfer, per soddisfare l’esigenza delle donne emancipate e indipendenti, che desideravano avere la certezza di un look impeccabile e prolungato per tutto il giorno.
Con il nuovo millennio il make up diventa sempre più naturale non solo nell’effetto finale ma anche nell’utilizzo delle materie prime. Un altro trend che ha caratterizzato il primo decennio degli anni duemila è rappresentato dalle formule mousse. Questi prodotti, in genere anidri e formulati con siliconi volatili e polveri sferiche, hanno focalizzato l’attenzione della consumatrice non solo sull’effetto finale ma anche sulla sensorialità durante il prelievo e l’applicazione sul viso. A partire dal secondo decennio, il trend dei prodotti viso viene dettato dalla Corea: arrivano in occidente le prime BB Cream che riprendono e rafforzano il concetto di un fondotinta curativo concepito come una crema cosmetica. Questo filone si è sviluppato con nuovi prodotti con una evoluzione alfabetica. I fondotinta di ultima generazione hanno ancora una volta modificato le abitudini delle donne. Il trucco del viso esige nuove gestualità e nuove formulazioni. Ma anche le texture cambiano, facendosi sempre più fluide sino ad arrivare alle formule bifasiche in cui i pigmenti vanno rimiscelati e riportati in sospensione prima dell’utilizzo. Naturalmente anche il packaging si deve adeguare alla nuova forma fisica del prodotto: flaconi con pompetta contagocce o altre tipologie di dropper che garantiscono la giusta erogazione. La stesura è davvero facile, sia con il solo utilizzo delle dita che con un pennello specifico. L’ultima frontiera del trucco viso vede ancora una volta una rivoluzione completa: mai come ora un fondotinta è nato dalla perfetta simbiosi tra una formula nuova ed esclusiva ed un packaging che ne esalta le caratteristiche con grande efficacia. In un’era dettata da contaminazioni tra mondi e luoghi che forniscono le più incredibili esperienze sensoriali ed emotive, il fondotinta diventa un prodotto con il quale dialogare con un pubblico sempre più in evoluzione, colto e preparato, attento e curioso, fino a superare la barriera del gender e diventare un complice della bellezza trasversale.