Riccardo Vaglini e le Due Ninne Nanne: Un’Esplorazione tra Musica e Memoria

L’universo creativo di Riccardo Vaglini si colloca in una dimensione di ricerca sonora che sfida le convenzioni accademiche, intrecciando la composizione contemporanea con una riflessione profonda sulla prassi esecutiva e il significato profondo del gesto musicale. In questo contesto, le sue opere non sono semplici partiture, ma veri e propri organismi che richiedono un coinvolgimento totale dell'interprete, spesso chiamato a varcare il confine tra musica, teatro e installazione. Il riferimento alle "due ninne nanne" emerge come un tassello di una produzione che guarda alla tradizione, non per ripeterla, ma per decostruirla e riplasmarla.

Il Percorso Artistico: Dal Conservatorio alla Sperimentazione

La formazione di Riccardo Vaglini è segnata da un percorso rigoroso che parte dallo studio del pianoforte a Pisa con Luisagrazia Caldi e prosegue nel contrappunto con Gaetano Giani-Luporini. Il diplomarsi in composizione nel 1990 al Conservatorio di Milano con Giuseppe Giuliano ha rappresentato il punto di svolta per una carriera dedita all’innovazione, perfezionata poi con Giacomo Manzoni ai Laboratori di composizione di S. Marino. Tra il 1988 e il 1994, la frequentazione dei Ferienkurse für neue Musik di Darmstadt ha fornito al compositore le basi critiche necessarie per confrontarsi con le avanguardie europee.

Ritratto del compositore in uno studio di registrazione, circondato da strumenti analogici e spartiti contemporanei

La sua attività non si è limitata alla scrittura musicale. Dal 1994 al 2003, in qualità di direttore artistico di ArsenaleMusica di Pisa, Vaglini ha promosso una visione della musica che trascende la sala da concerto, integrando ricerca e divulgazione. Nel 1998, insieme ad Andrea Nicoli e Riccardo Dapelo, ha fondato la casa editrice ArsPublica, con l'intento di colmare il vuoto editoriale intorno alla musica contemporanea, e nel 2009 ha dato vita al "Collettivo Rituale", un gruppo di ricerca dedicato all’interpretazione del repertorio Fluxus, dimostrando quanto il suo interesse sia rivolto alla componente performativa e all'effimero.

ArsenaleMusica: L’Estetica del Frammento

Il progetto "Report #00 - L’arsenale 2005-2009" è emblematico della visione di Vaglini. In questo catalogo di esecuzioni, si propone una riflessione sul tempo e sulla difficoltà di cristallizzare in un supporto fisico opere nate per organici disparati, dal trio vocale alle compagini orchestrali più ampie. Durante questo periodo, l’obiettivo è stato chiaro: la costante e fertile attenzione verso la sperimentazione sonora che non cerca il compiacimento, ma la verità del momento esecutivo.

In brani come quelli inclusi nelle raccolte di Vaglini, accade spesso che i diapason siano suonati dall'attore; la partitura stessa è quasi esclusivamente in forma di didascalia teatrale. Questa scelta non è affatto casuale: lo strumento è a scelta purché capace di suoni tenuti, evidenziando come l'intenzione compositiva risieda non tanto nel timbro specifico, quanto nella durata e nella qualità del gesto. Per chi cerca approfondimenti, diapason e patch elettronica sono a richiesta presso l'editore, un gesto che sottolinea l'apertura del suo lavoro verso collaborazioni attive.

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Geografie della Memoria: Tra Sardegna e Storia

Un aspetto peculiare della ricerca di Vaglini, che si riflette in una certa sensibilità per la documentazione e la stratificazione storica, trova un parallelo concettuale - sebbene su piani diversi - con il recupero della memoria storica sarda. La "Grande Enciclopedia della Sardegna" descrive, tra i vari lemmi, la realtà storica di luoghi come Ennene, villaggio medievale nel giudicato di Torres, e di famiglie come quella degli Entença, attive tra Aragona e la Sardegna del XIV secolo.

Mappa storica della Sardegna con indicazione dei villaggi abbandonati menzionati nei documenti medievali

Queste figure e toponimi, dalla periferia nord-orientale di Sassari fino alle vicende di Berengario I ed Emanuele Entença, rappresentano frammenti di un passato che, come la musica di Vaglini, necessita di essere riletto. Così come una partitura di Vaglini richiede un interprete consapevole che sappia dar vita a una didascalia, la storia della Sardegna richiede uno sguardo capace di ricostruire le trame delle famiglie feudali, dalle baronie di Sorso alla giurisdizione del territorio di Nora, attraverso la polvere degli archivi.

L’Interpretazione come Scelta

Il lavoro di Vaglini, spesso eseguito in sedi prestigiose come il Teatro alla Scala di Milano, il Wien Modern o presso la Fondazione JML di Tokyo, pone sempre l'accento sulla scelta dell'esecutore. Le sue opere, commissionate da enti come il Comune di Pisa per lavori quali "The Haring's Wake" o "Finimondo", o l'Università di Cosenza per "Imrali", non sono strutture rigide ma scenari di possibilità.

In un'era in cui la musica tende a essere consumata rapidamente, l'invito di Vaglini a "suoni tenuti" e a un tempo dilatato rappresenta una resistenza. Le sue "due ninne nanne" non sono da intendere come canti popolari rassicuranti, ma come forme di sospensione del tempo, in cui la voce o lo strumento si muovono su un filo teso tra il silenzio e la manifestazione sonora. Ogni esecuzione diventa così un unicum, un "rituale" che si oppone alla ripetitività meccanica dei supporti fonografici.

Schema grafico che rappresenta la struttura di una composizione contemporanea basata su didascalie teatrali

Questa attitudine riflette una profonda onestà intellettuale: il compositore non si pone come dittatore del suono, ma come architetto di spazi sonori in cui l'interprete e l'ascoltatore devono, insieme, costruire il senso. Che si tratti di affrontare la complessità di una partitura per "ArsenaleMusica" o di interrogarsi sul significato storico di un antico villaggio medievale in Sardegna, il denominatore comune rimane l’indagine critica: il rifiuto di ciò che è scontato e la ricerca di ciò che può ancora risuonare nel silenzio.

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