L’impossibilità di concepire la morte altrui: la psicologia del lutto tra resistenza e accoglienza

L’incontro dell’uomo con la morte è uno degli argomenti su cui più si è scritto dall’inizio della stessa apparizione dell’uomo sulla terra. Affrontare la morte di qualcuno a noi caro è un compito umano molto difficile indipendentemente dall’età. Numerosi sono i riferimenti bibliografici e filmici che ci accompagnano fin dall’infanzia; pensiamo, ad esempio, alla morte di Mufasa ne “Il Re Leone” o a quella della mamma di Bambi. Sono forse un mezzo fornitoci per normalizzare la morte e aiutarci a capire che è solo una parte della vita? Il nostro modo abituale di vivere e di pensare, tuttavia, ci spinge a negare la temporaneità dell’esistenza e ci permette di accorgerci della morte solo quando tocca altri a noi vicini.

rappresentazione simbolica del ciclo vitale e dell'elaborazione del distacco emotivo

In alcune circostanze, l’esperienza del lutto può essere sconvolgente o traumatica al punto da non essere assimilata dalla persona che la subisce. In altre parole, la persona che vive il lutto non riesce a integrare la realtà della perdita nella propria vita in modo sano e adattivo. Freud (1991-1912), nell’affrontare il tema del lutto lo definì come un processo atto a staccare dai morti i ricordi e le aspettative dai superstiti.

La natura del lutto: un processo che sconvolge il quotidiano

La scomparsa di una persona cara è un evento che ci sconvolge nel profondo. Per un certo periodo, il lutto diventa il fulcro attorno a cui ruotano tutti i nostri pensieri, costringendoci a confrontarci esclusivamente con il nostro dolore. Il processo di elaborazione del lutto può essere complesso e non è uguale per tutti. Alcune reazioni generali e universali alla perdita sono l’incredulità per la morte, la rabbia, il pianto, la negazione, il senso di colpa ecc.

Per comprendere come questo processo si articola, è utile far riferimento al modello evolutivo che suddivide il percorso in fasi distinte.

  1. Lo stordimento: in questa fase la persona non riesce a realizzare quanto sia accaduto. Questa sensazione è tanto più amplificata quanto più il lutto avviene in modo improvviso.
  2. Ricerca e struggimento: in questa fase la persona inizia a fare i conti con la realtà della perdita anche se lo fa in modo conflittuale: la persona alterna sentimenti d’irrealtà (che le consentono di tenere lontano il dolore) a tentativi di realizzare quanto accaduto. In questa fase si assiste a un passaggio progressivo da sensazioni come se la persona cara fosse ancora presente a un senso di perdita, dolore e irrequietezza. A volte il pianto compare non prima di questa fase, caratterizzata spesso anche da scoppi di collera. La rabbia può essere rivolta verso sé stessi per non aver scongiurato la morte in qualsiasi modo o anche al defunto per non essersi preso abbastanza cura di sé o verso terzi anche senza ragioni oggettive o razionali.
  3. Disorganizzazione: in questa fase la realtà della perdita diventa incontrovertibile. Il superstite assiste giorno per giorno al crollo di tutte le abitudini legate in qualche modo al defunto e la sua vita sembra perdere i significati legati al caro scomparso.
  4. Riorganizzazione: questa fase è caratterizzata dal riprendere a fare nuovi progetti alla luce di una avvenuta ridefinizione della propria vita e di sé senza il defunto. Si abbandona progressivamente l’illusione di riavere il defunto in vita e si comincia a guardare avanti decidendo quali abitudini possono essere conservate e quali no.

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Quando il processo si interrompe: il lutto complicato

Cosa si intende esattamente per lutto non elaborato o complicato? Quando può verificarsi e come può essere superato? Il blocco avviene spesso quando il dolore del lutto è insopportabile al punto da interferire con la realtà quotidiana. Secondo la Kübler-Ross, una famosa psichiatra svizzera che ha effettuato molti studi sui lutti, la prima fase dell'elaborazione del lutto è il rifiuto o negazione. Non sempre il rifiuto però è espresso verbalmente o è cosciente. Soprattutto nel caso di una morte improvvisa, alcune persone si bloccano nella fase della negazione e non procedono nelle successive.

In quali circostanze questo processo viene interrotto?

  • Mancanza di supporto sociale: poter fare affidamento su una rete di supporto emotivo può fare la differenza quando si affronta un lutto.
  • Scarsa autostima: un basso livello di autostima può accompagnarsi a un’assenza di fiducia in sé e nelle proprie risorse nonché a sentimenti di impotenza e disperazione.

Cosa succede invece quando un lutto non viene elaborato? Si tende a rimuovere i ricordi legati alla persona scomparsa, a evitare attivamente di pensare o di parlare di lei o lui. Se negare la perdita e la sofferenza può da un lato permettere di sentire meno dolore, dall’altro anestetizza anche tutte le emozioni positive legate al caro, privando l’individuo di tutta una gamma di esperienze emotive che lo aiuterebbero a mantenere un sano ricordo del defunto e a connettersi con gli affetti che ha intorno. L’evitamento delle emozioni inoltre non consente un sano susseguirsi delle fasi fisiologiche del lutto.

L’inquadramento clinico del dolore prolungato

Il senso di vuoto e l’intensa nostalgia del defunto sono i sintomi principali di un lutto prolungato. Nell’edizione rivista della Classificazione Internazionale delle malattie (ICD-11), il lutto è descritto come un intenso dolore emotivo, difficoltà ad accettare la perdita e incapacità di sperimentare uno stato d’animo positivo. Queste reazioni sono associate a una compromissione funzionale e durano più di sei mesi dopo la perdita (Pop-Jordanova, 2021).

I pilastri teorici per comprendere questo stato sono vari:

  • Negazione: nella prima fase del processo di elaborazione del lutto, la negazione ci aiuta a minimizzare il dolore schiacciante della perdita.
  • Rabbia: la seconda fase del lutto è la rabbia. Stiamo cercando di adattarci a una nuova realtà e probabilmente stiamo vivendo un forte disagio emotivo.
  • Contrattazione: quando si affronta una perdita, non è insolito sentirsi così disperati da essere disposti a fare qualsiasi cosa per alleviare o minimizzare il dolore.
  • Depressione: durante la nostra esperienza di elaborazione del lutto, arriva un momento in cui la nostra immaginazione si calma e iniziamo lentamente a guardare alla realtà della nostra situazione attuale.

schema riassuntivo delle fasi dell'elaborazione del lutto di Kübler-Ross

Il percorso verso l’accettazione consapevole

Accettare una perdita significativa non è un processo semplice. L’accettazione è considerata l’ultima fase della teoria del lutto ideata dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross nel 1969. Ma cosa significa realmente accettare? Accettare non significa essere felici della perdita. Questa fase consiste nell’accettare il fatto che esiste una nuova realtà che non può essere cambiata e nel capire come tale realtà avrà un impatto sulla propria vita, sulle proprie relazioni e sulla propria traiettoria. Accettare non significa scivolare di nuovo nella negazione, fingendo che la perdita non sia avvenuta.

L’accettazione è un concetto essenziale in diversi orientamenti terapeutici, tra cui l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT). Nell’ACT, accettazione significa aprirsi e fare spazio a emozioni, sensazioni e sofferenze, abbandonando la lotta contro di esse. Questo non implica volerle o farsele piacere, ma semplicemente offrire loro una casa affinché l’impulso a evitarle non finisca per esercitare un controllo sul comportamento (Presti & Miselli, 2018). Nella DBT, accettazione significa comprendere che tutti noi stiamo facendo del nostro meglio. La pratica dell’accettazione convalida le proprie emozioni, i propri pensieri e le proprie azioni.

Per poter superare un lutto patologico è imprescindibile, innanzitutto, saper riconoscere e accettare la propria condizione emotiva. Esprimere le proprie emozioni in merito alla morte è fondamentale. Non è necessario affrontare il lutto da soli. Quando il dolore del lutto è insopportabile al punto da interferire con la realtà quotidiana, e anche il supporto della propria rete sociale non sembra essere sufficiente a lenire questa sofferenza, è importante cercare assistenza da parte di un professionista della salute mentale. Come non si può controllare la pioggia che ha rovinato un’uscita, il volo perso che è costato una fortuna o le conseguenze di una relazione sentimentale, non è possibile controllare la perdita di qualcuno o qualcosa. L’accettazione spesso non è una pratica facile da implementare, ma è l’unica via per tornare a vivere con consapevolezza. Prendersi cura di sé stessi, infine, è fondamentale durante il processo di elaborazione del lutto, permettendoci di comprendere quanto avvenuto non solo dal punto di vista razionale, ma anche emotivo, fino ad arrivare a un punto in cui si può riconoscere che la perdita è avvenuta e ci si adatta al cambiamento.

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