Il concepimento rappresenta il punto di inizio della gestazione, un processo biologico complesso che segna la transizione verso la formazione di un nuovo individuo. In termini scientifici, esso si definisce come la fusione dell’ovulo e dello spermatozoo per dar luogo a uno zigote, ovvero un ovulo fecondato, dal quale inizierà a svilupparsi l’embrione. Questo evento non è solo un atto di unione cellulare, ma l'avvio di una catena di trasformazioni molecolari e genetiche che costituiscono la base stessa della continuità della specie.

La dinamica fisiologica dell’incontro tra gameti
Generalmente, in corrispondenza del terzo esterno delle tube avviene l’incontro dello spermatozoo con l’ovocito. Mentre quest'ultimo è ancora parzialmente rivestito dalle cellule della corona radiata, gli spermatozoi si dispongono tutt’intorno e, grazie a speciali sostanze da essi prodotte, denudano completamente l’ovocito, che così viene a presentarsi circondato solamente dalla sua membrana, la cosiddetta zona pellucida.
In corrispondenza del punto in cui il primo spermatozoo è giunto a contatto con l’ovulo, questo emette un’estroflessione cuneiforme, chiamata cono d’entrata, che rappresenta il passaggio attraverso cui lo spermatozoo penetra tutto, coda compresa. Sebbene in alcuni casi riesca ad entrare all’interno dell’ovulo più di uno spermatozoo, soltanto uno è quello che si unisce con il nucleo dell’ovocito. Gli “intrusi” sono distrutti. La testa dello spermatozoo si trasforma in un piccolo globo, il pronucleo maschile, che gradatamente si avvicina al nucleo dell’ovocito, noto in questa fase come pronucleo femminile, mentre la coda si dissolve. Contemporaneamente, a carico dell’ovocito, è avvenuta l’emissione del secondo globulo polare.
Dalla fusione cellulare alla creazione dell'identità genetica
I due pronuclei vengono a contatto e in una ventina di minuti si fondono, dando origine al nucleo di segmentazione. La comprensione di questo fenomeno richiede una breve analisi della genetica cellulare. Nelle cellule del corpo umano vi sono 23 coppie di cromosomi, per un totale dunque di 46 cromosomi, e i membri di ogni coppia hanno funzione e aspetto simili. Le cellule germinali invece contengono solo un membro di ogni coppia: queste ultime sono pertanto dette aploidi. Poiché, dunque, ogni gamete è aploide, la fusione di due gameti dà luogo ad una cellula diploide, cioè con un corredo cromosomico completo: 23 cromosomi provenienti dal padre e 23 dalla madre. La cellula diploide che ne deriva costituisce l’inizio di un nuovo individuo, che possiede 46 cromosomi per ogni cellula, fatta eccezione per quelle germinali, il numero caratteristico della nostra specie.

Sviluppo embrionale iniziale e migrazione uterina
Immediatamente dopo la formazione del nucleo di segmentazione, avviene la prima divisione: il nuovo essere da monocellulare diviene bicellulare. Le divisioni si susseguono rapidamente, perciò l’embrione viene ad essere formato da 2, 4, 8, 16 cellule e così via. Normalmente, l’uovo s’impianta 3-5 giorni dopo che è stato espulso dal follicolo ovarico. Nel momento dell’impianto è costituito da 64 cellule. Le cellule che man mano si formano in seguito a queste successive divisioni, si dispongono come i granelli di una mora; per questo l’embrione a questo stadio è chiamato con il nome di morula. Mentre avvengono tutti questi fenomeni, l’embrione non resta fermo, continua ad essere sospinto lentamente verso la cavità uterina: generalmente questa migrazione dalla tuba all’utero richiede circa 5 giorni.
Le varie cellule della morula non si riproducono con la stessa velocità, ma quelle periferiche lo fanno con maggior rapidità. All’interno della morula si forma una piccola cavità nella quale si accumula il liquido che si va man mano formando per azione secretiva delle cellule più interne. Così, dallo stadio di morula si passa a quello di blastula. All’interno della cavità sporge un cumulo di cellule, chiamato polo embrionale: è da esso che avranno origine tutte le parti del nuovo essere. La parete della blastula prende il nome di trofoblasto e ha il compito di produrre un ormone, la gonadotropina corionica, che darà alla madre il segnale della presenza del nuovo essere dentro la cavità uterina.
Come nasce un embrione
L'integrazione biologica tra madre e figlio
Sono passati 7 giorni dal momento della fecondazione: da circa 2 giorni, l’embrione si trova libero nella cavità dell’utero. Il corpo luteo è al culmine della sua attività funzionale: da mestruale diventa gravidico e produce una quantità elevata di estrogeni e progesterone, al fine di proteggere il nuovo essere, dandogli le condizioni ambientali uterine più favorevoli al suo ulteriore sviluppo. Questo primo atto del dialogo biochimico, che si stabilisce tra figlio e madre già nelle prime fasi dell’impianto e che durerà per tutto il periodo della gravidanza, è la prima espressione vitale del nuovo individuo, la prima richiesta di “assistenza ormonale” ad un settore specializzato dell’organismo materno.
I due problemi fondamentali che pone la riproduzione sessuata sono da una parte la necessità che le cellule germinali maschili e femminili s’incontrino, e dall’altra l’importanza di nutrire e proteggere l’embrione. Sebbene non conosciamo ancora esattamente che cosa attrae lo spermatozoo nell’uovo o quale fattore determina la penetrazione di una singola cellula, è certo che le specie che si riproducono sessuatamente possiedono organi specifici destinati alla riproduzione e particolari modelli di comportamento, che si trasmettono di generazione in generazione e che sono messi in atto sotto lo stimolo di un forte impulso sessuale. Attualmente, la medicina ha compiuto passi da gigante, permettendo di realizzare il concepimento anche in vitro, trasferendo poi il prodotto in utero.
Evoluzione semantica e interpretazioni del termine
Il termine "concepimento" deriva dal latino conceptio -onis, derivato di concipere (concepire). Nel linguaggio comune e dottrinale, il termine può assumere sfumature differenti. In primo luogo, indica l’atto del concepire o dell’essere concepito, nel significato fisiologico proprio. Esiste però anche un significato più astratto e intellettuale: la facoltà di concepire con l’intelletto, l'atto del concepire con la fantasia (ideazione) o il modo di intendere e interpretare la realtà.
In ambito teologico, un esempio di applicazione particolare è il dogma dell'Immacolata Concezione, definito da Pio IX nel 1854, con cui è attribuito a Maria, madre di Gesù, il privilegio di essere stata immune dal peccato originale fin dall’istante del suo concepimento. Questo termine, dunque, oscilla tra la rigorosa descrizione biologica e una stratificazione culturale e filosofica che ha accompagnato la storia dell'umanità.
Prospettive etno-antropologiche sul concepimento
La percezione del concepimento non è stata ovunque uniforme. Alcuni popoli allo stato di natura, come gli aborigeni dell’Australia, ignari del processo fisiologico del concepimento, giudicano l’uomo estraneo o indifferente alla procreazione. Essi immaginano che il momento del concepimento sia quello in cui la donna avverte nel seno i primi fremiti, dovuti a uno spirito che vi penetri dall’esterno: spirito-animale, spirito-pianta o spirito-frutto.

Nella Palestina si crede che una donna possa essere resa madre da un ginn o dallo spirito del defunto marito. In alcune parti d’Italia, il volgo ha storicamente nutrito superstizioni legate a date particolari, come la notte dell’Annunziazione, temendo influssi soprannaturali. In dipendenza di tale principio, che permane nelle tradizioni popolari, la sterilità è stata spesso immaginata come un attributo della femmina e non del maschio. Si ricorreva allora a pratiche strane o superstiziose fondate sui rapporti di simpatia tra gli organismi: l'ingestione di semi, radici, frutti, o il contatto con esseri ritenuti per natura tra i più fecondi del creato. Alcune donne, per il vivo desiderio di aver prole, si facevano prestare da un’amica, madre di più figli, la camicia, per indossarla nel momento della congiunzione carnale.
Alle pratiche positive, cioè atte a procurare o promuovere la gravidanza, facevano riscontro quelle negative, volte a impedire il concepimento. Ad esempio, le donne degli Arunta, nell’Australia, fuggivano appena avvistavano un turbine o nodo di vento, temendo che lo spirito del turbine le facesse divenire madri. Simili timori si ritrovavano nelle popolazioni dell'Umbria, dove si credeva che bastasse spegnere un carbone appena una donna avesse partorito per impedirle di concepire ulteriormente, un'idea che riflette una visione magica del controllo sulla fertilità.
Diagnosi e limiti della conoscenza biologica
I sintomi del concepimento sono assai incerti e si riferiscono a fenomeni nervosi riflessi per influsso endocrinico. Si verifica generalmente la cessazione dei mestrui, ma per lo più solo con l'evolversi della gravidanza è possibile la diagnosi dell'avvenuto concepimento. Il concepimento è connesso e segue alla fecondazione e, pertanto, si tratta di un fenomeno subordinato alla capacità di generare, la quale si stabilisce con l’avvento della pubertà e cessa con la menopausa. Anomalie e malattie varie dei genitali interni possono costituire impedimenti al concepimento, rendendo necessario l'intervento della medicina moderna per superare le barriere biologiche che in passato venivano interpretate solo attraverso la lente della superstizione o della fatalità.
La scienza odierna, spogliata dai miti, continua a studiare le complessità di questo momento, che resta, nonostante le avanzate tecnologie di fecondazione assistita, un evento cardine della vita. La transizione dallo zigote alla blastula, l'attivazione dei segnali ormonali come la gonadotropina corionica e il complesso dialogo tra i tessuti materni ed embrionali, delineano un orizzonte di studio che integra la biologia molecolare, l'endocrinologia e la medicina riproduttiva, offrendo una visione sempre più nitida del prodigio biologico che permette la trasmissione della vita.
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