La gravidanza, in ogni sua forma, è un viaggio unico e straordinario. Per le donne che intraprendono il percorso dell'ovodonazione, comprendere come si calcola l'età gestazionale e la data presunta del parto diventa un aspetto fondamentale, talvolta fonte di dubbi e domande. L'ovodonazione rappresenta una soluzione altamente efficace nel campo della riproduzione assistita, offrendo a molte donne la possibilità di realizzare il desiderio di maternità quando non possono avere figli con i propri ovuli. Questo trattamento, che si concretizza in una fecondazione in vitro (FIVET) utilizzando un ovulo di una donatrice anonima fertilizzato con il seme del partner, richiede una comprensione approfondita di tutti i suoi aspetti, inclusi quelli temporali e di calcolo.
Affrontare la decisione di un trattamento con donazione di ovuli è una scelta molto importante e dev’essere assunta con informazioni ben dettagliate. Durante la fase iniziale, una volta determinato il trattamento e la tempistica, ne viene spiegato il suo processo. La preparazione nel ricevere gli embrioni è un processo notevolmente più semplice rispetto alla Fecondazione in vitro (FIVET) tradizionale, non essendo necessaria la somministrazione di iniezioni giornaliere e con un numero ridotto di controlli ecografici. Questa semplificazione permette di fornire una data approssimativa per il trattamento con maggiore chiarezza.
Il Supporto Emotivo e Psicologico nel Percorso di Ovodonazione
Il cammino verso la genitorialità tramite ovodonazione può essere costellato di stati emotivi intensi. Proprio per questo, è fondamentale che le future madri si sentano supportate. Una volta deciso di intraprendere il trattamento, senza costi aggiuntivi e a propria scelta, si potrà usufruire della possibilità di richiedere un appuntamento con la nostra psicologa clinica specialista. Questo supporto è offerto per predisporsi agli stati emotivi che accompagnano le diverse fasi del trattamento riproduttivo e così da poterli affrontare serenamente. Domande come "Mi assomiglierà anche se per ovodonazione?", "Mi pentirò? Lo rifiuterò?", o "Con l’ovodonazione riuscirò ad ottenere il legame madre e figlio?" sono del tutto naturali e meritano risposte e rassicurazioni professionali. Vogliamo che le coppie che hanno pensato che tutte le porte si siano chiuse trovino in noi un punto di riferimento e una speranza concreta. Le parole di chi ha già percorso questa strada, come "Buongiorno Natalia, Volevo farti sapere che ancora siamo incinta! Adesso di 6 settimane e 4 giorni. Siamo felicissimi, come potrai immaginare," testimoniano l'immensa gioia e il successo che l'ovodonazione può portare.
La Selezione Rigorosa delle Donatrici e la Sicurezza Genetica
La sicurezza e la salute del nascituro sono priorità assolute nel processo di ovodonazione. Premesso che, senza costi aggiuntivi, effettuiamo lo studio di oltre 600 malattie ereditarie per tutti i nostri donatori, uomini e donne, e che dal 2020 abbiamo effettuato, senza costi aggiuntivi, l’esoma di malattie recessive, questo ci permette di analizzare le mutazioni su 2.306 geni, che sono la causa di più di 3.000 malattie. Ad oggi costituisce lo screening genetico più completo eseguito su donatrici di ovociti e sperma. Questo protocollo, noto anche come test di compatibilità genetica (TCG) o "matching genetico", è cruciale. Affinché queste malattie si manifestino, è necessario che entrambi siano portatori della mutazione variante nello stesso gene. Pertanto, questi studi sono validi solo se confrontati con il DNA dell’altro genitore.

La paziente ricevente, dal canto suo, ci informerà del suo gruppo sanguigno e delle principali caratteristiche fisiche (peso, altezza, colore della pelle, occhi, capelli, ecc…), completandole con una fotografia per ottimizzare la somiglianza fisica. Questo approccio mira a garantire una compatibilità non solo genetica ma anche fenotipica, rispondendo alla legittima domanda "Mi assomiglierà anche se per ovodonazione?". In nessun caso, secondo la legge spagnola, si potrà venire a conoscenza dell’identità dei pazienti o della donatrice, garantendo l'anonimato. Tuttavia, sì che daremo un rapporto di studi medici e genetici da lei condotti, la sua età ed informazioni che potrebbero essere necessarie nel futuro. Allo stesso modo, si procede alla registrazione del materiale genetico (DNA) della donatrice per una durata di 20 anni nei casi in cui potrebbe essere necessario uno futuro studio genetico del bambino.
Il Processo di Fecondazione in Vitro con Ovodonazione
Il percorso dell'ovodonazione è un processo meticoloso e ben orchestrato. In parallelo alla terapia che ha iniziato a preparare l’endometrio della madre destinataria, viene cominciata la stimolazione delle ovaie dell’ovodonatrice. Questa stimolazione è la chiave per il futuro successo, in quanto mira a ottenere un numero ottimale di ovociti maturi. Una volta raccolti gli ovociti dalla donatrice, si procede alla fecondazione in vitro (FIV). Tutte le nostre donatrici di ovuli sono sottoposte a una valutazione psicologica effettuata da una psicologa clinica, senza spese per la paziente, a riprova della cura e dell'attenzione che poniamo in ogni fase.
Il risultato della fecondazione (il primo giorno di vita embrionaria) viene osservato dopo circa 18 ore. Come succede nel ciclo naturale, al momento della fecondazione dobbiamo includere la medicazione della madre che ricevente follicolazione. Dopo la fecondazione, inizia il processo di sviluppo nell’incubatrice con un mezzo di coltura che fornisce tutto il necessario per una crescita corretta. È importante tener presente che non tutti gli ovociti verranno fecondati e non tutti daranno origine ad embrioni validi. Tuttavia, la percentuale di successo è elevata: il 75% degli embrioni dei nostri cicli di donazione raggiungono la fase di blastocisto, per cui il 100% dei trasferimenti avvengono al 5º o 6º giorni di sviluppo.
Una volta raggiunta la fase di blastocisto, si procede con il trasferimento dell’embrione. Questo è un momento cruciale del trattamento e avviene mediante ecografie addominali. Depositeremo direttamente nell’utero materno il mezzo di coltura che contiene l’embrione. Gli embrioni che non sono stati trasferiti e si desidera conservarli, dopo la loro vitrificazione, vengono posti in custodia; dopo la loro identificazione, si depositano in una posizione esclusiva nei contenitori criogenici dei nostri laboratori. Per una completa sicurezza, questa localizzazione non è condivisa né con altri campioni, né con altri pazienti, per proteggerli da potenziale contagio crociato o imprecisioni. Il trattamento di ovodonazione dura da un mese e mezzo a due mesi. In caso di risultato negativo, i medici che hanno partecipato al trattamento ne analizzeranno le cause per studiare come proseguire. Dopo il test di gravidanza positivo, verrà effettuata un’ecografia dopo circa due settimane.
Procreazione Assistita: E se non riesci ad avere figli? (FIVET e IUI) | #TELOSPIEGO
L’epigenetica è la scienza che studia come determinati fattori ambientali e lo stile di vita della madre (alimentazione, fumo, alcol, esercizio fisico) possano determinare l’espressione di alcuni geni. Ovviamente non influisce sulla genetica dell’embrione, ma può influire sulle impronte epigenetiche, contribuendo a quel legame unico tra madre e figlio anche in caso di ovodonazione. Inoltre, la donazione di ovuli è un contratto gratuito e formale tra il donatore e il centro autorizzato ad effettuare la tecnica, garantendo trasparenza e legalità.
Comprendere il Calcolo della Gravidanza: Dalla Concezione Naturale alla PMA
Il momento in cui si riceve un test del beta positivo dopo un percorso di PMA è di grande emozione, e una delle prime cose che si vogliono comprendere riguarda la data presunta del parto: “di quante settimane sono incinta?”. Non si tratta solo di curiosità; conoscere l’età gestazionale è importante per seguire l’evoluzione embrio-fetale, programmare le ecografie e monitorare eventuali problematiche note e pregresse, per avere un costante ed affidabile quadro della situazione insieme allo specialista.
Calcolo nella Gravidanza Naturale
Prima di entrare nel merito della fecondazione assistita, è utile ricordare come avviene comunemente il calcolo di una gravidanza spontanea. Nel concepimento naturale, non si conosce con precisione il giorno esatto dell’ovulazione e conseguentemente neppure quello della fecondazione dell’ovulo. Tutto oscilla nei giorni considerati di “finestra fertile”. Si impiega dunque come punto di riferimento il primo giorno dell’ultima mestruazione (UM), e si aggiungono 280 giorni (o 40 settimane) per stimare la data presunta del parto. Questo è il “metodo di Naegele”, che è comunemente impiegato. In tale modello di calcolo si considera che il concepimento avvenga in media al 14° giorno dall’inizio del ciclo (se regolare di 28 giorni). Di fatto però raramente una donna ha questa precisione; l’ovulazione può cambiare anche tra un mese e l’altro ed il concepimento avvenire il giorno stesso o anche tre dopo. Ne consegue il margine di errore di questo metodo, che può arrivare ad essere di ±1 o 2 settimane rispetto alla data stimata. Il primo a stabilire la durata di una gravidanza è stato Ippocrate: 280 giorni, cioè 40 settimane. Sono numerosi i fattori che incidono sulla durata di una gestazione ma, in linea di massima, il parto avviene tra la 38esima e la 42esima settimana.
Calcolo nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)
Quando si ha a che fare con una PMA, cioè una procreazione medicalmente assistita, il calcolo è più preciso. Bisogna innanzitutto partire dal presupposto che qualsiasi trattamento PMA si riferisce alle modalità di fecondazione dell’ovulo femminile e non interferisce in alcun modo sui tempi e sulle caratteristiche della gravidanza. In ogni caso, dato che ogni tipologia di fecondazione assistita segue un iter ben preciso, è possibile stabilire con esattezza il momento in cui avviene il concepimento, in modo da calcolare di conseguenza la probabile data del parto.
In caso di FIVET, si è più precisi: si fa riferimento all’età embrionale e al giorno del trasferimento in utero. Il calcolo dell’età gestazionale si basa su dati certi: la data del prelievo degli ovociti (pick-up), la data della fecondazione in laboratorio e la data del trasferimento degli embrioni. A partire da questi si calcola quindi il giorno del concepimento e si ottiene il conteggio preciso delle settimane. Per esempio, se si è trasferito un embrione di 5 giorni in utero, si considera una donna incinta di 5 giorni, poiché quelli sono sicuramente passati dal momento in cui è avvenuta la fecondazione. Vanno comunque tenute presenti le varianti: l’embrione può essere di 3 giorni, una blastocisti di 5 o 6 giorni o congelato e poi scongelato; in quest’ultimo caso serve conoscere il giorno di sviluppo al momento del congelamento, perché influisce sul calcolo.
A partire da quella data si può quindi effettuare il conteggio delle settimane e/o dei mesi di gestazione e calcolare la data presunta del parto con maggiore precisione: questo perché si elimina l’errore legato al momento esatto dell’ovulazione e del concepimento, mentre si hanno assolute certezze sull’età embrionale e il transfer. In genere si considerano da aggiungere circa 266 giorni (cioè, 38 settimane) alla data del transfer per avere una stima del termine (anziché 280 giorni usati nel metodo dell’ultima mestruazione), proprio perché il transfer parte già con alcuni giorni “in meno” che sono quelli dell’età dell’embrione.

Quando si fanno i controlli della gravidanza con il ginecologo, si parla comunemente di età gestazionale ostetrica. Con questo termine si fa riferimento alle settimane di gravidanza calcolate con il metodo dell’ultima mestruazione. Un esempio? Transfer di blastocisti di 5 giorni, se ne aggiungono 9 per raggiungere il calcolo standard. È utile ricordare che il calcolo rappresenta sempre una stima e non una certezza della data del parto che rimane presunta. Le variabili biologiche, individuali, materne e del bambino giocano ruoli importanti che possono cambiare il momento della nascita di diversi giorni. In gravidanze con FIVET, a volte si effettuano più ecografie precoci per controllare che lo sviluppo sia coerente con la stima iniziale, soprattutto nei casi a rischio. Infine: affidarsi ad uno specialista in fertilità qualificato e dedito ad una buona empatia con i suoi pazienti è comunque un passo importante per affrontare l’iter di una FIVET con serenità.
Tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita
Le tecniche di procreazione medicalmente assistita si suddividono in I e II livello. Nel primo caso si parla di inseminazione intrauterina semplice, che consiste nell’inserimento del seme maschile nella cavità uterina. Nel secondo caso, invece, si tratta di:
- FIVET, cioè Fecondazione in Vitro con Trasferimento dell’Embrione, o FIV, cioè Fecondazione in Vitro: la sua applicazione è di tipo “cicli a fresco”, che utilizza blastocisti appena fecondati. Il procedimento si svolge seguendo questi step: si stimolano le ovaie con trattamento farmacologico; si prelevano gli ovociti; si raccolgono gli ovociti; si esegue la fecondazione; si sviluppano gli embrioni; si impiantano gli embrioni nell’utero dopo circa 5 giorni dal loro sviluppo. La data del “concepimento” in una FIVET corrisponde al giorno dell’impianto, anche se la fecondazione in laboratorio avviene 48 ore prima; di conseguenza, per calcolare con precisione la data del parto bisogna partire dal giorno dell’impianto e aggiungere 270 giorni o 38 settimane. Esattamente come per le gravidanze naturali, anche in questo caso la data finale è molto approssimativa.
- ICSI, cioè Iniezione Intracitoplasmatica di un Singolo Spermatozoo (Intra-Cytoplasmic Sperm Injection): la sua applicazione è di tipo “cicli da scongelamento”, basata sull’iniezione di blastocisti prodotti da embrioni precedentemente congelati (o crioconservati). La procedura di fecondazione ICSI viene ampiamente utilizzata in caso di infertilità maschile. Consiste nell’iniezione di un unico spermatozoo nel citoplasma, cioè la membrana che avvolge il nucleo, di un solo uovo femminile. Nello specifico: si stimolano le ovaie per ottenere una crescita follicolare multipla; si prelevano gli ovociti; si raccoglie il liquido seminale; si inseminano gli ovociti in laboratorio; si esegue la fecondazione in vitro; si impianta l’embrione nell’utero. Calcolare la data del concepimento, in questo caso, è semplice: basta sottrarre 14 giorni alla data dell’inseminazione dell’ovocita. Le settimane di gravidanza, quindi, possono essere calcolate a partire da questo momento, esattamente come avviene per un concepimento naturale. Il parto dovrebbe avvenire intorno alla 40esima settimana dall’inizio dell’ultimo ciclo mestruale o intorno alla 38esima settimana dopo la procreazione assistita.
In tutti i casi finora elencati, per calcolare il numero effettivo delle settimane di gravidanza bisogna tenere conto di due date: quella dell’inseminazione dell’ovocita e quella dell’ultimo ciclo mestruale (reale o fittizio). Ciò che conta è il momento della fecondazione, non la generazione dell'ovocita.
Il Calcolo Specifico della Gravidanza con Ovodonazione: Chiarire i Dubbi
La questione di come calcolare le settimane di gravidanza in un percorso di ovodonazione genera spesso confusione, dato che il ciclo mestruale della ricevente potrebbe non essere il riferimento principale. Nelle gravidanze eterologhe, gli ovociti della donatrice a maturare, non quelli della ricevente.
La tua prima settimana di gravidanza, viene calcolata dal 1° giorno del ciclo della donatrice (U.M. donatrice). Ad esempio, se la donatrice ha avuto il suo ciclo giovedì 8 maggio, giovedì 15 maggio sarà terminata la tua 1a settimana di gravidanza, giovedì 22 maggio sarai alla 2a settimana di gravidanza (che corrisponde giorno più, giorno meno al pick-up della donatrice)…e così via. Nel momento stesso in cui ti faranno il transfert, (in caso di blastocisti), tu ti troverai ad essere di 2 settimane + 5 gg di gravidanza. Questo metodo si basa sull'assunto che la stimolazione della donatrice non superi le 2 settimane, dato che le donatrici sono selezionate per una risposta follicolare ottimale.
Un approccio più accurato suggerisce di calcolare andando indietro di 14 giorni rispetto al pick up della donatrice, che corrisponde al giorno dell'ovulazione effettiva, piuttosto che basarsi sul primo giorno del ciclo della donatrice. Le donatrici vengono sottoposte a accurati esami ormonali e non devono avere problemi di "risposta" follicolare; sono giovani e selezionate proprio perché risponderanno perfettamente ai follicolostimolanti. Questo garantisce che la stimolazione non durerà 3 o 4 settimane, ma le solite due settimane. Quindi, calcolando 14 giorni prima del pick-up, si ottiene un riferimento molto preciso. La "prova del 9", sarà poi l'ecografia del vostro ginecologo, che vi confermerà l'esattezza di questo parametro, misurando le dimensioni dell'embrione.
Per le donne che hanno effettuato un criotransfer (CT) di blastocisti congelate, il calcolo segue principi simili. Se il 17/11 sono state trasferite due blastocisti congelate (5a giornata), per calcolare la settimana si può andare indietro di 5 giorni dal 17/11, arrivando quindi al 12/11, e da lì indietro di 14 giorni, da cui iniziare a calcolare le settimane. Questo porta a stabilire una data dell'ultima mestruazione fittizia da cui partire. Alcuni centri calcolano questa UM fittizia un mese esatto prima del test delle beta, o 14 giorni dopo il transfer. Nonostante le diverse metodologie, l'importante è che il centro o il ginecologo forniscano una datazione chiara e coerente. In ogni caso, il calcolo più preciso avviene sempre sulla base dell'età embrionale e del giorno del transfer.
Esempi di calcolo:
- Se un transfer di blastocisti avviene il 2 marzo, si è a 6 settimane esatte, 6+0. A ritroso, una blastocisti trasferita il 2/3 corrisponde a un'ipotetica ovulazione il 25/2, giorno che conta come settimana numero 2 (2+0).
- Se un transfer di blastocisti è avvenuto l'11 luglio, la mestruazione fittizia può essere fissata al 23 giugno.
- Il calcolo delle settimane si può fare anche manualmente. Ci potrà essere una ridatazione (e di solito con la PMA avviene) in occasione dell'ecografia del I trimestre, perché lì vengono valutati dei parametri che indicano se si è più avanti o più indietro.
Le Fasi della Gravidanza e il Monitoraggio Costante
Dopo essersi sottoposta a un trattamento PMA, la futura mamma può eseguire un test di gravidanza 2 settimane dopo il trasferimento degli embrioni; il risultato ottenuto dovrebbe corrispondere alla quarta settimana di gestazione, dato che il 14esimo giorno dopo l’impianto corrisponde al primo mese di gravidanza. Anche nei trattamenti PMA, quindi, è importante monitorare la situazione nei vari trimestri successivi all’impianto, in modo da tenere sotto controllo anche e soprattutto il corretto sviluppo del feto.

I Trimestre (dalla 1ª alla fine della 12ª settimana)
Si estende dalla prima alla 12esima settimana. In questa fase ci si accerta della reale presenza di una gravidanza e si effettua una prima ecografia, che permette di valutare se il feto sia posizionato dentro l’utero e se goda di una corretta anatomia. Si verificherà il tuo gruppo sanguigno, se hai anemia e se sei immune a certe malattie infettive. Gli esami da eseguire sono diversi e probabilmente nausea e vomito saranno i protagonisti indiscussi. A 1 settimana di gravidanza, in realtà non sei ancora incinta. A 2 settimane di gravidanza, tecnicamente non sei ancora incinta. C’è un solo ovulo e tantissimi spermatozoi ansiosi di fecondarlo. La terza settimana di gravidanza è quella in cui avviene l’impianto. Il tuo corpo rilascia la gonadotropina cronica (hCG), che causa l’aumento della produzione di estrogeni e progesterone e previene la maturazione di altri ovuli nelle ovaie. A 4 settimane, il futuro bebè ha finalmente trovato la sua casa per i prossimi otto mesi. La blastocisti è finalmente giunta nell’utero da una delle tube di Falloppio. A 5 settimane di gravidanza, il feto ha le dimensioni di un seme di sesamo. Trascorsa la quinta settimana, ti accorgerai dell’assenza di mestruazioni, il segnale più evidente che aspetti un figlio. A partire dal compimento della sesta settimana, potresti avvertire le nausee mattutine. Queste sono dovute alle oscillazioni ormonali che si stanno verificando nel tuo corpo. Malessere, seno gonfio, areola del capezzolo più scura e minzione frequente potrebbero crearti qualche disagio. A 7 settimane di gravidanza, i sintomi iniziano a farsi sentire e il tuo utero quasi raddoppia le sue dimensioni. Preparati a un possibile peggioramento della nausea, della stanchezza, del bruciore di stomaco e di altri sintomi della gravidanza. Le nausee mattutine possono essere molto fastidiose. A 8 settimane devi prendere appuntamento per la tua prima visita dal ginecologo. Il medico prescriverà i test e gli esami necessari per il primo trimestre di gravidanza. A questo punto, le nausee mattutine possono diventare più fastidiose. A 9 settimane di gravidanza, il bebè è già lungo circa 16-18 mm e pesa intorno ai 3 grammi. La coda è scomparsa e iniziano a distinguersi meglio le caratteristiche umane. Le articolazioni delle mani e delle gambe diventano flessibili e iniziano a svilupparsi i capezzoli e i follicoli della peluria. La decima settimana di gravidanza è il momento in cui terminano di formarsi quasi tutti gli organi e i tessuti vitali. Ora iniziano finalmente a funzionare e crescere rapidamente. Il feto è in grado di ingoiare il liquido amniotico e di muovere braccia e gambe. La pelle si copre di una leggera peluria, mentre sulle dita compaiono piccole unghie. A 11 settimane di gravidanza, il feto ha raggiunto le dimensioni di 5 cm. La testa è lunga quanto la metà del corpo, ma nelle prossime settimane il corpo crescerà abbastanza da compensarla. La pelle del feto è talmente sottile e trasparente che permette di intravedere una fitta rete di vasi sanguigni. A 12 settimane di gravidanza, il bebè pesa circa 14 grammi. Si stanno formando le corde vocali e i reni iniziano a produrre urina che riempie la vescica. Hai terminato l’ultima settimana del primo trimestre! La maggior parte dei sintomi iniziali della gravidanza saranno presto un lontano ricordo.
II Trimestre (dalla 13ª alla fine della 26ª settimana)
Comprende il periodo che va dalla 13esima alla 26esima settimana, durante le quali si eseguono diversi test per verificare il corretto sviluppo del feto. Le nausee si riducono, la mamma tende a stare meglio e il feto non è ancora grande abbastanza da “gravare” sul peso materno. Durante questa fase si realizzeranno vari esami per determinare che il feto si sta sviluppando correttamente. Secondo la maggior parte delle mamme questo secondo trimestre è il migliore della gravidanza, le nausee iniziano a diminuire e il feto non è ancora troppo grande, pertanto la vita quotidiana è più gradevole. In questa fase è anche possibile scoprire il sesso del nascituro. A 13 settimane di gravidanza, il feto continua la sua crescita. A 14 settimane di gravidanza, la crescita del feto procede rapidamente. Tra poco, inizierai a sentirlo muovere e scalciare. Il tuo corpo inizia a prendere peso. A 15 settimane di gravidanza, il bebè inala attivamente il liquido amniotico attraverso il naso. Molto presto si noterà che sei incinta perché l’utero è salito dalla regione pelvica al basso addome. Hai compiuto 16 settimane di gravidanza e tutto ora diventa più reale! Il tuo piccolo bebè non è più tanto piccolo e ha ormai l’aspetto di un bambino. Trascorsa la 16a settimana di gravidanza, sei ormai incinta di 4 mesi. Se finora la tua gravidanza passava inosservata con un pancione piccolino, d’ora in poi non sarà più così. Se finora la rapidità della crescita del tuo bebè e l’aumento di peso delle ultime settimane ti ha sorpreso, dalla 18a settimana le cose si calmeranno un pochino, ma ci saranno ancora tanti eventi importanti nella giovanissima vita del tuo bebè. In questa fase, riesce a sbadigliare, stiracchiarsi e anche fare espressioni facciali come corrucciare il volto. A 19 settimane di gravidanza, il pancione è ben visibile. A 20 settimane di gravidanza, il feto ha le dimensioni di un pompelmo. Congratulazioni! Sei a metà strada per incontrare il tuo bambino. Compiuta la 21a settimana di gravidanza hai fatto il giro di boa e sei a metà percorso per diventare mamma. Il bambino sta diventando grande. Se stai entrando nella 22a settimana di gravidanza, senza dubbio lo spazio inizia a essere poco. Il bebè cresce e invade i tuoi spazi. Per molte donne, dalla 23a settimana inizia il periodo più entusiasmante perché il pancione è ben visibile. Tra le altre cose, gli occhi e le labbra del bimbo stanno prendendo forma. A 24 settimane di gravidanza, il feto è lungo circa 30 cm. Potresti avvertire una sensazione di formicolio alle articolazioni, nota come sindrome del tunnel carpale. Una volta compiute 25 settimane di gravidanza, sei vicina alla fine del secondo trimestre. Sembra che il tempo voli! A 25 settimane, sei a quasi 5 mesi e due settimane di gravidanza. A questo punto è probabile che tu abbia già preso dai 7 ai 10 kg di peso. Nel corso di questa settimana, il bimbo apre gli occhi per la prima volta. La 27a settimana segna le ultime due settimane del secondo trimestre. Se il bambino è più attivo durante la notte potrebbe provocarti insonnia e difficoltà nel dormire.
III Trimestre (dalla 27ª settimana fino al termine della gravidanza)
L’ultimo trimestre comprende le settimane che vanno dalla 27esima fino al momento del parto, caratterizzate da mal di schiena e piedi gonfi. Entrando nella 28esima settimana, il feto è già abbastanza sviluppato. Gli organi, i tessuti e i nervi continuano a crescere, ma ha già tutti gli apparati necessari per sopravvivere fuori dall’utero. Pertanto è importante riposarsi ed eseguire ogni giorno esercizio leggero per controllare il peso che in queste ultime settimane aumenta considerevolmente. A 29 settimane, potresti sviluppare vene varicose come accade nel 40% delle donne in attesa. Questa è la fase in cui iniziare a monitorare l’attività del bambino. A 30 settimane potresti avere il fiato corto. Il bambino è ancora alto, vicino alle costole ed è in attesa. A 31 settimane, il seno inizia a produrre il primo colostro che servirà a nutrire il bambino e potresti avere qualche perdita dai capezzoli. Questo è uno dei segnali che indica che il corpo si sta preparando al grande giorno. Potresti avere il fiato corto. Compiute 32 settimane, il corpo potrebbe iniziare a flettere i muscoli per prepararsi al parto. A 33 settimane, potresti notare che i movimenti del bambino sono legati alla tua routine quotidiana. Compiute le 34 settimane, i seni iniziano a perdere piccole quantità di colostro giallastro. Il bambino ha già le dimensioni di uno zaino e pesa quanto un melone. A 35 settimane, inizi a capire come si muove il bambino nel grembo semplicemente guardandoti il pancione. Questo potrebbe provocarti qualche disagio e lasciarti con il fiato un po’ corto. A questo punto, molte mamme non vedono l’ora che il bimbo nasca, mentre altre iniziano ad avere un po’ d’ansia per il parto. Compiute le 36 settimane, il bambino dorme per il 60-80% del tempo. Si è finalmente spostato nella cavità pelvica, la pressione sul tuo diaframma si è allentata e ti senti più alleggerita. Hai terminato la 37a settimana di gravidanza, congratulazioni! Il bambino scende ancora più giù nella pelvi. È considerato a termine e può effettivamente nascere da un momento all’altro. Terminata la 38a settimana, la necessità di urinare diventa sempre più frequente. La pressione sulla vescica è enorme. Hai terminato la 39a settimana di gravidanza! Il bambino è a termine, quindi completamente sviluppato e aspetta il momento giusto per fare il suo ingresso. Completata la 40a settimana potresti aver già superato la data presunta del parto. A 41 settimane non vedi l’ora di partorire e accogliere il tuo bebè. Quando una gravidanza dura 42 settimane o più si parla di gravidanza post termine.
Le visite ginecologiche dovrebbero essere eseguite ogni 4 settimane fino alla 36esima settimana, ogni 2 settimane fino alla 38esima e ogni settimana fino al parto; questo aiuta a tenere sotto controllo lo stato della placenta e il livello di liquido amniotico. Inoltre, in questa fase si eseguono: un tampone vaginale per escludere la presenza di eventuali infezioni (come lo streptococco) che potrebbero essere trasmesse al bambino durante il parto; un ultimo esame del sangue; un controllo della pressione arteriosa. Intorno alla 40esima settimana, infine, inizia il monitoraggio fetale che consente di monitorare la frequenza cardiaca del nascituro e le contrazioni uterine.
Considerazioni sulla Data Presunta del Parto e i Rischi Associati
È fondamentale ricordare che la data presunta del parto (DPP) è puramente indicativa: solo il 5% delle donne partorisce esattamente nel giorno previsto ed è del tutto normale che la nascita avvenga tra la 37ª e le 41ª settimana di gravidanza. Anche se la FIVET consente di monitorare ogni fase della procedura di fecondazione con tempistiche ben note e di stimare la data del parto in modo più specifico, il risultato va comunque interpretato come indicativo del probabile inizio del travaglio e non come una data di nascita certa. “Che la data presunta si basi sulla data del transfer embrionario (in caso di FIVET) o sulla data dell’ultima mestruazione (in caso di gravidanza spontanea), si tratta pur sempre di stime”. Il parto potrebbe avvenire poco prima o poco dopo.
Le gravidanze ottenute tramite FIVET presentano un rischio leggermente maggiore di complicazioni; tuttavia, l’équipe medica sarà preparata a prendersi cura di te, quindi non devi preoccuparti. Monitorare la gravidanza rimane comunque importante, sebbene non sia possibile prevedere la data di nascita esatta del bambino. La data presunta del parto consente anche di stimare il peso e le dimensioni del feto, aiuta a valutare se la crescita è corretta per l’età gestazionale e se esiste il rischio di una nascita prematura, in modo da predisporre, se necessario, il coinvolgimento di un pediatra al momento del parto.
Esiste un’idea diffusa che i bambini concepiti con la FIVET abbiano più probabilità di nascere prematuri, ma non è sempre così. Possono nascere prima o dopo, proprio come nei casi di concepimento naturale. Questa convinzione potrebbe essere dovuta al fatto che con la FIVET ci sono maggiori probabilità di ottenere gravidanze multiple. Talvolta, per migliorare le probabilità di successo dei cicli di fecondazione in vitro, si ricorre a transfer multipli, che possono dare luogo a parti gemellari o plurigemellari in cui la prematurità è più frequente. Il numero di embrioni trasferiti nell’utero varia in base all’età, al numero di ovociti prelevati e al luogo in cui viene eseguita la procedura, poiché in alcuni paesi la legge limita il numero di embrioni trasferibili. Le gravidanze con FIVET con un singolo feto non presentano maggiori probabilità di parto pretermine, a condizione che non vi siano ulteriori fattori di rischio correlati alla prematurità. Questi includono l’età e lo stato di salute generale della gestante, eventuali complicazioni della gravidanza. Indubbiamente i 9 mesi di gravidanza sono un insieme di emozioni, nuove sensazioni, cambiamenti corporali e dubbi. È necessario che la futura mamma sia sempre in contatto con il proprio ginecologo, al quale rivolgersi per ottenere risposte alle proprie domande ed essere rassicurata per arrivare al momento del parto opportunamente serena e preparata.