Fertilizzanti e Raccolta nelle Filippine: Tra Tradizione, Innovazione e Resilienza Agricola

Le Filippine, un arcipelago insulare nel sud-est asiatico, rappresentano un crocevia di culture, biodiversità e sfide agricole. Con oltre il 50% della popolazione, vale a dire più di 55 milioni di persone, che dipende dall'agricoltura per il proprio sostentamento, il settore primario è il pilastro fondamentale dell'economia e della vita quotidiana del paese. Tuttavia, questo settore è intrinsecamente legato a dinamiche complesse che vanno dalla dipendenza da importazioni cruciali, come i fertilizzanti, all'impatto devastante delle calamità naturali, senza dimenticare le opportunità offerte da colture di nicchia e pratiche sostenibili. L'analisi delle tecniche di fertilizzazione e delle metodologie di raccolta, in particolare per prodotti emblematici come il cacao e il pomelo, offre uno spaccato profondo sulle direzioni future dell'agricoltura filippina.

Mappa delle Filippine con evidenziate le principali regioni agricole

Il Cacao Filippino: Un Tesoro Nascosto e le Sue Sfide Colturali

Il cacao filippino è un prodotto che, pur vantando una storia ricca e una qualità intrinseca, è tutt'altro che conosciuto a livello globale. Il consumatore comune ignora del tutto che in tale paese si coltivino i preziosi semi, e perfino tra i professionisti c’è chi ne ignora l’esistenza. Le Filippine occupano circa il venticinquesimo posto nella classifica mondiale dei paesi produttori, con una quantità che si aggira intorno alle 8 tonnellate per anno. Tuttavia, al di là delle cifre della produzione di massa, l'interesse si concentra sempre più sulla qualità, un aspetto che distingue il cacao filippino nel panorama internazionale.

Storia e Genesi di Qualità

Per conoscere a fondo il cacao delle Filippine, occorre recarsi sull’isola di Mindanao, dove viene coltivato quasi tutto il cacao nazionale. Questa regione, vicina all’equatore, tra i 5 e i 10 gradi di latitudine nord, beneficia di un clima molto caldo e umido, condizioni ideali per la crescita del Theobroma cacao. La storia delle Filippine ha visto, in passato, importanti dominazioni straniere, in particolare da parte degli spagnoli e degli inglesi. Fu proprio la presenza spagnola del passato a rivelarsi la fortuna del cacao del presente: furono infatti gli spagnoli a portare nel paese le prime piante di cacao. La loro dominazione del centro America fece sì che i primi cacao arrivassero proprio da quelle zone, trattandosi quindi di genetiche di ottima qualità, in particolare Trinitari e qualche Criollo. Fu così che i filippini scamparono il “rischio Forastero”, che invece si diffuse molto ampiamente a partire dal Brasile verso molti altri paesi, in particolare quelli africani. È proprio per questo motivo che attualmente qui il cacao è costituito da Trinitario per oltre il 90%, con qualche piccola presenza di Criollo e molto moderata di Forastero. Raramente capita di trovare un paese in cui la grande maggioranza delle genetiche di cacao sia di alta qualità, una vera e propria fortuna agronomica per le Filippine.

Le varietà coltivate presentano un'omogeneità notevole. In qualunque coltivazione ci si rechi, si trovano più o meno sempre le stesse varietà genetiche; infatti nelle Filippine si trovano complessivamente un numero molto limitato di varietà differenti, evidentemente figlie degli ibridi che si sono originati dalla genetica importata dagli spagnoli secoli or sono. I loro nomi non dicono molto a chi non è del posto: W10, UF18, BR25, PG, PBC123, K2 e poco altro. Sono prevalentemente Trinitari, con una deriva più o meno marcata verso il Criollo. È possibile incontrare anche i tanto rari e ricercati semi completamente bianchi all’interno, prova di genetica pura Criollo al 100%. In media, comunque, le fave hanno un colore rosato, talvolta un porpora chiaro con sfumature verso il bianco, il tipico colore del Trinitario, a indicare una carica di tannini e polifenoli presente ma moderata, esattamente ciò che serve per dare origine a tavolette di grande eleganza e aromaticità.

Metodologie di Post-Raccolta e Valorizzazione

Eppure, fino a qualche anno fa quasi tutto il cacao nazionale non veniva fermentato ma solo essiccato e venduto a basso costo ad aziende che lo utilizzavano principalmente per ricavarne cacao in polvere e burro di cacao. In pratica non era affatto valorizzato, anzi, veniva letteralmente mortificato da un utilizzo non degno della sua qualità. La riscoperta locale di questi buoni cacao ha portato anche alla nascita di alcune valide aziende interne al paese, le quali, in realtà, non vantano una grande tradizione nel consumo di cioccolato in tavolette; più diffuso, invece, è l’utilizzo del cacao per produrre la bevanda, un'altra eredità della vecchia cultura coloniale spagnola che a sua volta aveva attinto dagli usi e costumi delle popolazioni centroamericane precolombiane.

Successivamente, si è cominciato a capire di trovarsi di fronte a una materia prima di ottima qualità e con potenzialità tutte da sfruttare, che potesse e dovesse avere destinazioni migliori. Così molti coltivatori, anche su richiesta dei cioccolatieri, sono passati a procedure di post-raccolta migliori, che includessero la fermentazione e che fossero più controllate e professionali. I cacao delle Filippine hanno iniziato così a farsi conoscere e a dare origine a un numero sempre crescente di tavolette monovarietà, fondenti di grande eleganza, delicati e aromatici, che riflettono tutte le caratteristiche e le qualità dei cacao di provenienza. Globalmente parlando, non sono ancora molte le tavolette realizzate con cacao filippino, ma sono in aumento proprio in quanto sempre più produttori stanno scoprendo le potenzialità di questi cacao.

Le pratiche di post-raccolta sono cruciali. Prima della fermentazione, è comune lasciare scolare il cacao per 12-24 ore, allo scopo di fargli perdere una parte della mucillaggine, altrimenti l’acidità delle fave risulterebbe troppo alta. Questa pratica è diffusa anche in altre coltivazioni. La fermentazione tipicamente dura 5 giorni, con mescola ogni 2 giorni, tempistiche tipiche dei cacao di discreta qualità. In alcuni contesti, la fermentazione può estendersi a 6 giorni, con rimescola dopo 1-2-4 giorni e verifiche tramite ghigliottina al quinto e sesto giorno, portando a una media dell’80% di fave ben fermentate. L’essiccazione su marchesine in legno può durare dai 5 agli 8 giorni, sebbene non sempre venga fatta in modo incrementale, come i migliori protocolli richiederebbero. Talvolta, per asciugare il cacao più rapidamente, si utilizzano essiccatoi a fiamma, dall’aspetto alquanto arcaico. Questo si rende necessario quando in poco tempo la quantità di cacao che giunge al centro di post-raccolta è troppo grande per poter essere essiccata tutta in modo naturale; fortunatamente, questi macchinari separano la camera di asciugatura da quella dove passano i fumi, evitando almeno una inopportuna affumicatura delle fave.

Dalla fava di cacao al cioccolato: come viene fatto il cioccolato? - Produzione del cioccolato

Innovazione e Problematiche: L'Esperienza sul Campo

L'innovazione agricola è in corso, con esperimenti che mirano a ottimizzare l'uso del terreno. Da giugno scorso, un'iniziativa ha visto l'implementazione di nuovi modelli di agricoltura in collina. In un'area di 11.000 metri quadrati, sono state rimosse piante di noci di cocco che producevano poco ed eliminati i cespugli selvatici, facendo spazio alla piantumazione di 185 nuove piante, bene allineate. In una buona parte della farm, si pianteranno piante perenni, che durino molti anni, come ad esempio il cacao. Con questa sperimentazione, si desidera dimostrare agli studenti, agli agricoltori e alla comunità agricola (capi dei barrios) un modo nuovo di sfruttare il terreno e renderlo proficuo.

Nei campi di cacao, si incontrano pratiche inusuali. Ad esempio, è comune imbattersi in frutti di cacao, ancora sulle piante, avvolti in sacchetti di plastica. La plastica è famosa per non essere proprio amica di flora e fauna, e vederla abbracciare frutti ancora in crescita fa insorgere qualche perplessità. Questo trattamento viene usato per proteggere le cabosse dagli insetti e da possibili contagi da parte di microrganismi patogeni, permettendo così di fare a meno di utilizzare antiparassitari, col doppio vantaggio di un risparmio economico da parte dei coltivatori e di ottenere un prodotto privo di sostanze chimiche. Tuttavia, la presunta biodegradabilità di queste plastiche si è rivelata spesso una falsa informazione, trattandosi in realtà di normalissimo polietilene comune. La perplessità maggiore su questa pratica è relativa alla possibile formazione di muffe sul frutto, dato che l’umidità è sempre alta e l’acqua piovana ristagna regolarmente tra la buccia del frutto e la plastica. Interrogando più coltivatori su questo rischio, la loro risposta suggerisce che in effetti un certo rischio ci sia, ma solo in caso di diversi giorni consecutivi di pioggia e privi del caldo sole tropicale. A riprova di ciò, alcuni agricoltori spruzzano un antifungino prima di imbustare i frutti sull’albero. C'è anche il problema della gestione dei rifiuti: molta di questa plastica viene lasciata sul terreno assieme alle scorze dei frutti, una volta raccolti ed estratti i semi; questo, anche se le buste fossero state biodegradabili, comporta comunque che i costituenti della plastica, una volta degradata, vengano assorbiti dal terreno che in questo modo modifica la sua composizione chimica, impattando così sulla biologia delle piante di cacao.

Dalle Piantagioni alle Tavolette: Aziende Esemplari

Un esempio di successo nel panorama filippino è Auro, un’azienda di recente nascita e cresciuta molto rapidamente, caratteristica che accomuna diverse realtà di produzione cioccolatiera interne al paese. L’azienda si trova a circa 50 km da Manila, mentre il loro cacao arriva quasi tutto da Mindanao, e ne utilizzano una decina di varietà diverse. Il personale è giovane, preparato e orgoglioso di fare parte di questa famiglia; solo per la produzione, impiegano 60 persone su 2 turni di 12 ore, l'azienda è attiva 24h e i macchinari sono sempre in funzione. Lavorano una tonnellata di cioccolato al giorno, con prospettive di crescita. Gli ambienti sono moderni e curati, così come i macchinari. La tecnologia però non ha ancora coperto tutte le fasi della lavorazione: colatura, smodellaggio e confezionamento vengono svolti totalmente a mano, come spesso accade nei paesi asiatici. Effettuano anche la fase di concaggio e, curiosità, a seguire fanno ancora un ulteriore passaggio di raffinazione. Nelle piantagioni che approvvigionano l’azienda, il lavoro sui campi sembra svolto piuttosto bene, con prevalenza delle genetiche W10 e UF18.

Per quanto riguarda la fertilizzazione, a detta dei coltivatori, sui terreni che in precedenza ospitavano coltivazioni di banane non c’è stato bisogno di fertilizzare per i primi 2 o 3 anni in quanto già ricchi di potassio. Quando il potassio scarseggia, le fave di cacao nascono più piccole, e così dopo il periodo iniziale ora fertilizzano per arricchire il terreno di questo componente chimico. Fanno anche uso di fertilizzanti bio ma, essendo alquanto costosi, li producono da sé e talvolta usano anche feci e urina di capra. Particolarmente apprezzabile è il loro cacao che viene da Paquibato, un prodotto che cresce senza essere fertilizzato ed è il risultato di una sorta di blend di diverse genetiche tra cui W10, BR25, PBC123, UF18, risultando piacevole e aromatico.

Roberto Crisostomo, a capo di un'altra importante realtà cooperativa, abbraccia quasi 500 coltivatori, con una media di solo un ettaro ciascuno, e le varietà di cacao sono solo 5: W10, UF18, BR25, Brasilian, Malesian. La fermentazione avviene in casse a cascata e anche in questo caso la durata è di 5 giorni. Anche qui vengono usate le bustine di plastica sui frutti e le fave vengono mescolate, andando quindi a costituire una sorta di blend di zona.

Sikwate è il nome commerciale dell’azienda di Toto, presidente delle associazioni dei coltivatori di Davao. La zona di San Isidro è il cuore delle sue attività e, non a caso, anche il cuore della produzione e del commercio del cacao filippino. Anche qui le varietà genetiche non vengono mantenute separate, arrivano alla fase di fermentazione già mescolate. Qualche pianta di Criollo puro non manca, con la presenza di alcune fave bianche. Sikwate produce soprattutto semilavorati, in particolare 6 tonnellate al mese di massa. Un prodotto che si vende bene nelle Filippine è quello che chiamano Tableya: sono cialdine di massa di cacao che vengono usate per preparare la cioccolata in bevanda, molto gettonata nel paese.

L’impressione generale è che il cacao delle Filippine debba essere ancora considerato per quello che vale e molti cioccolatieri nel prossimo futuro lo inseriranno tra i propri monovarietà. Prepariamoci dunque a degustare sempre più tavolette filippine, aromatiche, eleganti, talvolta di grande pregio.

Diversificazione e Coltivazioni Complementari

Nelle piantagioni di cacao, si pratica talvolta anche l'intercropping, con altre colture che vanno a incrementare l’introito del coltivatore. Tra le piante di cacao, trovano posto anche lo zenzero e il durian. Quest'ultimo, il durian, è il frutto nazionale filippino e ha una particolarità unica: è il frutto più puzzolente del mondo. Il suo odore è così cattivo che, per legge, è vietato portarlo nei luoghi pubblici chiusi, come mezzi di trasporto o altro. Questa pratica di affiancare colture diverse non solo ottimizza l'uso del suolo ma offre anche ai contadini fonti di reddito aggiuntive, riducendo la dipendenza da un'unica coltura.

Piantagione di cacao con intercropping nelle Filippine

Il Pomelo di Davao: Eccellenza Agrumicola e Ostacoli alla Crescita

La regione filippina di Davao non produce solo banane o frutta maleodorante ma deliziosa come il durian; qui, infatti, prosperano anche le coltivazioni di agrumi pomelo. Nonostante la sua importanza, c'è da stupirsi che il pomelo non sia stato inserito tra i primi dieci frutti prodotti dalla regione, come si può vedere nella lista dell'Ufficio di statistica agraria (BAS) per il periodo 2008-2009.

Un Primato Regionale nel Contesto Nazionale

Il BAS, comunque, ha calcolato la produzione di pomelo della regione per l'anno 2008 a 15.824,49 tonnellate, con un aumento dello 0,58% rispetto all'anno precedente (15.733,70 tonnellate). Sebbene il BAS non disponga di dati relativi alla produzione di pomelo nel 2009, i dati del 2008 da soli dimostrano che la produzione è superiore a quella di mandarini (2.137,94 tonnellate), angurie (1.062,73 tonnellate), langsat (1.985,27 tonnellate), calamansi (10.028,88 tonnellate) e mangosteen (408,63 tonnellate). Nel frattempo, una relazione del Dipartimento dell'agricoltura (DA) mostra che la regione Davao è ancora la prima produttrice di pomelo del paese, con il 39% della produzione totale, superiore di un solo punto percentuale rispetto a quella della regione della Valle di Cagayan. Questi dati sottolineano il ruolo preminente di Davao nella produzione nazionale di pomelo.

Le Sfide della Produzione e gli Sforzi per il Potenziamento

La produzione di pomelo della regione potrebbe essere anche maggiore, se non ci fossero problemi legati a parassiti e fitopatie. Per ovviare a questo, il Consorzio del Mindanao meridionale per la ricerca e lo sviluppo dell'agricoltura (SMARRDEC) ha elaborato un programma per potenziare lo sviluppo del pomelo nella regione. Lo SMARRDEC ha individuato altri problemi per il settore dei pomelo, come l'elevato costo dei fertilizzanti, il sapore aspro o amaro dei frutti, la polpa secca e la necessità di materiale vivaistico privo di fitopatie. Il pomelo è un agrume che si presta a svariati utilizzi, sia nella parte interna che in quella esterna, rendendo la sua piena valorizzazione un obiettivo importante per l'economia agricola locale. La gestione dei fertilizzanti, in particolare, emerge come un fattore critico, dato il loro costo elevato che incide sulla redditività dei coltivatori.

Agricoltura Biologica nelle Filippine: Potenziale e Percorso di Sviluppo

Il movimento biologico nelle Filippine è caratterizzato da un attivo coinvolgimento della società civile e da numerose organizzazioni di base sparse in tutte le isole. I piccoli agricoltori sono fondamentali nella produzione biologica, fornendo riso, mais, ortaggi, caffè, frutta e tuberi principalmente per il mercato interno. Questo approccio non solo promuove la sostenibilità ambientale ma rafforza anche l'autonomia alimentare delle comunità locali.

Il Ruolo dei Piccoli Agricoltori e della Società Civile

I piccoli agricoltori rappresentano la spina dorsale dell'agricoltura biologica filippina. La loro capacità di produrre una varietà di colture biologiche è essenziale per soddisfare la domanda interna, riducendo la dipendenza da prodotti chimici e promuovendo metodi di coltivazione più sani. Le organizzazioni di base, con la loro presenza capillare, svolgono un ruolo cruciale nella diffusione delle conoscenze e delle pratiche biologiche, fungendo da catalizzatori per il cambiamento e l'innovazione dal basso.

Quadro Normativo e Obiettivi Futuri

Il Programma Nazionale per l'Agricoltura Biologica coordina le politiche di sostegno, con i governi locali che svolgono un ruolo cruciale nell'attuazione di queste iniziative. Un passo significativo è stato compiuto con la Legge della Repubblica n. 11511 del 2020, che riconosce i Sistemi di Garanzia Partecipativa (PGS) per la garanzia della qualità. Questa legislazione migliora notevolmente l'accesso alla certificazione biologica per i piccoli produttori, superando le barriere economiche e burocratiche associate ai sistemi di certificazione tradizionali.

Secondo le ultime statistiche (FiBL 2024), circa l'1,8% dei terreni agricoli delle Filippine è dedicato all'agricoltura biologica, che coinvolge oltre 14.000 produttori. Questa cifra è probabilmente sottostimata a causa dei costi elevati e della complessità dell'ottenimento della certificazione per il mercato locale. Tuttavia, il sostegno del governo al PGS potrebbe consentire di raggiungere l'obiettivo del 5% di terreni agricoli biologici nel prossimo futuro, segnando un'importante transizione verso pratiche più sostenibili e rispettose dell'ambiente. Nonostante il potenziale promettente, i piccoli agricoltori in particolare devono affrontare sfide significative nella transizione all'agricoltura biologica, tra cui la necessità di formazione, l'accesso ai mercati e il supporto per la conversione dei campi.

Diagramma che illustra il funzionamento dei Sistemi di Garanzia Partecipativa (PGS)

La Fragilità del Settore Agricolo: Dipendenza dai Fertilizzanti e Impatti Economici

Le Filippine, come la Thailandia, sono importatrici nette di energia e dipendono in modo significativo dalle importazioni di fertilizzanti. Questo rende il settore agricolo particolarmente vulnerabile alle fluttuazioni dei prezzi globali. Inoltre, il paese registra una quota relativamente elevata di occupazione nel settore agricolo, il che amplifica l'impatto di qualsiasi shock economico su una vasta porzione della popolazione.

Un Bilancio Commerciale Precario

Le Filippine sono uno dei maggiori importatori netti di prodotti alimentari, con un deficit commerciale alimentare pari a circa il 2% del PIL. Questa dipendenza dalle importazioni rende il paese particolarmente sensibile all'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari sul mercato internazionale. L'aumento dei prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari, unito alla diminuzione delle rimesse provenienti dai paesi del Golfo, porterà probabilmente il deficit delle partite correnti a livelli ben superiori alla proiezione dell’FMI, che lo colloca a poco più del 3%. Questa situazione economica crea una pressione significativa sulla bilancia commerciale e sulla stabilità finanziaria del paese.

Pressioni Economiche e Conseguenze Sociali

L'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, che si manifesterà con un ritardo di circa nove mesi rispetto allo shock dei prezzi dei fertilizzanti, metterà sotto pressione l’indebitamento delle famiglie, già elevato. Entrambi i paesi subiranno inoltre pressioni fiscali dovute all’aumento dei sussidi alle famiglie e agli agricoltori e al rallentamento della crescita economica. La rupia indiana (INR), il peso filippino (PHP) e il baht thailandese (THB) figurano tra le valute dei mercati emergenti con le peggiori performance dall’inizio della guerra in Ucraina, evidenziando la vulnerabilità economica di queste nazioni. Questa instabilità economica si traduce in difficoltà concrete per le famiglie e i piccoli agricoltori, che si trovano ad affrontare costi di produzione più elevati e un potere d'acquisto ridotto.

Resilienza Contro le Calamità Naturali: Il Caso del Tifone Haiyan

La fragilità del settore agricolo filippino è stata drammaticamente messa in evidenza da calamità naturali come il tifone Haiyan (Yolanda), che nel novembre 2013 ha lasciato una scia di devastazione. Gli impatti di tali eventi vanno ben oltre le perdite immediate, generando crisi economiche a lungo termine e, in alcuni casi, "morti economiche", soprattutto tra le bambine, dovute alla mancanza di un reddito familiare.

Devastazione e Necessità di Intervento Immediato

Si calcola che il tifone Haiyan abbia danneggiato o distrutto circa 33 milioni di alberi di cocco, lasciando i coltivatori senza reddito e in condizioni precarie per un periodo piuttosto lungo, dato che l’albero del cocco impiega dai sei agli otto anni per tornare a essere riproduttivo. Justin Morgan, Direttore paese di Oxfam nelle Filippine, ha dichiarato: “C’è pochissimo tempo per dare l’aiuto di cui i coltivatori hanno così urgente bisogno. Devono assolutamente seminare a dicembre se vogliono riprendersi dai danni causati dal tifone.” Per sopperire ai primi bisogni, l’Autorità nazionale filippina per l’alimentazione ha dovuto far arrivare nelle aree più colpite prodotti alimentari dalle zone risparmiate dalla furia del tifone, e assicurarsi che i contadini ricevessero il supporto necessario per convertire i terreni in colture che garantissero un raccolto immediato.

Strategie di Ripresa e Diversificazione dei Mezzi di Sussistenza

Grazie all’aiuto delle comunità internazionali (Fondo Centrale d’Intervento per le Emergenze delle Nazioni Unite-CERF, dal Dipartimento di aiuti umanitari e di Protezione Civile della Commissione Europea-ECHO e dai governi di Belgio, Canada, Finlandia, Irlanda, Italia, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, il Dipartimento dell’Agricoltura e la FAO, che hanno lavorato con i governi nazionali), decine di migliaia di coltivatori di riso sono stati aiutati a ripiantare e a ripristinare i campi di riso devastati dal tifone Haiyan. Nelle settimane successive al disastro, la FAO, il dipartimento di Agricoltura e i loro partner hanno distribuito sementi di riso certificato a 44 mila famiglie per la semina di dicembre-gennaio, fornendo fertilizzanti e attrezzature agricole a 80 mila famiglie. Oggi, a sei mesi dalla calamità, molti di questi piccoli contadini hanno già raccolto, altri continueranno la raccolta fino a giugno. Carmen Cinco, coltivatrice della provincia di Leyte, una delle zone più colpite, testimonia: «Se non avessi ricevuto le sementi di riso da piantare in tempo per la stagione di dicembre-gennaio, avrei dovuto fare affidamento sugli aiuti alimentari esterni per quasi un anno intero. Adesso sono fiduciosa, siamo sulla strada della ripresa».

L’obiettivo degli interventi si è concentrato a favore di una differenziazione della produzione agricola dei coltivatori coinvolti. La FAO, nello specifico, aiuterà circa 30 mila coltivatori di cocco tramite il conferimento di sementi di ortaggi, di attrezzature varie e di bestiame. Rosalia Garredo, coltivatrice di riso e di alberi di cocco della provincia di Leyte, afferma: «Avrei bisogno di sementi, così posso vendere poi verdura al mercato. Questo insieme all’allevamento di pollame saranno mezzi di sostentamento alternativi che mi aiuteranno a essere indipendente fino a quando i miei alberi di cocco saranno di nuovo produttivi». I danni non hanno risparmiato le mangrovie costiere e la FAO, in collaborazione con il Bureau di Gestione delle Foreste del Dipartimento dell’Ambiente e delle Risorse Naturali, intende sostenere la riabilitazione dei sistemi agroforestali e delle foreste di mangrovie e assistere circa 5 mila agricoltori.

Le squadre di Oxfam hanno lavorato a Samar e Leyte, due zone chiave per la produzione di riso, aiutando gli agricoltori a pulire i terreni e a ripristinare campi e fattorie. Per quanto riguarda la pesca, le rilevazioni nelle isole di Daanbantayan e Bantayan hanno evidenziato come sia urgente la riparazione delle barche delle microimprese di pescatori, in modo che possano riprendere il mare. Questi sforzi congiunti dimostrano l'importanza di un approccio olistico alla ripresa post-disastro, che include non solo il ripristino delle colture tradizionali ma anche la promozione della diversificazione e la protezione degli ecosistemi vitali.

Interventi di supporto agricolo dopo il tifone Haiyan

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