Come allattano i canguri: un prodigio della natura tra nutrimento e cure genitoriali

Quando si pensa ai canguri, l'immagine immediata che viene in mente è quella di una "tasca" nella zona addominale, una sorta di contenitore porta oggetti, una strana fessura nella pancia. Ma cosa c'è effettivamente lì dentro? In realtà, è semplice! L’apparato mammario è uno dei tanti esempi della straordinaria capacità della natura di adattarsi ed evolversi. All’interno della tasca marsupiale, i canguri possiedono diversi capezzoli, offrendo così nutrizione in un luogo estremamente protetto, caldo e umido. Questo è un aspetto affascinante della riproduzione dei marsupiali, che si distingue notevolmente da quella dei mammiferi placentari.

Canguro con cucciolo nel marsupio

I marsupiali, una famiglia di mammiferi noti per la loro modalità unica di riproduzione, rappresentano un affascinante gruppo di animali che include canguri, koala e opossum. La loro gestazione è notevolmente diversa da quella dei mammiferi placentari, e in questo articolo esploreremo le peculiarità del loro sviluppo embrionale e le strategie di sopravvivenza neonatale.

La nascita prematura e l'ascesa nel marsupio

Più nello specifico, i canguri al trentatreesimo giorno di gestazione partoriscono una creatura piccola quanto un fagiolo (circa 2,5 cm) completamente cieca, sorda e senza pelo, con solamente le strutture facciali e gli arti anteriori più sviluppati. Nonostante ciò, questo minuscolo cucciolo, grazie alle piccole "braccia" sviluppate, riesce a risalire verso il ventre della madre e ad entrare nel marsupio dove avverrà la sua completa maturazione. Si svilupperà dentro a questa sorta di albergo con autista privato, per circa otto mesi. I canguri danno alla luce un feto vivo ma relativamente non sviluppato, che in inglese viene chiamato "joey". Grazie a questa caratteristica, il tempo di gestazione dei marsupiali è generalmente ridotto: nei canguri, il piccolo sarà partorito dalla madre in appena un mese; per fare un confronto, un mammifero placentato di dimensioni simili, come un cervo, ha una gestazione di più di 200 giorni.

Grafico confronto tempi di gestazione marsupiali e placentari

Subito dopo il parto, il piccolo "joey" di appena due centimetri e meno di un grammo di peso striscia dall'interno della madre fino al marsupio. L'interno della sacca della madre è un ambiente protetto e caldo e quasi totalmente privo di peli. Vi sono inoltre i quattro capezzoli della madre e numerose ghiandole sudoripare che rilasciano liquido antimicrobico per proteggere il "joey" da germi, virus e parassiti. La prole cieca si attacca a uno dei capezzoli della madre per crescere e svilupparsi fino allo stadio giovanile. L'allattamento durerà ben 250 giorni circa, nei quali il piccolo canguro potrà entrare ed uscire dal marsupio.

Le caratteristiche del marsupio: una nicchia di sviluppo

Il marsupio, infatti, è una caratteristica distintiva delle femmine dei mammiferi marsupiali, dei monotremi e forse della maggior parte dei mammiferi ancestrali non placentati ormai estinti da cui deriviamo. In alcuni rari casi questa struttura è addirittura presente nei maschi di alcune specie, come per l'opossum acquatico (Chironectes minimus) e per l'estinta tigre della Tasmania, o tilacino. In effetti questa speciale sacca addominale caratterizza così tanto questi animali da aver conferito il nome di marsupiali all'intera infraclasse di mammiferi che comprende specie come opossum, koala, quokka, diavoli della Tasmania e molti altri animali australiani ed americani. Anatomicamente parlando, la sacca è una piega di pelle con un'unica apertura, di solito superiore, che copre i capezzoli. Le femmine di canguro non nascono già munite di marsupio. Questa struttura si svilupperà, infatti, nei primi anni di vita, per essere pronta e funzionale non appena viene completato lo sviluppo sessuale.

Un latte su misura: la diversificazione dei capezzoli

Un altro aspetto interessante è la composizione del latte di questi animali che è controllata dallo stimolo dell’allattamento. In generale, i marsupiali riescono simultaneamente a produrre latte con differenti valori nutrizionali: lo stimolo esterno dato dal neonato fa sì che possa essere rilasciato un latte ricco di carboidrati contemporaneamente ad uno contenente un'elevata quantità di grassi e proteine, in modo tale da poter allattare neonati di diverse fasce di sviluppo. Alcuni marsupiali, come il canguro rosso, hanno capezzoli che producono diversi tipi di latte per soddisfare le esigenze nutrizionali di neonati a diversi stadi di sviluppo contemporaneamente. Grazie alla sacca addominale i canguri e gli altri marsupiali possono portare avanti e nutrire diverse generazioni di piccoli in differenti stadi di sviluppo contemporaneamente, una caratteristica però persa nei mammiferi placentati più "moderni" come cani, felini, ruminanti e noi, esseri umani.

Schema dei capezzoli nel marsupio del canguro

La diapausa embrionale: una strategia riproduttiva avanzata

Tutto ciò è estremamente incredibile poiché, partorendo così precocemente, la madre di canguro può ritornare ad essere fertile in poco tempo, solitamente già dalle prime ventiquattro o quarantotto ore, continuando a tenere il piccolo, in un certo senso, dentro di sé. Il secondo embrione andrà in diapausa embrionale che durerà fino a quando il cucciolo di canguro avrà duecento quattro giorni, oppure sarà morto. Prima del suo impianto nell'utero l'embrione può fermare la sua crescita per poi continuare lo sviluppo normalmente. Fatta eccezione per la lepre europea, le femmine di wallaby sono gli unici animali che possono restare incinta mentre già lo sono; le lepri, ad esempio, hanno comunque stagioni di riproduzione diverse, ma non sono continuamente incinte per gran parte della loro vita adulta. Solitamente, quando una femmina di mammifero è incinta il concepimento è impossibile. “Ci sono molte ragioni per cui non si può concepire durante una gravidanza in atto”, dice Menzies. In parte si tratta di una questione anatomica: gran parte degli animali hanno un solo utero o un solo grembo, e se al loro interno è già presente un embrione in sviluppo, non c’è spazio per altro. Una seconda ragione ha a che fare con il sistema endocrino. Gli ormoni che alimentano un feto in sviluppo sono diversi da quelli che permettono di fecondare un ovulo (questo è il motivo per cui molte forme di contraccezione d’emergenza nell’uomo includono il progesterone, ormone che supporta la gravidanza ma che previene l’ovulazione).

La femmina della specie si accoppia verso gennaio o febbraio; già incinta dall’anno precedente, partorisce poi uno o due giorni dopo, e il cucciolo si arrampica nel suo marsupio per nutrirsi. Nel frattempo, il primo cucciolo continua a nutrirsi e a crescere. Attorno al mese di settembre tale canguro più piccolo - noto come “joey” - è pronto a lasciare il marsupio, spiega Menzies. Il "joey" inizia gradualmente a mangiare meno e, già intorno a dicembre, è ormai svezzato; ciò mette in moto la crescita dell’embrione quiescente, che nasce un mese dopo. I ricercatori sono giunti a queste conclusioni grazie a delle ecografie a ultrasuoni effettuate su 10 esemplari di wallaby. “Se potessimo risolvere questo complesso processo non dovremmo crioconservare gli embrioni; basterebbe tenerli in ibernazione all’interno dei laboratori”, aggiunge.

L'apparato riproduttivo femminile: una triplice meraviglia

Parlando di apparato riproduttore dei marsupiali, non ci si può non soffermare anche su un'altra particolarità: le femmine presentano due vagine e due uteri, ma prima di partorire si forma una terza vagina mediana come canale del parto. Questa particolare gravidanza si riflette anche in una diversa morfologia dell'apparato riproduttivo femminile. Canguri ed altri marsupiali hanno non una ma tre vagine, tutte convergenti in un'unica apertura comune: due vagine laterali portano lo sperma ai due uteri (e i marsupiali maschi hanno spesso peni a due punte), mentre la vagina media permette la fuoriuscita del piccolo al termine della gestazione. Queste affascinanti particolarità dei canguri permettono di capire come ogni specie abbia caratteristiche diverse a seconda del proprio habitat e degli stili di vita.

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Adattamenti evolutivi e sfide riproduttive

La breve durata della gestazione nei marsupiali è sorprendente. Ad esempio, nei canguri può durare appena 33 giorni. Questo è significativamente più breve rispetto ai mammiferi placentari, dove la gestazione può durare mesi. Dopo la nascita, i neonati marsupiali, che sono estremamente immaturi e piccoli al momento del parto, si trasferiscono immediatamente nel marsupio della madre. Qui si agganciano a un capezzolo, che fornisce nutrimento e sicurezza mentre continuano il loro sviluppo. Nel marsupio, il neonato marsupiale continua a svilupparsi per diverse settimane o mesi, a seconda della specie. Durante questo periodo, il latte materno non solo nutre, ma anche protegge il piccolo grazie agli anticorpi essenziali che trasferisce. Dopo aver lasciato il marsupio, i giovani marsupiali continuano spesso a seguire la madre e a nutrirsi del suo latte fino a quando non sono completamente indipendenti.

La breve gestazione e il prolungato allattamento permettono ai marsupiali di riprodursi rapidamente e di rispondere meglio ai cambiamenti ambientali. Questo è vantaggioso in ambienti dove le condizioni possono cambiare rapidamente e in modo imprevedibile. Tuttavia, la riproduzione nei marsupiali presenta anche delle sfide. Data la loro notevole immaturità alla nascita, i neonati marsupiali sono particolarmente vulnerabili a predatori e difficoltà ambientali se separati prematuramente dal marsupio. La sopravvivenza dei piccoli è strettamente legata alla disponibilità e alla sicurezza del marsupio materno, rendendo critica la salute della madre per la sopravvivenza della prole. La gestazione e lo sviluppo nei marsupiali offrono un affascinante esempio di adattamento evolutivo che sottolinea l’incredibile varietà di strategie riproduttive nel regno animale. Questi metodi unici permettono ai marsupiali di prosperare in ambienti diversi, garantendo al contempo la sopravvivenza e la crescita della prole in condizioni spesso avverse.

Il Metodo della Mamma Canguro (MMC) e le sue applicazioni umane

Le affascinanti peculiarità dei canguri non si limitano al regno animale, ma hanno ispirato anche pratiche mediche innovative. L'introduzione del metodo della mamma canguro (MMC) per i neonati patologici è un esempio significativo di come l'osservazione della natura possa fornire spunti preziosi per la cura umana. Il MMC, definito come "nutrimento e amore", si focalizza sull'attenzione agli aspetti "umani" delle cure, una premessa indispensabile per una dimissione precoce dall’ospedale. Il metodo della mamma canguro si basa sul contatto pelle a pelle tra il neonato e il genitore, offrendo numerosi vantaggi documentati dalla letteratura. Questo approccio è particolarmente utile per i neonati prematuri, che sono sottoposti a richieste di adattamento ad ambienti diversi, il corpo della mamma e l’incubatrice. Il contatto pelle a pelle facilita la transizione e favorisce lo sviluppo.

Neonati in contatto pelle a pelle con i genitori (Metodo Canguro)

Il MMC non si limita ai neonati prematuri, ma è applicabile a tutti i bambini, persino a quelli portatori di catetere venoso centrale. L'obiettivo è quello di valorizzare le capacità della persona e del suo nucleo familiare, promuovendo un "percorso di maternità, quasi si trattasse di una seconda nascita". Si è valutato le variazioni della crescita dopo l’inizio del metodo, confermando i benefici sulla salute e lo sviluppo del bambino. Il metodo è raccomandato più volte al giorno, per almeno 3-4 giorni alla settimana. L'importanza del MMC risiede anche nel superare la "frattura che la nascita di un bambino patologico produce", offrendo un supporto sia fisico che emotivo ai genitori. In passato, i bambini patologici si identificavano con situazioni terminali; oggi, grazie a metodi come il MMC, si può offrire un approccio più umano e di speranza. L'U.O. Direttore Dott. S. ha sottolineato l'importanza di rendere consapevoli entrambi i genitori (e non solo la madre) del loro ruolo attivo nella cura e nel nutrimento del bambino, promuovendo anche la partecipazione dei padri ("una volta, a coccolare i bambini"). Il successo del MMC ha portato alla sua implementazione in diverse regioni del mondo, come l'Europa (Spagna, Portogallo, Paesi Bassi) e il Nord America (Stati Uniti, Canada).

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