Paolo Coliva: Un Nome nella Storia Ultras e Oltre

La storia del tifo organizzato in Italia è un affresco complesso, dipinto con i colori accesi delle passioni calcistiche, ma spesso sfumato con tinte politiche e sociali che ne hanno segnato indelebilmente il percorso. Tra i nomi che emergono da questo scenario, quello di Paolo Coliva, noto come "l'Armiere", occupa un posto di rilievo, sebbene controverso, nella cronaca degli ultras, in particolare legati alla Curva Nord dell'Inter. La sua figura, come quella di molti altri protagonisti del movimento, si intreccia con vicende che vanno ben oltre il semplice sostegno alla squadra del cuore, toccando aspetti ideologici, sociali e, purtroppo, anche criminali.

Le Origini del Tifo Organizzato e l'Ascesa dei Boys

Per comprendere appieno il contesto in cui si inserisce la figura di Paolo Coliva, è necessario ripercorrere le origini del tifo organizzato in Italia. I sessanta nascono i gruppi ultras, spinti da un desiderio di maggiore coinvolgimento e partecipazione alle partite. Non si trattava più solo di assistere passivamente, ma di diventare parte integrante dello spettacolo, creando un'atmosfera più calda e coinvolgente.

Nell'universo nerazzurro, questa spinta fu in parte ispirata dal leggendario allenatore Helenio Herrera. Attentissimo a ogni aspetto della vita del club, il tecnico argentino fu decisivo nell'ispirare la nascita di formazioni decise a introdurre una formula più calda di tifo. Nacque così l'idea di coreografie, slogan e cori scanditi ad alta voce, con un impegno costante a seguire l'Inter anche in trasferta.

Le prime esperienze pionieristiche videro la nascita di gruppi come Moschettieri e Aficionados. Nel 1969, un gruppo di ragazzi decise di abbandonare l'Inter Club Fossati per fondare i Boys. Tra questi figuravano Vittorio Boiocchi, futuro storico esponente della tifoseria interista, e Gilberto Cavallini, la cui vita prenderà una piega ben diversa, con l'ingresso nei Nar, organizzazione terroristica di estrema destra. Nello stesso anno, il 1969, nasce la sigla CN 69, che oggi identifica la curva nel suo insieme e le sue iniziative extra-stadio. A quell'epoca, nel panorama ultras italiano erano attivi solamente la Fossa dei Leoni milanista (1968) e gli Ultras Tito doriani (stagione 1968-1969). Il nome "Boys", il primo in inglese utilizzato da un gruppo organizzato, venne adottato in "omaggio" a "Boy", un personaggio di un fumetto pubblicato sul giornale dell'Inter. Inizialmente, il nome completo era Boys Le Furie Nerazzurre.

Lo striscione dei Boys debuttò in un match casalingo contro la Lazio nel marzo 1970. Inizialmente, i Boys trovarono posto nei vecchi popolari di San Siro, sul rettilineo. A pochi metri di distanza, durante le gare casalinghe del Milan, si sistemava la Fossa dei Leoni. Questo dettaglio, con i due gruppi separati da pochi seggiolini durante i derby, contribuiva a riscaldare ulteriormente l'atmosfera delle stracittadine.

Negli anni Settanta, i Boys crebbero in numero e si affermarono come una delle tifoserie leader nel panorama ultras italiano, cercando di seguire la squadra nel maggior numero di occasioni possibili, spingendosi in trasferta fino a Roma, Milano e Bari. Nel 1972, gli ultras nerazzurri affrontarono il viaggio a Rotterdam per la finale di Coppa dei Campioni persa contro l'Ajax. In questo decennio nacquero le prime rivalità, le più accese con juventini, torinisti, atalantini, genoani, bolognesi e doriani. L'astio più forte, tuttavia, era con i cugini rossoneri. I derby furono teatro di scontri cruenti, culminati nel 1981 con la morte di un giovane interista, ferito durante gli incidenti del Mundialito. Da questo tragico episodio, nel 1983, nacque il patto di non belligeranza tra gli ultras delle squadre milanesi, un'intesa che, sorprendentemente, regge ancora oggi.

Nel 1979, avvenne il definitivo trasferimento in Curva Nord e il cambio di nome: i Boys divennero Boys San. "San" era una sigla che stava per Squadre d'azione nerazzurre, sul modello delle "Sam", le Squadre d'azione Mussolini, gruppo terrorista nato nel dopoguerra. È da questo momento che la Curva Nord nerazzurra iniziò ad essere associata all'estrema destra, in contrapposizione alla Sud milanista, più connotata a sinistra. La realtà, tuttavia, era più complessa: nella Nord convivevano diverse anime politiche e legate alle sottoculture giovanili dell'epoca, unite dalla comune fede nerazzurra.

L'Era degli Anni '80 e l'Emergere di Paolo Coliva

Gli anni '80 rappresentarono il momento di massimo fulgore per i Boys San e per tutto il movimento ultras italiano. Anche nelle trasferte si raggiunsero numeri importanti. Nelle fila nerazzurre emersero nuovi leader, tra cui Franco Caravita, Tony il Duca, Marco Pisu e Mauro Russo. Nella Curva Nord, accanto ai Boys, si fecero strada altri gruppi: "sparì" il Potere Nerazzurro e si affermarono gli Ultras (nati nel 1975), i Viking (1984) e, soprattutto, i turbolenti Skins, nati nel 1986 per opera del carismatico Paolo Coliva, noto come "l'Armiere".

La breve e tumultuosa esperienza degli Skins fu decisamente legata all'estrema destra, come dimostrava la presenza dell'ascia bipenne di Ordine Nuovo sul loro striscione. Si distinsero per compattezza, ma anche per una decisa inclinazione agli scontri e alla provocazione. Nonostante la loro esistenza effimera, conclusasi nella stagione 1990/91, gli Skins lasciarono un segno importante nella storia del movimento ultras italiano.

I Boys, invece, proseguirono la loro corsa, stringendo amicizie con le Brigate Gialloblù dell'Hellas Verona (gemellaggio nato nel 1985 e interrotto nel 2001) e mantenendo un saldo rapporto con la Nord laziale. Dal punto di vista coreografico, nel 1985 arrivò il primo bandierone copricurva, seguito da uno striscione in tela cerata che resistette fino alla "rivoluzione" annunciata in tempi recenti.

Nel 1988, negli scontri tra esponenti della curva interista e supporter ascolani, il giovane tifoso marchigiano Nazzareno Filippini venne aggredito e colpito alla testa, morendo una settimana dopo in ospedale. Negli anni successivi, in un panorama ultrà tricolore attraversato da crisi e rivolgimenti, i Boys San rimasero al comando della curva nerazzurra, punto di riferimento imprescindibile per i tifosi interisti. Si cementarono amicizie anche fuori dai confini italiani, con i supporter del Valencia e quelli del Nizza. In Italia, il rapporto con i tifosi della Lazio rimase fortissimo, anche dopo l'addio agli Irriducibili biancoazzurri nel 2020. I Boys celebrarono i 40 anni e, successivamente, il mezzo secolo di vita.

La Figura di Paolo Coliva: Tra Sottoculture e Politica

Paolo Coliva, "l'Armiere", emerge come una figura emblematica di un certo tipo di ultras degli anni '80 e '90, caratterizzato da un forte legame con l'estrema destra e le sottoculture skinhead. La sua militanza negli Skins, legati a ideologie neofasciste e a gruppi come Ordine Nuovo, lo colloca in un contesto politico ben preciso. La sua figura è stata associata anche all'organizzazione "Azione skinhead", che riuniva i boneheads milanesi di Base Autonoma.

Il nome "Coliva" è riemerso in diverse occasioni legate a fatti di cronaca, spesso al di fuori del contesto strettamente sportivo. La sua morte, avvenuta nel 1993 a causa dell'AIDS, segnò la fine di una figura che, nel bene e nel male, aveva rappresentato un certo modo di vivere il tifo organizzato, un modo che non escludeva la violenza e l'adesione a movimenti politici radicali.

Immagine di un gruppo di tifosi ultras con striscioni e bandiere

La Curva Nord Oggi: Cambiamenti e Continuità

Il 2010, grazie anche al triplete centrato dall'Inter di Mourinho, vide un ricambio generazionale nel tifo nerazzurro, con nuove leve che si avvicinarono al gruppo e alla Curva Nord. Si ricordano coreografie spettacolari, allestimenti dedicati a figure storiche come "l'Armiere" a 20 anni dalla sua morte. Scontri e incidenti, come in tutta Italia, si fecero più rari, anche se si inasprì la rivalità con i juventini, acuita dai fatti di Calciopoli.

Tuttavia, la cronaca recente ha riportato episodi di violenza e tragedia. Nel 2018, Daniele Dede Belardinelli, ultrà del Varese molto legato ai vertici della Nord nerazzurra, venne travolto e ucciso in una zona lontana da San Siro. A fine ottobre dell'anno scorso, Vittorio Boiocchi, fondatore dei Boys, venne assassinato a colpi di pistola. Questi eventi, uniti a polemiche per lo svuotamento della Nord durante una partita, hanno portato all'annuncio di una "rivoluzione" da parte del direttivo dei Boys San, con la riunione di tutte le sigle sotto un unico striscione.

REPORT Ndrangheta&Curve ultras in Italia-Inter non può fallire,Juve Agnelli,Milan-puntata 2 feb 2025

Le curve, come specchio della società, dimostrano di essere un termometro dell'Italia che cambia. L'orientamento politico di molti gruppi ultras è sempre più spesso verso destra. La mappatura delle tifoserie evidenzia un intreccio sempre più marcato tra calcio e politica, con capi curva e lanciacori che hanno stretti legami o fanno parte di partiti e movimenti. Questo fenomeno, che vede la Curva Nord interista come uno dei suoi epicentri storici, continua a evolversi, riflettendo le trasformazioni sociali e politiche del paese.

Un Legame con l'Arte e la Storia: Paolo V e Gian Lorenzo Bernini

Sebbene la figura di Paolo Coliva sia prevalentemente legata al mondo ultras, è interessante notare come il nome "Paolo" ricorra in contesti storici e artistici di grande rilievo, come nel caso di Papa Paolo V Borghese. La sua figura è stata immortalata da grandi artisti, tra cui Gian Lorenzo Bernini. Il piccolo busto di Paolo V, eseguito da Bernini, presenta una cura eccezionale nella resa dei dettagli, come la ricrescita della barba e dei capelli, e delle stoffe degli abiti papali. L'opera, sebbene di dimensioni ridotte, possiede i crismi dell'ufficialità, con l'amitto, il camice e il manto papale ricamato.

Busto di Papa Paolo V di Gian Lorenzo Bernini

La lavorazione del marmo da parte di Bernini conferisce all'opera una sensazione tattile, come se si potesse accarezzare la pelle e le stoffe. Il modello di riferimento per questo busto è stato identificato in un ritratto del pontefice eseguito da Nicolas Cordier. La questione della datazione dell'opera rimane aperta, con ipotesi che spaziano tra il periodo in cui il pontefice era in vita e quello immediatamente successivo alla sua morte.

Questo legame, seppur indiretto e distante nel tempo e nel contesto, dimostra come nomi e figure storiche possano riemergere in diversi ambiti, arricchendo il tessuto culturale e sociale di un paese. La storia di Paolo Coliva, intrecciata con le dinamiche del tifo organizzato, e la rappresentazione artistica di figure come Papa Paolo V, testimoniano la complessità e la stratificazione della memoria collettiva.

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