Il panorama demografico globale sta vivendo una metamorfosi senza precedenti. L’invecchiamento della popolazione nelle economie sviluppate e la crescita delle popolazioni giovani in Africa e Asia rappresentano rischi e opportunità per tutti. Il mondo sta attraversando un cambiamento demografico che non deve essere necessariamente visto come una minaccia o un'opportunità, ma rappresenta sicuramente un grande cambiamento per il futuro. L’Europa è il continente più vecchio sul pianeta, l’Italia è il Paese più vecchio nel continente più vecchio. Ovunque nel mondo l’aspettativa di vita media è cresciuta, ma il tasso di fertilità globale è sceso al di sotto del livello di sostituzione.

L’invecchiamento delle economie sviluppate e il deficit di giovani
Entro il 2050, il 25% della popolazione europea avrà più di 65 anni; in Giappone questa percentuale è già superiore al 28%. Il veloce invecchiamento della popolazione nelle economie ritenute sviluppate comporta che, entro il 2030, tutti i Baby Boomer avranno lasciato il lavoro, alimentando la fascia di pensionati più numerosa di sempre.
La "spiacevole aritmetica della demografia" suggerisce che la crescita dell’output dipende dalla somma tra crescita della produttività e crescita della forza lavoro. Con il progressivo declino della popolazione attiva, la crescita economica diventa sempre più vincolata ai miglioramenti della produttività. A fare il punto è lo studio del McKinsey Global Institute, che evidenzia come il fattore principale non sia la maggiore aspettativa di vita, ma il "deficit di giovani". Il rapporto a livello mondiale era di 9,4 nel 1997, ovvero più di nove persone in età lavorativa che sostengono una persona anziana.
L’impatto del crollo delle nascite sull'economia globale
I tassi di natalità in calo hanno messo le principali economie globali sulla strada del “crollo demografico”. Per mantenere una popolazione stabile, i Paesi hanno bisogno di un tasso di fertilità di circa 2,1 figli per famiglia. Alcune economie sono sulla buona strada per registrare cali demografici del 20-50% entro il 2100. L'attuale economia non può supportare le norme su reddito e pensionamento attuali: qualcosa deve cedere.
Si prevede che la popolazione della Cina crollerà del 55% entro la fine del prossimo secolo. Anche negli Stati Uniti, sebbene aiutati dall’immigrazione, si dovranno fare i conti con i crescenti costi della previdenza sociale e di Medicare. In Giappone, l'economia, che nel 1994 rappresentava il 18% del PIL globale, oggi si è ridotta al 4% a causa dell’invecchiamento.

Fattori culturali, sociali ed economici del declino
Non è di certo un tema recente: negli ultimi 70 anni i tassi di fecondità sono diminuiti complessivamente del 50%. Nel 1952 una famiglia media nel mondo aveva cinque figli, ora ne ha meno di tre. Le ragioni sono molteplici: dall’emancipazione femminile nell’istruzione e nel mondo del lavoro alla riduzione della mortalità infantile, passando per l’aumento dei costi per crescere i figli.
In Italia, il 50% delle giovani donne tra i 18 e i 34 anni non è interessata o è solo debolmente interessata alla maternità. Negli Stati Uniti, il 23% di chi esclude l’idea di avere figli cita l’instabilità economica come motivo principale. Anche il cambiamento climatico e lo stato del pianeta pesano sulle decisioni delle nuove generazioni. Come osservato da Willem Adema, economista senior dell’Ocse, le aspettative su cosa significhi essere un buon genitore sono diventate così intense da scoraggiare la scelta di avere figli.
Il ruolo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale
Di fronte a mercati del lavoro sempre più rigidi, le imprese stanno accelerando l’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per incrementare la produttività. Le tecnologie AI consentono di sostenere la crescita economica futura senza dover aumentare proporzionalmente la forza lavoro, modificando in modo strutturale il legame tra produzione economica e occupazione.
Le imprese che adottano soluzioni automatizzate possono ottenere un vantaggio competitivo in contesti caratterizzati da scarsità di manodopera. Tuttavia, questa transizione tecnologica non è priva di tensioni, poiché i neolaureati affrontano tassi di disoccupazione superiori a quelli della forza lavoro generale. L'innovazione sanitaria, inoltre, rappresenta un ambito maturo: le aziende che sviluppano soluzioni per l’invecchiamento della popolazione possono beneficiare della crescita della spesa sanitaria, destinata a raggiungere l’8,1% del PIL.
L’opinione dei lavoratori sull’automazione e l’AI
Il futuro demografico: tra Africa, Asia e le nuove dinamiche globali
Molti Paesi africani e asiatici vivono una fase di “dividendo demografico”. Entro il 2100, il 40% dei giovani del mondo vivrà in Africa. Oggi, il 70% degli 1,8 miliardi di giovani di tutto il mondo vive nei territori dell’Africa subsahariana. La Z Gen è più istruita: nel 2000 solo il 27% era in possesso di un diploma di scuola superiore, mentre nel 2020 la cifra è salita al 44%.
Tuttavia, anche in molti Paesi emergenti si assiste a un calo. La teoria secondo cui la crescente prosperità sopprima sempre la fecondità è messa in discussione: i Paesi a medio reddito stanno registrando tassi di fecondità più bassi rispetto a quelli di molte economie avanzate. Secondo Jesús Fernández-Villaverde, entro il 2060 potremmo vedere le economie ricche come un gruppo con tassi di fecondità più elevati rispetto a quelle emergenti.
Strategie per la prosperità: cooperazione e innovazione sociale
Nei Paesi sviluppati, l’aumento dell’età pensionabile appare inevitabile. È necessario implementare incentivi strutturali per la natalità, promuovere la crescita stabile del lavoro femminile e favorire il life-long learning per ogni fascia d’età. È vitale creare progetti di scambio tra giovani di ogni nazionalità per distribuire in modo più equo i benefici del cambiamento demografico.
L’Italia, in particolare, è in ritardo rispetto agli altri Paesi, divisa tra percezioni falsate di invasione e inutili elargizioni. È necessaria una maggiore fluidità nell’organizzazione della vita, in modo che studiare non sia relegato solo alla prima fase e lavorare si estenda in parte anche nel periodo della pensione. La compatibilità tra carriera e maternità è un fattore chiave, facilitato da politiche di apertura a ogni configurazione familiare, norme sociali favorevoli e padri collaborativi.

Oltre il declino: una visione a lungo termine
Il rallentamento demografico è un fenomeno epocale, cominciato già da tempo. Alcuni studiosi vedono un potenziale lato positivo nel declino: meno persone usano meno risorse. La popolazione mondiale non sta aumentando fuori controllo, e le forze che guidano il declino sono già in atto. Il mondo di oggi sta sperimentando una fecondità sempre più bassa e un consistente invecchiamento della popolazione, in un contesto dove il capitalismo stesso dovrà adattarsi a una crescita non più basata sul numero infinito di consumatori, ma sull'efficienza e sulla qualità della vita di ogni individuo.
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