Interrompere l'Allattamento al Seno: Una Guida Pratica e Rispettosa per Mamma e Bambino

Un Percorso Delicato di Crescita e Cambiamento

L’allattamento al seno è senza dubbio di grande importanza per la crescita dei vostri piccoli, oltre a rappresentare spesso un metodo infallibile di consolazione e rassicurazione che la mamma può sfruttare quando il bambino è irrequieto, stanco o frustrato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e altri enti sanitari raccomandano alle madri di allattare esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita del bambino e di continuare a nutrirlo con il proprio latte, insieme ad altri alimenti (noti come alimenti complementari), fino ad almeno due anni di età. Questo perché il latte materno non è semplicemente un alimento, ma anche un "conforto naturale" se il tuo bambino è preoccupato o stanco; inoltre, contiene componenti immunitari che aumentano considerevolmente ogni volta che si ammala. Gli antropologi stimano che l'età naturale di svezzamento negli esseri umani sia addirittura superiore a due anni. Osservando vari fattori, quali lo sviluppo dentale, il peso corporeo, il confronto con altri primati e le testimonianze storiche, alcuni sostengono che potrebbe essere da due a quattro anni, mentre altri ritengono che i nostri antenati potrebbero essere stati allattati fino a sei o sette anni.

Nonostante la consapevolezza dei benefici, è altrettanto normale e comprensibile il desiderio della mamma di interrompere l’allattamento al seno, se questo diventa eccessivamente pesante e mina la sua serenità, o se deve sottoporsi a cure farmacologiche incompatibili con l’allattamento. Non tutte le donne sanno che esiste la possibilità di chiedere il supporto di una IBCLC (Consulente Professionale in Allattamento Materno) per interrompere l’allattamento con rispetto per le emozioni e i bisogni della donna e del bambino. Questo articolo si propone di illustrare i modi più “soft” per intraprendere un percorso di abbandono dell’allattamento al seno, così da evitare interruzioni troppo brusche o traumi a bimbi e mamme, e consiglierà inoltre alcuni accorgimenti da prendere per scongiurare problemi fisici al vostro seno.

Comprendere le Proprie Motivazioni: Una Scelta Libera e Informata

Valutare una scelta importante come quella di interrompere l’allattamento significa, per la donna, prendersi del tempo per riflettere su quali sono i reali bisogni e le motivazioni alla base di questa decisione. È importante sottolineare che, se la mamma dovesse decidere di smettere di allattare prima del naturale corso degli eventi, in nessun caso deve colpevolizzarsi o permettere di essere giudicata per tale scelta: l’allattamento è importante e salutare, è vero, ma non è assolutamente l’unico e solo strumento che abbiamo per instaurare una relazione sana col nostro bambino, né per soddisfare il suo bisogno di coccole e attenzioni. Spesso infatti l’allattamento è usato come pretesto per spiegare alcune difficoltà che tuttavia non c’entrano con questo (e non si risolveranno affatto una volta interrotto). A volte è sufficiente sfatare pregiudizi e luoghi comuni, trovando rassicurazione nel fatto che allattare un bambino più a lungo della media cui siamo culturalmente abituati è una scelta di salute e non ha nulla di dannoso o “morboso”. Quando invece la decisione è frutto di una scelta libera e informata, occorre stare bene attente a evitare ogni forma di colpevolizzazione. È bene ricordarsi che l’allattamento è solo uno degli strumenti possibili di una relazione sana.

Esistono false credenze che spingono le donne a sospendere l’allattamento. Innanzitutto, il latte non finisce: se correttamente stimolato dalla suzione del bebè, il seno continua a produrre latte senza alcun limite temporale, come dimostra storicamente l’impiego ricorrente delle “balie professioniste”. "A volte le mamme pensano che il latte materno non sia importante una volta che il proprio bambino inizia ad alimentarsi con cibi solidi, ma in realtà non c'è latte migliore per lui a prescindere dall'età", afferma Sarah Beeson, assistente sanitaria e infermiera dal Regno Unito. "I cibi solidi all'inizio vanno solamente a integrare il latte assunto dal tuo bambino per poi sostituirlo gradualmente. Il latte materno rimane la sua fonte principale di sostanze nutritive per molti mesi a venire".

Non è necessario poi interrompere l’allattamento quando la mamma torna al lavoro o se si deve assentare per qualche giorno, magari per un ricovero ospedaliero. In queste situazioni, si può estrarre il latte da portare o inviare a casa, o si possono mantenere le sessioni di allattamento come un momento speciale da trascorrere insieme all'inizio e alla fine della giornata. Quando ti ammali non sempre è necessario interrompere l'allattamento; è consigliabile leggere i consigli sull'allattamento al seno se malati e consultare il proprio consulente sanitario. Non è necessario neppure smettere di allattare quando si aspetta un altro bebè. Sebbene l'allattamento al seno sia un contraccettivo naturale, non è infallibile; quindi, potresti rimanere incinta mentre allatti ancora il tuo bambino. Le mamme in gravidanza che allattano al seno a volte ricevono consigli contrastanti sull'opportunità di svezzare. È certamente possibile alimentare contemporaneamente due bambini di età diverse e quando ne arriverà un altro il tuo corpo produrrà latte adatto a ognuna delle loro esigenze. Alcune mamme scoprono che il loro bambino più grande si svezza naturalmente durante la gravidanza o riduce alcune poppate. Ciò può essere dovuto a dei cambiamenti nella composizione del tuo latte durante la gravidanza, che fanno sì che abbia un sapore diverso e meno dolce.

Un altro motivo per cui spesso si smette di allattare è la paura che il bambino non cresca. «È importante che le mamme, guidate dai pediatri, siano informate sulle corrette curve di crescita, comprendendo che il ritmo di accrescimento non può essere sempre quello che caratterizza i primi due mesi. È normale, ad esempio, che una bambina di costituzione minuta tra 3 e 6 mesi cresca 400 grammi al mese e non bisogna allarmarsi» specifica Riccardo Davanzo, Responsabile del Tavolo Tecnico Allattamento al Seno (TAS) del Ministero della Salute. Non esistono quindi ragioni che suggeriscano di smettere di allattare in un momento preciso.

Strategie da Evitare: Rispetto e Fiducia

Quando si parla dei consigli su come smettere di allattare al seno, è necessario ricordare una regola fondamentale: vanno evitati categoricamente gli espedienti che rendono sgradevole il capezzolo al neonato. A questo scopo è sconsigliabile adottare strategie per interrompere l’allattamento che prevedano l’inganno (ad esempio apporre cerotti o prodotti dal cattivo sapore sui capezzoli) o il brusco allontanamento dalla mamma (chiudersi in un’altra stanza o partire lasciando il bambino con il papà o con i nonni, o ignorare il pianto). Bando al sale sul seno. Lo stesso si può dire per cerotti e fasciature. In nessun caso, a prescindere dall’età del bambino quando si inizia a smettere di allattare, è consigliabile ricorrere all’inganno: incerottare il capezzolo, cospargerlo di cibi dal sapore forte e altri “rimedi della nonna” per smettere di allattare, così come lasciare il bambino in lacrime al papà o ai nonni, non solo risulterà controproducente, ma scatenerà in lui la paura dell’abbandono da parte della mamma. Queste iniziative non fanno altro che far sentire il piccolo abbandonato e rendono ancora più difficile la transizione.

L'Importanza della Gradualità e dell'Età del Bambino

"Quando smettere di allattare è una tua scelta", sostiene Sarah Beeson. "Non sentirti sotto pressione da ciò che fanno le amiche o da quello che dicono i tuoi familiari o persino degli sconosciuti", afferma. Tutto ciò che conta è quello che ritieni giusto per te e per il tuo bambino. Tuttavia, quando decidi di iniziare a svezzare il tuo bambino è meglio farlo gradualmente. Interrompere improvvisamente l'allattamento potrebbe metterti a rischio di ingorgo mammario, di dotti bloccati o mastite, oltre a essere un cambiamento improvviso da affrontare per il sistema digestivo e immunitario del tuo bambino. Inoltre, potrebbe essere difficile per entrambi anche dal punto di vista emotivo.

Una variabile importante nella scelta di come interrompere l’allattamento è l’età del bambino. L’allattamento, come ogni relazione, si evolve nel tempo, e allattare un bambino di 2 o 3 anni non è la stessa cosa che allattare un neonato. Un elemento da tenere in forte considerazione per intraprendere la strada più “indolore” durante questo delicato processo è l’età del bambino. Assodato questo, qualsiasi momento si scelga per interrompere l’allattamento, è importante considerare che si tratta di un percorso da fare in due: l’osservazione delle reazioni del bambino e del proprio corpo confermerà se la velocità con cui si sta procedendo è adeguata o se è bene rallentare. Non è necessario mostrare rigidità nel timore di “tornare indietro” o “mostrarsi incoerenti”.

Tavola comparativa dello sviluppo del bambino

Svezzamento nei Primi Sei Mesi di Vita

Quando si smette di allattare al seno, la situazione cambia notevolmente a seconda dell’età del bambino. Se il tuo piccolo ha meno di sei mesi, per smettere di allattare al seno puoi eliminare una poppata al giorno, procedendo all’inserimento di un biberon di latte formulato. L'ideale sarebbe iniziare con la poppata di metà giornata. "I bambini sono straordinari: riescono a individuare l'odore del latte materno a poca distanza; pertanto, chiedi al tuo partner o a un parente di somministrare al tuo bambino la bottiglia mentre tu sei in un'altra stanza", dice Sarah Beeson. "Presta attenzione a una buona igiene durante la preparazione del latte. Può accadere che il tuo bambino faccia meno poppate di latte materno estratto dalla bottiglia rispetto a quelle al seno per un periodo di 24 ore. Non costringerlo ad assumere più latte di quanto desideri".

Essenziale è procedere con gradualità. Per smettere di allattare evitando mastiti e ingorghi è il caso, ipotizzando una media di otto poppate al giorno, di partire togliendone due e sostituendole con un biberon di artificiale. Si mantiene questo standard per almeno tre giorni, dopo i quali si tolgono altre due poppate. Con questo schema, si consente al seno di ridurre la produzione di latte in maniera non eccessivamente brusca. Così facendo, si possono apprezzare i seguenti aspetti positivi: il seno può calibrare agevolmente la produzione di latte, sulla base del nuovo corso della richiesta; il bimbo si abitua più facilmente al biberon, che prevede un approccio alla suzione decisamente meno attivo rispetto al seno. Probabilmente sentirai il tuo seno diventare pieno e morbido, poiché il tuo corpo si adatta a produrre meno latte. Se ti senti a disagio, prova a estrarre un po' di latte, quanto basta per alleviare il fastidio senza stimolare il tuo corpo a produrne di più. Una volta che il corpo si è abituato a questo nuovo volume (solitamente dopo pochi giorni) elimina ogni giorno un'altra poppata. Ripeti finché non allatti più e il tuo bambino è completamente svezzato.

Svezzamento Dopo i Sei Mesi e Oltre: Coinvolgere il Bambino

Quando il tuo bambino inizia ad alimentarsi con cibi solidi a circa sei mesi, scopri che nel corso del tempo il suo desiderio di alimentarsi al seno si manifesta naturalmente con minore frequenza. Entro un anno probabilmente arriverà a prendere un paio di poppate al giorno, integrate da pasti e spuntini sani. Tuttavia, se intendi ridurre ulteriormente il numero di poppate, fallo gradualmente, eliminando una poppata alla volta e offrendo al tuo bambino il latte in polvere se ha meno di 12 mesi. Il latte vaccino non dovrebbe essere assunto dai bambini fino ad almeno un anno di età.

Consigli per lo svezzamento

Ci vuole un po’ di coraggio, pazienza e tanto tanto affetto per consolare un bambino che a quel punto deve essere staccato. In termini più generali si può dire questo: l’allattamento è la più grande risposta affettiva che una madre può dare al suo bambino, ma crescere, cioè diventare indipendenti, vuol dire anche “staccare” l’elemento affettivo da quello del cibo. Il cibo deve nutrire soprattutto il corpo, l’affetto deve saziare l’anima. Per il benessere di madre e bambino la fine dell’allattamento al seno dovrebbe avvenire nel modo più graduale possibile. Eliminare intere poppate può risultare un cambiamento troppo brusco; meglio limitare la durata dei pasti e integrarli, se necessario e sempre su consiglio del pediatra, con latte artificiale per consentire una riduzione naturale della produzione di latte. In questo modo, il piccolo può ricevere tutti i nutrienti essenziali per i suoi bisogni. Se si decide di interrompere l’allattamento gradualmente, il cibo solido potrebbe rappresentare un ottimo alleato. Facendo così si diminuisce gradualmente la quantità di latte e di riflesso l’interesse del bambino. Se ad esempio il bebè è abituato a otto poppate al giorno, si può passare a sei grazie all’integrazione del cibo solido. Trovare delle distrazioni per far dimenticare al bambino la richiesta del seno può essere utile per raggiungere l’obiettivo. Durante questo delicato periodo di transizione, i bambini possono essere molto esigenti e nervosi in reazione al cambiamento. Ma, nel corso del tempo, imparano che la presenza della madre prescinde dall’allattamento e che è possibile uno scambio d’affetto di qualità anche in modalità differenti. Dal punto di vista del bambino, non attaccarsi al seno non vuol dire solo non avere più il latte, ma anche perdere momenti esclusivi con la propria madre. I bambini sono abitudinari e preferiscono ciò che già conoscono. Non sempre, e non subito, associano il cibo alla soddisfazione della fame. Quindi, se si desidera inserire il cibo solido per favorire la riduzione delle poppate, occorre essere metodici e costanti nella proposta dei pasti.

Gestire lo Svezzamento a Due Anni: L'Età della "Regressione"

Le cose cambiano, come già detto, quando ci si chiede come smettere di allattare al seno un bambino attorno ai due anni. Intorno ai 2 anni di vita, molti bambini che sembravano aver ridotto la frequenza delle poppate richiedono il seno con la stessa frequenza di quando erano neonati. Questo aumento nella frequenza delle poppate contrasta con l’idea che inconsciamente alcuni genitori hanno introiettato di un fantomatico distacco progressivo dal seno, e un tale “ritorno di fiamma” viene percepito come una “regressione”. Ecco dunque che moltissime mamme che pensavano che l’allattamento sarebbe finito spontaneamente di lì a poco si chiedono invece come smettere di allattare a 2 anni. Tenete presente che questo “ritorno di fiamma” è del tutto fisiologico a due anni: il bambino è in crescita costante, scopre ogni giorno cose nuove, il suo bagaglio di esperienze aumenta e testa ogni giorno i suoi limiti. Il legame con la madre è una delle sue incrollabili certezze e uno dei modi che ha per assicurarsene la presenza è attaccarsi al seno.

Vi diamo alcuni suggerimenti da prendere in considerazione se doveste decidere di smettere di allattare a due anni:

  • Non offrire il seno quando non viene richiesto: Può sembrare banale, ma una mamma che allatta fino al secondo anno di vita del bambino è abituata a utilizzare l’offerta del seno come strategia per gestire innumerevoli situazioni, ad esempio quando il piccolo si fa male, mostra segni di impazienza, chiede attenzione eccetera. Se il vostro intento è smettere di allattare, evitare di rispondere col seno in determinate circostanze favorirà il progressivo distacco del bimbo, il quale comprenderà che esistono altri tipi di risposte altrettanto efficaci per le sue esigenze.
  • Distrarre: Capita di frequente che i bambini chiedano il seno per noia, per abitudine o per il piacere di una coccola della mamma. Riducendo il tempo passato da soli a casa aumenteranno le distrazioni e le altre esperienze piacevoli da condividere. Più che per fame, il bimbo di due anni potrebbe cercare il vostro seno per noia o perché ormai è una routine ben consolidata. Distrarlo con delle attività interessanti, farlo uscire e coinvolgerlo in situazioni per lui stimolanti potrebbe sicuramente aiutare a prevenire la richiesta del seno giocando d’anticipo.
  • Creare una nuova routine: Sostituisci il momento della poppata con un’altra routine di simbiosi con il tuo piccolo. Le idee che si possono chiamare in causa sono diverse e comprendono, per esempio, la lettura di un libro.
  • Parlare con il bambino: A 2 anni la comunicazione con il proprio cucciolo è all’insegna della reciprocità. Parla con il tuo piccolo, specificando chiaramente che il seno non è più disponibile a richiesta ma solo in momenti particolari, per esempio le coccole serali.

Svezzamento a Tre Anni: Collaborazione e Negoziazione

Se ci si chiede invece come smettere di allattare a 3 anni, è bene sapere che a quest’età sarà più facile ottenere la collaborazione del bambino. A 3 anni infatti il piccolo acquisisce gradualmente la capacità di cooperare, è in grado di dialogare con la mamma a proposito dell’allattamento e negoziare con lei su tempi, modi e soluzioni alternative, per poi accettare i limiti concordati. Vediamo alcune strategie per raggiungere l’obiettivo serenamente e, perché no, coinvolgendo il piccolo in questo processo che, d’altronde, lo riguarda in prima persona:

  • Offrire alternative: In base al momento della giornata e alla motivazione per cui il bambino richiede di poppare, è possibile iniziare a proporre delle alternative che col tempo consentano di soddisfare il suo bisogno in altri modi. Ogni diade è diversa, per questo è importante restare in ascolto ed eliminare per prime le poppate più “facili” da sostituire, per cui il bambino è disponibile ad accettare l’alternativa proposta. Per le poppate in cui viene richiesto il seno per fame, sarà sufficiente anticipare i pasti o tenere a portata di mano delle merende sane da offrire al bisogno. Alle poppate “per noia” invece, si potrà rispondere con delle attività da fare assieme o con del tempo speso all’aperto o in compagnia.
  • Rimandare: Per smettere di allattare a 3 anni in modo graduale è possibile anche posticipare la risposta, spiegando ad esempio che in un dato contesto o momento la mamma non desidera allattare. Potreste iniziare in modo morbido scegliendo di rimandare la poppata, quando viene chiesta; dite al vostro bambino di aspettare qualche minuto, o di attendere la fine dell’attività che state svolgendo in quel preciso momento, allungando sempre di più il tempo di attesa finché non si sarà distratto in altri modi.
  • Ridurre la durata delle poppate: Per supportare questa strategia provate a contare ad alta voce mentre il bimbo è attaccato, in modo che possa rendersi conto del tempo che passa. Concordate prima che si attacchi la durata della poppata.
  • Concordare la fine dell’allattamento: Una volta avviato un dialogo sull’allattamento e ridotte progressivamente le occasioni, il percorso che porta dall’allattamento allo svezzamento sarà già a buon punto. Potrebbe essere sufficiente aspettare un po’ di tempo affinché il bambino perda interesse da solo, oppure la mamma potrebbe decidere di mettere un punto. In ultimo, potreste parlare col vostro bambino decidendo insieme a lui quando lasciare il seno: se il percorso è stato intrapreso senza traumi e assecondando i bisogni del piccolo, probabilmente resterete stupite dalla serenità con la quale si sentirà pronto a rinunciare alle poppate.

Bambino e mamma che leggono un libro

Svezzamento Notturno: Pazienza e Nuovi Rituali

Se durante il giorno, seguendo quanto fin qui consigliato, smettere di allattare potrebbe in fin dei conti risultare un processo non troppo difficoltoso, il discorso spesso cambia per quanto riguarda la notte. Smettere di allattare di notte impensierisce molto le mamme che decidono di iniziare il percorso di abbandono delle poppate: tante temono di vanificare i progressi fatti durante il giorno non riuscendo ad offrire alternative valide la notte. Per smettere di allattare nelle ore notturne, va ricordato che i ritmi sonno-veglia dei bambini sono diversi da quelli degli adulti e che il sonno raggiunge una stabilità intorno ai tre anni di vita. I ritmi sonno-veglia dei bambini sono diversi da quelli di un adulto: sono maggiori le fasi di sonno REM (più leggero) e questo serve per sviluppare in modo sano le funzioni cerebrali e cognitive. Per questo l’aspettativa che un bambino nei primi anni di vita possa dormire tutta la notte risulta irrealistica. La realtà è che i risvegli notturni sono fisiologici fino almeno ai 3 anni di vita, e allattare consente al bambino di riaddormentarsi in modo rapido ed efficace, senza svegliarsi completamente.

Se si decide di interrompere l’allattamento di notte prima che il sonno del bambino cambi (mediamente intorno ai 3-4 anni di vita) e inizi a dormire tutta la notte, si dovranno cercare altre modalità per accompagnarlo nuovamente nel sonno durante i risvegli notturni. Per questo interrompere l’allattamento di notte è più difficile anche per la mamma, che deve trovare altre soluzioni in un momento di evidente stanchezza. Esistono metodologie più “dolci” per insegnare ai bambini ad addormentarsi da soli e a fare a meno delle poppate notturne, ad esempio tramite rituali o schemi rigidi da seguire per instaurare delle “abitudini”. Di fatto si tratta di strategie piuttosto complesse da applicare, che cercano di rispondere alle necessità degli adulti ma poco hanno a che fare con la fisiologia del sonno dei bambini. Da questi metodi si possono trarre piuttosto degli spunti per rivalutare complessivamente la qualità delle giornate trascorse dai bambini, per eliminare possibili fonti di agitazione o malessere che possono peggiorare la loro qualità del sonno. È importante considerare che anche piccoli fastidi (dentizione, raffreddore o altro) o cambiamenti nei ritmi abituali (vacanze, inserimento al nido, nuove acquisizioni del bambino come imparare a camminare o a parlare) possono rendere la notte più agitata. L’osservazione del bambino e dei suoi segnali è fondamentale anche per interrompere l’allattamento di notte senza traumi.

Tra le strategie da tentare per lo svezzamento notturno:

  • Ridurre la durata delle poppate: Questo metodo vale tanto di giorno quanto di notte.
  • Offrire alternative per favorire l’addormentamento: Leggere, cantare mentre ci abbandoniamo alle coccole, senza offrire il seno; questa tecnica richiederà molta pazienza, ma si rivelerà sicuramente efficace a lungo termine. Armatevi di piacevoli alternative: la lettura di una fiaba, cantare insieme una canzone (che può diventare una specie di mantra tutto vostro della calma), proporre un nuovo gioco. Pensate sempre a cosa piace fare al piccolo: se gli piace ballare, ballate con lui.
  • Rivedere i ritmi della giornata: In modo tale che l’addormentamento serale avvenga presto, non oltre le 21:30. Questo eviterà che il bambino arrivi troppo stanco all’ora della nanna, stato d’umore che potrebbe accentuare la sua richiesta del seno per calmarsi. Assolutamente sconsigliati schermi TV e tablet prima di dormire.

Mamma che culla il bambino di notte

Gestione del Seno Durante lo Svezzamento: Prevenire Inconvenienti Fisici

Cosa è consigliabile fare quindi per evitare ingorghi quando si smette di allattare? La parola d’ordine per evitare gli ingorghi è gradualità. Per smettere di allattare, come descritto nel paragrafo precedente, è possibile diradare le poppate riducendo le occasioni e conseguentemente la frequenza, oppure ridurre la durata delle poppate mantenendo inalterata la frequenza. All’avvio dell’allattamento, al netto di eventuali problematiche che si possono affrontare con l’aiuto di una IBCLC, il seno calibra la produzione di latte alla luce delle effettive esigenze del bambino. Infatti, un seno che ha dato il via a un allattamento ben calibrato riesce ad adattarsi facilmente a un cambio di produzione, se si procede a una riduzione progressiva delle poppate e della loro durata; una brusca interruzione invece potrebbe dare luogo a un ingorgo che, se non curato tempestivamente, può causare una mastite.

Evitate escamotage come la fasciatura del seno: una compressione simile aumenta infatti il rischio di ingorghi e mastiti. Optate piuttosto per la spremitura manuale del seno quando lo sentite troppo gonfio, meglio se sotto una bella doccia calda, oppure valutate di ricorrere al tiralatte, per drenarlo in maniera efficace. L’uso del tiralatte, per estrarre il latte in esubero, potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio. In tal modo, infatti, si rischia di stimolare ulteriormente la produzione di latte. Se non si riesce a rendere meno teso il seno manualmente e si decide per l’uso del tiralatte come intervento di soccorso, meglio farlo solo per pochi minuti, solo dopo aver massaggiato il seno e aver esercitato piccole compressioni sulle parti meno morbide, preferibilmente durante una doccia calda.

Nonostante alcuni operatori sanitari continuino a prescrivere la pillola per smettere di allattare, è bene chiarire che questo farmaco inibitore della prolattina è adatto solo ed esclusivamente ad evitare la montata lattea una volta partorito; dunque, ha senso prescriverla se non si vuole nemmeno iniziare l’allattamento al seno. Una volta avviato, i farmaci per smettere di allattare sono inutili: spremete il seno, togliete le poppate gradualmente riducendone via via la durata e riuscirete a smettere di allattare tranquillamente, senza shock fisici per voi ed emotivi per i vostri piccoli. Il latte materno contiene una sostanza chiamata inibitore retroattivo della lattazione (FIL, Feedback Inhibitor of Lactation). Quando il tuo bambino smette di alimentarsi al seno, il FIL comunica al tuo corpo di rallentare la produzione; tuttavia, potrebbero essere necessari alcuni giorni o addirittura settimane prima che il tuo seno si abitui. L'assunzione di paracetamolo o ibuprofene può aiutare ad alleviare il dolore (anche se l'ibuprofene ha controindicazioni per chi soffre di asma). Seguire sempre le istruzioni del produttore e del farmacista e consultare un professionista sanitario su eventuali farmaci da assumere.

Svezzamento Improvviso per Necessità Mediche

Naturalmente esistono delle situazioni in cui è necessario interrompere l’allattamento in modo più repentino (ad esempio per cure realmente incompatibili, come alcuni tipi di chemioterapia). In questo caso è preferibile spiegare al bambino la verità con un linguaggio per lui comprensibile, accogliendo l’eventuale frustrazione e trovando insieme delle alternative consolatorie. Se il tuo bambino è stato allattato al seno fino a questo momento, dovrai quasi certamente estrarre il latte per evitare che si verifichi un fastidioso ingorgo mammario. Alcune donne trovano che un tiralatte sia d'aiuto per l'estrazione, mentre altre preferiscono estrarre manualmente. Anche in questo caso, estrai solamente il latte sufficiente per alleviare il disagio, dal momento che non intendi incoraggiare il tuo corpo a produrre più latte.

Tiralatte e accessori

Allattamento in Gravidanza: È Possibile Continuare?

Sebbene l'allattamento al seno sia un contraccettivo naturale, non è infallibile. È improbabile che sia efficace dopo sei mesi o se non allatti esclusivamente al seno. Questo significa che potresti rimanere incinta mentre allatti ancora il tuo bambino. Le mamme in gravidanza che allattano al seno a volte ricevono consigli contrastanti sull'opportunità di svezzare. È certamente possibile alimentare contemporaneamente due bambini di età diverse e quando ne arriverà un altro il tuo corpo produrrà latte adatto a ognuna delle loro esigenze.

Alcune mamme scoprono che il loro bambino più grande si svezza naturalmente durante la gravidanza o riduce alcune poppate. Ciò può essere dovuto a dei cambiamenti nella composizione del tuo latte durante la gravidanza, che fanno sì che abbia un sapore diverso e meno dolce. Se il tuo bambino ha meno di un anno quando inizia lo svezzamento controlla che continui a prendere peso. Se desideri continuare ad allattare durante la gravidanza, pur se hai già avuto un parto prematuro, un aborto spontaneo o se soffri di emorragie, consulta il tuo consulente sanitario. Se hai bisogno di assistenza medica per rimanere incinta, potresti scoprire che i medici non somministrano determinati farmaci o trattamenti per la fertilità durante l'allattamento. Discuti tutte le opzioni prima di prendere una decisione sullo svezzamento.

Gli Aspetti Emotivi dello Svezzamento per la Mamma

Qualsiasi momento si scelga per interrompere l’allattamento, è importante considerare che si tratta di un percorso da fare in due: l’osservazione delle reazioni del bambino e del proprio corpo confermerà se la velocità con cui si sta procedendo è adeguata o se è bene rallentare. Non è necessario mostrare rigidità nel timore di “tornare indietro” o “mostrarsi incoerenti”. Questa fase può essere anche molto delicata per la madre che può sperimentare emozioni negative come senso di colpa, nostalgia, tristezza. "Mentre il mio corpo reagiva bene allo svezzamento, la mia mente ne soffriva. Si trattava di un'esperienza che avevamo condiviso per così tanto tempo ma che era giunta al termine", racconta Jane, due figli, dagli USA. "Lavoravo molte ore, cinque giorni alla settimana, e l'allattamento al seno mi faceva sentire molto importante nella loro vita."

Riconoscere i propri sentimenti, accettarli e trasformarli in nuova forza è il compito che spetta in questo momento delicato sia alla mamma sia al figlio, impegnati a trovare nuovi modi per scambiarsi reciprocamente affetto e nutrizione. La fine dell’allattamento può rappresentare infatti la perdita di quel legame forte e unico tra madre e figlio che, proprio come avviene quando si elabora un lutto, devono riorganizzare i loro modi di relazionarsi, il loro stile di vita, le loro abitudini quotidiane. Il “senso di colpa” è una componente dell’elaborazione emotiva presente in ogni forma di lutto. Il lutto è la perdita di qualcuno o qualcosa di caro. L’allattamento è un fine a volte vissuta con grande serenità, a volte vissuta con dispiacere. Dipende da molte variabili. Alcune madri riescono a vivere questo momento più serenamente, altre ancora avvertono grandi difficoltà a risollevarsi.

Procedere gradualmente è cruciale anche perché fisiologicamente l’astinenza comporta un brusco calo ormonale di ossitocina ed endorfine, con conseguenze negative dal punto di vista psicologico. L’intensità di queste emozioni negative può essere maggiore se l’allattamento ha avuto un inizio difficoltoso, se l’interruzione è prematura (entro il primo trimestre di vita del lattante) oppure obbligata a causa fattori esterni (sociali, medici, professionali…). Frustrazione, sensazione di fallimento e di inadeguatezza, senso di colpa, sentimento di espropriazione, aggressività sono tutte emozioni che possono accompagnare la fine dell’allattamento.

Il consiglio per vivere al meglio questo momento è quello di non fissare scadenze per il suo termine, ma di rendere dolce e costante la transizione, in modo da poter regolare più facilmente le emozioni e darsi il tempo di accettare quella che sarà la fine dell’allattamento. Anche concedersi momenti di svago personale come riprendere l’attività fisica oppure vedere un’amica può essere un modo per riconnettersi con il piacere di prendersi cura di sé, del proprio essere donna. Può rivelarsi prezioso anche parlare con altre madri: a volte si può rimanere sorpresi dalle loro diverse “ricette di maternage”, che dimostrano come ogni bambino sia diverso e necessiti di una strategia ad hoc. "Chiedete aiuto, se ne avete la possibilità. E, nel farlo, non sentitevi sbagliate o in colpa: state facendo la cosa più giusta!"

Consigli per lo svezzamento

Il Ruolo dei Professionisti e del Supporto Esterno

Come accennato, non tutte sanno che esiste la possibilità di chiedere il supporto di una IBCLC (Consulente Professionale in Allattamento Materno) per interrompere l’allattamento con rispetto per le emozioni e i bisogni della donna e del bambino. Se hai difficoltà nello svezzamento è sempre utile chiedere consiglio al tuo consulente sanitario. Marito, compagno, nonni, altri amici e parenti possono essere un grande aiuto. Questo può aiutare ad accompagnare il bambino al cambiamento e supportare la mamma. Le informazioni pubblicate in questo articolo non si sostituiscono al parere del medico.

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