L'Architettura dell'Intuizione: Comprendere la Nascita delle Idee

Vi siete mai chiesti perché un’idea brillante venga spesso rappresentata da una lampadina accesa? Si potrebbe pensare alla sensazione che accompagna l’arrivo di un’intuizione come l’abbaglio di una luce che d’un tratto ci coglie. Furono, invece, le foto di Edison con in mano una lampadina, il padre di questa rivoluzionaria invenzione, a porre le basi dell’associazione idea-lampadina. L’immagine venne successivamente riproposta e diffusa nel fumetto del gatto Felix oppure con Edi - non a caso diminutivo di Edison - l’aiutante a forma di lampadina dell’inventore di Paperopoli, Archimede Pitagorico. L’intuizione, l’illuminazione dell’idea geniale è, però, solo apparentemente improvvisa.

rappresentazione iconografica della lampadina come idea geniale

Il meccanismo psicologico dell'assemblaggio

La ricerca in campo psicologico concettualizza la nascita di un’idea come frutto del meccanismo di assemblaggio tra elementi preesistenti attraverso nuove combinazioni. L’origine di questo processo risiede nella vita di tutti i giorni. Nel tempo, gli elementi che transitano nelle nostre vite si intrecciano in labirintici e inspiegabili legami. Tutto ciò a nostra insaputa. Viene coinvolto un processo di elaborazione implicita per cui le grandi idee necessitano inevitabilmente di un tempo di incubazione per crearsi e crescere silenziosamente, come in uno stato embrionale. «Il processo terziario, con forme e meccanismi specifici, amalgama i due mondi della mente e della materia, e, in molti casi, il razionale con l’irrazionale.

La matrice infantile e il gioco simbolico

Guidati dell’immaginazione, i bambini prediligono uno stile di pensiero che favorisce l’attività creativa dal momento in cui non si trova ancora strutturato in categorie concettuali definite. Galimberti, nelle sue divulgazioni, ricorda il principio di non contraddizione come l’assunto base della ragione umana: un oggetto è uguale a sé stesso e non altro. L’invenzione creativa tipica dell’infanzia si individua in quel che Piaget chiama gioco simbolico in cui la realtà perde il suo carattere oggettivo e, grazie a un gioco di immagini e percezioni, assume nuovi modi di esistere: uno scolapasta può diventare un elmo per combattere, una riga da disegno un’arma impropria, il muro di casa un’enorme tela da disegno. Gli schemi mentali precedentemente appresi tanto più sono rigidi e radicati nel nostro stile di pensiero tanto più ostacoleranno un’osservazione aperta e flessibile della realtà che ci racchiude.

bambino che gioca in modo creativo con oggetti quotidiani

Le condizioni dell'atto creativo

Da qui si comprende come la matrice creativa delle idee più originali necessiti di determinate condizioni per attivarsi. Per permettere al pensiero di seguire un flusso di libere associazioni è necessario eliminare ogni tipo di costrizione, eccessiva strutturazione o pressione a produrre. Lo sforzo volontario produce paradossalmente un effetto di inibizione rispetto al naturale processo metabolico dell’atto creativo. Parlando in termini evolutivi, il pensiero creativo rappresenta una qualità essenziale per la nostra sopravvivenza. Innanzitutto, un’idea creativa portatrice d’innovazione ha bisogno, per nascere, del terreno fertile di una mente che ricerca, esplora e dubita.

La dualità della personalità creativa

Con personalità creativa si intende una combinazione di tratti complessa e in sé duale per cui ogni aspetto è spesso accompagnato dalla sua antitesi, il che la rende ricca e multiforme. Facendo un esempio, secondo gli studi di Martinsen, a guidare una personalità creativa non è altro che una spasmodica curiosità e un’ampia flessibilità di pensiero. Allo stesso tempo l’apertura al nuovo si ripresenta in direzione opposta secondo una complementare contraddizione: nella tendenza all’introspezione e in un carattere prevalentemente introverso e a tratti asociale. L’alta permeabilità del sistema percettivo e l’acuta sensibilità inducono nella persona creativa una vulnerabilità emotiva che comporta frequenti sbalzi d’umore, a cui si contrappone la grande autonomia e la fermezza decisionale mostrate nei momenti di bisogno.

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Dialettica tra pensiero divergente e convergente

Da queste caratteristiche possiamo dedurre che, sebbene sia ampiamente condivisa l’idea per cui essere creativi significhi lasciarsi trasportare dai propri moti pulsionali abbandonando ogni tipo di razionalità, non significa che sia un fenomeno privo di regolarità. A guidare il processo creativo è la dialettica tra, da una parte, il versante sensibile del pensiero divergente, in cui la mente è libera di seguire le vie della percezione non filtrata, di esplorare il campo delle possibilità, di addentrarsi nell’immaginazione ed esprimersi senza censure. Si tratta di una prima fase in cui si porta alla destrutturazione dei dati immediati del problema per esplorare le associazioni possibili, anche quelle più bizzarre. Dall’altra una fase più analitica, cosciente e volontaria propria del pensiero convergente, grazie al quale la minuziosa scrematura e valutazione tra la miriade di scelte potenziali prodotte dal pensiero divergente permetterà di trovare l’opzione più adatta al problema, non solo in termini di innovazione ma anche di adattabilità.

Le fasi del processo creativo secondo Wallas

Wallas, a questo proposito, elabora un modello di processo creativo che sarà poi studiato, ripreso e modificato. Lo studioso, infatti, individua quattro distinte fasi del processo creativo:

  1. Preparazione: è la fase preliminare, quando si raccolgono in modo disordinato dati e informazioni. I pensieri prendono mille direzioni diverse inseguendo piccole idee, intuizioni, brandelli di conoscenza.
  2. Incubazione: è la fase più nascosta del processo creativo. Anche quando non stiamo pensando affatto al problema, il nostro cervello continua a lavorare assemblando e ordinando le informazioni.
  3. Illuminazione: questo è il momento creativo vero e proprio. È quando i pezzi del puzzle si compongono e hai la sensazione di avere trovato la soluzione o l’idea giusta su cui lavorare. È la lampadina che si accende.
  4. Verifica: alla fine si sottopone l’idea alla prova di realtà. Funziona? È interessante? Lo posso realizzare? L’idea creativa prende la sua forma definitiva.

schema grafico delle fasi del metodo PAPSA di Hubert Jaoui

Il metodo PAPSA e la gestione pratica

La teoria di Wallas viene ripresa da Jaoui il quale, nel definire il processo creativo, aggiunge alle quattro fasi di Wallas una fase iniziale precedentemente non considerata: la nascita di un’intenzione. Hubert Jaoui, uno tra i maggiori esponenti della creatività applicata al management, ha ideato anche un metodo detto metodo PAPSA: Percezione, Analisi, Produzione, Selezione e Applicazione. Serve a chi fa impresa per creare un prodotto innovativo capace di conquistare un mercato. Serve al manager che deve trovare soluzioni nuove a problemi organizzativi complessi. Insomma, di motivi per approfondire il tema creatività ce ne sono parecchi.

La memoria intelligente e l'ologramma della mente

La creatività non inventa dal nulla, non è una scintilla che per magia si accende nel vuoto. La creatività per svilupparsi ha bisogno di competenze e di conoscenza. Ogni idea è, in realtà, il punto d’incontro tra ciò che già conosciamo e ciò che stiamo cercando di comprendere. Una delle teorie che prova a spiegare questo processo ricorre alla metafora dell’ologramma. Questo sistema di riproduzione delle immagini è composto da molte riprese dello stesso oggetto, catturate da punti diversi e poi assemblate a strati per mezzo di un laser. Allo stesso modo avviene nell’assemblaggio delle informazioni nel nostro cervello.

Strategie per stimolare la creatività

La nostra cultura si basa sulla specializzazione, ma essere così settoriali rischia di creare una visione a tunnel. Fare un giro al museo, andare all'opera, ascoltare musica classica se sei abituato ad ascoltare solo musica leggera: uscire dal proprio ambito aiuta il pensiero divergente. Inoltre, c'è una bella quantità di ricerche che dimostrano il potere della natura: anche una pianta in vaso o un albero che si intravede da una finestra hanno una influenza benefica. La presenza di piante negli uffici stimola la creatività e l’innovazione negli impiegati. Essere creativi significa pensare fuori dagli schemi. Finché restiamo ingabbiati in una sola interpretazione della realtà e cerchiamo sempre la strada maestra per affrontare le situazioni non saremo mai capaci di innovazione.

ufficio moderno con piante per stimolare la creatività

Il brainstorming e la collaborazione collettiva

Il valore del brainstorming non sta solo nella quantità di idee prodotte, ma nel suo potere di attivare la memoria collettiva. Quando le persone si sentono libere di esprimersi senza giudizio, la conversazione si trasforma in un processo emergente, in cui ciascuno completa il pensiero dell’altro. Per favorire l’emersione delle informazioni dormienti serve dunque un ambiente che incoraggi curiosità, ascolto e confronto. Le riunioni basate sulla creatività adottate in molte aziende si fondano proprio su questo principio: le idee condivise dai partecipanti risvegliano ricordi e conoscenze nascoste negli altri, attivando nuove combinazioni.

La prospettiva dei professionisti

Dalle riflessioni degli esperti emerge una costante: le idee non nascono quasi mai per ispirazione improvvisa, ma per i due movimenti tra loro perpendicolari, di fermentazione e ricombinazione. La fermentazione è un movimento verticale, dal basso verso l’alto, si nutre di letture e di esperienze e sfocia, attraverso una lenta maturazione, a dei risultati in superficie. La ricombinazione è un movimento orizzontale, che colloca pezzi conosciuti in contesti sconosciuti o viceversa. In alcuni casi questa ricombinazione è particolarmente radicale, e questo crea l’innovazione spinta. In questo contesto, il compito dei professionisti è spesso quello di soffiare sul fuoco più che essere contenti della scintilla, facendo in modo che se una scintilla c’è, possa crescere e trasformarsi in un progetto concreto.

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