La gestione dei microelementi: il ruolo cruciale di Boro e Manganese nella nutrizione vegetale

La nutrizione delle piante è un equilibrio delicato che va ben oltre la fornitura dei macronutrienti principali. Sebbene i microelementi siano chiamati così proprio perché servono alla pianta in piccole quantità, essi svolgono un ruolo fondamentale, agendo come catalizzatori di molte reazioni biochimiche ed entrando nella costituzione di enzimi vitali. Tra questi, il boro e il manganese occupano una posizione di rilievo per garantire la salute, la fertilità e la produttività delle coltivazioni.

rappresentazione schematica dei microelementi assorbiti dalle radici delle piante

Il ruolo biologico dei microelementi nella fisiologia vegetale

Il boro e il manganese non sono semplici additivi, ma componenti essenziali per il metabolismo. Il boro, in particolare, agisce sulla germinazione del tubetto pollinico e sulla fertilità del polline per una migliore fecondazione, facilitando il trasporto degli zuccheri all'interno della pianta. Svolge un ruolo cruciale nella divisione cellulare, nella crescita meristematica e nella sintesi proteica, migliorando inoltre la traslocazione del calcio nei frutti.

Il manganese, dal canto suo, esegue importanti funzioni a livello metabolico: partecipa attivamente alla sintesi della clorofilla e all'azione sulla fotosintesi, è coinvolto nell'attività enzimatica, nella formazione di proteine e amminoacidi, e nella riduzione dei nitrati. La combinazione di questi elementi con altri nutrienti come magnesio, zinco e ferro rende le formulazioni moderne dei catalizzatori nutritivi e promotori di numerosi processi enzimatici e biochimici.

Dinamiche del suolo e disponibilità dei nutrienti

Comprendere perché una pianta entra in stato di carenza è fondamentale per qualsiasi operazione agricola. Spesso, il problema non è la mancanza assoluta dell'elemento nel terreno, ma la sua indisponibilità dovuta a fattori chimico-fisici.

Il manganese, ad esempio, non è disponibile nei terreni calcarei o con pH superiore a 6,5, in presenza di elevate disponibilità di ferro, bassa concentrazione di azoto, oppure in suoli secchi, compatti o con un'eccessiva disponibilità di sostanza organica. In condizioni di pH non ottimali, si osserva un portamento eretto di foglie e germogli, fenomeni di marcescenza e clorosi nelle aree internervali delle foglie, accompagnati da un evidente ingiallimento dei fusti.

Il boro presenta sfide simili: è carente a certi valori di pH, specificamente sotto il 5,5 o sopra il 7, e in terreni poveri di sostanza organica. Inoltre, in condizioni di siccità, il boro risulta poco disponibile per l'assorbimento radicale. I sintomi di carenza di boro sono particolarmente severi: lembo fogliare ispessito e bolloso, clorosi internervale, disseccamento di apici radicali e gemme, raccorciamento degli internodi, crescita a rosetta, cascola di fiori e frutti, scarsa allegagione e deformazione degli acini.

grafico che illustra la disponibilità dei microelementi in funzione del pH del terreno

Strategie di intervento: applicazioni fogliari e fertirrigazione

Quando le condizioni pedoclimatiche impediscono l'assorbimento radicale, le applicazioni fogliari rappresentano la soluzione più rapida ed efficace. Prodotti come MIXOKEM o EPSO Microtop® offrono una miscela di microelementi ad elevato contenuto di manganese, zinco e boro, arricchiti con molibdeno e rame. Questi formulati sono caratterizzati da una solubilità totale e dall'assenza di residui, garantendo un effetto immediato sulla pianta.

L'assorbimento fogliare è particolarmente vantaggioso durante le fasi di stress idrico o termico, che limitano naturalmente l'attività delle radici. Nel caso della vite, ad esempio, il magnesio deve essere presente dal germogliamento fino all'invaiatura, ma il fabbisogno è costante per tutto il ciclo della pianta. L'applicazione di soluzioni contenenti magnesio, boro e manganese garantisce un effetto "verde" immediato, migliora la capacità fotosintetica e previene il disseccamento del rachide, stimolando al contempo lo sviluppo radicale attraverso la distribuzione dei fotosintati verso radici e organi di riserva.

Ottimizzazione della qualità produttiva

L'uso di fertilizzanti specifici come FERTIACTYL® BOROMAN permette di ottimizzare la qualità della produzione non solo attraverso il nutrimento, ma anche attraverso il controllo delle fisiopatie. L'utilità agronomica di questi prodotti si traduce direttamente in una migliore allegagione e una produzione di frutti superiore.

Un aspetto critico nell'utilizzo di questi concimi è la miscibilità. In generale, i prodotti a base di boro e manganese non presentano controindicazioni, ad eccezione di formulati a reazione alcalina o a base di calcio. È buona norma, prima di ogni miscelazione, effettuare piccoli saggi per verificare la compatibilità. Per quanto riguarda la fertirrigazione, è spesso consigliato diluire il prodotto in soluzioni con pH superiore a 6,5, evitando l'applicazione in condizioni di basse temperature o, al contrario, privilegiando le ore più fresche della giornata in caso di caldo intenso.

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Il ruolo dei microelementi nelle difese naturali

Oltre alla pura funzione nutrizionale, elementi come il rame e lo zolfo svolgono un compito protettivo. Il rame è un costituente di importanti enzimi, necessario per la sintesi di clorofilla e fondamentale per stimolare le difese naturali della pianta contro i parassiti. Lo zolfo, invece, interviene nella formazione delle proteine essendo un costituente basilare di due amminoacidi essenziali, la cistina e la metionina.

L'integrazione costante di ferro, necessario anch'esso per la fotosintesi, la respirazione e la sintesi del DNA, completa il quadro di una strategia di nutrizione minerale moderna. Il ferro è essenziale poiché esiste in due stati redox, ridotto (Fe2+) e ossidato (Fe3+), fungendo da cofattore di enzimi chiave coinvolti nei processi di ossidoriduzione. Poiché la sua mobilità all'interno della pianta è scarsa, deve essere fornito in modo costante, specialmente durante i periodi di maggior accrescimento vegetativo e basse temperature.

Considerazioni agronomiche per la gestione delle carenze

La prevenzione è la chiave del successo agronomico. È necessario prevenire l'insorgenza di sintomi da carenza nelle fasi di massimo fabbisogno, monitorando costantemente lo stato nutrizionale delle colture. Nel caso della vite, il boro viene assorbito soprattutto in pre-fioritura e tra la tarda estate e l'autunno, con picchi critici in pre-fioritura, fioritura e dall'invaiatura alla maturazione. Il manganese, sebbene assorbito principalmente tra la tarda primavera e l'estate, richiede una presenza costante per garantire la resistenza delle piante a diverse patologie.

La gestione corretta del magnesio, in particolare nei terreni leggeri o sabbiosi, richiede attenzione poiché può essere facilmente lisciviato, con perdite che possono raggiungere gli 80 kg di MgO/ha/anno a causa di piogge intense. Inoltre, il magnesio soffre l'antagonismo con calcio e potassio, un fattore che gli agricoltori devono sempre considerare nel piano di concimazione per evitare squilibri nutrizionali che si manifesterebbero con clorosi internervale, rossa nei vitigni a bacca rossa e gialla in quelli a bacca bianca.

diagramma temporale del fabbisogno di microelementi durante il ciclo di crescita della vite

L'adozione di pratiche che prevedono l'integrazione controllata di questi microelementi permette di superare i limiti imposti dal terreno, garantendo che anche in suoli non ottimali la pianta possa esprimere il suo massimo potenziale genetico e produttivo. L'attenzione alla qualità del prodotto, verificando sempre la conformità normativa (come il Regolamento CE 1272/2008 o le certificazioni per l'agricoltura biologica), assicura non solo l'efficacia agronomica ma anche il rispetto per l'ambiente e la sicurezza dell'operatore.

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