Protagonista di favole e cartoni animati, è tra gli animali più citati dai bambini, e da adulti abusiamo del suo mito in motti e proverbi. Ne ammiriamo la potenza e l'aspetto maestoso, l'incedere morbido e l'abilità venatoria. E l'amore? Tale è l'aura di guerriero che circonda il leone, che poco ci importa delle sue abitudini amatorie. Ma la forza motrice del mondo, l'atto riassuntivo della vita che permette di consegnare i propri geni all'immortalità, non può essere ignorata in questi imponenti felini, nei quali il comportamento riproduttivo si manifesta con un marcato conflitto tra i sessi, e una conseguente serie di soluzioni adattative messe in campo con modalità differenti da maschi e femmine, all'unico fine di massimizzare la sopravvivenza della prole.

Architettura sociale del branco e cicli vitali
Procediamo per ordine. Il leone, Panthera leo, in tempi preistorici era diffuso in Europa, Asia, Africa e Nord America. Sappiamo bene quanto il suo areale si sia ristretto, per motivi naturali ma soprattutto antropici, e questo ci costringe oggi a discettare quasi unicamente del leone africano, ignorando se le sue abitudini comportamentali fossero condivise dalle altre popolazioni diffuse per il mondo. La maggior parte dei leoni vive oggi nelle savane dell'Africa sub-sahariana, organizzati in branchi di circa 5-15 individui. Le femmine sono la maggioranza; in genere una decina o poco meno, rappresentano il nocciolo stabile del gruppo e sono tutte imparentate tra loro. Sorelle, madri, figlie o cugine, trascorrono la loro vita nel medesimo branco, quello in cui sono nate. Hanno a disposizione del loro orologio biologico un lungo periodo riproduttivo, essendo fertili dai quattro anni di età e fin quasi ai venti.
Diverso è il discorso per i maschi. Dominano il branco in un numero che può variare da uno a sei. Non sono nati lì, ma in un branco che hanno abbandonato per sempre quando avevano tre anni, non da soli ma riuniti in un piccolo manipolo di giovani maschi, in genere fratelli o comunque imparentati. Dopo un paio d'anni di iniziazione alla vita adulta trascorsi a vagare nella savana, a impratichirsi nella caccia e nella sopravvivenza, iniziano la ricerca di un branco controllato da maschi vecchi o deboli, e ne tentano la conquista. Se hanno successo, lo governeranno per due o tre anni, accoppiandosi con tutte le femmine fertili presenti, prima di subire a loro volta l'attacco di giovani maschi fermamente intenzionati a spodestarli. È quindi ovvio che il periodo che i leoni maschi hanno a disposizione per riprodursi sia limitato a quei due o tre anni in cui guidano la vita del branco. Terzo e fondamentale elemento del gruppo sono i cuccioli, che a dispetto della giovane età giocano un ruolo estremamente importante nelle vite di leoni e leonesse adulte.

Dinamiche dell'estro e sincronizzazione riproduttiva
Il periodo riproduttivo dei leoni non è limitato a un determinato momento nell'anno e, analogamente a quanto accade nella nostra specie, le femmine - se non gravide - sono fertili per circa quattro giorni ogni mese. È particolarmente interessante notare come l'estro delle femmine si sincronizzi all'interno di un branco, probabilmente grazie al controllo esercitato su di esso da alcune sostanze chimiche - i feromoni - rilasciate dalle femmine stesse. C'è un evidente vantaggio in questo involontario sincronismo. L'estro contemporaneo di tutte le leonesse del branco fa sì che le cucciolate nascano nello stesso periodo. Questo permette alle femmine di allattare i piccoli in modo comunitario, lasciando che una madre vada a caccia tranquilla mentre sorelle o cugine nutrono indistintamente figli e nipoti. È un comportamento estremamente coesivo e stabilizzante, una forma di altruismo giustificato evolutivamente dal fatto che l'aiuto viene rivolto a consanguinei. Un altro vantaggio consiste nel fatto che i giovani maschi al raggiungimento del terzo anno di età, quando verranno costretti ad abbandonare il branco, non saranno soli, ma avranno dei coetanei - fratelli o cugini - con cui affrontare con maggior sicurezza le prime difficoltà della vita adulta, e di valido aiuto nel tentare la conquista di un nuovo branco.
Ma torniamo all'accoppiamento. Nei tre o quattro giorni al mese in cui è fertile, una leonessa si accoppia giorno e notte ogni venti minuti, con tutti i leoni adulti del branco. A questa incredibile intensità amatoria non corrisponde stranamente un elevato numero di nascite, e questo non perché i maschi non compiano adeguatamente il proprio dovere, ma piuttosto perché l'estro delle leonesse non sempre corrisponde a un'ovulazione. Quale vantaggio evolutivo si cela dietro una simile apparente disfunzione fisiologica? È presto detto: la stabilità del branco. Concedersi all'accoppiamento anche in giorni non fertili limita fortemente l'aggressività tra i leoni maschi, che sono sovente osservati attendere in coda quieti il loro turno. D'altronde non avrebbe senso scontrarsi in furibonde lotte con rivali parimenti agguerriti. Le leonesse sfruttano quindi le lusinghe dell'amore per mantenere la pace tra i leoni adulti del branco e garantirne così la stabilità. In questo caso "stabile" è sinonimo di "resistente e durevole", di un branco cioè in grado di respingere con maggior coesione e vigore gli attacchi dei giovani maschi che prima o poi giungeranno a insidiare il potere dei vecchi leoni. L'allegra disinvoltura con cui le leonesse si concedono a maschi diversi non dovrebbe far sembrare questo un problema, in fondo si tratterebbe di sostituire i vecchi amanti con altri più giovani e aitanti. Il problema sono i cuccioli.
La sfida della nascita e la protezione della prole
Dopo una gestazione di circa quattro mesi le leonesse partoriscono da uno a quattro cuccioli, che seguiranno amorevolmente, coadiuvate dalle altre femmine del branco, nello svezzamento e nella crescita, fino ai due anni di età, tanto da non andare in estro e non essere quindi fertili per lo stesso periodo di tempo. I giovani leoni che conquistano un branco, sanno di avere a disposizione non più di due o tre anni prima che altri maschi vengano a spodestarli. Prendere quindi il controllo di un branco nel momento in cui sono da poco nati i cuccioli - e le nascite, come l'estro, sono sincronizzate in tutte le femmine del gruppo - vuol dire buttar via quasi tutto il tempo a disposizione senza generare figli, o procreare in ultimo dei cuccioli che entreranno in sfavorevole competizione con quelli più grandi dei maschi che li avevano preceduti.
Leoni il regno: 01- Le regole del branco
La chance è solo quella, e non può essere sprecata. Ecco allora l'occasionale ricorso a una pratica vile e spregevole: l'infanticidio. Uccidere tutti i cuccioli del branco appena conquistato vuol dire riavere le femmine fertili in pochi mesi, e quindi buone probabilità di generare prole propria. Le leonesse, come ogni buona madre, provano a opporsi a questo comportamento abbietto, e a volte ingaggiano una strenua difesa dei propri cuccioli, ma il risultato è sempre il medesimo. Questo scenario abominevole, non abituale ma possibile, giustifica il comportamento riproduttivo delle leonesse. È indubbiamente meglio operare per evitare il conflitto, con l'obiettivo di mantenere una stabilità virtuosa in grado di favorire e accontentare tutti. Che animale è il leone? Il leone è un felino, fa quindi parte della stessa famiglia dei nostri gatti domestici. Le caratteristiche del leone che rendono il suo aspetto iconico sono, nei maschi, una folta criniera che cresce sulla testa e sul collo, un corpo potente e una lunga coda con un ciuffo di peli alla sommità. Leoni e leonesse vivono in branco insieme ai loro cuccioli e ai maschi giovani e sono guidati da un leone alfa. In natura il leone si trova principalmente nell’area subsahariana dell’Africa. Generalmente predilige pianure e savana, dove può avere una buona copertura vegetale e trovare una vasta quantità di prede. I leoni, essendo grandi felini che abitano zone dell’Africa che possono essere molto calde, hanno sviluppato un metodo di sopravvivenza ottimale per il risparmio delle energie: restano a riposo per circa 20 ore, limitando i periodi di mobilità a dopo il tramonto, nelle ore notturne e all’alba in cui si dedicano alla caccia, alla socialità e a ruggire. Per partorire le leonesse si allontanano dal branco alla ricerca di un luogo appartato e sicuro dove crescere i piccoli per circa 2 mesi. Durante questo periodo si occupano da sole di cacciare e crescerli, cambiando spesso tana per evitare di attrarre predatori con il loro odore. All’interno dei branchi, però, si è registrato un comportamento particolare: spesso il periodo del calore delle leonesse è sincronizzato in modo da ritrovarsi incinte insieme e partorire tutte nello stesso luogo appartato.

Integrazioni tra mito, osservazione e natura selvaggia
Quando si pensa al leone è impossibile non ricordare la famosa Rupe dei Re dal film d’animazione Il Re Leone; forse non tutti sanno che questo luogo esiste nella realtà e si può trovare in due posti: in Africa e a ZOOM! Qui, infatti, nel cuore del parco, svetta l’habitat la Rupe del Masai Mara, che ospita i tre leoni Raican, Inez e Iris. Offre tre principali punti di vista differenti: due panoramici dall’alto e uno dal basso, da cui si può godere di una visuale più ravvicinata. Durante tutta la giornata, i nostri biologi organizzano degli incontri per conoscere meglio gli animali ospiti a ZOOM: tra questi, non può mancare l’incontro dedicato ai leoni. Durante il talk si possono scoprire le curiosità su Raican, Iris e Inez, alcune delle false credenze su di loro, tutte le loro abitudini, osservandoli all’interno del loro habitat. Durante tutto l’orario di apertura del parco è possibile accedere alla Savana Terrace, uno dei punti food più esperienziali di tutto il parco. Qui, infatti, si potrà gustare una colazione a buffet, un pranzo leggero o un aperitivo guardando negli occhi i leoni e ammirarli mentre si rilassano sulla Rupe! Le grandi vetrate che permettono di vedere da vicino i tre felini non devono essere colpite e la distanza segnalata dalle corde va sempre rispettata. E’ vietato inoltre sedere i bambini oltre le ringhiere e le balaustre nelle zone rialzate anche se con la supervisione di un adulto. Cosa aspetti?
Nonostante le immagini siano innegabilmente tenere, un esperto sostiene che la strana unione potrebbe non finire bene. Un cucciolo di leopardo di poche settimane è allattato da una leonessa in Tanzania. I leoni africani e i leopardi non sono esattamente amici. "È un evento senza precedenti" dichiara Luke Hunter, presidente e responsabile della conservazione di Panthera, un'organizzazione globale no profit per felini. Questa femmina di leone, nota come Nosikitok, ha anche alcuni suoi cuccioli, nascosti nella boscaglia. Nonostante l'intesa sia insolita, Hunter spiega che non c'è nulla di fisiologico che dovrebbe impedire alla leonessa di allevare il leopardo. Entrambe le specie producono un latte simile e si sottopongono a periodi di allattamento paragonabili. Innanzitutto, Hunter afferma che la leonessa dovrebbe portare il piccolo nella sua cucciolata. In questo momento le uniche foto che abbiamo mostrano la leonessa che allatta il leopardo all'aperto. Non si sa cosa sia accaduto alla madre del cucciolo di leopardo. Successivamente, per il cucciolo di leopardo sarebbe necessario farsi accogliere dal branco di leoni. E anche se ciò non dovesse accadere, la storia finirebbe allo stesso modo. La pagina su cui stai per essere reindirizzato/a non è sotto il controllo di GEDI PERIODICI E SERVIZI S.P.A. Saranno applicate le condizioni di utilizzo e la normativa sulla privacy del titolare del sito.
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