Introduzione
Allattamento al seno: davanti a questa espressione, si apre un vero e proprio mondo. Si sente parlare spesso di questa meravigliosa sinergia tra mamma e bambino. I suoi benefici vengono chiamati in causa di frequente, ed è il caso di dire “Per fortuna” in quanto, come avremo modo di vedere nelle prossime righe di questo articolo, sono a dir poco numerosi.
Ho creato la guida con lo scopo di approfondire in maniera dettagliata tutto quello che riguarda l’allattamento al seno. Proprietà del latte materno, benefici per mamma e bambino, posizioni migliori per l’attacco: questi sono solo alcuni dei temi che tratterò nelle prossime righe. Dal momento che, in considerazione dell’importanza dell’argomento, il contenuto sarà a dir poco corposo, ho creato anche un indice. Se ti interessa un determinato argomento, tutto quello che devi fare è cliccare sul titolo del paragrafo ad esso dedicato. Adesso ti auguro una buona lettura.
Gli Straordinari Benefici dell’Allattamento al Seno
Nel momento in cui la gravidanza inizia, comincia anche, già nel corso del primo mese, la produzione, da parte del corpo, del più straordinario degli alimenti: il latte materno. Quando lo si chiama in causa, si inquadra un concentrato di benefici unico al mondo. Il latte materno, infatti, è caratterizzato dalla presenza di nutrienti come le proteine, i minerali, le vitamine, i lipidi, tutti presenti nel giusto equilibrio. Nel momento in cui si descrivono le sue potenzialità, è fondamentale citare anche la presenza di fattori di crescita e di cellule in grado di proteggere il nostro organismo dalle infezioni.
Diversi studi effettuati negli ultimi anni hanno altresì analizzato gli effetti dell’allattamento prolungato sulla prevenzione dell’obesità nel corso della vita adulta. Nello specifico, quello che è considerato uno degli aspetti più affascinanti del rapporto tra mamma e bambino sarebbe in grado, se portato avanti per lungo tempo, di proteggere il futuro adulto da una delle patologie più pericolose in assoluto, una vera e propria epidemia dell’era moderna, grazie a una maggior termogenesi del tessuto adiposo bruno e a un dispendio energetico più intenso. Proseguendo con l’elenco dei benefici del latte materno, doveroso è citare la presenza di cellule staminali, per non parlare degli anticorpi.

I benefici dell'allattamento esclusivo sul corretto sviluppo del bambino e sulla prevenzione di numerose malattie sono da tempo riconosciuti dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che considera l'allattamento uno degli obiettivi prioritari di salute pubblica a livello mondiale. L'OMS raccomanda l'allattamento in maniera esclusiva fino al compimento del sesto mese di vita. È importante, inoltre, che il latte materno rimanga la scelta prioritaria anche dopo l'acquisto di alimenti complementari, fino ai due anni di vita ed oltre, e comunque finché mamma e bambino lo desiderino. L'Unicef, l'agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell'infanzia, dal canto suo ricorda che la diffusione dell'allattamento potrebbe evitare ogni anno nel mondo la morte di 1,4 milioni di bambini. Il latte materno ha numerose qualità, in primis quelle di ridurre il rischio, anche a lungo termine, di problematiche legate ad anemia, allergie, asma e malattie infettive e favorire la sopravvivenza dei bambini prematuri.
In termini di gusto, assunzione e possibilità di utilizzo, il latte materno sazia e disseta velocemente il neonato ed è al contempo molto digeribile; è tendenzialmente utilizzabile in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento il bambino ne faccia richiesta; è sempre alla giusta temperatura; è tendenzialmente più economico. Chiarita questa doverosa premessa, possiamo entrare nel vivo di un argomento di grande rilevanza, ossia il meccanismo di produzione di latte materno da parte del corpo umano.
Come Funziona il Meccanismo della Lattazione
Come funziona il meccanismo della lattazione? Questa domanda permette di aprire un vero e proprio mondo, fornendo una comprensione essenziale per ogni genitore. Raccontarlo vuol dire rammentare innanzitutto che, già a partire dalla quarta settimana di gestazione, la mammella inizia a modificarsi. All’inizio della gravidanza, prende infatti il via la formazione di una complessa rete di dotti e di lattociti, ossia le cellule che hanno il compito di favorire la produzione di latte materno.
Attorno alla quindicesima settimana di gestazione, i lattociti iniziano concretamente la propria attività. Un’altra tappa importante del loro percorso è lo step delle ventidue settimane di gravidanza. Più o meno in questo periodo, infatti, comincia la produzione vera e propria di latte. Tutto questo ha ovviamente degli effetti per quanto riguarda le dimensioni del seno. In alcuni casi, infatti, la mammella è interessata da un aumento del 46% circa rispetto all’inizio della gravidanza. Quanto appena ricordato è una spiegazione chiara del motivo per cui tantissime donne si accorgono di essere gravide a causa dei cambiamenti che coinvolgono il seno.

Fisiologia della Lattogenesi
Gli step fisiologici della lattogenesi sono diversi e avvengono in fasi ben precise. Una tappa indubbiamente importante è quella che, in linea di massima, si colloca circa 12 settimane prima del parto. In questo periodo della gravidanza, infatti, prende il via la produzione di colostro da parte del seno della futura mamma. Lo straordinario liquido appena citato, ricco di nutrienti necessari nei primi giorni di vita del piccolo, riempie infatti gli alveoli mammari. Dal momento che il corpo della mamma secerne ancora grandi quantità di progesterone, non si parla ancora di montata lattea.
Un’altra tappa di grande importanza quando si parla del meccanismo della lattogenesi è quella successiva all’espulsione della placenta, scientificamente detta secondamento. A seguito di questo evento, ha luogo una riduzione dei livelli di progesterone. Nel contempo, rimangono stabili quelli della prolattina, ormone fondamentale per la lattazione. La sua secrezione ha luogo a partire dall’ipofisi. Da non dimenticare a tal proposito è anche il ruolo della tiroide, delle ghiandole surrenali, per non parlare delle ovaie.
In una condizione che vede il seno della neo mamma fortemente irrorato dal punto di vista ematico, in circa 2/3 giorni fa la sua comparsa la montata lattea. In maniera estremamente rapida, si passa dalla produzione di colostro a quella di latte maturo. Una caratteristica di grande rilevanza quando si parla dello step della lattogenesi appena descritto riguarda il fatto che il latte cambia man mano colore. Dal giallo tipico del colostro, si arriva al bianco opalescente che, come ben si sa, caratterizza il latte materno.
Stiamo parlando di una fase della lattogenesi durante la quale è più che mai fondamentale attaccare il cucciolo al seno il maggior numero possibile di volte. Come mai? Perché, come dimostrato più volte dalla scienza, la frequente stimolazione del capezzolo nel corso della prima settimana di montata lattea è fondamentale ai fini dell’aumento dei recettori della prolattina. Il loro numero, infatti, ha una connessione diretta con la quantità di latte prodotta dalla neo mamma nel corso dello step della lattogenesi scientificamente noto come galattopoiesi.
Come si favorisce la montata lattea?
Con questo termine tecnico, si inquadra il momento in cui si inizia ad avere a che fare con una stabilizzazione della produzione di latte maturo da parte della donna. Un aspetto rilevante da considerare riguarda il fatto che, nel corso della suddetta fase, la produzione di latte dipende dal sistema di segnalazione cellulare autocrino. Cosa implica tutto ciò? Il fatto che da un meccanismo di produzione dipendente dagli ormoni, si passa a una situazione in cui, invece, a essere decisivo è il ruolo del processo di svuotamento del seno. In poche parole: più il piccolo chiede latte e più la mamma lo attacca, più consistente risulta la produzione da parte della mammella.
Entrando nel vivo delle peculiarità di questo meraviglioso processo ricordo che, grazie alla suzione del piccolo, il cervello della mamma riceve messaggi specifici che comportano un aumento della secrezione di ossitocina, il cosiddetto ormone del buonumore. L’aumento dei suoi livelli comporta una contrazione delle cellule muscolari che si trovano in corrispondenza degli alveoli mammari e, di riflesso, il concretizzarsi del movimento del latte lungo i dotti galattofori. Questo è il motivo per cui, una volta finita la poppata, la mamma sperimenta una sensazione di svuotamento e di minor pesantezza del seno.
Perché è Importante per una Mamma Conoscere i Meccanismi della Lattogenesi
Informarsi sui dettagli del processo di lattogenesi è basilare per diversi motivi. Il primo è la curiosità, una delle doti che rendono unico l’essere umano e le sue interazioni con il mondo, relativa a uno dei processi fisiologici più affascinanti in assoluto. La seconda, avente finalità più pratiche, riguarda la necessità di sfatare alcuni luoghi comuni che girano attorno all’allattamento. Il primo riguarda la convinzione, come appena accennato erronea, che parla di uno svuotamento dei seni materni tra una poppata e l’altra. Le mammelle della neo mamma hanno sempre latte.
Un altro falso mito che è importante buttare giù informandosi bene sui meccanismi della lattogenesi riguarda il pensiero secondo il quale sarebbe opportuno aspettare di sentire i seni pieni prima di procedere con la poppata. Il quadro appena descritto è proprio da evitare: più la mammella si riempie, infatti, più i processi di lattogenesi vanno incontro a rallentamento. La produzione di latte è un processo dinamico che risponde alla domanda del bambino; un seno che si percepisce “troppo pieno” potrebbe inviare segnali di eccesso, rallentando la produzione futura.
Tutte le Mamme Hanno Latte?
In questo articolo, sviscererò un altro falso mito sull’allattamento al seno. Quando si chiama in causa questa stupenda parentesi del rapporto tra la mamma e il suo bambino, capita spesso di sentire frasi come “Ok, è bellissimo, ma ricordiamoci che non tutte le donne hanno latte”. Non è affatto vero! Dati scientifici alla mano, la maggior parte delle mamme ha latte a sufficienza per nutrire il proprio bimbo.
Nei Paesi nordici, oltre il 96% delle donne che hanno appena partorito allattano al seno i propri piccoli. La forte differenza rispetto alle situazioni di altri contesti geografici è legata innanzitutto al sostegno ostetrico nei giorni successivi al parto, che gioca un ruolo cruciale nel fornire le informazioni e il supporto pratico necessari per avviare e mantenere l'allattamento con successo.
Attenzione: per amor di precisione è bene ricordare che sì, esistono delle condizioni fisiche in grado di impedire o ostacolare notevolmente l’allattamento al seno. Tra queste è possibile includere, per esempio, l’ipoplasia mammaria. Di cosa si tratta? Di una condizione patologica che vede la neo mamma con un deficit di quel tessuto mammario imprescindibile per la concretizzazione della lattogenesi. Ricordo altresì che, davanti a quadri clinici che comportano l’assunzione di farmaci particolari, può essere sconsigliato l’allattamento al seno alla mamma che ha da poco messo al mondo il suo piccolo. Fuori da queste (rare) evenienze, il seno della neo mamma è perfettamente in grado di essere parte fondamentale del processo di lattogenesi, questo a prescindere dalla sua forma e dalla taglia (sono purtroppo tante le donne che pensano di avere difficoltà ad allattare per via della misura di seno ridotta). La morfologia del seno non influisce sulla capacità di produrre latte.
Cosa Aspettarsi nelle Prime Ore di Vita del Proprio Cucciolo
Dopo la doverosa digressione fisiologica delle righe precedenti, entro nel vivo di un tema più pratico e, per alcuni, certamente più affascinante. Di cosa sto parlando? Di quello che una neo mamma deve aspettarsi, ovviamente dal punto di vista dell’allattamento al seno, nel corso delle prime ore di vita del suo piccolo.
Per essere precisi, si dovrebbe usare il singolare e parlare di prima ora. Questi 60 minuti sono non preziosi, di più. Se il piccolo si attacca spontaneamente al seno in questo lasso di tempo, nella mamma si attiva quella che, a ragione, può essere definita come una reazione a catena grazie alla quale si innesca un meccanismo basilare per l’alimentazione e la protezione del cucciolo. L'allattamento è quanto di più naturale potrebbe esistere. Per il bambino è una competenza innata mentre per la madre si tratta di una competenza per cultura, attraverso l'osservazione di altre donne che allattano.
Come ricordato nei paragrafi precedenti di questo articolo, nel corso dei mesi della gravidanza, fin dalle primissime settimane di gestazione, il seno si prepara per produrre latte. La secrezione di progesterone, però, impedisce, di fatto, l’avvio della produzione di questo fenomenale alimento. Una volta avvenuto il secondamento, ribadisco, si inizia ad avere a che fare con una graduale diminuzione dei livelli di progesterone, iter che può durare anche un paio di giorni (il tempo medio per l’arrivo della montata lattea).
Nel frattempo, nel corso di quel tempo magico che è la prima ora assieme alla sua mamma, attraverso il contatto pelle a pelle il piccolo è protagonista di un processo che comporta un aumento della secrezione di ossitocina da parte del corpo della donna che ha appena partorito. Ciò implica, di conseguenza, il rilascio del colostro e, internamente, l’inizio della produzione del latte. La finestra della prima ora ha un ruolo più importante di quanto si possa pensare. Si tratta di un intervallo di tempo nel corso del quale i livelli di ossitocina sono particolarmente alti.
Essenziale è sottolineare che l’ormone chiamato in causa nelle righe precedenti non è cruciale solo al fine dell’avvio della fase della lattogenesi che porta alla montata lattea. Predispone infatti anche la qualità dell’interazione fisica durante l’allattamento al seno, portando, per esempio, la mamma a essere coinvolta da un aumento della soglia del dolore. Chiaro è che, quando si innesca il quadro descritto in queste righe, si ha anche a che fare con la riduzione della secrezione di colesterolo.
Cosa Aspettarsi nei Primi 3/4 Giorni Dopo la Nascita
Vediamo ora cosa, nella maggior parte dei casi, una mamma dovrebbe aspettarsi nel corso dei primi 3/4 giorni di vita del proprio cucciolo. Uno degli aspetti più rilevanti da considerare è indubbiamente l’aumento di dimensioni del seno, ulteriore rispetto all’incremento della gravidanza. Possono comparire senso di tensione e aumentata sensibilità del seno, visibilità dei vasi sanguigni sulla cute ed ingrossamento del seno. Inizia di solito tra il secondo e il quarto giorno dopo parto. Il colostro, o primo latte, è molto nutriente e ricco di fattori protettivi importanti per il bambino. Anche dopo il taglio cesareo l’allattamento al seno è consigliato.
Oltre al seno, cambia anche il latte, che inizia il suo percorso di trasformazione verso il latte maturo. Per amor di precisione, ricordo che, nel lasso di tempo compreso fra i cinque e i quattordici giorni dopo la nascita, si parla di latte transizionale. La sua caratteristica principale è la ricchezza in anticorpi che proteggono il neonato sia dalle infezioni che può contrarre nell’immediato, sia dalle malattie future. Entrando nel vivo delle sue peculiarità nutrizionali, faccio presente la presenza di lipidi, così come quella di lattosio e vitamine solubili. Prezioso per proteggere la salute del piccolo soprattutto se nato pretermine, il latte transizionale è fondamentale, a lungo termine, per lo sviluppo di un sistema digestivo sano.
Per quanto riguarda l’influenza del latte sull’intestino, è doveroso chiamare in causa la presenza, tra i componenti di questo importantissimo alimento, di oligosaccaridi con efficacia prebiotica. Ciò vuol dire che si può parlare di una loro efficacia nel nutrimento dei batteri buoni dell’intestino. Un effetto straordinario di alcuni oligosaccaridi riguarda la loro capacità di contrastare l’adesione al tratto gastrointestinale di batteri pericolosi come quelli che causano l’insorgenza della polmonite.
La Composizione del Latte Materno
Come accennato nelle righe precedenti, il latte materno è caratterizzato da un pool di nutrienti a dir poco straordinario. Tra questi, degne di nota sono le proteine, i minerali, le vitamine e i lipidi, tutti presenti in un equilibrio perfetto e dinamico che si adatta costantemente alle esigenze di crescita e sviluppo del bambino. Il latte materno è qualcosa di unico e speciale per il proprio bambino, e si modifica secondo le sue esigenze.
Oltre ai nutrienti essenziali, il latte materno contiene fattori di crescita che supportano lo sviluppo di organi e tessuti, e cellule in grado di proteggere l'organismo dalle infezioni, offrendo una difesa immunitaria passiva ma estremamente efficace. Tra le sue componenti più affascinanti, troviamo le cellule staminali, che contribuiscono alla riparazione e alla rigenerazione cellulare, e gli anticorpi, che forniscono al neonato una protezione cruciale contro una vasta gamma di patogeni.La presenza di oligosaccaridi con efficacia prebiotica nutre i batteri buoni dell'intestino del neonato, promuovendo una flora intestinale sana e contribuendo a contrastare l'adesione di batteri pericolosi al tratto gastrointestinale, come quelli che possono causare polmoniti. Questa complessa e interattiva composizione rende il latte materno l'alimento ideale per il neonato, garantendo non solo nutrizione ma anche protezione e supporto allo sviluppo in ogni fase della sua crescita. Il neonato allattato al seno non ha bisogno di liquidi supplementari, neanche in giornate molto calde, poiché il latte materno fornisce tutta l'idratazione necessaria.
Consigli Pratici per Aumentare la Produzione di Latte
L’allattamento è guidato dall’istinto del bambino: è fondamentale continuare ad allattarlo finché si staccherà da solo dal seno. È importante allattare il bambino "a richiesta", senza seguire orari rigidi: in media, nei primi mesi i bambini poppano 8-14 volte al giorno, ma c'è una grande variabilità tra un bimbo e l'altro. In linea generale, nelle 24 ore è importante che il neonato venga allattato dalle 8 alle 12 volte. Se il bambino dovesse mangiare meno di 8 volte al giorno, parlane con il personale sanitario. Dopo i primissimi giorni di vita non è normale che un neonato rimanga attaccato al seno per ore. La capienza della mammella è diversa da donna a donna: ecco perché i bambini possono chiedere di essere allattati con una frequenza variabile.

Anche se il latte è presente in quantità sufficiente nella mammella, se il bambino non è adeguatamente posizionato potrebbe avere difficoltà a succhiarlo. Inoltre, se il latte non viene consumato in quantità adeguata e rimane nel seno, questo potrebbe comportare nei giorni successivi una riduzione graduale dell'offerta materna (la produzione di latte da parte della mamma). Il FIL (Feedback Inhibitor of Lactation) è una sostanza presente nel latte materno e serve a comunicare alle ghiandole che producono il latte che non è necessario produrne altro. Quindi, più latte rimarrà nella mammella, più alta sarà la quantità di FIL e meno latte verrà prodotto nelle poppate successive. Posizionare il bambino nel modo adeguato può quindi essere cruciale per la riuscita dell'allattamento e per mantenere una produzione di latte ottimale.
Se si incontrano delle difficoltà iniziali, potrebbe essere di aiuto per la mamma attaccare il bambino al seno più frequentemente. Non serve forzarlo: è il bimbo ad avvertire quando è sazio. È bene lasciare che il bambino poppi da un lato finché ne ha voglia: in questo modo riceverà anche la parte più grassa di latte che è proprio alla fine della poppata. Se avvertirà ancora fame, gli si offrirà la seconda mammella. Alcuni bambini vogliono poppare da tutte e due le mammelle a ogni pasto, soprattutto nelle prime settimane, e cambiare posizione durante la poppata. Quando il neonato fa una pausa dopo aver poppato dalla prima mammella, si può provare ad offrire la seconda.
Un altro consiglio fondamentale è quello di non dare al bambino altri alimenti oltre al latte materno per i primi sei mesi compiuti: non ha bisogno neanche dell'acqua. In questa fase della vita, infatti, quando avverte la sete si attacca al seno prendendo quello che viene definito il "primo latte", meno grasso e più ricco di acqua e zuccheri. È opportuno evitare l’uso di tettarelle, di biberon o succhiotti: il loro utilizzo potrebbe interferire con l’avvio dell’allattamento al seno, creando una "confusione del capezzolo". Infine, non lavare il seno prima e/o dopo ogni poppata: il seno è provvisto di ghiandole che provvedono a una disinfezione naturale dell'areola.
Il Ruolo dell’Allattamento Notturno
L'allattamento notturno riveste un'importanza significativa sia per il bambino che per la madre, contribuendo al mantenimento di una produzione di latte adeguata e al benessere reciproco. Per gestire la richiesta del bambino e le poppate notturne è consigliato mettere il bambino nella stanza con mamma e papà: può essere utile mettere il lettino a contatto con quello dei genitori, togliendo una sponda e fissandolo al lettone. Questa pratica, nota come co-sleeping o room-sharing (quando il bambino dorme nella stessa stanza ma nel suo lettino), facilita notevolmente le poppate notturne, permettendo alla mamma di rispondere prontamente ai segnali di fame del bambino senza doversi alzare completamente.
Durante la notte, i livelli di prolattina, l'ormone responsabile della produzione di latte, tendono ad essere più elevati. Mantenere le poppate notturne stimola la produzione ormonale e aiuta a stabilizzare l'offerta di latte, prevenendo cali che potrebbero verificarsi se gli intervalli tra le poppate fossero troppo lunghi. Il contatto ravvicinato con il bambino durante la notte, facilitato dal room-sharing, favorisce inoltre il legame madre-bambino e può migliorare la qualità del sonno per entrambi, poiché la mamma è più sintonizzata sui ritmi del neonato. Le poppate notturne sono anche cruciali per l'apporto calorico e nutrizionale del neonato, specialmente nei primi mesi di vita quando la crescita è più rapida e le riserve sono limitate.
I Benefici dell’Allattamento al Seno per la Mamma
L'allattamento al seno non è solo un atto di cura per il bambino, ma offre anche numerosi e importanti benefici per la salute e il benessere della madre. Il latte materno può altresì essere benefico anche per la mamma, infatti consente un recupero delle condizioni fisiologiche uterine pre-gravidanza più rapido: la suzione del latte da parte del bambino aumenta i livelli di ossitocina, l’ormone che induce una sensazione di benessere, riduce ansia, stress e dolore e fa contrarre l’utero, aiutandolo a ritornare alla sua dimensione originale più velocemente.
Inoltre, allattare protegge dall’osteoporosi in età avanzata e riduce il rischio di sviluppare tumore al seno e/o alle ovaie. È un fattore protettivo riconosciuto contro queste patologie. Migliora il rapporto madre-bambino, contribuendo al reciproco benessere psico-fisico attraverso il contatto fisico e lo scambio emotivo durante le poppate. Grazie all’importante dispendio energetico impegnato per la produzione di latte, vengono bruciati più grassi, permettendo un ritorno al peso forma in tempi più brevi, un aspetto spesso apprezzato dalle neo mamme.
L'allattamento è un impegno che grava interamente sulla madre, h24 tutti i giorni, e potrebbe mostrarsi più impegnativo e sfiancante del previsto. Tuttavia, i benefici a lungo termine per la sua salute fisica e mentale, insieme al legame speciale che si crea con il proprio figlio, lo rendono un'esperienza preziosa. Ogni tipo di allattamento ha le sue gioie e le sue sfide, ma le madri che allattano al seno spesso riportano un profondo senso di appagamento e connessione.
Le Possibili Difficoltà in Allattamento
Nonostante l'allattamento al seno sia un processo naturale, non è privo di sfide iniziali. Conoscere le possibili difficoltà e come affrontarle può fare la differenza tra un'esperienza frustrante e una gratificante. L'allattamento è quanto di più naturale potrebbe esistere. Per il bambino è una competenza innata mentre per la madre si tratta di una competenza per cultura, attraverso l'osservazione di altre donne che allattano. In seguito ai cambiamenti sociali ed economici avvenuti nelle società occidentali, accade spesso che una coppia di neogenitori non abbia mai visto un bambino allattato. La stessa generazione dei nonni, spesso, non ha allattato i propri figli o lo ha fatto con difficoltà. Conoscere e mettere in pratica alcune semplici regole aiuta a offrire i maggiori vantaggi al bambino e a risparmiare molti disagi alla mamma.
Se non posso allattare? Nei casi in cui il bambino non può attaccarsi al seno perché troppo piccolo o perché molto ammalato, oppure perché tu non puoi allattare, è importante iniziare a stimolare il seno entro 2-6 ore dal parto, praticare la spremitura manuale del seno nella prima-seconda giornata e utilizzare il tiralatte solo successivamente. In Ospedale avrai a disposizione tiralatti elettrici per supportarti in questo processo. Un’alternativa all’allattamento al seno che prevede comunque l’utilizzo del latte materno (che è sempre preferibile a quello artificiale) è quello di trasferire il latte, grazie ad esempio agli appositi tiralatte in commercio e consigliati dal medico curante, nel biberon.
È importante controllare la posizione e l'attacco al seno del bambino: è utile soprattutto per la mamma, per prevenire dolore ai capezzoli, ingorgo, mastite, evitare di staccare il bambino dal seno prima che abbia finito. È da considerare superata e inappropriata l'indicazione di attaccarlo 10 minuti per parte. Se si sente dolore ai capezzoli potrebbe dipendere dal fatto che il bambino non è ben attaccato: è necessario quindi introdurre un dito tra la cute dell'areola e la bocca del bambino per staccarlo delicatamente e riprovare ad attaccarlo, controllando che il bambino tenga la bocca bene aperta per afferrare l'areola e non solo il capezzolo.
Un altro aspetto da monitorare è l'efficacia delle poppate. Le scariche di feci devono essere almeno 2 al giorno, e l’aumento di peso è differente da bambino a bambino. Generalmente i bambini allattati al seno crescono molto velocemente nei primi mesi di vita e poi rallentano. A volte capita che una settimana il bambino non aumenti per poi recuperare la settimana dopo. Questi sono tutti indicatori importanti per valutare se il bambino sta ricevendo abbastanza latte.

Le Posizioni per Attaccare il Bambino al Seno
La scelta della posizione per allattare è molto personale e dipende dalla comodità della mamma e del bambino. Durante la poppata la mamma può scegliere la posizione nella quale si trova più comoda. Può sedersi sul letto o su una poltrona, eventualmente sollevando un po' le gambe con un sostegno sotto i piedi. Può preferire la posizione sdraiata su di un fianco, specie all'inizio a causa dei punti sul perineo (parte inferiore del bacino) o di un parto cesareo; tale modalità rimane molto utile, anche successivamente, per poter allattare di notte senza alzarsi.
Il bambino deve avere il corpo rivolto verso quello della mamma. Se è tenuto a braccio, le spalle e il sederino devono essere ben sostenuti dall'avambraccio della mamma o dalla sua mano in modo che il collo sia lievemente esteso. È importante che la testa sia allineata al corpo, cioè orecchio, spalla e fianco devono essere sulla stessa linea. Per tenere il bambino alla stessa altezza del seno, può anche essere utile un cuscino poggiato sulle ginocchia. Il seno può essere sostenuto con la mano posta a formare come una "C" (cioè le quattro dita sotto la mammella e il pollice al di sopra). È importante notare che la pressione delle dita sull'areola potrebbe ridurre la fuoriuscita del latte, quindi è meglio posizionare le dita più lontano dal capezzolo. Appena la bocca sarà ben spalancata è opportuno che la mamma avvicini rapidamente il corpo del bambino verso il seno.
Esistono diverse posizioni dell’allattamento, ciascuna con i suoi vantaggi:
- La posizione a culla: La più nota, ma forse anche la più scomoda sia per la mamma che per il bambino se non ben impostata.
- La posizione sdraiata: Ideale per quando ci si vuole riposare, specialmente di notte o dopo un parto cesareo, offre comfort e permette un riposo parziale durante l'allattamento.
- La posizione incrociata: Da utilizzarsi quando i bambini sono più piccoli, la madre da seduta tiene in braccio il neonato sostenendolo con il braccio opposto alla mammella e mantenendolo perfettamente in asse. Garantendo un attacco più profondo ed efficace, la si consiglia in caso di attacco difficoltoso al seno o in caso di una suzione debole: garantisce infatti un attacco più profondo ed efficace.
- La posizione a rugby, o presa sottobraccio: In cui la mamma è seduta ed il bambino è appoggiato lungo il suo avambraccio, con i piedi rivolti verso lo schienale ed il corpo al suo fianco. È la posizione consigliata in caso di seno importante o di allattamento gemellare. Evita la pressione sul ventre, non andando ad inficiare sulla madre che ha affrontato un parto cesareo o complicato.
- Infine parliamo della posizione biologica (biological nurturing) o posizione semi reclinata: In cui la madre è semisdraiata, con la schiena appoggiata sul cuscino o su una superficie comoda mentre il bambino è sul suo corpo, a pancia in giù. La posizione biologica è quella più spontanea per la mamma e il bambino, nonché quella che stimola l’istinto naturale del neonato alla suzione e all’allattamento. Inoltre, questa posizione sembrerebbe ridurre il dolore e le lesioni ai capezzoli.

Una volta scelta la posizione di attaccamento che si preferisce, assicurati in primis che: testa, collo e colonna vertebrale del bambino siano allineati, non piegati; il suo mento deve essere rivolto verso l’alto e non verso il petto. Queste condizioni sono fondamentali per garantire una deglutizione efficace e prevenire disagi al bambino.
Una volta verificate queste due condizioni, puoi: incoraggiare il bambino ad aprire la bocca, prima sfiorando delicatamente il capezzolo sul suo labbro superiore fino a stimolarne l’apertura. Un’apertura ottimale è alla base di un buon attaccamento al seno. Una volta aperta bene la bocca, avvicina il bambino al seno indirizzando il capezzolo verso la parte superiore della bocca e attendi che, dopo aver toccato il seno con il mento, il neonato accolga gran parte dell’areola in bocca. Questo garantirà una suzione profonda ed efficace, minimizzando il rischio di dolore per la mamma e massimizzando l'assunzione di latte per il bambino. Durante il contatto pelle a pelle, il bambino cerca il capezzolo e proverà a succhiare.
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