Il parto è uno dei momenti più significativi e trasformativi nella vita di una donna, un viaggio che culmina nell'incontro con il proprio bambino. Nonostante la preparazione e le informazioni acquisite, ogni esperienza è unica, plasmata da fattori fisici, psicologici e ambientali. Comprendere le diverse modalità e fasi del parto, insieme alle opzioni disponibili per la gestione del dolore e il supporto professionale, è fondamentale per affrontare questo evento con consapevolezza e serenità.
Che Cos'è il Parto e Come Si Prepara il Corpo
Il travaglio di parto è l'insieme di fenomeni che portano alla nascita del bambino e all'espulsione della placenta. In questo periodo compaiono le prime contrazioni, che saranno però ancora brevi e irregolari, ma determineranno comunque le prime trasformazioni nel collo dell’utero. A queste contrazioni si accompagnano spesso anche altri segnali, come la perdita del tappo mucoso. Il corpo femminile comincia a prepararsi al parto molto prima dell'inizio effettivo del travaglio. Durante il periodo gestazionale, il corpo produce una serie di ormoni che producono il rilassamento dei muscoli e dei tessuti. Già a partire dal secondo trimestre della gravidanza possono manifestarsi delle contrazioni lievi e irregolari, note come contrazioni di Braxton Hicks, che hanno lo scopo di preparare l’utero al parto. In vista del parto, il feto tende a posizionarsi nella parte inferiore dell’utero, superando il limite superiore del bacino materno. Questo processo, nelle donne primipare, può verificarsi già a partire dalla 36esima-37esima settimana, mentre nelle donne che hanno avuto gravidanze precedenti può coincidere con l’inizio del travaglio effettivo.

Spesso il giorno prima del parto ci si sente "strane". A volte c’è un po’ di nausea, possono verificarsi frequenti scariche intestinali, e perdite di muco anche striato di sangue, il famoso tappo mucoso.
I Diversi Tipi di Parto: Naturale, Vaginale, Fisiologico e Spontaneo
Le definizioni di parto naturale, parto vaginale, parto fisiologico e parto spontaneo vengono talvolta utilizzate come sinonimi, ma presentano delle sfumature importanti. Il termine "parto naturale" in genere indica un parto spontaneo senza uso routinario di interventi medici non necessari, come farmaci per accelerare il travaglio, parto operativo o manovre invasive. Non significa assenza totale di assistenza: il monitoraggio, la presenza di figure professionali e la possibilità di ricorrere a interventi in caso di necessità sono compatibili.
Il parto naturale non deve essere provocato o accelerato, perché segue i tempi e i ritmi dettati dalla madre e dal bambino: la donna e le sue scelte sono al centro della cura. Questo concetto contiene aspetti che le altre situazioni non considerano, poiché si basa sul presupposto che la riproduzione umana non sia solo materia medica, ma soprattutto un fenomeno biologico, psicologico e sociale, che le donne, libere di muoversi e opportunamente sorvegliate e sostenute, sono in grado di affrontare con le proprie forze. Il parto naturale è, quindi, un parto vaginale, fisiologico e spontaneo, che una donna sceglie consapevolmente di sperimentare, durante il quale può accedere anche a metodi naturali per stimolare le contrazioni e controllare il dolore, che non condizionano il travaglio e sono privi di rischi.
Il mondo scientifico ha fatto autocritica rispetto a un’eccessiva e indiscriminata “medicalizzazione” delle cure ostetriche, che può portare, come in Italia, a un’epidemia di tagli cesarei ingiustificati. Già nel 1996 l’Organizzazione Mondiale della Sanità affermava che «la gravidanza, il parto, il neonato normali devono essere tenuti al minimo di tecnologia compatibile con la sicurezza».
La sicurezza, nel parto naturale, è garantita dalla sorveglianza attenta delle ostetriche, che, seguendo precisi protocolli comuni e sostanzialmente uguali per tutti, hanno il compito di ascoltare e sostenere la madre con continuità. La maggioranza delle donne può scegliere di avere un parto naturale: le condizioni fondamentali sono essere in buona salute, che la gravidanza abbia avuto un decorso regolare e che il rischio legato al parto sia basso. Per questo il parto naturale non è indicato dopo un taglio cesareo, quando il parto è gemellare, podalico, indotto con farmaci, o in analgesia (epidurale). La posizione podalica e alcune condizioni relative alla gravidanza gemellare normalmente richiedono un taglio cesareo prima del travaglio; altre condizioni, fra le quali l’analgesia epidurale, pur ammesse al travaglio, necessitano della presenza di un’équipe di professionisti (ostetrica, ginecologo, anestesista, neonatologo) e di sorveglianza intensiva, che comporta ad esempio la registrazione del battito cardiaco del feto durante la dilatazione e l’espulsione. Tali misure, fondamentali per garantire la sicurezza e migliorare gli esiti nelle situazioni di alto rischio, non apportano alcun beneficio e non cambiano in meglio i risultati se applicate nelle condizioni di rischio basso. In ogni caso, l’équipe ha ugualmente il dovere di conciliare sorveglianza intensiva, richieste materne e buone pratiche di umanizzazione delle cure. Bisogna anche aggiungere che il parto naturale non è una strada senza ritorno: in caso di bisogno deve essere garantito l’accesso a farmaci o interventi necessari.

Il Parto Cesareo: Quando è Necessario
Il taglio cesareo ha lo scopo di tutelare, quando necessario, la salute della mamma e/o del bambino. Il parto con taglio cesareo può avvenire anche in particolari condizioni cliniche durante il travaglio. Il giorno prestabilito la donna sarà accompagnata dal personale all’area di preparazione dedicata. Il partner o la persona di fiducia potrà assistere alla prima parte dell'intervento e successivamente aspetterà fuori dalla sala operatoria prendendosi cura del piccolo mentre la mamma si starà risvegliando. Anche con la nascita da taglio cesareo, quando possibile, si farà lo skin-to-skin (pelle-a-pelle) del bambino con la mamma prima di tagliare il cordone ombelicale.
Le Fasi del Travaglio e del Parto Naturale
Il travaglio e il parto si dividono in tre stadi principali.
Primo Stadio: Fase Dilatante
Il primo stadio del travaglio comprende tutti quei fenomeni che portano alle modificazioni del collo dell’utero. Queste saranno necessarie per aprire il canale del parto e permettere poi la nascita del bambino, insieme con il sopraggiungere di un'attività contrattile regolare. Il primo stadio si divide in fase prodromica e fase attiva. Durante la fase prodromica inizia a sopraggiungere un’attività contrattile, che si presenta ancora irregolare per tutti i caratteri (frequenza, intensità e durata), percepita comunque dolorosa dalla donna. Queste contrazioni iniziano ad apportare le prime modificazioni alla cervice uterina, ammorbidendola e accorciandola fino ad appiattirla completamente (appianamento) e raggiungere una dilatazione di almeno 4 cm. Questo periodo ha una durata molto variabile e, in genere, progredisce abbastanza lentamente. In condizioni fisiologiche è consigliabile trascorrere questi momenti a casa, cercando di rilassarsi, ad esempio facendo una doccia o un bagno caldi e ascoltando musica.
A questo punto ha inizio la fase attiva, dove le contrazioni sono percepite come regolari per tutti i caratteri e la dilatazione cervicale è appunto almeno di 4 cm. Per convenzione si dice che inizia quando il collo dell’utero raggiunge una dilatazione di circa 3 centimetri e le contrazioni diventano più regolari, intense e ravvicinate (circa una contrazione ogni 5 minuti, della durata di circa 40-60 secondi). In questa fase il collo dell’utero verrà stimolato notevolmente e raggiungerà la dilatazione completa di 10 centimetri. I tempi sono comunque molto variabili e sono influenzati da diversi fattori: ad esempio una donna al primo figlio procede in media con una dilatazione di 1 centimetro all’ora, mentre dal secondo figlio in poi è di solito più veloce. Durante questa fase la donna potrà avere accanto una persona di fiducia, che la sappia sostenere e incoraggiare. L’ostetrica a cui sarà affidata monitorerà il suo benessere e quello del bambino e valuterà l’evolversi del travaglio. A lei potrà rivolgere domande e dubbi, e saprà consigliarla sulle posizioni migliori da adottare per sentire meno dolore e per facilitare la dilatazione. È importante non affrettare i tempi e rispettare questa pausa fisiologica perché serve ai tessuti per adattarsi meglio al passaggio del bambino.
02. I prodromi del travaglio
Secondo Stadio: Fase Espulsiva
Raggiunta la dilatazione completa, si arriva al famoso momento delle spinte, che porterà alla nascita del bambino. È possibile che prima di questa fase, si abbia un momento in cui le contrazioni si affievoliscono e si diradano, proprio come se il corpo naturalmente volesse dare un attimo di respiro alla donna: questa fase è detta fase di transizione e può durare circa 1 ora. Dopodiché, le contrazioni riprendono facendo sentire alla donna la voglia di spingere: il bambino è pronto per nascere (fase attiva). Il periodo espulsivo è la fase delle spinte, grazie alle quali il bambino attraverserà il canale del parto fino a nascere. In questo momento, nonostante la stanchezza e il dolore, si sentirà una nuova ondata di forze, dovuta soprattutto al desiderio di poter finalmente abbracciare il bimbo. Durante tutta la fase espulsiva la donna sarà sostenuta e aiutata continuamente dall’ostetrica, che le starà accanto e assisterà il parto. Dovrà semplicemente assecondare la voglia di spingere, trovando la posizione che per lei è più comoda.
Quando il parto è imminente, medici e infermieri possono aiutare la partoriente a spostarsi in una posizione parzialmente seduta, a metà tra la posizione supina e quella seduta. Questa posizione aiuta il bambino a scendere lentamente verso la vagina ed è meno probabile che danneggi la pelvi o la schiena. Alcune donne preferiscono partorire in posizione supina o in altre posizioni. Durante l’espulsione, il medico o l’ostetrica controllano la vagina per trovare la testa del bambino, chiedono di premere verso il basso e spingere durante ogni contrazione, sostengono la testa del bambino mentre esce dalla vagina per cercare di prevenire lacerazioni, girano di lato il corpo del bambino in modo che le spalle escano una alla volta, e infine afferrano il bambino.
Dopo che il bambino è nato, il medico o l’ostetrica aspirano liquido e muco dal naso e dalla bocca del bambino, pinzano il cordone ombelicale e lo tagliano (questo non causa dolore né alla madre né al bambino), asciugano il bambino e lo avvolgono in una coperta, e posizionano il bambino in una culla o tra le braccia della madre.

Terzo Stadio: Secondamento ed Espulsione degli Annessi Fetali
Una volta che nasce il bambino, deve verificarsi anche l’espulsione della placenta, insieme con le membrane che hanno composto il sacco amniotico e il cordone ombelicale. È questo che succede durante il terzo e ultimo stadio del travaglio. Dopo la nascita del bambino inizia uno stadio molto delicato, quello del secondamento. L’utero comincerà a contrarsi per permettere l’espulsione della placenta, la quale verrà poi controllata dall’ostetrica. Per favorire il secondamento si consiglia di attaccare il neonato al seno e di rimanere in un ambiente sereno e intimo. Da questo momento inizia la fase di post-partum, durante la quale l’ostetrica verrà a controllare regolarmente per assicurarsi che non ci sia un’eccessiva perdita di sangue e aiuterà ad attaccare al seno il bambino. La placenta è un pezzo di tessuto grande come un piatto attaccato all’utero che fornisce ossigeno e sostanze nutritive al bambino. È collegata al feto tramite il cordone ombelicale. Di solito la placenta fuoriesce spontaneamente entro 30 minuti dal parto. Il medico o l’ostetrica possono massaggiare l’addome e somministrare un farmaco chiamato ossitocina per facilitare la contrazione dell’utero e spingere fuori la placenta. Se la placenta non esce o ne esce solo una parte, il medico può doverla rimuovere dall’utero manualmente.
Durata del Travaglio nel Parto Naturale
La durata del travaglio e del parto è molto soggettiva, può cambiare da donna a donna e non c’è mai una regola ben precisa relativa ai tempi del travaglio. Le linee guida suggeriscono che il primo parto dovrebbe durare dalle 12 alle 18 ore, mentre i travagli successivi dalle 6 alle 8 ore. Come ben si può pensare, questi sono numeri medi relativi alla durata del travaglio, divisi tra primipare (donne al primo parto) e pluripare (donne al secondo parto o più). Però, come già ribadito, è una condizione molto soggettiva, che può essere influenzata da diversi fattori, fisici, psichici e anche ambientali.
La Gestione del Dolore durante il Parto
Il dolore del parto è presente quasi sempre, ma in misura molto soggettiva e con intensità diversa anche nella stessa donna che partorisce più volte (per esempio generalmente il secondo parto è meno impegnativo e doloroso del primo). Molte donne descrivono la paura del parto naturale come paura di non essere capaci di sopportare il dolore, ma anche nel parto naturale il dolore si può trattare e gli operatori devono saper aiutare la mamma a sopportarlo (anche perché in qualche modo il dolore contribuisce a garantire che tutto proceda per il meglio).
Durante la fase prodromica e quella dilatante, il dolore è più diffuso ed esteso alla parte bassa della schiena, alla zona pelvica e talvolta anche alla regione dei reni e alle gambe. Diventa poi più acuto e circoscritto nella fase espulsiva, interessando principalmente l’addome, il canale vaginale e il perineo. Quella dell’espulsione è considerata la fase più dolorosa, specialmente nel momento in cui la testa del bambino passa attraverso il canale del parto. Va sottolineato, tuttavia, che alcune donne percepiscono l’atto dell’espulsione come meno doloroso, poiché in questa fase il loro ruolo è più attivo rispetto alla fase precedente del travaglio.
Fortunatamente oggigiorno esistono diverse metodologie, farmacologiche e non, che permettono alla donna di sopportare meglio il dolore del travaglio.
Metodi Non Farmacologici per il Controllo del Dolore
Le prime misure da prendere per controllare il dolore, misure che non costano nulla, includono:
- Aiutare la donna a muoversi, ad assumere le posizioni che riducono le sensazioni dolorose.
- Offrire piccoli pasti leggeri e bevande.
- Mantenere l’ambiente protetto da influenze stressanti esterne.
- Favorire la presenza del partner o di un’altra persona di fiducia.
- Proporsi come una presenza attenta, discreta e rassicurante.
- L’immersione in acqua ha una grande efficacia: tutte le donne con un travaglio a basso rischio dovrebbero avere una vasca a disposizione in cui galleggiare, o almeno una doccia per i momenti più impegnativi della dilatazione.
- Massaggi, generalmente praticati a livello lombare.
- Aromaterapia e musicoterapia.
Metodi Farmacologici per il Controllo del Dolore
In caso di dolore patologico o iatrogeno, oltre a tutto ciò che si mette in atto nella fisiologia, ormai tutte le sale parto offrono la possibilità della partoanalgesia. Si tratta della pratica più comunemente conosciuta come epidurale, che garantisce la scomparsa generalmente completa del dolore. L’analgesia epidurale può essere offerta anche nelle gravidanze a basso rischio, su richiesta, senza che ciò impedisca la definizione di “parto naturale” se non forzata. Tra i metodi farmacologici rientrano anche l'utilizzo del protossido di azoto. Ogni donna in sala parto ha in generale la possibilità di trovare il metodo più consono a lei per gestire al meglio il dolore del travaglio. L’ostetrica avrà il compito di assistere e accompagnare in questo momento così particolare della vita.
Il Ruolo Cruciale dell'Ostetrica e del Partner
Il travaglio è un viaggio molto personale, influenzato da molteplici fattori. Vari studi hanno dimostrato che l’ambiente circostante, lo stato d’animo dei futuri genitori e la presenza di professionisti attenti e rispettosi favoriscono il processo nascita. Proprio per questo motivo è importante che accanto alla donna ci siano persone che sappiano sostenerla, guidarla e incoraggiarla. Fin dall’antichità la figura dell’ostetrica, o come veniva chiamata un tempo “levatrice”, è da sempre stata associata al travaglio e al parto. Aiutava le donne a partorire in casa e le sosteneva e consigliava nella cura del neonato. Oggi, soprattutto in Italia, spesso la figura dell’ostetrica è poco conosciuta, mentre è molto forte la figura del medico ginecologo. L’ostetrica, invece, ha le competenze e le conoscenze necessarie per assistere una donna durante tutto il percorso nascita fisiologico, dalle visite di controllo in gravidanza, all’assistenza durante il delicato processo del travaglio e del parto, al sostegno durante le prime cure del neonato.
In sala parto l’ostetrica non ha solo il compito di assistere il parto, ma sostiene e accompagna la donna nel delicato momento in cui diventerà madre, garantendo un’assistenza personalizzata e creando un ambiente familiare intorno alla coppia. L’ostetrica diventa portavoce delle preferenze della donna, propone metodi utili per contenere il dolore, rassicura il futuro papà e ricorda agli operatori sanitari che la futura mamma è prima di tutto una persona. Numerosi studi hanno riportato che le donne supportate e sostenute emotivamente durante il travaglio riportavano una ridotta incidenza di utilizzo dell’analgesia epidurale, di parti vaginali operativi e tagli cesarei, e di insoddisfazione materna.
Il ruolo del partner o della persona di fiducia che accompagna la mamma in questo cammino è cruciale, e il valore del suo contributo nel parto naturale è massimo. Quindi è importante fare un patto con chi accompagna, dividere in due la fatica, perché il partner è parte del coraggio della donna e sarà lì ad accogliere i suoi umanissimi e possibili momenti di sconforto. Fare una vita attiva fino all’ultimo momento, e allenarsi a pensarsi attive anche durante il travaglio: le braccia del partner saranno un sostegno fisico insostituibile.
Quando Andare in Ospedale
Quando si è al termine della gravidanza e le contrazioni sono dolorose e regolari, è il momento di recarsi in ospedale. Anche quando si avverte una riduzione dei movimenti del piccolo o se si ha la sensazione che si comporti in modo molto diverso dal solito. La donna sarà accompagnata in sala parto dal personale di Pronto Soccorso e potrà farsi seguire dal suo accompagnatore, se lo desidera. Se ha scelto di richiedere l’epidurale (chiamata anche anestesia peridurale) in questa fase potrà consegnare la documentazione rilasciata durante la visita anestesiologica eseguita in Mangiagalli entro la 35esima settimana di gravidanza. Subito dopo, le sarà garantita la possibilità di stare col suo bambino e il suo partner per lo skin-to-skin.
Molte donne, soprattutto alla prima gravidanza, pensano di non rendersi conto dell’arrivo delle contrazioni da travaglio e quindi di non arrivare in tempo in ospedale. In verità, questo è un evento molto raro e, ancor di più, per chi sta aspettando il primo bambino. Al di là delle contrazioni tipiche del travaglio, quindi regolari per intensità durata e frequenza almeno da un’ora, ci sono dei segni che la donna può riconoscere e che le fanno capire che qualcosa di lì a breve succederà. Tra questi segni rientrano la perdita del tappo mucoso, ovvero una perdita di muco abbondante, molto gelatinosa, che a volte potrebbe contenere qualche striatura di sangue. Questo è sinonimo che il collo dell’utero si sta ammorbidendo e accorciando. Infatti il tappo mucoso è quel “tappo” che chiude la cervice uterina e protegge il feto dall’ingresso di eventuali batteri. La perdita del tappo mucoso però non è sinonimo di travaglio imminente: potrebbe scatenarsi anche dopo qualche giorno. Altro segno abbastanza inequivocabile è la rottura del sacco amniotico, maggiormente conosciuta dalle donne come “rottura delle acque”. Questa consiste nella fuoriuscita di liquido dai genitali e che può essere accompagnata o meno dalle contrazioni uterine. Questo evento richiede che la donna si rechi in ospedale, in quanto motivo di ricovero.

È fondamentale per la donna non andare nel panico nel momento in cui subentrano le contrazioni. È importante riconoscere la regolarità delle stesse per un periodo di tempo più o meno continuativo prima di recarsi in ospedale. Infatti, bisognerebbe attendere un’attività contrattile regolare per intensità, durata e frequenza, presente circa ogni 3-4 minuti della durata di circa 40-60 secondi per un’ora consecutiva. È sempre motivo di ansia e stress recarsi in pronto soccorso ostetrico, pensando che sia il momento giusto per poi essere rimandate a casa. In tutti i corsi di preparazione al parto, l’ostetrica consiglia di gestire più che si può la fase prodromica a casa: l’ambiente familiare è sicuramente più favorevole di una stanza di ospedale. Ci si può aiutare sperimentando le posizioni che ci fanno gestire meglio il dolore. Per esempio, facendo una doccia calda o un bagno caldo si potrà attenuare il dolore e a regolarizzare le contrazioni, se il travaglio si sta avvicinando. Altre tecniche sono: utilizzare una borsa dell’acqua calda, da posizionare a livello della zona che più fa male (generalmente o la zona sovrapubica o la zona lombare) e farsi fare dei massaggi dal proprio partner, qualora sia di gradimento (a volte può capitare che il tocco in questi momenti risulti fastidioso). Altra cosa fondamentale in questa fase è cercare di idratarsi adeguatamente e di mangiare.
Preparazione al Parto: Consigli Pratici
Prepararsi per il parto, che si tratti di un parto naturale o cesareo, è sempre fondamentale. In questo modo è possibile per la donna andare in ospedale con il giusto bagaglio di informazioni e di consapevolezza. Da un punto di vista ostetrico, è importante preparare non solo la donna ma la coppia al grande cambiamento che la nascita di un figlio comporta. Sarebbe infatti più utile e opportuna una reale consapevolezza di ciò che si sta per affrontare.
Il parto naturale non necessita di preparazioni speciali: occorre informarsi bene su quello che offre il punto nascita che si è scelto (inutile farsi illusioni, molto dipende dall’ambiente), frequentare un corso di accompagnamento alla nascita, ed essere convinte di volerci provare. Una donna che sceglie il parto naturale non viene “abbandonata” al suo destino. Certo non si può parlare di induzione del travaglio, termine con il quale si definisce un intervento strumentale o farmacologico, però esistono metodi naturali per stimolare l’inizio del travaglio, e svariate tecniche (che le ostetriche conoscono) per facilitare, favorire e mantenere una buona attività contrattile dell’utero. Volendo citarne alcune: lassativi e tisane, manovre sul collo dell’utero (dette scollamento delle membrane) e stimolazioni dei capezzoli. Però attenzione: il “fai da te” non è opportuno in questo campo, con l’eccezione dell’attività sessuale, efficace e raccomandata, quando gradita.
02. I prodromi del travaglio
Come Prepararsi Fisicamente
Per prepararsi fisicamente al parto è fondamentale frequentare un buon corso di preparazione al parto, privilegiando quelli aperti alla coppia. Nella scelta, vanno preferiti i corsi condotti da un’ostetrica in modo tale da affiancare, oltre alla parte teorica, anche un lavoro di conoscenza ed esperienza sulle potenzialità del proprio corpo. Sarebbe opportuno, quindi, condurre uno stile di vita sano durante la gravidanza, ponendo particolare attenzione all’alimentarsi in modo adeguato, iniziando a rallentare i ritmi della vita, che sono spesso frenetici. In presenza di dolori o eventuali tensioni, può essere utile una consulenza osteopatica, oltre al dedicare del tempo al rilassamento sia fisico che mentale. Anche lo sport durante la gravidanza può essere una scelta da non sottovalutare. Mantenere un livello adeguato di attività fisica durante la gravidanza è fondamentale. Questo non significa fare sforzi intensi, ma piuttosto dedicarsi ad attività come camminare, fare ginnastica leggera, yoga o nuoto, che possono migliorare la resistenza e favorire la mobilità del corpo. Per favorire la dilatazione e stimolare il parto in modo naturale, ci sono diversi “accorgimenti” che le future mamme possono considerare. Uno di questi è rimanere attive e in movimento durante tutta la gravidanza, non solo nella fase finale.
Cosa Portare in Ospedale: La Borsa per il Parto
Sono sufficienti pochi indumenti essenziali che comunque possono variare da ospedale a ospedale e dalla struttura dove si intende partorire.
Per la Mamma
- 1 camicia da notte per il parto: Comoda, che non stringa, possibilmente corta (potrebbe arrotolarsi dietro la schiena). Le maniche devono essere larghe, meglio se arrivano al gomito, per misurare più facilmente la pressione.
- 2 o 3 camicie per la degenza: Sempre comode, di tessuti naturali, con maniche larghe e preferibilmente aperte davanti fino al punto vita, così da facilitare l’allattamento.
- Vestaglia e calze: In cotone o in lana.
- Pantofole: Comode, con tacco basso (e non rumoroso). L’Ospedale Niguarda ad esempio richiede preferibilmente ciabatte con suola di gomma.
- 2 reggiseni rinforzati: Con spalline larghe, coppe in cotone apribili, regolabili per adattarsi alle modificazioni del seno nei primi giorni del puerperio.
- Coppette assorbilatte (usa e getta): Non tutti gli ospedali le consigliano. Possono essere utili per evitare che la fuoriuscita di colostro o di latte macchi gli indumenti.
- Mutande: Alte, preferibilmente usa e getta, in carta o in rete.
- Fascia o pancera dopo parto con chiusura in velcro: Facoltativa dopo il parto vaginale, è utile dopo il taglio cesareo. Anche per la pancera è consigliabile informarsi durante il corso preparto o con l’ostetrica che segue la gravidanza, perché i consigli variano da ospedale a ospedale.
- Assorbenti igienici: Preferibilmente di garza o di cotone. In genere servono solo per la dimissione; nel corso della degenza li fornisce l’ospedale.
- Beauty con il necessario per l’igiene personale: Saponetta, spazzolino e dentifricio, spazzola o pettine per i capelli, cosmetici, burrocacao, burro di karité e/o crema alla calendula per la prevenzione delle ragadi.
Per il Neonato
- 4-5 cambi: Body, tutine in ciniglia o in cotone con maniche lunghe o corte e bavaglino già suddivisi in sacchetti con nome e cognome del bimbo.

Dopo il Parto: Le Prime Ore e i Benefici dello Skin-to-Skin
Dopo l'espulsione della placenta il medico o l’ostetrica possono favorire la contrazione dell’utero mediante massaggi dell’addome e un farmaco chiamato ossitocina. Il medico sutura inoltre eventuali lacerazioni o tagli della cervice e della vagina. Madre e figlio trascorrono quindi alcune ore in una sala di recupero per iniziare il “bonding“. In alcuni ospedali il neonato rimane nella stanza della madre per tutta la degenza. In altri ospedali il bambino trascorre anche del tempo in un nido. La maggior parte dei problemi si verifica entro 24 ore dal parto. Infermieri e medico controllano regolarmente mamma e bambino durante tale periodo.
I dati ci dicono che la maggioranza delle donne che ha partorito naturalmente è soddisfatta della sua esperienza, che il rischio di complicanze del parto non aumenta, anzi per certi aspetti si riduce (ad esempio la probabilità di una episiotomia o una lacerazione importante). Non avere il dolore ai punti favorisce il ripristino delle normali attività dopo il parto, cosa che aiuta i muscoli del perineo e dell’addome a riprendere il loro normale tono (altro che pancere dopo il parto, sono dannose!) e la ripresa dei rapporti sessuali. Non dobbiamo dimenticare i vantaggi per il bambino, che derivano dal rispetto dei suoi tempi per adattarsi alla vita extrauterina, e i benefici che può trarre dal contatto pelle a pelle con la mamma. Queste pratiche, in ogni caso, non sono riservate al parto naturale, e spesso sono incoraggiate a prescindere da come avviene il parto (ma gli studi ci dicono che la ricaduta positiva sull’allattamento è maggiore se si rispettano i tempi naturali della nascita).
