I "Mussi Volanti" di Chievo: Storia, Tifo e Identità di una Favola Calcistica

La storia del Chievo Verona è quella di un'ascesa inaspettata, una favola calcistica che ha incantato l'Italia e che, nonostante la sua recente e dolorosa conclusione nel calcio professionistico, continua a risuonare nella memoria degli appassionati. Nata nel cuore di un quartiere di Verona, questa squadra ha saputo costruire un'identità unica, un tifo genuino e un soprannome che ne racchiude l'essenza: i "Mussi Volanti". Il percorso del Chievo, dalla fondazione nei campionati dilettanti fino all'approdo in Serie A e persino alle competizioni europee, è un caso quasi unico nella storia del calcio italiano, un esempio di come passione, programmazione e un profondo legame con le proprie radici possano portare a risultati straordinari, sfuggendo spesso alle logiche del "business" e della televisione.

Dagli Albori di Quartiere alla Nascita di una Passione

Le origini del club risalgono al 6 settembre 1929, quando nella frazione di Chievo, alle porte di Verona, un gruppo di appassionati diede vita all'Opera Nazionale Dopolavoro Chievo. I colori sociali iniziali erano il bianco e il blu, quest'ultimo poi sostituito dal celeste. La squadra disputò i campionati dilettantistici per decenni, affrontando realtà locali e costruendo un legame profondo con il suo territorio. La vera svolta arrivò negli anni '60 con l'acquisto del club da parte dell'imprenditore Luigi Campedelli, patron dell'azienda dolciaria Paluani. Sotto la sua guida, e successivamente quella del figlio Luca, il Chievo iniziò un percorso di crescita costante. La stagione 1985/1986 segnò un passaggio epocale: complice una sentenza di condanna per il Bassano, il Chievo Verona fu promosso nei professionisti, approdando in Serie C2. Dopo tre stagioni nella quarta serie, nel 1988/1989 arrivò la promozione in Serie C1, a dimostrazione di una solidità e di una visione che andavano oltre le dimensioni del quartiere d'origine.

Archivio fotografico della fondazione del Chievo Verona

Il 1992 fu un anno di transizione dolorosa con la scomparsa del presidente Luigi Campedelli. L'eredità passò al figlio Luca, che con determinazione guidò la società verso nuovi orizzonti. La vittoria del girone A al termine della stagione 1993/1994 sancì l'accesso del Chievo alla Serie B, il primo campionato cadetto della sua storia. I campionati dal 1994/1995 al 1999/2000 rappresentarono una fase di consolidamento, durante la quale il Chievo iniziò a farsi conoscere anche a livello nazionale, affrontando per la prima volta la storica squadra della città, l'Hellas Verona, nei cosiddetti "Derby della Scala". Questi incontri, nati da una rivalità inizialmente sopita e poi sempre più sentita, divennero un appuntamento fisso e carico di significato per la città.

L'Epopea della Serie A e il Sogno Europeo

La stagione 2000/2001 è scolpita a lettere d'oro nella storia del club. Allenato da Luigi Del Neri, il Chievo Verona centrò la sua prima, storica promozione in Serie A. Trascinati dalle reti di Bernardo Corradi, autore di 13 gol, i veronesi conclusero il campionato al terzo posto, a pari punti con il Piacenza e a sole tre lunghezze dalla vetta. L'esordio nella massima serie nella stagione 2001/2002 fu un vero e proprio "miracolo". La squadra, un mix di veterani esperti come D'Anna, D'Angelo, Corini, Beghetto, certezze come Lupatelli, Corradi, Marazzina, Longo, e giovani promesse come Legrottaglie, Manfredini, Cossato, stupì tutti. L'esordio assoluto in massima serie fu con il botto: una vittoria sul campo della Fiorentina, fresca vincitrice della Coppa Italia.

Formazione storica del Chievo in Serie A

Una serie di successi, alternati a poche battute d'arresto contro squadre blasonate come Juventus e Milan, videro i "Mussi volanti" raggiungere inaspettatamente la testa della classifica, mantenendola fino alla 15ª giornata. La vittoria per 2-1 a San Siro contro l'Inter, grazie alle reti di Corradi e Marazzina, rimase impressa nella memoria collettiva. Sebbene la pesante sconfitta interna contro la Roma nella giornata successiva portò alla perdita della vetta, il Chievo continuò a occupare stabilmente le posizioni alte della classifica. Un momento di forte impatto emotivo fu la battuta d'arresto nel girone di ritorno, condizionata dal dolore per la morte del giocatore Jason Mayele in un incidente stradale. Nonostante ciò, il Chievo riuscì a rialzare la testa, disputando prestazioni memorabili, tra cui la vittoria del primo derby cittadino in Serie A contro il Verona e il pareggio in rimonta contro l'Inter, lottando per lo scudetto. Al termine della 34ª giornata, i clivensi raggiunsero il 5º posto, che significava qualificazione in Coppa UEFA all'esordio assoluto in Serie A. Nel frattempo, l'Hellas Verona, dopo un inizio di campionato promettente, retrocesse in Serie B.

La stagione successiva, con Luigi Delneri ancora alla guida, vide il Chievo eliminato al primo turno di Coppa UEFA dalla Stella Rossa di Belgrado e raggiungere il 7º posto in campionato. L'annata 2003/2004, sempre sotto la guida di Del Neri e con in organico un futuro campione del mondo come Andrea Barzagli, portò i clivensi al 9º posto. Nella stagione 2004/2005, con il ritorno della Serie A a 20 squadre, il Chievo, allenato prima da Beretta e poi da D'Angelo, raggiunse il 15º posto, conquistando la salvezza con maggiore difficoltà.

La stagione 2005/2006 riservò un'ulteriore sorpresa: il Chievo, guidato da Pillon, centrò la prima qualificazione ai preliminari di Champions League con uno storico quarto posto, frutto delle numerose penalizzazioni dovute allo scandalo di Calciopoli. L'avventura europea, tuttavia, durò poco, con l'eliminazione al terzo turno preliminare per mano dei bulgari del Levski Sofia. Successivamente, arrivò anche l'uscita dalla Coppa UEFA per mano del Braga. Al termine di quella stessa stagione, il Chievo subì la prima retrocessione in Serie B dopo sei stagioni consecutive nella massima serie.

La storia del Chievo: il borgo che sfidò le big di Serie A e sfiorò il sogno del Camp Nou (pt.2)

Il Tifo Genuino: I "Mussi Volanti" e la loro Identità

Il soprannome "Mussi Volanti", ovvero "Asini Volanti", è intrinsecamente legato all'identità del Chievo e dei suoi tifosi. Originariamente un'espressione derisoria utilizzata dai tifosi avversari, è stato sapientemente trasformato in un simbolo di orgoglio e unicità dalla tifoseria clivense. L'asino, animale umile e tenace, unito all'idea del volo, evoca la straordinaria impresa di una squadra nata in un quartiere di Verona che ha saputo "volare" fino ai vertici del calcio italiano. Questa trasformazione riflette la mentalità di un tifo che non si è mai definito ultras nel senso tradizionale, ma piuttosto un gruppo di "supporters" genuini, appassionati e spesso apolitici.

Le caratteristiche del tifo clivense sono state descritte come: "genuino, sano, corretto, goliardico, apolitico, quasi mai violento". Questo si contrapponeva spesso all'esuberanza e alla sfrontatezza di altre tifoserie, inclusa quella dell'Hellas Verona. Il motto "pochi ma buoni" (o "pochi clivensi fieri che tanti 'tifosi' passeggeri'") ha spesso accompagnato la squadra, evidenziando un attaccamento profondo e una presenza costante, indipendentemente dal numero. La curva del Chievo, in particolare la curva Nord dello stadio Marcantonio Bentegodi (dove la squadra ha giocato dal 1986/87, dopo anni al campo "Bottagisio"), è stata il cuore pulsante di questo tifo.

Gruppi organizzati come il "North Side", nato nel 1994 sull'onda dell'entusiasmo per la promozione in Serie B, hanno rappresentato il nucleo della tifoseria. Inizialmente parte del Club "Amici del Chievo Verona", i "North Side" uscirono dal coordinamento nel '96 per la necessità di "esprimere liberamente le proprie idee". Non definendosi ultras, ma "supporters", si distinguevano per il loro incoraggiamento alla squadra senza insultare i rivali, a meno di provocazioni. Il simbolo del gruppo è passato dalla "Rosa dei Venti" a "Marvin il marziano", personaggio dei cartoni animati "Looney Tunes", scelto perché il Chievo e i suoi tifosi erano visti come dei "marziani" nel panorama calcistico professionistico.

Striscione

Nel corso degli anni, sono nati altri gruppi e sezioni, come il "Gruppo Milano", che organizzava le trasferte autonomamente, e sezioni in altre città. Più tardi sono emersi anche "The Followers" e "Chievo 1929", quest'ultimo nato da una scissione del "North Side" nel 2011 con l'intento di un ritorno alle origini, e i "Gate 7". Nonostante le dinamiche interne, il filo conduttore è sempre stato un tifo "abbastanza vivace, genuino, di livello accettabile", come descritto in alcune occasioni, dove l'importante era "esserci", a prescindere da quanti e dove. Questa mentalità si rifletteva anche nell'espressione libera delle proprie idee all'interno dello stadio, considerato uno spazio per il dibattito e il sostegno.

Rivalità e Amicizie: Il Contesto dei "Mussi Volanti"

La rivalità più sentita e viscerale per il Chievo è senza dubbio quella con l'Hellas Verona, il cosiddetto "Derby della Scala". Nata inizialmente come un rapporto di indifferenza reciproca tra una squadra di quartiere e una realtà più consolidata, si è trasformata in una competizione accesa con l'ascesa del Chievo in Serie A. L'arrivo in massima serie nel 2001/2002 ha messo le due squadre veronesi sullo stesso piano, dando vita a una rivalità sportiva tangibile. La "guerra dei simboli" del 2010, con l'uso da parte del Chievo della figura scaligera, ha riacceso le tensioni, con gli Hellas Fans che contestavano l'appropriazione di simboli storici. Nonostante le tensioni, il derby ha visto anche momenti di rispetto, ma gli scontri fisici e verbali non sono mancati, testimoniando la profondità di questa contrapposizione cittadina.

Manifesto del derby di Verona tra Chievo e Hellas

Diversamente, il Chievo ha coltivato alcune amicizie significative nel panorama calcistico italiano. Tra queste spicca quella con l'AlbinoLeffe, nata nel 2008 grazie all'iniziativa dei rispettivi gruppi organizzati ("North Side" e "Nuova Guardia AlbinoLeffe") con lo striscione "AlbinoLeffe-Chievo, esempi di calcio pulito". Questo legame si è rafforzato negli anni con tornei estivi e visite reciproche. Altre amicizie sono state intrattenute con la tifoseria del Pro Sesto e del Taurisano, quest'ultima legata al "Torneo dell'Amicizia". A livello di club, si è sviluppata un'amicizia con il Coordinamento Clubs del Sassuolo. Al contrario, il Chievo ha scelto di non avere gemellaggi ufficiali, preferendo mantenere una propria indipendenza, pur valorizzando le relazioni sincere. Una nota a parte merita l'amicizia con il Monza, nata nella Serie B 2000/01 ma poi venuta meno con il cambiamento della leadership ultras monzese.

La Caduta Finale e l'Eredità di un Sogno

Dopo anni di permanenza stabile in Serie A, dal 2008 al 2019, il Chievo ha visto la fine del suo ciclo nella massima serie. La stagione 2018/2019 ha segnato la retrocessione in Serie B, dopo 11 stagioni consecutive. La stagione 2019/2020 ha visto il club raggiungere il 6º posto in Serie B, sfiorando la semifinale playoff.

Il destino del Chievo Verona è stato segnato definitivamente nel luglio 2021, quando il Consiglio Federale ha dato parere negativo all'iscrizione del club al campionato di Serie B 2021/2022, confermando le decisioni della Covisoc e della Commissione Sportiva. Nonostante i ricorsi, prima alla Covisoc e poi al Tar del Lazio, la bocciatura è stata confermata, portando all'esclusione del club dal calcio professionistico e alla riammissione in Serie B del Cosenza.

L'AC Chievo Verona rappresenta un caso unico nella storia del calcio italiano. La sua capacità di scalare tutte le categorie, fin dalle serie minori regionali, per approdare in Serie A e persino a competere in Europa, rimane un'impresa straordinaria. La squadra è diventata un "fenomeno sociale" e di costume, ispirando libri e un film. Giocatori come Sergio Pellissier, bandiera del club con 17 anni di militanza e 515 presenze, Bruno Vantini, bomber storico con 159 reti, e tanti altri, hanno contribuito a scrivere pagine indelebili.

Il Chievo, con la sua identità di "quartiere d'Europa", ha dimostrato che la passione e un tifo genuino possono portare a traguardi inimmaginabili. I "Mussi Volanti", pur non solcando più i campi professionistici, continuano a volare alto nei ricordi di chi ha vissuto la loro incredibile storia, un'eredità di emozioni, orgoglio e unicità che il calcio italiano non dimenticherà facilmente. Il loro tifo era, ed è tuttora, un'espressione di appartenenza e di amore per una squadra che ha saputo incarnare i valori della tenacia e della resilienza, dimostrando che anche i sogni più audaci, come un asino che vola, possono diventare realtà.

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