L'allattamento al seno rappresenta un pilastro fondamentale per la salute e lo sviluppo dei neonati, oltre a portare benefici significativi anche per le madri. Tuttavia, in Italia, le tendenze e le statistiche relative all'allattamento al seno rivelano un quadro complesso, caratterizzato da progressi ma anche da persistenti disuguaglianze e sfide che richiedono interventi mirati. L'importanza della nutrizione nei primi mesi di vita è indiscutibile, eppure la percentuale di neonati allattati esclusivamente al seno è ancora lontana da una situazione ottimale. È necessario investire in una nuova cultura dell’allattamento, poiché i benefici sono ormai noti sia per la mamma che per il bambino, e le azioni preventive e le ricadute positive devono essere declinate attraverso iniziative ad ampio raggio.

Il Quadro Generale dell'Allattamento in Italia: Dati e Prevalenza
I dati sull'allattamento al seno in Italia evidenziano un avvio promettente che, tuttavia, tende a diminuire rapidamente nel corso dei mesi successivi al parto. Alla dimissione dopo il parto, il 71% dei neonati è allattato al seno in modo esclusivo, secondo lo “Studio Nascita” coordinato dal Mario Negri in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri. Questa percentuale, che inizialmente mostra un buon livello di adesione all'allattamento esclusivo, scende a 65% dei bambini al momento della prima visita pediatrica, solitamente intorno al primo mese di vita. Successivamente, nella seconda visita, in concomitanza con il compimento del secondo mese, la quota si attesta al 59%.
I dati forniti dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) mostrano una tendenza simile, sebbene con numeri leggermente diversi ma che confermano il calo precoce: nei primi giorni di vita, il 90% delle donne italiane comincia ad allattare al seno il neonato. Alla dimissione dall’ospedale, la percentuale scende al 77%, per poi crollare al 31% a 4 mesi. Solo il 10% continua ad allattare oltre i 6 mesi di vita. Questa rapida diminuzione sottolinea l'importanza di un supporto continuo e qualificato nei mesi post-parto. Nel suo complesso, lo “Studio Nascita” ha valutato una coorte di oltre 5 mila neonati, ad oggi fino ai 3 mesi d’età, e 2 mila fino ai 2 anni. Questo campione era composto da 809 bambini, di cui 415 maschi (51,3%) e 394 femmine (48,7%). Il 44% dei bambini risiede nel Nord Italia, il 23% nel Centro e il 33% nel Sud, fornendo una rappresentazione geografica variegata della situazione nazionale.
Un ulteriore dato cruciale riguarda la durata dell'allattamento esclusivo: solo il 30% dei neonati è allattato esclusivamente al seno almeno fino al sesto mese. Questo è un dato che si colloca al di sotto della media globale, la quale, secondo i dati di OMS e UNICEF, ha visto il numero di neonati sotto i sei mesi esclusivamente allattati al seno aumentare di oltre il 10% negli ultimi 12 anni, raggiungendo oggi il 48% a livello mondiale. In Italia, la percentuale è inferiore rispetto alla media globale, attestandosi intorno al 30%, e rivelando forti disuguaglianze tra le regioni. Lo svezzamento avviene in media a 5,3 mesi, e il 64% dei bambini viene ancora svezzato in modo tradizionale, mentre il 36% è stato svezzato con alimentazione complementare a richiesta, nota anche come auto-svezzamento. Questa differenza nelle modalità di svezzamento può riflettere diverse filosofie e livelli di informazione tra le famiglie. I dati più recenti del 2022 mostrano che il 47% dei bambini di 2-3 mesi in Italia viene allattato esclusivamente, ma con grandi differenze regionali. La situazione peggiora nella fascia di età tra i 4 e i 5 mesi, con una media nazionale del 30%.
Disparità Regionali e Socio-Economiche nell'Allattamento
Le statistiche sull'allattamento al seno in Italia non sono uniformi a livello nazionale, ma presentano significative disparità regionali e socio-economiche. Queste differenze influenzano sia l'avvio che la prosecuzione dell'allattamento esclusivo. Per quanto riguarda l'allattamento esclusivo al seno almeno fino al sesto mese, prevale nelle regioni del Centro (34,4%) e del Nord (31,3%), ma scende notevolmente al Sud (23,9%). Tuttavia, altre rilevazioni indicano che il Sud del Paese, pur con margini di miglioramento, ha una prevalenza complessiva maggiore rispetto ad altre aree, e i dati sono tendenzialmente più elevate nelle regioni del Sud. Questa apparente contraddizione può dipendere dalle specifiche metodologie di rilevazione e dai periodi considerati, ma in generale evidenzia una complessità del fenomeno a livello territoriale. Ad esempio, nella Provincia Autonoma di Trento si raggiunge il 62% di allattamento esclusivo al seno nei primi 2-3 mesi, mentre in Sicilia questa percentuale scende al 29%.

Alcune Regioni hanno attivato da tempo i propri sistemi di rilevazione, come l’Emilia-Romagna e Trento, che partecipa alle indagini nazionali. Anche Basilicata, Sicilia e Sardegna contribuiscono alla raccolta dati, e la Toscana partecipa fornendo i risultati dell’Indagine sul percorso nascita già attiva sul proprio territorio. Questi sforzi regionali sono fondamentali per comprendere le dinamiche locali e implementare politiche mirate, anche a livello di ASL. Tuttavia, la mancanza di una metodologia unica per la rilevazione dei dati rende difficile la comparabilità tra le diverse regioni e nel tempo.
Oltre alle differenze geografiche, l'allattamento al seno è influenzato da fattori socio-economici e demografici. L’allattamento esclusivo al seno fino al 6° mese prevale nelle mamme lavoratrici (32,9% contro il 21,6% delle casalinghe o disoccupate). Questo dato suggerisce che l'occupazione materna, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è necessariamente un ostacolo, ma potrebbe essere correlata a una maggiore consapevolezza, risorse o reti di supporto. Inoltre, l'istruzione gioca un ruolo cruciale: l’allattamento esclusivo al seno almeno fino al sesto mese prevale significativamente nelle madri con un’istruzione universitaria (31,9%) rispetto a quelle con un'istruzione elementare (17,1%). Questo sottolinea l'importanza dell'informazione e dell'educazione per promuovere pratiche di allattamento efficaci.
Anche il tipo di parto e l'esperienza pregressa influenzano la propensione all'allattamento prolungato. L’allattamento è più probabile se il parto è stato spontaneo (31,8%) e meno probabile in caso di parto cesareo (24,2%). Il parto cesareo, essendo un intervento chirurgico, può ritardare l'avvio dell'allattamento e complicare l'instaurazione del contatto pelle a pelle immediato. L’allattamento prolungato al seno è inoltre più diffuso tra chi ha già avuto figli (32,2%) rispetto alle primipare (27,2%). Le madri con esperienza precedente potrebbero avere maggiore fiducia nelle proprie capacità e una migliore conoscenza delle pratiche di allattamento, avendo superato le difficoltà iniziali. La varietà di questi fattori evidenzia la necessità di approcci personalizzati e di un sostegno che tenga conto delle specifiche circostanze di ogni madre.
Latte materno e benefici dell’allattamento al seno
I Molteplici Benefici dell'Allattamento al Seno
L'allattamento al seno è universalmente riconosciuto come la forma di nutrizione più completa e vantaggiosa per i neonati, con benefici che si estendono ben oltre i primi mesi di vita, influenzando positivamente sia il bambino che la madre. Secondo la Società Italiana di Neonatologia (SIN), il latte materno rappresenta un vero e proprio scudo protettivo per i piccoli, capace di ridurre l’incidenza di numerose malattie respiratorie, cardiovascolari e metaboliche, come l’asma, l’ipertensione e il diabete. Questi benefici non si limitano ai primi mesi di vita, ma perdurano anche in età adulta, migliorando la salute generale del bambino. È un investimento non solo in termini di soldi risparmiati per il latte artificiale, ma anche in termini di salute per il futuro, come ha sottolineato Riccardo Davanzo, neonatologo e presidente del Tavolo tecnico Operativo interdisciplinare per la promozione dell’allattamento al seno (Tas).
I vantaggi dell'allattamento al seno non sono solo fisici, ma coinvolgono anche aspetti psicologici e relazionali. Il confronto ha evidenziato come l’allattamento sia capace di offrire un’ampia gamma di effetti positivi anche dal punto di vista psicologico, facilitando e rafforzando la consapevolezza materna in merito ai propri bisogni e a quelli del neonato stesso. Questo legame profondo e la stimolazione reciproca contribuiscono a un sano sviluppo emotivo del bambino e al benessere psicologico della madre. L'allattamento è spesso descritto come "il miglior regalo che una madre, ricca o povera, possa fare al suo bambino e a se stessa", come spiegato da Shahida Azfar, vicedirettrice ad interim dell’UNICEF. Questa frase cattura l'essenza dell'allattamento come un atto d'amore e di cura che trascende le differenze socio-economiche.
I benefici a lunghissimo termine per i bambini includono un sistema immunitario più robusto, una migliore protezione contro le infezioni e un ridotto rischio di obesità infantile. Per la madre, l'allattamento favorisce una più rapida ripresa post-parto, riduce il rischio di alcune forme di cancro (come quello al seno e alle ovaie) e può contribuire al raggiungimento di un peso salutare. La promozione dell'allattamento al seno è quindi una strategia di salute pubblica con un impatto profondo e duraturo sull'intera società.

Le Sfide e le Cause della Cessione Precoce dell'Allattamento
Nonostante i noti benefici e le raccomandazioni internazionali, l'allattamento esclusivo al seno in Italia incontra diverse sfide che ne ostacolano la prosecuzione, portando spesso a una cessione precoce. Una delle principali criticità evidenziate è la scarsa attenzione all’importanza della nutrizione nel corso dei primi mesi di vita. Antonio Clavenna, medico e specialista in Farmacologia Clinica e ricercatore presso il Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell'Istituto di Ricerche Mario Negri, commenta: “Dobbiamo purtroppo notare che l’allattamento in forma esclusiva è insufficiente già alla dismissione dall’ospedale e così si conferma nelle prime due visite”. Per Clavenna, l'esito degli interventi educazionali sinora e da tempo attuati (p.es. durante i corsi pre-parto o da parte di ginecologi e pediatri nel corso delle visite routinarie) è da migliorare, vista l’importanza dell’educazione e dell’occupazione materna nel delineare il futuro e la salute del neonato.
Una delle ragioni fondamentali del crollo dei tassi di allattamento nel giro di pochi mesi risiede spesso in problemi che si manifestano fin dall'inizio e che non vengono adeguatamente risolti. Una mamma che allatta senza dolore e il cui bambino cresce bene non decide di smettere di allattare, subito dopo aver iniziato e averlo desiderato, senza motivo. Se l’allattamento diventa un’esperienza dolorosa, con dolore tanto, intenso e non sostenibile, è fondamentale riconoscerlo e intervenire, smettendo di dire che è normale e passeggero. Se il bambino non trasferisce latte e non prende peso, non può continuare a lungo senza un intervento risolutivo. L’integrazione, in questi casi, non è la soluzione definitiva, ma solo una "stampella" che sostiene il bambino senza riparare il problema alla radice per la madre. E un allattamento misto, senza un programma per modificarlo, non è sostenibile a lungo. Questi sono problemi che partono in avvio, quasi sempre nei primi giorni di vita. Spesso si acutizzano nelle prime due settimane e in generale sono poi gli stessi che inducono la precoce interruzione.
Un aspetto cruciale è la responsabilità degli operatori sanitari. Un professionista serio e preparato non dirà mai ad una mamma “Signora, lei non ha latte!” o “Con questi capezzoli non potrà mai allattare” o “Hai le ragadi? E’ normale, ci si deve fare il callo”. Questa non è consulenza, non è sostegno, e non è informare. Questa modalità di “fare” consulenza allattamento non è più ammissibile. I motivi principali per cui si smette di allattare, come il poco latte e il dolore, spesso addotti dalle ricerche, sono spesso riconducibili a qualcosa che parte dalla mamme. Tuttavia, la domanda sorge spontanea: è davvero colpa della madre, della sua incapacità o inadeguatezza, o non è forse meglio dire che le ricerche e le domande poste alle donne nei vari sondaggi sono incomplete e tendenziose?
Per capire il motivo reale del crollo dei tassi di allattamento alle dimissioni e al quarto mese di vita, i sondaggi dovrebbero includere domande specifiche: "Hai capito il motivo per cui ti sono venute le ragadi in prima giornata? Sei riuscita a risolverle entro 3 giorni? Ti hanno spiegato come gestire un ingorgo in montata e lo hai risolto nel giro di poche ore? Sei riuscita ad attaccare il tuo bambino in posizione corretta, comoda e soprattutto efficace? E se non ci sei riuscita qualcuno ti ha saputo dare una spiegazione e soprattutto, risolvere il problema? Il tuo bambino ha recuperato il peso di nascita entro 2 settimane e hai visto miglioramenti giorno dopo giorno nell’efficacia della tua poppata? Se non è così, come mai? Cosa non ha permesso questo? Lo sai? Qualcuno te lo ha spiegato? Ti hanno aiutato a risolvere il problema? Di fronte ad un “bambino pigro” ti è stato spiegato il motivo ed è stata controllata la sua competenza a succhiare? È stato fatto qualcosa per migliorarla o in attesa che migliorasse? Se ti hanno detto di utilizzare un dispositivo come tiralatte o paracapezzolo, ti è stato spiegato con accuratezza che tipo di dispositivo scegliere, con quali criteri, come e quando usarlo in modo che fosse davvero efficace e risolutivo? Qualcuno si è premurato di controllare che fosse tutto corretto ed efficiente? E se sei una mamma a rischio, per patologie tue o del tuo bambino, hai ricevuto tutte le informazioni necessarie sulla compatibilità dei farmaci da assumere, indicazioni corrette per un avvio all’allattamento più supportato e per l’utilizzo di ausili necessari?". Queste domande mirano a evidenziare la carenza di supporto professionale e la mancanza di risoluzione dei problemi, che sono i veri fattori dietro la prematura interruzione dell'allattamento.
I problemi vanno prevenuti, e i problemi vanno risolti velocemente ed efficacemente. Una donna che allatta senza dolore e con un bambino che prende peso non smette di allattare tanto facilmente né precocemente. Non è tutto riconducibile solo ed esclusivamente alla donna, ad un suo limite, un suo problema, una sua incapacità. Non ci sono scuse. E non è più ammissibile non avere conoscenze o strumenti efficaci per risolvere i problemi quanto più in fretta possibile. Nessuno ha e pretende di avere o dare la bacchetta magica della soluzione a tutti i problemi. Ma sapere come migliorare una poppata, come valutare le competenze di suzione di un neonato, conoscere gli ausili utilizzabili, dare informazioni aggiornate, curare le patologie, questo è il minimo che dobbiamo alle donne.
Il Ruolo Cruciale del Supporto Sanitario e Istituzionale
Per superare le sfide e migliorare i tassi di allattamento al seno, è fondamentale un impegno congiunto del sistema sanitario e delle istituzioni. Come riportato dal Ministero della Salute nel Report sulla SURVEY NAZIONALE 2014 - “Allattamento al seno nelle strutture sanitarie in Italia”, è opportuno ribadire che il tasso di allattamento al seno alla dimissione dagli ospedali dopo la nascita è un indicatore di qualità delle cure fornite dall’ospedale. Tuttavia, in base ai dati sopra riportati, la promozione dell’allattamento al seno non appare ancora considerata rilevante e tale da indurre a chiari investimenti in termini di programmazione e policy. Questo evidenzia una lacuna nella consapevolezza e nell'azione a livello programmatico.

Sono necessari interventi a supporto dell’allattamento, in particolare per le mamme più vulnerabili, e interventi organizzativi nell’ambito del percorso nascita, riducendo, per esempio, il ricorso non appropriato al parto cesareo, fattore che riduce la propensione all’allattamento. Per Luigi Orfeo, presidente della SIN, è necessario un rafforzamento delle reti di sostegno familiari e lavorative per favorire un allattamento efficace. Tra gli interventi auspicati, il rooming-in, ovvero la permanenza del neonato accanto alla madre nelle 24 ore successive al parto, è ancora consentito solo in modo parziale in molti ospedali italiani. Altre pratiche fondamentali sono il contatto pelle a pelle subito dopo il parto e la promozione dell’allattamento a richiesta, senza rigidi orari da rispettare.
Un aspetto critico è la formazione del personale sanitario. La formazione universitaria sull’allattamento al seno deve essere ulteriormente sviluppata. Va raccomandato l’utilizzo di moduli didattici con garanzia quantomeno dei contenuti conoscitivi essenziali. La presenza fra il personale sanitario di lactation consultant professionali (IBCLC) risulta in 61 su 220 aziende, concentrata nel Centro-Nord. L'interrogativo "Che ne dici? Riempiamo l’Italia di IBCLC?" sottolinea la necessità impellente di estendere questa professionalità qualificata in tutto il paese, garantendo che ogni madre abbia accesso a consulenze basate su evidenze scientifiche.
Le istituzioni hanno riconosciuto l'importanza di sostenere l'allattamento. “Essere allattati è un diritto fondamentale dei bambini, essere sostenute durante l’allattamento è invece un diritto delle mamme”, ha affermato il Sottosegretario di Stato alla Salute, Onorevole Marcello Gemmato, aprendo i lavori della IV Conferenza nazionale sull’allattamento, svoltasi a inizio luglio presso il Ministero della Salute. Gemmato ha aggiunto: “Oggi più che mai è necessario investire in una nuova cultura dell’allattamento e poiché i benefici sono ormai noti sia per la mamma che per il bambino, le azioni preventive e le ricadute positive devono essere declinate attraverso iniziative ad ampio raggio”. A tal proposito, il Project on Promotion of Breastfeeding in Europe (pdf 596 kb) evidenzia la necessità di una comunicazione e di una formazione efficaci a livello europeo.
Iniziative concrete per promuovere l'allattamento vengono organizzate in tutta Italia, specialmente durante la Settimana mondiale per l'allattamento materno, che si celebra in Italia dall'1 al 7 ottobre. Questa settimana vedrà tantissime iniziative, tra cui flashmob, seminari e porte aperte nei consultori. L’attenzione sui social media sarà amplificata dall’hashtag #sam2024, mentre nelle piazze e negli ospedali di molte città si discuterà delle buone pratiche per un allattamento sano, ma anche delle problematiche ancora esistenti. L’obiettivo finale è garantire che tutte le mamme, indipendentemente dalla loro condizione sociale o dalla regione di provenienza, possano avere accesso a informazioni, supporto e strutture adeguate per allattare i loro figli in modo esclusivo almeno nei primi sei mesi di vita. Esempi di queste iniziative si terranno a Napoli con 5 eventi distribuiti nei comuni dell’Asl Napoli 3 Sud, a Venezia, dove l’Ulss 3 ha in programma oltre 100 eventi, e a Moncalieri, che ospiterà una merenda multietnica dedicata alle neomamme.
Raccomandazioni per un Allattamento Efficace: La Guida AICIP
Per favorire un allattamento al seno efficace e risolvere molte delle problematiche che portano alla sua interruzione precoce, la Società Italiana per la Cura in Perinatologia (Aicip) ha stilato un vademecum di 10 raccomandazioni fondamentali. Queste linee guida mirano a fornire un supporto pratico e basato su evidenze scientifiche per madri e operatori sanitari.
- Contatto pelle a pelle subito dopo il parto per stimolare il neonato e la produzione di ossitocina. Questa pratica, nota come "kangaroo care", non solo favorisce il bonding tra madre e bambino, ma stimola anche i riflessi di suzione del neonato e la produzione dell'ormone ossitocina nella madre, cruciale per l'eiezione del latte.
- Autonomia del neonato nell'attaccarsi al seno: lasciare che il neonato trovi da solo il seno. Il neonato, se lasciato sul petto della madre subito dopo la nascita, è naturalmente predisposto a cercare il seno e ad attaccarsi autonomamente. Questo processo, chiamato "breast crawl", è spesso più efficace di un aiuto forzato.
- Allattamento a richiesta, senza orari rigidi. L'allattamento dovrebbe avvenire ogni volta che il bambino mostra segni di fame, senza imporre un rigido schema di orari. Questo assicura che il bambino riceva il latte di cui ha bisogno e aiuta a mantenere una produzione di latte adeguata.
- Rooming-in continuo, per facilitare l'avvio dell'allattamento. La permanenza del neonato nella stessa stanza della madre in ospedale facilita l'allattamento a richiesta e permette alla madre di imparare a riconoscere i segnali di fame del suo bambino fin dai primi giorni.
- Aumentare la frequenza delle poppate in caso di bassa produzione di latte. La produzione di latte è regolata dalla domanda: più il bambino si attacca e succhia efficacemente, maggiore sarà la produzione di latte materno. In caso di percezione di bassa produzione, l'aumento della frequenza delle poppate è la soluzione più naturale ed efficace.
- Posizioni comode per allattare, come la "Biological Nurturing". Una posizione confortevole per la madre e corretta per l'attacco del bambino è fondamentale per prevenire dolore e ragadi e per garantire un trasferimento efficace del latte. La "Biological Nurturing" o "laid-back breastfeeding" è una posizione che favorisce l'istinto del bambino e la comodità della madre.
- Prevenire le ragadi grazie a un corretto attacco del neonato. Il dolore al capezzolo e le ragadi sono quasi sempre indice di un attacco scorretto. È essenziale che il bambino prenda in bocca non solo il capezzolo ma anche una buona parte dell'areola, per succhiare efficacemente e senza causare lesioni.
- Uso del tiralatte, per accumulare riserve e conservare il latte. Il tiralatte può essere un valido strumento per la madre che riprende il lavoro, per gestire ingorghi o per stimolare la produzione, consentendo di conservare il latte per momenti successivi.
- Supporto emotivo alle madri che allattano. L'allattamento può essere fisicamente e psicologicamente impegnativo. Il supporto emotivo da parte del partner, della famiglia, degli amici e degli operatori sanitari è cruciale per la fiducia e il benessere della madre.
- Evitare pratiche dannose come l’uso di tettarelle o la separazione dalla madre. L'introduzione precoce di biberon o ciucci può interferire con l'instaurarsi di un allattamento efficace, causando "confusione del capezzolo". La separazione madre-neonato, a meno che non sia strettamente necessaria per motivi medici, dovrebbe essere evitata per favorire l'avvio dell'allattamento e il bonding.
Queste raccomandazioni, se implementate con costanza e competenza, possono trasformare l'esperienza dell'allattamento, rendendola più serena ed efficace, e contribuendo a migliorare i tassi di allattamento esclusivo e prolungato in Italia.
Uno Sguardo Internazionale: Confronti e Peculiarità
L'analisi delle tendenze dell'allattamento al seno non sarebbe completa senza uno sguardo al contesto internazionale, che rivela come le pratiche di allattamento siano profondamente influenzate da fattori culturali, socio-economici e dalle politiche sanitarie di ciascun paese. Secondo il nuovo studio "Breastfeeding. A Mother’s Gift, for Life", pubblicato dall'UNICEF e citato nel 2018, i bambini hanno maggiori probabilità di essere allattati almeno in parte in Paesi in via di sviluppo. Questi studi mostrano percentuali molto elevate di allattamento, con il Bhutan (99%), il Madagascar (99%) o il Perù (99%) che raggiungono livelli quasi universali. Questi dati contrastano significativamente con quelli dei paesi ad alto reddito, come l'Irlanda (55%), gli Stati Uniti (74%) o la Spagna (77%).
Questo divario, apparentemente controintuitivo, è stato oggetto di analisi. Shahida Azfar dell'UNICEF ha spiegato: «Sapevamo già che nei paesi poveri è meno probabile che le donne benestanti allattino». Questo suggerisce che in alcuni contesti, il benessere economico può paradossalmente portare a una diminuzione dei tassi di allattamento al seno, forse a causa della maggiore disponibilità di latte artificiale, di una pressione sociale diversa o di stili di vita che rendono l'allattamento meno "pratico" percepito. Le situazioni, infatti, variano molto di paese in paese, in base a fattori differenti. Il rapporto UNICEF "Breastfeeding. A Mother’s Gift, for Life" approfondisce queste dinamiche, evidenziando la complessità del fenomeno a livello globale.
In Italia, come già menzionato, la percentuale di allattamento esclusivo al seno sotto i sei mesi si attesta intorno al 30%, inferiore alla media globale del 48%. Questo dato colloca l'Italia in una posizione che, sebbene non tra le più basse tra i paesi ad alto reddito, mostra ancora ampi margini di miglioramento. Il confronto internazionale evidenzia che l'allattamento non è solo una questione di risorse, ma anche di cultura, informazione e sostegno. In paesi dove le risorse sono limitate, l'allattamento al seno è spesso una necessità impellente per la sopravvivenza e la salute del bambino, e questo può contribuire a tassi più elevati. Nei paesi più ricchi, invece, la scelta dell'allattamento può essere influenzata da fattori come il ritorno al lavoro, la medicalizzazione del parto, la pressione del marketing del latte artificiale e la disponibilità di alternative.
Il tema del 2024, scelto in occasione della Settimana Mondiale dell'Allattamento al Seno, è la riduzione delle disuguaglianze nell’accesso all’allattamento, un diritto che ogni madre dovrebbe poter esercitare liberamente e con il massimo supporto. Questo tema risuona fortemente anche nel contesto italiano, dove le disuguaglianze regionali e socio-economiche sono evidenti. L'esperienza internazionale suggerisce che un approccio multifattoriale, che include politiche di congedo parentale più generose, un forte supporto da parte dei servizi sanitari e una cultura che valorizzi e protegga l'allattamento, è essenziale per promuovere e sostenere questa pratica fondamentale per la salute pubblica globale.
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