Allattamento e Alimentazione Materna: La Scarola, i Nutrienti Essenziali e le Scelte Consapevoli per il Benessere di Mamma e Neonato

Molte neo-mamme si interrogano su quali verdure siano più adatte durante l’allattamento, preoccupate di evitare coliche e fastidi al neonato. È comprensibile voler fare le scelte giuste per il benessere del proprio bambino. L’allattamento al seno è molto importante per garantire lo sviluppo e la crescita sana di un bambino dopo la nascita. Le proprietà nutritive di cui è caratterizzato il latte materno sono condizionate da diversi fattori tra cui l’alimentazione della madre durante l’allattamento. In questo particolare periodo della vita di una donna è necessario mangiare in modo equilibrato, facendo attenzione a idratarsi correttamente e prediligendo l’assunzione di alcuni alimenti in particolare come frutta e verdura. Questi ultimi, infatti, sono gli alimenti che apportano la maggior parte di acqua, potassio, vitamina C, vitamina K e acido folico e contribuiscono sensibilmente a completare il fabbisogno di vitamina E, di acidi grassi essenziali e acido linoleico (omega 6). Ma quali sono le verdure da mangiare in allattamento e quali invece sarebbe meglio evitare? Non esistono alimenti “off limits”, compreso il peperoncino in allattamento. L’aspetto più importante nell’alimentazione di una mamma che allatta è l’equilibrio e una corretta igiene alimentare, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. L’allattamento è un’ottima occasione per adottare uno stile di vita sano e consapevole. Se hai dubbi, puoi consultare un manuale sull’allattamento per trovare ulteriori informazioni.

L'Importanza dell'Allattamento al Seno e i Fabbisogni Nutrizionali Materni

L’allattamento al seno è un momento speciale per la mamma e il neonato, ma può portare con sé molte incognite, soprattutto a proposito dell’alimentazione materna. Il latte materno è l’alimento migliore per i neonati, fornisce loro tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nei primi sei mesi di vita e aiuta il bambino a proteggersi da malattie ed infezioni. Una corretta alimentazione materna durante la fase di allattamento è fondamentale per il benessere della madre e del bambino. Durante questo periodo, il corpo della donna affronta un aumento del fabbisogno energetico e nutrizionale per produrre il latte materno, un alimento completo che fornisce al neonato tutti i nutrienti necessari per crescere in salute. Per sostenere questo processo, è essenziale garantire un apporto adeguato di macronutrienti - carboidrati, proteine e grassi - e micronutrienti come vitamine (in particolare A, D, C, B6 e B12), minerali (calcio, ferro, magnesio) e acqua, che sono fondamentali per il mantenimento della salute materna e per la qualità del latte. Non soddisfare tali fabbisogni può portare non solo a carenze nutrizionali nella madre, ma anche a una riduzione della produzione di latte o a una sua composizione meno ottimale. La dieta deve essere varia per evitare accumuli o sensibilizzazioni, e deve esserci un buon equilibrio tra i vari nutrienti: proteine, grassi e carboidrati. Questi consigli sono validi per tutti, non solo per le mamme che allattano.

Tavola di alimenti bilanciati per l'allattamento

L’allattamento comporta un notevole impegno e un considerevole dispendio energetico. Secondo i LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti, chi allatta dovrebbe aggiungere circa 700 calorie in più al giorno. Una parte di queste calorie, però, viene ricavata dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza (ecco perché l’allattamento aiuta a perdere i chili residui), quindi in media il fabbisogno è di circa 500 calorie in più. La secrezione di latte determina in primo luogo un aumento del metabolismo basale: la maggiore richiesta energetica in fase di allattamento viene coperta in parte dalle riserve di grasso accumulate durante la gravidanza, e in parte da un aumento calorico della dieta. In ogni caso durante la fase di allattamento al seno si consiglia alla donna di non perdere più di 2 kg al mese. Si consiglia di mangiare normalmente ai tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e di integrare l’aumentato fabbisogno energetico durante gli spuntini: uno a metà mattina, uno a metà pomeriggio ed eventualmente uno prima di andare a dormire, la sola frutta non basta in fase di allattamento. La composizione del latte dipende anche dall’alimentazione materna, perciò occorre nutrirsi bene, seguendo i principi della dieta mediterranea. Per incrementare le calorie quotidiane si può inserire uno spuntino aggiuntivo a base di yogurt, frutta secca, latte o formaggio, aumentare la quota di carboidrati, frutta e verdura, assumere proteine (di origine sia animale che vegetale) a pranzo e a cena.

È inoltre necessario idratarsi molto. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù raccomanda di bere 2-3 litri di acqua o altri liquidi, come brodo, spremute, estratti di frutta e verdura o latte. Per mantenere il corpo ed il latte materno idratato, si consiglia di bere molta acqua, almeno 2 litri di acqua al giorno. Le esigenze nutrizionali della donna in allattamento sono strettamente correlate a quelle della fase precedente, la gravidanza. Un’alimentazione bilanciata, accompagnata dalla consulenza di un professionista, permette di affrontare al meglio sia il periodo della gravidanza che quello dell’allattamento, garantendo benefici a lungo termine per mamma e bambino. Non è necessario che la mamma segua diete particolari o che “mangi per due”, come si sente spesso dire. Anzi, una dieta ipocalorica in allattamento è assolutamente controindicata! Le donne che presentano un eccesso ponderale, hanno spesso un latte più ricco di grassi saturi, più povero di omega-3 e con un rapporto sfavorevole omega-6/omega-3. Ciascuno di questi fattori, se non corretto negli anni successivi, può portare a obesità infantile. La natura protegge il nuovo nato anche a discapito della madre, al punto che pure nei casi di denutrizione (riguardanti donne che vivono in condizioni di svantaggio socio-economico) si produce un latte adeguato ai fabbisogni nutrizionali del piccolo in crescita. Se la madre segue un’alimentazione varia e bilanciata, non c’è il rischio per il neonato di riportare deficit nutrizionali. Pare invece che l’alimentazione materna influisca molto sulla composizione del microbiota intestinale del neonato.

L’alimentazione durante l’allattamento. I consigli del Prof. Vania - Pillole di Pediatria

Valori Nutrizionali del Latte Materno e Fabbisogno Energetico

Il latte materno è l’alimento migliore per i neonati, poiché fornisce loro tutti i nutrienti di cui hanno bisogno nei primi sei mesi di vita e aiuta il bambino a proteggersi da malattie ed infezioni. I valori nutrizionali per 100 grammi di latte materno sono i seguenti:

Valori Nutrizionali per 100 grammi
Calorie
Grassi
Acidi grassi saturi
Colesterolo
Sodio
Potassio
Carboidrati
Fibra alimentare
Zucchero
Proteine
Vitamina C
Calcio
Ferro
Vitamina D
Vitamina B6
Cobalamina
Magnesio

Il volume e la composizione del latte umano sono variabili da donna a donna ed anche nella stessa donna variano in base al periodo di lattazione, ma in media il latte materno è composto per l’1-2% da proteine, il 3,5% da grassi, il 6,5-7% da carboidrati e per il 0,5% da sali; la restante percentuale è rappresentata da acqua. Durante l’allattamento al seno, la sua produzione comporta un aumento di tutti i fabbisogni nutrizionali materni. La ghiandola mammaria è in grado di estrarre attivamente dal sangue molti nutrienti, per mantenere l’adeguata concentrazione nel latte anche in caso di insufficiente assunzione materna. Numerosi complessi meccanismi di adattamento metabolico e ormonale intervengono nel preservare la salute del lattante dagli eventuali danni che potrebbero derivare da uno stato nutrizionale non adeguato della madre, sebbene un’assunzione materna inadeguata protratta nel tempo possa condizionare la concentrazione di acidi grassi, vitamine del gruppo B, selenio e iodio. L’assunzione supplementare giornaliera di energie nutrienti nella donna durante la fase di allattamento viene calcolata sulla base del volume della composizione del latte materno secreto giornalmente.

Il Ruolo Cruciale delle Verdure: Benefici e Raccomandazioni Generali

Durante l’allattamento è consigliabile consumare due porzioni di frutta e due porzioni di verdura al giorno preferibilmente crude, scegliendole tra quelle fresche e di stagione al fine di avere il miglior apporto possibile di vitamine e sali minerali. Di base non esistono verdure nocive o tossiche, ma è comunque importante prestare una certa attenzione alle dosi e alle verdure che potrebbero creare nel bambino dei disordini intestinali come diarrea o stitichezza. Le verdure cotte, essendo ricche di acqua, si riducono notevolmente di volume durante la cottura. Le verdure a foglia larga e di colore chiaro, come scarola, indivia, cappuccina, lattuga (anche se quest’ultima potrebbe causare allergie in alcuni neonati), e l’insalatina a taglio, sono generalmente ben tollerate. Le verdure a foglia larga di colore scuro, come spinaci e bietole, possono essere consumate con moderazione, soprattutto se cotte.

Gli ortaggi e la frutta fresca non devono mai mancare nella dieta quotidiana: sono ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti che beneficiano sia la mamma che il bambino. Inoltre, questi alimenti aiutano a risolvere problemi digestivi comuni nel post-partum e a prevenire patologie croniche come il diabete e l’obesità.

Verdure a foglia verde scuro

La Scarola in Allattamento: Proprietà, Benefici e Consigli d'Uso

La scarola, insieme all'insalata, non presenta alcuna controindicazione per il consumo durante l’allattamento. Le proprietà della scarola la rendono una verdura ideale per un’alimentazione equilibrata, grazie all’alto contenuto di acqua e fibre. Questa verdura a foglia è particolarmente apprezzata all’interno di diete bilanciate e regimi ipocalorici.

Analizziamo i principali benefici della scarola, dal supporto alla digestione al controllo del senso di sazietà. Composta in gran parte da acqua, la scarola contribuisce all’idratazione dell’organismo e favorisce una sensazione di leggerezza dopo i pasti. Inoltre, fornisce anche un buon apporto di fibre, utili per sostenere la funzionalità intestinale e aumentare il senso di sazietà. Dal punto di vista nutrizionale, la scarola fornisce potassio, calcio e ferro, oltre a riboflavina (vitamina B2), importante per il metabolismo energetico e per il benessere della pelle. Tra i principali benefici della scarola rientra anche la capacità di aiutare il controllo delle porzioni: il volume elevato a fronte di un basso apporto calorico la rende una valida alleata della dieta. In sintesi, questa varietà di insalata a cespo è la scelta giusta per portare in tavola gusto e benessere.

Le proprietà della scarola sono particolarmente apprezzate per il loro impatto positivo sull’apparato digerente. Le fibre insolubili presenti nelle foglie stimolano la peristalsi intestinale e contribuiscono alla regolarità, rendendo la scarola un alimento spesso consigliato in caso di stipsi. Il legame tra scarola e intestino è centrale quando si parla di alimentazione ricca di verdure, soprattutto se consumate con continuità. I principali benefici per la digestione includono: supporto alla regolarità intestinale; aumento del senso di sazietà; miglior gestione dei pasti; contributo all’equilibrio della flora intestinale. Consumata con regolarità, la scarola si inserisce facilmente in uno stile alimentare orientato al benessere e alla varietà, principi alla base di una dieta sana ed equilibrata.

Scarola e Nitrati

Le verdure a foglia, come la scarola, possono contenere nitrati in quantità variabile. Secondo il Dossier scientifico delle Linee guida per una sana alimentazione del CREA, il contenuto di nitrati nei vegetali dipende da fattori come varietà, stagionalità, condizioni ambientali e tecniche di coltivazione. Il CREA evidenzia inoltre che lavaggio e cottura delle verdure possono ridurre in modo significativo il contenuto di nitrati, rendendo le preparazioni cotte particolarmente adatte a un consumo regolare.

Scarola Cruda o Cotta: Benefici e Controindicazioni

Quando si parla di scarola cruda o cotta, è utile considerare alcune differenze. La scarola cruda mantiene una consistenza croccante e conserva vitamine sensibili al calore. La scarola cotta risulta generalmente più digeribile e delicata sul piano gastrointestinale. Anche dal punto di vista del gusto, la cottura aiuta a ridurre la nota amarognola tipica di questa verdura. Le calorie della scarola cotta restano molto contenute, rendendola adatta anche a regimi ipocalorici. In riferimento alle controindicazioni, invece, il consumo cotto può risultare preferibile per chi ha un intestino sensibile o desidera preparazioni più leggere, senza rinunciare alle principali proprietà della scarola.

Scarola cruda e cotta

Come Cucinare la Scarola: Consigli Pratici e Ricette Leggere

Sapere come cucinare la scarola permette di valorizzarne al meglio gusto e proprietà. La scarola liscia è versatile e si presta a numerose preparazioni, sia crude sia cotte. Può essere consumata come contorno caldo, base per zuppe leggere o ingrediente di piatti unici semplici e bilanciati. Ecco alcune ricette con la scarola: Orecchiette con scarola, nocciole e ricotta; Crema di scarola e alici con filetto di cernia grigliato; Striscioline di petto di pollo al curry su tortino di scarola. Integrare la scarola nella dieta quotidiana è semplice. Le proprietà della scarola, unite alla leggerezza e alla facilità di utilizzo in cucina, la rendono una verdura adatta a tutta la famiglia e a diverse occasioni di consumo. Sebbene il gusto amarognolo della scarola e di altre verdure come il radicchio o la cicoria possa rendere meno piacevole il gusto del latte materno per alcuni bambini, è possibile provare a consumarle perché hanno delle ottime proprietà.

Altre Verdure e Ortaggi: Cosa Sapere

Durante l’allattamento è fondamentale variare l'assunzione di verdure per garantire un apporto bilanciato di vitamine e minerali.

La lattuga, che è costituita principalmente da acqua (circa il 95%) e contiene molti elementi nutrienti come il potassio, il calcio, il magnesio, il fosforo, il beta-carotene, la vitamina B e l’acido folico. Ha, inoltre, diversi benefici: contrasta la ritenzione idrica, regola il livello degli zuccheri nel sangue, allevia i disturbi gastrici come la gastrite e la colite.

Particolarmente consigliati durante l’allattamento sono anche la rucola (attenzione: non la rucola selvatica, quella è da evitare!) e gli spinaci. Le foglie di rucola aumentano la produzione di latte e contengono la vitamina A che migliora il metabolismo, la vitamina B, che rafforza il sistema nervoso e aiuta durante il periodo di costipazione, la vitamina C che rafforza il sistema immunitario e la vitamina K che aiuta il sangue a non coagulare. Gli spinaci, invece, contengono molte proprietà nutritive come sali minerali, potassio e fosforo.

I legumi, inclusi fagiolini e piselli, possono essere consumati in quantità moderate. Se si tratta di legumi secchi come lenticchie, fagioli e ceci, è preferibile optare per quelli decorticati. Tuttavia, va tenuto presente che i legumi possono causare aria nel pancino (sia della mamma che del piccolo!), ma una piccola quantità può essere provata. In presenza di colichette vanno eliminati per qualche giorno tutti gli alimenti meteorizzanti come legumi, verdure ricche di cellulosa. Da privilegiare invece gli alimenti ricchi di potassio come patate, fagiolini, zucchine e finocchio sia crudo che lesso, al gratin o in besciamella; sì anche al consumo di indivia belga sia cruda che ripassata, a scarola, spinaci e lenticchie.

Per quanto riguarda i carciofi, è consigliabile limitarsi ai cuori, evitando le foglie. Anche le verdure e gli ortaggi contenenti solanine (come peperoni, pomodori, melanzane e patate) dovrebbero essere consumati con moderazione ed è preferibile evitare di assumerle insieme. Le crucifere, ossia broccoli, verza, cavolfiore ecc., potrebbero favorire (non in tutti) meteorismo intestinale, colichette e disturbi digestivi, se non esclusi, vanno comunque sempre sbollentati e ripassati in padella con aglio, olio e peperoncino. Anche le rape e il cavolo causano aria nel pancino del piccolo. Carote e zucchine sono generalmente ben tollerate.

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Alimenti da Consumare con Moderazione o Evitare

Durante il periodo di allattamento, è importante prestare particolare attenzione alla propria alimentazione per garantire non solo il benessere della mamma ma anche quello del bambino. Alcuni alimenti e bevande, infatti, possono interferire con la qualità del latte materno o provocare reazioni indesiderate nei neonati.

Il consumo di alcol è da evitare completamente, in quanto passa facilmente nel latte materno e può compromettere lo sviluppo neurologico del neonato. Se non se ne può fare a meno, dopo aver bevuto, è consigliabile aspettare almeno 2-3 ore prima di attaccare il bimbo al seno. Lo stesso vale per il consumo di birra, nonostante una credenza popolare dura a morire affermi che bere birra aumenta la produzione di latte, il che è un falso mito. L’alcol resta sempre un veleno per le cellule.

Anche la caffeina merita particolare cautela: un’assunzione eccessiva derivante da caffè, tè o bevande energetiche può rendere il bambino più irritabile e disturbare il suo sonno. È preferibile limitarsi a non più di due tazze di caffè al giorno. È consigliabile preferire il tè verde o deteinato, e una piccola quantità di orzo; sì a tisane di malva, finocchio, tiglio, camomilla, ma molto leggere. La menta e il rosmarino sono tonici del sistema nervoso e possono eccitare, così come la camomilla troppo forte.

Un altro aspetto da considerare è il consumo di pesce ad alto contenuto di mercurio, come tonno, pesce spada e squalo, specialmente se di grossa taglia. Queste varietà contengono livelli elevati di metalli pesanti che potrebbero danneggiare lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Al contrario, pesci come salmone, sardine e trota, merluzzo, platessa, sogliola, pesce azzurro, ricchi di acidi grassi omega-3 e poveri di mercurio, rappresentano un’alternativa sicura e salutare. È preferibile il pesce fresco e controllato, evitando possibilmente i frutti di mare (sui quali c'è sempre qualche dubbio) e i crostacei (per possibili ripercussioni allergiche). I calamari sono consentiti, ma con moderazione.

Gli alimenti altamente trasformati, come snack industriali, cibi fritti, intingoli, sughi molto grassi, scatolami e junk food, andrebbero evitati poiché ricchi di grassi saturi, zuccheri raffinati e sale. Non solo forniscono poche sostanze nutritive, ma possono anche interferire con il recupero fisico della mamma in questa delicata fase. Evitare salumi ed insaccati perché contengono nitriti, nitrati, polifosfati e a volte coloranti.

Le spezie piccanti e gli alimenti dai sapori molto intensi, come pepe, peperoncino, rafano e ravanello, lampascioni, rape selvatiche, cicoria selvatica, rucola selvatica, potrebbero alterare il gusto del latte materno, risultando poco graditi ai neonati. Sebbene non siano dannosi, un eccesso potrebbe rendere il latte meno appetibile per alcuni bambini. Anche alimenti considerati salutari, come gli agrumi, possono causare problemi se consumati in eccesso. La stessa cosa vale per le uova, il latte e i latticini. Il brodo di gallina è troppo grasso e causa diarrea, mentre il brodo di pollo sgrassato va meglio. I succhi di frutta e le sostanze troppo zuccherine, lo zucchero in abbondanza, i troppi dolci, la cioccolata, le creme ecc. causano diarree fermentative nel neonato (e forse anche nella mamma se esagera!) ma una piccola quantità è innocua.

Infine, è fondamentale prestare attenzione al consumo di carni crude, uova non cotte o alimenti a rischio di contaminazioni batteriche come sushi, carpacci e tartare. Questi cibi espongono la mamma a infezioni che, pur non trasferendosi direttamente nel latte, possono avere effetti negativi sul benessere complessivo. Le uova, se sono fresche e controllate, si possono consumare 2 volte la settimana, uno alla volta, alla coque, sode, crude, in camicia usando il limone o fatte a frittatina (o omelette morbida) ma senza friggerle, ungendo solo la padella. La carne è preferibile cuocerla alla griglia o al vapore evitando condimenti e scegliendo quella con meno grassi, da allevamenti biologici. L'agnello è la carne meno allergizzante ma va tolto il grasso di cui abbonda. Le pere, le mele e le banane sono le più "tranquille" tra la frutta. È possibile provare un arancio spremuto. Evitare le fragole (possibili allergie) e la frutta esotica perché il nostro sistema immunitario le "conosce" poco. Preferire naturalmente frutta di stagione ed alimenti possibilmente biologici. Non assumere troppo latte perché non è vero che “latte fa latte”, anzi troppo latte assunto dalla madre può scatenare problemi gastro intestinali, intolleranze anche nel piccolo. Sì alle torte con alimenti naturali fatte in casa, crostate di frutta evitando però creme, farcie grasse e zuccherine, babà alcolici. Sì ai latticini ma con moderazione preferendo provola, parmigiano, ricotta, mozzarella. Evitare formaggi fermentati e spalmabili perché troppo grassi. I formaggini contengono comunque conservanti; le sottilette possono essere usate nei toast senza esagerare.

Miti da Sfatare sull'Alimentazione in Allattamento

Ancora oggi capita di incappare in qualche luogo comune secondo il quale mal di pancia o puntini rossi sulla pelle del neonato dipenderebbero da ciò che mangia la mamma. Si tratta di false credenze, figlie di conoscenze ormai datate. Secondo i più recenti studi scientifici, in allattamento si può mangiare tutto. La spiegazione è semplice: il latte materno è un emoderivato, deriva cioè dal sangue. Significa cioè che nel latte passano solo le sostanze che ci sono nel sangue, e il cibo non è tra queste. Per questo motivo va fatta particolare attenzione al consumo di alcol e caffeina.

Miti comuni sull'allattamento

Le ricerche dimostrano che la qualità del latte materno si mantiene adeguata in presenza di un’alimentazione varia, che aiuta il bambino a sviluppare una maggiore abitudine ai sapori e ai nutrienti. Ciò che si mangia influenza il gusto del latte, cosa che avviene anche durante la gravidanza con il liquido amniotico. Via libera poi a tutto ciò che è potenzialmente allergizzante o che ha provocato reazioni allergiche alla madre o ad altri familiari: mangiare questi prodotti fa sì che il bambino sviluppi una tolleranza nei loro confronti, riducendo il rischio di sviluppare l’allergia quando sarà più grande. Così come non ci sono restrizioni particolari a tavola, va sottolineato che non ci sono cibi o bevande (comprese tante tisane) raccomandati in allattamento perché aumentano la produzione di latte, anche se capita di sentire dire il contrario: il detto che “la birra fa latte”, tanto per fare un esempio, è soltanto un falso mito proveniente dal passato. Non esistono alimenti “miracolosi” che aumentano la produzione di latte né cibi che devono necessariamente essere esclusi.

Gestione delle Coliche e del Reflusso nel Neonato

Le coliche nei neonati rappresentano un problema diffuso, ma la scienza non supporta la correlazione diretta tra ciò che mangia la mamma e questo disturbo. Numerosi studi, inclusi quelli dell’American Academy of Pediatrics, evidenziano che le coliche sono spesso dovute a fattori fisiologici, come l’immaturità del sistema gastrointestinale del neonato, e non alle abitudini alimentari delle donne che allattano. Alcune notano una certa sensibilità nei loro bambini in seguito al consumo di latticini o cibi particolarmente speziati, ma non esiste un nesso causale scientificamente confermato. In caso di sospetti, è consigliabile monitorare la situazione e consultare un professionista della salute prima di eliminare categorie alimentari dalla propria nutrizione. Parallelamente, è bene prestare attenzione a cibi che possono causare gonfiore, come legumi, cavoli, broccoli e cipolle. Anche se non è necessario eliminarli del tutto, è consigliabile introdurli gradualmente nella dieta e osservare eventuali reazioni del bambino.

Anche il reflusso gastroesofageo nei bimbi piccoli è comune e consiste nella risalita del contenuto dello stomaco nell’esofago. Il classico sintomo è il rigurgito, ma può essere accompagnato anche da altri segnali, ad esempio il singhiozzo o la tosse persistente. Anche in questo caso però non c’è alcun legame diretto con la dieta della mamma. Le cause del reflusso sono legate all’immaturità del sistema digestivo e non al tipo di latte o a ciò che mangia la madre. Il rigurgito non è il vomito. È normale fino a 3-4 mesi e man mano che matura la muscolatura dello stomaco tenderà a diminuire. I controlli del peso non mostreranno alterazioni e crescerà ugualmente. Naturalmente sarà il pediatra a stabilire la regolarità della crescita, basta portarlo regolarmente a controllo.

Il piccolo può avere le coliche per vari motivi. Spesso sono motivi legati all’alimentazione materna, ai ritmi dell’alimentazione e all’arrivo affamato alla poppata. Altre volte possono dipendere da alterazioni del transito intestinale, da intolleranze al latte o da carenza di enzimi digestivi del latte. In quest’ultimo caso, qualora diagnosticato, esiste la possibilità di aggiungere tali enzimi al latte artificiale per renderlo più digeribile. In caso di colichette sporadiche, provate a tenere il bambino a pancia sotto, in braccio; a fargli delicati massaggi circolari da destra verso sinistra dell’addome. Assicuratevi che faccia il ruttino dopo la pappa e se mangia avidamente, staccatelo, fategli fare un primo ruttino e riattaccatelo al seno o al biberon. Non sdraiatelo subito dopo mangiato, ma tenetelo almeno 20-30 minuti semisdraiato. Potete rialzare il materasso dalla parte della testa, preferibilmente metterlo di fianco oppure chieder…

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Aspetti Emotivi e Pratici dell'Allattamento

Il riflesso della suzione è quanto di più arcaico riguardi i mammiferi, tra i quali è annoverato anche l’essere umano. Ogni “cucciolo”, appena sguscia fuori dall’utero materno, cerca il capezzolo; vi si attacca avidamente e così conosce e monopolizza il “suo” rispetto agli altri cuccioli, memorizza l’odore della “sua” mamma e, nutrendosi, non solo stabilisce la sua prima relazione ma si garantisce la sopravvivenza. Allo stesso tempo ciò è utile alla mamma perché la suzione dei capezzoli favorisce la contrazione dell’utero (il ritorno così alle sue dimensioni originarie ed anche la chiusura dei vasi, evitando emorragie post-parto) nonché la secrezione di latte.

Il Colostro: Il Primo Nutrimento Precioso

Le prime goccioline (che ancora vero e proprio latte non è se non dopo qualche giorno e e che si chiama colostro) sono un vero concentrato di energia, vita, difese immunitarie. È importante non perdere questa opportunità ed attaccare il neonato immediatamente al seno materno. Certo i tempi sono cambiati e purtroppo molte donne si preoccupano maggiormente delle implicazioni estetiche sul seno, scegliendo esplicitamente di non allattare. In aggiunta a ciò, i medici svolgono un ruolo determinante (in negativo) perché il drammatico aumento degli interventi con taglio cesareo (ad esempio in Basilicata è ampiamente superata la media nazionale che comunque è preoccupante dappertutto) riduce drasticamente questa splendida possibilità che la natura ha generosamente elargito.

Il latte materno è infatti subito pronto all’uso, gratuito, “trasportabile” senza deteriorarsi, a richiesta per le dosi necessarie, prezioso per la qualità della relazione che s’instaura tra madre e figlio; il latte è già sterilizzato, alla temperatura giusta, pieno di anticorpi, vitamine, zuccheri, proteine, grassi, insomma tutte le componenti biologiche indispensabili al nutrimento e alla crescita. Non occorre dare alcun supplemento al piccolo nei primi giorni e meno che mai fornirgli latte artificiale. Il colostro gli basterà; al massimo si può dare un po’ di acqua o, se i pediatri lo indicano, un po’ di soluzione glucosata. In qualche modo il neonato si deve applicare alla sua sopravvivenza dovrà succhiare per estrarre quel liquido prezioso e se subito gli si offre un facilissimo biberon, sarà immediatamente scoraggiato a “stancarsi” al seno e lo rifiuterà, scegliendo il primo. Nessuna preoccupazione per il calo di peso dopo la nascita: ce l’hanno tutti i neonati ed è normale, viene monitorato accuratamente affinché non superi certi parametri; non a caso è definito “calo fisiologico”. Se qualcuno vi dirà mai (non credo e spero di no..) che è meglio il latte artificiale dell’allattamento materno, cominciate a pensare che abbia qualche interesse economico con case produttrici più che del vostro bambino.

La Cura del Seno in Allattamento

Nell’ultimo periodo della gravidanza il seno normalmente s’ingrossa ed anche i capezzoli diventano più grandi e più scuri; la natura provvede insomma a “segnalare” bene l’obiettivo al nascituro. Si possono fare leggeri massaggi circolari partendo dai lati esterni del seno verso l’interno e dall’alto verso il basso, usando dell’olio di mandorle dolci o una crema-base senza profumi ed additivi, abbastanza grassa, per garantire anche l’elasticità della pelle evitando così dolorose ragadi o inestetiche smagliature. Maggiore cura va posta al seno durante l’allattamento perché prima e dopo ogni poppata è necessario pulire bene i capezzoli con soluzione fisiologica e proteggerli con le coppette assorbilatte. Se i capezzoli sono rientranti è necessario massaggiarli delicatamente per farli protrudere, ma non occorre preoccuparsi se ciò è difficile o impossibile per costituzione o fatti flogistici pregressi: ci sono in commercio molti tipi di capezzoli artificiali che si adagiano sul seno (naturalmente vanno sterilizzati per l’uso nonché ben lavati dopo lo stesso). Il capezzolo va offerto al bambino, tenendolo delicatamente tra dito indice ed anulare, assicurandosi che le vie nasali del piccolo non siano ingombrate.

Posizioni corrette per l'allattamento al seno

Per le mammine inesperte occorre l’aiuto di figure parentali che abbiano già esperienza o delle puericultrici in reparto; occorre innanzitutto MOTIVAZIONE e CONVINCIMENTO ad allattare al seno e con queste premesse tutte le difficoltà, sempre possibili, saranno superate. La prima esperienza può essere “strana” tanto quanto “scioccante”, “paurosa”, “fastidiosa” “emozionante”, “gratificante”. A vostro figlio state trasmettendo innanzitutto AMORE, DOLCEZZA, PAZIENZA, CALMA, prima ancora che semplice “latte”. La mamma deve mettersi nell’ottica di chi dona qualcosa al figlio, piuttosto che in quella di essere depauperata di qualcosa. Questo regalo al bambino dev’essere fatto sempre nella massima tranquillità, sempre in ambiente protetto e silenzioso oppure con musica dolce e luci soffuse. Nessun problema se occorrerà allattarlo in pubblico se non l’accortezza di proteggere seno e bambino con un fazzoletto di mussola di lino per evitare polvere. Se perfino ciò non fosse possibile …in emergenza tutto è possibile e senza farne un dramma; è sempre bello vedere una mamma che allatta ed anche rassicura il piccolo al seno. Ogni emozione viene trasmessa al bambino sia attraverso le sostanze che vengono secrete dalla mamma in caso di stress o di serenità, sia attraverso il tono di voce, il battito cardiaco, l’odore del corpo, il ritmo del respiro. Tenetene quindi conto.

Quanto Latte e Quando Allattare

Ogni volta che il piccolo ne fa richiesta! Ci si accorge, rinforzando il legame madre-figlio, quando il piccolo comincia ad agitarsi perché ha fame, quando piange perché ha dolore, ha fatto la cacca, vuole compagnia. Mai farlo arrivare affamato alla poppata altrimenti succhierà avidamente ingoiando aria, avrà le colichette per l’aria nel pancino e rigurgiterà più facilmente. Per quanto concerne la quantità di latte e quanto tempo tenerlo attaccato al seno c’è un po’ di variabilità in dipendenza dalla quantità di secrezione (che può variare durante la giornata o addirittura scarseggiare alcune volte), dalla qualità del latte secreto, dall’attività del bambino. Se il piccolo è un po’ pigro, basta stimolargli un po’ le labbra, accarezzarlo, porgergli il capezzolo variando la posizione del corpo. In genere la poppata si aggira intorno ai 10-15 minuti. Per quanto riguarda lo svuotamento totale o parziale del seno è una scelta individuale. Ci sono mamme che non sopportano il gonfiore dell’altro seno fino alla poppata successiva se uno solo è stato svuotato; in questo caso si svuotano parzialmente entrambi i seni tenendolo attaccato prima ad un seno per 5-7 minuti e poi all’altro per altrettanto tempo. Altre mamme preferiscono svuotare bene un seno per volta ad ogni poppata.

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Il Latte Artificiale: Un'Alternativa Valida

Mammine non colpevolizzatevi se non avete latte a sufficienza. In commercio esistono vari tipi di latte artificiale e sono tutti formulati secondo regole internazionali. Più o meno hanno la stessa costituzione, solo che a volte, piccolissime differenze di formulazione fanno grandissime differenze nell’accettazione di questo o quell’altro. Cambiare latte non costituisce un problema. Ne esistono liquidi o in polvere. Questi ultimi vanno preparati seguendo attentamente le istruzioni. Il misurino di polvere dev’essere raso e se ne usa uno ogni trenta grammi di acqua.

Quale acqua? Non colpevolizzatevi se non potete consentirvi di usare sempre l’acqua minerale non gasata; a meno che non si viva in zone ad alto inquinamento, in grandi città, vicino a fabbriche e scarichi industriali, le acque degli acquedotti sono controllate e buone. Devono però essere bollite per prudenza ed aspettare che s’intiepidiscano per sciogliervi la polvere di latte. Le quantità devono essere sempre preparate di 30 grammi in trenta grammi e per multipli di 30 grammi (30-60-90 eccetera) e non si possono usare misure intermedie e mezze dosi fai-da-te. Preferibile usare le polveri in caso di aggiunta al latte materno, mentre il latte già pronto va meglio quando il consumo dello stesso è maggiore ed esclusivo. Ottimo il latte d'asina.

Quanto latte deve assumere il neonato? L’assunzione di latte dipende dal peso. È facile calcolare la quantità necessaria. Si prendono le prime tre cifre del peso espresso in grammi (ad esempio se il piccolo pesa kg 4,800 si prendono le prime tre cifre di 4800 grammi, ossia il numero 480) a questa cifra di tre numeri, si somma il numero fisso 250: otterremo la quantità di latte necessaria nelle 24 ore; nel nostro caso se il piccolo pesa kg 4,800 il latte necessario sarà dato dalla somma di 480+250 ossia il totale è di 730 grammi nelle 24 ore. Ottenuto questo quantitativo si divide per il numero di poppate (ad esempio 6 o 7 o 8, dipende dal ritmo che ha scelto il piccolo per alimentarsi anche in relazione alla sua capacità digestiva, al suo transito intestinale, al suo metabolismo ecc) ed otterremo la quantità di latte approssimativa a poppata. Nessuna paura se ne vuole un po’ di più ma attenzione ai rischi di sovralimentarlo perché facilmente la mamma può male interpretare i tipi di “frignare” o di pianto e pensare che abbia fame.

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