Mujeres Creando: L’attivismo radicale e la sfida al patriarcato in Bolivia

Il panorama sociale e politico della Bolivia è stato profondamente segnato, a partire dal 1992, dall'emergere di un movimento che ha ridefinito i confini tra protesta politica, espressione artistica e pratica femminista: Mujeres Creando. Fondato come Comunidad Creando in un quartiere periferico di La Paz e trasformatosi rapidamente in un collettivo anarco-femminista, questo gruppo ha scelto la strada, i muri e le piazze come palcoscenici principali per le proprie rivendicazioni, rifiutando le logiche delle istituzioni formali e delle ONG, che Maria Galindo, storica portavoce del movimento, definisce spesso "tecnocrati del genere".

Murales e graffiti politici di Mujeres Creando nelle strade di La Paz

La filosofia della "Politica Concreta"

Mujeres Creando non si limita alla teoria, ma promuove quella che definiscono "Politica Concreta". Non si tratta solo di lottare per ottenere cambiamenti dalla società, ma di mettere in atto direttamente ciò che si desidera vedere realizzato. Questa filosofia guida ogni loro azione, rendendo il corpo delle donne il protagonista assoluto della protesta. Il movimento è nato come spazio sperimentale per la creazione di nuovi linguaggi di lotta, lontano da quelli della sinistra tradizionale, considerati troppo formali, maschilisti e privi di mordente.

Per Mujeres Creando, l'arte non è una professione accademica, ma uno strumento di disobbedienza. Il loro lavoro si muove in una zona di alegalità, tra il graffito provocatorio e la performance pubblica, sfidando costantemente la morale maschile dominante e l'autorità patriarcale radicata nelle istituzioni statali ed ecclesiastiche.

La battaglia per l'aborto libero e senza restrizioni

Il tema dell'interruzione volontaria di gravidanza è centrale nel lavoro del collettivo. Julieta Ojeda, attivista di Mujeres Creando, è stata chiara in diverse occasioni, inclusa una recente intervista: «Nosotras creemos que el aborto debe ser irrestricto y que se debería despenalizar para todas las mujeres que quisieran hacerlo». La posizione del movimento si oppone fermamente a qualsiasi restrizione che limiti l'autonomia delle donne sul proprio corpo.

Manifestazione di Mujeres Creando a favore dell'aborto davanti alla Cattedrale di La Paz

Attualmente, in Bolivia, il ricorso all'interruzione legale della gravidanza è permesso solo in casi molto specifici, come pericolo di vita per la madre, malformazioni fetali o concepimento dovuto a violenza o incesto. Tuttavia, la realtà è ben più drammatica. Il collettivo denuncia che, nonostante le sentenze costituzionali, gli ostacoli burocratici e la mancanza di formazione del personale sanitario rendono l'accesso all'aborto sicuro un percorso ad ostacoli.

Per colmare questo vuoto, Mujeres Creando offre da oltre vent'anni un servizio personalizzato di assistenza e consulenza. Attraverso un'equipe composta da psicologhe e avvocatesse, il movimento fornisce informazioni, supporta le donne nella scelta e le indirizza verso cliniche sicure o fornisce indicazioni sull'uso di farmaci come il misoprostolo a prezzi equi, evitando la speculazione che spesso colpisce le donne più vulnerabili.

Il corpo come territorio di resistenza

La produzione audiovisiva di Mujeres Creando, come il film 13 ore di ribellione (2015), funge da archivio della resistenza femminista decolonizzatrice in Bolivia. In questo docu-fiction, Maria Galindo utilizza il linguaggio cinematografico per catturare azioni che trasgrediscono le norme patriarcali. Le immagini non sono mai neutre: la vagina diventa un simbolo invertito in conflitto con l'altare della chiesa, trasformando il tempio del machismo in uno spazio di scontro simbolico.

Il video diventa così lo strumento di "traffico" di queste proteste locali, un modo per lasciare memoria di azioni che spesso vengono censurate o perseguite legalmente. Per il collettivo, fare reale ciò che viene etichettato come "impossibile" o "delitto" è l'obiettivo primario. Si tratta di rompere il silenzio, come quando intervistano donne che parlano apertamente dei propri aborti, avvolte in un tul rosso, senza la vittimizzazione tipica dei media tradizionali.

La storia di Francesca Brusati - Dalla strada al palco 10/04/2026

L'intersezione tra arte, potere e istituzioni

Il rapporto di Mujeres Creando con le istituzioni artistiche è complesso e utilitaristico. Sebbene partecipino a eventi internazionali come la Bienal de São Paulo o la Documenta 14, mantengono sempre una postura critica. Maria Galindo definisce la sua presenza in questi contesti come quella di una "impostora": non si considera un'artista, ma una militante che utilizza lo spazio istituzionale come cassa di risonanza per il suo messaggio politico.

Questa attitudine ha portato a episodi di censura eclatanti, come il caso dell'opera El Milagroso Altar Blasfemo, un murales che criticava l'istituzione ecclesiastica e che ha suscitato violente reazioni in Bolivia e a Quito. Le autorità culturali spesso preferiscono "lavarsi le mani" di fronte a questi atti, incapaci di difendere la libertà di espressione di fronte alle pressioni dei gruppi conservatori.

Oltre il binarismo: il soggetto politico complesso

Una delle riflessioni più profonde di Mujeres Creando riguarda la costruzione del soggetto politico femminista. Galindo avverte contro il rischio di rifugiarsi in identità semplificate e binarie. La loro proposta è quella di un soggetto complesso, composto da "indie, prostitute e lesbiche", unite non da un dato biologico, ma da un'etica comune di resistenza.

Questa visione si contrappone al neoliberismo che ha tentato di trasformare il femminismo in una "quota biologica" di potere, inserendo donne nelle strutture esistenti senza scardinarle. Per Mujeres Creando, la despatriarcalizzazione non consiste nell'integrazione, ma nell'interpellazione radicale di tutte le strutture di potere, siano esse lo Stato, la Chiesa o le logiche classiste della società boliviana. La lotta per un paese diverso - quel "paese impossibile" che le donne continuano a costruire - parte dalla consapevolezza che non può esserci libertà politica senza libertà sessuale.

tags: #bolivia #aborto #e #il #lavoro #di