Tutti i genitori si saranno chiesti quale sia il momento giusto per dare il ciuccio: subito dopo la nascita o meglio aspettare? Una domanda che sicuramente genera un po’ di confusione e che spesso si ripresenta con l'arrivo di ogni nuovo figlio. La decisione di dare il ciuccio a un bambino spetta unicamente ai genitori, ma per sviluppare una comprensione dei bisogni del bebè e poter prendere una decisione informata riguardo all’uso del ciuccio, le informazioni specialistiche aggiornate sono preziose e importanti.

La Suzione Non Nutritiva: Un Riflesso Innato e Fondamentale
Per suzione non nutritiva si intende l’atto di succhiare per ottenere conforto o rilassamento, piuttosto che soddisfare la necessità di nutrirsi. Questa è un’abilità infantile che si manifesta già molto prima della nascita: è stata, infatti, osservata già dalla 15° settimana di gestazione. A partire dalla fine del primo trimestre di gestazione (11-12 settimane), il feto mostra movimenti di suzione e deglutizione, e a 13-14 settimane inserisce le dita e il pollice in bocca. Già a 15 settimane, i movimenti di suzione e deglutizione del liquido amniotico sono visibili in quasi tutti i feti. Tra le 18 e le 21 settimane, si specializzano i movimenti antero-posteriori e di avvolgimento della lingua. Proprio per questo, è considerata un riflesso innato nel neonato e proprio questa abilità innata è propedeutica alla futura suzione nutritiva una volta che il piccolo sarà nato. I bebè hanno un innato bisogno di succhiare che va oltre la necessità di alimentarsi. L’atto del succhiare e il movimento della suzione aiutano il bebè a regolare i propri bisogni, a rilassarsi e ad addormentarsi. Tutti i bambini hanno l’istinto della suzione per calmarsi, addirittura già prima di nascere, e il ciuccio svolge un ruolo importante nel soddisfare questo bisogno. I bambini succhiano quando hanno fame oppure per cercare consolazione o distrazione, e soprattutto nel primo anno di vita, il ciuccio può rappresentare un supporto per calmare il grande istinto di suzione. Succhiando si produce saliva, che aiuta il processo di digestione. La suzione contribuisce inoltre a formare e rafforzare le strutture del viso influendo pertanto sulla respirazione, sulla masticazione, sull’articolazione delle parole e sul futuro aspetto.
I Molteplici Benefici del Ciuccio per il Benessere del Bambino
La suzione non nutritiva ha diversi benefici per il neonato: regola il benessere intestinale, favorisce la digestione dei grassi, e agisce positivamente sulla salute del bambino nei primi mesi di vita. È associata a momenti di relax, sonno o anche situazioni di stress emotivo, come strumento di autoconsolazione. Per questo è importante assecondarla in modo corretto anche dopo la nascita. Il ciuccio, o succhietto, può essere uno strumento molto utile per soddisfare il naturale istinto di succhiare del bambino. Il ciuccio può aiutare il bambino a diventare autonomo, donando sicurezza e aiutando a superare diverse sfide come la separazione da una figura di riferimento. Il ciuccio può dare diversi benefici al neonato. Già dal 2016, le linee guida dell’AAP (American Academy of Paediatrics) spiegano come il ciuccio rappresenti uno strumento per prevenire la SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero la morte in culla dei neonati durante il sonno) poiché si ha una riduzione statica di apnee e un miglioramento della saturazione di ossigeno del sangue. Il ciuccio utilizzato come ausilio per addormentarsi può avere un effetto protettivo contro la SIDS, come hanno dimostrato vari studi. È presente, quindi, una correlazione positiva tra l’uso del ciuccio e respirazione poiché aiuta a migliorare la pervietà delle vie aeree durante il sonno, migliorando il tono muscolare e diminuendone la collassabilità. Finora tuttavia non è chiaro il meccanismo d’azione, come pure la questione se il ciuccio ha un effetto protettivo anche per i bambini allattati al seno.

Nei bambini nati pretermine l’allenamento alla suzione non nutritiva tramite succhietto è utilizzato come obiettivo terapeutico per migliorare parametri clinici come la crescita, l’aumento di peso, la maturazione, il controllo dello stato di veglia e la motilità gastrica. In ospedale, inoltre, viene anche usato per ridurre la sensazione di dolore tutte le volte che è necessario attivare procedure dolorose, come le punture. È stato visto, inoltre, che nei bambini nati pretermine, che hanno difficoltà ad attaccarsi al seno e che quindi vengono alimentati con il sondino naso-gastrico, l’uso del ciuccio può favorire l’acquisizione del meccanismo di suzione e deglutizione, facilitando l’assunzione del latte dal seno materno o dal biberon e riducendo conseguentemente i tempi di ricovero.
Il Ciuccio nell'Allattamento: Tempi e Delicatezze
La suzione è l’attività principale del neonato nei primi mesi di vita, dedicando la maggior parte delle sue ore di veglia a succhiare. Anche successivamente, nella cosiddetta fase orale continua a usare la bocca per conoscere il mondo attorno a sé. Il quesito principale per le neo mamme riguarda quando dare il ciuccio, e la risposta dipende in parte dall'intenzione di allattare al seno o di optare per il latte formulato. Se non si vuole o non si può allattare al seno, l’inserimento del ciuccio può avvenire fin da subito. Ovviamente bisogna procedere con buon senso ed evitare di farvi ricorso ogni volta che il piccolo emette un vagito.
Se si vuole allattare al seno, il discorso è diverso. Alcuni esperti consigliano di aspettare almeno 3-4 settimane dalla nascita prima di cominciare a dare il ciuccio al neonato per evitare interferenze con l’allattamento al seno. Il ciuccio non deve essere dato al neonato che viene allattato al seno durante le prime 3 o 4 settimane di vita. Il modo in cui il cucciolo si attacca al seno e quello in cui, invece, si attacca alla tettarella del succhietto sono completamente diversi. Inserendo il ciuccio troppo presto quando si allatta al seno, si crea quella che, in gergo ostetrico, è nota come nipple confusion. In parole semplici, il bambino non riesce più a capire quale approccio alla suzione adottare. Prima di offrire il ciuccio, è quindi fondamentale che il piccolo abbia appreso la modalità corretta di attacco al capezzolo. La mamma non deve sentire dolore durante la poppata e non deve curare più ogni singola poppata.
Per introdurre il succhietto nella routine di un bambino allattato al seno, è bene aver superato il cosiddetto mese di calibrazione, un periodo durante il quale mamma e cucciolo trovano il loro equilibrio nelle poppate, raggiungendo traguardi come la produzione di una quantità di latte funzionale alle richieste del cucciolo. Una volta raggiunti gli obiettivi del mese di calibrazione, bisogna comunque tenere conto che, quando si inserisce il ciuccio nella quotidianità del neonato, il suo utilizzo rappresenta comunque un’interferenza. Il piccolo, infatti, fa sempre un po’ di fatica a riconoscere le due modalità di attacco. La scelta è del genitore: se ha intenzione di sperimentare l’utilizzo del ciuccio, può farlo, ma con alcune accortezze. Oltre al superamento del mese di calibrazione, è cruciale il controllo del ritorno al seno del piccolo. Può capitare, per esempio, che in mamme di bambini di 3-4 mesi insorgano delle ragadi al seno a seguito dell’introduzione del ciuccio. Nei casi in cui il bambino riesce a gestire facilmente le due modalità di attacco, la neo mamma può far viaggiare in parallelo seno e ciuccio, così da dare un po’ di autonomia al proprio cucciolo. Chiaramente il succhietto non deve essere la prima offerta a seguito della manifestazione di un bisogno da parte del piccolo. Il ciuccio per i bambini allattati al seno è fonte di opinioni controverse, e non è ancora stato chiarito in modo definitivo se dare il ciuccio disturbi di principio l’allattamento, anche se esistono studi al riguardo per entrambe le posizioni. L’uso occasionale del ciuccio nei casi dove l’allattamento è ben consolidato e prosegue senza problemi non sembra avere alcun effetto negativo sull’allattamento. La suzione non nutritiva al seno è utile quando bisogna mantenere un’elevata frequenza di stimolazione della mammella, come ad esempio nelle fasi iniziali dell’allattamento o quando c’è una bassa produzione di latte.
Diverso è il discorso in caso di nascita prematura. Nei bambini nati prematuri l’uso del ciuccio viene raccomandato fin da subito perché facilita l’acquisizione delle capacità di succhiare e deglutire, riduce la percezione del dolore e aiuta a migliorare alcuni parametri come la crescita, l’aumento di peso, la maturazione. Viene quindi raccomandato fin da subito, già durante la degenza in ospedale, l’uso di appositi succhietti extra leggeri e molto piccoli specifici per i bambini prematuri, utilizzabili con i neonati inferiori ai 2 kg di peso.
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Rischi e Svantaggi dell'Uso Prolungato del Ciuccio: Cosa Sapere
L’utilizzo del ciuccio comporta dei rischi. È da evitare il ricorso al ciuccio come a un palliativo per calmare il bambino quando piange o fa i capricci: è importante chiedersi il motivo per cui il bambino piange, e cercare di venire incontro alle sue esigenze fisiche e soprattutto emotive. Se ogni pianto viene interpretato come il bisogno di succhiare e placato con un ciuccio, si tralascia di considerare altri bisogni: fame, contatto fisico, essere presi in braccio, vicinanza, rassicurazione, cambiamento, pannolini puliti nonché articolazione dei suoni e comunicazione, relazione, contatto visivo. Se il piccolo ha le coliche o il mal di pancia, il ciuccio può sì tranquillizzarlo, ma non deve essere utilizzato per fermare ogni suo vagito. Così facendo, si rischia di non risolvere in maniera tempestiva il problema delle coliche e del reflusso gastroesofageo, con ovvie compromissioni della serenità dei genitori e del cucciolo.
Un altro rischio coinvolge la deglutizione. Il ciuccio viene posizionato tra la lingua e il palato e per questo va usato con parsimonia. La lingua del piccolo, che dovrebbe spingere verso l’alto per imparare una deglutizione corretta e per favorire il normale sviluppo dei denti e delle cavità nasali, quando c’è il ciuccio spinge in avanti. Se il succhietto viene proposto per troppo tempo, si crea un quadro di deglutizione disfunzionale. Spesso, poi, i bambini interpongono la lingua tra le arcate dentarie perpetuando la deglutizione infantile e favorendo l’alterazione nella pronuncia di alcuni fonemi. La suzione estesa e prolungata del ciuccio può causare in un secondo tempo problemi di allineamento dentali e di postura della mandibola nonché disturbi dell’articolazione. La deformità del cavo orale, la cui entità è correlata all’intensità, frequenza e durata della suzione del dito o del ciuccio, e alle caratteristiche costituzionali del bambino, è la conseguenza più frequente ed evidente. La malformazione più evidente che spesso si riscontra è il cosiddetto “morso aperto” che ostacola la corretta crescita degli incisivi e dei canini. Inoltre possono esserci anche altre malformazioni ossee che possono riguardare il palato (ogivale) e i normali rapporti trasversali tra le arcate dentarie provocandone alterazioni nella chiusura. Il corpo estraneo modifica le strutture e i rapporti di pressione nella cavità orale (bocca, naso, gola). Quando il bebè ha in bocca il ciuccio, le labbra non riescono a chiudere completamente la bocca, inghiottire la saliva è più difficile e la posizione di riposo della lingua cambia.
Oltre a ciò, la suzione prolungata può favorire l’insorgenza di otiti medie, probabilmente perché favorisce il passaggio delle secrezioni nasofaringee all’interno della tuba di Eustachio. Altro punto controverso di cui si discute è il momento giusto per disabituare il bambino al ciuccio. La linea di confine tra esigenza e abitudine è sottile. Il succhiare il ciuccio per abitudine può portare a problemi di allineamento dentali e di postura della mandibola nonché a disturbi dell’articolazione. Molti fattori giocano un ruolo al riguardo, in particolare l’intensità, la durata e la frequenza dell’uso del ciuccio. Il ciuccio può diventare un vizio in base all’uso che se ne fa. Come spiegato precedentemente, aiuta a tranquillizzare e a dare benessere al bambino, ma questo non significa che bisogna darlo tutte le volte che piange senza cercare di capire quale sia la causa del malessere. In questo modo si rischia di diventare “ciuccio-dipendenti” in quanto il bambino lo associa a un qualcosa che gli permette di tranquillizzarsi.
Come Scegliere il Ciuccio Giusto: Materiali, Forme e Dimensioni
Scegliere il succhietto per i bambini è molto importante. I modelli di ciuccio sono tantissimi e orientarsi non è sempre facile. La prima cosa da fare è scegliere la misura corretta in base all’età del bambino e ricordarsi di cambiarla durante la crescita, in modo che il ciuccio si adatti sempre bene alla bocca del piccolo. Per i neonati inferiori ai 2 kg di peso, vengono raccomandati succhietti extra leggeri e molto piccoli. Dai 2 kg si possono utilizzare i succhietti in commercio, ma che siano comunque piccoli e leggeri, come i succhietti Physioforma Micrò e Physioforma Gommottino. Durante i primi mesi di vita, la scelta ideale è optare per ciucci di piccole dimensioni, adatto al viso del neonato, leggero, morbido e con lo scudo areato per rispettare la sua pelle delicata. Esistono anche diverse misure: per neonati, per i 4-6 mesi in su e dai 12-16 mesi in su. Inoltre, in linea di massima, si consiglia di prediligere tettarelle piccole per limitare il potenziale impatto sulle strutture della bocca, a maggior ragione nei bimbi piccoli.

I Materiali
Per quanto riguarda i materiali delle tettarelle e dei ciucci monoblocco, la scelta è fra caucciù e silicone, e va fatta tenendo conto dell’età dei propri figli.
In silicone: Il silicone è un materiale trasparente, che non assorbe odori e sapori, non si deforma e non subisce alterazioni nemmeno se viene sterilizzato spesso. Per questo, i ciucci in silicone sono indicati nei primi mesi di vita, quando l’igiene e la sterilizzazione sono fondamentali. Non sono l’ideale invece quando il bebè inizia a mettere i dentini perché il silicone è un materiale abbastanza fragile. Il piccolo potrebbe dunque inciderlo con i propri dentini, staccandone dei pezzetti. Fino ai quattro-sei mesi sono indicati quelli in silicone.
In caucciù: Il caucciù è una gomma naturale, elastica e morbida derivata dal lattice. A differenza del silicone, è poroso, assorbe maggiormente odori e sapori e può essere più facilmente contaminato da microrganismi come batteri e funghi. Inoltre, se subisce troppe sterilizzazioni può rovinarsi. Tuttavia, è molto più elastico e resistente, e non si lacera a causa della pressione dei denti del bebè. Per questo motivo, i ciucci in caucciù sono particolarmente indicati dopo i quattro-sei mesi, quando si possono osservare meno precauzioni igieniche e iniziano a spuntare i dentini. Mordicchiandolo, i bimbi traggono soddisfazione e sollievo. Sopra i sei mesi sono indicati quelli in caucciù.
Forma del Ciuccio per Neonato: Quale Scegliere
Anche in merito alla forma del ciuccio neonato i dubbi dei genitori possono essere diversi. La tettarella del ciuccio - altrimenti detta tettina - può avere diverse forme.
A goccia (o schiacciata): Il ciuccio a goccia ha una forma schiacciata e ovale, per questo è detto anche ciuccio schiacciato. È molto piccolo e sottile e si adatta alle caratteristiche anatomiche della bocca del bebè. Inoltre, aderisce perfettamente al palato senza danneggiarlo. La forma da preferire è quella che rispetta l’anatomia della bocca, con tettarella schiacciata. È una forma allungata e simmetrica.
Anatomica: La tettarella anatomica ha una struttura asimmetrica. Verso il basso è piatta e, in prossimità del palato, assume una forma rotondeggiante. I ciucci con forma anatomica sono molto simili a quelli a goccia: hanno una forma schiacciata ed ellittica, ma asimmetrica, leggermente ripiegata verso l’alto (verso il palato) e piatta verso il basso (verso la lingua). Bisogna dunque assicurarsi di usarli nel verso corretto. Sono sempre in un formato molto piccolo e sottile e rispettano le caratteristiche della bocca del bebè. Scegliere un succhietto anatomico-funzionale, come quella dei succhietti PhysioForma Chicco, è fondamentale per garantire un corretto stimolo alla suzione non nutritiva, un supporto alla respirazione fisiologica e un naturale sviluppo ortodontico.
A ciliegia (o rotonda): I succhietti a ciliegia hanno una forma rotonda, come una ciliegia o una pallina, che riproduce quella del capezzolo materno. Molti pediatri li sconsigliano dopo l’anno perché possono compromettere lo sviluppo di palato e denti del bebè. Nei primissimi mesi è molto gradito anche il succhietto a ciliegia, con tettarella rotonda, che ricorda la forma del capezzolo materno ed è molto gradita ai neonati, ma è da evitare nei bimbi più grandicelli per non compromettere lo sviluppo del palato.
Lo Scudo e l'Anello
Esiste anche lo scudo, ossia la parte esterna, realizzata in materiale plastico e avente lo scopo di evitare che il neonato ingoi il ciuccio. Questo può essere in caucciù o silicone, un materiale morbido, che non crea fastidi al piccolo nemmeno quando dorme e non è pericolosa in caso di cadute. In alternativa, può essere in plastica rigida: spesso nei ciucci moderni questa mascherina ha una forma a farfalla o comunque lievemente incavata, segue l’anatomia della bocca e non copre il naso. Questi modelli sono attraenti dal punto di vista estetico perché hanno colori vivaci e tante decorazioni. Possono però esporre a traumatismi la zona della bocca in caso di cadute e incidenti. In ogni caso, si suggerisce di preferire le mascherine dotate di fori d’aerazione che servono a limitare l’effetto irritante esercitato sulla pelle del bambino dalla saliva. Alcuni succhiotti possono avere un anello, che ha lo scopo di facilitare l’estrazione e il collegamento a eventuali catenelle. Per quanto riguarda l’anello, andrebbero preferiti quelli in materiali morbidi e con dimensioni contenute. Il ciuccio dovrebbe essere il più possibile piatto, morbido, flessibile e leggero (senza anello).
Pur cercando di rispettare le indicazioni fornite, bisogna comunque anche tener conto delle preferenze e reazioni di ciascun bambino. Per questo, può essere utile procedere per tentativi, provando vari tipi di ciuccio, così da individuare il modello più gradito dal proprio figlio.
Consigli Pratici per Proporre il Ciuccio al Neonato
Una volta scartati i fondamentali concetti sulla scelta, è utile conoscere qualche piccola "tips" per dare il ciuccio al piccolo. Sono diversi i metodi da considerare. Prima di elencarli, è importante sottolineare alcune regole: non bisogna insistere se il neonato, dopo qualche giorno di tentativi, manifesta palese rifiuto del ciuccio; mai e poi mai immergere il succhietto nel miele per renderlo più appetibile, in quanto l’alimento in questione, infatti, aumenta il rischio di botulismo nel neonato.
Nel periodo in cui ci si dedica ai tentativi, si può provare, per esempio, a proporre il ciuccio al piccolo quando è sazio o sonnolento. Un’altra alternativa prevede il fatto di strofinarglielo sulle guance, prima a destra e poi a sinistra, e successivamente sul nasino, fino a farlo scivolare in bocca. Si può provare anche il metodo “togli e sostituisci”. Subito dopo la poppata, si toglie velocemente il capezzolo o il biberon e si sostituisce con il ciuccio. Qualche altro consiglio per dare il succhietto al bambino include l'immergerlo nel proprio latte estratto o nella formula artificiale, ma anche renderlo più gradevole scaldandolo sotto il getto dell’acqua del lavandino. Esiste un ulteriore metodo che, in media, è il più efficace di tutti: si avvicina il ciuccio alla bocca del neonato e lo si toglie appena il piccolo inizia a ciucciare. Si ripete questo schema 5-6 volte, fino a lasciare definitivamente il succhietto nella bocca del proprio cucciolo.
Il Momento di Dire Addio al Ciuccio: Quando e Come Agire
Man mano che il bambino cresce, trova nuovi modi per tranquillizzarsi senza il ciuccio e superare i momenti di frustrazione. L’abbandono del ciuccio dovrebbe avvenire entro il 3° compleanno. Il motivo è semplice: a questa età i denti da latte sono già completamente sviluppati. Oltre allo sviluppo fisico e intellettuale, nel periodo dello svezzamento dal ciuccio è molto importante anche l’ambiente in cui il bambino si muove.

Secondo le linee guida del Ministero della Salute, è consigliabile disabituare i bambini al ciuccio entro i 3 anni, e a partire dai 2. Una serie di studi concordano che gli svantaggi iniziano ad essere maggiori dei benefici già a partire dai 12 mesi, soprattutto quando se ne fa un uso intensivo. A mio avviso - è un parere strettamente personale - le linee guida in merito sono troppo morbide, consigliando di togliere il ciuccio entro i due anni, ma non specificando quanto utilizzarlo e che danni può portare a lungo termine. Il ciuccio dovrebbe essere drasticamente ridotto entro l’anno. L’ideale sarebbe impiegare il succhietto solo in determinati momenti per soddisfare precisi bisogni, per esempio per rassicurare il bimbo quando la mamma non c’è, aiutarlo a scaricare la tensione quando è agitato e rilassarlo al momento della nanna. Tuttavia, la scelta su come e quando ricorrervi spetta alla famiglia e ai caregiver, che sicuramente hanno la sensibilità per interpretare il comportamento e le necessità del bebè.
La stimolazione della suzione non nutritiva, fisiologicamente non più necessaria a quell’età per la regolazione del comportamento, è diventata un’abitudine fino a sviluppare gli aspetti psicologici di una dipendenza. Un bebè dovrebbe avere sempre la possibilità di stare con la bocca libera. Il cavo orale e il volto possono rilassarsi, il bebè può articolare dei suoni, comunicare verbalmente e scoprire e percepire le sue mani e le differenze dell’ambiente che lo circonda con la sensibilità delle labbra. Questo ha un effetto positivo sull’interazione del bebè con l’ambiente circostante. Il succhietto, se presente, deve esserlo solo in circostanze sporadiche, così da permettere al piccolo di disabituarsi al suo utilizzo e di arrivare, pian piano, a dimenticarlo in maniera fluida e senza traumi. Armatevi di un po’ di pazienza all’inizio.
Sviluppo Fisico: Cominciare a disabituare al ciuccio al più tardi quando il bambino ha sviluppato i denti e comincia a parlare. Il suo sviluppo fisico procede in modo che possa spostarsi in modo autonomo e cominci a scoprire il mondo. La deformità del cavo orale, se il ciuccio o il dito vengono sospesi, potrà correggersi da sola fino a una certa età. Mentre tempo fa veniva sostenuto che quest’attività fosse possibile fino all’eruzione della dentizione permanente, oggi le raccomandazioni internazionali, pur variabili tra loro, tendono in prevalenza a indicare i 3 anni come l’età oltre la quale non è consigliato continuare questo tipo di suzione.
Sviluppo Intellettuale ed Emotivo: Durante la crescita, il bambino trova altri modi per affrontare situazioni difficili. Più capacità sviluppa, più si troverà nella condizione di trovare consolazione con altre cose, diverse dal ciuccio. Guarda un libro da solo? O gioca da solo, anche se per breve tempo? In questo caso significa che si sta pian piano preparando ad abbandonare il succhietto. La maggior parte dei bambini riesce a farlo con l’aiuto di una persona di riferimento a partire da circa 3 anni.
Ambiente e Condizioni Generali: Oltre al suo sviluppo, è necessario tenere presente la situazione personale del bambino. Soprattutto nelle nuove fasi della vita, il ciuccio è un elemento importante di consolazione, ad esempio quando si inizia a giocare con altri bambini o ad andare all’asilo. Oppure quando nasce un nuovo fratellino o sorellina. Anche un trasloco può creare un temporaneo disorientamento. In queste situazioni è plausibile aspettare a disabituare il bambino al succhietto. I genitori e i bambini spesso percepiscono il disabituarsi al ciuccio come qualcosa di opprimente. Questo è in molti casi il primo “scoglio” del rapporto tra genitori e figlio, un momento in cui è necessario porre sempre nuovi limiti mentre si aspettano progressi da parte dei bambini.
Come togliere il ciuccio senza traumi: L’addio al ciuccio può rivelarsi un momento critico sia per le mamme, sia per i piccoli. Per togliere il ciuccio senza traumi è importante intervenire con gradualità. I metodi bruschi non sono mai delle buone alternative, e rischiano di trasmettere una sensazione al bambino di imprevedibilità e insicurezza. Sicuramente un atteggiamento più adatto è quello di osservare i comportamenti del piccolo, e contrattare con lui, in caso di sue resistenze, momenti in cui può fare a meno del ciuccio. Man mano che il bambino cresce, cercate di limitare l’uso del ciuccio ai momenti di maggiore difficoltà del bambino (ad esempio quando si deve addormentare o è stanco) ma evitate che lo utilizzi sempre, anche quando sta svolgendo attività piacevoli (come ad esempio giocare). Il succhietto, se presente, deve esserlo solo in circostanze sporadiche. Abbiate quindi fiducia in lui, non esprimetegli emozioni o commenti negativi quando usa il dito o il ciuccio e non chiedetegli direttamente di smettere. È utile eliminare l’uso del ciuccio entro i 24 mesi di vita poiché successivamente potrebbero esserci delle alterazioni oro-facciali. Spesso, poi, i genitori si rivolgono al logopedista per capire quando e come togliere il ciuccio. Esistono diverse tecniche, l’importante è saper scegliere il momento giusto e coinvolgere le persone che si occupano del bambino per far si che tutti mettano in pratica la strategia che si è deciso di prediligere.
Igiene del Ciuccio: Un Aspetto Fondamentale
Curate con attenzione l’igiene del ciuccio, sterilizzandolo regolarmente fino ai 6-8 mesi di vita del bambino. Fino ai sei mesi si consiglia di sterilizzare il ciuccio almeno una volta al dì e quando cade. Dopo i sei mesi si può diradare la frequenza di sterilizzazione, fino ad arrivare a sciacquarlo solo con acqua. L’abitudine di mettersi in bocca il ciuccio appena caduto prima di offrirlo nuovamente al bambino è da evitare, in quanto è ancora più facile in questo modo trasmettere al bambino agenti infettivi presenti nella vostra bocca. Questo oggetto può essere un grande alleato, ma la sua pulizia è cruciale per la salute del neonato.