Allattamento in Gravidanza: Comprendere le Trasformazioni del Latte Materno

L'allattamento al seno, un processo naturale e profondamente benefico, rappresenta l'alimento che la natura ha predisposto per il neonato, offrendo un supporto nutrizionale e immunitario senza pari. La sua composizione, infatti, ha come caratteristica una elevata variabilità: è diversa da mamma a mamma e si modifica seguendo nel tempo i diversi fabbisogni nutrizionali del neonato. Questo dinamismo si manifesta non solo nel corso dei mesi di allattamento ma anche, in modo affascinante, nel contesto di una nuova gravidanza, sollevando interrogativi e curiosità sulle trasformazioni che il latte materno può subire.

Scoprire una nuova gravidanza quando si ha già un bimbo piccolo che ancora viene allattato, spesso pone le donne in attesa in una situazione di forte dubbio: si può continuare ad allattare in gravidanza? Il latte cambierà? Potrebbero esserci problemi per la madre, per il feto o per il lattante? A questi e altri interrogativi l'articolo fornirà informazioni complete ed esaustive su questa pratica oggi non solo sdoganata ma anche, in assenza di problemi, incoraggiata dai professionisti della salute. È fondamentale comprendere che il corpo materno è un sistema straordinariamente adattabile, capace di sostenere contemporaneamente le esigenze di un bambino già nato e quelle di uno in arrivo.

La Composizione e l'Evoluzione del Latte Materno: Un Miracolo di Adattamento

Il latte materno è un fluido biologico vivente, la cui composizione subisce modificazioni durante tutto il periodo dell’allattamento, ma anche nell’arco della giornata, riflettendo le esigenze nutrizionali e protettive del bambino. Nessun giorno con il neonato sarà uguale all'altro; lo stesso vale per il latte materno.

infografica: le fasi del latte materno

Le Fasi Distinte del Latte Materno: Colostro, Transizione e Maturo

Nei primi giorni dopo il parto la donna produce il "colostro", prezioso per il suo valore nutritivo e soprattutto per il suo elevato contenuto di anticorpi, utili alle difese immunitarie del bambino. Il colostro è il "primo" alimento del bambino. La madre produrrà il colostro in media durante le prime 72 ore dopo il parto.

Al termine di questo periodo, si inizia a produrre il latte di transizione. Questo rappresenta il ponte tra il colostro e il latte maturo. Le cellule che producono latte (e il modo in cui si collegano tra di loro) si modificano per l'allattamento continuo. Dopo la prima settimana e fino intorno alla seconda settimana, il latte prodotto è chiamato latte di transizione. Come spiega il Prof. Peter Hartmann, una delle principali autorità sulla composizione del latte materno della University of Western Australia, con l'espulsione della placenta il livello di progesterone (l'ormone della gravidanza) della madre inizia a diminuire rapidamente. Con il diminuire del progesterone aumenta la sintesi del latte e si sviluppa una composizione più "normale" del latte materno, sebbene occorrano due settimane per la sua maturazione.

Le fasi del latte materno possono essere considerate tre diverse fasi anziché tre tipi di latte distinti. Gli ingredienti di base rimangono gli stessi per tutto il periodo dell'allattamento, ma i loro livelli salgono o scendono a seconda delle circostanze. È durante questo periodo di transizione che cambiano di più, su base giornaliera, proprio come cambiano le esigenze del bambino. Il latte cambia perché è pieno di componenti bioattivi, tra cui cellule, ormoni e batteri utili. Quando il latte maturo "subentra" non si tratta di un semplice cambiamento. Al contrario, i cambiamenti sono messi a punto per soddisfare le esigenze di sviluppo del bambino. Il volume di latte che la madre produce incide notevolmente sulla composizione del latte materno. Quando la produzione è molto bassa, il latte presenta una composizione diversa rispetto a quando la produzione aumenta.

Il latte di transizione mostra un aumento della quantità. Quando il bambino cresce comincia rapidamente ad avere bisogno di mangiare di più e di un equilibrio diverso di sostanze nutritive. Anche la quantità di latte che si produce in questo periodo aumenta drasticamente: si possono produrre 600 o 700 ml nelle 24 ore, rispetto alla piccola quantità di colostro prodotta all'inizio. In questo momento il seno si trova in modalità "sviluppare la produzione", e apprende la quantità di latte necessaria alle esigenze del bambino. Anche il seno, infatti, sta diventando più maturo, proprio come il latte.

Dopo 10-15 giorni dal parto, il latte materno è pronto per un nuovo cambiamento e diventa latte maturo. Entro la fine del primo mese il latte materno diventa completamente maturo. Questo significa che è adatto per il bambino seguendone la crescita.

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I Componenti Fondamentali del Latte Materno

Il latte materno è una complessa miscela di nutrienti essenziali e sostanze bioattive.Contiene ben 400 proteine diverse che svolgono differenti funzioni, come quella nutritiva, antimicrobica e immunitaria. Questo grande insieme di proteine può essere diviso in due gruppi principali: le caseine e le sieroproteine. Il contenuto proteico del latte materno cambia. Nel latte umano sono presenti due classi di proteine: la caseina e il siero di latte. La caseina si trasforma in solido (latte cagliato) quando incontra l'acido nello stomaco del bambino e può aiutarlo a sentirsi sazio più a lungo. Inoltre, ha proprietà antimicrobiche. Il siero è ricco di anticorpi e rimane liquido, quindi è più facile da digerire (caratteristica particolarmente importante per i neonati). Man mano che l'intestino del bambino diventa più resistente durante la fase di transizione, le proporzioni di siero e di caseina nel latte variano da circa 90:10 nel colostro, a 60:40 dopo un mese (e 50:50 se si continua ad allattare per un anno). Questo equilibrio di proteine è la miscela ideale per l'essere umano, poiché il nostro corpo cresce a un ritmo relativamente lento, mentre il cervello aumenta in dimensioni e complessità. Inoltre, fornisce tutti gli amminoacidi di cui il bambino ha bisogno per il corretto funzionamento del cervello, degli occhi e degli altri organi. La quantità di proteine del siero di latte nel latte materno è significativamente superiore a quella presente nel latte di altri mammiferi.

Il carboidrato più presente nel latte materno è il lattosio. Questa elevata concentrazione rispecchia le esigenze energetiche del sistema nervoso del bambino. Il lattosio, inoltre, è un'importante fonte di galattosio, anch'esso fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Rispetto al colostro, nel latte di transizione sono presenti livelli più elevati di grassi e di lattosio, uno zucchero naturale da cui il bambino trae energia. I livelli di lattosio aumentano improvvisamente due o tre giorni dopo la nascita, come spiega il Prof. Hartmann.

I grassi (o lipidi) forniscono la maggiore quantità di energia. Il latte materno ha al suo interno 200 acidi grassi: tra questi, l'acido oleico, l'acido linoleico e l'acido palmitico, sono componenti presenti in grande quantità. Gli acidi grassi del latte materno sono per il 60% acidi grassi insaturi. Il Prof. Hartmann sottolinea che si verificano anche variazioni del contenuto di grassi, poiché il latte inizia a contenere più acidi grassi a catena media C10 e C12. Oltre a essere una fonte di energia metabolizzata rapidamente, si ritiene che abbiano effetti antivirali.

Il latte materno contiene calcio e fosforo, importanti per i processi di mineralizzazione ossea. È presente anche il ferro, in quantità non particolarmente elevate, ma con una maggiore biodisponibilità. Inoltre, il sodio e il cloruro diminuiscono a livelli molto bassi in questo momento; di conseguenza, il latte presenta un ridotto contenuto di sale. Anche la concentrazione di minerali, quali zinco, rame e manganese (che aiutano a sostenere il sistema immunitario del bambino), diminuisce di pari passi con l'aumento del suo livello di immunità.

Il latte materno è ricco di componenti bioattivi. Sebbene il bambino sia ancora piccino, nelle prime due settimane inizia già a sviluppare il proprio sistema immunitario e necessita di una minore protezione immediata da parte della madre. Di conseguenza, la concentrazione di enzimi e anticorpi protettivi nel latte cambia. Alcuni, tra cui la lattoferrina (un enzima protettivo) e l'sIgA (un anticorpo) diminuiscono, mentre altri, come il lisozima (enzima battericida), aumentano. Il Prof. Hartmann sottolinea: in realtà, anche il contenuto proteico del latte diminuisce in questo periodo. Le proteine protettive vengono sintetizzate alla stessa velocità, ma sono diluite dai maggiori volumi di latte prodotto.

Benefici dell'Allattamento: Un Investimento per la Salute

L'allattamento al seno è un vero e proprio diritto, oltre che un investimento per la salute del proprio bambino, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. I benefici si estendono sia al neonato che alla madre.

Per il Neonato: Protezione e Sviluppo

Uno dei primi effetti positivi per il neonato è sicuramente la protezione verso lo sviluppo di eventuali infezioni, grazie alla presenza di immunoglobuline e altre sostanze attive presenti nel latte materno. Un altro effetto benefico è la riduzione del rischio di sviluppare patologie come allergie, diabete e obesità. Questo alimento fornisce tutte le sostanze nutritive e l’acqua di cui il bambino ha bisogno. Se l’accrescimento risulta adeguato non occorre dargli altro per i primi 5 mesi di vita circa, promuovendo così l'allattamento esclusivo.

Per la Mamma: Recupero e Prevenzione

Il latte materno fornisce numerosi benefici anche alla mamma: ad esempio, l'allattamento aiuta la mamma a riprendere più facilmente la sua forma fisica pre-gravidanza, perché la produzione del latte comporta un consumo energetico in più di circa 500 kcal al giorno! Inoltre, l'allattamento al seno riduce il rischio di sviluppare alcune patologie della donna, come l’osteoporosi e alcune forme di tumore al seno e all’ovaio. L’allattamento è benefico anche per la mamma: la suzione stimola, tramite l’ossitocina, non solo la produzione del latte, ma anche un rapido ritorno dell’utero alle dimensioni iniziali. La prolattina, ormone dell’allattamento, induce la formazione del latte ma ha anche un effetto rilassante.

La Fisiologia della Produzione del Latte: Un Processo Orchestrato

La produzione del latte materno vera e propria inizia mediamente dopo due giorni dal parto. Un segnale caratteristico della gravidanza è l'aumento della sensibilità e delle dimensioni dei seni, preparando il corpo all'allattamento. Aumentare la produzione di latte al seno sembra un traguardo importante per molte neo-mamme, dato il diffuso e spesso ingiustificato timore che il latte prodotto non sia sufficiente a coprire le esigenze nutritive del piccolo. È bene sottolineare che tutte le donne hanno le potenzialità per allattare, la percentuale di coloro a cui, per motivi fisiologici, è impossibile farlo è pari solo all’1%.

illustrazione: ormoni della lattazione

Il Ruolo degli Ormoni e della Suzione

La sintesi di latte viene stimolata dalla suzione, cioè quando il piccolo succhia il latte dal seno della mamma. Infatti, lo stimolo meccanico prodotto dalla bocca del neonato fa impennare i livelli di un ormone, la prolattina, fondamentale per la produzione del latte. Ecco perché in presenza di ipogalattia non patologica (insufficiente secrezione lattea) è consigliabile attaccare il bambino al seno ad ogni pasto piuttosto che a pasti alterni. Per aumentare la produzione di latte materno è importante che la suzione avvenga immediatamente dopo il parto, e continui con una certa frequenza (l'OMS consiglia dalle 8 alle 12 poppate al giorno). Il neonato dovrebbe passare molto tempo con la mamma per rafforzare il contatto fisico tra i due. Nell'arco delle 24 ore il neonato dovrebbe succhiare almeno 8 volte il seno della madre.

La montata lattea può, però, non essere immediata e richiedere anche 5-7 giorni, in funzione altresì del tipo di parto. Lo stimolo che determina la montata lattea è soprattutto la suzione precoce e frequente del neonato. Altrettanto importante è che il seno non si riempia troppo di latte, perché ciò induce la produzione di un fattore (Prolactin Inhibiting Factor) che si oppone alla produzione lattea. È importante, quindi, che la mamma svuoti il suo seno con una certa costanza, in modo da sostenere - e se possibile aumentare - la produzione di latte, prevenendo nel contempo gli ingorghi mammari.

La Gestione del Calo Fisiologico e della Crescita

Il neonato sano a termine può tollerare l’arrivo della montata lattea, soprattutto se riceve, nel frattempo, il colostro. Il calo di peso si può protrarre per i primi quattro o cinque giorni ed è fisiologicamente compreso fra il 5% e il 10% del peso alla nascita.

Come si può sapere se il bambino prende abbastanza latte? Con il passare del tempo, la mamma impara a capire i segnali di sazietà che il bambino le invia, intuendo con sicurezza se il piccolo è soddisfatto e sta crescendo regolarmente, ma nelle prime settimane questo è più difficile. Non importa quanto mangia, ma quanto cresce! Se il piccolo cresce regolarmente è un inutile fastidio (e una fonte di ansia per la mamma!) pesarlo prima e dopo la poppata per calcolare la dose di latte assunta. I bambini sono come noi: talvolta mangiano di più, talvolta di meno. È certamente più utile controllare la crescita con una pesata una volta alla settimana. La crescita, esaurita la fase di calo fisiologico, dopo i primi 8-10 giorni di vita è mediamente intorno ai 150-200 grammi alla settimana. È consigliabile tenere sempre sotto controllo il peso, le urine e le feci del nascituro.

È importante lasciare che sia il bambino a suggerire l’orario giusto! Alcuni bambini si alimentano per poco tempo, ma frequentemente, altri si nutrono per più tempo e poi aspettano alcune ore prima della poppata successiva.

Fattori che Influenzano la Produzione Lattea

Un aspetto strettamente legato all'aumento della sintesi lattea riguarda la dieta della nutrice. Fattori che possono ostacolare la produzione includono il ridotto getto del latte, le cause ormonali legate alla tiroide, la disidratazione (la scarsa introduzione di liquidi diminuisce la produzione di latte da parte della madre, mentre bere a sufficienza, anche durante la notte, sostiene la produzione lattea), l'assunzione accidentale di sostanze anti-galattogoghe (alcune sostanze che ostacolano la produzione di latte possono essere rinvenute in alcuni cibi o farmaci), le calorie insufficienti e la mancanza di sonno. Anche le ore di riposo influiscono sulla produzione lattea. La madre può quindi massimizzare la produzione lattea semplicemente evitando i fattori appena esposti.

Per fronteggiare la scarsa produzione di latte, molte madri utilizzano un rimedio del tutto naturale. Questa strategia consiste nell'assumere alcuni cibi ed erbe galattogoghe durante l'intero periodo di allattamento. I cibi capaci di stimolare la produzione lattea vengono anche definiti galattagoghi (o galattofori). Esistono infatti delle sostanze - che possono essere di sintesi o naturali - la cui funzione è stimolare, quindi aumentare, la produzione di latte materno. L'azione galattogoga è svolta dalla prolattina e dall'ossitocina. Al contrario, le sostanze anti-galattogoghe esplicano l'azione inversa, quindi ostacolano la produzione di latte materno. Si ricorda, comunque, che l'assunzione di determinate erbe o prodotti vegetali durante la gravidanza e/o l'allattamento è generalmente sconsigliato. Pertanto, se si intende assumerli, è bene chiedere sempre il parere del medico.

Per aumentare la produzione di latte è importante anche la motivazione della madre, che dev'essere libera dall'influenza di fattori psicologici negativi (rifiuto del bambino, preoccupazione, stress, atteggiamento negativo nei confronti dell'allattamento al seno ecc.).

Allattamento in Gravidanza: Una Scelta Informata e Sicura

Uno dei temi centrali per molte madri è la possibilità di continuare ad allattare al seno mentre si aspetta un altro bambino. La risposta a questa domanda è sì. Nonostante quanto sostenuto fino a non molto tempo fa, non vi è alcuna evidenza scientifica secondo la quale allattamento e gravidanza non possano coesistere. In passato, quando le nascite erano decisamente più numerose di oggi e anche più ravvicinate, allattare in gravidanza era normale consuetudine.

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Il Consenso Scientifico e le Indicazioni del Ministero della Salute

L’allattamento in gravidanza è una pratica sicura e priva di controindicazioni dimostrate scientificamente. Se una mamma desidera allattare durante la gravidanza, quindi, la sua scelta va rispettata. I risultati degli studi degli ultimi anni suggeriscono che allattare in gravidanza, in particolare se non presenta difficoltà, non aumenta le possibilità di esiti negativi per la madre e per il feto. Il Ministero della Salute si è espresso nel 2014 con indicazioni chiare e precise. Il Tavolo Tecnico Operativo Interdisciplinare per la Promozione dell’Allattamento al Seno ha concluso che, per la maggior parte delle donne, la coesistenza di gravidanza e allattamento risulta sicura per madre, embrione, feto e lattante.

Tali conclusioni sono emerse in base ad alcune evidenze relative alla situazione sociale e sanitaria favorevole del nostro Paese, nello specifico: in Italia, in quanto Paese industrializzato, non è presente un aumento del rischio di ritardo di crescita intrauterina (IUGR) né sussistono problemi relativi alla malnutrizione della madre; nessuno studio scientifico ha accertato la correlazione fra allattamento in gravidanza e comparsa di contrazioni uterine che possano portare a parto prematuro; non ci sono ricerche che dimostrino un maggior pericolo di aborto spontaneo se la mamma dovesse continuare ad allattare in gravidanza.

Il corpo della madre è perfettamente in grado di sostenere l’allattamento del bambino già nato e di fornire i nutrienti necessari allo sviluppo del fratellino o sorellina in arrivo. Il consiglio è ovviamente sempre quello di confrontarsi con il proprio medico ginecologo qualora si desiderasse allattare e concepire un altro figlio, tenendo presente che esistono casi specifici in cui i medici sconsigliano di proseguire con l’allattamento in gravidanza.

Controindicazioni e Circostanze Precauzionali

Come anticipato, esistono tuttavia alcune circostanze in cui è lecito che il professionista consigli alla donna in gravidanza di interrompere l’allattamento al seno a scopo precauzionale. In alcuni casi non è consigliabile continuare ad allattare durante una nuova gravidanza. Questi casi sono: minaccia conclamata di parto pretermine; poliabortività o precedente parto prematuro; stato di salute non ottimale o malnutrizione della madre, dovuta ad esempio a malattie da malassorbimento (come la celiachia); gravidanza gemellare; IUGR (restrizione della crescita fetale) grave.

Le raccomandazioni individuali appena citate non sono però supportate da evidenze scientifiche in tutti i contesti, e spesso derivano da un principio di cautela.

Le Trasformazioni del Latte Materno Durante la Gravidanza

Allattare in gravidanza è una scelta sicura anche quando, a causa del cambiamento ormonale (in particolare ai livelli di estrogeni e progesterone), si modifica la composizione del latte materno. Questi mutamenti sono frutto dell’influenza degli ormoni estrogeni e del progesterone.

schema: cambiamenti ormonali in gravidanza

Cambiamenti nella Composizione e nella Quantità

Può capitare, inoltre, di notare una riduzione nella produzione del latte. Talvolta si osserva, ad esempio, una riduzione della quantità di latte prodotta. Questo cambiamento del latte materno può interferire con la crescita del lattante? La risposta è no! Proprio grazie alla possibilità di mantenere una dieta sostanziosa ed equilibrata. Non devi preoccuparti nemmeno di una possibile riduzione della crescita del piccolo in conseguenza dei cambiamenti di composizione del latte materno. Evenienze di questo tipo sono documentate in letteratura, ma solo in Paesi in situazione di forte scarsità di risorse alimentari.

Il latte materno in gravidanza subisce delle modifiche che possono determinare una minor crescita del lattante? Va inoltre tenuto conto che, generalmente, il bambino viene allattato in maniera esclusiva dalla mamma incinta per un periodo breve, dato che intorno al sesto mese solitamente inizia lo svezzamento e quindi l’inserimento di cibi semisolidi o solidi. Tenete presente, inoltre, che un bambino viene nutrito al seno in maniera esclusiva per un periodo di tempo limitato, in genere sei mesi, dopo di che si dà inizio allo svezzamento; dunque, la sua alimentazione non dipenderà più solamente dal latte della mamma. Un altro aspetto importantissimo da ricordare riguarda il fatto che la mamma che allatta in gravidanza nutre il piccolo al seno in maniera esclusiva solo per pochi mesi. Attorno al sesto, infatti, arriva la maturazione dei requisiti psicofisici per l’autosvezzamento, con conseguente riduzione fisiologica della quantità di latte prodotto (cresce, però, la sua carica nutritiva).

Il "Nadir" della Produzione

Si può allattare in gravidanza e non c’è alcun momento in cui si consiglia di interrompere questa meravigliosa sinergia. Se proprio si devono chiamare in causa dei momenti in cui qualcosa cambia, è possibile citare la ventesima settimana di dolce attesa. A metà gravidanza, si raggiunge il cosiddetto nadir, ossia la quantità più bassa di produzione del latte materno. Il motivo? Il forte impegno del corpo nel far crescere il piccolo in utero. Se la mamma e il bambino lo desiderano, anche in questo periodo non c’è ragione di smettere di allattare. Vale lo stesso dopo aver partorito!

Cambiamento del Gusto del Latte

Negli ultimi mesi di gravidanza può risultare difficile avvicinare il lattante al seno. Può anche essere che, alla fine della gravidanza non si allatta più così volentieri il bambino che sta crescendo, poiché il corpo della madre si trasforma nuovamente e si sta preparando per il nuovo parto. Poco prima della nascita del fratellino o della sorellina, la maggior parte di bambini allattati al seno si svezzano da soli. Le cause di questo atteggiamento sono da far risalire al cambiamento del gusto del latte, alla diminuzione della quantità di latte come pure ai capezzoli molto sensibili o feriti della madre. Questo può determinare che il bambino allattato possa percepire un iniziale disagio transitorio, qualsiasi sia la scelta intrapresa.

Gestione dell'Allattamento durante la Gravidanza

La decisione di continuare l'allattamento al seno durante una nuova gravidanza è strettamente personale, basata su ragioni individuali uniche, come unico è il rapporto tra la madre e il bambino.

Comfort Materno e Sensibilità del Seno

Altro fattore da prendere in esame è il comfort materno: durante la gravidanza sono infatti comuni sintomi quali tensione dei capezzoli o dolore al seno, e il disagio potrebbe intensificarsi durante l’allattamento. L'aumento della sensibilità e delle dimensioni dei seni è un segnale caratteristico della gravidanza.

Alimentazione della Mamma in Gravidanza e Allattamento

A proposito di dieta sana e bilanciata, per una coesistenza positiva di allattamento e gravidanza è sicuramente indicato un aumento dell’apporto calorico. Durante l’allattamento non avete bisogno di osservare una dieta specifica, ma potete liberamente assumere tutti i cibi. Non è necessario mangiare per tre! È sufficiente avere il giusto apporto di calorie, e consumare regolarmente frutta e verdura. E soprattutto ascoltarsi: se la fame aumenta, ascoltala!

Quindi, sempre sotto stretto controllo medico, via libera ad alimenti proteici, a latte e latticini, alla frutta e alla verdura, senza dimenticare l’importanza dei sali minerali e di una buona idratazione. Non occorre che beviate grosse quantità di acqua: bevete normalmente ogni volta che avete sete, ma cercate di mantenere un buon grado di idratazione. Limitate il caffè e gli alcolici. La pasta e il pane danno un alto apporto calorico, le verdure forniscono fibre, vitamine e sali minerali, la carne e il pesce sono ricchi di proteine e ferro, latte, yogurt e formaggio sono importanti per il calcio. Il latte materno trae componenti da tutti gli alimenti che la madre assume e il bambino imparerà a riconoscere i diversi gusti e, soprattutto, i diversi odori dei cibi. Vi verrà detto di bandire dalla dieta alcuni alimenti come i cavoli, gli asparagi, ecc., ma queste raccomandazioni sono spesso prive di fondamento scientifico generale.

Il fumo è dannoso sempre: durante la gravidanza rallenta la crescita del bambino e dopo il parto altera il sapore e l’odore del latte incrementando, inoltre, il rischio della morte improvvisa del neonato. Perciò evitate di fumare!

Allattamento e Contraccezione: Chiarire un Errore Comune

Affrontiamo ora un aspetto diverso di questo argomento, ma in qualche modo connesso con quanto scritto fin qui. È purtroppo convinzione ancora oggi molto diffusa che sia impossibile rimanere incinta durante l’allattamento. I ginecologi dovrebbero invece mettere in guardia le mamme che allattano, spiegando che l’allattamento al seno non rappresenta in alcun modo un metodo contraccettivo.

È vero che in fase di allattamento materno esclusivo la produzione di prolattina è talmente alta da contrastare l’ovulazione, impedendo, in teoria, il concepimento, ma questo rende semplicemente improbabile l’avvio di una gravidanza, non impossibile. La verità è che non possiamo sapere quando l’ovulazione post-parto avrà luogo, dunque perché rischiare? Essenziale è sottolineare che l’inizio di una nuova gravidanza è ostacolato, ma non escluso, dalla sintesi di ormone prolattina. La sua presenza è cruciale per la produzione del latte e in grado di ostacolare la regolare ripresa del ciclo ovarico. I suoi livelli si mantengono alti solo a fronte di condizioni specifiche, tra cui la regolarità degli intervalli tra le poppate - 4 ore di giorno e 6 di notte è l’ideale - cosa di fatto impossibile dato che, per definizione, l’allattamento al seno è a richiesta. Anche in allattamento, quindi, la possibilità di gravidanza è presente.

Alla luce di questo, se non si desidera rimanere incinta durante l’allattamento è bene adottare metodi contraccettivi efficaci, sicuri e compatibili; il ginecologo saprà certamente indirizzare verso la contraccezione che più si confà alle esigenze individuali.

Consigli Pratici per un Allattamento Sereno

Un allattamento sereno e di successo dipende anche dalla gestione di alcune situazioni pratiche e dalla comprensione dei segnali del bambino.

Segnali di Fame del Neonato

Iniziare ad allattare il prima possibile. Nei primi giorni di vita mettetelo al seno tutte le volte che vi sembra mostrare il desiderio di succhiare, onde stimolare il seno. Ruotare la testa, movimenti di suzione, movimenti delle mani verso la bocca possono essere segnali di fame che precedono il pianto anche di mezz’ora. Il pianto disperato è invece un segnale di fame tardivo. Quando il neonato è in preda al pianto o è sovraeccitato e scoordinato, può avere difficoltà nell’attaccarsi al seno e nella suzione. È importante procedere con pazienza e costanza, senza scoraggiarsi: ogni istinto può aver bisogno di un po’ di esercizio per esprimersi appieno.

Posizioni e Attacco al Seno

La posizione in cui si allatta influisce sull’esperienza sia della mamma che del neonato. Un attacco corretto è fondamentale per prevenire problemi e garantire un efficace trasferimento del latte. Ricordatevi che il neonato non succhia solo dal capezzolo, ma anche da una buona parte dell’areola. Un capezzolo che appare piccolo, appiattito o addirittura rientrante non necessariamente rappresenta un problema, perché la suzione del bambino può provocarne l’allungamento e la fuoriuscita. In alcuni casi può essere utile l’utilizzo di particolari sussidi quali paracapezzoli e tiralatte a pompetta.

immagini: diverse posizioni per l'allattamento

Gestione di Problemi Comuni del Seno

Durante l’allattamento possono sorgere alcune problematiche comuni che, se ben gestite, non compromettono la prosecuzione dell'allattamento.

  • Capezzoli infiammati o arrossati: L’arrossamento è un’irritazione che si presenta sul capezzolo e sull’areola in donne con pelle particolarmente sensibile, dovuto al vigore della suzione del neonato.
  • Ragadi: Sono delle piccole lesioni o ferite sul capezzolo che possono anche sanguinare. In questo caso si consiglia di continuare ad allattare ma in modo corretto, anche cambiando spesso posizione.
  • Ingorghi mammari: Durante l'allattamento può formarsi un intasamento che si riconoscerà perché il seno diventerà turgido e dolente. Il latte fuoriuscirà con difficoltà. Tale condizione è diversa dalla normale pienezza del seno, nella quale si ha abbondante perdita spontanea di latte e dove il senso di turgore si risolve dopo la suzione del bambino. Mentre il bambino succhia, massaggiate il seno in corrispondenza della parte ingorgata, andando dalla base del seno verso il capezzolo. Applicate impacchi caldo-umidi sul seno per provocare una vasodilatazione che faciliterà la fuoriuscita del latte.

Estrazione e Conservazione del Latte Materno

Il latte materno può essere estratto manualmente spremendo il seno o con l’aiuto di un tiralatte. Può capitare che il bambino non possa essere attaccato al seno a tutti i pasti, ad esempio perché la mamma si deve assentare per brevi periodi o deve riprendere a lavorare. In questi casi è possibile continuare a nutrire il piccolo al biberon con il latte della sua mamma estratto con il tiralatte, senza dover necessariamente ricorrere al latte artificiale.

Prima di ogni raccolta è fondamentale un accurato lavaggio delle mani, per ridurre il rischio di contaminazione del latte estratto. Si consiglia di utilizzare, per la raccolta del latte, dei contenitori di vetro o di plastica rigida, perché garantiscono la stabilità di gran parte dei costituenti del latte materno.

Il latte raccolto in contenitori sterili può rimanere a temperatura ambiente per 4/6 ore. Se non viene scaldato in tale lasso di tempo, può successivamente essere conservato sia in frigorifero che nel congelatore. Il latte raccolto in contenitori sterili può essere conservato in frigorifero per un periodo non superiore alle 72 ore. È importante indicare sul contenitore la data e l’ora di effettuazione della raccolta.

La modalità corretta per scaldare il latte materno è quella “a bagnomaria”. Il latte raccolto in contenitori sterili può essere conservato in congelatore per 3/4 mesi. È importante indicare sul contenitore la data di effettuazione della raccolta.

Le metodiche di scongelamento prevedono che lo scongelamento possa avvenire lentamente (in frigorifero per un periodo non superiore a 24 ore) o rapidamente (a bagnomaria, con acqua a temperatura non superiore a 37° C, oppure sotto l’acqua corrente tiepida, ponendo attenzione alla chiusura del contenitore, per evitare il rischio di contaminazione del latte). È necessaria una appropriata pulizia e disinfezione delle parti del tiralatte che vengono a contatto con il latte, lavandole prima con acqua calda e detergenti comuni e poi disinfettandole “a caldo” (bollitura del materiale completamente immerso in acqua e coperto per 20 minuti) o “a freddo” (utilizzando soluzioni a base di ipoclorito di sodio, immergendo completamente il materiale per un periodo di almeno 1 ora).

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