L'esperienza di una gravidanza che non procede come atteso può essere profondamente destabilizzante per una donna e per la coppia. Tra le varie forme di interruzione spontanea della gravidanza, l'aborto ritenuto, noto anche come aborto interno, rappresenta una condizione in cui la gravidanza si interrompe a causa del decesso dell'embrione o del feto, ma senza l'espulsione del prodotto del concepimento e spesso senza la presenza di emorragia o altri sintomi evidenti. Questo tipo di evento può essere particolarmente difficile da accettare, dato che spesso viene diagnosticato attraverso un'ecografia di routine, lasciando la donna ignara della perdita fino a quel momento. La gestione di un aborto ritenuto prevede diverse opzioni, tra cui la condotta d'attesa, il trattamento medico e l'intervento chirurgico, ognuna con specifici vantaggi e svantaggi che devono essere attentamente discussi con la propria Ginecologa.

Comprendere l'Aborto Spontaneo e le Sue Manifestazioni
Con la terminologia "aborto spontaneo" si indica un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente entro i primi 180 giorni di gravidanza. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di definire come aborto spontaneo la morte dei feti con peso inferiore a 500 grammi o di età gestazionale inferiore a 20 settimane. Nella maggioranza dei casi l'aborto spontaneo si verifica però nel corso del primo trimestre di gravidanza. Circa il 10-15% delle gravidanze confermate abortisce spontaneamente, e oltre l'80% degli aborti spontanei si verifica nel primo trimestre. Si stima che circa il 15-20% delle gravidanze conosciute termini con un aborto spontaneo, ma il numero reale è probabilmente più alto, questo perché molti si verificano prima che ci si renda conto di essere incinte. La nostra cultura ritiene spesso ancora inappropriato essere in “lutto” per un aborto, perché rimane difficile pensare ad un embrione o a un feto come a “una persona cara”. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo. In realtà non è così, e maturano convinzioni e idee sbagliate sulle sue possibili cause.
L’espressione aborto spontaneo indica un’interruzione spontanea della gravidanza entro la ventesima settimana di gestazione. L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Molto spesso l’aborto spontaneo si manifesta senza alcun sintomo, ovvero senza perdite di sangue né dolori. In questi casi si diagnostica attraverso l’ecografia. Questo è il caso dell'aborto ritenuto. In altri casi, l’aborto spontaneo si manifesta con scarse o abbondanti perdite di sangue e/o crampi addominali o dolori alla parte bassa della schiena. I sintomi più classici di un aborto del primo trimestre sono il sanguinamento ed i crampi pelvici. Tuttavia è importante tenere presente che un sanguinamento scarso che poi scompare e dei leggeri crampi passeggeri possono essere comuni nei primi mesi. Se si manifestassero perdite di sangue e/o dolori, è importante contattare la propria Ginecologa.
L’aborto spontaneo può essere distinto in diverse tipologie. Si parla di aborto spontaneo completo quando avviene una completa espulsione del prodotto del concepimento; l’espulsione del materiale abortivo si verifica con un’emorragia di intensità variabile e sintomi dolorosi all’addome o in zona lombo-sacrale. Quando l’espulsione del materiale abortivo è solo parziale, si definisce aborto spontaneo incompleto. Questa eventualità presenta sintomi simili a quelli dell’aborto completo, ma l’entità del sanguinamento è minore ed è possibile rilevare all’osservazione ecografica la presenza di materiale in utero. L’aborto interno, detto anche aborto ritenuto, avviene quando si verifica l’interruzione della gravidanza a causa del decesso dell’embrione/feto, ma in assenza dell’espulsione del prodotto del concepimento e senza la presenza di emorragia. Spesso l'aborto ritenuto non si associa a sintomi specifici e può essere totalmente asintomatico. In rari casi può manifestarsi l’aborto settico, ovvero una grave condizione infettiva che segue un aborto spontaneo o volontario, presentandosi con ipertermia (febbre), brividi, dolore addominale, sanguinamento, perdite purulente e maleodoranti.
Cause e Fattori di Rischio dell'Aborto Spontaneo
Sebbene a volte ci siano condizioni specifiche riconoscibili che determinano un aborto spontaneo, nella maggior parte dei casi queste sono sconosciute. La causa più frequente di abortività spontanea, e spesso causa di aborto spontaneo occasionale, sono le anomalie cromosomiche o anomalie genetiche. In questo scenario, le anomalie genetiche embrionali non sono compatibili con la vita e la gravidanza si interrompe spontaneamente in epoca precoce. L'aborto spontaneo precoce è spesso causato da un'anomalia cromosomica, con il 50-60% per anomalie cromosomiche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che circa il 15% di tutte le gravidanze termina con un aborto spontaneo.
Altri fattori possono incidere negativamente, come l’età della donna (a maggior ragione se over 40), ma anche quella dell’uomo. La possibilità che avvenga un aborto spontaneo aumenta con l’aumentare dell’età sia materna che paterna. In uno studio su database nazionale, i rischi di aborto spontaneo tra i gruppi di età materna erano i seguenti: < 20 anni (17%); 20-24 (11%); 25-29 (10%); 30-34 (11%); 35-39 (17%); 40-44 (33%); > 45 (57%). Nella fascia di età tra i 40 e 44 anni l’incidenza di aborto è pari a circa un terzo del totale delle nascite. Le anomalie materne del tratto riproduttivo (p. es., utero bicorne, fibromi, aderenze) possono anche causare la perdita di gravidanza fino a 20 settimane di gestazione. Queste anormalità della morfologia uterina possono essere congenite (presenti fin dalla nascita) o acquisite. Spesso il difetto morfologico può essere corretto chirurgicamente. L’incontinenza cervicale è una possibile causa anatomica degli aborti ricorrenti che avvengono nel secondo trimestre di gravidanza.
Altre cause includono:
- Infezioni: i virus come Herpes, Cytomegalovirus o Parvovirus sembrano essere tra le cause più frequenti, anche per la loro potenziale capacità di creare infezioni croniche materne. Il trattamento medico dell’infezione consente un’elevata possibilità di successo della gravidanza seguente.
- Fattori endocrini: come ad esempio il diabete mellito, i disordini tiroidei o la sindrome dell’ovaio policistico, possono influenzare negativamente il decorso della gravidanza perché il delicato equilibrio ormonale necessario a supportare la gestazione risulta alterato. In molti casi la poliabortività per cause endocrine può essere risolta con una terapia medica adeguata.
- Fattori autoimmuni: legati alla presenza di patologie autoimmuni, provocano abortività ripetuta in un quadro clinico in cui è già presente ipofertilità e difficoltà al concepimento.
- Fattori trombofilici: sono dovuti a disordini della coagulazione della donna e possono essere correlati ad episodi ricorrenti di aborto o morte endouterina in epoche di gravidanza più tardive.
- Fattori iatrogeni: possono essere legati a complicazioni di interventi chirurgici passati o a terapie mediche assunte dalla donna.
- Uso di alcune sostanze (p. es., cocaina, alcol) e il fumo di sigaretta.
- Gravidanza ectopica: ovvero quando l’embrione inizia a svilupparsi fuori dall’utero.
È importante smentire alcune comuni misconcezioni: né lavorare, o fare esercizio fisico, o avere rapporti sessuali, né aver preso la pillola contraccettiva prima di avere la gravidanza possono causare un aborto spontaneo. La nausea non può causare aborti spontanei.
Diagnosi dell'Aborto Spontaneo e Ritenuto
La diagnosi di aborto spontaneo avviene tramite l’osservazione di sintomi clinici, l’osservazione ecografica e l’esecuzione di esami di laboratorio. Se hai segnali o sintomi di un aborto spontaneo, la Ginecologa ti chiederà quanto è iniziato il sanguinamento, la quantità del sanguinamento e se hai anche dolore o crampi nella zona pelvica. Effettuerà una visita ginecologica ed un’ecografia per via transvaginale per controllare se l’embrione è presente nell’utero e per valutare la presenza del battito cardiaco fetale. L'ecografia transvaginale è il metodo principale utilizzato per valutare un aborto spontaneo. Se l'attività cardiaca è assente ed è stata rilevata precedentemente durante la gravidanza attuale, viene diagnosticata la morte fetale. L’ecografia è lo strumento fondamentale per la diagnosi di gravidanza ectopica e per l’identificazione dell’epoca gestazionale a cui effettivamente la gravidanza si è interrotta.
In alcuni casi è possibile che la Ginecologa ti chieda di effettuare un esame del sangue per misurare le quantità di beta-HCG (human chorionic gonadotropin), una sostanza che viene prodotta dalla placenta. L’HCG viene prodotto a partire dall’impianto in utero e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. Un livello scarso o decrescente di beta-HCG possono significare la perdita della gravidanza. Se l'ecografia non è disponibile, i risultati dell'hCG possono essere indicativi. Non esiste un singolo livello di hCG diagnostico dell'aborto spontaneo; livelli seriali di beta-hCG che diminuiscono nel corso di diverse misurazioni sono compatibili con una gravidanza interrotta.
Aborto spontaneo Vocabolario delle Malattie
Nelle fasi iniziali della gravidanza, in caso di sospettato aborto spontaneo, i segni ecografici transvaginali diagnostici di fallimento della gravidanza sono uno o più dei seguenti: Lunghezza cranio caudale ≥ 7 mm e assenza di battito cardiaco; Diametro medio del sacco ≥ 25 mm e nessun embrione; Assenza di un embrione con un battito cardiaco, dopo una precedente scansione in gravidanza in corso: ≥ 2 settimane prima che ha mostrato un sacco gestazionale senza un sacco vitellino O ≥ 11 giorni prima nella gravidanza in corso che ha mostrato un sacco gestazionale con un sacco vitellino.
Tradizionalmente, lo stato del processo di aborto è classificato come segue:
- Minaccia di aborto: le pazienti hanno sanguinamento uterino ed è troppo presto per valutare se il feto è vivo e vitale e se la cervice è chiusa. Potenzialmente, la gravidanza può continuare senza complicazioni.
- Aborto inevitabile: la cervice è dilatata.
- Aborto incompleto: i prodotti del concepimento vengono parzialmente espulsi.
- Aborto completo: i prodotti del concepimento sono passati e la cervice è chiusa.
- Aborto mancato (o ritenuto): la morte di un embrione o di un feto è confermata, ma non vi è sanguinamento o dilatazione cervicale e i prodotti del concepimento non sono stati espulsi. Una gravidanza anembrionica si riferisce a una gravidanza non vitale con un sacco gestazionale, ma senza sacco vitellino o embrione visualizzati all'ecografia transvaginale.
Le Opzioni di Gestione dell'Aborto Ritenuto: Condotta d'Attesa, Trattamento Medico e Chirurgico
Quando si ha la perdita della gravidanza nel primo trimestre, è possibile che alcuni residui della gravidanza rimangano dentro l’utero. Questi residui di tessuto vanno rimossi. Se le tue condizioni di salute lo consentono e non si tratta di un’emergenza medica, potrai decidere insieme alla tua Ginecologa quale trattamento è più adatto nel tuo caso. Le opzioni terapeutiche hanno rischi simili tra loro, che includono il rischio di emorragie o di infezione. Il rischio di complicanze gravi, indipendentemente dal tipo di trattamento, è molto basso. In caso di aborto spontaneo, le scuole di pensiero sono due: attendere l'espulsione del materiale abortivo oppure procedere con lo svuotamento che risolve la situazione in una singola, breve seduta operatoria di pochi minuti.

1. Condotta d'Attesa (Gestione di Attesa Vigile)
Se non hai alcun segno di infezione in atto, una delle opzioni è quella di attendere che i residui vengano espulsi spontaneamente. Generalmente, il 65-90% degli aborti va incontro a una risoluzione spontanea entro 2-6 settimane. Dopo che l'aborto è stato diagnosticato, è possibile seguire il trattamento di attesa in assenza di perdite ematiche emorragiche e in caso si desideri evitare l'intervento medico e chirurgico. Questo può richiedere fino a due settimane, ma in alcuni casi richiede più tempo. La gestione di attesa vigile ha un tasso di successo dell'80% per l'espulsione completa entro 8 settimane, con le donne sintomatiche che hanno risultati migliori rispetto alle donne asintomatiche. Il vantaggio della condotta d'attesa risiede nel suo essere un approccio naturale, evitando interventi medici o chirurgici immediati.
Tuttavia, comporta anche degli svantaggi. Ci sarà del sanguinamento abbondante e più prolungato rispetto ad una normale mestruazione. Il flusso di sangue potrà essere infatti più abbondante del normale flusso mestruale e potrà essere più doloroso, associato a crampi uterini. Possono manifestarsi crampi addominali, diarrea e nausea. Si possono spesso notare dei frammenti di tessuto e coaguli. È importante prendere un antidolorifico per la copertura del dolore. Lo “svantaggio” in questo caso è relativo e soggettivo, perché è legato all’imprevedibilità della durata dell’attesa e alla gestione domiciliare di un sanguinamento abbondante. L'ecografia e i sintomi riportati sono utilizzati per confermare l'eliminazione del tessuto gestazionale; in una paziente con una precedente ecografia che ha mostrato un sacco gestazionale, un'ecografia di follow-up senza sacco gestazionale è il criterio più comune per un'espulsione completa. Se l'espulsione completa non viene ottenuta entro un tempo ragionevole, può essere necessaria la gestione medica o la chirurgia.
Il medico deve informarla dei benefici e rischi dell’attesa; la donna deve anche essere informata che in caso di emorragia abbondante, comparsa di febbre e dolore improvviso severo è necessario recarsi in Pronto Soccorso. Durante il periodo di attesa, vanno programmati dei controlli seriati per valutare l’evolversi del quadro clinico.
2. Trattamento Medico
L’opzione farmacologica prevede la somministrazione di farmaci che attivano le contrazioni uterine e una modificazione del collo dell’utero, favorendo l’espulsione del materiale abortivo, emulando un parto. Generalmente prevede l’utilizzo di Misoprostolo, un farmaco che attiva contrazioni uterine e una modificazione del collo dell'utero fino alla espulsione del tessuto. I farmaci utilizzati comprendono preparati con un’azione ormonale (mifepristone: antagonista del progesterone) e preparati con capacità uterotonica (stimolano cioè l’insorgenza delle contrazioni uterine e/o la maturazione della cervice: analoghi delle prostaglandine, ad esempio misoprostolo o gemeprost).
Il trattamento può avvenire con:
- Associazione dei due farmaci: iniziale utilizzo di mifepristone, farmaco antiprogestinico, assunto per via orale, che determina una modifica della recettività della decidua. Dopo 1-2 giorni dall’assunzione del mifepristone si procede con l’assunzione di prostaglandine.
- Utilizzo di un solo farmaco: le prostaglandine (misoprostolo o gemeprost). Il farmaco più utilizzato, nonché il più citato negli studi scientifici, è il misoprostolo somministrato per via vaginale, anche se è possibile l’assunzione orale.
La risposta uterina potrà ottenersi nello stesso giorno dell’assunzione del medicinale. Dopo un’attesa di qualche giorno si effettua un controllo ecografico. Se non si è ottenuta l’espulsione completa del prodotto del concepimento si procede ad una nuova somministrazione del farmaco a cui segue nuovamente un’attesa di qualche giorno e un successivo controllo ecografico. Se dopo la terza somministrazione del farmaco non si ottiene l’aborto completo si procederà al trattamento chirurgico. Il vantaggio che il trattamento medico offre alla donna consiste nell’ottenere, nella maggioranza dei casi, la completa espulsione anticipando i tempi rispetto alla condotta di attesa ed evitando l’intervento chirurgico. Il trattamento farmacologico dell’aborto spontaneo è generalmente più sicuro e meno invasivo rispetto all’intervento chirurgico, con un rischio ridotto di complicazioni e un’esperienza complessivamente migliore per la paziente. Tuttavia, in alcuni casi sarà necessario ricorrere alla chirurgia per completare lo svuotamento della cavità uterina.
Gli aborti spontanei che non sono completamente espulsi con la gestione di attesa vigile o con i farmaci richiedono l'evacuazione uterina chirurgica. Nel secondo trimestre di gravidanza, l’esecuzione dell’intervento chirurgico è maggiormente correlata a complicanze, quindi se l’aborto avviene quando la gravidanza è inoltrata, è preferibile una gestione medica dell’aborto, provocando farmacologicamente le contrazioni necessarie all’espulsione del materiale abortivo.
3. Trattamento Chirurgico
L’opzione chirurgica è raccomandata nel caso compaiano segni di infezione, emorragia o altre complicanze. Si può optare per il trattamento chirurgico, mediante dilatazione e raschiamento con aspirazione tramite canula. Una delle opzioni chirurgiche è l’isterosuzione (aspirazione) in anestesia locale e leggera sedazione, durante la quale un tubo sottile collegato ad un apparecchio aspirante viene inserito nell’utero per rimuovere i residui della gravidanza. Il medico può optare per il trattamento chirurgico, mediante dilatazione e raschiamento con aspirazione tramite canula. Entrambe le procedure vengono eseguite in anestesia generale. Il curettage con aspirazione è ora preferito a causa di esiti migliori e può essere completato in ambiente ambulatoriale con anestesia locale e/o sedazione delle pazienti con aborto durante il primo trimestre.
I vantaggi del trattamento chirurgico sono la rapidità di risoluzione dell’aborto interno e la possibilità di effettuare esami diagnostici sul materiale prelevato per identificare le possibili cause dell’aborto. Questo permette un'analisi cromosomica che può rassicurare la paziente che in futuro un'altra eventuale interruzione potrà essere dovuta a un problema embrionario e non materno.
Gli svantaggi riguardano i maggiori rischi di complicanze legati alla procedura, che sono poco frequenti (si assestano intorno al 2% dei casi) e comprendono lesioni all’utero (perforazione della parete, circa nello 0,1% dei casi) lesioni della cervice (circa 1% dei casi), complicanze emorragiche, complicanze infettive e anestesiologiche. Va ricordata l’importanza del controllo delle norme di sterilità durante l’intervento chirurgico, poiché una contaminazione può esporre la donna al rischio di infezione. Dei movimenti eccessivamente decisi nell’esecuzione dell’isterosuzione o della revisione della cavità uterina possono provocare una lesione della parete dell’utero, con relative complicanze emorragiche, infettive e possibile futura infertilità. Inoltre, se il materiale abortivo non viene rimosso completamente può presentarsi un’emorragia e/o una sepsi successivamente. Un’evacuazione chirurgica urgente può essere necessaria nei casi di emorragia, di instabilità emodinamica o di infezione.
Il Ruolo degli Operatori Sanitari e il Sostegno Emotivo
Ogni scelta offre vantaggi e svantaggi e, a seconda di vari fattori, può rivelarsi più o meno efficace. Non è detto che un trattamento adatto a una donna vada bene per un’altra. L’ostetrica ha il compito di fornire alla donna tutte le informazioni utili a capire cosa sta succedendo al suo corpo, attraverso un counseling mirato a dare sostegno, far emergere eventuali altri fattori di stress e accogliere le sue emozioni. L’ostetrica sta accanto alla donna e riflette con lei sulle tre possibilità di intervento. L’ostetrica offre un quadro chiaro delle opzioni possibili di intervento a breve, medio e lungo termine e fornisce informazioni su come gestire gli eventuali sintomi residui della gravidanza, come comportarsi quando inizieranno i dolori delle contrazioni e le perdite ematiche. Nel sostenere le scelte della donna, l’ostetrica la informa delle caratteristiche cliniche ed organizzative del percorso scelto.
Ti verrà spiegato che, per prevenire le infezioni, per 1-2 settimane dopo un aborto spontaneo vanno evitati i rapporti ed è importante evitare di usare tampax o altri prodotti intravaginali. Se il tuo gruppo sanguigno è Rh Negativo, riceverai un’iniezione intramuscolare di immunoglobuline Rh dopo l’aborto spontaneo. Alcuni problemi specifici possono insorgere nelle future gravidanze se sei Rh Negativa ed il feto Rh Positivo.
Le conseguenze di una perdita, anche precocissima, sul benessere fisico e psicologico della donna e della coppia non andrebbero mai trascurate o sottovalutate e tutte le donne dovrebbero ricevere, unitamente all’assistenza medica, anche un sostegno psicologico e relazionale. L'aborto spontaneo interrompe un processo in atto in modo brusco e intempestivo. Spesso la coppia non ha neppure fatto in tempo a entrare in relazione con il bambino gestato, che è già tutto finito. Il vuoto prende il posto della vita che cresceva. Le madri arrivano a domandarsi se davvero il loro oggetto d’amore c’è stato; per i padri, che spesso non hanno che visto due linee positive sul test di gravidanza, è complesso riconoscere, accettare e motivare i loro sentimenti.
Se tu o il tuo partner vi sentite in difficoltà nel gestire le emozioni che sentite dopo questa perdita, parlate con la vostra Ginecologa o con l'équipe di un EPU (Emergency Pregnancy Unit). Può essere utile spesso parlarne con una Psicologa che utilizza un approccio post-traumatico. Il sostegno psicologico viene offerto tutte le volte che gli operatori riconoscono la perdita e rispettano il dolore della donna e della coppia senza minimizzarlo. Riconoscere e rispettare l’investimento emotivo fatto dalla coppia su quella gravidanza e quel bambino aiuta a avviare correttamente l’elaborazione del lutto.
Oggi siamo abituati a ritenere l’aborto spontaneo un “non evento”, dimenticando il significato soggettivo che ogni gravidanza assume per la coppia in attesa. Nessuna perdita è “troppo piccola” e nessuna perdita dovrebbe essere sminuita, soprattutto dagli operatori sanitari. Ogni donna e ogni coppia hanno una storia a sé, che rende comunque unica l’esperienza della gravidanza e della perdita. Poter esplorare con la donna il significato che attribuisce alla gravidanza e alla perdita può essere molto importante per elaborare il lutto e per le future gravidanze. Il supporto al lutto dovrebbe essere parte della prassi clinica, come evidenziato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che invita ogni operatore a riconoscere la perdita subita dalla donna, a rispettarla e a offrire sostegno. Passata la prima fase di shock i genitori possono sentire il bisogno di parlare con qualcuno di quanto è accaduto, specialmente se devono tornare in ospedale per controllare come procede l’aborto. Per molte coppie si è rivelato utile ricevere una piccola memory box, una scatola dei ricordi progettata appositamente per raccogliere i pensieri, i sogni e i desideri di questi genitori per quel loro figlio e per quell’esperienza di gravidanza interrotta troppo presto.
Future Gravidanze e Aborto Ricorrente
Un aborto spontaneo è un evento che succede a molte donne, ma capita spesso solo una volta. L’ampia maggioranza delle donne ha poi delle gravidanze normali. Dopo un aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). Tornerai ad ovulare e poter concepire già due settimane dopo un aborto spontaneo. Molte donne desiderano tentare un nuovo concepimento immediatamente. In realtà così non è. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta dopo un aborto spontaneo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi.
Quando l’aborto spontaneo si verifica per due volte consecutive si definisce “aborto ripetuto”, mentre se si verifica tre o più volte consecutive prende il nome di “aborto ricorrente”. L’aborto ricorrente è una condizione che si può diagnosticare dopo tre o più aborti spontanei consecutivi. In questo caso è necessario effettuare indagini più approfondite al fine di identificare la presenza di qualche condizione medica che impedisce il normale sviluppo della gravidanza.Per riconoscere le cause di un aborto ricorrente deve essere proposto alla coppia:
- un’indagine genetica e del cariotipo dei genitori;
- un’ecografia approfondita per indagare eventuali anomalie della cavità uterina che possono impedire lo sviluppo del feto;
- esami dei fattori coagulativi del sangue e screening per le trombofilie;
- un tampone vaginale per ricercare una possibile causa infettiva;
- indagine di eventuali anomalie endocrine;
- indagine dei fattori immunologici in caso di sospetta alloimmnità.
Fra i test consigliati, innanzitutto, è opportuno eseguire un’analisi del sangue che possa permettere di valutare la presenza di eventuali disturbi ormonali o di deficit del sistema immunitario. Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo. In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico. Nei casi di incompetenza cervicale verrà eseguito il cerchiaggio della cervice. Il riposo è senza dubbio il principale deterrente e il trattamento fondamentale consigliato dal medico quando la gestante è un soggetto a rischio di minaccia d’aborto.
Il medico deve in questo caso discutere con la coppia delle possibilità terapeutiche per incrementare la possibilità di portare a termine una gravidanza. Una di queste tecniche è la diagnosi genetica preimpianto, che permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto, e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero. Un altro modo per rimanere incinta è il ricorso all’ovodonazione, che è la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale.