La Posizione della CEI e del Cardinale Bassetti sull'Aborto: Tra Apprezzamenti Controintuitivi e Inappellabile Difesa della Vita

Il dibattito sulla vita, specialmente in relazione all'interruzione volontaria di gravidanza, rappresenta un punto focale di costante riflessione e discussione all'interno della società italiana e, in modo particolare, per la Chiesa Cattolica. La Conferenza Episcopale Italiana (CEI), e il suo presidente, il Cardinale Gualtiero Bassetti, si trovano spesso al centro di queste complesse intersezioni tra morale, legge e coscienza. Le dichiarazioni emerse negli anni hanno talvolta suscitato ampio eco mediatico e hanno generato un confronto interno ed esterno sulle sfumature della posizione ecclesiale, specialmente quando queste toccano temi così sensibili come la legge 194 sull'aborto.

Le Dichiarazioni del Cardinale Gualtiero Bassetti e l'Interpretazione della Legge 194

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha espresso in diverse occasioni la sua visione sulla difesa della vita e, specificamente, sulla legge 194 che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza in Italia. In particolare, la legge 194, che ha compiuto quest'anno 40 anni, ha ricevuto parole di apprezzamento dalla Cei, attraverso le dichiarazioni del Cardinale Bassetti. Egli ha affermato: «La legge sull’aborto la conosciamo, però bisogna anche apprezzare certi punti che, perlomeno quand’è nata, erano fermi, rispetto a certe proposte di legge che sono di un totale relativismo sul rispetto della vita e della donna». Questa prospettiva ha introdotto una nuance nel discorso pubblico della Chiesa, suggerendo una lettura della normativa che, pur non essendone a favore, riconosceva al suo interno degli elementi di contenimento.

Secondo il Cardinale, «La 194 non era a favore dell’aborto ma prevedeva in certi casi particolari e circoscritti l’aborto». Questa distinzione è stata presentata come un tentativo di evidenziare i limiti e le difficoltà sempre riconosciute dalla Chiesa, ma anche di riconoscere un contesto normativo che, in origine, prevedeva dei paletti. Bassetti ha aggiunto: «Noi ne abbiamo sempre visti limiti e difficoltà, però di fronte a un relativismo totale di fronte all’embrione alla vita, almeno lì c’erano dei paletti, si doveva fare di tutto il possibile». In questa lettura, la legge, nonostante le sue problematiche etiche per la Chiesa, appariva meno problematica di un "relativismo totale" sulla vita e sull'embrione. Il principio morale a cui si è riferito Bassetti è "bonum ex integra causa", un concetto che suggerisce che qualcosa deve essere buono su tutte le basi su cui poggia. Il Cardinale ha tuttavia invitato a distinguere e discernere, riconoscendo che la legge, pur non essendo "buona" nella sua interezza dal punto di vista della morale cattolica, presentava comunque elementi di moderazione rispetto a posizioni di relativismo più estremo.

Cardinale Gualtiero Bassetti

Parallelamente, la posizione generale del Cardinale Bassetti sulla vita è stata sempre improntata alla difesa incondizionata. In un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000 (il canale televisivo della Cei), il Cardinale ha detto: “La vita va difesa, va favorita, va aiutata fino in fondo”. Questa dichiarazione si inseriva in un contesto di forte impegno per la difesa dei più fragili, come evidenziato dalla vicenda del piccolo Charlie Gard. In quel frangente, il Cardinale si è domandato: “Io dico, ma come non ascoltare il grido di due genitori che invocano in fondo ogni mezzo per salvare la vita del loro figlio?”. Ha aggiunto che “grazie a Dio c'è stato un ascolto di questo grido, non solo da parte della chiesa, ma anche di tanta parte dell'opinione pubblica”. La sua conclusione su questo punto è stata perentoria: “Nessuno - ha chiosato il cardinale Bassetti - ha il diritto di intervenire finché ci sono delle condizioni di vita, quindi finché c'è una possibilità di vita umana”. Questo approccio dimostra una chiara e ferma convinzione della sacralità della vita umana in ogni sua fase, dalla concezione alla morte naturale, un principio che è stato ribadito anche dal Papa.

Questa è una presa di posizione forte, quella del numero uno dei vescovi italiani, che segue quanto aveva già detto il Papa. Papa Francesco, prima con un tweet venerdì 30 giugno, aveva affermato: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d'amore che Dio affida a ogni uomo”. Successivamente, con un comunicato ufficiale diffuso dalla sala stampa della Santa Sede il 2 luglio, si sottolineava che “il Santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”. Queste affermazioni congiunte rafforzano il messaggio della Chiesa sulla difesa della vita, pur mantenendo Bassetti un'interpretazione della legge 194 che ha generato un ampio dibattito.

Critiche e Contraddizioni: La Legge 194 tra Giustizia e Ingiustizia

Le dichiarazioni del Cardinale Bassetti sulla legge 194 hanno suscitato grande eco mediatica, e sono state oggetto di un'analisi approfondita e di numerose critiche. Molti hanno trovato "temeraria" l'uscita del presidente della Cei, specialmente in relazione all'idea che la legge sull'aborto possa avere "punti apprezzabili". La critica principale mossa al cardinale è il primo punto non riconosciuto da lui: la legge 194 è una legge intrinsecamente ingiusta perché legittima la soppressione di un essere umano innocente. Ci si chiede dunque: come si può dire che “La 194 non era a favore dell’aborto”? E di cosa era ed è a favore? Forse della vita? Questo interrogativo mette in discussione la logica dietro l'affermazione di Bassetti, sottolineando la percezione di una contraddizione fondamentale.

Inoltre, non è condivisibile il tentativo di qualificare una legge intrinsecamente ingiusta quale è la 194 come una legge che ha dei limiti e delle difficoltà, come se fosse un testo imperfetto ma migliorabile, piuttosto che un atto normativo fondamentalmente sbagliato dal punto di vista etico. La critica si spinge a contestare direttamente l'affermazione di Bassetti: “La 194 non era a favore dell’aborto ma prevedeva in certi casi particolari e circoscritti l’aborto”. Questa affermazione viene definita "falsa". La realtà normativa, secondo i critici, è ben diversa: la legge 194 non pone nessun limite all’aborto procurato nei primi 90 giorni e ne pone di timidissimi dopo i 90 giorni.

Un fatto inoppugnabile viene portato a riprova di questa tesi: i Radicali non hanno mai chiesto che fossero allargate le maglie della 194 in ordine alle condizioni per l’accesso all’aborto. Ciò a riprova che le maglie allora come ora sono larghissime. Se i Radicali hanno sì chiesto nell'81 l’abrogazione totale di questa norma, non era perché la 194 prevedesse dei limiti all’aborto, ma perché volevano che la pratica abortiva fosse disciplinata non in modo speciale, ma fosse regolamentata come qualsiasi altro intervento chirurgico, come un’appendicectomia. Questo significa, in buona sostanza, che nella 194 non c’è nessun paletto, a differenza di quanto sostenuto dal cardinale.

Roma: Legge 194, problematiche sulla sua applicazione

La conferma che l’aborto è liberissimo si trova anche in un dato Istat che riguarda gli aborti effettuati nel 2016: si ricorre all’aborto per possibili malformazioni del feto nemmeno nel 10% dei casi. Nei rimanenti casi, si ricorre all’aborto perché semplicemente la gravidanza non era voluta. E queste ipotesi non sono affatto eccezionali secondo la legge 194, ma sono, di fatto, la norma. Ci si trova non ai confini dell’aborto legale, bensì siamo nel cuore della 194. I sei milioni di bambini uccisi nel ventre materno dal 1978 ad oggi non sono frutto di una cattiva applicazione della 194 - quasi fossero omicidi colposi - bensì sono frutto dell’applicazione fedelissima alla ratio di questa norma. La legge 194, secondo questa visione critica, è stata pensata e voluta come un’arma per uccidere i figli non voluti.

Quando il presidente della Cei afferma che in alcuni punti la 194 è da apprezzare, viene definito un "vecchio slogan caro a tanti sedicenti cattolici". In genere, si fa riferimento agli artt. 2 e 5 che impongono alcuni oneri agli ospedali, ai consultori e ai medici. Tuttavia, un paio di brevi considerazioni smontano l'efficacia di questi obblighi. Alcuni obblighi si possono facilmente soddisfare non provocando il benché minimo intoppo nella macchina abortiva. Altri doveri sono a discrezione del personale sanitario (es. l’interessamento degli enti locali). Se poi la donna va dal medico, gli oneri scendono solo a due assai generici: “la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso”.

Grafico tassi di natalità in Italia

Due sono i punti che annullano la cogenza di questi obblighi. Il primo: è impossibile sanzionare chi non ottempera a tali doveri, perché è impossibile venire a conoscenza della loro infrazione. Medico abortista e donna che vuole l’aborto stanno dalla stessa parte. Ciò è comprovato da un dato inoppugnabile: a fronte di 6 milioni di procedimenti abortivi, ad oggi si sono celebrati in Italia, a motivo della non ottemperanza degli obblighi di cui sopra, zero processi. Zero. Il secondo punto riguarda chi la donna incontrerà nel colloquio pre aborto. Solo personale abortista, perché l’obiettore di coscienza è estromesso da tutto l’iter abortivo, compreso il colloquio con la donna. L'affermazione di Bassetti secondo cui “si doveva fare di tutto il possibile” per non far abortire la donna viene considerata "errata". La norma è costruita in modo tale che l’aborto è l’unica opzione da prospettare, che tutto si debba tentare per far abortire la donna, è una visione distorta della realtà normativa.

L'analogia usata per descrivere la pericolosità di trovare parti apprezzabili nella 194 è particolarmente forte: quando il presidente della Cei afferma che nella 194 ci sono parti apprezzabili vengono in mente i regolamenti dei campi di concentramento nazisti che prevedevano obbligatoriamente di dare da mangiare, seppur con quantità irrisorie di cibo, ai deportati. Infine, Bassetti afferma che la disciplina prevista dalla 194 nel 1978 perlomeno aveva dei punti fermi che oggi pare siano saltati tutti. Questo suggerisce una norma non poi tanto male in origine, ma degradata nel tempo.

Questo contrasta fortemente con quello che era il giudizio sulla 194 espresso dalla medesima Cei all’indomani del varo della stessa. Ecco alcuni estratti del documento “Dichiarazioni a seguito dell' avvenuta legalizzazione dell' aborto in Italia”: “L'aborto volontario e procurato, ora consentito dalla legge italiana, è in aperto contrasto con la legge naturale scritta nel cuore dell'uomo ed espressa nel comandamento: ‘Non uccidere!’. Chiunque opera l'aborto, o vi coopera in modo diretto, anche con il solo consiglio, commette peccato gravissimo che grida vendetta al cospetto di Dio e offende i valori fondamentali della convivenza umana”. Questa storica posizione della CEI non lasciava spazio a interpretazioni di "punti apprezzabili", ma condannava senza appello l'aborto come un atto intrinsecamente malvagio e gravemente peccaminoso.

La Difesa Incondizionata della Vita Umana secondo la Chiesa e la "Cultura dello Scarto"

La Chiesa Cattolica, attraverso il suo Magistero e le parole dei suoi Pontefici, ha sempre espresso una posizione chiara e inequivocabile sulla sacralità e inviolabilità della vita umana fin dal concepimento. Il Cardinale Bassetti stesso ha ribadito che “La vita va difesa, va favorita, va aiutata fino in fondo”, sottolineando un impegno che si estende a ogni persona e in ogni circostanza. Questa solida dottrina è stata chiaramente manifestata nel caso del piccolo Charlie Gard, dove il Papa ha espressamente dichiarato: “Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d'amore che Dio affida a ogni uomo”. Il Pontefice ha poi aggiunto che “il Santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo”. Queste espressioni evidenziano la continuità dell'insegnamento della Chiesa sulla vita.

Papa Francesco, in più occasioni, ha fortemente condannato l'aborto, definendolo un "omicidio" e un atto della "cultura dello scarto". Egli ha ribadito con forza il suo pensiero, affermando: "Tra le vittime della cultura dello scarto ci sono i bambini che non vogliamo ricevere, con la legge sull’aborto che li rimanda al mittente e li uccide. E questo è diventato un’abitudine, una cosa bruttissima, un omicidio". Ha anche sottolineato come "si trasforma la donna, vittima, in accusata", mettendo in luce la complessità della situazione delle donne che si trovano ad affrontare questa scelta, ma senza mai giustificare l'atto in sé. La sua "battaglia" su quella che definisce la "cultura dello scarto" continua, evidenziando una preoccupazione profonda per i più fragili: bambini ed anziani.

Papa Francesco e la difesa della vita

Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, questo diritto alla vita non è negoziabile. Quale uomo di buona volontà può dire che bisogna rispettare la libertà delle madri di uccidere i propri figli? La Chiesa condanna esplicitamente qualsiasi opinione che legittimi l'uccisione di un innocente. Si sottolinea che un tale pensiero è "infame" e condannato da qualsiasi coscienza non delirante, e ancor più da S. Giovanni Paolo II con una formula tipica del pronunciamento infallibile ex-Cathedra (cfr Evangelium vitae n. 57).

Il Magistero della Chiesa definisce l'aborto con termini inequivocabili. Cita l'Evangelium vitae (n. 58) per affermare che questo diritto all'aborto è in realtà un "delitto", e il Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes, n. 51) e ancora l'Evangelium vitae (n. 58) lo chiamano un "abominevole delitto". La legge che lo approva è un “sopruso” e “un atto di violenza” (Ev. vitae n. 72), "destituito d’ogni valore giuridico" (Ev. vitae n. 72). L'Evangelium vitae (n. 70) chiarisce che "l’aborto e l’eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare". Inoltre, "nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa" (Ev. vitae n. 62). Queste citazioni chiariscono la radicale opposizione della Chiesa all'aborto in ogni sua forma e la sua ferma convinzione che le leggi che lo permettono siano ingiuste e prive di legittimità morale.

Il Contesto Sociale e Culturale: Una "Congiura contro la Vita" e il Silenzio dei Cattolici

La visione della Chiesa sulla vita si scontra con una realtà sociale e culturale sempre più complessa e, per certi aspetti, ostile. Il panorama demografico italiano riflette una crisi profonda: negli anni Sessanta nascevano di media in Italia 953 mila bambini all’anno; l’anno scorso i nati da italiani sono stati meno di 350 mila: un terzo. Se si fa il conto di quanti italiani mancano dal 1969 ad oggi - cioè di quanti ne sarebbero nati in più se si fosse continuato come negli anni Cinquanta e Sessanta - il totale è di 19 milioni, di età compresa tra 0 e 50 anni: uccisi dall’aborto chirurgico e farmacologico o non concepiti con la contraccezione. Questa è vista come una "strage dei nascituri" di proporzioni enormi.

Alla base di questa situazione non sta semplicemente qualche anima peccatrice che diffonde l’immoralità, ma una operazione ideologica enorme, che pone le sue basi nella visione materialistica dell’uomo, nelle dottrine marxiste, nell’immanentismo hegeliano, nel progressismo culturale e politico, nel relativismo, nel nichilismo e nell’egoismo pratico di tutti. Non a caso questa operazione ideologica è sostenuta con incrollabile determinazione e vigilanza dai partiti materialisti e progressisti (in Italia soprattutto dal PD ed anche dal M5S), nonché da certi sindacati di tradizione marxista (soprattutto la CGIL). E ciò che è ancora più preoccupante è che i cattolici non esitano a dare ad essi il loro voto e persino a fare propaganda per essi. Questo fronte ideologico domina ormai sulla quasi totalità delle coscienze grazie al fatto che non incontra nessuna resistenza rilevante sul suo cammino.

Questi pseudo-assiomi-cattolici, che non sono per nulla cristiani ma del tutto mondani, denotano una ignoranza molto triste e grave nei cattolici della Dottrina Sociale della Chiesa, particolarmente rispetto al ruolo dell’autorità civile e della legge civile in difesa della persona umana innocente. Ciò che rende ancora più grave la questione è il fatto che questa ignoranza si manifesta in tanti pastori e in tanti leader di associazioni cattoliche. In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell’intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali (Enc. Humanae vitae, n. 14).

Rappresentazione ideologie che minacciano la vita

Il risultato è che la suddetta enorme operazione ideologica non trova obiezioni, proteste e resistenze da parte del mondo cattolico, né tantomeno da parte del resto della società che non aderisce alla verità del Vangelo. Ciò vale non solo per la questione dell’aborto, che è la più grave e tragica, ma anche per le altre ad essa connesse, come l’educazione sistematica della gioventù all’utilizzo degli anticoncezionali (anche abortivi, ovviamente) e alla sessualità totalmente separata dal matrimonio.

L’ultimo gravissimo passo di incremento del genocidio abortista è stato fatto, come è noto, dal ministro della salute Speranza, con una ulteriore liberalizzazione dei farmaci abortivi. Speranza, cresciuto nel mondo marxista italiano, ha preso questo provvedimento contro la vita umana nascente con la massima naturalezza e tranquillità. Ciò che ancora una volta stupisce sono le reazioni da parte cattolica: poche e deboli, per di più improntate a far rispettare la legge abortista 194 invece che a proclamare le verità fondamentali sulla vita umana esposte con la massima chiarezza nell’Enciclica Evangelium vitae, che il Papa ha anche recentemente raccomandato di riprendere.

Si è arrivati a un punto in cui il ventesimo secolo verrà considerato un’epoca di attacchi massicci contro la vita, un’interminabile serie di guerre e un massacro permanente di vite umane innocenti. I falsi profeti e i falsi maestri hanno conosciuto il maggior successo possibile. Al di là delle intenzioni, che possono essere varie e magari assumere forme suadenti persino in nome della solidarietà, siamo in realtà di fronte a una oggettiva «congiura contro la vita» che vede implicate anche Istituzioni internazionali, impegnate a incoraggiare e programmare vere e proprie campagne per diffondere la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto. Non si può, infine, negare che i mass media sono spesso complici di questa congiura, accreditando nell’opinione pubblica quella cultura che presenta il ricorso alla contraccezione, alla sterilizzazione, all’aborto e alla stessa eutanasia come segno di progresso e conquista di libertà, mentre dipinge come nemiche della libertà e del progresso le posizioni incondizionatamente a favore della vita.

Davanti a tutto questo, non è forse necessaria più che mai la voce forte e coraggiosa dei discepoli di Cristo? Non è forse più urgente che mai il richiamo autorevole della Chiesa alla verità e al bene? La conversione cristiana esige di riconsiderare «specialmente tutto ciò che concerne l’ordine sociale ed il conseguimento del bene comune». Di conseguenza, nessuno può esigere dai cattolici che releghino la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparsi per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini. Chi oserebbe rinchiudere in un tempio e far tacere il messaggio di san Francesco di Assisi e della beata Teresa di Calcutta? Essi non potrebbero accettarlo. Una fede autentica - che non è mai comoda e individualista - implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Si ama questo magnifico pianeta dove Dio ha posto l'umanità, e si ama l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità. La terra è la nostra casa comune e tutti sono fratelli. Sebbene «il giusto ordine della società e dello Stato sia il compito principale della politica», la Chiesa «non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia». Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore.

L'Urgenza del Silenzio Infranto: Un Appello alla Responsabilità Cattolica

Il silenzio che spesso avvolge la posizione cattolica su questioni vitali è percepito come una grave omissione. La domanda retorica sorge spontanea: possiamo dire che questa voce, questo richiamo e questo messaggio risuoni sulla tragedia dello sterminio degli innocenti nel nostro Paese? Onestamente, in nome di Dio, non possiamo dirlo. Dobbiamo piuttosto confessare l’opposto, che il silenzio domina. Un buon numero di fedeli scrive spesso: “Perché voi vescovi parlate così poco, intervenite così raramente sulle questioni che turbano la nostra coscienza, sulla deriva anti-umanistica che in tema di aborto, eutanasia, identità sessuale ecc. sta producendo un cambiamento antropologico devastante?”. Questo è un riassunto, ma veritiero, delle lettere e dei messaggi che vengono ricevuti. Non si tratta di credenti ai confini dell’ortodossia, di vittime di polarizzazioni (come oggi purtroppo accade), di oppositori del Papa.

Non ci si può dire che in realtà la comunità ecclesiale agisce con l’educazione delle coscienze che viene portata avanti in tutte le parrocchie e associazioni, preparando così un futuro migliore. Questa educazione è un dovere e un’ottima cosa, ma non basta: se ci fossero ancora i campi di sterminio degli Ebrei, potremmo disinteressarcene dicendo che provvediamo già ad educare i ragazzi nella catechesi al rispetto degli altri? Non saremmo come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano, troppo impegnati a fare le nostre predicazioni per fermarci a raccogliere l’uomo ferito dai briganti? Il mondo cattolico ha accettato di portare avanti solo il quarto compito (delegandolo per la verità al Movimento per la Vita, assai poco considerato), perché nemmeno l’opera di evangelizzazione è stata fatta su queste questioni bioetiche, se non da una minoranza volenterosa.

Pare che persino nella Giornata annuale per la Vita alla prima domenica di febbraio in quasi nessuna chiesa si ricordi la strage dei nascituri e si inviti a impegnarsi per porvi fine. Ma quale cattolico può dire, in nome di tutta la Dottrina Sociale della Chiesa e di tutto l’insegnamento del Magistero, che l’uomo ha diritto alla libertà di uccidere e che la società deve garantire questo diritto? Quale uomo di buona volontà può dire che bisogna rispettare la libertà delle madri di uccidere i propri figli? È impensabile che i cattolici possano condividere una opinione così infame, condannata da qualsiasi coscienza non delirante e ancor più da S. Giovanni Paolo II.

Roma: Legge 194, problematiche sulla sua applicazione

In un articolo apparso su “Il Giornale” del 9 aprile, in cui lodevolmente si stigmatizza l’ostinazione degli abortisti durante l’emergenza Covid, un bravo articolista esordisce con queste parole: “L’aborto è un dramma e un diritto. Nessuno lo nega”. Ora, se un bravo giornalista che si oppone agli abortisti, arriva a dire che l’aborto è un diritto e che nessuno lo nega, significa evidentemente che non ha mai avuto sentore del fatto che la Chiesa nega assolutamente che l’aborto sia un diritto e afferma che sia necessario abrogare la legge che lo permette. Il diritto all'aborto è in realtà un delitto, un abominevole delitto, e la legge che lo approva è un sopruso e un atto di violenza, destituito d’ogni valore giuridico. L’aborto e l’eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare. Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.

Come possono il mondo laico, la società civile e la politica arrivare a togliere queste leggi criminali se i cattolici stessi non sono chiari su questi punti? Si noti ancora che l’esistenza di una legge che sancisce il diritto ad uccidere gli innocenti è talmente odiosa che bisognerebbe farla abrogare immediatamente anche se non fosse applicata da nessuno e non procurasse nessun morto. Esattamente come le leggi razziali contro gli Ebrei: se fossero ancora in vigore, senza essere applicate da nessuno, non si esiterebbe un istante a chiederne l’immediata cancellazione. La verità è che una cultura non cristiana, che riduce l’uomo a un grumo di cellule e afferma il diritto della maggioranza di decidere il bene e il male, è entrata anche nelle coscienze dei cattolici e li porta ad affermare l’opposto di ciò che dice la fede della Chiesa. Ma possono i Pastori permettere questa impostura su una materia tanto grave?

In questo contesto, il ruolo dei laici è fondamentale. I laici, con animo generoso, si dedicano totalmente ad estendere il regno di Dio e ad animare e perfezionare con lo spirito cristiano l’ordine delle realtà temporali. Essi cercano di piacere più a Dio che agli uomini, sempre pronti a lasciare tutto per Cristo (cfr. Lc 14,26) e a soffrire persecuzione per la giustizia (cfr. Mt 5,10). L’apostolato dell’ambiente sociale, cioè l’impegno nel permeare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità in cui uno vive, è un compito e un obbligo talmente proprio dei laici, che nessun altro può mai debitamente compierlo al loro posto. In questo campo i laici possono esercitare l’apostolato del simile verso il simile. Il sacro Concilio scongiura perciò nel Signore tutti i laici a rispondere volentieri, con generosità e con slancio alla voce di Cristo, che in quest’ora li invita con maggiore insistenza, e all’impulso dello Spirito Santo.

C'è un appello forte all'Eminenza, conoscendo la Sua grande sensibilità verso la vita dei cristiani nella società italiana, dopo aver esposto a grandi linee la situazione, ci si rivolge a Lei con fiducia di fedeli e di figli. Si crede che il Cardinale possa fare molto per risvegliare le coscienze del mondo cattolico italiano su questo problema così grave. Ogni ora che passa lo sterminio avanza. E come potrebbe Dio ascoltare le nostre preghiere per la pandemia se il nostro desiderio fosse quello di riavere la salute per continuare ad andare avanti come prima, cioè a fare il male più atroce o ad essere consenzienti di fronte ad esso? La Sacra Scrittura è chiara: “13Smettete di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio, i noviluni, i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. 14Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. 15Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. 16Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, 17imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.

In questo momento, mentre il mondo cattolico è silenzioso, gli attivisti pro-aborto stanno lavorando per promuovere “l’aborto chimico a domicilio” in tutto il mondo. Si sono già coordinati per attuarlo in Olanda, Francia, Germania, Inghilterra. In Italia, la piattaforma Pro-choice, sostenuta dalla deputata Laura Boldrini (PD) e dallo scrittore Roberto Saviano, ha promosso una petizione rivolta al governo affinché sostenga l’aborto chimico a domicilio. A reagire a questa iniziativa è stato il mondo cattolico? Neanche una parola, ovviamente. Solo il piccolo gruppo di pro-life, ancora una volta, è pronto a raccogliere firme, a non arrendersi agli assassini. Ma perché non è l’intera Chiesa italiana ad alzare la sua voce? Perché non sono i Pastori insieme ai fedeli laici a pronunciarsi per la più sacrosanta giustizia come vorrebbe la Evangelii Gaudium? La CEI, d'altra parte, esprime invece tutte le preoccupazioni sull’eutanasia, mentre la questione dell'aborto continua a generare un dibattito complesso e sfaccettato al suo interno e nella società.

tags: #cei #bassetti #aborto