Qualità delle acque di balneazione a Porto Cesareo e lungo le coste pugliesi: analisi, monitoraggio e prospettive di tutela

L’arrivo imminente della stagione balneare sposta inevitabilmente l’attenzione sulle condizioni delle acque lungo le coste pugliesi. La tutela del patrimonio marino non è soltanto un imperativo ecologico, ma un pilastro fondamentale per l'economia turistica regionale. In questo contesto, le analisi condotte dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Puglia (ARPA) offrono un quadro dettagliato dello stato di salute del litorale.

veduta aerea delle acque cristalline di Porto Cesareo

La qualità delle acque in Puglia: i dati ARPA

I risultati delle analisi condotte dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Puglia (ARPA) per il 2024 sono estremamente rassicuranti. L’Agenzia ha recentemente consegnato i risultati delle analisi alla Giunta Regionale per l’approvazione. Le analisi dell’ARPA riguardano principalmente l’inquinamento batteriologico e chimico delle acque. I dati presentati mostrano che lungo i 940 chilometri di costa della regione e nelle centinaia di punti di prelievo esaminati, non esistono punti balneabili con acque di qualità "insufficiente".

I dati forniti dall’ARPA Puglia per il 2024 sono un chiaro segnale del successo delle politiche ambientali e dei sistemi di monitoraggio in atto nella regione. Se desideri immergerti nelle acque cristalline della Puglia e godere di spiagge incontaminate, non aspettare oltre! Prenota ora una delle nostre esclusive case vacanze e vivi un’indimenticabile esperienza di relax e divertimento in questa splendida regione. Scegli tra una vasta selezione di strutture accoglienti e ben posizionate, perfette per famiglie, coppie o gruppi di amici.

Il monitoraggio istituzionale: criteri e metodologie

Il monitoraggio, obbligatorio per legge dal 2010, è previsto all'interno delle acque di balneazione, dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il più elevato rischio di inquinamento. I prelievi vengono effettuati ad una profondità di circa 30 centimetri sotto il pelo dell'acqua, ad una distanza dalla battigia dove il fondale è compreso tra gli 80 e i 120 centimetri, ad eccezione delle aree in cui sono presenti scogliere a picco o fondali rapidamente degradanti per le quali i prelievi vanno realizzati vicino alla riva del mare. I campioni vengono prelevati da Arpa Puglia ogni mese, dal primo maggio al 30 settembre, ossia per tutta la durata della stagione balneare.

Eccellenza delle acque nel Salento

Un mare in buona salute quello leccese. Da Casalabate a Porto Cesareo, passando per Otranto, Castro, Leuca, Ugento, Gallipoli e Santa Caterina. Eccellenza delle acque marine. La provincia di Lecce è disseminata dalle bandiere blu assegnate da Arpa Puglia quale indice della balneabilità delle acque marine. Una selva di bandiere blu disseminate lungo i 139 punti della costa, dallo Ionio all’Adriatico, che fanno di questo territorio la meta desiderata dai turisti, in crescita gli stranieri.

Il campionamento delle acque ha riguardato la presenza di Enterococchi intestinali e di Escherichia coli rilevati in misura irrilevante solo in 27 acque balneabili. La presenza di questi batteri è risultata essere assolutamente trascurabile, molto al di sotto dei valori soglia fissati i 200 ogni 100 millilitri per gli Enterococchi intestinali e i 500 ogni 100 millilitri per gli Escherichia coli. Nelle 27 località in cui sono stati rinvenuti si parla della presenza di due o tre batteri ogni 100 millilitri.

mappa dei punti di monitoraggio costiero in provincia di Lecce

Il progetto Biopressadria a Porto Cesareo

PORTO CESAREO - Prenderanno il via nei prossimi giorni le attività di formazione avanzata promosse dall’Area marina protetta di Porto Cesareo nell’ambito del progetto internazionale Biopressadria (“Cross-border integrated strategy to reduce biodiversity loss due to anthropogenic pressures along Adriatic coast”). L’iniziativa, finanziata dal programma Interreg Italia-Croazia 2021/2027, mira a sviluppare una strategia integrata e transfrontaliera per ridurre la perdita di biodiversità causata dalle pressioni antropiche lungo la costa Adriatica.

Le attività formative saranno realizzate e coordinate dal Conisma - Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare - e sono specificamente rivolte agli operatori delle aree marine protette. L’obiettivo centrale è quello di rafforzare le loro competenze scientifiche e operative nella gestione, conservazione e tutela degli ecosistemi marini, fornendo metodologie all'avanguardia per un monitoraggio efficace. Il corso vedrà la guida scientifica di Antonio Terlizzi, ordinario di Zoologia e Biologia marina presso il Dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Trieste. Il suo expertise sarà affiancato dalla partecipazione di ricercatori esperti e tecnici del centro regionale mare di Arpa Puglia, garantendo un elevato livello di preparazione teorica e pratica.

Formazione scientifica e protezione degli habitat

Il percorso formativo è articolato in moduli che spaziano dalle lezioni teoriche alle cruciali attività pratiche in mare. I partecipanti avranno l’opportunità di approfondire tematiche fondamentali per la salvaguardia della biodiversità marina, trattando argomenti come il campionamento in immersione subacquea e le tecniche di raccolta dati per il monitoraggio ambientale, l’analisi e la gestione del problema di plastiche e microplastiche, la mappatura avanzata degli ambienti subacquei e la caratterizzazione della biodiversità a diversi livelli: pelagica (fitoplancton e zooplancton), bentonica e ittica. I contenuti sono pensati per fornire agli operatori gli strumenti necessari per la valutazione degli habitat marini prioritari, la corretta gestione dei rifiuti marini e spiaggiati e l’analisi dettagliata dei sistemi marino-costieri. L’iniziativa di Porto Cesareo si inserisce in un più ampio programma di cooperazione transfrontaliera che unisce partner italiani e croati.

Snorkeling e Citizen Science nell'area marina protetta di Portofino - Progetto CRABS

Il monitoraggio di Goletta Verde: Legambiente in campo

“Siamo contenti dei risultati delle analisi di Goletta Verde, e della spiaggia di Barletta dove è rientrata la situazione di criticità riscontrata lo scorso anno. Quest’anno le analisi di Goletta Verde di Legambiente lungo le coste pugliesi hanno interessato 29 punti nella costa ionica e adriatica: ossia 25 punti a mare e 4 punti in situazioni critiche di scarico, foci di fiumi. Quasi la totalità dei campioni analizzati sono risultati entro i limiti di legge: 28 punti su 29 totali sono, infatti, risultati entro i limiti di legge”. Questi i risultati del monitoraggio di Goletta Verde presentati nel corso della conferenza stampa tenutasi a Bari.

“L’obiettivo di Goletta Verde da 39 anni è scovare le criticità del sistema di depurazione delle acque, lavorare insieme alle amministrazioni per risolvere questi problemi ed informare la cittadinanza”, dichiara Laura Brambilla, portavoce di Goletta Verde. Rispetto ai cartelli di divieto di balneazione, i tecnici di Goletta Verde non li hanno trovati in nessuno dei punti campionati. Le amministrazioni costiere hanno il dovere di informare i cittadini e le cittadine sulle zone interdette alla balneazione, quali sono, per legge, le foci dei fiumi. Utile verificare le informazioni sul Portale delle Acque, il sito del Ministero della Salute che sulla base delle analisi delle Agenzie di Protezione dell’Ambiente Regionali provvede a informare i cittadini e le cittadine sulla qualità delle acque di balneazione della regione.

Sfide persistenti: depurazione e scarichi

E la campagna di Goletta Verde di Legambiente è tornata, come ogni estate, a fare il punto della situazione snocciolando anche i dati e i risultati biologici del monitoraggio regionale. Lo stato di salute del mare in Puglia e la qualità delle acque di balneazione risultano alquanto migliorate anche se, in provincia di Lecce, è ancora critica la situazione a ridosso del canale di scarico sottocosta di Leuca. Rimangono infatti ancora le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali che evidentemente continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati. Accade così che cinque campionamenti, sui ventinove totali eseguiti lungo le coste pugliesi (prelievi effettuati tra il 22 e il 25 giugno scorsi), risultano fuori dai limiti di legge e di questi tre sono risultati e indicizzati in tabella come “fortemente inquinati”. Tra questi preoccupa la situazione nello specchio d’acqua del canale di scarico di marina di Leuca, nel comune di Castrignano del Capo, al di là anche del recente inconveniente legato alla rottura delle condotta fognaria dell’impianto comunale di sollevamento. Gli altri due siti fortemente inquinati sono risultati lo sbocco della vasca di Boccadoro a Trani e la foce del canale in contrada Posticeddu sul litorale Apani, a Brindisi.

Efficienza degli impianti di depurazione

Sono 185 gli impianti di depurazione a servizio degli agglomerati pugliesi, di cui 181 gestiti da Acquedotto pugliese e quattro gestiti direttamente dai comuni. La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella regione. Questo comporta che solo il 7% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali, il 75% è costituito da lame e altri corsi d’acqua effimeri-episodici o dal suolo (attraverso trincee drenanti) e il 16% recapita a mare. In ragione di tali peculiarità territoriali, per la metà dei depuratori, il Piano di tutela delle acque in corso di aggiornamento prescrive che il trattamento sia spinto fino a rendere possibile il riutilizzo delle acque reflue. Dal monitoraggio effettuato dall’Arpa Puglia nel 2018 (con 2.433 controlli) emerge che sono 43 gli impianti di depurazione che nel 2018 hanno presentato una non conformità alla direttiva comunitaria (91/271) sul trattamento delle acque reflue urbane.

infografica sul ciclo di depurazione delle acque reflue in Puglia

Gestione dei fanghi e riutilizzo delle acque

L’incremento della copertura del servizio di fognatura e depurazione e il contestuale miglioramento dell’efficienza dei depuratori sta comportando un progressivo incremento della produzione dei fanghi di depurazione, che ha subito un forte trend di crescita tra il 2012 e il 2018. Nel Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Puglia ha adottato una strategia volta a ridurre la produzione, sostenere il recupero (in particolare il riuso agronomico) e ridurre lo smaltimento in discarica dei fanghi di depurazione. In Puglia, nel 2018, sono 9 impianti (Acquaviva delle Fonti, Casarano, Corsano, Gallipoli, Ostuni, Fasano, Noci, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli) che restituiscono un refluo idoneo al riutilizzo. Nello specifico, è stata riutilizzata l’acqua affinata presso gli impianti di Corsano, Gallipoli, Ostuni e Fasano.

Procedure di infrazione e prospettive future

Dei 27 agglomerati originariamente interessati dalla procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane, 21 risultano conformi e sono in corso le procedure per l’esclusione dall’infrazione. Con riferimento alla precedente procedura di infrazione i 3 agglomerati oggetto di condanne della Corte di Giustizia Europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue sono Casamassima, Porto Cesareo e Taviano. Allo stato attuale si prevede che le criticità relative agli agglomerati di Casamassima e Porto Cesareo, per una quota parte del carico generato, saranno risolte entro il 2019, mentre per l’agglomerato di Taviano, a seguito del dissequestro delle aree di cantiere del 27 giugno 2018, sono in corso le attività per il completamento della rete fognaria.

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli oli esausti. Ecco perché anche quest’anno il Conou, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di Goletta Verde e di Goletta dei Laghi di Legambiente. Da oltre 35 anni il consorzio è il punto di riferimento italiano per la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. Nel 2018, in Puglia, il consorzio ha proceduto alla raccolta di 8.560 tonnellate di olio minerale usato.

La salvaguardia del mare richiede uno sforzo congiunto che integri le tecnologie di monitoraggio, le politiche di depurazione avanzata e la sensibilizzazione attiva di operatori e cittadini, garantendo così la bellezza inestimabile del litorale pugliese per le generazioni a venire.

tags: #porto #cesareo #mare #inquinato