
Il tema della fertilità e delle dinamiche demografiche è di fondamentale importanza per ogni società, e il mondo islamico non fa eccezione. Mentre si avvicina la festività musulmana dell'Eid al-Adha, l'Ufficio centrale di statistica israeliano ha pubblicato dati demografici sui cittadini musulmani dello Stato ebraico. Alla fine del 2023, la popolazione musulmana in Israele era stimata in 1 milione e 782 mila persone, pari al 18,1 per cento della popolazione, con un incremento di 35 mila individui rispetto alla fine del 2022. Nonostante questa crescita numerica, è dal 2001 che il tasso di fertilità delle donne musulmane in Israele registra un calo. La popolazione musulmana è relativamente giovane, con il 31,9 per cento dei musulmani in età compresa tra 0 e 14 anni, mentre solo il 4,9 per cento ha 65 anni o più. Nell’anno scolastico 2022/23, c’erano 399.282 allievi musulmani nei gradi di istruzione primaria e secondaria. Le femmine risultano più istruite dei maschi, un dato che può avere implicazioni sulle scelte riproduttive.
Le Tendenze Globali della Fertilità e il Ruolo della Religione
Il calo del tasso di fertilità è un fenomeno globale. Da tempi immemori, fin dai trattati di Thomas Robert Malthus a fine Settecento, l'attenzione si è focalizzata sulla gestione di un aumento costante della popolazione. Tuttavia, il tasso totale di fertilità delle donne è sceso sotto 2,1 in quasi tutti i Paesi, un valore generalmente considerato il tasso di sostituzione necessario per mantenere stabile una popolazione. Se ogni donna ha 2,1 figli, la popolazione rimane stabile; se ne ha meno, si riduce. L’ultima volta che la popolazione mondiale si è ridotta è stato nel 1300, a causa della "peste nera". Oggi, non è un'epidemia a ridurre il numero di figli, ma l’effetto è lo stesso. In Corea del Sud, caso estremo, il tasso di fertilità è di 0,72 figli per donna. Senza considerare gli effetti dell’immigrazione, ciò significa che a ogni generazione, circa ogni 25 anni, la popolazione si riduce di quasi un terzo.
Un po’ tutti i Paesi, siano essi ricchi o poveri, laici o molto religiosi, stanno assistendo a una riduzione dei tassi di fertilità. Anche i Paesi musulmani, tradizionalmente più fertili, vedono i tassi di fertilità in calo, persino in contesti dove le donne hanno spesso meno diritti e meno prospettive rispetto a quelli occidentali. In Iran, ad esempio, i tassi sono sotto il 2 per cento dall'inizio del secolo.
Philip Jenkins, nel libro "Fertility and Faith", spiega come la demografia guidi il cambiamento religioso. Le società ad alta fertilità, come la maggior parte dell’Africa contemporanea, tendono a essere ferventi e devote. Viceversa, minore è il tasso di fertilità e minore è la dimensione della famiglia, maggiore è la tendenza a distaccarsi dalla religione. L’Europa è un esempio emblematico in cui il calo della fertilità è correlato a una rapida secolarizzazione. Demografia e religione marciano in parallelo, con la contrazione religiosa che precede quella demografica.

Questo cambiamento, come spiega Philip Jenkins, è iniziato negli anni Sessanta, prima nei paesi scandinavi e nei Paesi Bassi, e si pensava fosse correlato al protestantesimo liberale. Tuttavia, i paesi cattolici sono stati colpiti dall'inizio degli anni Settanta. Questo cambiamento è stato strettamente correlato al forte declino della pratica religiosa, misurato con la regolare frequenza in chiesa, le vocazioni al sacerdozio o il numero di donne negli ordini religiosi. Man mano che i legami religiosi diminuiscono, le persone definiscono sempre più i propri valori in termini individualistici e laicizzati, e sono più disposte a opporsi alle chiese o alle istituzioni religiose su questioni sociali e politiche di genere e moralità. Anche in paesi un tempo solidamente cattolici come l’Italia, la Spagna, il Belgio o l’Irlanda, si assiste al progresso della contraccezione, del divorzio, dell’aborto. In molte nazioni, il declino della fertilità è strettamente correlato all’accettazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che solo pochi decenni fa era quasi impensabile.
In Italia, per esempio, una donna nel 1900 aveva 4,5 figli, mentre adesso ne ha 1,3. Il legame tra fertilità e influenza della religione è evidente: all’inizio degli anni Settanta, la Chiesa cattolica subì gravi battute d’arresto con il referendum sul divorzio nel 1974 e l’aborto nel 1978, e in quel periodo il tasso di fertilità iniziò a scendere.
A cosa è dovuto il calo delle nascite in Italia?
Anche i paesi che sono ancora religiosi, come la Polonia, sperimenteranno questo cambiamento in un decennio o giù di lì. Ma allo stesso tempo, l’Islam non sta crescendo così velocemente come si temeva, e molti musulmani europei sono essi stessi piuttosto laici. Le chiese europee si rivolgeranno sicuramente alle minoranze. In Italia, il 40 per cento del clero è straniero già oggi, e la fede diventerà molto più diversificata.
Il Paradosso Americano e la Secolarizzazione
Gli Stati Uniti, tradizionalmente una società molto avanzata con un'alta fertilità e religiosità, un tempo rappresentavano l'opposto dell’Europa. Ma nell’ultimo decennio, gli Stati Uniti si sono mossi verso quella che si considera una traiettoria normale. Il tasso di fertilità degli Stati Uniti sta scendendo ben al di sotto della sostituzione e oggi è vicino a quello della Danimarca. Quel cambiamento è accompagnato da crescenti segni di secolarizzazione. Se le tendenze continuano, gli Stati Uniti sperimenteranno qualcosa di simile alla rivoluzione demografica europea, anche se con ritardo. Siamo nelle prime fasi di un’autentica rivoluzione religiosa e culturale. I "Nones", quelle persone che, quando vengono interrogate sulla loro appartenenza religiosa, rispondono "nessuno", sono oggi un quarto della popolazione, la stessa dimensione del numero degli evangelici e più del numero dei cattolici americani. In termini relativi, il numero di cristiani americani è diminuito drasticamente.
Il Futuro Demografico dell'Islam: Crescita e Variazioni Regionali
Quando si pensa all’"esplosione demografica del Terzo Mondo", si associa spesso al mondo islamico. Ma questa visione è ormai obsoleta. Alcuni paesi islamici hanno effettivamente tassi di fertilità molto alti, ma altri no. In Indonesia, nel Maghreb arabo dell’Africa nord-occidentale e nella stessa Penisola arabica, i tassi stanno scendendo. Esiste un Islam a due livelli. Tutto questo è molto importante per immaginare il futuro dell’Islam in Europa, poiché paesi come l’Algeria e il Marocco stanno diminuendo rapidamente nella loro fertilità. Ancora più sorprendente, l’Iran nel 1982 aveva un tasso di fertilità di 6,5 figli per donna, oggi è inferiore a 1,7, meno della Danimarca. Sebbene i leader iraniani siano molto fondamentalisti, le persone che governano stanno diventando molto laiche, e anche i livelli di pratica religiosa sono molto bassi in Iran.
Il Centro di Ricerca Pew ha previsto che l'Islam diventerà la religione più seguita al mondo entro il 2070. La crescita dei fedeli sarà così alta da superare quella della popolazione globale, prevista in aumento del 37% entro il 2050. Gli studiosi calcolano che tra il 2010 e il 2050 i musulmani cresceranno del 73% contro il 35% dei cristiani. Nel 2010 i musulmani nel mondo erano 1,6 miliardi, mentre i cristiani contavano 2,17 miliardi di persone. Ma la situazione cambierà già nel 2050, quando i fedeli delle due religioni saranno quasi alla pari: 2,75 miliardi i musulmani (30% della popolazione mondiale) e 2,92 miliardi i cristiani (31% della popolazione mondiale).

Ad eccezione dei buddisti, che sono frenati dai bassi tassi di fertilità in Cina, Thailandia e Giappone, tutte le religioni possono contare su una crescita di fedeli nelle prossime decadi. Gli ebrei, il gruppo religioso più piccolo, dovrebbe crescere del 16%, passando da poco meno di 14 milioni nel 2010 a 16,1 milioni entro il 2050. L’Islam è la religione con i fedeli più giovani, con un'età media di 23 anni nel 2010. Oggi l’Indonesia è il Paese con la più grande popolazione musulmana ma, secondo le previsioni del Pew Center, tra 33 anni sarà sorpassata dall’India, che conterà 300 milioni di seguaci di Allah. Questa crescita è dovuta al più alto tasso di fertilità che si registra tra gli islamici.
Il Caso della Russia: Demografia, Islam e Geopolitica
La situazione demografica nell'ex Unione Sovietica negli anni Novanta presentava tassi di fertilità allarmanti. Le cose sono peggiorate durante l’estrema crisi sociale ed economica di quel decennio. Nel 1999 il tasso di fertilità ha raggiunto un minimo storico di 1,17, successivamente rimbalzato a 1,7. La popolazione russa oggi è di 145 milioni di persone e scenderà a 130 milioni entro il 2050. Come avrebbe affermato lo stesso Putin, "la demografia è una questione vitale. O continueremo a esistere o non lo faremo".
Il legame tra demografia e religione rappresenta una minaccia speciale. In epoca sovietica, le minoranze musulmane si sono dimostrate molto più fertili rispetto agli slavi e ad altre popolazioni europee. Attualmente i musulmani hanno un tasso di crescita di oltre 2,3, significativamente superiore ai popoli slavi. Nel 2018, un numero record di 320.000 musulmani ha frequentato le moschee di Mosca durante l’Eid. I musulmani sono il 15 per cento della popolazione russa. Il Gran Mufti russo dice che sono 25 milioni, o il 18 per cento del totale, e prevede che la percentuale potrebbe superare il 30 per cento entro la metà degli anni Trenta. Ciò rappresenta una quota musulmana molto più alta della popolazione rispetto a nazioni europee che agonizzano per la minaccia di una "islamizzazione".
L'Africa: Crescita Esplosiva e Fervore Religioso
Nel secolo scorso, la crescita della popolazione africana è stata uno dei fatti più significativi della storia. La popolazione totale dell’Africa è cresciuta da soli 110 milioni nel 1900 a un miliardo nel 2015, e con un probabile aumento a 2,5 miliardi entro il 2050. Gli africani rappresentavano il 7 per cento della popolazione mondiale nel 1900, rispetto a oltre un quarto previsto per il 2050. Si calcola che proprio in quell’anno tra i venti paesi con la più grande popolazione ci saranno non meno di sei nazioni dell’Africa: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Tanzania, Uganda e Kenya. Presi insieme, solo quei paesi avranno oltre 1,1 miliardi di cittadini entro il 2050.
In Africa, l’età media della popolazione è cresciuta nello stesso periodo da 19 a 20 anni, cioè non si è quasi mossa. Ciò influisce su ogni aspetto della vita, del lavoro e del governo. La lealtà religiosa è molto forte in tutte le parti dell’Africa. In un sondaggio del 2015, agli intervistati è stato chiesto semplicemente se si sentissero religiosi. In cima alla lista c’erano tre paesi africani - Etiopia, Malawi e Niger, tutti al 99 per cento - e tutte le prime venticinque nazioni si trovavano in Africa, Medio Oriente o Sud-Est asiatico. In ognuno di questi venticinque paesi si sono censiti sentimenti religiosi con tassi fino al 95 per cento. All’altro estremo c’erano ventitré nazioni, tutte in Europa e qualche nome asiatico. Alla domanda sul ruolo che la religione ha svolto nella loro vita, l’Africa ha prodotto alcuni dei numeri più alti: 98 per cento in Etiopia, 88 per cento in Nigeria, 86 per cento in Uganda. Quell’entusiasmo religioso può essere espresso in entrambe le grandi religioni. L’Islam sta crescendo molto velocemente in alcune aree, specialmente nell’Africa nera, che è ancora una società molto giovane e dall’alta fede e fertilità. Islam e cristianesimo stanno crescendo insieme, molto rapidamente. Spesso si sente parlare di violenze tra musulmani e cristiani in Africa e in gran parte si verificano lungo il decimo parallelo. La Nigeria produce storie terribili di violenza tra musulmani e cristiani. Ma è importante non vederlo solo in termini di una particolare religione violenta o pericolosa. Il fattore principale è demografico. In una società ad altissima fertilità, come la maggior parte dell’Africa, vediamo un "rigonfiamento giovanile", quando una percentuale molto ampia ha un’età compresa tra i 15 e i 25 anni.
Il Fertility Gap e le Sfide delle Politiche di Sostegno alla Natalità
Negli ultimi decenni è cambiato molto il concetto di famiglia e soprattutto le dinamiche di costruzione delle famiglie. L’emancipazione femminile ha fatto sì che le donne oggi possano studiare, lavorare, essere economicamente indipendenti e avere voce in capitolo sulle proprie scelte riproduttive. Tuttavia, non si può affermare che la società non sia più a misura di bambino o scoraggi il desiderio di fare figli, perché in realtà molte persone questo desiderio ce l’hanno. Esiste infatti il "fertility gap", cioè il divario tra i figli desiderati e i figli avuti. Non è facile stabilire quali siano le politiche da adottare perché non c’è accordo sulle cause di questo calo di fertilità. Di sicuro la famiglia allargata, nella quale ci sono pochi anziani e molti bambini, non è più la norma, e per una coppia di genitori con poco supporto è difficile crescere più di uno o due bambini. I matrimoni sono in calo un po’ dappertutto e sembra che famiglie meno vincolate siano anche meno fertili. Inoltre, soprattutto in Paesi come gli Stati Uniti, i genitori investono moltissimo sui figli. Poi c’è il fatto che l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro e l’apertura di nuove opportunità ha consentito di trovare altre opzioni possibili di realizzazione oltre alla maternità. Ma tutto questo è stato fortemente voluto dalle donne stesse. Insomma, forse le donne fanno meno figli perché - semplicemente - vogliono farne meno e non essere schiacciate sul ruolo di madri per tutta la fase centrale della loro vita.
Alessandra Minello, ricercatrice in Demografia all’Università di Padova, con Tommaso Nannicini ha pubblicato per Feltrinelli "Genitori alla pari". Riguardo alle politiche di sostegno alla natalità in Europa, dobbiamo essere consapevoli che agiscono poco sulla fecondità. Possono avere effetti indiretti, ad esempio se aumenta la partecipazione femminile al mercato del lavoro, aumenterà anche se di poco la fecondità, ma effetti diretti è difficile vederne. In questo momento, agire con una politica unica che vada ad aumentare la fecondità non è più efficace. C’è bisogno di agire in maniera complessiva mettendo le famiglie nella condizione di maggior possibile benessere e vedere se poi questo eventualmente riduce il fertility gap, ovvero la distanza tra il numero di figli desiderato e il numero di figli realizzato.
La bassa natalità è un dato di fatto. Non ci sono soluzioni facili, neanche immaginando uno spettro di possibili politiche drastiche che vadano dal vietare l’aborto - come chiedono sempre più conservatori negli Stati Uniti - a lasciar entrare più immigrati. Di sicuro dobbiamo attrezzarci per i decenni che ci aspettano, perché sarà molto complesso gestire società con anziani ultranovantenni bisognosi di costose cure e assistenza pagata dai redditi generati da pochissimi lavoratori attivi. Ma non dobbiamo fare lo stesso errore di Malthus e di immaginare che alcune variabili siano fisse e immutabili. Così anche il calo demografico non è inevitabile, perché le variabili del contesto possono cambiare. La crisi climatica forse sembrerà meno inevitabile, visto che il numero degli inquinatori si ridurrà.
L'Islam e le Tecniche di Riproduzione Medicalmente Assistita
Fino a un decennio fa, la riproduzione assistita nel mondo musulmano era un argomento tabù. Nel corso degli anni, i grandi esperti dell’Islam hanno risolto numerosi dubbi sulle tecniche di riproduzione assistita. L’Islam si colloca in una posizione intermedia rispetto ai due punti di vista estremi sulla procreazione assistita. Da una parte, la Chiesa Cattolica romana ha condannato categoricamente la fecondazione in vitro, l’inseminazione artificiale e la maternità in affitto. Dall’altra parte, i libertari permettono tali metodi, tra coppie sposate o meno.
Sorprendentemente, nei paesi islamici, che per alcuni aspetti non sono in prima linea nella tutela dei diritti civili, la normativa relativa alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) appare decisamente più liberale di quella italiana. Questo è emerso da un’indagine condotta dall’Osservatorio sul Turismo Procreativo. La ricerca ha preso in esame diversi paesi del Maghreb e del Medio Oriente (Egitto, Tunisia, Libia, Marocco, e poi Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Siria, Giordania, Iran).

Anche in questi paesi, il problema dell’infertilità sta diventando sostanziale. Secondo la World Fertility Survey, a partire dagli anni Settanta il tasso di fertilità nei paesi arabi è diminuito in media del 38%, un declino superiore a quello registrato in America Latina, Asia, Oceania o Africa sub-sahariana. Negli ultimi 30 anni, in Tunisia, il tasso di fertilità è sceso del 64%, in Marocco del 57%, in Giordania del 52%, in Siria del 49%, in Egitto del 38%. Questi dati raccontano di una società in mutamento, dove la donna decide, se può, di sposarsi più tardi, di lavorare e dunque di posporre la decisione di avere figli. Ma sono anche la spia di un tasso crescente di infertilità vera e propria, intesa come l’incapacità di ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti sessuali senza contraccezione. Non stupisce dunque che anche nel mondo islamico le cliniche che offrono tecniche di procreazione assistita stiano andando incontro a un vero e proprio boom. In Egitto, per esempio, per una popolazione di circa 70 milioni di abitanti, sono disponibili tra i 50 e i 60 centri privati, mentre in Libano, che ha una popolazione di appena quattro milioni di persone, sono stati individuati almeno 15 centri, con una delle concentrazioni pro capite più alta del mondo.
I dati estrapolati dall’ultimo rapporto del comitato internazionale di controllo sulle PMA (Icmart) del 2006 dicono che in Marocco, dove sono presenti almeno 14 centri, l’accesso alle tecniche di procreazione assistita è di circa 60 cicli per milione di abitanti, mentre in Tunisia arriva a toccare i 350 cicli per milione. Andrea Borini, direttore dell’Osservatorio, ha commentato che non si tratta di tecniche alla portata di tutte le tasche: soprattutto nei paesi a basso reddito dell’area, molti pazienti sterili non possono permettersi i costi dei trattamenti, che superano anche i 4.000 dollari, con una media di 2.500 dollari a ciclo. Uno studio condotto in Egitto mostra che il 90 per cento dei pazienti ritiene il costo eccessivo, che tra il 15 e il 40 per cento dei pazienti non è in grado di affrontare la terapia e che solo il 40 per cento dei pazienti può permettersi di ripetere la procedura in caso di fallimento.
Di fronte a una richiesta crescente, le istanze religiose hanno, almeno in quest’ambito, saputo trovare una sintesi tra la conservazione della tradizione e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. L’Islam è una religione relativamente aperta e accomodante nei confronti del progresso scientifico. E un buon musulmano è comunque incoraggiato a trovare una soluzione ai problemi di infertilità nelle tecniche di riproduzione medicalmente assistita, visto che l’adozione non è considerata una soluzione accettabile per le coppie con problemi di infertilità.
Specificità delle Tecniche di Riproduzione Assistita nel Diritto Islamico
L'atteggiamento dell'Islam nei confronti delle principali tecniche di medicina riproduttiva può essere esaminato caso per caso:
1. Inseminazione Artificiale con Sperma del Coniuge (IAC):L'AIH viene usata nei casi in cui il marito produce seme, ma tale seme non è adeguato per la fecondazione. In questa procedura, lo sperma si ottiene dal marito attraverso la masturbazione, e in seguito viene concentrato e "migliorato" in laboratorio. Il seme viene introdotto attraverso un’iniezione. Se la masturbazione è proibita, ci si chiede come si possa ottenere il seme del marito per l’AIH. In questo caso, la moglie può masturbare il marito per ottenere il seme. Questa pratica è considerata permissibile.
2. Inseminazione Artificiale con Seme Donato (AID):L’AID è molto simile all’AIH, ma implica l'uso di seme da un donatore esterno alla coppia. Nella società Occidentale, anche alcune donne single, che non desiderano sposarsi ma vogliono avere un figlio, ricorrono a tale metodo per restare incinte. Visto che non implica alcun rapporto sessuale tra il donatore e la donna, e quindi non può essere definita come fornicazione o adulterio, ci si potrebbe chiedere: come può essere ĥarām? Il comandamento divino di proteggere le parti private non è accompagnato da specificazioni; non dice di proteggerla solo dai rapporti sessuali illeciti, bensì di proteggerle da tutto eccetto che dal coniuge. Pertanto, secondo la legge islamica, l'inseminazione con seme di banca è severamente proibita in quanto implica l'ingresso di una "terza persona" nella coppia, assimilabile all'adulterio. Se, Allah (SwT) non voglia, una donna concepisse un figlio attraverso l’AID, il figlio non sarà considerato illegittimo, perché non è stato concepito per mezzo di rapporti sessuali illeciti. In tali casi, la relazione madre-figlio sarebbe chiara. Per quanto riguarda la relazione padre-figlio, la maggior parte dei nostri attuali °Ulama’ afferma chiaramente che sarebbe considerato figlio del donatore, avente diritto alla sua eredità, e maĥram per sua moglie ed i suoi figli.
3. Fecondazione in Vitro (FIVET):Quando entrambi i gameti sono adatti alla fecondazione, ma non si ottiene una gravidanza naturale, è consentita la fecondazione in vitro, purché l’ovulo e lo sperma provengano da entrambi i genitori. Questa tecnica viene inoltre utilizzata per coloro che non riescono a concepire, nonostante abbiano tube di Falloppio normali e tutte le possibili cause di sterilità siano state escluse. Nell’IVF, uno o due ovuli vengono prelevati dalla madre attraverso una piccola siringa, e collocati in una provetta. In seguito, lo sperma del marito viene usato per fecondare l’ovulo. L’IVF può essere usata anche in casi in cui il seme del marito contiene così pochi spermatozoi da rendere difficile che possano fecondare un ovulo nella tuba di Falloppio. Attraverso l’IVF, lo sperma è usato per fecondare l’ovulo in una provetta.
Questioni Etiche e Giuridiche Aggiuntive nell'Islam
I Mujtahidun si trovano in una posizione avanzata rispetto alla tecnologia scientifica, nella deliberazione a proposito delle questioni religiose ed etiche relative alla riproduzione umana. Alcune delle questioni discusse per la prima volta dal punto di vista della Shari°ah includono:
- Ovulo artificiale e utero artificiale: È permissibile inventare un ovulo artificiale, fecondarlo con lo sperma di un uomo e lasciare che il bambino si sviluppi in un utero artificiale. In tal caso, il bambino sarebbe pienamente parente del padre.
- Spermatozoo artificiale: È permissibile inventare uno spermatozoo artificiale e iniettarlo nell’utero di una donna. In tal caso, il bambino sarebbe pienamente parente della madre.
- Gameti artificiali e utero artificiale: È permesso prendere un ovulo artificiale ed uno spermatozoo artificiale che lo fecondi, e lasciare che si sviluppino in un utero artificiale. Se un bambino e una bambina gemelli nascono attraverso qualcuna di tali procedure, nei primi due casi sarebbero normali fratelli (per esempio, non potrebbero sposarsi tra di loro), ma nel terzo non sarebbero considerati nemmeno fratelli perché non avrebbero genitori.
- Gestazione per altri (utero in affitto): L’utero in affitto è un corollario dell’inseminazione artificiale. Ciò può avvenire gratuitamente o in cambio di denaro. Dal punto di vista della Shari°ah, la pratica descritta dell’utero in affitto non è permessa, perché implica l’introduzione dello sperma di un’altra persona nell’utero della donna. Esistono, ciononostante, alcune procedure, nel sistema matrimoniale islamico, che permettono un certo tipo di utero in affitto. Secondo l’Ayatullah al-Khumayni, se un feto è stato inseminato nell’utero della seconda moglie dopo quattro mesi, appartiene alla prima moglie; la seconda moglie è semplicemente un ricettacolo. Tuttavia, basandosi sulla percezione comune (Urfi) della relazione madre-figlio, si potrebbe sostenere che la donna che "dà alla luce" è la madre, e pertanto il figlio appartiene alla madre biologica, indipendentemente dall’età al momento dell’inseminazione. La madre genetica (la prima moglie) ha uno status superiore a quello di madre Ridha°i.
Conservazione e Utilizzo dei Gameti e Embrioni
A. Congelamento dello sperma e degli ovuli fecondati:Non si riscontra alcun fondamento nella Shari°ah per proibire la conservazione dello sperma congelato o degli ovuli fecondati da parte di coppie sposate per uso futuro.
B. Vendita di sperma o ovuli fecondati:Non è possibile vendere il proprio sperma allo scopo di essere iniettato nell’utero di un’altra donna. La vendita è consentita solo a istituzioni scientifiche allo scopo di effettuare ricerche mediche.
C. Utilizzo di ovuli fecondati dopo la morte del marito:Una donna può usare l’ovulo congelato (fecondato dallo spermatozoo del marito), in quanto di sua proprietà, e di conseguenza può usarlo. Il figlio sarà, chiaramente, legittimo. Ciò è permesso solo nel caso in cui la donna non si sia risposata dopo la morte del marito.
D. Utilizzo di ovuli fecondati dopo il divorzio:Una donna può usare l’ovulo fecondato dopo aver divorziato dal marito solo nel caso in cui non si sia risposata. Non appena si risposa, non può usare l’ovulo fecondato dallo spermatozoo del marito precedente.
E. Distruzione di ovuli fecondati in soprannumero:Nella maggior parte dei casi di inseminazione artificiale, tre ovuli vengono prelevati dal corpo della donna, e tutti e tre vengono fecondati dagli spermatozoi del marito, ma soltanto uno viene usato per l’impianto nell’utero della donna. Se il primo tentativo fallisce, gli altri ovuli vengono utilizzati. Secondo la Shari°ah, non dovrebbe esserci alcun problema nel distruggere gli ovuli fecondati in soprannumero.
F. Selezione degli embrioni:È consentita la selezione di embrioni con una migliore evoluzione, a condizione che il resto degli embrioni non trasferiti non vengano donati.
Diversità di Approccio tra Sunniti e Sciiti
Anche all’interno del mondo islamico esistono differenze tra sunniti e sciiti per quanto riguarda le tecniche di procreazione assistita. In particolare, mentre i primi non ritengono accettabile la donazione di gameti, sia maschili che femminili, che viene vista come l’ingresso di una persona "terza" nella coppia e dunque una pratica assimilabile all’adulterio, i secondi prevedono una forma di matrimonio temporaneo di un uomo già coniugato con una donna donatrice, per il tempo strettamente necessario al prelievo degli ovociti da fecondare e da reimpiantare nell’utero della moglie infertile. In linea generale, comunque, l’Islam non prevede esplicitamente divieti per quanto riguarda il numero di ovociti da prelevare e da fecondare, non pone limitazioni al numero di embrioni da reimpiantare, né vieta la crioconservazione di gameti ed embrioni.
Esempi di Legislazione nei Paesi Musulmani
In Egitto, le linee guida che regolano la materia prevedono l’accesso alle tecniche di PMA solo per le coppie sposate, ma non specificano il numero di embrioni da trasferire. È consentita la crioconservazione degli ovociti e degli embrioni (quest’ultima per un periodo di tempo illimitato), e la diagnosi genetica preimpianto è ammessa e utilizzata anche per la selezione degli embrioni. In Giordania e in Libia non vi è limite al numero di embrioni da trasferire, ma si accetta come limite massimo quello di 5. Anche in Siria è consentita la crioconservazione di embrioni e di sperma. In Tunisia le tecniche di fertilizzazione in vitro sono disponibili sin dal 1991 sia negli ospedali pubblici che nelle cliniche private. Secondo la normativa, l’accesso alle tecniche di PMA (per le quali un’assicurazione pubblica prevede la copertura parziale delle spese) è consentita solo alle coppie sposate.
A stupire più di altre è tuttavia la situazione dell’Iran. Con circa un milione e mezzo di coppie infertili, questo paese, a maggioranza Sciita, sta diventando la meta preferita per molte coppie provenienti dai paesi islamici e dalla Russia, a causa delle caratteristiche della sua legislazione e degli standard tecnologici raggiunti nelle tecniche di PMA. Tanto che qualcuno l’ha già definita la nuova "rivoluzione iraniana della PMA". Qui infatti la tradizione consente una forma di matrimonio temporaneo tra un uomo sposato e una donna che può donare i suoi ovociti alla prima moglie. Non solo. Nel 2003 il parlamento iraniano ha ratificato la legge relativa alla donazione di embrioni per le donne sposate infertili (Embryo Donation to Infertile Spouses Act) che consente alle coppie sposate di donare i propri embrioni ad un’altra coppia sposata che abbia una documentata difficoltà di concepimento.