La decisione di creare una famiglia è un percorso profondo e personale, che spesso si intreccia con le fasi della vita, le aspirazioni professionali e la ricerca di stabilità. Tuttavia, la natura stessa della fertilità umana impone un dialogo aperto e onesto con il tempo che passa, specialmente per le donne. "Ho 39 anni e ho finalmente un compagno con cui sognavamo una famiglia vera. Salta il ciclo e tutta contenta penso: «Che bello, sono incinta!»," racconta Marina R., esprimendo un’esperienza comune a molte. "Prima delusione: il test di gravidanza resta negativo più volte. Seconda delusione e shock: il ginecologo cui ci siamo rivolti ci dice «Mi spiace signora, l’ovaio è quasi esaurito. Purtroppo lei sta andando in menopausa». Così, senza preavviso? Perché? Siamo disperati…". Intuisco lo shock, gentile signora, poiché la fertilità femminile, definita come la capacità di procreare, è strettamente dipendente dall'età. Questa consapevolezza è fondamentale, soprattutto in un'epoca in cui la decisione di avere un figlio viene spesso rimandata per una serie di motivi, tra cui la carriera, la stabilità finanziaria o la ricerca del momento giusto. Questa preoccupazione porta molte donne a interrogarsi sull’età e sulla fertilità femminile: fino a quale età è sicuro concepire, sia per la propria salute che per quella del bambino. Questo è un aspetto fondamentale da considerare quando si pianifica di creare una famiglia.
La fertilità cambia con l’età, sia nei maschi che nelle femmine, che diventano fertili dopo la pubertà. Sebbene le possibilità di concepimento si riducano con l’età, i processi di diminuzione della fertilità sono diversi tra i due sessi perché la riproduzione si basa su meccanismi totalmente differenti. È essenziale informare le donne che desiderano un figlio del fatto che la cosiddetta “finestra fertile” sia limitata e che la qualità degli ovociti si riduca al crescere dell’età.
La Fertilità Femminile e il Fattore Età: Un Declino Fisiologico Inevitabile
La fertilità femminile è massima fino ai 30 anni, subisce un leggerissimo calo intorno ai 32 e invece una riduzione più significativa dai 35 anni. Il picco della fertilità femminile si verifica intorno ai vent'anni. Il calo fisiologico del tasso di fertilità è piuttosto brusco dopo i 35 anni: si riduce di circa il 20% fra i 25-29 e i 30-34 anni, e addirittura del 40% fra i 30-34 e i 35-39 anni. “Molte sono davvero sorprese nel momento in cui viene spiegato loro quanto la fertilità diminuisca con l’età”, dice Tarun Jain, endocrinologo riproduttivo e direttore medico del Center for Fertility and Reproductive Medicine della Northwestern Medicine di Chicago. I dati dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) indicano che la fertilità delle donne (ovvero la possibilità che hanno di rimanere incinte) raggiunge il suo apice tra la fine dell’adolescenza e la fine del secondo decennio di vita. Intorno ai 30 anni inizia a diminuire, e dopo i 35 anni il processo accelera. In particolare, secondo una ricerca, prima dei 30 anni hanno l’85% di possibilità di concepire entro un anno; a 30 anni le probabilità scendono al 75% e a 35 anni al 66%. La dottoressa Spies risponde che le donne sono solitamente più fertili tra i 20 e i 30 anni, durante questo periodo, la probabilità di rimanere incinta per ciclo è maggiore. A partire dai 35 anni, la fertilità della donna inizia a diminuire gradualmente e, dopo i 40, diminuisce in modo significativo, ed è ciò che conosciamo come riserva ovarica.
La riduzione della fertilità nella donna oltre i 35 anni dipende da fattori legati all'ovocita. L'ovaio è il fattore più critico: con il crescere dell’età della donna si verificano infatti una riduzione dei follicoli primordiali, una diminuzione del potenziale di sviluppo dell'ovocita e una conseguente maggiore proporzione di ovociti di scarsa qualità. In caso di concepimento, questo aumenta anche il rischio di anomalie cromosomiche e di aborti spontanei. Nella fascia di età tra 30-35 anni il rischio di anomalie cromosomiche è circa del 30% mentre intorno ai 40 anni del 70%. A 45-50 anni la maggior parte degli ovuli che rimangono nelle ovaie presenta anomalie cromosomiche, spiega Joseph Hill, endocrinologo riproduttivo e specialista della fertilità. La maggior parte degli ovuli con anomalie cromosomiche non vengono fecondati. Nei casi in cui la fecondazione avviene, solitamente non si sviluppa un embrione in grado di impiantarsi nell’utero. In effetti, il numero di ovuli “normali” nella donna - dal punto di vista cromosomico - diminuisce con l’età.

Il Percorso della Fertilità: Dalla Nascita alla Menopausa
A differenza dell’uomo, che può produrre e maturare un ciclo completamente nuovo di sperma ogni 72 giorni, la donna nasce con una quantità predefinita di ovuli - circa uno o due milioni - nelle ovaie. Questa quantità si riduce a 300.000-500.000 con la pubertà, e da lì continua a diminuire. La perdita dei follicoli primordiali è un processo incessante che inizia già nella vita fetale: alla nascita il patrimonio ovocitario è ridotto a 1-2 milioni (dai circa 6 milioni di partenza), fino ad arrivare a 300-500.000 follicoli all'inizio della pubertà. Durante la vita riproduttiva, solo 300-400 follicoli raggiungeranno la maturità, mentre tutti gli altri verranno perduti. Durante gli anni in cui ha il ciclo mestruale, la donna perde ovuli ogni mese. Durante l’ovulazione, quando un ovulo maturo viene rilasciato dall’ovaio, c’è una finestra di 12-24 ore in cui può essere fecondato dagli spermatozoi. “Gli altri ovuli muoiono attraverso un processo chiamato apoptosi”, spiega Jain (l’apoptosi è una morte cellulare biologicamente programmata e parte integrante della funzione ovarica umana). “Fa parte dell’invecchiamento: con l’età si formano le rughe, il metabolismo rallenta e noi donne continuiamo a perdere ovuli”. Dal punto di vista biologico, dunque, l’età in cui la donna è nel massimo della sua fertilità corrisponde alla fascia compresa tra i venti e i trent’anni, in cui ha una probabilità di concepimento di circa il 25% ogni mese. Questa percentuale comincia a calare col tempo e, se a 20 anni è al massimo, a partire dai 30 si abbassa al 20%. Dai 37 anni la fertilità subisce un notevole calo e da lì continua a ridursi drasticamente fino ad azzerarsi del tutto con l’avvento della menopausa, la cui età media è di 50 anni, anche se esistono forme precoci.
A 20 anni, una donna perfettamente sana e senza problemi, ha una percentuale di concepimento alta: nel 96% dei casi può rimanere incinta entro un anno. Le percentuali continuano a ridursi più avanti con l’età: a trent’anni una donna ha ogni mese una probabilità di concepire un bambino ancora piuttosto elevata, e ben il 91% delle donne possono diventare madri entro 4 anni. È una percentuale molto alta, seppure si abbia un secondo calo dopo i 35 e dopo i37 anni. Il 64% delle donne che hanno superato i 40 anni potrebbe diventare madre entro 4 anni di tentativi mirati. Sebbene la legge spagnola non stabilisca un’età massima, presso Vida Fertility si effettuano trattamenti di riproduzione assistita solo fino ai 50 anni, per motivi medici ed etici. Una donna fertile di 30 anni ha circa il 20% di possibilità di concepire ogni mese. Ciò significa che su 100 donne fertili di 30 anni che cercano una gravidanza, circa 20 riusciranno ad avere successo in ogni ciclo senza l’aiuto della riproduzione assistita. All’età di 40 anni, questa probabilità scende a meno del 5% per ciclo, il che significa che meno di 5 donne su 100 di questa età otterranno una gravidanza ogni mese. La finestra di fertilità femminile è quindi compresa tra i 14 e i 45 anni, per un periodo di circa 30 anni.
Quando la Fertilità Incontra Ostacoli: Fattori "Ovocita Indipendenti" e Stile di Vita
Oltre all’età, i nemici dell’ovaio includono la vulnerabilità genetica: se mamma o nonna sono andate in menopausa presto, il rischio aumenta molto in figlie e nipoti. “La riserva di ovuli di alcune diminuisce più rapidamente rispetto a quella di altre”, osserva Jain. “Probabilmente questo processo è legato a una sorta di programmazione biologica”. Fumo, malattie autoimmuni, obesità, terapie oncologiche ed endometriosi sono altri potenti nemici della fertilità ovarica. Inoltre, lo stile di vita, l’esposizione a tossine ambientali - tra cui i pesticidi e le sostanze chimiche presenti nelle materie plastiche (come il bisfenolo A) - e alcune condizioni mediche possono influire sulla qualità degli ovuli.
Per quel che riguarda lo stile di vita, il fumo è tossico per gli ovuli e li danneggia prematuramente, motivo per cui le donne fumatrici spesso entrano in menopausa prima di quelle che non fumano, osserva Hill. Uno studio pubblicato in un numero del 2022 della rivista PLoS One ha rilevato che le fumatrici accanite (più di 10 sigarette al giorno) e le fumatrici a lungo termine corrono un rischio maggiore di diminuzione della riserva ovarica, condizione in cui la quantità e la qualità degli ovuli di una donna sono inferiori rispetto a quelle previste per la sua età. Anche l’obesità può influire negativamente sulla fertilità della donna. Uno studio svolto su più di 2.000 donne in età riproduttiva ha rilevato che quelle con un indice di massa corporea (IMC) compreso tra 35 e 39 avevano il 22% di probabilità in meno di rimanere incinte in un determinato ciclo mestruale rispetto alle donne con un IMC sano (tra 18,5 e 24); per quelle con un IMC compreso tra 40 e 44, invece, le probabilità erano ancora inferiori, pari al 39%; quelle con un IMC pari o superiore a 45, infine, avevano le probabilità di concepimento più basse, con una diminuzione del 58% rispetto a quelle con un IMC sano.
Fertilità, dieta e stili di vita
Anche altri fattori non correlati alla qualità degli ovuli possono compromettere la fertilità delle donne: l’aver contratto alcune infezioni sessualmente trasmissibili - come ad esempio la clamidia o la gonorrea - può causare l’ostruzione delle tube di Falloppio o la formazione di cicatrici sulle tube, condizioni che possono ostacolare la fertilità. I disturbi ormonali che interferiscono con l’ovulazione sono un altro aspetto che può compromettere la fertilità. La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) - condizione caratterizzata da livelli più alti del normale di ormoni maschili, chiamati androgeni, e spesso da un eccesso di peso corporeo e di resistenza all’insulina - può causare problemi di fertilità. Lo stesso vale per l’endometriosi, in cui un tessuto simile al rivestimento dell’utero cresce al di fuori di questo. I fibromi (escrescenze benigne di tessuto muscolare e fibroso che si sviluppano nell’utero) possono talvolta causare problemi che aumentano il rischio di aborto. “Molte donne non hanno chiaro quanto la fertilità sia un fenomeno multifattoriale”, afferma Byron.
Segnali e Tempistiche: Comprendere l'Esaurimento Ovarico e la "Finestra Fertile"
L’irregolarità del ciclo è uno dei primi segnali di esaurimento ovarico. Tuttavia, la capacità di ottenere una gravidanza si perde diversi anni prima della menopausa, nonostante la riserva ovarica non sia ancora del tutto azzerata. Nelle forme di esaurimento ovarico precoce, come quella descritta da Marina, esiste ancora qualche chance di ovulazione: è fondamentale parlarne con un medico esperto di procreazione medico assistita (PMA). La maggior parte delle donne può diventare madre dopo i 40 anni, anche poco prima della menopausa, ma la qualità e il numero degli ovuli diminuiscono con il passare degli anni. Il momento in cui una donna smette di essere fertile dipende dalla sua riserva ovarica individuale e dal suo stato di salute generale. La fertilità di solito termina alcuni anni prima della menopausa, normalmente tra i 45 e i 50 anni. Dopo tale età, le gravidanze spontanee sono estremamente rare.
Gli anni fertili di una donna vanno solitamente dall’inizio delle mestruazioni (pubertà) fino alla metà o alla fine dei 40 anni. Con l’età, i cicli tendono ad allungarsi e l’ovulazione diventa più irregolare, rendendo difficile il concepimento.
La Fertilità Maschile: Anche l'Uomo Incontra il Suo Orologio Biologico
Sia nell’uomo che nella donna, la fertilità risente naturalmente dei processi di invecchiamento dell’organismo, nel senso che tende a diminuire con gli anni fino a scomparire. I processi che danno inizio alla fertilità sono diversi nei due sessi. Nella donna iniziano nei primi anni della pubertà, ovvero poco prima dell’arrivo del menarca (la prima volta in cui compaiono le mestruazioni, per poi terminare con la menopausa). Nell’uomo cominciano con lo sviluppo dei caratteri sessuali e di conseguenza con la produzione, da parte dell’apparato sessuale, degli spermatozoi. La capacità riproduttiva maschile inizia generalmente intorno ai 12 anni. “L’uomo infatti può continuare la produzione di spermatozoi per tutta la vita, anche se sembra che dai 50-55 anni possa iniziare un peggioramento della quantità e qualità dello sperma, per il declino dei livelli ormonali e la possibile presenza di patologie andrologiche”. La fertilità maschile, a differenza di quella femminile, non subisce un brusco arresto come la menopausa, ma la fertilità maschile diminuisce con l’età. Seppure non si interrompa invecchiando (nel senso che la produzione degli spermatozoi continua normalmente anche con il passare del tempo), risente comunque dell’età, perché diminuisce lentamente e peggiora di qualità, soprattutto con l’avvicinarsi dell’andropausa (intorno ai 40/55 anni).
L’orologio biologico dell’uomo è, al pari di quello della donna, destinato a cambiare con il tempo, riducendo innanzitutto il volume dell’eiaculato e la mobilità degli spermatozoi, che diminuisce per una percentuale che varia dal 4 al 18%. L’eiaculato, invece, si riduce dal 3 al 22%, proprio perché il suo volume è direttamente collegato all’invecchiamento delle vescicole seminali. Da questi dati si può comprendere come anche l’età maschile ha un peso decisivo nella capacità riproduttiva che, dopo i 35 anni, comincia a declinare progressivamente anche nell’uomo. Per quanto riguarda la definizione di un’esatta età maschile avanzata, gli studiosi non sono concordi, anche se ritengono che la fertilità cominci già a subire un calo drastico dopo i 50/55 anni, ma alcune problematiche si possono riscontrare già dopo i 40. Le alterazioni biologiche del liquido seminale rendono difficile il concepimento, ma possono essere correlate ad un maggior rischio di aborto nel primo trimestre di gravidanza (soprattutto nelle coppie in cui l’uomo ha superato i 50 anni e la donna i 35) e alla possibilità di un incremento di problematiche gestazionali, come ad esempio il diabete.

Anche in questo caso, naturalmente, si parla di mere statistiche, che sicuramente non devono scoraggiare né impedire ai due partner di portare avanti il loro desiderio genitoriale. Gli uomini sono in grado di concepire oltre i 40 o 50 anni, ma diversi fattori legati all’età possono influenzare la loro fertilità. Tra questi, una diminuzione della qualità e della quantità di sperma prodotto. Anche la motilità degli spermatozoi può essere compromessa, con un impatto sulla loro capacità di raggiungere e fecondare l’ovulo. Aumenta il rischio di alterazioni genetiche nello sperma, che potrebbero influenzare la salute del futuro bambino. Pertanto, sebbene l’età avanzata negli uomini non impedisca del tutto il concepimento, può ridurre le probabilità di una gravidanza sana e di successo. È tuttavia consigliabile, soprattutto se hanno superato i 40 anni, farsi seguire dal proprio medico di fiducia o da uno specialista, nel caso in cui il bambino non arrivi dopo 6 mesi di tentativi (le donne fino ai 35 anni possono tentare fino a un anno, in modo da ricorrere al medico in caso di insuccesso prolungato oltre questo termine).
I Rischi della Gravidanza in Età Avanzata: Per la Madre e per il Bambino
Oggi sono sempre di più le donne che cercano una gravidanza in tarda età e i motivi sono tanti, in primis il raggiungimento della stabilità economica. Inoltre, non sono rare le donne che cercano un bimbo a 40 anni solo perché hanno trovato tardi il partner ideale con cui condividere un progetto di vita e un figlio. A prescindere dalle motivazioni che hanno portato una donna ad aspettare prima di concepire, è bene che sappia che la qualità degli ovociti si riduce con gli anni e più la gravidanza è tardiva più aumenta il rischio che il feto abbia malformazioni genetiche, tra cui in particolare la sindrome di Down. A partire dai 35 anni, la fertilità della donna peggiora e questo implica la considerazione di diversi rischi, il primo dei quali è già stato menzionato: difficoltà di concepimento dovute alla diminuzione della quantità e della qualità degli ovuli, la riserva ovarica.
Numerosi studi scientifici, inoltre, hanno messo in evidenza una possibile correlazione tra età dell’uomo e patologie psichiche nel bambino, come ad esempio l’autismo o i disturbi bipolari. Secondo uno studio condotto da ricercatori svedesi, i bambini nati da un padre con età superiore ai 45 anni hanno una maggiore probabilità di essere autistici. Il rischio aumenta di 1,76 volte rispetto a un padre di età compresa tra 20 e 24 anni. Gli uomini con età superiore ai 55 anni, invece, hanno una percentuale di rischio per ben 4 volte superiore. Si tratta di dati derivanti da statistiche relativamente recenti, ma che non devono in nessun caso scoraggiare.
I rischi per la madre in età avanzata includono: gravidanze multiple, con un aumento della probabilità di avere gemelli a causa dei cambiamenti ormonali; diabete gestazionale, con un aumento del rischio e la necessità di un rigoroso controllo del glucosio; ipertensione arteriosa, più comune durante la gravidanza in età avanzata; parto pretermine e basso peso alla nascita, con una maggiore probabilità di avere bambini prematuri e complicazioni mediche associate; e parto cesareo, con un aumento del rischio di complicazioni che possono richiederlo. Per il feto, le condizioni cromosomiche vedono un aumento del rischio di problemi cromosomici come la sindrome di Down, e la perdita della gravidanza, con un aumento del rischio di aborto spontaneo e di nati morti, associato alla qualità degli ovuli e a condizioni croniche.
Fertilità, dieta e stili di vita
Opzioni e Supporto: Tecniche di Procreazione Assistita e Futuri Orizzonti
Oggi la medicina ha fatto passi davvero importanti nel settore della procreazione e, grazie alle tecniche di fecondazione assistita, è possibile intervenire per risolvere le problematiche di fertilità che spesso impediscono alle coppie di avere un bambino. Marina, in caso di esaurimento ovarico precoce, esiste ancora qualche chance di ovulazione: è fondamentale parlarne con un medico esperto di procreazione medico assistita (PMA). Un’altra opportunità viene dall’ovodonazione, se la coppia è aperta a questa possibilità.
I trattamenti di fertilità più appropriati per le donne oltre i 35 anni si concentrano spesso sulla risoluzione dei problemi legati all’età, come il calo della riserva ovarica e della qualità degli ovociti. La dottoressa Spies illustra i trattamenti più comuni:
- Fecondazione in vitro (FIVET): Questa procedura prevede il prelievo di ovuli dalla donna, la loro fecondazione con gli spermatozoi in laboratorio e il successivo impianto degli embrioni nell’utero. La FIVET è particolarmente utile per le donne in età più avanzata grazie al suo tasso di successo più elevato rispetto ad altre tecniche.
- Iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI): Una variante della FIV in cui un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovulo. Può essere utile se ci sono problemi di qualità dello sperma o se i precedenti tentativi di FIVET non hanno avuto successo.
- Donazione di ovuli o embrioni: Nei casi in cui la qualità o la quantità degli ovuli è un problema, la donazione di ovuli da una donatrice più giovane può essere un’opzione. Anche la donazione di embrioni è un’alternativa, soprattutto se ci sono problemi sia con gli ovuli che con gli spermatozoi.
- Trasferimento di embrioni congelati: Se una donna ha avuto embrioni congelati da un precedente ciclo di FIV (ad esempio prima dei 35 anni), questi possono essere impiantati in cicli successivi.
- Diagnosi genetica preimpianto (DGP): Utilizzata insieme alla FIV, la DGP consente di esaminare gli embrioni per verificare la presenza di anomalie cromosomiche prima del trasferimento nell’utero, che è fondamentale per le donne anziane.
- Stimolazione ovarica: Questo trattamento prevede l’uso di farmaci per stimolare le ovaie a produrre più ovuli. È una componente della FIV ed è particolarmente importante per le donne in età più avanzata, in cui la risposta ovarica può essere inferiore.
- Terapie di supporto: Comprendono integratori, agopuntura e cambiamenti nello stile di vita per migliorare la qualità degli ovuli e i tassi di successo della gravidanza.
È fondamentale che ogni donna riceva una valutazione personalizzata da parte di uno specialista della fertilità, poiché il trattamento ottimale può variare notevolmente in base alla situazione specifica della donna e al suo stato di salute generale. La pagina su cui si sta per essere reindirizzati non è sotto il controllo di GEDI PERIODICI E SERVIZI S.P.A. Saranno applicate le condizioni di utilizzo e la normativa sulla privacy del titolare del sito. Sebbene tecnicamente non esista un limite di età rigido per avere figli attraverso le tecniche di riproduzione assistita, esistono considerazioni pratiche ed etiche. Per le donne, l’età più comunemente accettata per trattamenti come la FIV nelle cliniche private specializzate è di solito fino a 43 anni, anche se può variare a seconda delle normative nazionali e delle politiche delle singole cliniche. L’età è un fattore cruciale a causa dei rischi associati sia per la madre che per il bambino. Negli ospedali pubblici, il limite di età per accedere ai trattamenti di riproduzione assistita è solitamente più basso rispetto alle cliniche private, spesso intorno ai 40 anni. Ogni caso deve essere valutato individualmente, considerando lo stato di salute generale, la qualità degli ovuli o degli spermatozoi e altri fattori di rischio.

I ricercatori dell’Università di Harvard hanno dimostrato, nell’animale da esperimento, che cellule germinali staminali prodotte nel midollo osseo possono arrivare fino all’ovaio, attraverso il circolo sanguigno, rivitalizzandolo. Aumentano infatti la vascolarizzazione ovarica e la proliferazione delle cellule stromali, e riducono la degenerazione cellulare, riuscendo poi a maturare in follicoli contenenti ovociti. Questi studi aprono nuove prospettive per il futuro della fertilità.
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È una crudele ironia: quando per le donne è biologicamente più facile rimanere incinte e avere un bambino, in molte non ne sono minimamente interessate. Eppure, sono in tante a non rendersi conto di quanto il tempo giochi a loro sfavore. “L’età media in cui le donne cercano una gravidanza è in costante aumento”, afferma Tarun Jain. A confermare il problema anche i dati italiani: come evidenziato dal report 2021 dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), l’evoluzione della natalità è fortemente condizionata dall’età in cui si diventa madri. In particolare, la crisi economica avrebbe avuto un forte impatto sulle scelte riproduttive, portando i genitori a diventarlo sempre più tardi. Le donne in età fertile dovrebbero essere consapevoli dell’impatto negativo dell’età sulla fertilità. Per informare le donne sull’influenza dell’età sulle possibilità di concepimento, il Comitato di Ginecologia del Collegio di Ostetrici e Ginecologi Americano e il Comitato della Società Americana di Medicina della Riproduzione hanno pubblicato un parere scientifico, “Age-related fertility decline: a committee opinion”.
In termini di salute degli ovuli, l’avanzare dell’età rappresenta il maggiore ostacolo per la fertilità di una donna, ed è per questo che è importante pianificare o considerare una gravidanza prima dei 35 anni. Gli esperti consigliano: “Se potete, cercate di rimanere incinte prima dei 35 anni; se non potete, pensate per tempo a congelare i vostri ovuli”. Così facendo, la loro salute sarà letteralmente congelata e potrete usarli successivamente. In questo caso si dovrà ricorrere alla fecondazione in vitro (FIV), procedura in cui un ovulo viene fecondato dagli spermatozoi in laboratorio e viene poi trasferito nell’utero (in alternativa, se si hanno problemi a rimanere incinta in età più matura, la FIV può aiutare anche senza l’utilizzo di un ovulo congelato). “Le donne over 35, che per 6 mesi consecutivi non sono riuscite a concepire, devono poter accedere e sottoporsi a tempestiva diagnosi e trattamento medico”. La possibilità di avere un bambino è legata infatti a molti altri aspetti, psicologici e fisici, e nella maggior parte dei casi, per concepire naturalmente e a prescindere dall’età, è sufficiente cercare il bambino con serenità, senza ansia, timori e stress. Ma senza dimenticare mai le buone regole, prima fra tutte l’assunzione di acido folico. Le informazioni pubblicate in questo articolo non si sostituiscono al parere del medico.