La brucellosi, una malattia infettiva di natura zoonosica, rappresenta da tempo una sfida significativa per la sanità pubblica e veterinaria a livello globale. Conosciuta anche con i termini di "febbre ondulante", "febbre mediterranea" o "febbre maltese", questa patologia è sostenuta da batteri del genere Brucella. La sua scoperta risale al 1887, quando un medico scozzese di nome David Bruce isolò per la prima volta il patogeno dalla milza di un soldato deceduto a causa della malattia. Successivamente, lo stesso germe fu isolato da una capra, stabilendo una correlazione diretta tra la morte dell'uomo e la trasmissione del batterio attraverso il latte caprino. Questo evento storico ha posto le basi per una comprensione più approfondita delle vie di contagio e della complessità della brucellosi, che coinvolge un vasto numero di specie animali e, in determinate circostanze, l'uomo.
Il Batterio Brucella e le Sue Specie

Recentemente, sei nuove specie sono state incluse nel genere, ampliando ulteriormente la nostra comprensione della sua diversità ecologica e patogenetica. Tra queste vi sono B. ceti e B. pinnipedialis, isolate da mammiferi marini, B. microti, isolata dal topo campagnolo comune nel 2008, oltre a B. inopinata, B. papionis e B. vulpis. Questa espansione tassonomica sottolinea la capacità di adattamento e la diffusione del genere Brucella in vari ecosistemi e ospiti. B. melitensis è, tra questi, quello più invasivo e correlato a forme più gravi di malattia, quindi viene considerato la causa principale della brucellosi umana, evidenziando una specifica minaccia per la salute pubblica associata a questa specie.
La Brucellosi nell'Uomo: Contagio e Sintomi
La brucellosi nell’uomo è causata principalmente da B. melitensis, B. abortus, B. suis e B. canis. Gli uomini possono contrarre la malattia entrando in contatto con animali o prodotti di origine animale contaminati. Questa zoonosi, diffusa a livello mondiale, è particolarmente prevalente nei Paesi del Mediterraneo, in India, nei Paesi mediorientali, nell’Asia centrale e in America Latina. L'incidenza annuale nei Paesi sviluppati (Europa, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Giappone, Israele) è pari a 0.3 casi per milione, indicando che la malattia può considerarsi sostanzialmente eradicata in tali regioni. Al contrario, la brucellosi rimane un problema di salute pubblica in alcune zone dove è ancora endemica, tra cui Africa, Mediterraneo, Sud Est asiatico, parte dell’Asia e dell’America Latina.
Le vie principali attraverso cui si può verificare il passaggio dell’infezione all'uomo sono molteplici. Generalmente, sono tre le vie da cui passa l’infezione: attraverso cibi o bevande contaminati, per inalazione oppure tramite piccole ferite sulla pelle. Di queste, la via alimentare è sicuramente la più comune. Infatti, il batterio della brucellosi è presente anche nel latte degli animali contagiati e, se questo non viene pastorizzato, diventa una significativa fonte d’infezione per l’uomo. Il consumo di latte non pastorizzato o i suoi derivati provenienti da animali infetti è una causa primaria di contagio. Data l’elevata efficacia della pastorizzazione nell'eliminare questi batteri, il latte crudo, quando proveniente da allevamenti indenni, non costituisce un pericolo. In Svizzera, per esempio, dove gli effettivi di bovini, ovini e caprini sono riconosciuti ufficialmente indenni dalla brucellosi e regolarmente monitorati, il latte crudo non rappresenta un rischio nel Paese.
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Il contagio, infine, attraverso piccole ferite della pelle può essere un problema per coloro che lavorano nei mattatoi o nelle cliniche veterinarie, così come per chi ha contatto diretto con le secrezioni di animali infetti. La trasmissione può avvenire anche per contatto con tessuti, sangue, urine, secreti vaginali, feti abortiti e placente. La diagnosi di brucellosi nell’uomo si basa sull’anamnesi, che include la professione, i contatti con animali, i viaggi in aree endemiche e l'ingestione di alimenti ad alto rischio, sulla sintomatologia e sui risultati dei test sierologici.
I sintomi nell’uomo sono molteplici e possono variare ampiamente. La malattia ha un andamento sub-acuto, manifestandosi attraverso segni clinici simil-influenzali con febbre ondulante e sudorazione profusa, spesso sovrapponibili a quelli provocati da altre comuni malattie umane. Questa febbre caratteristica, nota anche come febbre maltese, si accompagna a sintomi quali malessere, cefalea, mialgia, dolori generalizzati, mal di testa, mal di schiena e debolezza. Ulteriori manifestazioni includono sudorazione notturna e inappetenza, oltre a disturbi gastrointestinali. Questa sovrapposizione sintomatologica rende difficile la diagnosi con conseguente sottostima del numero di casi. Non di rado, tuttavia, la malattia si può manifestare attraverso forme più severe quali encefalite, meningite, spondilite, artrite, osteite, oltreché l’aborto nelle donne in gravidanza, in funzione degli organi o apparati interessati dall’infezione.
Un Aspetto Raro: La Brucellosi nel Latte Materno e la Trasmissione Madre-Figlio
L'infezione da uomo a uomo è estremamente rara. Sebbene sia molto raro, è tuttavia possibile il contagio da madre a figlio attraverso il latte materno. Questa via di trasmissione, seppur poco comune, sottolinea l'importanza di una diagnosi e gestione accurate nelle donne in gravidanza o in allattamento che vivono in aree endemiche o che sono a rischio di esposizione. La brucellosi nel latte materno rappresenta un caso particolare e insolito, ma merita attenzione per la potenziale vulnerabilità del neonato. Seppure sia una eventualità remota, il passaggio dell’infezione da madre a figlio attraverso il latte materno è un aspetto da considerare nella prevenzione e nel monitoraggio delle donne infette.
È importante notare che, per i cani, l’uomo non si contagia dalle urine o placente dei cani, per cui non sono considerati a rischio, suggerendo una specificità nelle vie di trasmissione da specie a specie. Nonostante questa specificità, il rischio potenziale della trasmissione tramite il latte materno umano evidenzia come anche le vie di contagio meno frequenti debbano essere attentamente considerate nel contesto di una malattia zoonosica così complessa.
La Malattia negli Animali: Serbatoi dell'Infezione

Brucellosi Bovina: La brucellosi bovina è sostenuta principalmente da B. abortus. I bovini rappresentano l’ospite naturale e serbatoio di questo microrganismo, ma B. abortus infetta anche bisonti, bufali e alci, mentre ospiti occasionali sono suini, cavalli e cani. Le forme sintomatiche sono caratterizzate da segni clinici variabili, il più evidente dei quali è l'aborto tardivo, generalmente una sola volta durante la seconda metà della gestazione. Altri sintomi includono ritenzione placentare, infezioni genitali e raramente complicazioni come le artriti. La suscettibilità verso B. abortus nel bovino è influenzata dall’età, dal sesso e dallo stato riproduttivo del singolo animale. L’introduzione di soggetti infetti in un allevamento sano è causa di infezione attraverso aborti, espulsione di placenta ed escreti contaminati. I batteri vengono eliminati principalmente attraverso latte, materiale abortivo ed escrezioni uterine e gli animali si infettano attraverso l’ingestione di materiale contaminato. Raramente l’infezione si trasmette per via venerea, in quanto il seme utilizzato in fecondazione artificiale è sottoposto a rigorosi controlli, mentre è possibile nel caso di monta naturale. La Struttura Commissariale, a tutela del prestigioso comparto zootecnico Campano, ha operato un recente chiarimento relativo al periodo a rischio dei vitelli figli di bufale infette da brucella. A seguito di un approfondimento del sub-Commissario Straordinario, Cap. Michele Valentino Chiara, e del Direttore della Sanità Veterinaria della Regione Campania, Dott. Paolo Sarnelli, si è stabilito di poter applicare gli stessi criteri anche per quei capi nati da madri infette nel periodo in cui era in vigore la D.G.R.C. n. 207/2019. L’importante novità consentirà di mettere in produzione molte bufalotte finora in isolamento con divieto di rimonta, non appena il Servizio Veterinario dell’A.S.L. avrà completato le verifiche necessarie, promuovendo il recupero di capi produttivi.
Brucellosi Ovi-caprina: La brucellosi ovi-caprina è causata principalmente da B. melitensis. I sintomi negli animali (caprini) includono l'infiammazione della placenta e l’aborto, che si verifica fra il terzo e il quarto mese di gravidanza, una possibile ritenzione della placenta e, in casi gravi, la completa compromissione della futura attività riproduttiva dell’animale. A livello produttivo, si ha un calo nelle produzioni di latte e il possibile sviluppo della mastite. L’infezione si trasmette per le stesse vie descritte per la brucellosi bovina, in particolare per via venerea, in quanto la monta naturale è il metodo comune di riproduzione in questi allevamenti. L’infezione determina batteriemia e colonizzazione della milza, delle ghiandole mammarie e quasi sempre dell’utero e della mammella nei soggetti gravidi. Una conseguenza comune dell’infezione è l’aborto e la mastite. Gli animali infetti eliminano la brucella tramite l’aborto o il feto, i liquidi e gli invogli vaginali, ma anche attraverso il colostro ed il latte. Dal momento che la placenta ed il feto abortito sono contaminati in modo massiccio dalla brucella, essi portano alla disseminazione del microrganismo nell’ambiente e all’esposizione della malattia da parte di altri animali non infetti. Nei montoni si osserva una epididimite contagiosa causata da un’altra Brucella, B. ovis. Tale brucella può causare infertilità dei maschi e delle femmine e più raramente aborti. Il becco solitamente manifesta l’artrite o l’orchite. I greggi transumanti rappresentano un rischio di trasmissione, come i cani che possono scavare o ritrovare i resti delle placente e dei feti abortiti, trasportando il materiale infetto negli allevamenti sani.
Brucellosi Suina: La brucellosi nei suini è causata da B. suis. Sono suscettibili i suini di qualsiasi età e la via di diffusione più comune è il coito. B. suis, come le altre specie, si localizza principalmente a livello delle ghiandole linfatiche, colonizzando poi organi genitali, ghiandole mammarie, vescica, milza e articolazioni. Nella specie suina si può avere aborto precoce e tardivo e ipofertilità, analogamente a quanto avviene nei bovini. Anche B. abortus può infettare il suino provocando un’infezione che si esaurisce rapidamente senza manifestazioni patologiche evidenti. Nei selvatici quali cinghiale e lepri, la B. suis è ampiamente distribuita, indicando un serbatoio selvatico significativo.
Brucellosi Canina e in Altri Animali: Il cane è l’ospite specifico di B. canis ed è causa di aborti. I sintomi più comuni sono, oltre l’aborto di femmine gravide, linfoadenopatia e discospondilite. Nei maschi si osservano dermatiti a carico dello scroto, ma in molti casi l’infezione è asintomatica, rendendo difficile la sua individuazione. Negli equini sono stati riportati casi di infezioni da B. suis e da B. abortus con rarissimi casi di aborto. La brucellosi è caratterizzata da aborti tardivi di natura epizootica nel periodo finale di gestazione, ma si manifesta anche con infiammazioni di testicoli ed epididimo, cui fanno seguito disturbi della fertilità in diverse specie animali.
Diagnosi: Accertamento della Malattia in Uomini e Animali

Per quanto riguarda la brucellosi negli animali, in molti Paesi dell'Unione Europea è obbligatorio controllare periodicamente tutti gli allevamenti bovini, bufalini ed ovi-caprini mediante prove sierologiche eseguite su animali puberi, in considerazione della patogenesi dell’infezione. Nel caso di riscontro di positività in un allevamento (focolaio), la brucellosi deve essere eliminata nel minor tempo possibile, tramite l’abbattimento obbligatorio degli animali positivi e della relativa progenie, considerata l’alta infettività per l’uomo e per gli altri animali sieronegativi presenti all’interno dell’allevamento. Gli aborti negli animali a unghia fessa sono soggetti a notifica. Se gli episodi si ripetono, occorre svolgere delle analisi come previsto dall'art. 24 del Regolamento di Polizia Veterinaria.
In base alle qualifiche sanitarie delle regioni o delle singole province, i controlli sono pianificati secondo la normativa vigente. La prova ufficiale utilizzata in Italia per la diagnosi di brucellosi negli animali è la S.A.R. (Siero Agglutinazione Rapida), confermata con la F.d.C. (Fissazione del Complemento). Nelle regioni U.I. (Ufficialmente Indenni), il controllo è effettuato anche mediante ELISA indiretta eseguita su latte di massa con cadenza definita da piani regionali. La sorveglianza viene garantita anche tramite la sorveglianza degli animali macellati al mattatoio (c.d. ispezione ante mortem e post mortem), con eventuale isolamento in laboratorio di Brucella spp.
L’isolamento di brucelle può essere tentato da tutti i tessuti; i campioni contaminati da brucelle vengono seminati su terreni di coltura selettivi e, dopo qualche giorno, talvolta anche dopo un paio di settimane, si osserva lo sviluppo di colonie a crescita lenta, piccole, lucenti e trasparenti. Tali colonie isolate devono poi essere sottoposte a una serie di prove di laboratorio per essere identificate. Lo sviluppo della tecnologia molecolare del D.N.A. (P.C.R. e R.T-P.C.R) e la sua applicazione per l’identificazione e la differenziazione delle specie e dei ceppi di Brucella ha notevolmente migliorato i test diagnostici, riducendone soprattutto i tempi di analisi. La P.C.R. ha trovato numerose applicazioni nel campo della diagnosi della malattia, nella caratterizzazione degli isolati, e ancor più il sequenziamento (W.G.S., N.G.S., M.L.V.A.), che contribuiscono notevolmente nelle indagini di epidemiologia molecolare e studi tassonomici.
Trattamento e Prevenzione della Brucellosi
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Per quanto riguarda la prevenzione negli allevamenti, sono fondamentali le norme di biosicurezza per evitare la diffusione della malattia. All’interno degli allevamenti infetti devono essere applicate misure quali l’isolamento degli animali positivi dal resto della mandria, in attesa di essere inviati al mattatoio, disinfezioni delle stalle e bonifica dei pascoli. La brucellosi è una epizoozia da eradicare e quindi soggetta a notifica. In Italia e in molti Paesi europei non è ammessa la vaccinazione degli animali per brucellosi, se non dietro richiesta di autorizzazione concessa in deroga dalle autorità sanitarie nazionali e comunitarie, essendo in atto l’eradicazione della malattia. Tuttavia, in alcune aree circoscritte, al fine di abbassare la prevalenza dell’infezione e per un periodo limitato, è stato talvolta concesso l’uso di vaccini, in particolare B. abortus S19 o B. abortus RB51 e B. melitensis Rev.1, che sono vaccini di comprovata efficacia rispettivamente nei bovini e nei confronti di B. melitensis e B. ovis nelle pecore e nelle capre. Questi programmi di controllo e profilassi mirano a eliminare il rischio per l’uomo e per gli animali sani.
Epidemiologia e Distribuzione Geografica
La brucellosi è una zoonosi diffusa in molte comunità di tutto il mondo. Solo alcuni stati del nord, del centro ed est Europa sono liberi dalla malattia, tra cui Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, Olanda, Belgio, Austria, Svizzera e Polonia, come anche il Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, che sono indenni dalla brucellosi nei ruminanti. Questo contrasta con la persistenza della malattia in alcune aree dove è ancora endemica: Africa, Mediterraneo, Sud Est asiatico, parte dell’Asia e dell’America latina.
Grazie ai sistemi informativi messi a disposizione dal Ministero della Salute, è possibile conoscere, in tempo reale, quali sono le Regioni e/o le Province indenni, quanti sono i focolai di brucellosi nelle province non indenni ed altre informazioni sullo stato sanitario delle aziende italiane. La situazione aggiornata può essere verificata attraverso canali ufficiali come il Benv - Bollettino epidemiologico nazionale veterinario. Complessivamente, l’Italia risulta divisa in modo piuttosto netto con le Regioni del nord e del centro ormai, da anni, U.I. (Ufficialmente Indenni) dalla brucellosi, e quelle del sud dove la brucellosi continua a persistere con tassi di prevalenza anche elevati in alcune province. Questo quadro epidemiologico sottolinea la necessità di sforzi continui e mirati per l'eradicazione.
Contesto Normativo e Piani di Eradicazione
A causa del carattere zoonosico della malattia, ne è obbligatoria la denuncia dal 1934 da parte delle autorità sanitarie. Dal 1964 sono stati predisposti piani di profilassi attraverso il recepimento, da parte del legislatore italiano, della normativa europea, principalmente per tutelare la salute degli animali commercializzati, in modo da evitare il diffondersi dell’infezione anche nell’uomo. La brucellosi è una malattia a denuncia obbligatoria dal 1934, poiché rappresenta un importante problema di sanità pubblica e per questo gli allevamenti di animali da reddito sono sottoposti a piani di profilassi prima ed eradicazione poi dal 1964 a tutt’oggi.
Il pilastro fondamentale sul quale è incardinato il controllo della brucellosi in Italia e nell’Unione Europea è l’esecuzione di controlli sierologici periodici la cui cadenza e percentuale di animali da sottoporvi, presso gli allevamenti bovini, bufalini ed ovi-caprini, varia in base allo stato sanitario della Provincia o della Regione in cui insiste l’azienda.
L'inquadramento normativo principale in materia include:
- D.P.R. 320/54 art. 1, 2, 5, 105-112 (Regolamento di Polizia Veterinaria, R.P.V.): Questo decreto introduce l’obbligo di denuncia di qualunque caso, anche sospetto, di brucellosi all’Autorità Sanitaria competente della brucellosi, introducendo, in merito, specifici provvedimenti igienico-sanitari sia sugli animali che sui relativi prodotti derivati. Questo rappresenta una pietra miliare nell'approccio alla gestione della malattia, ponendo le basi per un sistema di sorveglianza e intervento.
- Legge 9 giugno 1964, n. 615 recante “Bonifica sanitaria degli allevamenti dalla tubercolosi e dalla brucellosi”: Detta norma ha disciplinato i primi piani nazionali di profilassi e di risanamento, stabilendo le misure per la protezione degli allevamenti indenni e i casi di obbligatorietà del trattamento immunizzante, l’esecuzione delle prove diagnostiche, la marcatura e l’abbattimento degli animali infetti. Questa legge è stata fondamentale per l'organizzazione delle campagne di eradicazione su larga scala.
- Decreto del Ministero della Sanità n. 651 del 27 agosto 1994 “Regolamento concernente il piano nazionale per…”: Questo tipo di regolamento, spesso aggiornato, definisce i dettagli operativi dei piani di eradicazione, includendo protocolli per la diagnosi, la gestione dei focolai e le misure di biosicurezza. Tali norme sono cruciali per il mantenimento degli standard sanitari e per il progresso verso l'eradicazione completa della malattia nel territorio.
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