Bambini che Scappano: Comprendere, Prevenire e Agire di Fronte alla Fuga Infantile

Succede soprattutto in vacanza, ma non solo. Sei lì, in spiaggia, in completo relax a prendere il sole e tuo figlio, tua figlia - senza alcun preavviso - si allontana, scappa, corre via da te in completa autonomia. Questo fenomeno è trasversale, interessa bambini e bambine nella fascia 0-6 anni, e ancor di più 0-3, destando comprensibile preoccupazione nei genitori. Molti genitori lo chiedono durante i momenti di consulenza e spesso ci arrivano anche messaggi sui social in merito a questo tema. Hai presente quando distogli per un attimo l’attenzione dal piccolo, ti rigiri e… non è più accanto a te? Ecco, brividi lungo la schiena. È fondamentale provare a capire come mai bambine e bambini scappano: nel momento in cui riusciamo a comprendere quali sono i cosiddetti trigger - gli stimoli di innesco che fanno sì che un comportamento accada - possiamo aiutare il soggetto in quella situazione e supportare anche noi stessi nella prevenzione di queste occorrenze.

Genitori che tengono per mano il proprio figlio in un luogo affollato

Le forme dell'allontanamento possono variare: c’è il bambino che, mentre siamo in spiaggia, si alza da terra e inizia a camminare per i fatti suoi, quello che scappa mentre siamo per strada (e noi perdiamo vent’anni di vita), quello che ci lascia la mano e si mette a correre. A prescindere dalla tipologia di fuga, osserviamo che - a un certo punto - bambini e bambine si allontanano in esplorazione. Di seguito, faremo chiarezza per trovare una soluzione concreta, esaminando i motivi per cui bambine e bambini scappano, come possiamo prevenire il fenomeno e in che modo agire in queste situazioni, attingendo anche all'esperienza di Silvia Iaccarino, formatrice, psicomotricista e fondatrice di PF06.

Capire Perché i Bambini Scappano: I Meccanismi Sottostanti

I motivi per cui i bambini scappano possono essere diversi e spesso si intrecciano tra loro, rendendo la comprensione del fenomeno un compito complesso ma necessario.

I Sistemi di Difesa IstintiviCome esseri umani, abbiamo diverse modalità di protezione e di difesa del sé che entrano in gioco in modo piuttosto istintivo e istantaneo, al di fuori del nostro controllo volontario. Questo succede anche a noi adulti: per esempio, siamo stanchi, esausti, nostro figlio o figlia combina un pasticcio e noi d’impulso alziamo la voce, lo sgridiamo quasi stupendoci della veemenza della nostra reazione. Succede perché è stato un atteggiamento istintivo, impulsivo, non mediato dalla nostra volontà di quel momento. Lo stesso accade ai bambini e alle bambine in modo ancora più frequente perché, a differenza di noi adulti, non hanno ancora gli strumenti, le capacità, le abilità e le competenze che li aiutano a controllare l’istinto. Si tratta di sistemi di difesa intrinseci al nostro sistema nervoso, alla nostra neurobiologia. Ne abbiamo principalmente tre: la lotta, la fuga e la finta morte/collasso.

Di questi tre sistemi di difesa consideriamo ora la fuga: scappiamo di fronte a situazioni che ci mettono in difficoltà. È una delle nostre modalità di fronteggiare la fatica. Quando bambine e bambini scappano potrebbe significare che stanno vivendo una situazione stressante o travolgente dal punto di vista emotivo e di conseguenza tentano la fuga per far fronte alla fatica emotiva che stanno provando. Usiamo il termine stress in modo generale perché può avere vari livelli di intensità ed essere elicitato da situazioni differenti. Esempi di stress sono spesso correlati alla vacanza e ai luoghi di villeggiatura. Per molti bambini altamente sensibili, ad esempio, i luoghi di vacanza possono essere sovra-stimolanti. Il rumore delle onde, il caldo, il sudore, la crema solare, la sabbia, le persone intorno che parlano, urlano, giocano, possono mandare in difficoltà i bambini, le bambine. E quindi cosa accade? Scappano, cercano il loro spazio, una boccata d’aria, desiderano trovare un luogo di decompressione. Non lo fanno in modo volontario. I piccoli nella fascia 0-3 e 0-6 anni non hanno ancora acquisito le competenze per dire “Cara mamma, caro papà guarda, in questo momento mi sento un attimo soffocare dalla quantità di sensazioni, di informazioni che sto processando, me ne vado”. Un aspetto importante da valutare in questo contesto riguarda quali emozioni stava provando il bambino o la bambina, prima di allontanarsi e scappare. Impariamo a osservare i piccoli per provare a capire cosa sperimentano in una determinata situazione.

Noia o FrustrazioneLa noia è una sfaccettatura dello stress. Bambini e bambine sotto-stimolati, che non trovano nessuna motivazione per agire o interesse nel fare una cosa, possono manifestare comportamenti di allontanamento. Così anche la frustrazione, intesa come insoddisfazione rispetto a qualcosa che non è andata come il bambino o la bambina si aspettava, può essere un trigger per l’allontanamento.

Il Desiderio di Esplorazione e AutonomiaBambine e bambini in età prescolare - soprattutto dai diciotto mesi in poi - presentano un forte impulso alla scoperta del mondo circostante, all’autonomia, all’indipendenza e al fare da soli. Quando un bambino o una bambina si trova in un ambiente diverso dal solito dove accadono cose che conoscono poco, il desiderio di esplorare può spingerli ad allontanarsi dall’adulto di riferimento per curiosare ciò che sta succedendo. I bambini e le bambine in età 0-3 non hanno contezza del fatto che allontanarsi possa essere pericoloso: loro sentono il desiderio, la motivazione, la spinta di conoscere. I piccoli hanno di solito un temperamento curioso per natura: alcuni soggetti sono più intraprendenti e audaci di altri. Se noi adulti, attraverso l’osservazione, riusciamo a capire che nostro figlio o figlia ha una fame di scoperta e di esplorazione importante, allora possiamo agire in prevenzione. Certo, non possiamo pretendere di spiegare loro che non devono allontanarsi da noi e ottenere subito un risultato: il desiderio di esplorazione è più grande. Tovah Klein, docente di psicologia e direttrice del Barnard College Center for Toddler Development di New York, ha assicurato che perdere ripetutamente di vista il proprio figlio sul marciapiede, in supermercati, musei o ristoranti capita frequentemente. "A partire dai 18 mesi circa, i bambini si rendono improvvisamente conto di essere indipendenti", spiega Klein. Sono quindi ansiosi di uscire dal passeggino e di esplorare il mondo da soli. "Non capiscono che quando scappano, gli adulti non possono necessariamente vederli o proteggerli", spiega.

Reazioni Imprevedibili a Stimoli EsterniA volte alcuni bambini e bambine possono reagire in modo imprevedibile ad alcuni stimoli esterni. Magari nell’ambiente in cui ci troviamo accade un evento che li spaventa - una discussione, una lite, un urlo - e loro mettono in atto il meccanismo di fuga.

La Ricerca SensorialeCi sono bambini e bambine che, oltre al desiderio di esplorare, sono "sensory seeker": hanno l’urgenza di provare sensazioni e stimolazioni sensoriali forti, manifestano un fisiologico bisogno di movimento. Di conseguenza possono allontanarsi da noi genitori alla ricerca di nuovi stimoli o per muoversi.

Difficoltà Comunicative e il Bisogno di ConnessioneNella fascia di età 0-3, bambine e bambini non hanno ancora formato il linguaggio, ma anche nella fascia 0-6 può capitare che fatichino a esprimere tutto ciò che provano attraverso le parole. I soggetti che non hanno ancora le competenze per comunicare un loro bisogno all’adulto di riferimento possono allontanarsi. E non dobbiamo interpretare questo comportamento come una modalità per attirare l’attenzione. Bambini e bambine hanno bisogno dello sguardo dell’adulto come l’aria, come l’acqua, come il cibo. Bambini e bambine hanno la necessità vitale di essere nello sguardo dell’adulto, di essere visti, di essere guardati, di essere rispecchiati nella loro essenza e nel loro esserci. Cosa accade nella mente del bambino o della bambina? Lui o lei si rende conto che, nel momento in cui si allontana, richiama l’attenzione dell’adulto: ecco che il piccolo può attivare questa strategia, in modo inconsapevole, per essere visto. Non dobbiamo interpretare questo comportamento come negativo o manipolativo. Il bambino o la bambina in quel momento ha bisogno di connessione: in modo istintivo, impulsivo e inconsapevole, può mettere in atto quel comportamento proprio per ricevere una risposta da parte dell’adulto.

Strategie di Prevenzione: Evitare che i Bambini Scappino

Per agire una strategia educativa di valore, è importante comprendere qual è la causa che scatena l’allontanamento del nostro bambino o bambina. I consigli che condividiamo qui sono molto trasversali e puoi adattarli a diversi contesti e in molteplici frangenti (vacanza, supermercato, marciapiede, luogo affollato).

L'Importanza dell'Osservazione AttentaLo ribadiamo per l’ennesima volta a costo di essere ridondanti: la prima cosa da fare è osservare, osservare, osservare. Perché l’osservazione è la prima azione che qualsiasi adulto educatore - professionista o genitore - ha bisogno di attivare per comprendere un comportamento. Le chiavi di lettura che ti abbiamo fornito nel paragrafo precedente possono aiutarti a interpretare il motivo dell’allontanamento, ma puoi aggiungere l’osservazione di altri elementi. Per esempio, è utile capire quando il comportamento si manifesta. A volte bambini e bambine ripetono alcuni atteggiamenti in modo puntuale, più o meno sempre alla stessa ora. Chiediamoci se c’è un orario preciso, un luogo specifico e se sono presenti sempre le stesse persone. Impariamo a capire quali sono le possibili ridondanze, se ci sono dei pattern, degli schemi tali per cui queste occorrenze accadono. Proviamo a osservare anche le transizioni: molti bambini e bambine faticano a superare i momenti di passaggio e potrebbero essere più propensi alla fuga. Anche la stanchezza, la fame, la sete, il sonno, il sovraccarico sensoriale, la quantità di informazioni da processare possono mettere in difficoltà bambini e bambine. Oppure la novità, il trovarsi in un ambiente nuovo, può affaticare i piccoli: sia come nuova situazione da processare, sia come curiosità di scoprire.

Bambini che giocano in un'area delimitata con ombrelloni colorati

Fornire Modalità Alternative per Attraversare le SituazioniNel momento in cui capiamo che, per esempio, il bambino o la bambina è in difficoltà con la transizione e rischia di allontanarsi da noi, potremmo dire: “Guarda Giovanni, guarda Lucia, ho visto che quando succede X tu ti allontani. Forse mi viene da pensare che ti fa un po’ fatica questa transizione, è così?”. In base all’età dei bambini e delle bambine, possiamo parlarne con loro, problematizzare e lavorare nel problem solving. “Giovanni, Lucia, guarda, ho capito che per te questa situazione è faticosa, ho capito che ti interessa talmente tanto questo posto che vuoi esplorarlo, ho comprensione, è una bella cosa. Troviamo un modo diverso perché sai io mi spavento tanto quando tu ti allontani e non mi dici nulla perché sono la tua mamma, sono il tuo papà, mi preoccupo, potrebbero succederti anche delle cose spiacevoli se sei lontano da me. Se vuoi andare a esplorare quel posto va benissimo: ce lo dici e noi ti accompagniamo”. Se i bambini e le bambine sono abbastanza grandi - diciamo dopo i quattro anni - chiediamo loro come possiamo fare per aiutarli e coinvolgiamoli nel ragionamento, nella riflessione. Come possiamo risolvere questa cosa? Cosa potremmo fare? Che idea ti viene? E vediamo se lui o lei ci propone qualcosa. Quando osserviamo invece i segnali tipici della noia - un’espressione del viso, una postura, la gamba che continua a battere - possiamo intercettare il momento in cui possiamo fare un intervento educativo in prevenzione dell’imminente fuga. Proponiamo un’attività divertente da svolgere insieme così nutriamo anche la connessione relazionale. Linda Sonna, autrice di "The Everything Toddler Book", spiega che il bambino potrebbe non rendersi conto che è essenziale che resti vicino a voi se non glielo spiegate chiaramente. Il primo consiglio è di dare istruzioni brevi e chiare. Potreste dire, ad esempio, una frase del tipo: "Restiamo sul marciapiede e teniamoci per mano mentre andiamo al supermercato". Stando a quanto suggerisce Karen Sloneker, direttrice di Music Together First Notes a Pittsburgh, anziché gridare parole come "Basta!" - un concetto molto astratto per un bambino, che deve capire cosa deve smettere di fare - si può dare un comando più concreto che identifichi una parte del corpo o un’azione specifica, come "Ferma i piedi!" o "Resta sull’erba!".

Stabilire Regole Chiare e Limiti di SicurezzaAiutiamo bambini e bambine a comprendere che ci sono dei limiti e non si possono allontanare da noi per una serie di motivi. Possiamo spiegare che allontanarsi da noi può essere pericoloso, che alcuni adulti potrebbero avere cattive intenzioni. Facciamo capire che desideriamo farli giocare e muovere in sicurezza: stabiliamo dei limiti anche fisici, per esempio: “Vedi l’ombrellone rosso? Ecco, non puoi andare oltre”. Possiamo anche aiutare il bambino e la bambina a imparare una piccola formula per chiedere aiuto, come stabilire insieme un luogo di ritrovo: “Io non voglio che ti allontani senza di noi. Se dovesse capitare, il luogo di ritrovo è la panchina rossa vicino al bagnino”. In base all’età, mettiamo il bambino o la bambina nella condizione di avere un piano B. Ovvio, non possiamo fare questo tipo di lavoro con i piccoli in fascia 0-3, ma con i più grandi sì. Suggeriamo loro, per esempio, di venire da noi e spiegarci il motivo dell’allontanamento: “Voglio andare a vedere cosa fanno quei bambini là”. Noi acconsentiamo, ma ci andiamo insieme. Quando ci troviamo in un luogo dove conosciamo diverse persone, possiamo anche allertarle e spiegare che nostro figlio o figlia, ha la tendenza ad allontanarsi da noi e di avvisarci nel caso in cui lo o la vedano allontanarsi.

Supporti Visivi per la ComunicazioneUn altro lavoro che possiamo fare è di dare a bambine e bambini degli aiuti visivi per la comunicazione. Se la fatica del bambino o della bambina è comunicare di cosa ha bisogno, possiamo usare per esempio delle immagini che rappresentano bisogni o situazioni, facilitando l'espressione senza ricorrere alla fuga come unico mezzo.

Gestione Immediata: Cosa Fare Quando i Bambini Scappano

Nonostante tutte le strategie preventive, può capitare che un bambino si allontani. È in questi momenti che la nostra reazione è cruciale.

Offrire Scelte Positive e LimitateFacciamo un esempio: stiamo camminando per strada e chiediamo al bambino o alla bambina di darci la mano. Non limitiamoci a dirgli “vuoi darmi la mano?” perché facilmente risponderà di no. Offriamo una modalità comunicativa assertiva: “Giovanni, Lucia, adesso dammi la mano che stiamo per attraversare la strada: preferisci darmi la mano destra o la mano sinistra? Preferisci attraversare la strada dandomi la mano o venendo in braccio?”. A seconda delle situazioni, diamo al bambino e alla bambina delle scelte, ma limitate, non più di due.

Evitare i Ricatti: L'Approccio "Quando, Allora"Un’altra cosa che possiamo fare - sempre come raffinatezza comunicativa - è usare la formula "QUANDO, ALLORA". Evitiamo i ricatti tipo: “Ah, se non mi dai la mano allora non ti compro il gelato”, perché non servono e insegnano ai bambini e alle bambine a ricattare. Un altro esempio: “Quando avremo attraversato la strada insieme, tenendoci per mano, potremo andare dal gelataio a prendere il gelato”. Diamo una consequenzialità alle azioni: quando abbiamo fatto questo, allora succederà quest’altro. Tovah Klein suggerisce di ricordare al piccolo che dovrà sedersi nel passeggino o che dovrete tornare a casa se non resta al vostro fianco. Se dovesse ignorare il vostro monito e si allontanasse ugualmente, in quel caso dovreste mettere in atto quanto stabilito. Una volta che il bambino si è calmato, spiegategli perché avete interrotto l’uscita, ad esempio dicendogli: "Correre in strada è pericoloso".

Reindirizzare l'AttenzioneLavoriamo sempre di esempi: siamo in spiaggia e notiamo che il bambino o la bambina si sta allontanando. Proviamo a reindirizzare la sua attenzione: “Giovanni… Giovanni guarda, laggiù c’è un cane bellissimo, la tua razza preferita, andiamo a guardare insieme, dai vieni!”. Cerchiamo di catturare l’attenzione del bambino e della bambina e di portarlo in connessione con noi, orientarlo su qualcos’altro che lo interessi, che lo motivi e che sia una valida alternativa all’idea della fuga. Un modo più creativo per insegnare ai bambini a non allontanarsi è di trasformare il percorso da un luogo all’altro, per esempio dal supermercato alla farmacia, in un gioco, magari invitandolo a imitare i vostri movimenti. Secondo Karen Sloneker, il bambino si impegnerà di più nell’attività e avrà meno probabilità di allontanarsi. Si può anche vivacizzare un po’ l’espediente, cantando insieme una canzone.

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L'Educazione alla Sicurezza Stradale e la Consapevolezza del Pericolo

Per insegnare ai bambini a non allontanarsi, un buon metodo è quello di educarli alla sicurezza stradale. Secondo l’American Academy of Pediatrics, i bambini di età inferiore ai 7 anni non hanno le capacità cognitive, percettive e comportamentali necessarie per non agire rapidamente e impulsivamente in determinate situazioni, e fino a 10 anni non sono in grado di giudicare la distanza e la velocità delle automobili. Uno studio ha, inoltre, dimostrato che le aspettative dei genitori sulla capacità dei figli di valutare la sicurezza stradale non sono in linea con le loro capacità di sviluppo e, nella maggior parte dei casi, i genitori sovrastimano la capacità dei figli di valutare correttamente le situazioni di sicurezza. Proprio per questo, secondo gli esperti dovrebbero essere educati fin dalla più tenera età alla sicurezza stradale. Pronunciare ad alta voce parole come "Fermati, guarda (a sinistra, a destra e di nuovo a sinistra) e ascolta", dovrebbero far parte di ogni passeggiata. Inoltre, bisogna insegnare loro a riconoscere le strisce pedonali. È bene che sul marciapiede vostro figlio cammini sul «lato del bambino».

Bambino che impara a guardare il traffico con il genitore

Stile Educativo e Reazioni Parentali: Oltre la Fuga

La gestione dei comportamenti di fuga dei bambini si inserisce in un contesto più ampio di stile educativo e di reazioni parentali, che possono influenzare profondamente lo sviluppo del bambino.

Il Valore di un Approccio Empatico e Non ViolentoLa discussione sulla "pacca sul sedere" o altri sistemi di punizione fisica è ricorrente. Solo poche settimane fa la Francia ha approvato una legge anti sculaccioni. Genitori, maestri e compagnia bella non potranno più usare questi né altri sistemi di punizione fisica, perché non servono a educare, c’è scritto. Anche quando di pazienza non resta traccia. E fanno male, alla mente oltre che al corpo. In Italia una legge così non c’è e ancora 5 anni fa il 25% degli adulti intervistati da Save the Children riteneva schiaffi e simili uno strumento di educazione. Eppure la classica frase “quando ci vuole, ci vuole”, che si colora di immediatezza nei motti dialettali (mazz' e panella fann e fgl' bell….panella senza mazz' fann' e fgl' pazz') o nei proverbi antichi (Chi risparmia la verga odia il proprio figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo), continua a guidare la visione educativa di molti genitori.

Tuttavia, gli esperti offrono un’indicazione chiara e univoca sulla quale i genitori impazienti, arrabbiati, maneschi, all'antica, devono riflettere. Franco Frabboni, professore emerito della facoltà di Pedagogia dell’Università di Bologna, conforta dicendo che può scappare a chiunque uno schiaffo o una sculacciata e che questo non ha mai ucciso nessuno, ma non può essere considerato un gesto giusto né tantomeno educativo. Se succede è importante che se ne parli subito dopo al bambino, che si riconosca con lui di avere esagerato, magari perché si era arrabbiati per altre ragioni. La maggior parte delle volte in cui al genitore capita di alzare le mani, infatti, è a causa di sue personali arrabbiature, trasferite ingiustamente sul figlio che non c’entra niente. Oggi viviamo in una società in crisi, la gente è infelice, spesso oppressa da un lavoro routinario, che costringe al “signorsì”, o peggio, angosciata per un lavoro che non c’è. E viviamo anche in una società della violenza, che è nel lavoro, nelle strade, nelle relazioni, alla televisione.

Soprattutto nei casi, non rari, in cui alla base della sberla o della sculacciata non ci sia la perdita della pazienza o lo sfogo di una rabbia personale, ma un preciso intento educativo, c’è da cambiare rotta. Il professor Frabboni sottolinea: «Io sono un pedagogista e per me la pedagogia è la scienza della persona e la persona non può essere violata per nessuna ragione, tanto meno se è una persona nata da poco. A mio parere, quindi è con la fiducia, l’accoglienza, l’ascolto, le regole, che si cresce e si educa la persona/bambino, non certo con le punizioni, le minacce e le sberle».

È assolutamente necessario, raccomanda la dottoressa Alessandra Sala, psicologa e psicoterapeuta, andare oltre al significato di queste parole e riportare termini come mazza e verga al loro senso metaforico. Se schiaffi e scappellotti rimangono fuori dalla porta di casa, come dovrebbe essere, non significa, dunque, che entrino vizi e dissolutezza. Come ha ben detto lo psicoanalista Massimo Recalcati in una conferenza sulla genitorialità, «il ruolo dei genitori è solo quello di dare fiducia, verso un mondo di figli che non devono essere “viti storte da raddrizzare”, ma uomini e donne fatti di “debolezze e stramberie” in cui credere».

E ancora uno psicanalista, il dottor Massimo Hassan della Società Psicanalitica Italiana, sottolinea gli effetti traumatici di ogni tipo di violenza fisica, anche la più blanda: «un bambino piccolo, ancora nell’età dello sviluppo, vede il genitore soltanto come colui a cui affidarsi, da cui essere aiutato e protetto. Non può concepire che questa persona, dalla quale è totalmente dipendente e alla quale si rivolge per avere sicurezza, lo aggredisca, gli voglia far del male fisicamente. Paura, rabbia, e soprattutto senso d’impotenza per non poter lasciare il campo, saranno le sue emozioni di fronte a questo “tradimento” e saranno così dolorose da creare il trauma. È un percorso che si può spiegare meglio attraverso l’immagine del salvavita che scatta se l’energia elettrica è troppa. Terrore e impotenza sono emozioni dolorose talmente intense da far scattare la dissociazione per la quale il bambino non è più in grado di percepire il suo stato d’animo». Giù le mani, dunque, anche quando scappa la pazienza. Con una possibilità di recupero da tenere sempre presente in caso le mani o i piedi abbiano infilato la strada sbagliata. Se, però, l’adulto ha la saggezza di riconoscere il suo limite può addirittura offrire al bambino un’occasione di crescita, dialogando con lui dell’accaduto e mostrandogli che è umano avere dei limiti. Infine, altrettanto importante è il dialogo all’interno della coppia dei genitori che dovrebbero confrontarsi, discutere e riflettere sul loro progetto educativo quotidianamente.

Il Ruolo dell'Amore e della Riflessione EducativaSin da quando un bimbo comincia a camminare in modo autonomo, inizia a voler esplorare il mondo che lo circonda. È una cosa del tutto naturale. Scappare da un adulto è il modo in cui sperimenta la sua indipendenza e anche per questo spesso accade che si rifiuta di dare la mano alla mamma o al papà. Ovviamente questo comportamento, oltre a esporre il bimbo a diversi pericoli, può fare impazzire i genitori ogni volta che sono fuori casa con i pargoli. Il professor Frabboni conclude citando un vecchio capolavoro pedagogico del grande psicologo dell’infanzia Bruno Bettelheim, “L’Amore non basta”, che metteva in guardia i genitori dalla convinzione, spesso sbandierata, secondo la quale l’amore è l’ingrediente magico che tampona ogni falla nel rapporto con i figli. Perché oltre all’amore deve esserci un pensiero sull’educazione dei figli e una continua riflessione sulla relazione con loro.

Genitore che abbraccia un bambino dopo un momento di spavento

Quando la Fuga Diventa una Preoccupazione Costante: L'Aiuto Professionale

Qualora dovessimo accorgerci che nostro figlio o figlia agisce dei comportamenti di allontanamento, di fuga, molto frequenti e continui che non riusciamo a risolvere con il nostro intervento, il suggerimento è confrontarsi con professionisti qualificati: il pediatra, uno psicologo, una psicologa dell’età evolutiva con cui parlare e a cui portare queste occorrenze frequenti. Dietro i comportamenti aggressivi o di fuga di un bambino, vi possono essere problemi psicologici. Sarebbe opportuno che la mamma ed il papà facessero dei colloqui di sostegno alla genitorialità.

In un caso specifico, dove un bambino di 5 anni cerca di scappare anche dall’asilo e usa le mani con gli altri bimbi, è comprensibile che si generi preoccupazione. In primo luogo, potrebbe essere utile esplorare il cambiamento nella routine del bambino dovuto alla separazione dei genitori. I cambiamenti significativi nella vita di un bambino possono causare ansia e stress e influenzare il suo comportamento. Potrebbe essere utile coinvolgere un professionista qualificato, come uno psicologo infantile, per aiutare il bambino ad adattarsi a questa nuova situazione e gestire i suoi sentimenti. Inoltre, il comportamento del bambino potrebbe essere dovuto a difficoltà relazionali o emotive. Il bambino potrebbe avere difficoltà a gestire le emozioni come la frustrazione e la rabbia, che potrebbero manifestarsi come comportamento aggressivo. La terapia individuale per bambini potrebbe essere utile per aiutare il bambino a comprendere e gestire le proprie emozioni in modo sano. Infine, potrebbe essere utile coinvolgere anche i genitori nella terapia per aiutarli a comprendere e supportare il bambino attraverso questa difficoltà. La terapia familiare potrebbe essere un’opzione per aiutare la famiglia a comunicare meglio e trovare modi per supportare il bambino insieme.

È necessario dare al bambino tempo per adattarsi alle situazioni nuove. La sua rabbia inconscia, legata alla separazione dei suoi genitori e alla presenza di un uomo diverso dal padre accanto alla madre, potrebbe venire espressa in contesti che sono altri da casa. Forse il nuovo compagno dovrebbe cercare di vedere la madre quando lui non c’è, per dare al bambino modo di capire che lei è sempre lì per lui, che lui è sempre importante per lei. Condividere la sua vita da solo con la madre, lo aiuterà a capire che rappresenta sempre la priorità per lei. Magari soffre, perché pensa che invece di stare con il nuovo compagno dovrebbe stare col papà, vede una stranezza che non riesce a comprendere. Dategli tempo di adattarsi a questa nuova situazione, procedendo per gradi. Il nuovo compagno avrà tempo, in futuro, di instaurare un rapporto con lui, ma, al momento, è necessario che ti percepisca solo come un amico della mamma, che non è sempre presente quando lui è con lei e che non vuole privarlo di lei e del suo amore. Si consiglia di intraprendere un percorso di psicoterapia che riguardi tutte le figure di riferimento che girano intorno al piccolo per poter trovare delle strategie utili alla risoluzione di tali episodi.

Le Esperienze dei Genitori: Storie di Quotidiana "Fuga"

Le testimonianze di altri genitori rivelano quanto il fenomeno sia diffuso e la gamma di emozioni che esso scatena. Molti si sentono demoralizzati o giudicati da commenti come "mio figlio io l’ho conquistato e la mia parola per lui ha un’altissima considerazione. dipende solo dall’essere o meno capaci di fare i genitori", il che porta a sentirsi "non proprio capace di fare la mamma". Eppure, la realtà è ben diversa: bambini e bambine sperimentano dove possono arrivare, e poi non hanno la cognizione del pericolo e del tempo; per loro giustamente è tutto un gioco.

Molte mamme condividono esperienze simili: "mio figlio io l'ho conquistato e la mia parola per lui ha un'altissima considerazione. certo! n. n. non ci sono alternative! su questo sono molto intransigente!", ma poi ammettono che "Andrea scappa… scappa sempre da quando è nato… io sono una di quelle che ha dovuto a forza utilizzare le bretelle (o guinzaglio come lo chiama qualcuna)… Però è un bambino che per il resto ascolta tutto… per usare i termini di quella mamma ascolta sempre quello che gli dico…". Altre si chiedono: "Che facciamo li riempiamo di botte per farci ubbidire??? Oppure ci mettiamo ad urlare in mezzo alla strada come forsennate???". La verità è che non ci sono bambini "robot". "Alessandro 23/03/2006. Esiliata. ps. anche io da piccola scappavo… al supermercato dobbiamo fare la spesa alla velocità della luce…15 minuti resiste sul carrello…il tempo di passare dal parcheggio all'interno del supermercato …ma poi …x fermarlo bisogna sparargli…". Le mamme osservano come i bambini cambino fase: "verso l'anno c'è stata la fase del voler toccar e tirar giù tutto dagli scaffali (sembrava un drogato), poi c'è stata quella del volersi far prendere in braccio da quelli che incontrava…specialmente quelli alti…". Si evidenzia come "i bambini non sono tutti uguali… per questo dico che non esiste dire A MIO FIGLIO HO DATO DELLE REGOLE… Per la serie se non ci caschi non puoi capire…". C'è chi racconta che "fino ai tre anni mio figlio se andavamo in giro stava bravissimo, al ristorante stava seduto fermo anche 2 ore (purchè gli portassi dei giochini) ed era una soddisfazione personale vedere che io stavo seduta tranquilla a cenare mentre magari c'era qualche genitore intento a correre dietro al suo cucciolo fra i tavoli… dai tre anni in poi c'ero anchio a corrergli dietro tra i tavoli… eppure era sempre lo stesso bambino a cui bastava un mio sguardo per capire che era il momento di fare il bravo… ora è una mezza peste!!!".

La preoccupazione dei genitori è palpabile: "Mio figlio ha quasi due anni ed è un bambino senza particolari problemi. Ma a volte reagisce in modo del tutto inaspettato. Soprattutto nel traffico, la sua imprevedibilità mi spaventa davvero". Si conferma che "il comportamento dei bambini piccoli è imprevedibile. Nei bambini di due anni la voglia di scoprire cose nuove è molto forte. Inoltre, scappare e farsi riprendere è un gioco che piace molto e che spesso si fa a casa o al parco giochi. Il bambino non ha ancora capito però che fare questo gioco per strada è troppo pericoloso".

Molti genitori raccontano episodi spaventosi: "L'hanno bloccata tre ragazzi che passavano di lì, e se fosse stata una macchina? O se qualcuno se la portava via??? Mi sento ancora male!". Reazioni istintive come "darle una pacca… e piangere come una cretina" sono comuni per lo spavento. Si riconosce che "non sei una cattiva madre, hai una bimba che sarà una meravigliosa donna indipendente e volitiva da grande, che ha una grande curiosità e forse è un po’ troppo impulsiva… Ma cattiva madre CHI??". Genitori si confortano a vicenda, condividendo storie di figli "persi" per pochi secondi, che sono sembrati un’eternità: "E cosa dovrei dire io che Fede l'ho persa ben 2 volte nel giro di 2 mesi? A due anni e mezzo a Luglio è sparita a Forte dei Marmi, sulla spiaggia. L’hanno trovata due bagni (e 10 anni di vita miei) più in là. Ad Agosto è sfuggita a mia madre, tempo di girarsi a prendere i coriandoli che aveva comprato (in mezzo ad una festa estiva) e la bimba era sparita in mezzo alla bolgia".

La conclusione è quasi unanime: "non colpevolizzarti dai, non c’è motivo, lo so che ci si sente sempre in colpa per non essere PERFETTI ma è impossibile esserlo e di distrarsi un attimo succede a tutti!". È un’età difficile: "Purtroppo questa è l’età più brutta (e continuerà ancora ) Daniel 3anni, sai quante volte, per una frazione di secondo, lo abbiamo perso?! Soprattutto al centro commerciale….e sai quante pacche gli ho dato? E lui….niente, fa sempre di testa sua….". Si ricorre anche a soluzioni pratiche come il "guinzaglio" o l'assicurare i bambini nel passeggino o nel carrello, poiché "sono piccoli e non capiscono ancora cosa significhi il pericolo (ma neanche alle elementari, se è per quello, parola di maestra), quindi dobbiamo passare alle azioni noi, senza farci grandi problemi (a me dicevano: poverino, col guinzaglio come un cane- io mi dicevo: però così non mi va sotto una macchina come un cane randagio!) e sapere che stiamo agendo per il loro bene".

Un consiglio pratico per la sicurezza in auto è "farla scendere dalla macchina sempre per ultima, soprattutto quando sei da sola. Così sei pronta per prenderla per mano senza dover scaricare Filippo o borse varie. Ovviamente sarà anche sempre la prima a salire in auto. Quando sei in giro va benissimo la pettorina. Dai, calmati, è andata bene, e non darti colpe che non hai".

La questione della consapevolezza del pericolo viene spesso richiamata. Una mamma racconta che sua figlia di 4 anni, dopo essere scappata in un parcheggio freddo, non capiva la parola "pericolo". La madre le ha spiegato che avrebbe potuto incontrare una persona cattiva, una macchina che poteva farle male, un cane che poteva morderla. Tutta la crudezza del mondo che aveva cercato di nasconderle è stata riversata su di lei di colpo. Questo evidenzia la difficoltà di comunicare il concetto di pericolo ai più piccoli e quanto le loro reazioni possano essere istintive e guidate da emozioni come rabbia o offesa. L'importante è che non sia successo niente e la bimba stia bene. Non devi sentirti in colpa, è banale ciò che dico ma davvero non devi. Capisco come ci si sente, ma siamo esseri umani. Basta davvero meno di 30 secondi, sono velocissimi…

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