L'attesa delle prime parole di un bambino è un momento carico di emozione per ogni genitore. Quando, tuttavia, a 18 mesi il linguaggio non emerge come previsto, o lo fa con difficoltà, possono sorgere spontanee preoccupazioni. È un fenomeno comune che un bambino parli in ritardo, tanto da riguardare circa il 13-20% dei bambini di due anni, situandosi al primo posto fra i disordini dello sviluppo in età pediatrica, con sette bambini su cento in età prescolare in Italia che presentano disturbi del linguaggio. Comprendere le tappe tipiche dello sviluppo linguistico, riconoscere i segnali di allarme e sapere quando è opportuno cercare il supporto di specialisti sono passaggi fondamentali per affrontare questa situazione con consapevolezza e tempestività.
Le Tappe Fondamentali dello Sviluppo del Linguaggio nel Bambino
Lo sviluppo del linguaggio nel bambino nei primi 3 anni di vita è fondamentale per la crescita del cervello, per la comunicazione sociale e per raggiungere un livello più avanzato di autonomia e indipendenza. Ogni bambino segue un proprio ritmo nello sviluppo linguistico, ma esistono delle tappe indicative che possono guidare i genitori.
La Fase del Prelinguaggio (0 - 12 mesi)In questa fase iniziale, il neonato comunica attraverso il pianto e i vocalizzi, esprimendo bisogni fondamentali. Intorno ai 6 mesi, inizia la lallazione, caratterizzata dalla ripetizione di sillabe come "ma-ma" o "da-da". Verso i 9-12 mesi, compare l'ecolalia, la tendenza a ripetere suoni e parole sentite. Già a 2 giorni i bambini mostrano una preferenza per i volti che li guardano, e il contatto visivo è fondamentale per lo sviluppo comunicativo e linguistico, oltre che per quello socio-emotivo. Prima di iniziare a parlare, i bambini usano la comunicazione gestuale e il contatto visivo per comunicare, e le evidenze scientifiche dimostrano una continuità tra comunicazione gestuale e linguistica: i gesti sono correlati con lo sviluppo cognitivo e favoriscono l’acquisizione del linguaggio. Entro i 9-12 mesi, il bambino comincia a indicare gli oggetti, un passo cruciale verso la comunicazione intenzionale.
Il Piccolo Linguaggio (12 - 36 mesi)A partire dai 12 mesi, il bambino pronuncia le prime parole con significato specifico, come "mamma" o "pappa". Le prime parole vengono solitamente pronunciate tra i 10 e i 12 mesi di età, e in questa fase i piccoli iniziano a pronunciare termini semplici, spesso composti da sillabe ripetute, come “mamma” e “papà”. Queste parole sono tra le più comuni poiché facili da articolare e riferite alle figure più presenti nella vita del bambino. È interessante notare che, inizialmente, una singola parola può avere significati multipli a seconda del contesto. Ad esempio, "mamma" potrebbe esprimere sia la presenza della madre sia una richiesta di attenzione. Questo utilizzo versatile delle prime parole evidenzia l’importanza del contesto e dell’intonazione nella comunicazione infantile.
Intorno ai 16-18 mesi, il bambino inizia a comprendere che tutte le cose hanno un nome e impara velocemente nuove parole. A un anno e mezzo, la maggior parte dei bambini, anche se pronuncia solo poche parole, riesce a comprenderne molte, eseguendo semplici richieste come "fai ciao ciao". A questa età i bambini ascoltano filastrocche e, su richiesta, sanno indicare le diverse parti del corpo o i disegni di un libro. Tra i 18 e i 24 mesi, il bambino utilizza olofrasi, ovvero singole parole che rappresentano intere frasi o concetti; ad esempio, "acqua" per indicare "voglio l’acqua". In questo periodo, il vocabolario del bambino è composto da 20 o più parole e, spesso, riesce ad associare due o più parole per raccontare o descrivere quello che vede.
Il Linguaggio Completo (dai 3 anni in poi)Dopo i 3 anni, il bambino sviluppa una maggiore competenza grammaticale, formando frasi più complesse e utilizzando correttamente tempi verbali, pronomi e preposizioni. A questa età, i bambini devono avere modo di allenarsi su sintassi e organizzazione del discorso, e gettare le basi per il metalinguaggio, ovvero le conoscenze su come funziona la lingua (abilità come dividere le sillabe o fonderle per formare una parola, individuare le rime o come inizia una parola eccetera), che sono prerequisiti per la lettoscrittura.

Quando Preoccuparsi: Segnali di Allarme e Falsi Miti
Molti genitori si chiedono quando un ritardo nel linguaggio possa essere motivo di preoccupazione. Mentre alcuni ritardi sono temporanei e si risolvono spontaneamente, altri possono indicare un disturbo più serio. Giulio, un bambino di 2 anni che non parla, non pronuncia nemmeno una parola, è un esempio di come in famiglia possano sorgere delle preoccupazioni. Spesso i bambini che non parlano affatto usano i gesti per comunicare e hanno una comprensione del linguaggio nella norma o leggermente al di sotto.
La Soglia delle 50 Parole e i Parlatori Tardivi«Parlare in ritardo è abbastanza comune e riguarda circa il 13-20% dei bambini di due anni», sottolineano Laura Borzaga e Giulia Mantegazza, medici specialisti in neuropsichiatria infantile della Fondazione Don Gnocchi. A due anni, in genere i bambini sono in grado di pronunciare correttamente più di 20 parole e di comprenderne anche più del doppio, utilizzando contemporaneamente gesto e parola. A due anni e mezzo utilizzano le prime combinazioni di parole tipo “mamma bella” o “pappa buona”. Tuttavia, se a 24 mesi compiuti il bambino proprio non parla, bisogna capirne il perché. A due anni, la maggior parte dei bambini è in grado di pronunciare, più o meno correttamente, 50 parole, e di comprenderne anche più del doppio, utilizzando contemporaneamente gesto e parola.
La soglia delle 50 parole dovrebbe essere un segno di “allerta”, ma non è detto che il bambino svilupperà necessariamente un disturbo specifico di linguaggio (DSL). Alcuni bambini normalizzano il linguaggio senza bisogno di interventi specifici: si chiamano in gergo Late Bloomers, cioè bambini in cui il linguaggio sboccia in ritardo. Spesso i genitori sgranano gli occhi di fronte alla soglia delle 50 parole, dicendo che assolutamente il loro bambino ne produceva forse sì e no 10 o 20. In realtà, verificando insieme il vocabolario del figlio, si raggiunge tranquillamente il traguardo e spesso si va decisamente oltre. Tuttavia, in assenza di deficit neurologici, relazionali, sensoriali e ambientali, quando i bambini fra i 24 e i 30 mesi di età presentano rallentamenti nello sviluppo del linguaggio, vengono definiti “parlatori tardivi”. Questi bambini presentano un vocabolario di appena 50 parole e faticano a formare frasi complesse. Spesso, superati i 36 mesi, i parlatori tardivi dimostrano un notevole miglioramento nel loro sviluppo linguistico.
Oltre il Ritardo: Il Disturbo Primario di Linguaggio (DSL)«La metà dei bambini supera comunque le proprie difficoltà linguistiche e questo spiega perché la raccomandazione di attendere è stata diffusa per anni. Ma questo approccio può generare però altri problemi: in primo luogo, il bambino potrebbe non recuperare completamente il ritardo. Infatti, la presenza di difficoltà linguistiche precoci è un fattore di rischio significativo per lo sviluppo successivo di un vero e proprio disturbo primario di linguaggio». Secondo la letteratura scientifica, però, nel 30% dei casi il ritardo persiste oltre i 36 mesi di età. Inoltre, anche tra quelli che sembrano aver recuperato possono presentarsi successivamente delle lacune, che possono andare a influenzare l’apprendimento della lettura, della scrittura e del “linguaggio alto” (cioè le abilità linguistiche più complesse: argomentare, usare il registro appropriato al contesto, usare il linguaggio a scopo creativo). Chi è impegnato a recuperare il ritardo potrebbe non aver tempo sufficiente per questi nuovi apprendimenti.
Falsi Miti da SfatareUn luogo comune, erroneamente accreditato tra i motivi per cui i bambini non parlano o parlano molto poco, è la “pigrizia”. Al bambino definito “pigro” viene attribuita una vera e propria colpa, come se quella di non parlare (o parlare male) fosse una scelta precisa e consapevole. È fondamentale capire che il ritardo del linguaggio non è una scelta.Un altro luogo comune è che l’ingresso all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia possa sbloccare il bambino, in quanto quest’ultimo sarà costretto a parlare per farsi capire da persone nuove. Sebbene l'esposizione ai coetanei sia importante, non è una soluzione magica e non sostituisce un eventuale intervento specialistico.
Domande Chiave per i GenitoriPer capire quando è opportuno andare dal medico, è importante porsi alcune domande cruciali:
- Il bambino è interessato a quello che gli accade intorno? Esplora lo spazio intorno a sé, si gira se sente una voce o un suono familiare o un rumore improvviso? Condivide dei giochi?
- Risponde se lo chiamate? Si gira e vi guarda negli occhi?
- Sembra comprendere quello che gli viene detto? Esegue semplici comandi come "vai a prendere la palla"?
- Guarda negli occhi durante il gioco o quando gli parlate?
- Si aiuta coi gesti per farsi capire? Indica con il gesto per richiedere un oggetto o un'azione? Mostra o dà quello che ha in mano?
Un bambino che progredisce mantenendosi sempre vicino ai limiti inferiori di sviluppo, va tenuto un po’ più “sott’occhio”, soprattutto se mostra poco interesse al linguaggio (sembra che non ascoltino), tende a guardare poco negli occhi, non indica o usa poco i gesti. I bambini con un modesto ritardo nel linguaggio non hanno bisogno di particolari "esercizi" ma di "opportunità".
Le Cause del Ritardo del Linguaggio: Fattori Ambientali e Non Solo
Il linguaggio si sviluppa solo all’interno di una relazione, e diversi fattori possono influenzare questo percorso, da quelli ambientali a quelli legati ai tempi di maturazione individuali.
Il Ruolo Cruciale della Relazione e dell'Input Linguistico«È dimostrato infatti che l’input linguistico e lo stile comunicativo dei genitori hanno un ruolo cruciale nello sviluppo delle abilità comunicative dei propri figli». La mancanza di esposizione al linguaggio, interazioni di scarsa qualità o alti livelli di stress possono contribuire al ritardo nel parlare. Il bambino ha bisogno di essere immerso in un ambiente ricco di stimoli verbali. Il compito del genitore diviene fondamentale: ogni volta in cui si relaziona con il lattante deve dare nome alle cose che lo circondano.
L'Impatto degli Schermi e dei Dispositivi ElettroniciUna implicazione pratica di come il linguaggio si sviluppi all'interno di una relazione riguarda il tempo trascorso, fin da prima del primo anno di vita, con in mano schermi video. L'uso precoce e l’abuso degli strumenti tecnologici influenzano negativamente l’apprendimento del linguaggio. Questo non solo non insegna parole, ma al contrario contribuisce in modo importante a sviluppare ritardo del linguaggio. Per questa ragione, bisognerebbe evitare di utilizzare strumenti (telefono, tablet, tv) fino ai tre anni. È importante fare attenzione a televisori e dispositivi elettronici: i bambini al di sotto dei 2 anni non andrebbero esposti agli schermi; quelli tra i 2 e i 5 anni al massimo un’ora al giorno. Anche i video e cartoni animati “educativi” sono annoverati tra le soluzioni erronee per il bambino che non parla, e non dovrebbero essere considerati una risposta al ritardo.
Le tappe dello sviluppo del linguaggio
Altri Fattori: Maturazione Individuale e Comunicazione Non VerbaleIl ritardo può anche essere semplicemente dovuto ai diversi tempi di maturazione (ad esempio, un bambino che sta evolvendo velocemente nelle competenze motorie, può mostrare minori progressi nel linguaggio), e in questi casi è possibile assistere in poco tempo a un’inversione delle tendenze e a un recupero spontaneo. La parola è solo uno dei canali comunicativi; il suo sviluppo può andare di pari passo con lo sviluppo motorio oppure avere tempi diversi e non sempre uguali da bambino a bambino.Comunicare significa mettersi in relazione con l’altro e non sempre ciò avviene attraverso il linguaggio verbale, specie nel bambino. L’espressione facciale, il contatto visivo e la postura del corpo, infatti, fanno parte di tutte quelle espressioni che appartengono alla sfera della comunicazione non verbale spesso utilizzata dal bambino piccolo quando non è ancora in grado di parlare. Infatti, il linguaggio verbale, appare più tardi rispetto a quello non verbale.
Le parole non sono l’unico mezzo che impieghiamo per comunicare. Prima di iniziare a parlare, i bambini usano la comunicazione gestuale e il contatto visivo per comunicare. Le evidenze scientifiche dimostrano una continuità tra comunicazione gestuale e linguistica: i gesti sono correlati con lo sviluppo cognitivo e favoriscono l’acquisizione del linguaggio. Un bambino che non comunica con le parole, dovrebbe comunque chiedere attenzioni attraverso lo sguardo e usare i gesti per farsi capire, dimostrando così intenzionalità comunicativa.
L'Importanza dell'Intervento Precoce e le Sfide Associate
Affrontare il ritardo del linguaggio tempestivamente è cruciale, poiché le difficoltà linguistiche precoci rappresentano un fattore di rischio significativo per lo sviluppo successivo di un vero e proprio disturbo primario di linguaggio. «Il bambino a volte può sembrare frustrato, introverso o aggressivo proprio perché non ha le parole per esprimere sentimenti o desideri», continuano le specialiste della Fondazione Don Gnocchi. Il bambino con difficoltà di linguaggio può inoltre sperimentare difficoltà negli anni della scuola primaria, quando le abilità linguistiche sono fondamentali per il successo scolastico e la socializzazione.
Conseguenze a Lungo TermineAnche tra i bambini che sembrano aver recuperato un ritardo linguistico, possono presentarsi successivamente delle lacune. Queste possono andare a influenzare l’apprendimento della lettura, della scrittura e del “linguaggio alto” (cioè le abilità linguistiche più complesse: argomentare, usare il registro appropriato al contesto, usare il linguaggio a scopo creativo). Quando un bambino è impegnato a recuperare un ritardo nel linguaggio, potrebbe non aver tempo sufficiente per questi nuovi apprendimenti che sono fondamentali per il successo scolastico.
Difficoltà Emotive e SocialiI bambini con ritardo nel linguaggio possono trovarsi ad affrontare sfide emotive e sociali a causa delle loro difficoltà di comunicazione. Questo può manifestarsi con frustrazione e isolamento. Di qui l’importanza di una presa in carico integrata, capace di coinvolgere tutti gli attori del percorso educativo, abilitativo e riabilitativo. Il giusto supporto e intervento può permettere al bambino di superare il ritardo del linguaggio e raggiungere il suo pieno potenziale comunicativo.
Come Stimolare il Linguaggio: Strategie Quotidiane per i Genitori
Quando i genitori si rivolgono a logopedisti, sono spesso pieni di domande e preoccupazioni sullo sviluppo linguistico dei figli. Molte attività possono stimolare e favorire lo sviluppo linguistico dei bambini. Si tratta di attività che per i piccoli rappresentano solo un gioco, ma possono rivelarsi molto utili per quelli che ancora non parlano.
Aumentare gli Scambi ComunicativiUn buon modo per cominciare è descrivere ciò che il bambino sta vivendo e facendo in determinati momenti della giornata, cercando di valorizzare i 5 sensi. Ad esempio, mentre manipoliamo le foglie secche possiamo verbalizzare quello che proviamo: «Senti come scricchiolano! Profumano di bosco! Questa è ruvida, questa invece è liscia». Proporre tante attività fatte insieme, come cucinare, fare giardinaggio, occuparsi degli animali domestici o visitare una fattoria didattica, stare all’aria aperta, fare musica, crea opportunità naturali per la comunicazione.È fondamentale parlare e fare domande, in modo da suscitare la curiosità del bambino e mettere alla prova la sua padronanza linguistica. Se si sospetta un ritardo, è importante creare un ambiente ricco di linguaggio, circondando il bambino di opportunità di ascolto e di coinvolgimento nel linguaggio. È consigliabile usare un linguaggio chiaro e semplice.
Concedere Tempo e Incoraggiare l'ImitazioneNon bisogna sostituirsi ai bambini perché si sa già quello che vogliono dire o quello di cui hanno bisogno. Capita quindi di non lasciargli completare una frase o di completarla al suo posto. Questo è assolutamente da evitare: bisogna dargli il tempo di finire quello che cerca di dire. Concedere tempo al bambino per rispondere e per dire la sua è essenziale, non dimenticando che la comunicazione è un gioco che si fa in due. Quando si pone una domanda, è bene concedergli qualche secondo in più per elaborare una risposta e riflettere.Incoraggiare l’imitazione e la ripetizione, dando al bambino un modello di linguaggio corretto, ripetendo i suoi tentativi di pronunciare parole e frasi con la pronuncia corretta, è molto utile. È bene evitare di correggere direttamente il bambino quando commette un errore; piuttosto, va fornito un modello corretto. Ad esempio, se il bambino dice qualcosa come “gelato fragola” è possibile ampliare la sua frase affermando, “Sì, è un buon gelato alla fragola.” Oppure: “Il cane che salta sul prato,” è opportuno riformulare la frase dichiarando, “Bravo! È un cane che salta sul prato.”
Lettura Condivisa e Attività ManualiLa lettura condivisa è una delle attività più preziose da fare per sostenere le capacità linguistiche del proprio figlio. Leggere insieme al bambino fin da piccolissimi lo espone a un’ampia gamma di vocaboli e strutture linguistiche. Sarà bene posizionarsi in modo da essere faccia a faccia con il bambino, affinché possa vedere le nostre espressioni e i movimenti della nostra bocca. Anche se i bambini sono molto piccoli, possono iniziare ad interagire con i libri, sfogliando le pagine avanti e indietro e osservando con curiosità le immagini colorate. È bene creare una routine intorno alla lettura e dedicare un preciso momento della giornata ai libri. Se si sceglie il momento prima della nanna, si otterrà l’ulteriore vantaggio di ridurre gli stimoli eccessivi del piccolo e favorirne il sonno. I benefici della lettura per i bambini sono diversi: aumenta l’attenzione, migliora il vocabolario e aiuta a capire i nessi causa-effetto. L’unica raccomandazione è quella di scegliere il libro adatto all’età. Scegliere libri con frasi ripetitive e parole in rima e incoraggiare il bambino a partecipare quando può.
Esiste un nesso molto forte tra lo sviluppo del linguaggio e la manualità, quindi proporre attività manuali contribuisce a migliorare anche la capacità di parlare. I giochi più efficaci sono quelli bimanuali, che prevedono l’utilizzo e la coordinazione di entrambe le mani. Si tratta di attività semplici, che possono risultare molto divertenti se proposte sotto forma di gioco. Tagliare, strappare, infilare, avvitare e svitare sono gesti molto utili per migliorare la motricità fine. Per organizzare queste semplici attività, bastano pochi oggetti di uso comune: forbici e fogli, fili e perline, tappi e bottiglie, monete e salvadanaio ecc.
Attività Espressive e Gioco SimbolicoUn’altra attività consigliata è quella di invitare il bambino ad esprimersi con le mani per comunicare un messaggio simbolico (ad esempio ciao, ok, corna, marameo, autostop ecc.). Si può trattare anche di un gioco d’imitazione attraverso il supporto di canzoncine. Il linguaggio viene stimolato anche da esperienze diverse, come una gita al parco, allo zoo, al museo o al cinema, dove il bambino ha la possibilità di ascoltare discorsi e parole nuove.Una delle forme di gioco che caratterizzano la prima infanzia è il gioco simbolico. In questo tipo di attività, il bambino usa un oggetto come se fosse un altro: per esempio, una matita può diventare una bacchetta magica. Questo processo di significazione è un’attività basilare per lo sviluppo intellettivo, e favorisce l’abilità del bambino a esprimersi attraverso il linguaggio.È importante rinforzare gli sforzi di linguaggio, premiando e ricompensando i tentativi del bambino di comunicare, anche se il suo linguaggio non è perfetto.

Quando è Necessario uno Specialista e Quale Percorso Intraprendere
Uno sviluppo inusuale del linguaggio tra i 18-36 mesi può rappresentare la manifestazione di un semplice ritardo, ma anche un segnale di vero e proprio disturbo o di problematiche di natura diversa. Se mio figlio a 18 mesi capiva tutto quello che gli si diceva, ma non rispondeva con le parole, seguiva le indicazioni, indicava gli oggetti e faceva anche dei gesti per comunicare, ma non parlava, questo ha portato a intraprendere un viaggio per comprendere il ritardo del linguaggio e trovare il modo di sostenere il bambino. È importante monitorare lo sviluppo del linguaggio del bambino e conoscere le tappe tipiche del linguaggio. Se il bambino non raggiunge queste tappe, è fondamentale consultare un professionista per determinare se è necessario un intervento.
Il Pediatra come Primo FiltroIn realtà, fin dai primissimi bilanci di salute il pediatra avrà modo di individuare la presenza di eventuali campanelli d’allarme, discuterne con i genitori e indicare un opportuno approfondimento. Spesso un bambino con un modesto ritardo nel linguaggio ha solo bisogno di maggiori opportunità, ma se il bambino progredisce mantenendosi sempre vicino ai limiti inferiori di sviluppo, va tenuto un po’ più “sott’occhio”, soprattutto se mostra poco interesse al linguaggio (sembra che non ascoltino), tende a guardare poco negli occhi, non indica o usa poco i gesti. I tre anni sono l’età che costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini che imparano a parlare tardivamente e quelli che probabilmente hanno un vero e proprio disturbo, come per esempio l’autismo, da indagare. A due anni e mezzo è un'età comune per valutare il linguaggio e considerare una consulenza specialistica.
La Valutazione MultidisciplinareA seconda delle difficoltà riscontrate, il medico potrà eventualmente consigliare una visita dal medico foniatra, lo specialista delle funzioni orali e del linguaggio, oppure dal neuropsichiatra infantile, che si occupa di indagare la presenza di disturbi dello sviluppo. Se si sospetta che il bambino abbia un ritardo nel linguaggio, è importante consultare un logopedista (SLP) il prima possibile. Una valutazione e un intervento tempestivi possono migliorare significativamente le capacità di comunicazione e lo sviluppo generale del bambino. L’équipe multidisciplinare che si occupa di valutare i disturbi del linguaggio è costituita da neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista e psicomotricista. È fondamentale che entrambi i genitori, inclusi i papà, siano coinvolti nel processo per garantire un supporto completo.
Interventi e Terapie SpecificheLa terapia della parola e del linguaggio può essere una componente fondamentale per sostenere un bambino con un ritardo del linguaggio. Questa include:
- Terapia dell'articolazione: Si concentra sul miglioramento della capacità del bambino di produrre suoni specifici del linguaggio.
- Attività di intervento sul linguaggio: Queste attività mirano a sviluppare il vocabolario, la grammatica e la struttura delle frasi del bambino.
- Terapia orale-motoria: Per i bambini con ritardi nel linguaggio legati a debolezza muscolare o scarsa coordinazione, la terapia oromotoria può aiutare a migliorare la forza e il controllo necessari per parlare.
Esistono anche programmi di intervento precoce, che forniscono valutazioni, terapie e altri servizi di supporto per i bambini piccoli con ritardi nello sviluppo o disabilità, compresi i ritardi nel linguaggio.

Strumenti per i Genitori: Il Diario del Linguaggio e le Tavole di Kuno BellerUn utile strumento per i genitori è il Diario del Linguaggio, che permette di segnare tutte le parole che il bambino sa dire in modo spontaneo e capire come evolvono le sue abilità linguistiche. Questo strumento può aiutare a non cadere in inutili ansie o, al contrario, a non sottovalutare segnali di difficoltà.Le tavole di Kuno Beller sono uno strumento di conoscenza sul neuro-sviluppo evolutivo del bambino, utilizzate anche in alcuni nidi e scuole d’infanzia per l’osservazione e la valutazione. Il loro utilizzo ha l’obiettivo principale di mettere in atto strategie di prevenzione dei disturbi del comportamento e dell’apprendimento nel bambino. Attraverso la valutazione delle risposte a un questionario, gestito e affidato alla famiglia, mamma e papà sono messi nella condizione di osservare il proprio figlio e, laddove evidenziano risposte non positive, devono essere pronti a stimolarlo con azioni attive per superare eventuali ritardi o scarsa adesione alle funzioni previste. Le schede sono in genere compilate ogni tre mesi per il primo anno di vita, e ogni 6 mesi fino ai 6 anni d’età, e vanno rese di volta in volta al pediatra per la sua supervisione. Sarà poi il medico a restituire i risultati in occasione delle normali visite della crescita, suggerendo le strategie più adatte per stimolare il bambino, oppure, se lo riterrà opportuno, prescrivendo una valutazione specialistica.
Supporto per i GenitoriIl contatto con altri genitori che hanno figli con ritardi nel linguaggio può fornire sostegno emotivo, incoraggiamento e consigli pratici. Cercare gruppi di sostegno locali o forum online dove condividere esperienze, consigli e risorse è molto utile. Il servizio è attivo a Milano, al Centro IRCCS “S. Anna” della Fondazione Don Gnocchi, dove medici specialisti in neuropsichiatria infantile, come Laura Borzaga e Giulia Mantegazza, offrono il loro supporto. È importante mantenere un atteggiamento positivo e festeggiare i progressi e le tappe fondamentali del bambino, per quanto piccoli possano sembrare.