Il legame indelebile tra i salvatori e i bambini salvati dalle macerie: cronache di miracoli e speranza

Il terremoto rappresenta, nella storia dell'umanità, uno degli eventi più devastanti e imprevedibili, capace di radere al suolo in pochi istanti anni di costruzioni, vite e progetti. Tuttavia, tra le pieghe di questa distruzione, emergono spesso storie di un'umanità resiliente, che si manifesta in gesti di eroismo straordinario. Tra le vicende più commoventi si annoverano quelle dei salvataggi dei bambini, esseri fragili che, contro ogni probabilità logica, riescono a sopravvivere sotto le macerie, protetti spesso dall'amore di chi li circondava o dalla pura, inspiegabile forza della vita.

Soccorritori al lavoro tra le macerie dopo un terremoto

Il desiderio di ritrovarsi dopo decenni di silenzio

Il ricordo di un salvataggio non si limita al momento dell'estrazione; esso segna indelebilmente sia chi è stato salvato, sia chi ha operato per strapparlo alla morte. Esistono storie che, nonostante il passare dei decenni, continuano a vibrare con intensità. È il caso di quanto accaduto a Gemona anni fa, durante uno dei sismi che hanno segnato il territorio friulano. "Fecero un salvataggio dopo qualche giorno dalle scosse a Gemona: riuscì a salvare una bimba da sotto le macerie perché la sua nonna le aveva fatto scudo con il suo corpo. Avrà più o meno 50 anni adesso, ma non so altro".

Per il soccorritore, quel gesto non è mai stato archiviato come un semplice compito lavorativo. Passati tanti anni, l'uomo spera oggi di poterla vedere nuovamente. "Mio padre me lo racconta sempre ed il suo desiderio più grande e quello di poterla incontrare una volta. Qualcuno potrebbe aiutarmi? Sarebbe sicuramente un dono per il mio papà, lui per quel salvataggio ha guadagnato una medaglia e vorrebbe condividerla con la sua 'bimba' udinese come la chiama lui". Queste parole aprono uno squarcio sulla dimensione umana dei soccorsi, dove la gratitudine e il bisogno di chiudere un cerchio emotivo diventano priorità assolute. Tantissime le persone che si sono mobilitate, ricordando quei momenti drammatici, ma anche la tanta solidarietà ricevuta e cercando di metterla in contatto con qualche referente degli Alpini che possa aiutarla, nella speranza che la donna friulana possa riabbracciare il suo salvatore.

La tecnologia e il destino: il caso di Finale Emilia

La modernità, talvolta, gioca un ruolo decisivo nella catena di montaggio della salvezza. Tra la devastazione e la morte del terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna, arriva una storia a lieto fine. Una bambina di 5 anni, che era rimasta sotto le macerie a seguito del crollo di un palazzo a Finale Emilia, è stata salvata grazie ad una chiamata arrivata dagli Usa al 113 di Roma. L'allarme è infatti scattato solo grazie ad un medico italiano che si trova a New York, il quale era stato contattato a sua volta da una conoscente emiliana. Quest'ultima ha avvertito l'uomo della presenza della piccola, sotto le macerie, dopo aver provato invano a contattare i soccorsi.

"Mio figlio, a New York, era su Internet e ha letto del terremoto che ha colpito la Pianura Padana e in particolare la sua zona d'origine. È riuscito a parlare con noi, che invece non riuscivamo a telefonare ai soccorritori per problemi di linea. Dall'America lui è riuscito, e così i vigili del fuoco hanno salvato la piccola Vittoria". Dopo la telefonata dagli USA al 113 capitolino, la macchina dei soccorsi si è messa in moto immediatamente. Gli operatori della Questura di Roma si sono messi in contatto con la signora che aveva richiesto senza successo l’intervento dei soccorsi dall'Italia. Dopo averla tranquillizzata, sono riusciti ad ottenere le informazioni utili per indirizzare i vigili del fuoco e la polizia di Modena.

L’eroismo dei padri e la calma dei piccoli

La ricostruzione del salvataggio della bambina arriva all'Ansa da Andrea Giovanardi, 50 anni, vicino di casa di Vittoria che ha aiutato nei primi soccorsi: "La bimba è rimasta calma, pur sommersa da una coltre di un metro e mezzo di macerie. È il papà è stato un leone per liberarle il viso e farla respirare. Poi la protezione civile ha fatto il resto. Bartolomeo [il padre della bambina] urlava di aiutarlo. Io ero in pigiama, mi sono vestito e, devo essere sincero, c'era una parte del tetto che penzolava e la terra che tremava di continuo. Pensavo che se fosse venuto giù il resto saremmo morti anche noi. Ma Barto si è buttato nella stanza della bimba. Poi mi ha detto che quello che penzolava era solo polistirolo, isolante del coperto. L'ho seguito. Lui chiamava Vittoria, e Vittoria rispondeva in qualche modo. Siamo riusciti a raggiungerla, a liberarle il viso, a farla respirare. Le abbiamo dato acqua. I soccorsi sono arrivati un'ora dopo, non riuscivamo a chiamarli. Un'altra ora è servita per estrarla dalle macerie. Illesa. Un miracolo. Era sul letto. Si è salvata perché il letto era accostato alla parete".

Strutture di soccorso e macerie in un contesto di emergenza

La speranza che nasce dal dolore: le tragedie in Siria e Turchia

La storia di Vittoria, come tante altre, fa il giro del mondo, diventando un raggio di sole in un oceano di disperazione. Tuttavia, le cronache recenti ci portano in scenari ancora più complessi, come il terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito la Turchia e la Siria. "Non volevamo più che venisse chiamata la neonata nelle macerie, così abbiamo deciso di darle un nome. Aya è stata salvata miracolosamente a Jandairis, in Siria". La storia di Aya, neonata trovata viva sotto le macerie ancora attaccata al cordone ombelicale della madre, nel nord-ovest della Siria, ha commosso milioni di persone. In tanti si stanno facendo avanti per adottarla: la piccola ha perso tutto, non solo sua madre, ma anche suo padre e tutti e quattro i fratelli.

Il direttore dell'ospedale di Afrin, Khalid Attiah, che ha accolto la piccola, ha dichiarato: "Non permetterò a nessuno di adottarla ora. Fino al ritorno dei suoi parenti, la tratterò come una della mia famiglia". "È arrivata lunedì in pessime condizioni, aveva protuberanze, lividi, aveva freddo e respirava a malapena", ha detto Hani Marouf, il pediatra che si occupa di lei. Ora Aya è in condizioni stabili e migliora giorno dopo giorno. Non è un caso isolato. Una bambina di 10 anni è stata trovata viva nelle scorse ore sotto le macerie di un palazzo nella provincia turca di Hatay dopo 90 ore. Prima dell'alba i soccorritori hanno estratto Adnan Muhammed Korkut dal seminterrato dove era rimasto intrappolato da quando il terremoto ha distrutto tutto.

La finestra temporale della sopravvivenza

Con negli occhi le immagini strazianti di bambini estratti dalle macerie in Turchia e Siria dopo le devastanti scosse di terremoto dei giorni scorsi, Save the Children ha dichiarato che si sta rapidamente chiudendo la finestra temporale per portare rifugi, forniture mediche, acqua e cibo nelle aree più colpite per salvare vite umane. Il bilancio delle vittime continua drammaticamente a salire. Si stima che i terremoti abbiano colpito in tutto circa 23 milioni di persone, molte delle quali sono proprio bambini.

I sopravvissuti hanno urgente bisogno di aiuti umanitari come cibo, ripari, coperte e acqua pulita. Anche la necessità di servizi igienico-sanitari nei rifugi temporanei è sempre più prioritaria, poiché senza acqua corrente e latrine si diffonderanno rapidamente malattie particolarmente letali per i bambini. I bambini corrono anche il rischio di essere separati dalle loro famiglie, il che li espone al pericolo di sfruttamento e abusi. La situazione nel Nord-Ovest della Siria è incredibilmente sconfortante. I terremoti hanno colpito aree in cui i bambini e le loro famiglie stavano già affrontando enormi sofferenze, molti di loro erano sfollati a causa di 12 anni di conflitto, vivevano nei campi ed erano già dipendenti dagli aiuti umanitari per soddisfare i loro bisogni essenziali. "Anche prima del terremoto, la vita nei campi era difficile e le persone dipendevano dall'assistenza umanitaria per sopravvivere".

Il simbolo di Elif Perincek: una mano tesa nella polvere

"È rimasta per 65 ore sepolta sotto le macerie fino a quando i vigili l’hanno estratta. Viva. Le immagini del salvataggio della piccola Elif Perincek, 3 anni, hanno fatto il giro del mondo. La piccola era rimasta intrappolata tra i detriti del palazzo dove abitava a Smirne, crollato a seguito del sisma di venerdì scorso nel mar Egeo". “Quando ho allungato la mia mano, lei l’ha presa e non l’ha più lasciata finché non l’ho portata nella tenda dei soccorsi“, ha raccontato alle tv locali Muammer Celik, il vigile del fuoco che ha salvato la bimba.

Intanto, i soccorritori continuano a scavare ininterrottamente tra le macerie, da cui emergono ancora rumori che fanno sperare nella presenza di ulteriori sopravvissuti. Con la bambina sono 106 le persone tratte in salvo e fra queste ci sono anche la mamma e due fratelli di Elif, mentre un altro fratello è morto. Nel frattempo, sono partite diverse indagini su eventuali violazioni della normative antisismiche. Le autorità hanno già fermato 9 imprenditori responsabili delle costruzioni. La neonata estratta viva dalle macerie dai soccorritori in Siria è stata una delle poche buone notizie arrivate dall’area colpita dal terremoto dove tra le macerie, al momento, sono stati trovati oltre 9.500 persone senza vita.

Vigili del fuoco al lavoro nel centro Italia colpito dal terremoto

La biologia della resilienza: perché i più piccoli sopravvivono

La scienza e l'esperienza medica tentano spesso di spiegare l'inspiegabile. "Sicuramente è un miracolo. Ma i neonati hanno enormi risorse, grandi capacità di sopravvivenza". La piccola, come sottolineano gli esperti, "proprio perché rimasta fino all’ultimo legata alla placenta, potrebbe farcela". Sembrerebbe trattarsi di una neonata a termine, che chiaramente ha molte più probabilità di sopravvivere. È sicuramente molto commovente poter vedere la nascita in un paesaggio dove la morte è protagonista. È un’immagine forte di speranza.

Ma i neonati “hanno una forza e una voglia di sopravvivere eccezionale - sottolinea lo specialista - Lo vediamo ogni giorno anche noi con i bambini nati prematuri. Abbiamo bimbi che nascono di poche centinaia di grammi e che riescono, nonostante tutto, a sopravvivere contro qualsiasi aspettativa e qualsiasi indicazione fisiologica perché non sarebbero pronti alla vita al di fuori dell’utero. Ma ce la fanno”. Proseguono in Turchia e Siria le operazioni di soccorso dopo il devastante terremoto. Dopo 68 ore sotto le macerie è stata tratta in salvo ad Antakya Helen, una neonata dalle squadre di soccorso di Istanbul. Queste testimonianze non sono solo cronaca nera, ma rappresentano la testimonianza della straordinaria capacità dell'essere umano, specialmente nei suoi primi anni di vita, di aggrapparsi a ogni singola possibilità per continuare a esistere, confermando che anche nelle situazioni più catastrofiche, il desiderio di vita rimane la forza più potente a nostra disposizione.

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