La realtà linguistica dell'Angola è un fenomeno complesso e multifaccettato, caratterizzato da una ricca diversità etnolinguistica e dalla presenza storica e attuale del portoghese, sia come lingua ufficiale sia come lingua materna per una parte significativa della popolazione. Questa ricerca si propone di affrontare la questione del portoghese in Angola, esplorando il suo ruolo come lingua materna e lingua seconda all'interno dei subsistemi educativi. Lo studio si pone l'obiettivo primario di analizzare i fattori alla base dell'insegnamento del portoghese in questi contesti e, secondariamente, di comprendere i fattori sottostanti a tale analisi. La metodologia impiegata si basa sulla ricerca bibliografica, adottando una prospettiva qualitativa e descrittiva, e mira a rispondere alla questione iniziale: quali fattori contribuiscono al successo o all'insuccesso dell'insegnamento della lingua portoghese come lingua materna e lingua seconda nei subsistemi educativi in Angola? Per conferire corpo e sostanza a questo argomento, si fa ricorso al supporto bibliografico di studiosi come Mudiambo (2013), Quivuna (2013), Contente (2013) e altri, con i quali, tra gli altri aspetti, si definiscono alcuni concetti fondamentali sulla lingua. Vengono inoltre descritte altre prospettive sul portoghese, sia come lingua materna sia come lingua seconda nei subsistemi educativi angolani, così come sulla sua dimensione interculturale e interdisciplinare e il suo carattere didattico e pedagogico in quanto disciplina scientifica, con il supporto di Gaspar et al. (2012), Nauege (2015), Azeredo (2010), e altri. Ulteriori considerazioni sono presentate riguardo a fattori imprescindibili e decisivi per lo sviluppo e l'esecuzione della politica educativa nel paese, come la formazione tecnico-scientifica degli specialisti, il loro orientamento e la loro continua capacità.

L'Angola: Un Mosaico Geografico, Storico e Culturale
L'Angola, ufficialmente Repubblica dell'Angola, è uno Stato situato sulla costa occidentale dell'Africa meridionale. Con una superficie di 1.246.700 km², è il ventitreesimo Paese più esteso del mondo, approssimativamente quattro volte più grande dell'Italia e simile per dimensioni al Mali. Confina a nord con la Repubblica Democratica del Congo, a est con lo Zambia, a sud con la Namibia, e a ovest si affaccia sull'Oceano Atlantico con una costa di 1.600 km. Fa parte del territorio nazionale anche l'exclave di Cabinda, situata al confine tra la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo.
Il territorio angolano è caratterizzato da una fascia di altipiani, il più vasto dei quali è quello di Bié, che lo attraversa da nord a sud. L'altitudine media varia tra i 700 e i 1.000 metri sul livello del mare; sul lato occidentale, l'altopiano è delimitato da una dorsale montuosa che raggiunge la massima altitudine con il Morro de Moco (2.620 m). Sul lato orientale, verso l'interno del continente, gli altipiani digradano dolcemente verso il bacino dello Zambesi. Il territorio è caratterizzato da vaste savane, dove si concentra gran parte della popolazione, data la ricchezza di terreni fertili e le buone condizioni climatiche. Nella parte sud-orientale, vi è un'area arida in direzione del deserto del Kalahari, con l'eccezione delle vallate dei fiumi Cuando, Cunene e Cubango, sulle cui rive si trovano terreni coltivabili o sfruttabili per l'allevamento. I fiumi principali sono il M'Bridge e il Kwanza, che sfociano nell'Oceano Atlantico, e il Cuango e il Cassai, affluenti a nord del fiume Congo. Grazie all'altitudine, il clima è complessivamente temperato, con temperature medie sulla costa che si aggirano intorno ai 16 °C in inverno e ai 21 °C in estate. La popolazione mantiene un tasso di crescita elevato, anche grazie alla lotta all'AIDS, che non è più diffuso come in altri stati africani. La popolazione angolana è quasi sestuplicata nell'ultimo mezzo secolo, passando da circa 5 milioni nel 1960 a circa 29,4 milioni nel ventunesimo secolo, secondo i dati dello United States Census Bureau. Attualmente conta 31,83 milioni di persone.
La storia dell'Angola è profondamente radicata nel tempo, con evidenze di abitazione umana sin dal Paleolitico e Neolitico, come attestato dai resti trovati a Luanda, nel Congo e nel deserto del Namib. I primi a stabilirsi furono i San. La situazione cambiò all'inizio del VI secolo d.C. con le migrazioni Bantu, che portarono con sé tecnologie avanzate per la lavorazione dei metalli, la ceramica e l'agricoltura. Incontrando i San e altri gruppi, i Bantu diedero origine alla prima grande entità politica della zona, il Regno del Congo, sorto nel XIII secolo. Questo regno si estendeva dal Gabon a nord al fiume Kwanza a sud, e dall'Atlantico a ovest fino al fiume Cuango a est, basando la sua ricchezza principalmente sull'agricoltura. Il potere era detenuto dai Mani, aristocratici che rispondevano solo all'onnipotente re del Congo. Il Regno di Congo era diviso in sei province e comprendeva regni dipendenti, come quello di Ndongo, a sud. Il commercio, sostenuto da un'agricoltura altamente produttiva e dallo sfruttamento minerario, era l'attività principale.
Nel 1482, le caravelle portoghesi comandate da Diogo Cão raggiunsero il Congo, ed esplorarono nel 1484 la costa nord-occidentale di quella che sarebbe diventata l'Angola. Seguirono altre spedizioni, stabilendo stretti rapporti tra i due stati. I portoghesi introdussero armi da fuoco, innovazioni tecniche e il cristianesimo. Le prime penetrazioni nell'entroterra risalgono al 1483. Le relazioni iniziali con i numerosi regni autoctoni, in particolare Congo, Ndongo e Benguela, furono ostili, ma nel XVI secolo si alternarono a lunghi periodi di pace e guerre occasionali, spesso dovute a scontri personali tra sovrani e governatori. Il regno di Ndongo, in particolare, strinse un'alleanza stabile con i portoghesi, intraprendendo un fiorente commercio di schiavi, molti dei quali furono trasportati in Brasile. Nel XVII secolo, la tribù degli Imbangala si impose, sottomettendo altre tribù e vendendo un gran numero di schiavi ai portoghesi. Il governatore Luis Mendes de Vasconcelos arruolò molti Imbangala nelle sue truppe, consolidando il meticciato culturale e razziale, caratteristico dell'impostazione coloniale portoghese, in contrasto con quella britannica. I portoghesi affrontarono anche la regina Nzinga di Ndongo, con cui furono firmati trattati di pace e cooperazione nel 1624 e definitivamente nel 1639. Un altro problema fu il tentativo di penetrazione degli olandesi della Compagnia olandese delle Indie occidentali.
Il XVIII e il XIX secolo videro una più precisa organizzazione amministrativa e giuridica della colonia. Nonostante i conflitti interni tra le tribù, si delineò una chiara struttura sociopolitica. L'attività economica più prospera rimase il commercio degli schiavi, abolito nel 1830 ma protrattosi fino a fine Ottocento, quando la rivoluzione industriale rese superflua questa forza lavoro. Il dominio portoghese nel XX secolo fu caratterizzato da grandi iniziative economiche e infrastrutturali, inclusa la costruzione di imponenti ferrovie.
Il piano della SUPER COLONIA portoghese (e perché è stato un flop)
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Portogallo, governato da António de Oliveira Salazar, si oppose strenuamente alla decolonizzazione, ritenendo che avrebbe creato avamposti economico-politici per le potenze vincitrici. Tuttavia, il mantenimento delle colonie divenne oneroso, e verso la fine degli anni cinquanta emersero movimenti indipendentisti, finanziati dalle superpotenze. Il Movimento Popolare di Liberazione dell'Angola (MPLA), fondato nel 1956 e appoggiato dall'URSS, e l'Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale dell'Angola (UNITA), guidata da Jonas Savimbi e sostenuta dagli Stati Uniti, furono i principali attori. La lotta armata divenne infuocata negli anni settanta. Nel 1974, la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo pose fine alle ostilità, e l'11 novembre 1975 il Portogallo riconobbe l'indipendenza. L'MPLA proclamò la Repubblica Popolare dell'Angola, mentre FNLA e UNITA proclamarono una repubblica separata. Agostinho Neto, capo dell'MPLA, divenne il primo presidente. La guerra civile tra l'MPLA marxista-leninista e l'UNITA anticomunista, appoggiate rispettivamente da Cuba/URSS e Stati Uniti/Sudafrica, si protrasse per anni, decimando la popolazione. Accordo di Bicesse nel 1991 e ritiro delle truppe straniere. Le elezioni presidenziali multipartitiche del 1992 videro la vittoria dell'MPLA e la conferma di José Eduardo dos Santos come presidente. Un nuovo accordo di pace, il protocollo di Lusaka, fu firmato nel 1994, ma l'UNITA fu espulsa dal governo di unità nazionale nel 1998 a causa della ripresa della guerriglia. Con la fine della Guerra Fredda, Dos Santos ribaltò la sua politica, modernizzando le istituzioni interne e instaurando un'alleanza con Stati Uniti, Gran Bretagna e Portogallo. L'UNITA si trovò spiazzata e Savimbi dichiarò una nuova guerriglia che causò milioni di morti e sfollati. La guerra civile, terminata nel 2002, ha reso difficile lo sviluppo del Paese. L'Angola è membro dell'ONU, dell'Unione Africana, della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (CPLP), della Southern African Development Community (SADC) e dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, ed è associata all'Unione Europea. Il principale partner economico è la Cina.
Il Paesaggio Linguistico Angolano: Diversità, Classificazione e Dinamicità
La realtà linguistica dell'Angola è caratterizzata da una straordinaria ricchezza e complessità, comprendendo non solo la lingua ufficiale portoghese, ma anche numerose lingue nazionali e centinaia di dialetti. Questa diversità è il risultato di secoli di migrazioni, interazioni e sviluppi storici. La distribuzione statistica delle lingue angolane è stata uno dei focus del primo Censimento Generale realizzato nel 2014. Questo censimento ha rivelato che le lingue in Angola sono parlate da diversi gruppi etnolinguistici, distribuiti geograficamente sul territorio. La classificazione e la distribuzione delle lingue angolane seguono modelli di distribuzione etnica, utilizzando l'aspetto linguistico come criterio di raggruppamento etnico e culturale.
La matrice linguistica Bantu è predominante in Angola, rappresentando la maggioranza delle lingue parlate nel paese. Statistiche generali indicano che, in Africa, esistono più di 600 lingue Bantu parlate contemporaneamente. Daniel Sassuco, coordinatore e professore del Dipartimento di Lingue Angolane dell'Università Agostinho Neto, propone che la situazione etnolinguistica di Angola possa essere riassunta come segue: la lingua Umbundu è parlata dal popolo Ovimbundu; la lingua Kimbundu è parlata dal popolo Ambundu; il gruppo Bakongo parla la lingua Kikongo; i Tucokwe parlano Cokwe; e la lingua Kwanyama è parlata dal gruppo Vakwanyama, questa ultima lingua è parlata nella regione del Cunene. Il gruppo Vangangela parla la lingua Ngangela.

Tra le lingue nazionali, l'Umbundu è quella con il maggior numero di parlanti, parlata dagli Ovimbundu nella regione centro-meridionale del paese, ed è la lingua materna di circa un terzo degli angolani. Il Kimbundu è la seconda lingua nazionale più parlata, da circa un quarto della popolazione, gli Ambundu, che vivono nel centro-nord. È una lingua di grande rilevanza, essendo la lingua antica della capitale e dell'antico Regno di Ndongo, e ha subito molte interferenze lessicali con il portoghese. Il Kikongo, parlato al nord, presenta diversi dialetti. Era la lingua dell'antico Regno del Congo e, dopo la migrazione postcoloniale verso il sud, ha parlanti anche a Luanda. In questa regione, in particolare nella provincia di Cabinda, si parlano anche il Fyote e l'Ibinda, varietà linguistiche originate dalla dialettizzazione del Kikongo. Il Cokwe è la lingua dell'Est per eccellenza. Oltre a queste, esiste il gruppo Khoisan, che include le lingue Kankala e Vakankala, una minoranza linguistica caratterizzata dall'uso dei clic.
È fondamentale considerare che la distribuzione geografica ed etnica delle lingue deve essere vista in modo più complesso e meno statico. Ad esempio, alcune lingue hanno subito processi di dialettizzazione, come il Kikongo, che ha dato origine alle varietà linguistiche Fyote/Ibinda, parlate a Cabinda (Nzau, 2011). Inoltre, la cartografia linguistica non riesce a catturare la fluidità e la complessità dei gruppi transumanti, come il caso dei pastori Kuvale della regione meridionale dell'Angola, che si muovono nel deserto del Namibe. La transumanza, sebbene fluida e mobile, non impedisce ai Kuvale di conservare una certa omogeneità linguistica, frutto della forte coesione culturale del gruppo. Secondo la tradizione locale, in particolare da informatori Kuvale, si ritiene che tutte queste popolazioni, sebbene oggi parlino lingue Bantu come l'Umbundu e l'Olukuvale (quest'ultima appartenente al gruppo Tybelo, di cui fanno parte anche i Kuvale), provengano dal Nord e parlassero in passato lingue a click, simili a quelle ancora oggi usate dai discendenti dei Khoi-Khoi e dei San. Queste sarebbero le popolazioni che la letteratura definisce come "pre-Bantu", giunte molto prima dei popoli Bantu. Della loro lingua originale si sa poco, ma queste popolazioni, che potrebbero essere all'origine degli attuali Dombe, Kwando e Kuroka, appaiono, nelle testimonianze, esplicitamente differenziate da altre popolazioni ugualmente nere ma "non-Bantu", già presenti sulla costa quando le prime scesero dalle regioni di Benguela. Questi sarebbero stati i Vakwambundo di ieri e gli attuali Kwisi, popoli Twa, tenendo conto che popoli anch'essi riferiti come Twa sono segnalati nella intricata e esplosiva configurazione etnica della regione dei Grandi Laghi, in Ruanda e Burundi.

Il Portoghese in Angola: Da Lingua del Colono a Lingua Materna e Seconda
Parallelamente alle lingue angolane, è imprescindibile considerare il percorso storico - coloniale e post-indipendenza - della lingua portoghese in Angola. Attualmente, essa è diventata maggioritaria, e il numero di parlanti di portoghese come lingua materna è cresciuto sistematicamente, frutto della politica linguistica di ufficializzazione del portoghese. Il portoghese è la lingua ufficiale dell'Angola ed è la lingua materna del 30% della popolazione. Secondo il censimento realizzato nel 2014, il portoghese è la lingua o una delle lingue parlate in casa per il 71,2% degli angolani.
Tuttavia, è necessario considerare che la lingua portoghese parlata in Angola ha subito influenze dalle lingue africane, presentando particolarità discorsive, pragmatiche, sintattiche, lessicali, morfologiche, fonologiche e prosodiche, come descritto dalla linguista Amélia Mingas nell'opera Interferência do Kimbundu no português Falado em Lwanda (2000). Queste specificità hanno motivato i linguisti angolani a descrivere la norma del portoghese angolano, con l'obiettivo di legittimarne l'uso nei documenti ufficiali e il suo insegnamento nelle scuole angolane, dando priorità ai materiali didattici angolani rispetto a quelli portoghesi o brasiliani. Questa tendenza riflette un desiderio di autonomia e riconoscimento della propria variante linguistica.
Ancora sui processi di legittimazione del portoghese angolano, è possibile considerare il ruolo della letteratura angolana scritta in portoghese, che mescola termini, espressioni e sintassi delle lingue angolane. Si tratta di un ibrido linguistico che ratifica il ruolo estetico e politico della lingua nella costruzione di una letteratura nazionale. Molti autori angolani hanno incorporato nelle loro opere glossari di termini ed espressioni delle lingue angolane, rendendo l'opera letteraria linguisticamente ricca e ibrida. La letteratura diventa così un veicolo non solo di espressione culturale ma anche di preservazione e promozione delle lingue autoctone.
Studi comparati tra il portoghese brasiliano e il portoghese angolano sono stati condotti da ricercatori brasiliani e angolani, con l'obiettivo di una comprensione linguistica e storica della formazione della lingua portoghese a partire dal suo contatto con le lingue africane, specialmente le lingue della famiglia Bantu. Alcuni lavori che hanno confrontato il portoghese angolano e il portoghese brasiliano includono: Angola e Brasil: vínculos linguísticos afro-lusitanos, di John Lipski (2008); Variedades linguísticas em contato: português angolano, português brasileiro e português moçambicano, di Margarida Petter (2008); e A indeterminação do sujeito no português angolano: uma comparação com o português do Brasil, di Eliana S. Teixeira Pitombo Almeida, N. L. F. Questi studi sottolineano l'evoluzione divergente e convergente delle varianti del portoghese a seguito di contatti con substrati linguistici diversi.
Il piano della SUPER COLONIA portoghese (e perché è stato un flop)
Politiche Linguistiche e Educative: Sfide e Strategie per il Multilinguismo
La realtà linguistica dell'Angola, con il suo multilinguismo intrinseco, è stata oggetto di una serie di interventi ufficiali in relazione alla questione della lingua. Le politiche linguistiche, che tradizionalmente si occupano delle dinamiche ufficiali ed extra-ufficiali delle lingue in vari contesti, si sono concentrate sulle iniziative statali e giuridiche per la regolamentazione e la promozione delle lingue nel contesto della formazione dello Stato-nazione. Il processo di lotta per l'indipendenza dell'Angola ha incluso, tra gli altri aspetti, la considerazione della lingua come bandiera politica. I partiti politici coinvolti nelle lotte coloniali assumevano posizioni diverse in relazione alle lingue dell'Angola. Il MPLA (Movimento Popolare per la Liberazione dell'Angola), ad esempio, definì la lingua portoghese come lingua di unificazione e costruzione dell'idea di nazione angolana, evitando, in questo modo, di dare priorità a certe lingue e gruppi locali a scapito di altri. Agostinho Neto (1922-1979), primo presidente dell'Angola e rinomato scrittore, leader del MPLA, espresse una visione pragmatica e lungimirante: "L'uso esclusivo della lingua portoghese, come lingua ufficiale, veicolare e attualmente utilizzabile nella nostra letteratura, non risolve i nostri problemi. E tanto nell'insegnamento primario, quanto probabilmente nel medio, sarà necessario utilizzare le nostre lingue. E data la loro diversità nel paese, prima o poi dovremo tendere all'agglutinazione di alcuni dialetti, per facilitare il contatto." Questa dichiarazione evidenziava la consapevolezza della necessità di integrare le lingue autoctone nel sistema educativo.
A tal fine, nel 2011 è stata approvata la Lei do Estatuto das Línguas Nacionais de Origem Africana (Decreto presidenziale n.º16/11 dell'11 gennaio 2011), con l'obiettivo di regolare la situazione linguistica dell'Angola in contesti amministrativi, educativi e mediatici. Tra le lingue considerate nazionali in Angola figurano: Umbundu, Kimbundu, Kikongo, Cokwe, Kwanyama e Ngangela. Tali lingue appartengono principalmente a due famiglie linguistiche diverse: Bantu (che comprende la maggior parte delle lingue angolane) e Khoisan (una minoranza che ha come tratto distintivo l'uso di clic). Oltre a queste lingue considerate nazionali, ci sono centinaia di dialetti parlati in Angola.
In termini statistici, in generale, la lingua portoghese è maggioritaria nella capitale del paese e nei centri urbani, essendo la più parlata in Angola. Le lingue angolane sono usate nelle regioni rurali, e gran parte degli angolani è bilingue o multilingue. Il censimento nazionale del 2014, che aveva come uno dei suoi obiettivi il rilevamento della diversità linguistica dell'Angola, ha fornito dati cruciali per orientare le politiche.
Iniziative recenti di protezione delle lingue nazionali includono l'introduzione dell'insegnamento bilingue. Tali iniziative hanno motivato studi e descrizioni linguistiche con scopi, tra gli altri, di formalizzazione in pratiche scritte. Un esempio è la descrizione della morfologia e sintassi della lingua Ngangela, realizzata dal professore e dottore Zavoni Ntondo. Inoltre, il Dipartimento di Lingue e Letterature in Lingue Angolane dell'Università Agostinho Neto ha condotto ricerche e insegnato dal 2004 le lingue Cokwe, Umbundu, Kimbundu e Kikongo. Queste iniziative accademiche sono cruciali per la standardizzazione e la diffusione delle lingue nazionali.

Le iniziative ufficiali legate ai Ministeri della Cultura e dell'Educazione rivelano una preoccupazione statale e ufficiale per la preservazione delle lingue angolane che possiedono lo status di lingue nazionali. Per di più, ci sono una serie di pratiche locali che ratificano il posto che queste lingue occupano nella società angolana. Esempi sono i mezzi di comunicazione che fanno uso delle lingue dell'Angola. Oltre a queste pratiche, è possibile considerare il ruolo che gli scrittori angolani hanno avuto nella divulgazione e registrazione delle lingue locali. Nel caso del progetto Kadila, che si è concentrato sulle ricerche nella regione del deserto del Namibe, è importante sottolineare le registrazioni fatte da Ruy Duarte de Carvalho nell'opera "Vou lá visitar os pastores". Questi sforzi congiunti, dal livello istituzionale a quello comunitario e artistico, contribuiscono a mantenere viva e a valorizzare la ricchezza linguistica del paese.
La questione della formazione tecnico-scientifica dei tecnici, del loro orientamento e della loro continua capacità è consustanziale come fattore imprescindibile e decisivo per lo sviluppo della politica educazionale e la sua esecuzione nel paese. Senza personale qualificato e costantemente aggiornato, è difficile implementare efficacemente programmi di insegnamento bilingue e di promozione delle lingue nazionali.
Il Kimbundu nel Contesto Educativo Angolano: Un Caso di Studio
L'articolo "AS LÍNGUAS MATERNAS ANGOLANAS NO CONTEXTO DAS POLÍTICAS EDUCATIVAS. O CASO DA LÍNGUA KIMBUNDU" di A. F. Armando (2021) si concentra essenzialmente sulle lingue materne angolane nel contesto delle politiche educative, con esempi del funzionamento della Lingua Kimbundu come dimostrazione della sua rilevanza nella sfera docente-educativa. Lo studio ha formulato come obiettivo generale la comprensione delle lingue materne angolane nel contesto delle politiche educative, e come obiettivi specifici la riflessione sulle lingue materne angolane in tale contesto, e la descrizione del funzionamento della lingua Kimbundu come indicatore per la comprensione della sua importanza. Ciò è finalizzato a sensibilizzare gli amministratori delle politiche educative del Paese sull'interesse a riformulare la legislazione attinente alle lingue di insegnamento. La metodologia utilizzata è stata quella di revisione bibliografica, con un paradigma interpretativo-costruttivista, tenendo conto della sua natura qualitativa, e sono stati impiegati i metodi analitico, sintetico e comparativo.
Il Kimbundu, la seconda lingua nazionale più parlata in Angola dagli Ambundu, che vivono nel centro-nord, riveste una grande importanza storica e culturale. È stata la lingua dell'antica capitale e dell'antico Regno di Ndongo, e la sua profonda interazione con il portoghese ha portato a numerose interferenze lessicali, come studiato da Amélia Mingas. La rilevanza del Kimbundu è dimostrata anche dal fatto che il Dipartimento di Lingue e Letterature in Lingue Angolane dell'Università Agostinho Neto ha investigato e insegnato il Kimbundu, insieme ad altre lingue, sin dal 2004.
Nel contesto educativo, è stata fatta una distinzione tra la lingua portoghese e la lingua Kimbundu attraverso il confronto dei loro pronomi atoni. Questo tipo di analisi linguistica comparativa è fondamentale per sviluppare materiali didattici specifici e per formare insegnanti capaci di gestire il bilinguismo in classe. Di conseguenza, è stata proposta la necessità di implementare l'insegnamento bilingue di queste lingue nei diversi subsistemi educativi. Questo approccio riconosce il valore intrinseco delle lingue materne angolane e mira a promuovere una loro piena integrazione nel curriculum scolastico.
L'inserimento della garanzia delle lingue angolane nei diplomi legali permetterebbe ai diversi attori dell'educazione di tracciare strategie immediate per la loro esecuzione, piuttosto che l'attuale formato in cui non c'è obbligatorietà su questa questione. Questo significa che la mera menzione o la raccomandazione non sono sufficienti; è necessaria una chiara obbligatorietà normativa per garantire che le lingue nazionali siano effettivamente insegnate e valorizzate.
Prospettive Future: Multilinguismo, Identità Culturale e Sviluppo
La realtà linguistica dell'Angola è complessa e ricca, coinvolgendo atteggiamenti politici, accademici, istituzionali e locali di valorizzazione delle lingue africane in parallelo con la crescente espansione dell'uso della lingua portoghese. La costruzione di scuole bilingue e l'uso di lingue angolane nei mass media sono esempi concreti di promozione del multilinguismo in Angola. Questo approccio è cruciale per preservare il patrimonio culturale e linguistico del paese, evitando la perdita di identità che può derivare dall'egemonia di una singola lingua.
Esiste una preoccupazione palpabile per la sopravvivenza di alcune lingue autoctone. Un esempio è la situazione della lingua Ibinda a Cabinda, dove la massiccia arrivo di stranieri, principalmente dalla Repubblica Democratica del Congo e dalla Repubblica del Congo, rende sempre più difficile parlare l'Ibinda. André Ernesto, rappresentante del governo locale, ha indicato che sono in corso una serie di istruzioni per tentare di trovare una soluzione a questo problema, nell'ambito delle politiche linguistiche del Governo angolano che prevedono l'istituzione dell'insegnamento delle lingue nazionali nel subsistema educativo. Come ha sottolineato un osservatore: "La nostra lingua è a rischio di estinzione, perché la nuova generazione non la parla più. Questa è una grande preoccupazione. Un popolo che perde le sue radici, se il sistema educativo non promuove lo studio delle lingue nazionali, stiamo commettendo un errore. C'è chi sostiene che un popolo senza cultura è un popolo senza identità." Questa affermazione sottolinea l'urgenza e l'importanza di azioni concrete per la salvaguardia delle lingue nazionali.
L'impegno nella ricerca e nell'insegnamento delle lingue angolane, come quello svolto dall'Università Agostinho Neto, non solo contribuisce a descrivere e formalizzare queste lingue, ma anche a formare nuove generazioni di linguisti e insegnanti che possano perpetuarne l'uso e lo studio. Questo sforzo è un passo fondamentale verso il riconoscimento che "comprendiamo meglio la dinamica delle nostre società che compongono i nostri paesi" quando valorizziamo e integriamo tutte le espressioni linguistiche e culturali che le definiscono. Il multilinguismo in Angola non è solo una caratteristica, ma una risorsa preziosa per il suo sviluppo sociale, culturale ed educativo. L'integrazione delle lingue materne angolane nei sistemi educativi, accanto al portoghese, rappresenta una via per costruire una società più inclusiva e consapevole della propria ricca identità storica e culturale.
La difesa e la promozione delle lingue nazionali sono elementi essenziali per l'autodeterminazione culturale di un popolo. Un popolo che svaluta la propria cultura è un popolo senza direzione che non sa dove vuole andare. Cabinda, con le sue caratteristiche culturali molto marcate e la lingua Ibinda, rappresenta un microcosmo delle sfide e delle opportunità linguistiche che l'Angola deve affrontare. La visione di un futuro in cui le lingue angolane fioriscono accanto al portoghese, attraverso un sistema educativo bilingue e politiche linguistiche robuste, è un obiettivo cruciale per la costruzione di una nazione coesa e culturalmente ricca. Il dibattito e la ricerca in questo campo, come evidenziato dagli studi di Armando e altri, continuano a fornire le basi per un'evoluzione positiva del panorama linguistico angolano.