Quando ci si trova ad affrontare la depressione, un comune sentire popolare suggerisce che non siano necessari i farmaci per la depressione, perché se ne esce anche senza, e che basti la volontà. Tante persone, si dice, ne sarebbero uscite senza. Tuttavia, per chi vive in prima persona questa condizione, sorgono domande fondamentali e profondamente sentite: quando ti prende quella non forza, quella non voglia, quella cosa che non ti lascia alzare dal divano perché ti irrigidisci, come fai a reagire? Non ne hai la forza, come fai? Qualcuno potrebbe dire cosa pensare per riprendersi, o come fare a non riuscire più ad uscire? Come ti controlli? Queste interazioni e queste riflessioni indicano chiaramente una profonda discrepanza tra la percezione esterna della depressione e la sua realtà vissuta.

La Natura Invalidante della Depressione: Quando la Volontà Svanisce
La depressione è un disturbo insidioso ed invalidante che per sua stessa definizione toglie tutte le energie e la voglia di fare. Proprio per le sue caratteristiche, l'idea che la sola forza di volontà possa essere sufficiente per superarla si scontra con la realtà clinica e l'esperienza personale. Quella "non forza" e "non voglia" che chi soffre descrive sono, in linguaggio tecnico, chiamate "abulia". Abulia significa assenza di volontà, mancanza di stimolo ad agire. Quando c'è questo sintomo, come si può dire che basta la volontà? La questione è complessa, e le sue domande sono interessanti, perché descrivono la depressione stessa. È difficile uscire da queste sensazioni da soli e con la semplice volontà. Non a caso, è stato sottolineato che difficilmente si esce da soli da una vera depressione ed è probabile che chi ha parlato in questi termini intendesse forme di disagio che forse depressione non lo sono nemmeno.
In questi contesti, quando non si hanno le forze per reagire, anche i pensieri diventano più negativi, e ciò comporta un ulteriore chiudersi in se stessi. Questa dinamica crea un circolo vizioso dal quale è arduo liberarsi senza un supporto adeguato. Quando si sta male, si rischia di pensare solo alle sensazioni di disagio che si provano, e di aggiungere ulteriori pensieri alimentati dalla paura di non riuscire a uscirne, di non farcela, di non avere le forze. Questi pensieri tolgono ancora più energia, rendendo il quadro ancora più difficile.
Chi non ha mai sperimentato la depressione, facilmente la inquadra in una manifestazione di ricerca di attenzioni, passività, debolezza. Si scuota da queste banali congetture e si occupi di sé, perché purtroppo la sola forza di volontà a volte non è sufficiente. È importante riconoscere che avere un disturbo ansioso-depressivo è oggi molto frequente; almeno una volta nella vita, l'incidenza è del 70%. Per questo, la prima cosa che chi ha un disturbo psicologico deve provare a dirsi è: "ho scelto io di avere questo problema?". È fondamentale non attribuire a se stessi giudizi negativi.
Le cause di questo profondo disagio possono essere diverse, da quelle affettive a quelle lavorative. La natura della depressione può essere così varia perché esistono tante reazioni depressive quante sono le persone al mondo. Ciò concorre a uno stato che spesso è un insieme di fattori fisiologici, chimici ed ambientali.
What is depression? - Helen M. Farrell
L'Importanza di un Approccio Professionale e Integrato
Nonostante le convinzioni popolari, ricerche e casi clinici concordano con il fatto che per riuscire ad affrontare la depressione è consigliabile una combinazione di farmaci e psicoterapia. Sinceramente, non si sa chi possa averle detto che i farmaci non sono necessari, ma è una posizione che non trova riscontro nel mondo professionale. Un aiuto farmacologico può essere fondamentale per trovare l'energia di reagire e per spezzare il circolo vizioso che intrappola la persona in uno stato di immobilismo e disperazione. Nella fase iniziale di questo percorso, l'uso dei farmaci potrebbe aiutare a reagire e permettere di accelerare il processo di guarigione.
La terapia farmacologica, prescritta da un medico psichiatra, può agire su squilibri chimici che spesso sono presenti nella depressione, fornendo quel "boost" iniziale necessario per riguadagnare un minimo di energia e motivazione. Poi, come già suggerito da diversi professionisti, sarebbe bene abbinare un percorso psicoterapeutico alla cura farmacologica per ottenere il massimo del beneficio da entrambe. Infatti, farmaci e psicoterapia velocizzano il processo di guarigione.
Un percorso di psicoterapia potrà aiutare a comprendere cosa si nasconde dietro al sintomo depressivo. Attraverso questo lavoro psicologico su di sé, si può cercare di capire che cosa c'è dietro ai propri sintomi. La psicoterapia offre strumenti per affrontare i meccanismi di pensiero, le reazioni emotive e i comportamenti che mantengono il disagio, come l'eccessivo timore del pensiero altrui, se si pensa spesso al giudizio degli altri. La psicoterapia è un luogo sicuro dove esplorare le proprie dinamiche interne, le proprie paure e le proprie speranze, per costruire strategie di coping più efficaci e durature.

La Valutazione e la Personalizzazione della Cura
Il punto cruciale è la valutazione dell'entità, delle limitazioni e di tutti quegli aspetti che solo un medico o un terapeuta possono fare. Ogni essere umano è un caso a sé stante, e anche se esistono aspetti in comune, le forme depressive sono così tante da rendere necessario affidarsi ad esperti per prendersene cura. E in alcuni casi, è necessario impostare una cura psicofarmacologica, con il dosaggio e i tempi adeguati alla persona.
Per questo motivo, è fondamentale rivolgersi a professionisti competenti. Si suggerisce di rivolgersi ad un medico psichiatra per valutare se sia il caso di intraprendere una terapia farmacologica. Successivamente, è bene consultare uno psichiatra-psicoterapeuta, o uno psicologo o psicoterapeuta, per capire quali sono le motivazioni di questo forte disagio e iniziare un percorso che aiuterà ad affrontare il malessere. È importante non aspettare che passi "da sola", poiché la situazione potrebbe solo peggiorare il suo stato d'animo. Il servizio professionale non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica.
Il professionista, per consigliare strategie adeguate a ritrovare la forza che si cerca, ha bisogno di entrare nel merito della propria condizione. Spesso, si pone domande specifiche: quanti anni ha? Che cosa le è successo nel periodo precedente alla formazione dei suoi sintomi? Queste informazioni sono vitali per inquadrare correttamente il quadro clinico e proporre il trattamento più efficace. Come uscirne è soggettivo e dipende dal grado di criticità. Quando l'ansia o la depressione interferiscono con la vita quotidiana al punto che è difficile affrontare semplici faccende quotidiane o anche attività che prima davano piacere, è importante chiedere aiuto.

Strategie di Supporto e Gestione dei Pensieri nella Fase Iniziale
In attesa di intraprendere un percorso professionale strutturato, o come complemento a esso, esistono strategie per iniziare a gestire le sensazioni di disagio e i pensieri negativi che caratterizzano la depressione. Per rispondere alla domanda su cosa pensare per riprendersi, è utile concentrarsi su alcuni approcci immediati.
Per iniziare a uscire dal circolo della depressione - quel "sto male e chiedo aiuto ma nessuno può aiutarmi e quindi sto male" - si può cominciare cambiando il modo di chiedere aiuto. Si spinga oltre, dia lei stessa/o risposta alle sue domande, recandosi da uno psicoterapeuta.
Intanto, per quanto riguarda la gestione dei pensieri e delle sensazioni immediate, si consiglia di respirare profondamente e pensare che quello che si sta provando è qualcosa di passeggero. Se ci si sente stanchi, si può riposare; se ci si spaventa, si può chiamare qualcuno in soccorso. Poi, si può pensare a qualcosa di bello, concentrarsi su un'attività piacevole, fosse anche semplicemente rilassarsi e sentire il proprio corpo e la propria mente che recuperano energia. Questi piccoli passi, sebbene difficili da intraprendere quando la "non forza" è dominante, possono offrire un minimo di sollievo e costituire un ponte verso un aiuto più strutturato.
È fondamentale non farsi condizionare dai pregiudizi e indirizzarsi verso le buone cure, come suggerito dai professionisti. È un atto di coraggio e di cura verso se stessi, non un segno di debolezza. Non ascoltare chi è intorno a lei, ma attivarsi per superare il suo stato, è un passo decisivo.