Il Legame Indissolubile e il Futuro: Auguri alle Mamme e il Significato Profondo del Cordone Ombelicale

La Madre, Fonte di Ogni Amore

La figura della madre rappresenta, per ognuno di noi, un punto di riferimento vero e puro. Essa è la fonte da cui discende ogni cosa, la sorgente inesauribile dell'amore materno. La lingua materna stessa si manifesta come una carezza sul viso, un gesto di tenerezza che avvolge e rassicura. Questo amore è un latte che non è filtrato, che non passa attraverso nessun setaccio, giungendo direttamente al cuore del figlio. L'amore di una madre è racchiuso in gesti semplici e profondi, come quello di un cucchiaio caldo di minestra offerto con cura. La delicatezza, la semplicità, la gentilezza e la sincerità sono attributi che naturalmente si associano a colei che ci ha dato la vita. È un affetto così potente e universale che "Mamma" è stata definita la parola più bella sulle labbra dell’umanità.

Il Cuore di una Mamma: Un Amore Senza Confini

L’amore di una madre è l’unico amore incondizionato che esista. È un sentimento che si manifesta in infinite forme, capace di costruzione, sostegno, fiducia e rispetto, giorno dopo giorno, passo dopo passo. Si potrebbe dire che gli uomini reggono il mondo, ma le madri, con la loro forza discreta e infinita, reggono l’eterno, che a sua volta regge il mondo e gli uomini. La maternità, in tutte le sue sfaccettature, è il più grande privilegio della vita, un’esperienza complessa, sia fisica che emotiva, in cui si può trovare la salvezza dal senso di vuoto.

Una mamma è una figura poliedrica e instancabile. È una sveglia che segna l'inizio della giornata, una cuoca che nutre, una maga capace di trasformare il quotidiano, una cameriera attenta, una professoressa di vita, un’impresaria di progetti familiari, una psicologa che ascolta e comprende, un’infermiera che cura, e un GPS infallibile che trova sempre ciò che è smarrito. Una madre lavora 365 giorni all’anno e ne è orgogliosa, anche se molte persone pensano che non faccia nulla. Il suo ruolo è fondamentale nella crescita e nello sviluppo dei figli, tanto che si afferma: "Se non riuscite a crescere bene i vostri figli, non penso che tutte le altre cose che fate abbiano molta importanza".

Mamma che abbraccia un bambino

Descrivere una mamma, per molti, equivarrebbe a parlare di un uragano in tutta la sua potenza, una forza inarrestabile e protettiva. Il suo cuore è un abisso in fondo al quale si trova sempre un perdono, e la sua comprensione è come un cerotto di emozioni per un io ferito. La madre custodisce le chiavi dell’anima e conia la moneta del carattere dei suoi figli. Non è possibile essere una madre perfetta, ma ci sono milioni di modi per essere una buona madre. Ci sono mamme che riempiono di baci e altre di sgridate, ma l’amore non cambia e, in realtà, la maggior parte delle mamme fa entrambe le cose. Una mamma dovrebbe essere come una trapunta: tenere i figli al caldo, senza soffocarli, offrendo radici solide e ali per volare, gli unici due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere.

La mamma è colei che, alle prime domande esistenziali - che cos’è il morire, che cos’è il domani - risponde con un sorriso luminoso, colei che soffia sulle palpebre e fa volare via il buio. È la persona che, vedendo che i pezzi di torta sono quattro e le persone sono cinque, dice che i dolci non le sono mai piaciuti, mettendo il bene dei figli al di sopra del proprio. Questo spirito di sacrificio è parte integrante del suo essere, e se ai tuoi figli puoi fare solo un regalo, fa in modo che sia l’entusiasmo.

Il legame con la madre evolve attraverso le fasi della vita:A 5 anni: "mamma ti amo".A 10 anni: "mamma ho bisogno di te".A 16 anni: "mamma sei noiosa".A 18 anni: "voglio andarmene da questa casa".A 25 anni: "mamma avevi ragione".A 50 anni: "mamma non voglio perderti".Questa progressione sottolinea come la figura materna rimanga centrale, anche quando le dinamiche cambiano. La mamma tiene il suo bambino per mano solo per un breve periodo, ma il suo cuore l’accompagna tutta la vita. È una montagna di comprensione, e quando una madre piange, anche Dio si avvicina ad ascoltare. In fondo, diventando madre cambia una sola cosa: si conosce l’esatto momento in cui si smette di essere la persona più importante della propria vita. La mamma è la banca dove depositiamo tutti i nostri dolori e le preoccupazioni.Anche l'amore di tua madre non devi meritarlo, mentre devi meritarti quello di tuo padre, evidenziando la natura incondizionata del suo affetto. Il detto popolare che "vede più una buona madre con un occhio, che il padre con dieci" sottolinea la sua saggezza intuitiva e la sua profonda attenzione.

Per un figlio, l'amore e la gratitudine verso la propria madre sono immensi. Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Molte donne sono splendide mamme anche se non possono avere figli ma li vorrebbero tanto, poiché l'istinto materno e la capacità di amare e accudire trascendono il legame biologico. Essere una madre a tempo pieno è uno dei più bei lavori stipendiati, dato che il pagamento è puro amore. La giovinezza appassisce, l’amore viene meno, le foglie dell’amicizia cadono, ma la speranza segreta di una madre sopravvive più a lungo di tutto.

La mamma fa sempre tutto il possibile, ma spesso dimentica di stupirsi per quanto tutto questo significhi. Non tutti sanno che in Italia esiste una legge, la 113 del 29 gennaio 1992, che obbliga i Comuni a piantare un albero per ogni bimbo venuto al mondo, indicandone la precisa ubicazione sul certificato di nascita. Per quanto non sia una direttiva molto rispettata, è un modo di introdurre anche da noi un piccolo rito, utile e simpatico. Se il soffio di mamma sulle ferite le faceva guarire, e l’orizzonte lo si raggiungeva col pattino, e la luna si toccava con un dito, ciò ricorda un tempo di innocenza e fiducia assoluta.

GRAZIE MAMMA (Auguri per la festa della mamma)

Tutte le mamme sono ricche quando amano i loro bambini; non esistono madri povere, brutte o vecchie, quando il cuore è colmo d'affetto. E anche la foto ai bambini fatta dalla mamma è diversa da quella del papà, perché cattura un’essenza unica. La mia unica consolazione, quando salivo a coricarmi, era che la mamma sarebbe venuta a darmi un bacio una volta che fossi a letto. Una madre ha due doveri: preoccuparsi ed evitare di farlo, una contraddizione che racchiude la sua essenza. L’amore di una mamma ha tutte le stelle che lo illuminano durante la notte, un amore eterno e brillante. L’abbraccio di una madre può far sparire la paura, poiché è vita e cura. Nel momento in cui un bambino nasce anche una madre sta nascendo. Lei non è mai esistita prima. La donna esisteva, ma la madre, mai. Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo. Tutto ciò che sono, lo devo a mia Madre. Attribuisco tutto il mio successo nella vita all’educazione morale, intellettuale e fisica che ho ricevuto da lei.

A volte, i ruoli si confondono; in sogno mi fanno visita le persone più bizzarre e mi pongono domande di cui non conosco la risposta, finché le loro stesse labbra non me la rivelano, metafora del ruolo materno come guida interiore. Non limitarti a insegnare a tuo figlio solo quello che sai tu, perché siete nati in epoche diverse, è un monito per la madre moderna a favorire l'autonomia e l'apertura mentale. Un padre può voltare le spalle a suo figlio, fratelli e sorelle possono diventare nemici inveterati, i mariti possono abbandonare le loro mogli, le mogli i loro mariti. Ma l’amore di una madre dura per sempre. Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino. L’unica debolezza di una mamma è di non vedere i difetti di suo figlio, un amore che a volte può essere accecante ma sempre profondo. Non c’è nulla nel mondo dell’arte come le canzoni che cantava mia madre. Il precursore dello specchio è il volto della madre, che riflette e forma l'identità del bambino.

Il Cordone Ombelicale: Tra Simbolo di Nascita e Necessità di Separazione

Il cordone ombelicale è molto più di un semplice legame fisico tra madre e figlio durante la gestazione; è un simbolo potente di vita, nutrimento e, successivamente, di autonomia. Il suo taglio al momento della nascita rappresenta il primo atto di separazione fisica, lasciando un segno sul corpo di ogni essere umano: una cicatrice, l’ombelico, che l’intera vita non riuscirà a cancellare. Questo ombelico ci dice più di quanto sembri a prima vista, diventando un simbolo di autonomia che indica che siamo privi del cordone ombelicale, e dobbiamo quindi provvedere da soli alla nostra alimentazione, ai nostri interessi materiali e alla nostra vita.

Illustrazione di un cordone ombelicale

Il parto, in quanto momento di transizione, è descritto come violento, sanguinoso e doloroso, e nessuna retorica potrà mai convincermi del contrario, sottolineando la forza e la resilienza necessarie per dare alla luce una nuova vita. Appena viene tagliato il cordone ombelicale, ciascuno diventa un individuo con speranze, sogni e desideri. Tuttavia, ogni essere umano è anche l’insieme di una dozzina di apparati, un corpo composto da 60 trilioni di cellule che contengono proteine, DNA, organuli; quello che sembra un individuo in realtà è una rete complessa di interconnessioni.

Il concetto di "tagliare il cordone ombelicale" si estende ben oltre il momento della nascita, assumendo un significato metaforico fondamentale nella crescita di ogni individuo. Abbandonare l’infanzia equivale ad abbandonare simbolicamente i genitori. Il legame di attaccamento originario, quello al primo “oggetto” amoroso, dell’adolescente è rimesso in questione. Bisogna “tagliare il cordone ombelicale” una seconda volta, questa volta in senso emotivo e psicologico. Quest’opera di separazione, alcuni la effettuano senza troppe difficoltà. Le persone che non riescono a recidere internamente il cordone ombelicale che le lega ai genitori, sono simili a un seme che non viene portato lontano dalla pianta-madre dall’azione del vento, ma che cade in terra in quei pressi. Una simile situazione non potrà mai essere fertile per quel seme e per questa ragione esso non riuscirà a svilupparsi come pianta adulta e robusta. Il vero amore di una mamma, infatti, è anche aiutare il figlio a tagliare il cordone ombelicale, incoraggiandolo verso l'indipendenza e la realizzazione personale.

Le mamme sono spesso viste come colei che "solleva il bambino e lo porta all’altezza dei suoi occhi", un gesto che simboleggia l'amore incondizionato e la devozione profonda. Tuttavia, la frase ironica "Le madri dimenticano volentieri che il cordone ombelicale viene tagliato al momento del parto" di Vera Caspar, o l'espressione "Non ho ancora capito se la mamma è un’istituzione utile all’umanità o se è stata inventata dal Padre eterno per far guadagnare gli psicoanalisti" di Oliviero Toscani, pur nella loro provocazione, toccano il tema della difficoltà di lasciar andare, dell'ipercoinvolgimento materno che a volte ostacola l'autonomia dei figli. E se è vero che ogni donna diventa come sua madre - e "Questa è la sua tragedia" - mentre nessun uomo diventa come sua madre, si evidenziano le diverse dinamiche di identificazione e distacco. Questo rende il processo di separazione, sia fisico che emotivo, un percorso cruciale e, a volte, doloroso ma necessario per la piena realizzazione di sé.

Maternità e Tradizioni nel Mondo: Un Viaggio Culturale

La maternità è un evento universale, celebrato con riti e tradizioni che riflettono la ricchezza culturale di ogni popolo. Questi costumi, spesso legati al cordone ombelicale e alla placenta, sottolineano il profondo significato della nascita e del legame con la terra e la comunità.

In Italia, come accennato, esiste una legge che prevede la piantumazione di un albero per ogni neonato, un gesto simbolico di radicamento e crescita, sebbene non sempre applicato con rigore. Questa consuetudine, seppur parziale, introduce anche da noi un rito che tradizionalmente viene praticato da molte popolazioni del pianeta.

Mappa delle tradizioni mondiali sulla nascita

Andando oltre i confini italiani, i Maori delle Isole Cook, in Nuova Zelanda, dopo il parto hanno l’abitudine di seppellire la placenta nel terreno, piantando sopra un albero di cocco. La vigorosità o meno della palma viene interpretata per stabilire se il bambino diventerà sano e forte oppure debole e cagionevole. Interessante è anche il destino del cordone ombelicale, che viene gettato in mare se il neonato è maschio o nelle acque interne se femmina, un modo per connettere il neonato al suo ambiente naturale e culturale.

I Kamba, una comunità di lingua bantu del Kenya, si limitano a seppellire cordone e placenta appena fuori della capanna in cui è nato il bambino, un gesto che simboleggia un legame indissolubile con il luogo d'origine. Secondo le donne della nazione Navajo, nel sud-ovest degli Stati Uniti, seppellire il cordone ombelicale nei pressi dell’abitazione familiare dà la sicurezza che il figlio tornerà sempre a casa, rafforzando il senso di appartenenza e il richiamo alle radici. I Kamba e gli altri abitanti delle savane, come i Masai, festeggiano in modo gioioso l’arrivo di un bambino, uccidendo una capra (o due o più se si tratta di gemelli, o un bue se è figlio di un capo) e ringraziando la divinità con canti e preghiere, trasformando la nascita in un evento comunitario di grande rilevanza spirituale.

Nella raffinata tradizione induista, diffusa in India, Nepal e sud-est asiatico, tra le decine di cerimonie destinate a propiziare una gravidanza felice troviamo il “pumsavana”, un rito che si celebra al terzo mese per ottenere la grazia di un figlio maschio. Tuttavia, non tutto l’induismo considera una sfortuna appendere un fiocco rosa, dimostrando una varietà di credenze anche all'interno della stessa fede. Nella sorridente isola indonesiana di Bali, dove gli indù sono oltre il 90%, le donne occupano una posizione di assoluto rilievo, e un’occasione speciale come la maternità ispira dozzine di cerimonie. Per esempio, appena portato alla luce il bimbo, la levatrice prende la “ari-ari”, la placenta, la lava in acqua profumata, la ripone in una mezza noce di cocco piena di fiori e quindi la consegna al neopapà affinché la seppellisca all’ingresso della casa, a sinistra se femmina, a destra se maschio. Per il neonato balinese vengono effettuate una serie di rituali e di offerte alle divinità: al 12° giorno i genitori si convincono che la sua anima è saldamente ancorata al corpo e possono azzardarsi a mettergli un nome. Al 42° giorno, il bambino diventa ufficialmente membro della famiglia, segnando tappe fondamentali nel suo inserimento nella comunità.

In Giappone, un’antichissima tradizione detta “ochichiya” prescrive di imporre il nome già al 7° giorno dalla nascita, comunicandolo ai propri conoscenti con un biglietto allegato a un piccolo regalo. I nipponici festeggiano il primo mese di vita portando il piccino al tempio tutti assieme, genitori e nonni, rafforzando il legame familiare e spirituale del neonato. Le mamme aborigene della zona di Kimberley, in Australia, sono invece maestre nell’arte dell’“affumicazione infantile”, una pratica che ha scopi purificatori e protettivi. Che dire poi del “salto dei bambini”, che si tiene da quattro secoli a Castrillo de Murcia, in Spagna? Per ricordare i pericoli corsi dai maschietti sotto il regno di Erode, ogni anno in questo piccolo villaggio alcuni uomini travestiti da diavoli saltano una fila di neonati adagiati sul terreno, un rito che unisce sacro e profano nella protezione dei più piccoli.

In Brasile, infine, le future mamme vengono trattate come regine. A differenza di quanto accade in altri Paesi pur civilissimi, una donna incinta non dovrà mai fare la fila allo sportello, né capiterà di vederla viaggiare in piedi su un mezzo pubblico, godendo di un riguardo e di un rispetto elevati. Anche una volta lasciato il reparto di maternità, lei e il neonato saranno oggetto di continue attenzioni, visite e regali. In cambio, la neomamma offrirà a parenti e amici qualche piccolo dono (in genere profumi e dolcetti) con un bigliettino di ringraziamento da parte del bimbo, un'usanza che enfatizza la gioia condivisa per la nuova vita. Questa tendenza a iperproteggere la maternità ha però un risvolto negativo: il Brasile detiene il record mondiale dei parti cesarei, ben 40 su 100, sollevando interrogativi sull'equilibrio tra assistenza e medicalizzazione eccessiva.

Pratiche Controversiali e Scelte Consapevoli: Il Destino del Cordone Ombelicale

Il momento del parto e il destino del cordone ombelicale sono al centro di dibattiti che coinvolgono la scienza, la cultura e le scelte personali dei genitori. Accanto alle tradizioni secolari, emergono pratiche innovative e, a volte, controverse, così come importanti decisioni mediche legate alla conservazione del sangue cordonale.

Una di queste pratiche è la Lotus Birth, una modalità di parto che prevede la mancata recisione del cordone ombelicale e che la placenta e gli annessi fetali rimangano attaccati al neonato anche dopo l'ultima fase del parto, quando la placenta stessa viene espulsa. A questo punto, devono passare tra i 3 e i 10 giorni prima che la placenta si stacchi spontaneamente, come anche il cordone ombelicale ormai seccatosi. La placenta, trasportata sempre con il neonato, viene conservata in un sacchetto o in una bacinella e a volte cosparsa con sale grosso per favorirne l'essiccamento e con qualche goccia di olio profumato per mascherarne il cattivo odore.

Tuttavia, la Società Italiana di Neonatologia (Sin) sconsiglia vivamente questa pratica. "Mancano oggi evidenze scientifiche che ne dimostrino il reale vantaggio per la mamma e per il neonato - si legge in una nota - e il pericolo di infezioni che potrebbero mettere a rischio la salute e anche la vita del bambino non è infondato". Nel nostro Paese le Linee Guida ministeriali sul parto non contemplano questa procedura, non riconosciuta a livello nazionale. In caso di conseguenze negative per madre e bambino, si creerebbe inoltre un problema di natura giuridica per la struttura e il medico che decidono di attuarla. Anche l'eventuale sottoscrizione del consenso informato da parte dei genitori, potrebbe essere ritenuto non idoneo ad annullare la responsabilità, aggiunge la Sin, che sconsiglia questa pratica anche per il parto in casa, sottolineando i potenziali rischi e la mancanza di tutela legale e scientifica.

Parallelamente, la conservazione del sangue del cordone ombelicale è diventata un argomento di crescente interesse e discussione. Negli ultimi anni in Italia, nonostante la legislazione vigente impedisca la creazione di bio-banche autologhe private sul territorio nazionale, essa riconosce il diritto alle madri della conservazione autologa (utilizzo privato) presso banche di crioconservazione estere. La scelta di conservare le cellule staminali è un fenomeno in discussione in quanto sono sempre di più le mamme interessate e che al momento del parto decidono di aderire per un eventuale, futura cura dei propri figli. Tra i personaggi del mondo dello spettacolo, la conduttrice Federica Panicucci, alla nascita della primogenita Sofia nel 2005, è stata una delle prime mamme in Italia ad aver scelto di conservare le cellule staminali del cordone ombelicale in una banca estera.

Il dottor Paolo Rubini, vicepresidente di Stemway Biotech, ha spiegato che "in Italia oggi il settore della conservazione autologa delle cellule staminali soffre della mancanza di un’adeguata e corretta informazione. La legge italiana ha posto un monopolio pubblico sulla materia, diversamente da quasi tutti i Ministeri della salute dei principali Paesi europei, rendendo possibile solo la conservazione dei campioni donati". In questo caso, il donatore non potrà in futuro averne disponibilità in caso di bisogno ma potrà solo sperare di trovare un campione compatibile tra quelli conservati, che sono solo il 9% di quelli donati. Quindi, chi afferma che donando si ha il 98% di probabilità di ritrovare il proprio campione, fornisce un’informazione falsa.La donazione è l’azione con la quale, in occasione della nascita del proprio figlio, i genitori decidono di cedere le cellule staminali del neonato ad una banca pubblica che le destinerà solo in ridottissima parte alla conservazione per fini di trapianto, destinandole invece ad altri utilizzi per il ben il 91% dei casi (dati Ministero Salute).

Il sangue cordonale, quello contenuto nel cordone ombelicale, nel 95% delle gravidanze viene scartato dopo il parto. Quindi, chi lo conserva per la propria famiglia non toglie di certo nulla a nessuno. Questo sangue è importante perché contiene moltissime cellule staminali utilizzabili per scopi terapeutici. Non c’è nessun ostacolo di natura morale o etica alla loro conservazione e al loro impiego terapeutico. Nel 2006, per la prima volta, anche la Chiesa Cattolica ha preso ufficialmente posizione riconoscendo la validità scientifica e morale della conservazione ed utilizzo delle staminali cordonali.

Diagramma della raccolta cellule staminali dal cordone ombelicale

Perché conservare per uso familiare le cellule staminali ricavate dal cordone ombelicale? Perché è un’opportunità unica nella vita di un individuo, potendo scegliere di preservare le proprie cellule staminali ad uno stadio che precede l’eventuale e malaugurata insorgenza di malattie. È del tutto evidente il vantaggio di poter disporre delle proprie cellule staminali nel caso ci si trovi ad affrontare una terapia che preveda un trapianto di cellule staminali. Oggi i beneficiari di un trapianto di cellule staminali sono soprattutto i soggetti colpiti da alcune forme tumorali, in particolare i linfomi o le leucemie. Inoltre le cellule staminali sono utilizzate nella terapia dell’infarto miocardico e nel trattamento di pazienti che necessitano di trapianto di midollo. Numerose altre applicazioni terapeutiche sono in una fase sperimentale avanzatissima, ma, allo stato, non sarebbe deontologico diffondere certezze sui tempi entro i quali queste ricerche sperimentali diverranno normali applicazioni terapeutiche. La comunità scientifica ritiene, comunque, molto probabile che le cellule staminali potranno essere usate per la cura di malattie quali: ricostruzione del midollo spinale danneggiato a seguito di un trauma, cura di malattie neurodegenerative (morbi di Parkinson e di Alzheimer), cura di malattie muscolo-scheletriche, cura di malattie degenerative della retina, della cornea, dell’apparato uditivo, cura di malattie metaboliche (per esempio il diabete) e ricostruzione ossea.

Come funziona il processo di conservazione? Si può partorire in qualsiasi ospedale o clinica e procedere poi all’esportazione del campione nella banca estera prescelta. Per esportare il sangue del cordone ombelicale è necessario richiedere una semplice autorizzazione alla Direzione Sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto. La procedura di raccolta del sangue presente nel cordone ombelicale prevede che, dopo il parto e successivamente al taglio dello stesso, venga inserito un ago per il prelievo del sangue che viene trasferito nella apposita sacca contenuta all’interno del Kit. Contestualmente, una piccola porzione del cordone ombelicale viene prelevata ed inserita in un apposito contenitore sterile. La raccolta può venire effettuata da qualsiasi professionista del settore sanitario preventivamente informato. È fondamentale ricordare che in caso di complicanze durante il parto, il personale medico deve sospendere qualsiasi procedura che non sia finalizzata ad assicurare la salute e la sicurezza della madre e del bambino. La sacca sterile contenuta nel kit di prelievo va riempita il più possibile in quanto maggiore è la quantità di sangue raccolto e maggiore sarà il numero delle cellule prelevate, un aspetto cruciale per garantire una terapia efficace.

Il trasporto e la conservazione: Il KIT di trasporto è conforme alla procedura IATA PI 650, che è lo standard internazionale per la spedizione e il trasporto di campioni diagnostici. La lavorazione del campione può essere effettuata entro 72 ore dal parto ma i migliori risultati si ottengono con processi di separazione cellulare effettuati entro le prime 48 ore. Ad oggi ha senso conservare le cellule per i primi 25 anni, ma vi sono chiare ricerche scientifiche ed empiriche che un campione correttamente conservato è idoneo all’utilizzo anche dopo 25 anni, questo però solo se le cellule sono state preventivamente separate dal sangue. Sono stati eseguiti numerosi studi per determinarne la vitalità dopo prolungati periodi di conservazione e i risultati danno una sicurezza di vitalità per almeno 25 anni. I laboratori dove vengono conservate le cellule staminali sono tra i più moderni in Europa, con le più rigide certificazioni in materia di standard di qualità. Altra particolarità è quella di suddividere i singoli campioni in due sacche, al fine di eliminare il rischio di una perdita totale del campione. Inoltre, i protocolli di separazione e di crioconservazione delle cellule, parte qualificante del processo di stoccaggio, sono tra i più efficaci esistenti ed utilizzati e testati su più di 100.000 campioni. In sostanza, la conservazione del sangue del cordone ombelicale è un atto d’amore e un regalo inestimabile che una mamma può fare nei confronti dei figli e della propria famiglia.

Il Volto Moderno della Maternità in Italia: Dati e Tendenze

La maternità in Italia, come nel resto del mondo, è un fenomeno in continua evoluzione, influenzato da fattori sociali, economici e culturali. Ogni anno, la Festa della Mamma, celebrata la seconda domenica di maggio, diventa l'occasione per rendere omaggio a queste figure centrali della nostra vita. Fu nel 1956, in un paesino ligure, a Bordighera, che per la prima volta in Italia si volle dedicare un giorno speciale alla mamma.

Il momento della maternità è un mix di emozioni che per circa i nove mesi di gestazione rende le donne particolarmente radiose. Ci sono future mamme che, per la gioia di aspettare un bambino, decidono di condividere l’evento con il mondo che le circonda. Le celebrità italiane e internazionali lo sanno bene, tant’è che alcune si fanno immortalare con scatti professionali che fanno il giro del pianeta, come ha fatto di recente una delle più belle voci al livello mondiale, Alicia Keys. Altre, invece, preferiscono mostrare le immagini del loro pancione sui social network. C’è anche chi annuncia la notizia del lieto evento attraverso i media, come ha fatto in passato Silvia Toffanin, compagna di Piersilvio Berlusconi, che in diretta TV ha rivelato di aspettare il secondo figlio.

Infografica con statistiche sulla maternità in Italia

Secondo i dati dell’ISTAT, sono circa 500 mila le donne che ogni anno in Italia diventano mamme, con un’età media al primo parto di 31,5 anni e una media di 1,29 figli. Nel 2013 sono nati 514.308 bambini, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente, un segnale di un calo delle nascite.

Oggi sempre più spesso si diventa mamme per la prima volta in età adulta. La conferma è arrivata dagli ultimi dati Istat secondo i quali, diventare mamme a 40 anni rappresenta oggi il 12% del totale delle partorienti, passando dal 2010 al 2013, da 34.770 a 39.835. Le donne che hanno partorito un bambino a 45 anni o più, invece, nel 2013 sono state 2.983. Esempi illustri includono Beatrice Lorenzin, che a 43 anni ha dato alla luce due gemelli, Luisa Ranieri, che a 41 anni ha affrontato la sua seconda gravidanza, e Barbara Chiappini, che a 40 anni era in attesa del secondo figlio. La maggior parte delle mamme definite “primipare attempate” si trova nel nord-ovest d’Italia, con una percentuale pari al 27% e nel centro con il 26%, evidenziando differenze geografiche nelle dinamiche demografiche.

Parallelamente, è diminuito il numero di baby mamme che mettono al mondo il primo figlio appena maggiorenni: nel 2013 sotto i 19 anni sono state 8.085, un calo del 17% rispetto a tre anni prima (1.732 in meno). Le madri con meno di 18 anni, invece, sono state 1.922, indicando una tendenza verso una maternità più matura.

Per quanto riguarda il luogo del parto, secondo l’ultimo rapporto Cedap, “Certificato di assistenza al parto” (con dati del 2011), è emerso che le donne per partorire scelgono in maggioranza l'ospedale pubblico, preferendolo quasi 9 su 10. Circa l’88% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, l’11,9% nelle case di cura private (accreditate o non accreditate) e solo lo 0,1% altrove. Naturalmente, nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali sono sostanzialmente diverse. Il 61,8% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 191, rappresentano il 33,7% dei punti nascita totali. Si stima che un’elevata propensione all’uso del taglio cesareo avvenga nelle case di cura accreditate in cui si registra tale procedura in circa il 56,9% dei parti contro il 33,9% negli ospedali pubblici, un dato che evidenzia una medicalizzazione più spinta nel privato.

Positivi sono anche gli ultimi dati sull’allattamento, rispetto al 2005 sono aumentate le donne che allattano al seno. E proprio oggi, è prevista a Roma una giornata di comunicazione, consulenza e informazione sull’importanza dell’allattamento al seno che prevede incontri-dibattiti, anche individuali, con gli esperti e la distribuzione di materiale informativo, con il supporto da parte della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, sottolineando l'attenzione crescente verso pratiche che favoriscono la salute del neonato e il legame materno.

tags: #auguri #alle #mamme #cordone #ombelicale #non