Il dibattito pubblico e le preoccupazioni individuali riguardo agli effetti dei vaccini anti-COVID-19 sulla fertilità, in particolare per quanto concerne il vaccino di AstraZeneca, hanno generato una notevole quantità di domande e, talvolta, di disinformazione. È fondamentale distinguere tra le paure infondate e le evidenze scientifiche consolidate per fornire un quadro chiaro e rassicurante.

Il VERO Rischio per la Fertilità: Il SARS-CoV-2, Non il Vaccino
Una delle affermazioni più categoriche e sostenute dalla comunità scientifica è che "i vaccini contro Covid-19 non causano disfunzione erettile e infertilità maschile". Questa posizione è chiaramente espressa, ad esempio, dalla testimonianza di Ranjith Ramasamy. La ricerca ha contribuito a chiarire i dubbi su uno dei miti più improbabili che riguardano le vaccinazioni, miti che sembrano aver influito sulla disponibilità a vaccinarsi da parte di molti giovani adulti. Al contrario, "è il SARS-CoV-2, il virus che causa Covid-19, che rappresenta un rischio per entrambi i disturbi". Questo è un punto cruciale sottolineato anche dal team di Dottore ma è vero che?, il sito anti fake-news della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), in occasione della Settimana del Benessere sessuale. Il timore diffuso soprattutto tra i giovanissimi, amplificato da storie false sui social, è del tutto infondato: disfunzione erettile e infertilità maschile sono, anzi, problemi legati al Covid, e non alla vaccinazione per prevenirlo.
COVID-19 e fertilità
Meccanismi dei Vaccini e Loro Impatto Teorico sulla Fertilità
Da dicembre 2020, in Europa sono stati somministrati diversi vaccini per creare un’immunità contro il virus, basati su diverse tecnologie. Due di questi vaccini, di Pfizer/BioNTech e Moderna, si basano sul RNA messaggero (insegnano alle nostre cellule a produrre una proteina che scatena una risposta immunitaria). Il vaccino di AstraZeneca, invece, "usa vettori virali (utilizza come base un altro virus trasformato e adattato per lottare contro il coronavirus)".
Per quanto riguarda i vaccini Pfizer e Moderna, non sono presenti elementi reali del virus, ma solo molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA). Queste molecole contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike, proteine di superficie che agiscono come una chiave, ossia un grimaldello, che fa entrare il virus nelle nostre cellule, in cui poi si può riprodurre. Le proteine prodotte su ordine dell'mRNA, dopo una vaccinazione, stimolano il sistema immunitario a fabbricare degli anticorpi specifici anti Spike. Chi si è vaccinato e viene contagiato dal COVID-19 possiede gli anticorpi adeguati e capaci di bloccare le proteine Spike e impedire così l’ingresso del virus nelle cellule del nostro organismo e quindi evitare di ammalarsi. Questo tipo di vaccino, viste queste premesse, non dovrebbe avere alcun impatto negativo sulla fertilità di un uomo. Fino ad ora non ci sono dati che suggeriscano che i vaccini Pfizer e Moderna abbiano un impatto negativo sulla fertilità delle donne. Negli studi condotti prima della presentazione del vaccino si è osservato che diverse donne che sono state vaccinate con questi prodotti e hanno partecipato agli studi clinici preliminari sono poi rimaste gravide senza particolari problemi.
Per quanto riguarda il vaccino AstraZeneca (e Johnson & Johnson), il discorso potrebbe essere considerato diverso in quanto "hanno una preparazione più tradizionale e per scatenare la risposta anticorpale utilizzano parti del virus o virus attenuati". Nonostante questa differenza tecnologica, le conclusioni generali sulla fertilità rimangono coerenti. "Non esiste assolutamente alcuna prova e nessuna ragione teorica che uno qualsiasi dei vaccini possa influenzare la fertilità femminile o maschile."

Evidenze Scientifiche e Raccomandazioni delle Autorità Sanitarie
Le più importanti associazioni scientifiche nazionali ed internazionali raccomandano la vaccinazione, temendo un possibile danno delle gonadi dopo un'infezione da Covid-19. L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) e la Society for Maternal-Fetal Medicine (SMFM) continuano a raccomandare affinché il vaccino sia disponibile per tutte le donne in gravidanza e assicurano che non vi sono prove oggi che i vaccini disponibili possano portare alla perdita della propria fertilità. Problematiche di fertilità, benché non siano state valutate specificamente negli studi clinici preliminari del vaccino, "non vengono segnalate in modo significativo tra i milioni di persone che hanno ricevuto i vaccini autorizzati e nessun problema d’infertilità sembra essere stato notificato anche negli studi preliminari sugli animali". In sintesi, fatte queste premesse, "sembrerebbe che la perdita di fertilità nelle persone vaccinate oggi sia scientificamente improbabile".
Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha consigliato il vaccino AstraZeneca dando priorità ai gruppi più a rischio. Ogni paese europeo ha stabilito il proprio piano strategico per le vaccinazioni. "Siamo a favore della somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e consideriamo che deve essere consigliato a tutta la popolazione. Tenendo sempre presente le situazioni specifiche di ciascuno e con la massima prudenza."

Fertilità e Gravidanza nel Contesto della Vaccinazione
È importante notare che "stando a quanto indicato dopo i primi vaccini somministrati, è importante attendere due settimane dopo l’ultima dose prima di iniziare una gravidanza". Attualmente, il Gruppo di Lavoro ESHRE COVID-19 ha pubblicato una serie di raccomandazioni rispetto al vaccino anti Covid-19 nell’ambito della Riproduzione Assistita. La ESHRE indica che i vaccini inattivati e costituiti da tossoidi si considerano sicuri durante la gravidanza.Alla domanda "Dovrei vaccinarmi prima di iniziare un trattamento di riproduzione assistita o prima di cercare una gravidanza?", le informazioni dei vaccini attuali confermano che gli studi su animali “non mostrano effetti negativi sulla gravidanza”. Ciononostante, i dati durante la gravidanza sono alquanto “limitati” e scarsi per quanto concerne l’allattamento. Ad ogni modo, la ESHRE "si mostra a favore del vaccino per le donne con malattie croniche e le donne con un altro rischio di esposizione al virus". Inoltre, la ESHRE specifica che gli uomini o donne che vivono in paesi in cui il vaccino non è disponibile o che semplicemente scelgono di non vaccinarsi, "questo dato non deve essere un impedimento per iniziare un trattamento di riproduzione assistita". Vi sono vari punti di vista sulla necessità di posticipare il concepimento dopo il vaccino.
Gli esperti della Società vaccinale ceca dell'Associazione medica ceca JEP e della Società ginecologica e ostetrica ceca hanno preso in esame che la vaccinazione anti COVID delle donne in gravidanza è appropriata. In relazione al trattamento dell'infertilità, "la vaccinazione deve essere somministrata prima di iniziare il trattamento, soprattutto nelle donne con malattie croniche". Fino ad oggi sono state vaccinate più di un miliardo di persone, così come molte donne che non sapevano della loro gravidanza o sono rimaste incinte poco dopo la vaccinazione. Le prime 12 settimane sono più rischiose per lo sviluppo della gravidanza, quindi "è consigliabile pianificare il trattamento dell'infertilità solo un mese dopo la seconda dose di vaccinazione". Se queste raccomandazioni vengono seguite, "non c'è motivo di preoccuparsi del potenziale effetto negativo della vaccinazione sul risultato pianificato, ovvero la nascita di un bambino sano."
L'Instituto Bernabeu continua a consigliare che "tutta la popolazione che possa accedere alla vaccinazione anti Covid lo faccia il prima possibile. Sarete più protetti e se si dovessero contrarre malattie prima, durante o dopo l'inizio della gravidanza il rischio di complicazioni per COVID-19 si riduce notevolmente." Questa è la priorità. Attualmente non vi sono informazioni relative al ruolo del vaccino in pazienti e persone che hanno superato il COVID-19 e potrebbero essere immuni. Si consiglia di monitorare i risultati dei trattamenti di riproduzione assistita e confrontarli con pazienti vaccinati VS non vaccinati, come suggerito dal Dr. Jordi Suñol.
Reazioni Avverse e Monitoraggio
Per quanto riguarda le reazioni avverse, i pazienti che mostrano una reazione allergica severa alla 1º dose non dovranno ricevere la 2º. Dovranno essere somministrate in ambienti ospedalieri dove poter prestare trattamento urgente in caso di reazione allergica. Il paziente vaccinato deve essere tenuto sotto osservazione per almeno 15-30 minuti. Nonostante non siano stati identificati componenti specifici del vaccino che possano causare anafilassi, "il polietilenglicole è uno dei principali ingredienti e potrebbe causare potenziali reazioni avverse". Persone con allergie ad alimenti, al lattice e a farmaci abituali "non dovrebbero presentare maggiori probabilità a soffrire reazioni allergiche".
Dall'inizio della pandemia, Swissmedic ha pubblicato 27 aggiornamenti sulle notifiche di casi sospetti di effetti indesiderati dei vaccini anti-COVID-19 in Svizzera. Dalle analisi e dai dati noti "non è possibile dimostrare statisticamente un nesso causale tra il vaccino anti-COVID-19 e il calo della natalità".

Il Vero Impatto del COVID-19 sulla Fertilità Maschile
Diverse preoccupazioni sui vaccini anti COVID-19 hanno coinvolto giustamente anche gli uomini perché "diversi studi hanno mostrato come il virus possa interferire negativamente sull’attività dei testicoli, la relativa produzione adeguata di spermatozoi e quindi determinare una dispermia". Negli uomini che hanno avuto Covid-19, "gli spermatozoi risultano meno numerosi e più lenti, anche a distanza di oltre 3 mesi dall’infezione. E questo anche se l’infezione è stata di grado lieve". È sempre più a lungo termine, dunque, il danno alla qualità spermatica che sembrerebbe apportare il virus Sars-CoV2, sotto la lente dei ricercatori durante e dopo la pandemia anche per monitorarne gli effetti sulla fertilità. La premessa è doverosa: "le ripercussioni di questo virus sulla fertilità sono ancora da studiare e approfondire".
Rocio Núñez-Calonge e il suo team hanno indagato sulla durata di questo ‘danno’, che era già stato dimostrato in precedenza come effetto simile a quello provocato da qualsiasi stato infiammatorio e febbrile, in pazienti seguiti da cliniche spagnole di fecondazione assistita. “Poiché servono circa 78 giorni per produrre nuovo sperma - spiega l’esperto - ci è sembrato opportuno valutarne la qualità almeno 3 mesi dopo la guarigione” da Covid. “La nostra ipotesi era che sarebbe migliorata con la produzione di nuovi spermatozoi, ma così non è stato." Tra febbraio 2020 e ottobre 2022 gli autori hanno arruolato 45 uomini, età media 31 anni, in 6 cliniche di riproduzione della Spagna. Tutti avevano una diagnosi confermata di Covid-19 lieve e i centri disponevano delle analisi di campioni di sperma prelevati prima del contagio; un altro campione è stato prelevato tra 17 e 516 giorni dopo l’infezione, con un tempo mediano fra il prelievo pre-Covid e quello post pari a 238 giorni.
È risultata una differenza statisticamente significativa nel volume di sperma (-20%, da 2,5 a 2 millilitri), nella concentrazione di spermatozoi (-26,5%, da 68 a 50 milioni per ml), nella conta di spermatozoi (-37,5%, da 160 a 100 milioni/ml), nella motilità totale (-9,1%, dal 49% al 45%) e nella quota di spermatozoi vivi (-5%, dall’80% al 76%). Dopo Covid, rispetto a prima, metà pazienti avevano una conta spermatica totale del 57% inferiore. E anche a distanza di 100 giorni dall’infezione, la concentrazione e la mobilità degli spermatozoi non erano migliorate.
Secondo Núñez-Calonge “la compromissione dei parametri” indice di qualità “dello sperma potrebbe non essere dovuta a un effetto diretto del virus Sars-CoV-2. E’ probabile che ulteriori fattori, attualmente sconosciuti, contribuiscano alla diminuzione di questi parametri a lungo termine”. Inoltre “in questo studio non abbiamo misurato i livelli ormonali” e in effetti “intense variazioni nel testosterone, attore chiave nella salute riproduttiva maschile, sono stati precedentemente segnalati in pazienti maschi con infezione Covid”. Vi sono evidenze rispetto a una diminuzione della produzione di sperma, disfunzione erettile o carenza di testosterone negli uomini che hanno contratto il coronavirus.
Tassi di Natalità e Percezione del Rischio
In alcuni Paesi sono state riscontrate variazioni dei tassi di natalità sia nel periodo della pandemia che in corrispondenza dell’inizio della campagna vaccinale. Di recente Swissmedic ha ricevuto domande da parte di cittadine e cittadini, e da chi opera nei media, in merito a una possibile correlazione tra i vaccini anti-COVID-19 e la fertilità. Da un punto di vista scientifico, "né la letteratura di settore pubblicata, né la sorveglianza del mercato mondiale indicano che i vaccini basati sulla tecnologia a mRNA possano compromettere la fertilità umana." Swissmedic e dieci autorità partner hanno esaminato le indicazioni di un possibile legame tra la fertilità e la vaccinazione Covid 19. Tra queste vi sono anche Paesi con un tasso di copertura vaccinale nettamente più elevato rispetto alla Svizzera.
Un documento di lavoro dell’Istituto federale tedesco per la ricerca sulla popolazione tra le cause del calo delle nascite elenca sia la crisi sanitaria che le conseguenti incertezze economiche. In alcuni Paesi (Spagna, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti) si è osservato un calo significativo del tasso di fertilità già nove mesi dopo che iniziasse la pandemia (cioè prima dell’avvio della campagna vaccinale). Al contrario, in Svezia e nei Paesi germanofoni si è registrato dapprima un aumento del tasso di fertilità, nel corso del 2021, cui è seguita una forte diminuzione all’inizio del 2022. Tra le cause del calo in tali Paesi, si ipotizza che le persone possano aver posticipato il desiderio di avere un figlio per timore che la vaccinazione esercitasse effetti negativi sulla fertilità. I diversi Paesi mostrano andamenti dei tassi di fertilità molto differenti tra loro. Singoli studi indicano tuttavia che "non il vaccino, bensì l’infezione da COVID-19 possa ridurre temporaneamente la fertilità negli uomini."
COVID-19 e fertilità
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