Il travaglio di parto, o più semplicemente "parto", è il complesso dei fenomeni che hanno lo scopo di espellere il feto e i suoi annessi dall’organismo materno. Questo processo fisiologico, profondo e trasformativo, richiede un'assistenza infermieristica e ostetrica attenta, basata sulle più recenti evidenze scientifiche e centrata sulle esigenze della donna. L'obiettivo primario è garantire il benessere di madre e bambino, fornendo al contempo supporto emotivo, fisico e informativo. In Italia, siamo soliti distinguere diverse fasi legate al travaglio definite periodo, ma con le linee guida internazionali, come quelle di NICE, OMS, RCOG e ACOG, abbiamo familiarizzato con una terminologia e un approccio che pongono la donna al centro dell'esperienza, promuovendo consapevolezza e rispetto per la madre e il parto.

Il Travaglio: Definizione e Fasi Distinte
Il travaglio consiste in una serie di contrazioni uterine ritmiche, involontarie o indotte medicamente, che si traducono nell'appianamento (assottigliamento e accorciamento) e nella dilatazione del collo dell'utero. Nel 1996, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito la nascita normale come un processo con un esordio spontaneo e un basso rischio all'inizio del travaglio, che rimane tale durante tutto il travaglio e il parto. In questo contesto, il bambino nasce spontaneamente in presentazione di vertice tra le 37 e le 42 settimane di gravidanza, e dopo la nascita, la madre e il bambino sono in buone condizioni.
Lo stimolo che induce il travaglio è sconosciuto, ma la manipolazione digitale o lo stiramento della cervice durante la visita ostetrica facilitano l'attività contrattile uterina, probabilmente attraverso la stimolazione al rilascio di ossitocina da parte dell'ipofisi posteriore. Nelle gravidanze a termine non complicate, il travaglio di solito inizia entro 2 settimane (prima o dopo) dalla data stimata del parto. Nel caso della prima gravidanza (nullipare), il travaglio dura una media di 12-18 ore; i travagli successivi (multipare) sono spesso più brevi, con una media di 6-8 ore. La gestione della protrazione o dell'arresto del travaglio richiede ulteriori misure, come l'induzione o l'aumento del travaglio, l'estrazione con forcipe o con ventosa, o il parto cesareo.
Si descrivono 3 stadi del travaglio, ognuno con caratteristiche e necessità assistenziali specifiche.
Primo Stadio del Travaglio: Latenza e Attività
Il primo stadio del travaglio si estende dall'inizio del travaglio fino alla dilatazione completa del collo uterino, che raggiunge circa 10 cm. Questo stadio si suddivide in due fasi principali: la fase latente e la fase attiva.
La Fase Latente
La fase latente è l'intervallo tra l'inizio del travaglio e l'inizio della fase attiva. Durante questa fase, le contrazioni, inizialmente irregolari, diventano gradualmente più regolari e intense, sebbene il disagio associato sia generalmente da lieve a moderato. La cervice inizia il suo processo di appianamento e si dilata progressivamente fino a 4-6 cm. La fase latente è difficile da definire con precisione, e la sua durata può variare considerevolmente. Per le donne che affrontano la loro prima gravidanza (nullipare), la durata media è di 7,3-8,6 ore, con un 95° percentile che può arrivare a 17-21 ore. Per le donne che hanno già partorito (multipare), la media si attesta tra 4,1 e 5,3 ore, con un 95° percentile di 12-14 ore. Non esiste una definizione standard univoca per una fase latente protratta, ma uno standard comunemente usato indica una durata superiore a 20 ore nelle nullipare o superiore a 14 ore nelle multipare, sebbene alcuni studi abbiano riportato durate sia più brevi che più lunghe.
La gestione della fase latente del travaglio parte da una corretta informazione ed educazione della donna durante la gravidanza, nel percorso di accompagnamento alla nascita, fino al corretto riconoscimento in accettazione ostetrica e la seguente scelta di rimandare la donna a casa o ricoverarla in ospedale. Al termine della valutazione iniziale, l'ostetrica pianificherà con la donna e il partner il piano assistenziale più idoneo per quella coppia e quella storia clinica. Per le donne che si trovano in fase prodromica ma non sono ancora ricoverate, si raccomanda di creare, dietro un processo decisionale condiviso, un piano di attività self-care, di tecniche di coping e di concordare comunque la rivalutazione al momento di ogni contatto. La cura dell'ambiente è fondamentale: promuovere un ambiente sicuro, confortevole e rilassante può fare una grande differenza. Nelle realtà ospedaliere italiane, le donne in prodromi sono talvolta ricoverate in reparti di degenza e molto spesso condividono la stanza con le puerpere, il che può influire sull'esperienza.
La Fase Attiva
La fase attiva è caratterizzata da una dilatazione cervicale accelerata. Le contrazioni regolari continuano e diventano più forti e frequenti fino a quando la cervice è completamente dilatata a 10 cm. La protrazione della fase attiva viene diagnosticata quando, dopo il raggiungimento di una dilatazione di 6 cm, la cervice si dilata meno di 1,2 cm/ora nelle pazienti nullipare o meno di 1,5 cm/ora nelle pazienti multipare. L'arresto della fase attiva è tipicamente definito come nessun cambiamento nella dilatazione cervicale per 2-4 ore. Gli esami pelvici sono eseguiti secondo necessità nella fase latente e tipicamente ogni 2-3 ore nella fase attiva per valutare i progressi del travaglio. È stato dimostrato che la posizione eretta e la deambulazione possono accorciare il primo stadio del travaglio di oltre un'ora e ridurre il tasso di parto cesareo. Se le membrane non si sono rotte spontaneamente, alcuni medici praticano l'amnioressi (rottura artificiale delle membrane) di routine durante la fase attiva; di conseguenza, il travaglio può progredire più rapidamente e un liquido amniotico tinto di meconio può essere individuato più precocemente. L'amnioressi eseguita in questo stadio può essere necessaria in determinate circostanze cliniche.
Secondo Stadio del Travaglio: Il Periodo Espulsivo
Il secondo stadio del travaglio inizia con la dilatazione completa della cervice e si conclude con la nascita del bambino. Per le donne nullipare, il parto è previsto che avvenga entro 3 ore dall’inizio del secondo stadio di travaglio attivo nella maggior parte di esse. Per le donne pluripare, il parto è previsto che avvenga entro 2 ore dall’inizio del secondo stadio di travaglio attivo nella maggior parte di esse. Durante questo periodo, l'assistenza infermieristica si concentra sul sostegno emozionale e psicologico: tenere conto della posizione, l’idratazione, e le strategie di sollievo del dolore per tutta la durata del periodo espulsivo sono aspetti cruciali. Si offre una valutazione vaginale ogni ora nel secondo stadio del travaglio attivo. Se la dilatazione completa della cervice è stata confermata nella donna (senza analgesia regionale) ma essa non sente il bisogno di spingere, è opportuno effettuare un'ulteriore valutazione dopo 1 ora. È fondamentale essere pronti a sostenere il neonato già dalla fuoriuscita della testa. Se ci sono preoccupazioni circa la salute del bambino o se c'è un prolungamento del secondo stadio, può essere offerto un parto operativo.
Terzo Stadio del Travaglio: Il Secondamento
Il terzo stadio del travaglio inizia immediatamente dopo l'espulsione del bambino e termina con l'espulsione della placenta e delle membrane fetali. L'informazione è stata sempre la parola chiave e il punto forza delle linee guida in questa fase. È essenziale informare la donna prima del parto sul secondamento, su cosa aspettarsi con il package di assistenza (attivo o fisiologico) per la gestione del terzo stadio di travaglio e sui benefici/rischi associati ad ognuno.
Se le donne scelgono un management attivo, ci sono forti evidenze in favore dell’uso della sola ossitocina (syntocinon) (RCOG 2018). I farmaci uterotonici raccomandati includono l'ossitocina (10 IU, IM/IV) oppure, in sua assenza, ergometrine/methylergometrine (se appropriato) o misoprostol orale (600 µg). L'ossitocina dovrebbe essere somministrata dopo l'espulsione della spalla anteriore o immediatamente dopo la nascita del bambino e prima che il cordone sia clampato o tagliato, come raccomandato anche da SIGO e NICE.
Il clampaggio del cordone tardivo, non prima di 1 minuto dopo il parto, migliora la salute del bambino e il suo supporto nutritivo. La trazione controllata del cordone è raccomandata per il parto vaginale in presenza di professionisti qualificati, in quanto riduce la perdita di sangue e la durata del terzo stadio. È importante notare che il massaggio uterino non è raccomandato nelle donne che hanno ricevuto profilassi ossitocinica. Durante il secondamento è normale la fuoriuscita di sangue dalla vagina, e in questi casi è opportuno apporre una traversa pulita.

Valutazione Iniziale e Ricovero in Unità di Travaglio
Quando una paziente incinta viene ricoverata nell'unità di travaglio, l'iniziale valutazione comprende l'anamnesi, l'attenzione al suo stato emozionale e un'accurata osservazione clinica di madre e feto. Questa è la prima fase che una gravida vive con incertezza. Fornendo informazioni utili e reali durante gli incontri prenatali o servendosi di materiale scritto o dal web, si può aiutarla a gestire questa incertezza. Vengono misurati i parametri vitali materni.
COME RICONOSCERE le CONTRAZIONI di INIZIO TRAVAGLIO - Le risposte dell'Ostetrica Maria Chiara Alvisi
Anamnesi e Esami di Laboratorio
Un prelievo di sangue viene effettuato per un emocromo e per la tipizzazione del sangue e screening degli anticorpi. Se gli esami di laboratorio di routine non sono stati effettuati durante le visite prenatali, devono essere eseguiti. Questi test comprendono lo screening per l'HIV, l'epatite B e la sifilide; testare l'immunità per la rosolia e la varicella; e l'infezione da streptococco di gruppo B. Se il travaglio è attivo, le donne devono assumere poco o niente per via orale per prevenire l'eventuale vomito e l'aspirazione durante il parto o in caso di un parto d'emergenza con anestesia generale. Alcune strutture sanitarie consentono il consumo di liquidi chiari per le pazienti a basso rischio. La rasatura o il taglio dei peli pubici e vulvari non è indicato e aumenta il rischio di infezione della ferita.
Preparazione e Idratazione
Può essere iniziata un'infusione EV di soluzione Ringer lattato, preferibilmente utilizzando un ago cannula di grosso calibro a permanenza in una vena della mano o della piega del gomito. Nel corso di un normale travaglio di 6-10 ore, la paziente deve ricevere da 500 a 1000 mL di questa soluzione. Questa infusione previene la disidratazione durante il travaglio e la conseguente emoconcentrazione, assicurando al contempo una volemia adeguata. Il catetere fornisce inoltre un accesso immediato per i farmaci o per il sangue in caso di necessità. Un'adeguata idratazione è utile nel caso sia prevista un'anestesia epidurale o spinale.
Valutazione Fetale e Manovre di Leopold
Vengono registrati la presenza e la frequenza dei battiti cardiaci fetali. Un esame obiettivo viene effettuato. Mentre si esamina l'addome, il medico o l'ostetrica valuta la grandezza, la posizione e la presentazione del feto mediante le manovre di Leopold. Queste manovre sono un set di quattro palpazioni addominali sistematiche che aiutano a determinare la presentazione fetale.
- Prima Manovra: Il fondo uterino viene palpato per determinare quale parte fetale occupa il fondo (testa o podice).
- Seconda Manovra: Ciascun lato dell'addome materno viene palpato per stabilire da quale lato c'è la colonna vertebrale fetale e da quale ci sono gli arti.
- Terza Manovra: L'area al di sopra della sinfisi pubica viene palpata per localizzare la parte fetale presentata e determinare così di quanto sia disceso il feto e se sia impegnato o meno.
- Quarta Manovra: Una mano applica una pressione sul fondo, mentre il dito indice e il pollice dell'altra mano palpano la parte presentata per confermare la presentazione e l'impegno.Se la presentazione fetale o la posizione sono incerte, si può eseguire un'ecografia. In caso di preoccupazioni circa le complicanze dopo l'esame iniziale, il monitoraggio fetale e i test di laboratorio, vengono eseguiti ulteriori test o monitoraggio. Se la gravidanza è pretermine (< 37 settimane) e le pazienti si presentano con contrazioni uterine o perdite di liquidi, vengono valutate per un travaglio pretermine o una rottura pretermine delle membrane e trattate di conseguenza.
Esame Cervicale e Valutazione del Progresso
Se la paziente presenta contrazioni dolorose regolari, si esegue un esame cervicale per valutare la dilatazione cervicale. Nelle pazienti con placenta previa, l'esame cervicale può causare un'emorragia grave e, pertanto, non va eseguito. Se la localizzazione della placenta non è stata determinata durante la cura prenatale, l'ecografia deve essere eseguita prima di un esame pelvico. La dilatazione cervicale è indicata in centimetri, come il diametro di un cerchio; 10 cm è considerata completa. L'accorciamento è calcolato in percentuale, da zero a 100%. Poiché l'accorciamento comporta sia accorciamento che assottigliamento della cervice, esso può essere registrato in centimetri usando come guida la normale lunghezza media della cervice che risulta di 3,5-4,0 cm. La stazione è espressa in centimetri, al di sopra o al di sotto del piano delle spine ischiatiche materne. Il livello delle spine ischiatiche corrisponde alla posizione 0. I livelli al di sotto delle spine ischiatiche sono documentati come (+); i livelli più alti nella pelvi al di sopra delle spine ischiatiche sono documentati come (-). I livelli sono registrati in incrementi di centimetri. Vengono annotate la situazione, la posizione e la presentazione del feto. La situazione descrive il rapporto tra l'asse longitudinale del feto e quello della madre (longitudinale, obliquo, trasverso). La posizione descrive la relazione tra la parte presentata e la pelvi materna (p. es., occipitale sinistra anteriore per la cefalica, sacrale posteriore destra per il podice). La presentazione descrive la parte del feto che si affaccia all'orifizio uterino (p. es., podice, vertice, spalla). Un'anomala posizione o presentazione fetale può essere associata a complicanze intrapartum.
Rottura delle Membrane
Occasionalmente, le membrane (il sacco amniotico e corionico) si rompono prima dell'inizio del travaglio e il liquido amniotico defluisce attraverso la cervice. La rottura delle membrane in qualunque stadio prima dell'inizio del travaglio è chiamata rottura pretravaglio delle membrane (PROM). Alcune donne con rottura pretravaglio delle membrane hanno la sensazione di una perdita abbondante di liquido dalla vagina, seguita da una perdita continua. Se la paziente si presenta con una possibile rottura delle membrane, ma non ha contrazioni regolari e dolorose, viene inizialmente eseguito un esame sterile per confermare la rottura delle membrane. Per ridurre il rischio di infezione, gli esami cervicali digitali vengono ritardati fino a quando appare che il travaglio è iniziato o se ci sono altre indicazioni per valutare la dilatazione cervicale (p. es., la pianificazione dell'induzione del travaglio).
A volte è necessaria un'ulteriore conferma per differenziare il liquido amniotico da altri liquidi (p. es., urina, perdite vaginali, sperma). La rottura delle membrane può essere confermata dall'esame pelvico se si vede una perdita di liquido dalla cervice, e vi è accumulo nella vagina posteriore. Il meconio fetale (che produce una colorazione anomala marrone-verdastra) deve essere notato se presente, perché può essere un segno di stress fetale. Se non è visibile un accumulo, la conferma può richiedere degli esami. Per esempio, il pH del liquido vaginale può essere testato con una cartina alla nitrazina, che vira al colore blu scuro a un pH > 6,5 (il pH del liquido amniotico è generalmente tra 7,0 e 7,6); i risultati falsi positivi possono verificarsi se il liquido vaginale contiene sangue o sperma o se certe infezioni sono presenti. Un campione delle secrezioni dal fornice vaginale posteriore o dal collo può essere prelevato, posto su un vetrino, lasciato asciugare all'aria e osservato al microscopio alla ricerca di arborizzazione. L'arborizzazione (cristallizzazione del NaCl nel liquido amniotico) normalmente conferma la rottura delle membrane. Esistono anche test commerciali per valutare la rottura delle membrane, utilizzati da alcuni istituti.
Se la rottura risulta ancora dubbia, un'ecografia che dimostra l'oligoidramnios (deficit di liquido amniotico) fornisce un'ulteriore prova. Di rado, per confermare la rottura viene eseguita l'amniocentesi con l'istillazione di un colorante; il colorante identificato nella vagina o su un tampone conferma la rottura. Circa l'80-90% delle donne con rottura pretravaglio delle membrane a termine (≥ 37 settimane) e circa il 50% di donne con rottura pretravaglio delle membrane (< 37 settimane) entra in travaglio spontaneamente entro 24 ore; oltre il 90% delle donne con rottura prematura delle membrane entra in travaglio entro 2 settimane. Qualora le membrane si rompano a termine ma il travaglio non inizi entro diverse ore, il travaglio viene generalmente indotto per ridurre il rischio di infezione materna e fetale. Quando si verifica una rottura pretravaglio delle membrane pretermine (PPROM, a < 37 settimane), il ritardo tra la rottura e l'inizio del travaglio aumenta con la diminuzione dell'età gestazionale. La TPROM (Rottura Prematura delle Membrane a Termine) generalmente è da considerarsi una situazione non patologica. In caso di PPROM e di rischio di parto pretermine, la valutazione non prevede interventi di routine, ma un monitoraggio attento.
Monitoraggio Materno e Fetale Durante il Travaglio
Il monitoraggio fetale intrapartum ha come scopo quello di determinare l'abilità del feto a rispondere positivamente allo stress del travaglio. La prima domanda che ci si pone è: auscultazione intermittente o CTG continua? Le linee guida NICE suggeriscono l'auscultazione intermittente come metodo di prima scelta nelle gravidanze a basso rischio.

Indicazioni per la CTG Continua
La CTG in continua va eseguita nel caso di indicazione specifica, quando sia stata diagnosticata la fase attiva del travaglio. Non vi sono forti evidenze circa l’efficacia dell’“admission test” (esecuzione del tracciato cardiotocografico per 20’ - 30’ su tutte le gravide all’inizio della fase attiva), e vi è inoltre il dubbio che tale procedura comporti un incremento dei tagli cesarei.
Le condizioni che richiedono un monitoraggio continuo (secondo le NICE guideline) includono:
- Pulsazione cardiaca > 120 battiti/minuto in 2 momenti lontani 30 minuti.
- Variazione della pressione sanguigna (ipertensione).
- Presenza di proteine nelle urine associata ad aumento della pressione sanguigna diastolica o sistolica.
- Temperatura di 38 °C o superiore in una singola lettura o 37,5 °C o superiore in 2 letture consecutive distanti 1 ora.
- Perdite di sangue vaginale.
- Rottura delle membrane da più di 24 ore prima dell’inizio del travaglio "attivo".
- Presenza di meconio.
- Dolore diverso da quello associato alle contrazioni.
- Fattori di rischio nell’anamnesi.
- Contrazioni che durano più di 60 secondi (ipertono) o più di 5 contrazioni in 10 minuti (tachysystole).
- Uso di ossitocina.
È fondamentale garantire che il focus dell’assistenza rimanga la donna piuttosto che il tracciato cardiotocografico. Integrare l'assistenza continua documentando sistematicamente le condizioni della donna e del feto ogni ora.
Interpretazione del Tracciato Cardiotocografico (CTG)
Per seguire il filo di questo discorso, ci basta solo sapere che i parametri CTG possono essere raggruppati nelle seguenti classi: rassicurante, non rassicurante o anormale. L’analisi del tracciato inizia con l’identificazione delle caratteristiche fondamentali (linea di base, variabilità, accelerazioni, decelerazioni e contrazioni uterine), seguita dalla valutazione complessiva del CTG. Quest’ultima deve essere contestualizzata al singolo caso clinico. Le LG NICE suggeriscono di conservare i tracciati cardiotocografici per 25 anni, se possibile, in forma elettronica. Sebbene le linee guida internazionali suggeriscano la conservazione per 25 anni, in Italia, le SIGO specificano solo che i tracciati devono essere integrati nella cartella ed archiviati insieme ad essa.
Strategie per il Conforto e il Supporto della Partoriente
L'assistenza infermieristica e ostetrica durante il travaglio non si limita al monitoraggio clinico, ma si estende al supporto olistico della donna. L'importanza del supporto emotivo e fisico è cruciale in un momento in cui la donna si affida clinicamente e psicologicamente all'ostetrica. Grazie alla consapevolezza di ciò che si dice, si rispetta la madre e il parto.
Ambiente e Supporto Emotivo
Per molte donne, la presenza del proprio partner, o di altre persone di supporto (p. es., doula o specialista del supporto perinatale) durante il travaglio può essere d'aiuto e deve essere incoraggiata. Il supporto morale e l'incoraggiamento possono ridurre l'ansia. Le sessioni di istruzione al parto possono preparare i genitori al travaglio e al parto, fornendo informazioni sul lavoro normale, attrezzature di monitoraggio e potenziali complicanze. È essenziale che l'ostetrica informi le donne sulle opzioni disponibili e le supporti nell'adottare ogni possibile posizione durante il travaglio e il parto e di poterla cambiare come e quando vogliono. L'assistenza dovrà ruotare intorno alla posizione scelta.
Posizioni e Movimento
L'adozione di posizioni verticali o mobili (come respiro, rilassamento e posizioni) è associata a benefici in termini di percezione del dolore e di esperienza emozionale della partoriente. Vasche da parto e altri sostegni (sedie, tappetini e bean bags) sono molto considerate dalle donne per il supporto alle differenti posizioni durante il travaglio o il parto. Il movimento libero e la possibilità di scegliere la posizione più confortevole possono migliorare significativamente il comfort della donna e favorire la progressione del travaglio.
Idratazione e Alimentazione
Durante il travaglio, è importante considerare cosa possono mangiare e bere le donne. Mentre in passato si tendeva a limitare rigorosamente l'assunzione orale, le linee guida attuali, per le donne a basso rischio, sono meno restrittive e possono consentire liquidi chiari per prevenire la disidratazione e mantenere un adeguato livello di energia.
Tecniche Non Farmacologiche per il Sollievo dal Dolore
Oltre alle posizioni e al movimento, l'uso dell’acqua (ad esempio, docce o bagni caldi), il massaggio e le terapie alternative possono contribuire significativamente al sollievo del dolore e al benessere della donna durante il travaglio. Queste tecniche non farmacologiche offrono alla donna strumenti per gestire il dolore e promuovere un'esperienza di nascita più positiva e controllata. Il massaggio perineale, ad esempio, può essere utile per la preparazione al parto.
Assistenza Specifica nelle Diverse Fasi
L'assistenza infermieristica si adatta alle esigenze specifiche di ogni fase del travaglio, tenendo conto delle condizioni della donna e del feto.
Gestione dell'Ossitocina
Quando l'ossitocina viene utilizzata per l'induzione o l'aumento del travaglio, è fondamentale informare la donna che il farmaco aumenterà la frequenza e la forza delle sue contrazioni e che il suo bambino dovrà essere monitorato continuamente. È necessario garantire che il tempo tra una somministrazione della dose e un'altra non sia più frequente di ogni 30 minuti. L'ossitocina va aumentata sino alla presenza di 4-5 contrazioni in 10 minuti. La frequenza delle contrazioni deve essere documentata ogni mezz'ora. L'auscultazione intermittente della frequenza cardiaca fetale deve essere eseguita immediatamente dopo la contrazione per almeno 1 minuto ogni 5 minuti, o in accordo con il protocollo stabilito in base al rischio della paziente.
Il Secondo Stadio: Spinte e Parto
Durante il secondo stadio, è cruciale fornire sostegno emozionale e psicologico continuo, considerando la posizione della donna, la sua idratazione e l'implementazione di strategie per il sollievo del dolore per tutta la durata del periodo espulsivo. Come menzionato, per le nullipare il parto è previsto che avvenga entro 3 ore dall'inizio del secondo stadio di travaglio attivo, mentre per le multipare entro 2 ore. Se ci sono preoccupazioni circa la salute del bambino o se c'è un prolungamento del secondo stadio, è opportuno offrire un parto operativo. In caso di dilatazione completa della cervice in donne senza analgesia regionale che non sentono il bisogno di spingere, si effettua un'ulteriore valutazione dopo 1 ora.
Il Terzo Stadio: Il Secondamento e il Clampaggio del Cordone
Come già approfondito, è essenziale informare la donna prima del parto sul secondamento e sulle diverse gestioni (attiva o fisiologica). Se si opta per un management attivo, l'uso dell'ossitocina è fortemente raccomandato. Il clampaggio del cordone tardivo, non prima di 1 minuto dopo il parto, è una pratica supportata da evidenze che dimostrano il miglioramento della salute del bambino e del suo supporto nutritivo.

Assistenza al Neonato Immediatamente Dopo il Parto
Una volta nato il bambino, adagiare il neonato sulla pancia della mamma è una pratica fondamentale per favorire il contatto pelle a pelle precoce (skin-to-skin) e l'avvio dell'allattamento al seno, promuovendo il legame madre-bambino e la stabilizzazione termica del neonato. Per quanto riguarda il clampaggio del cordone ombelicale, si utilizzano due cord clamp, applicandoli a circa 10 cm dal bambino. Il piccolo approfondimento sul clampaggio ritardato del cordone evidenzia i benefici che includono un maggiore trasferimento di sangue placentare al neonato, con conseguente aumento delle riserve di ferro e miglioramento dei parametri ematologici.
L'assistenza al neonato prevede una stretta osservazione dello stesso durante le sue prime 12 ore di vita, con controlli regolari a 1 ora, a 2 ore, a 6 ore e a 12 ore. Di cosa si tratta, ad esempio? Vengono monitorati temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria, presenza di rantoli, retrazione subcostale e capillary refill, per identificare precocemente eventuali segni di distress o problemi di adattamento alla vita extrauterina.
Parto Fisiologico al di Fuori della Sala Parto: Gestione dell'Emergenza
Un parto fisiologico, anche al di fuori della sala parto, non rappresenta un’emergenza in sé, ma richiede comunque una gestione rapida e competente. Risulta essenziale comunicare tempestivamente alla Centrale Operativa 118 l’anamnesi ostetrica della donna e decidere qual è la migliore assistenza per lei e per il feto.
Le prime azioni da intraprendere includono il far sdraiare la donna. Se vi è il padre del bambino o una persona di fiducia, farla posizionare (ove possibile) alle spalle della donna per poterle dare conforto e incoraggiamento. È cruciale predisporre un campo sterile o pulito, sistemando teli o traverse sotto i glutei della donna per mantenere l'igiene e ridurre il rischio di infezioni. Essere pronti a sostenere il neonato già dalla fuoriuscita della testa. Dopo il parto, come in ogni contesto, adagiare il neonato sulla pancia della mamma. Per il clampaggio del cordone ombelicale, utilizzare 2 cord clamp, applicandoli a circa 10 cm dal bambino. Durante il secondamento, è normale la fuoriuscita di sangue dalla vagina, per cui è opportuno apporre una traversa pulita. Infine, è fondamentale portare madre e bambino in ospedale, e nel frattempo fornire supporto emotivo alla madre (e al neonato), monitorando costantemente i parametri vitali di entrambi.
Il Puerperio: Il Periodo Post-Parto
Il puerperio è definito come il periodo di tempo che inizia subito dopo il parto e termina con il ritorno dell’apparato genitale alle condizioni anatomo-funzionali pregravidiche, un processo che generalmente si completa entro 4-6 settimane. Per questo, una guida di supporto per affrontare questo periodo può essere molto importante per la donna.

Monitoraggio e Cura della Madre nel Puerperio
Immediatamente dopo il parto, la pressione sanguigna dovrebbe essere misurata. È fondamentale registrare regolarmente temperatura, polso e pressione sanguigna della donna. Si devono monitorare le contrazioni uterine e le lochiazioni (perdite di sangue e tessuti dalla vagina), esaminare la placenta e le membrane per valutarne le condizioni, la struttura, i vasi del cordone e la completezza, assicurandosi che non ci siano frammenti ritenuti che potrebbero causare emorragie o infezioni. È importante attenzionare le emozioni e lo stato psicologico della donna in risposta al travaglio e al parto, e valutare la vescica e la minzione per prevenire la ritenzione urinaria, comune in questo periodo.
Aspetti Emotivi e Psicologici nel Puerperio
Sapete che è stato evidenziato un legame tra depressione postpartum e ansia legati al peso e all’immagine del proprio corpo a un anno dal parto? Questo sottolinea l'importanza di un supporto continuo che vada oltre l'aspetto fisico, includendo la salute mentale della neomamma. La cura nel puerperio deve essere olistica, riconoscendo che le sfide emotive e psicologiche possono essere altrettanto significative quanto quelle fisiche. L'informazione e il sostegno continuo, sia da parte dei professionisti sanitari che della rete familiare e sociale, sono essenziali per il benessere della donna e del neonato in questo delicato periodo.
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