Ludovico Ariosto: Un Genio Nato a Reggio Emilia

Ludovico Ariosto, una delle figure più luminose del Rinascimento italiano, è indissolubilmente legato alla città di Reggio Emilia, luogo della sua nascita. La definizione enigmistica "Lo era Ariosto per nascita" trova la sua risposta univoca e coerente in "Reggiano", un termine che racchiude l'identità geografica e culturale di questo sommo poeta. La sua origine reggiana è un dato di fatto, come attestato dalle fonti storiche, sebbene l'esatta ubicazione della sua casa natale rimanga oggetto di dibattito tra gli studiosi.

Mappa di Reggio Emilia con evidenziata la zona storica

Le Origini e la Nascita a Reggio Emilia

Ludovico Ariosto nacque l'8 settembre 1474 a Reggio Emilia, primogenito di Niccolò Ariosto e Daria Malaguzzi Valeri. La sua famiglia apparteneva a un ramo ferrarese della nobile famiglia bolognese degli Ariosti. Il padre, Niccolò, ricopriva la carica di capitano della rocca di Reggio, un presidio militare di rilievo all'epoca di Ercole I d'Este. Questa posizione di responsabilità del padre suggerisce un ambiente familiare di un certo rilievo sociale e politico.

La vita di Niccolò Ariosto fu caratterizzata da spostamenti legati al suo incarico militare. Nel 1479, lasciò la guarnigione di Reggio per trasferirsi a Rovigo, dove la famiglia lo raggiunse all'inizio del 1481. A Rovigo, la famiglia beneficiò di vantaggi economici, tra cui una residenza gratuita. Tuttavia, questo periodo fu breve. Lo scoppio della guerra tra il Ducato di Ferrara e la Repubblica di Venezia nel 1482 portò all'invasione di Rovigo da parte delle truppe veneziane. Niccolò Ariosto, prima di essere catturato insieme al commissario ducale Giacomo dal Sacrato, riuscì a rimandare la sua famiglia a Reggio Emilia. Qui, poterono contare sull'accoglienza dei parenti della moglie e su una proprietà chiamata "Il Mauriziano", acquistata dalla famiglia Malaguzzi nella prima metà del XV secolo. Nonostante questo, gli Ariosti persero tutte le loro proprietà a Rovigo.

Ritratto di Ludovico Ariosto

L'Incertezza sulla Casa Natale

Nonostante la certezza della sua nascita a Reggio Emilia, l'esatta ubicazione della casa natale di Ludovico Ariosto è ancora oggi materia di discussione. Diverse ipotesi sono state avanzate nel corso del tempo, riflettendo la complessità della ricerca storica e la mancanza di documentazione univoca.

Una prima teoria, basata su un'iscrizione apposta a un antico ritratto del poeta e su una tradizione orale, indicava come casa natale quella della famiglia materna, i Malaguzzi Vareri. Questa abitazione si affacciava sulla piazza comunale, tra la "Volta della Corda" (attuale via del Palazzolo) e la "Volta degli Spadari" (attuale via Farini). Si narrava addirittura che una specifica camera, arredata all'antica, fosse il luogo esatto del parto. Questa ipotesi fu sostenuta con fervore dal generale napoleonico Miollis, che dedicò al poeta le "Ariosteidi" e fece apporre una lapide sulla presunta casa natale. Anche Alessandro Negrelli, proprietario di una farmacia che chiamò "Apoteca Ludovico Ariosto", commissionò un busto del poeta e lo collocò sull'architrave d'ingresso, ora visibile al Mauriziano.

Tuttavia, la falsità dell'iscrizione sul ritratto portò a riconsiderare questa teoria. Prevalse quindi la convinzione che l'evento fosse avvenuto nell'abitazione del padre, Nicolò Ariosto, situata nel palazzo del Capitano della Cittadella.

In anni più recenti, si è ipotizzato che, seguendo l'usanza di portare la puerpera alla casa materna per ricevere assistenza dalle donne di famiglia, specialmente in occasione della nascita del primo figlio, la casa natale possa essere stata quella della nonna paterna, Taddea Valeri. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile identificare con precisione l'edificio, ma solo indicare un'area generica compresa tra le vie Squadroni, Torrazzo e del Cristo. La difficoltà nell'identificazione precisa sottolinea la complessità della ricerca storica e la prudenza necessaria nell'affermare certezze assolute.

La Formazione e i Primi Interessi

Dopo il ritorno a Ferrara, Ludovico Ariosto fu affidato alle cure degli zii. Nonostante la sua volontà, si iscrisse all'Università, dove ottenne il titolo di giurisperito in cinque anni. Tuttavia, i suoi veri interessi non risiedevano nel campo del diritto, ma piuttosto nel teatro. Questa passione fu alimentata dal vivace contesto culturale estense della fine del XV secolo.

I suoi primi lavori, risalenti al periodo tra il 1494 e gli inizi del XVI secolo, risentivano dell'influenza del mondo greco e romano, già evidente nella sua "Tragedia di Tisbe". Questi componimenti affrontavano vari temi e furono criticati da Lilio Gregorio Giraldi, coetaneo di Ariosto, che li definì "duriuscula", ovvero "duretti alquanto".

Manoscritto di Ludovico Ariosto

L'Ingresso alla Corte Estense e i Primi Incarichi

Nel 1498, Ludovico Ariosto fu accolto alla corte di Ercole I d'Este, noto mecenate desideroso di accrescere il lustro della sua casata. Il duca aveva già nominato il poeta Matteo Maria Boiardo suo ministro e offerto protezione a Pandolfo Collenuccio. Inizialmente, Ariosto era un semplice "familiare", posizione che gli permise di dedicarsi maggiormente alla produzione lirica in lingua volgare.

Tuttavia, le mutate circostanze familiari lo costrinsero ad allontanarsi dalla sua attività poetica. Dovette occuparsi dell'amministrazione dei poderi degli Ariosti a Reggio e soggiornare per periodi prolungati, fino al 1503, presso "Il Mauriziano". Nel 1502, ricevette l'incarico di capitano del castello di Canossa.

La Nascita di Giovanbattista e il Rapporto Paterno

Fu proprio durante il suo incarico come capitano della rocca di Canossa che, quasi certamente, venne concepito Giovanbattista, il primogenito di Ludovico Ariosto. La madre era una certa Maria, con molta probabilità una domestica della famiglia Ariosti, già beneficiata nei testamenti di Niccolò Ariosto del 1492 e del 1500. Ludovico aveva portato con sé questa donna, non più giovanissima, per accudirlo nel suo eremitaggio a Canossa.

Nonostante la nascita del figlio nel 1503, Ludovico Ariosto non sembra aver nutrito un particolare sentimento per Giovanbattista. Lo riconobbe solo come figlio naturale, e per giunta molto tardi, nel testamento del 1533. Completamente dedito al prediletto Virginio, il poeta sembra aver riacquistato un rapporto con il primogenito solo in tarda età. Quando Ludovico era ormai malato, fu proprio Giovanbattista a riscuotere le prime due annualità della pensione paterna, concessagli generosamente dal marchese Alfonso d’Avalos.

Giovanbattista, in ogni caso, era titolare di benefici ecclesiastici che gli garantivano un'ampia sussistenza. La sua legittimazione avvenne solo dopo la morte del padre, nel 1538, ad opera del cardinale Campeggi, su insistenza degli zii Galasso e Alessandro. Questa legittimazione fu probabilmente dettata da contrasti con Virginio, con il quale gli zii avevano un rapporto conflittuale.

Ritratto del Cardinale Ippolito d'Este

Il Servizio al Cardinale Ippolito d'Este e la Produzione Letteraria

Nel 1503, Ariosto rientrò a Ferrara da Reggio Emilia e iniziò a tessere una fitta rete di rapporti con importanti personalità del Rinascimento italiano. Inizialmente, Ludovico si pose al servizio del cardinale Ippolito d'Este, figlio del duca Ercole. Ottenne rapidamente gli ordini minori e lo status di chierico. Come espresse nella sua "Satira I", quel periodo non fu felice, poiché egli "non aveva né inclinazione né talento" per i compiti che il cardinale gli affidava.

Nonostante le difficoltà lamentate, fu proprio durante il servizio al cardinale Ippolito che Ariosto realizzò alcune delle opere che lo avrebbero reso celebre come letterato. Nel 1508, presentò alla corte estense la sua prima opera teatrale completa, la commedia "Cassaria", dopo la giovanile e perduta "Tragedia di Tisbe".

La Nascita di Virginio e le Implicazioni Militari

Nel 1509, nacque il secondogenito di Ariosto, Virginio, avuto da Orsolina di Sassomarino, figlia di un chiodaiolo ferrarese. Nello stesso anno, Alfonso I d'Este si unì alla Lega di Cambrai e intraprese una battaglia contro la Repubblica di Venezia per recuperare i territori a nord del Po, inclusa la rocca di Legnago.

Ludovico Ariosto fu coinvolto negli scontri che seguirono, fino alla sconfitta delle forze estensi a Polesella. Il 16 dicembre, fu inviato urgentemente a Roma per richiedere l'aiuto di papa Giulio II, tornando nella città papale altre due volte l'anno successivo. Nel 1512, accompagnò direttamente il duca al Vaticano. In queste occasioni, dimostrò abilità diplomatiche, sebbene senza ottenere successi concreti. Il periodo si concluse con un altro incarico pericoloso: quello di messaggero ed esploratore per conto di Alfonso I nella zona di Ravenna, città che veniva saccheggiata a seguito della battaglia tra la Lega Santa e la Francia, nell'ambito della guerra della Lega di Cambrai.

Rappresentazione della Battaglia di Polesella

L'Anno 1513: Roma, Firenze e Alessandra Benucci

Il 1513 fu un anno cruciale per Ariosto. Dopo la cerimonia di incoronazione di Leone X, Ariosto si trattenne a Roma, sentendosi accolto dalla benevolenza del papa, pur senza ottenere i vantaggi personali a cui aspirava. Successivamente, a Firenze, durante la festa di san Giovanni Battista (24 giugno), incontrò Alessandra Benucci, all'epoca moglie dell'amico Tito Strozzi. Tra i due nacque una relazione segreta, che rimase molto riservata anche dopo la morte di Strozzi.

Tornato a Ferrara, dal 1514 Ariosto poté dedicarsi a nuove rappresentazioni delle sue commedie "Cassaria" e "I Suppositi". Tuttavia, il 30 ottobre dovette nuovamente recarsi a Roma al seguito di Ippolito. Durante il viaggio, presso la gola del Furlo, fu colpito da un malore e fece sosta a Fossombrone.

L'Incarico in Garfagnana: Frustrazioni e Giustizia

Nonostante i timori espressi prima della partenza, Ariosto ricevette una buona accoglienza in Garfagnana, dove fu inviato con l'incarico di governatore. Fu accolto favorevolmente "per insino da' Masnadieri, uomini quasi ferini e privi d'umanità", che già lo conoscevano per fama. Tuttavia, come scrisse nel 1523 nella "Satira IV" dedicata al cugino Sigismondo Malaguzzi, quell'incarico fu per lui fonte di frustrazioni e scontentezze. Fu obbligato a condurre un'esistenza "patetica", a subire un'"endemica anarchia" e a rimanere lontano dai suoi studi, dalle amicizie e da Ferrara. Durante questo periodo, ebbe come unica compagnia il figlio Virginio, ancora adolescente e che stava educando agli studi classici, e Bonaventura Pistofilo, signore di Pontremoli e segretario di Alfonso.

Durante la sua reggenza in Garfagnana, Ariosto dimostrò notevoli doti di amministratore, pratico e giusto. Contrastò l'azione dei briganti, mantenne il controllo tra le diverse fazioni locali e superò i pericoli legati a pestilenze e carestie. Particolarmente emblematici furono i suoi rapporti con "il Moro", un capo brigante a Sillico. Il Moro godeva della fama di difensore della povera gente contro il potere vessatorio del governo, ma in realtà fu uno dei briganti più feroci della Garfagnana.

Casa di Ludovico Ariosto a Ferrara

Il Ritorno a Ferrara e la Pubblicazione dell'"Orlando Furioso"

Nel settembre del 1525, Ludovico Ariosto tornò a Ferrara. In quel periodo, mentre il duca era in viaggio verso Madrid per incontrare Carlo V d'Asburgo, Ariosto conobbe e strinse amicizia con Ercole Bentivoglio, con il quale intrattenne lunghe conversazioni nel cortile del Castello Estense. Nel frattempo, veniva ristampato, senza la sua approvazione, l'"Orlando Furioso", che ormai aveva raggiunto una vasta fama in tutta la penisola.

Nel giugno dello stesso anno, le eredità e le proprietà in comune con i fratelli vennero divise. Ariosto decise di vendere la casa paterna in strada di Santa Maria delle Bocche, nella parte medievale della città, per acquistare dagli eredi di Bartolomeo Cavalieri un'abitazione più piccola nella nuova contrada di Mirasole. Quest'ultima era diventata un quartiere cittadino grazie alla grande "Addizione Erculea" di pochi anni prima. L'edificio, attribuito all'architetto Girolamo da Carpi, fu restaurato dopo l'acquisto e dal 1528 divenne la sua nuova casa di famiglia. Ariosto curò personalmente la realizzazione di un giardino, acquistando il terreno circostante.

Ariosto

La Revisione e la Pubblicazione dell'Edizione Definitiva dell'"Orlando Furioso"

Ariosto fu molto soddisfatto del successo delle sue opere teatrali rappresentate al teatro di Sala Grande di Corte. Continuò a dedicarsi alla correzione e all'ampliamento del suo poema cavalleresco per tutto l'inverno e fino a maggio del 1532. Il suo impegno consisteva nell'"emendare […] , riordinare, e trascrivere". Dal maggio all'ottobre, si dedicò con fatica ad "assistere alla revisione de' fogli di mano in mano che uscivano dal torcolare".

Soffrì dell'"imperizia" degli stampatori e dei correttori, che lo costrinsero a numerosi viaggi dalla sua casa alla tipografia di Franco Rosso da Valenza. Questa attività, definita "nojosissima", contribuì a minare la sua salute.

Il Viaggio a Mantova e il Riconoscimento Imperiale

Nel 1533, Alfonso I d'Este partì da Ferrara verso il Friuli, accompagnato da una scorta di duecento cavalieri. Raggiunse Conegliano, dove incontrò Carlo V d'Asburgo. Verso la fine di ottobre del 1532, Carlo V aveva sostenuto il mantenimento di Modena nel ducato estense, nonostante il parere contrario di papa Clemente VII. Successivamente, Ariosto accompagnò il duca a Mantova, dove giunsero il 7 novembre.

Ariosto, ormai compromesso nella salute, raggiunse la città con un percorso più breve e diretto, utilizzando un battello lungo il corso del Po. Vi rimase poco più di un mese. In quell'occasione, presentò il suo poema all'imperatore, che lo apprezzò a tal punto da decretare che gli venisse conferita la corona d'alloro. Tuttavia, la questione dell'incoronazione è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi.

Il Declino della Salute e gli Ultimi Anni

Lo stato di salute di Ariosto si aggravò dopo il ritorno da Mantova. L'enterite lo costrinse a letto dalla fine di ottobre del 1532. In queste condizioni, scrisse un secondo testamento, nel quale il primogenito Giambattista, pur non essendo dichiarato legittimo, veniva riconosciuto e gli veniva concessa la facoltà di un vitalizio.

L'ultimo giorno dell'anno, andò a fuoco il teatro di Sala Grande di Corte, e l'intera "Scena stabile" andò perduta. L'evento fu un duro colpo per il poeta, che "da quel giorno, […] non si riebbe, né si alzò più dal letto". La notte stessa della sua morte, il corpo del poeta venne traslato dalla sua casa alla vicina chiesa di San Benedetto. Furono alcuni monaci di quel convento a svolgere questo servizio, seguendo le sue disposizioni e seppellendolo con grande semplicità e senza sfarzi. La notizia del decesso giunse alla corte estense solo alcuni giorni più tardi.

Il fratello Gabriele tentò di far costruire una tomba più consona alla fama del poeta, ma non ottenne alcun risultato. Il figlio Virginio cercò inutilmente di riportare le spoglie nel giardino della casa in contrada Mirasole, in una cappella dedicata a San Lorenzo che nel frattempo era stata costruita.

La Traslazione della Tomba e l'Eredità Culturale

Con l'arrivo delle truppe d'invasione francesi a Ferrara, la situazione mutò. Durante il periodo della Repubblica Cisalpina, tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, la chiesa che ospitava il monumento funebre di Ariosto venne trasformata in caserma, subendo il destino di numerosi luoghi di culto cittadini. Prima che le disposizioni francesi riguardanti la chiesa di San Benedetto fossero completamente attuate, il generale Sextius Alexandre François de Miollis fece spostare l'intero monumento con le ceneri il 6 giugno 1801. La sala che accolse il monumento fu adattata per garantirgli il giusto risalto, e la parete di fondo venne affrescata con l'immagine di Ariosto, figure allegoriche e angeli.

Ludovico Ariosto è considerato uno dei più importanti rappresentanti del Rinascimento maturo, al pari di Francesco Guicciardini e Niccolò Machiavelli. Rappresenta l'ultimo grande umanista di fronte alla crisi dell'Umanesimo. La sua opera, in particolare l'"Orlando Furioso", ha esercitato un'influenza incalcolabile sulla letteratura italiana ed europea.

Nel 1785, il gesuita e letterato Andrea Rubbi scrisse nelle note dell'edizione veneziana dell'"Orlando Furioso": "Tutti gli altri nostri poeti o moderni o antichi tanto sono inferiori all'Ariosto quanto lo è uno scrittore ad un genio. Genio faceto nelle commedie, genio critico nelle satire, genio amabile nel lirico italiano e latino; ma genio grande nell'epica."

Dalla sua penna sono uscite piccanti satire e i famosi cavalieri, le armi e gli amori che hanno affascinato generazioni di lettori. Il grande poeta dell'"Orlando Furioso" conservò sempre il ricordo della quieta vita a Reggio Emilia, luogo della sua nascita e della sua infanzia. Cortigiano estense, governatore, letterato: Ludovico Ariosto fu un uomo poliedrico, la cui eredità culturale continua a risplendere.

Dagli antichi poeti latini come Catullo e Orazio, ma anche da Ovidio, Ariosto mutuò la varietà tematica e alcuni argomenti tipici, tra cui le invettive e le dediche occasionali, indirizzate ad amici o conoscenti facenti parte della cultura ferrarese. Scrisse componimenti in volgare dal 1493 al 1527, realizzando quarantuno sonetti e ventisette capitoli in terzine dantesche, dimostrando una straordinaria versatilità artistica.

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