Ansia da prime pappe: cause, dinamiche psicologiche e rimedi pratici per affrontare l’alimentazione complementare

Mio figlio Federico, di 9 mesi, da qualche tempo inizia a fare i capricci a casa durante l’ora dei pasti. La mamma, su consiglio del pediatra, ha iniziato lo svezzamento a 6 mesi esatti, riducendo progressivamente le poppate e inserendo le prime pappe. Dopo un inizio in cui tutto andava per il meglio, adesso il piccolo rifiuta il cucchiaino, e specialmente alcuni alimenti proposti. Molte sono le domande, i dubbi e a volte le preoccupazioni che i genitori si trovano a fronteggiare nel delicato e particolare momento di quello che viene comunemente definito “svezzamento”, ma che preferiamo chiamare “alimentazione complementare”, perché non si tratta di togliere alcun “vizio”. Si è soliti intendere il momento del passaggio all’alimentazione complementare come qualcosa che riguarda unicamente il bambino, «è il bambino che deve essere svezzato!», e non si presta attenzione alle difficoltà che le mamme possono incontrare.

L’alimentazione complementare inaugura una serie di successivi cambiamenti evolutivi che porteranno alle transizioni pannolino-vasino, lettone-lettino e così via; in ciascuno di questi momenti si ripropone sia un particolare vissuto di separazione sia un incontro con il nuovo. La fase dell’avvio dell’alimentazione complementare non corrisponde, dunque, a un percorso rettilineo, anzi. Spesso ci sono brevi periodi di arresto che si possono manifestare attraverso una temporanea inappetenza del bambino o un parziale rifiuto del cibo. All’inizio avviene un cambiamento di “posto” che è emblematicamente rappresentato dal passaggio dall’abbraccio dell’allattamento alla seduta frontale sul seggiolone: dal piacere di essere accolto e contenuto nel ricevere, il bambino passa a una nuova posizione.

bambino felice sul seggiolone che esplora il cibo con le mani

La transizione psicologica: dall’abbraccio alla convivialità

La seduta frontale è, in fondo, quella tipica dello stare a tavola insieme e propone, quindi, al bambino un modo di alimentarsi più rituale, meno intimo rispetto all’allattamento, che inaugura l’ingresso del piccolo nella convivialità. I bambini possono vivere momenti di sana ribellione oppure possono esprimere atteggiamenti aggressivi, reazioni di rabbia o di protesta che si concretizzano talvolta nel rifiuto di masticare: in questi casi, è importante che chi si prende cura del piccolo li riconosca, li tolleri e dimostri incoraggiamento e sostegno. L’insistenza genera maggiore resistenza: spesso i “no” del bambino sono direttamente proporzionali all’insistenza degli adulti sul cibo.

Educare alla convivialità: è prezioso promuovere un avvicinamento dei bambini al significato e alla storia culturale che da sempre accompagna il pasto. Lo stare seduti a tavola è un percorso fatto di esplorazione, scoperte, odori, colori, profumi, suoni e sapori nuovi e non deve seguire tabelle prefissate. È consigliabile che gli adulti evitino usi impropri del cibo. Il rischio, infatti, è quello di fare dell’atto con cui ci si nutre uno strumento di potere. Sono poco produttivi, anzi, dannosi, gli interventi intimidatori, ricattatori o che utilizzano logiche affettive: «Se non mangi tutto, chiamo il vigile che ti porta in prigione!», «Se non finisci la pappa, non andiamo al parco!», oppure «Se non mangi, la mamma è triste e piange!». Il momento del pasto diventa una questione personale, basata “sul volere bene e non volere bene” invece che “sull’avere fame e non avere fame”: il bambino che non mangia, che serra la bocca o che butta per terra il piatto viene vissuto dalla mamma come un bambino che non apprezza la sua cucina e i suoi sforzi.

Le radici dell'ansia genitoriale e le false convinzioni

Lo svezzamento, quel momento della vita di una mamma e di un bambino che dovrebbe essere fatto di scoperte e che invece spesso può essere vissuto dalla famiglia con grande ansia. Ansia “da prestazione”, ansia per le quantità e scelta dei cibi, ansia per i tempi di introduzione. Queste ansie sono spesso legate a convinzioni del tutto errate che non si basano su fondamenti scientifici ma piuttosto su una sorta di passaparola. "Confusi ma felici. Informati, ma non abbastanza. Ansiosi, quasi tutti", è il ritratto dei neogenitori che emerge dall’indagine realizzata dal centro ricerche e analisi Edelman Intelligence. La prima caratteristica di mamme e papà quando arriva il momento dello svezzamento è l’ansia della pappa, un sentimento che, secondo l'indagine, accomuna 6 genitori su 10. È in quel momento che si ha più chiara la percezione che è nelle mani dei genitori, supportati dal pediatra, la costruzione di un percorso di dieta corretta, bilanciata, equilibrata per il bambino.

Spesso però alla conoscenza dei fatti non segue un’azione coerente perché l’attenzione a garantire un’alimentazione adatta ad ogni fase della crescita del proprio piccolo sembra essere un valore riconosciuto a livello unanime ma, indagando nella quotidianità, ben 7 genitori su 10 scelgono per il proprio bambino le stesse pietanze che preparano per sé e per il resto della famiglia. Molti dichiarano di conoscere tutto ciò che riguarda l’alimentazione del proprio figlio ma al contempo più della metà ammette di sentirsi 'inondato' e 'stordito' dalla valanga di indicazioni che riceve in merito, senza riuscire ad avere un’idea chiara su quello che è importante per la sua salute. Quest’ansia è in realtà legata a una convinzione del tutto sbagliata: quella di essere noi genitori a decidere quando il bambino debba iniziare il divezzamento, mentre invece è proprio il bimbo a dare segnali precisi quando è pronto.

Non sono sicuro se il bambino sia pronto. Aspetto ad iniziare?

Perché il bebè rifiuta la pappa: analisi delle cause comuni

Lo svezzamento di un figlio è un'impresa tutt'altro che facile: capita molto spesso che il neonato rifiuti l'introduzione di cibi solidi e fatichi a mangiare tutto ciò che non è latte. In questi casi, capire le cause di questo rifiuto può giocare un ruolo fondamentale per vivere questa situazione senza stress e rispettare le necessità del tuo piccolo. Vediamo insieme perché alcuni bambini non mangiano la pappa:

Il neonato non ha fame: Anche se può sembrare scontato, la prima motivazione che spinge i neonati a rifiutare il cibo durante lo svezzamento è la sazietà. È normale che in questa fase delicata tu tenda a preoccuparti: "avrà mangiato abbastanza?", "gli avrò dato le dosi precise?". Il rischio, però, è quello di dimenticare che l'alimentazione del tuo piccolo combina ancora il latte ai cibi solidi e, se fatica a finire la pappa, potrebbe aver già mangiato abbastanza. I bambini sanno benissimo quando è il momento di mangiare e quando non lo è.

Il bebè non è ancora pronto: Lo svezzamento è un periodo molto impegnativo soprattutto per il bebè e per la mamma: durante questa fase della prima infanzia, la relazione tra madre e figlio cambia a seguito dell'allontanamento dal seno che viene vissuto come una prima separazione. Il tuo piccolo potrebbe non essere ancora psicologicamente pronto e propenso a un primo distacco e potrebbe manifestare le sue difficoltà attraverso il rifiuto dei cibi solidi. In questo momento è importante avere molta pazienza ed evitare reazioni frustrate per non stressare eccessivamente il bebè.

Il neonato ha bisogno di prendere confidenza con un gesto nuovo: Durante lo svezzamento, il neonato perde progressivamente il riflesso di estrusione della lingua (il movimento involontario di protendere la lingua fuori dalla bocca per favorire l'allattamento) in favore della retroversione, che gli permetterà di deglutire i cibi solidi senza fatica. Questo cambiamento non è sempre agile e immediato e il tuo bebè potrebbe aver bisogno di tempo per prendere confidenza e interiorizzare questo nuovo gesto.

Il bebè non è abituato ai sapori nuovi: In questa fase della vita del tuo piccolo, ogni sapore è una novità. Il tuo bebè non è abituato ai sapori dolci o salati e potrebbe non gradirli particolarmente. Ti consigliamo di portare pazienza e di perseverare: sospendi i cibi solidi che non gradisce per qualche giorno e aiutalo a formare il suo gusto con assaggi ripetuti e graduali.

Il neonato non ha confidenza con il cibo solido: Prima dello svezzamento, il tuo piccolo conosce solo ed esclusivamente il latte materno o in polvere. Ecco perché, al momento di introdurre cibi solidi, può riscontrare delle difficoltà. In questa fase, è molto importante aiutarlo a prendere confidenza con il cibo a modo suo: toccandolo, sporcandosi e giocando.

Il bebè associa la figura della mamma alla pappa: In alcuni casi particolari, lo svezzamento può diventare un processo molto complicato a causa della relazione troppo intima tra mamma e bebè: il neonato associa il momento della pappa al contatto con la mamma e al latte e, quando viene imboccato con un cucchiaio da una certa distanza potrebbe sentirsi spaesato. In questi casi, il migliore consiglio è farsi aiutare dal papà.

Gestione delle quantità e il mito delle grammature

“Ma il mio bambino mangerà abbastanza?”: questa è la classica frase di un genitore con l’ansia per la quantità. Ricordiamo che in Italia 1 bambino su 4 che arriva alla scuola dell’infanzia è sovrappeso e questo significa che la tendenza dei genitori è quella di iperalimentare i bambini. Iniziamo con il dire che i bambini non si lasciano morire di fame. Le grammature possono aiutare quei genitori che hanno paura che il loro bambino mangi poco, per far capire loro che un bambino a sei mesi ha bisogno di piccole quantità di alimenti. Possono essere un’iniziale linea guida per i genitori, per capire quanti alimenti mettere nel piatto e soprattutto anche per regolare le proporzioni corrette tra cereali, proteine e verdure.

Parliamo di pochi cucchiai di cibo: per alcuni bambini può essere troppo, per altri troppo poco. Perché questo succede? Perché il bambino è in una fase di scoperta, in cui il latte materno o artificiale resta e deve sempre restare l’alimento principale ed è il bambino stesso a bilanciare l’assunzione di latte e di alimenti in funzione della giornata, della fase di sviluppo in cui si trova, dei disturbi che può avere (ad esempio quando mette i denti o di malattie che attraversa durante la crescita). Ci saranno inevitabilmente dei giorni in cui mangerà di più e magari assumerà meno latte dalla mamma, altri giorni in cui accade esattamente l’opposto. E’ normale, è fisiologico, è una fase che deve essere vissuta da tutta la famiglia con elasticità. Per questo motivo le grammature sono solo indicative, un’indicazione di minima, una prima guida: il passaggio successivo è quello di osservare il proprio bambino e comprendere i suoi bisogni e le sue richieste per capire quanto cibo offrirgli.

Il piccolo in realtà sa esattamente di quanto cibo ha bisogno, lui non conosce le linee guida dei pediatri o quanto mangia il figlio dell’amica. Solitamente il problema di un bambino che non mangia (una volta eliminata l’eventuale presenza di patologie e disturbi di tipo organico) è dato da uno squilibrio tra ciò che il bambino mangia e ciò che la madre vorrebbe che mangiasse. È probabile che verso l’anno diminuisca un po’ l’appetito in quanto c’è una diminuzione della velocità di crescita e perché cambiano i tipi di alimenti ingeriti e la loro composizione. Diminuirà anche la velocità di aumento del peso, non si prenderanno infatti gli stessi grammi al mese per tutta la vita.

infografica sui segnali di fame e sazietà nel neonato

La paura del soffocamento e la gestione delle consistenze

Questa è la paura più grande per un genitore che inizia il percorso dello svezzamento. E per combattere questa paura lo strumento migliore è quello di prevenire il rischio di soffocamento frequentando un corso di disostruzione pediatrica: si tratta di corsi che vengono organizzati di frequente da personale formato, che ha il compito di mostrarvi come prevenire il soffocamento proponendo al bambino alimenti delle giuste consistenze e con i giusti tagli, ma soprattutto vi mostreranno come agire repentinamente in caso di soffocamento. Ogni genitore dovrebbe frequentare un corso di disostruzione prima dell’inizio dello svezzamento e ripeterlo regolarmente per memorizzare le tecniche.

Questa è una delle prime ansie che colpisce i genitori e a causa della quale si fatica a fare il passaggio di consistenza da liquido, cremoso e alla fine solido. E’ comprensibile che all’inizio non tutti i genitori siano pronti a proporre ai loro piccoli alimenti solidi (ovviamente della giusta consistenza e con seguendo i tagli in sicurezza) e pertanto si può tranquillamente attraversare una prima fase di alimenti più cremosi. Non necessariamente con le classiche pappe e omogeneizzati, ma anche con i vostri alimenti, ma resi appunto cremosi (un risottino molto cotto ad esempio, una crema di legumi densa ecc).

Non spaventatevi se, soprattutto quando si cambiano le consistenze, il bambino avrà dei conati: si tratta del gag-reflex, che non va confuso con il soffocamento, ed è il modo che il bambino ha di gestire un boccone andato di traverso. Lo so bene che nel famoso foglietto svezzamento c’è scritto di iniziare con la carota, patata e zucchina in brodo ma questo schema svezzamento è davvero obsoleto e senza fondamento scientifico. E’ indubbio però che ad un certo punto il passaggio da creme all’alimento solido deve essere fatto, possibilmente entro i 9 mesi, per favorire la masticazione e un corretto sviluppo oro-facciale. Anche in questo caso procedete con gradualità: prima consistenze morbide, che si “spappolano” in bocca, per poi passare via via a consistenze più solide come ad esempio della verdura cotta fornita in stick.

Prodotti per l’infanzia e preparazione delle pappe

Ci sono alcune scelte da fare al momento dello svezzamento perché sul mercato ci sono diversi prodotti e opportunità. È sempre meglio allora prendere qualche informazione e fare un po’ di chiarezza:

Omogeneizzati: Presentano la comodità di essere disponibili subito e nella dispensa puoi tenere i diversi preparati e, in poco tempo, puoi proporli al piccolo. La materia prima è molto controllata all’origine e il preparato è conservato in vetro per cui il prodotto è garantito dal punto di vista dell’igiene. Gli omogeneizzati sono molto digeribili perché il cibo è trattato in modo tale da essere gestito con facilità dall’intestino del bambino.

Liofilizzati: Sono anch’essi disponibili presto. Alla base dei cibi liofilizzati c’è il congelamento degli alimenti per impedire che la materia prima si deteriori. Il cibo viene sminuzzato ed essiccato prima di procedere al confezionamento. Al pari degli omogeneizzati sono controllati all’origine e sono conservati in vetro.

Cucina casalinga: Rappresenta una buona soluzione se hai il tempo di cucinare. Puoi acquistare un robot da cucina adatto a preparare le prime pappe e utilizzarlo all’occorrenza. Il macchinario è indispensabile per riuscire a preparare cibi che siano digeribili per l’intestino del piccolo che è abituato ad ingerire solo il latte.

Qualunque sia la tua scelta preferisci sempre prodotti di ottima qualità e alimenti biologici per educare il piccolo a gusti più semplici e sani. Nella prima fase dell’alimentazione complementare è spesso preferibile utilizzare prodotti dedicati all’infanzia, perché di migliore qualità e controllati. Dalla ricerca Mellin risulta che i genitori richiedono molta trasparenza: al primo posto c’è infatti una maggiore precisione sull’origine delle materie prime; a seguire, un’etichetta più chiara e un confezionamento che permetta di vedere il prodotto. Vedere che aspetto abbia e come si presenta un prodotto prima di comprarlo è infatti importante per l’81% dei genitori.

confronto tra omogeneizzati industriali e pappa fatta in casa

Tempi di inserimento e indicazioni nutrizionali scientifiche

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ritiene che un bambino di sei mesi possa assumere la sua prima pappa. A sei mesi è già in grado di stare seduto correttamente sul seggiolone, ha normalmente raddoppiato il suo peso dalla nascita e manifesta le sue preferenze. Il metodo più utilizzato per iniziare lo svezzamento prevede di introdurre gli alimenti in modo graduale per consentire al bambino di abituarsi al nuovo gusto e per vedere se riesce a tollerare gli alimenti proposti.

L’AAP (Accademia Americana di Pediatria) ha parlato di introduzione di nuovi alimenti non tanto basandosi sull’età cronologica del bambino, quanto sul suo grado di sviluppo. Si tratta di segnali legati principalmente allo sviluppo psicomotorio e relazionale: il bambino deve poter stare seduto da solo, essere in grado di manipolare le cose, e non solo di afferrarle in maniera grossolana, deve aver imparato o almeno iniziato a passare gli oggetti da una mano all’altra e poi alla bocca.

Il brodo vegetale del piccolo è particolarmente leggero. Si prepara infatti con un numero limitato di verdure che sono particolarmente digeribili. Quando il volume del liquido si è ridotto della metà il brodo è pronto. La pappa è un piatto unico in cui si trovano tutti gli alimenti e il brodo è il liquido di base a cui dovrai aggiungere dieci grammi di crema di riso. Il pasto però non è completo senza le proteine per cui alle creme devi aggiungere la carne di coniglio o di agnello. Il potere allergizzante di queste carni è basso e potrai darle al bambino con maggiore serenità. Completa la pappa con un cucchiaino di olio extra vergine di oliva e uno di parmigiano reggiano. Non aggiungere il sale. Alcuni cibi sono particolarmente allergizzanti e i genitori devono stare attenti ad eventuali reazioni del bambino. Tra questi ci sono le uova, il pesce e le arachidi.

Fino ai dodici mesi (e preferibilmente fino ai due anni) non aggiungere né il sale né lo zucchero agli alimenti. Il sale può infatti favorire da adulti l’ipertensione, è già contenuto nei cibi e questo è sufficiente ad assicurare il gusto delle pietanze. Dopo i dodici mesi puoi usare il sale iodato, questo infatti assicura una buona assunzione di iodio che è molto importante per lo sviluppo psicofisico del bambino. Lo zucchero può essere assunto dopo i dodici mesi solo in piccole quantità perché favorisce l’insorgere di carie, l’obesità ed è responsabile dell’aumento dell’indice glicemico. Bisogna prestare attenzione alla quantità di proteine, perché i quantitativi di carne necessari a un bambino sono ridotti, così come è bene non offrire cibi fritti, o troppo conditi e speziati.

Preparazione del setting e strumenti per l'autonomia

Per affrontare la pappa non potete non armarvi di bavetta e bavaglini! Ne esistono di tutti i tipi: usa e getta, impermeabili in stoffa, in silicone. È consigliabile anche munirsi di set di piattini e posate per bambini, utili ad acquisire una corretta manualità oltre ad aiutarvi con le giuste porzioni. Presto, infatti, il vostro bambino vorrà afferrare lo stesso cucchiaio con cui gli è offerta la pappa, provando poi ad usarlo come gli adulti, inizialmente pensando ad un gioco, poi mangiando da solo con sempre più autonomia.

Le posate dovranno essere composte da silicone alimentare o plastica priva di ftalati e Bisfenolo A. Il primo a essere introdotto è il cucchiaio per pappe, frullati e minestrine, con l’introduzione dei cibi più solidi sarà utile una forchetta, con punte arrotondate e dentini larghi con una forma tondeggiante. Inoltre, per l’acqua è utile l’utilizzo di una tazza aperta a flusso libero (non munita di beccuccio a valvola) con manici per imparare a bere l’acqua a sorsi invece che con la suzione come avviene con il biberon. I bambini amano toccare la pappa, secondo molti esperti della prima infanzia bisogna lasciarli fare, perché in questo modo conoscono il mondo che li circonda. Ti consigliamo di scegliere un set fatto con materiali che non temano gli urti e gli eventuali lanci.

Il seggiolone è la soluzione più sicura e comoda per il vostro bambino per assumere la pappa. Ciò permette di tenere il bambino vicino quando siete a tavola, consentendovi di muovervi liberamente e di controllarlo a vista senza che stia in braccio tutto il tempo. È importante condividere la pappa con il resto della famiglia: permette al piccolo di imparare a tenere le posate in mano e a mangiare guardando i movimenti degli altri componenti del nucleo famigliare, con un processo di osservazione e imitazione.

set pappa colorato in silicone e tazza aperta

Regole di famiglia e approccio educativo al pasto

La pappa diventa un vero e proprio momento educativo per il vostro bambino. Saranno i genitori a stabilire alcune piccole ‘’regole di famiglia’’ andando incontro alle esigenze dei bambini cercando di rispettare sempre i loro gusti. Ecco alcuni consigli pratici:

Assicurare che il setting alimentare sia piacevole con poche distrazioni (non TV accesa, tablet, cellulari) ma magari proporre come intrattenimento dei piccoli giochi educativi che stimolino la fantasia. Mangiare è una scoperta e può essere un’attività molto stimolante.

Assicurare una postura adeguata e confortevole, proponendo ad orari regolari delle pappe salutari, gustose, dalla consistenza adeguata per lo sviluppo neuromotorio del bambino.

Rispettare i segnali di fame/sazietà del bambino permettendogli di decidere ‘’se e quanto’’ cibo assumere stimolando la sua capacità di autoregolazione. Fin da molto presto, durante lo svezzamento, i bimbi vogliono mangiare da soli, ma non essere soli.

Stabilire un contatto visivo guardando negli occhi il piccolo, incoraggiandolo verbalmente lasciando che sia il bambino a decidere con quale velocità mangiare evitando qualunque tipo di forzatura fisica o verbale per convincerlo a mangiare. L’ora della pappa può rappresentare un gran momento di convivialità, in cui la famiglia si riunisce, condivide, rafforza il proprio legame.

Intorno all’anno di vita, ma anche prima, è importante lasciare che il piccolo sperimenti il mangiare da solo: è vero che ci metterà il doppio del tempo, che sporcherà di più e che sarà più nutrito il pavimento di lui, ma è una fase importantissima e vale la pena “sacrificare” un po’ di tempo e un po’ di pulizia a favore di questo inizio di autonomia. Lasciare decidere al bambino cosa abbia voglia e piacere di mangiare, non costringerlo a finire il primo se non lo vuole, ma passare al secondo e così via, senza ricatti, minacce e promesse.

Alternative e approcci non convenzionali: Autosvezzamento e Diete Speciali

Se il bebè ha compiuto sei mesi d’età e credi nella sua capacità di autoregolarsi rispetto al cibo, puoi non seguire alcuno schema relativo alle prime pappe. Il piccolo seduto nel seggiolone mangerà quello che mangiano i genitori se lo desidera, non ci sono regole relative al suo svezzamento. Questo approccio è noto come autosvezzamento o alimentazione complementare a richiesta. Tuttavia, è necessario fare chiarezza: l’autosvezzamento non può determinare un danno mortale per il bambino nell’immediato, escluso il rischio di strozzamento nel dosare bocconi da adulti. I danni possono essere, piuttosto, a medio e lungo termine, come il rischio di favorire l’obesità o la ricerca di cibi troppo dolci o troppo salati se la famiglia non segue una dieta corretta.

Se la tua famiglia è vegetariana e vuoi che tuo figlio già dallo svezzamento segua questo tipo di regime alimentare puoi fare un percorso adeguato alle tue necessità. L’inserimento delle uova, degli ortaggi e dei legumi deve essere strutturato in modo che possa interamente coprire il fabbisogno del bambino. Spiega le tue esigenze al pediatra saprà di certo aiutarti a gestire al meglio lo svezzamento. Per i vegani si rende spesso necessario l’assunzione di vitamina B12.

È fondamentale, fin da subito, NON obbligare il bambino a mangiare, mai, in nessun modo e per nessuna ragione. Quando si inizia lo svezzamento è importante non togliere il seno o il latte artificiale. Il bambino inizialmente non mangerà per nutrirsi, ma scoprirà il cibo e lo sperimenterà. Quella donna che l’ha sempre capito, ora non solo non lo capisce, ma va contro le sue esigenze se lo obbliga con la forza a mangiare nonostante lui stia piangendo perché troppo pieno.

Non sono sicuro se il bambino sia pronto. Aspetto ad iniziare?

Piccoli campanelli di allarme e il ruolo del web

La mancanza di appetito potrebbe essere un segnale di malessere o dell’insorgere di coliche, febbre o di qualche altra patologia. Se noti delle reazioni o dei comportamenti sospetti ti consigliamo di chiedere sempre il parere di un pediatra per scongiurare eventuali situazioni serie. È molto comune che il bambino possa piangere durante la pappa o rifiutarla, ma se il rifiuto è così netto, è inutile continuare in quel momento a imporre la pappa. Una possibile soluzione è quella di proporre il pasto successivo un po’ più ravvicinato nel tempo per assicurargli il cibo di cui ha bisogno. Se per una volta mangia poco o quasi nulla non sarà certo pregiudicata la sua crescita!

Purtroppo i social network hanno un ruolo soprattutto disinformativo, se possibile peggiore della chiacchiera di corridoio, perché i messaggi che diffondono sono amplificati dalla possibilità di raggiungere un numero vastissimo di persone. In genere si tratta di consigli privi di un minimo accompagnamento scientifico e non raramente sono vere e proprie favole metropolitane. È importante non paragonare il bambino al fratello/sorella, al bambino degli amici o della vicina di casa: sarebbe solo frustrante e per niente utile. Ogni bebè sa quanto deve mangiare per saziarsi, non forzarlo a mangiare più del necessario. Impara a riconoscere e a rispettare i ritmi e i segnali che ti invia il tuo bebè e vedrai che il momento della pappa non sarà più stressante.

Se il tuo piccolo rifiuta nutrienti importanti come frutta e verdura, non arrenderti, smetti per alcuni giorni di proporre questi cibi ma non desistere, riprova dopo qualche giorno in un momento di particolare serenità, ma non irritarti e soprattutto non costringerlo. Aiutalo a trovare la serenità durante la pappa, crea un rituale consolidato seguendo i suoi ritmi. Così facendo il tuo bebè saprà quando è il momento della pappa e si abituerà. Dai il buon esempio: il tuo piccolo ti guarda e ti imita, se lo abitui fin da subito a mangiare a tavola senza TV o distrazioni, farai meno fatica quando crescerà. Aiutalo a familiarizzare con il cucchiaio: prima della pappa lascia che lo mordicchi, ci giochi e prenda confidenza.

genitore e bambino che mangiano insieme imitando i gesti

Tabella dei segnali di fame e sazietà per età

Comprendere i bisogni del bambino è il primo passo per eliminare l'ansia. Ecco una guida basata sullo sviluppo:

Età: 4-6 mesi

  • Segnali di fame: Piange o si agita; Sorride al caregiver guardandolo fisso mentre mangia; Muove la testa verso il cucchiaino.
  • Segnali di sazietà: Rallenta o interrompe la suzione; Sputa fuori il capezzolo/la tettarella; Gira la testa dall'altra parte.

Età: 5-9 mesi

  • Segnali di fame: Afferra con le mani il cucchiaio o il cibo; Punta il diito verso il cibo.
  • Segnali di sazietà: Comincia a mangiare più lentamente; Tiene la bocca chiusa o spinge il cibo lontano da sé.

Età: 8-11 mesi

  • Segnali di fame: Raggiunge e afferra il cibo; Si eccita quando viene presentato il cibo.
  • Segnali di sazietà: Comincia a mangiare più lentamente; Spinge via il cibo.

Età: 10-12 mesi

  • Segnali di fame: Esprime preferenze per specifici alimenti con parole o suoni.
  • Segnali di sazietà: Agita la testa da una parte all'altra per dire che non ne vuole più.

Vivere il ‘’momento della pappa’’ serenamente, senza ansia o stress da parte dei genitori, non è sempre facile ma è fondamentale. Il vostro bambino crescendo diventerà sempre più autonomo nella scelta dei cibi, definendo il gusto alimentare e rafforzando la capacità innata di autoregolazione dell’intake calorico. Se siete al vostro primo svezzamento o volete avere tutte le informazioni per partire al meglio con uno svezzamento in sicurezza e salute, cercate pacchetti di video corsi che uniscono concetti di alimentazione, masticazione e prevenzione del soffocamento. Lo svezzamento consiste nel passare da un’alimentazione a base esclusiva di latte ad una che prevede anche altri alimenti, una transizione indispensabile perché dopo i primi sei-otto mesi di vita, i nutrienti del latte non bastano più a soddisfare le esigenze di crescita.

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