Storia e normativa dell’aborto e del divorzio in Italia: un percorso tra diritti civili e resistenze

Il dibattito sui diritti riproduttivi e sull’autodeterminazione rappresenta, oggi più che mai, un punto nodale per la comprensione della società italiana. Nell’agenda dello sciopero globale transfemminista dell’8 marzo, la questione dei diritti riproduttivi, e in primo luogo dell’aborto libero e sicuro, costituisce un’istanza storica delle lotte femministe. Tali diritti, lungi dall’essere garantiti in modo definitivo, sono costantemente messi in discussione, come dimostrato dalla crescente aggressività dei movimenti cosiddetti pro-vita e dalla loro capacità di influenzare il dibattito pubblico e le scelte politiche.

Manifestazione storica per i diritti civili e l'aborto in Italia

Radici storiche e disciplinamento della riproduzione

Ripercorrere la storia dell’aborto significa comprendere le lotte e le poste in gioco del presente. Spesso, l’aborto procurato viene inscritto in un quadro di valori netti e principi religiosi immutabili, una convinzione alimentata dalla condanna totale del discorso pubblico vaticano. Tuttavia, la ricerca storica, come quella condotta da Alessandra Gissi e Paola Stelliferi, rivela che l’aborto è un prodotto storico stratificato. Dall'Ottocento, il disciplinamento della nascita si è fatto più esplicito, assegnando al "non nato" caratteri di "persona" e, progressivamente, attributi di cittadinanza.

Tra Otto e Novecento, l'intervento dello Stato-nazione in materia di procreazione divenne esplicito: i corpi riproduttivi delle donne e il loro destino biologico vennero elevati a simbolo della comunità nazionale. Questa concezione trovò la sua massima espressione durante il ventennio fascista, culminando nel Codice penale Rocco del 1930, che definiva l’aborto come un crimine contro l’integrità e la sanità della stirpe, subordinando il corpo femminile agli interessi dello Stato.

La continuità tra fascismo e Repubblica

La nascita della Repubblica e l’approvazione della Costituzione non segnarono una rottura immediata con il passato in materia di controllo della riproduzione. Il Codice penale Rocco rimase in vigore fino all’approvazione della legge 194 del 1978. Questa persistenza normativa solleva interrogativi critici sul paradigma della "continuità" tra fascismo e democrazia. Mentre in altri paesi europei e occidentali, come Regno Unito, Francia e Stati Uniti, si assisteva a processi di depenalizzazione, in Italia il cammino fu segnato da un intreccio complesso tra istituzioni e spinte provenienti dal basso.

Le lotte per i diritti civili

L’autorganizzazione femminista, con esperienze come il CISA di Adele Faccio e Guido Tassinari o i consultori autogestiti di Milano, Padova e Roma, fu determinante per far emergere la necessità di una consapevolezza sessuale e di un accesso sicuro all'interruzione di gravidanza, sfidando apertamente la clandestinità.

Il divorzio: la prima pietra contro il conservatorismo

La legge sul divorzio, approvata il primo dicembre 1970, rappresentò la prima crepa significativa nel castello del conservatorismo cattolico e fascista. Il lungo iter parlamentare, guidato dai deputati Loris Fortuna e Antonio Baslini, scatenò uno scontro aspro tra le forze conservatrici, come la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano, e le istanze progressiste. Il referendum abrogativo del 1974, promosso per abolire la norma, si concluse con la vittoria del "no", confermando che l’Italia era ormai proiettata verso una nuova epoca di diritti civili.

Questo passaggio non fu solo legislativo, ma segnò una presa di coscienza collettiva che aprì la strada alla riforma del diritto di famiglia del 1975, alla legge sull'aborto del 1978 e all'abrogazione del delitto d'onore nel 1981.

La Legge 194 e la tutela della salute

L’approvazione della legge 194 del 22 maggio 1978 ha segnato una svolta fondamentale, pur non fondandosi sul principio puro dell'autodeterminazione, bensì sulla tutela del diritto alla salute, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 1975. Quest'ultima riconobbe che l'interesse protetto del concepito non poteva annullare il diritto alla salute della gestante.

Infografica sulla legge 194: condizioni e procedure per l'interruzione di gravidanza

Nonostante la sua importanza storica, l'applicazione della legge è stata costantemente ostacolata. Problemi come l'alto tasso di obiezione di coscienza, le difficoltà di accesso per le donne migranti e la persistenza di sacche di aborto clandestino evidenziano come tale diritto sia tutt'altro che pienamente garantito. Inoltre, la questione è sempre al centro del dibattito politico: diverse proposte di legge presentate nelle recenti legislature mirano a modificare il Codice civile per anticipare la soggettività giuridica al momento del concepimento, minando, di fatto, l'impianto stesso della legge vigente.

Il ritorno del dibattito: prospettive e resistenze

La storia delle leggi sull'aborto nel mondo dimostra che i diritti civili non possono essere dati per acquisiti. Casi come quello della Polonia o la sentenza "Dobbs v. Jackson" negli Stati Uniti mostrano come i passi indietro siano sempre possibili. Anche in Italia, la pressione di movimenti pro-life e la retorica contro le conquiste decennali, udibili in contesti come il Congresso della Famiglia di Verona, confermano che la rivoluzione civile iniziata negli anni Settanta non è giunta a compimento.

La sfida odierna, per le associazioni e per la società civile, consiste nel vigilare sulla piena applicazione delle leggi esistenti e nel contrastare ogni tentativo di limitare l'accesso a cure sicure e dignitose, ricordando che ogni retrocessione sui diritti riproduttivi è, in definitiva, un attacco alla libertà di scelta e alla laicità dello Stato.

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